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puffetta Oggetto:   20 Dic, 2017 - 09:35  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e Sinceri auguri di Buon Natale

NATAL A MILAN

Me ricordi che a Natal faseva frécc.
Gh'era la nev e i veder coi stell de giàss.
Gh'era el camin
o la stua sempr'acès
e la pell di mandaritt a profumass.

La letterina piéna de brillantit
sconduda ben ben sòta el piatt del papà
con cent promess che duraven
men d'on dì
on testament per l'ann
che doeva 'rivà.

La poesia imparada a memoria
l'era la scusa per 'nda a troà i parent,
ciapà cinq ghéi, on belé
o per gloria,
toron e ciocolat de metes sòta i dent.

A Sant'Ambroeus andavom per i fòss
catà la tépa
per fà el presépi bell
l'era ona gara a troà i tòch gròss
per el prà e i montagn senza vedé 'l tochèll.

Dopravom l'antracite per fa i gròtt
e spécc per fa 'l lagh con dent i ochétt,
i statoètt de gèss e pù nagòt
se 'l nòno 'l ghe faseva nò i casétt.

L'albero l'era di sciori, e pòc credent
ma l'era alegher..
tacavom su tusscòss
i mandaritt, nous, bomboni,fil d'argent
el dì de Natal ghe stavom tucc adòss.

Intorna a on taol,
per mangià inséma l'oca,
mostarda, panaton e acqua di pòmm
speravom che vegniva giò la fioca
per scaldà 'l coeur e la Gèesa la pareva el Dòmm.

puffetta Oggetto:   15 Feb, 2017 - 10:19  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi

La “Braida” degli Umiliati. Breve storia di un Ordine monastico

Il termine Brera deriva dal tardo latino “braida” che, a sua volta, deriva dal latino antico “proedium”, cioè “podere, campo”.
In effetti questa costruzione era la “Braida degli Umiliati” cioè il campo, il luogo, ove questa confraternita di monaci eresse il proprio Capitolo e la propria sede.
Anche sul nome di questa Confraternita sono nate diverse storie. Una di queste fa risalire il nome ad una presunta umiliazione degli iscritti all’Ordine, davanti al Barbarossa quando questi, nel lontano 1162 conquistò Milano; un’altra, più antica ancora di circa 200 anni , lo fa risalire alle lotte intervenute tra il Re Arduino e l’Imperatore Enrico II dopo la morte di Carlo Magno.
Nella realtà l’Ordine, nato sulle ceneri della Patarìa quando questa venne sciolta dal Papa a seguito dei fatti di sangue intervenuti a Milano dopo il martirio del Vescovo sant’Arialdo nonché del suo successore Erlembardo (siamo nella seconda meta del 1100), ebbe questo nome perché i suoi affiliati, sia quelli laici che quelli consacrati, dovevano, almeno in origine, vivere in assoluta umiltà
Sentiamo cosa dice uno religioso dell’epoca a proposito del clima che si viveva a Milano in quel tempo ed a proposito di questa setta:


“…..arrivai nella città di Milano, che è un covo di eretici…dove predicai in alcuni luoghi la Parola di Dio. A stento trovai in tutta la città qualcuno che si opponga agli eretici …..ad eccezione di certi uomini santi e donne religiose che individui maliziosi e secolari chiamano “Patarini”, mentre dal sommo Pontefice, che ha concesso loro l’autorità di predicare e combattere gli eretici , ed anche approvato la loro religione, sono chiamati “Umiliati”. Questi sono coloro che, lasciando ogni cosa per Cristo, si radunano in diversi luoghi, vivono del lavoro delle loro mani, predicano la parola di Dio e volentieri la ascoltano…..vivendo in comune….”
All’Ordine degli Umiliati è dovuta la costruzione della Abbazia di Viboldone nel 1300.
L’ordine, che aveva come fine quello di aiutare i poveri e gli ammalati, per potersi mantenere, aveva come attività la produzione di tessuti preziosi per i corredi delle chiese, dei prelati e della nobiltà. Inizialmente, come abbiamo detto, i proventi di questa attività servivano quindi per soccorrere i più miseri, gli ammalati e i poveri in generale, poi però, piano piano, “il dio denaro” iniziò a tentare il comportamento dei nostri frati, e così l’Ordine degli Umiliati divenne una Confraternita molto ma molto ricca, e molto ma molto poco umiliata e religiosa. Quindi non più elemosine e soccorsi ai bisognosi ma grande accumulo di ricchezze per il godimento degli affiliati.
Naturalmente la cosa non poteva passare inosservata, ed è per questo motivo che San Carlo, nella sua riforma del Clero milanese, pose la riforma dell’Ordine degli Umiliati , al primo posto.
Da questo nacque il famoso tentativo di assassinare l’Arcivescovo, passato alla storia sotto il titolo di:”L’attentato a San Carlo”, attentato perpetrato proprio da quattro Umiliati.
Soppresso l’Ordine degli Umiliati, il Palazzo passò ai Gesuiti finché venne acquisito dallo Stato e destinato alla sede della Biblioteca e della Pinacoteca di Brera, nonché della Accademia delle Belle Arti.




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puffetta Oggetto:   17 Gen, 2017 - 09:32  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi


VIA SANT’ANTONIO: (Via Larga) in antico in questa via c’era un Convento tenuto dai frati di Sant’Antonio Abate che, fin dalle sue origini (fine 1200), fu una specie di ospedale-ricovero dedito alla cura dell’Herpes Zooster. Questo male è comunemente chiamato “Fuoco di Sant’Antonio” perché se da una parte provoca un senso di bruciore diffuso, dall’altra sant’Antonio , come guaritore, è proprio raffigurato con a fianco una fiamma accesa . E’ sempre per questo motivo che Sant’Antonio è protettore dei Vigili del Fuoco di Milano. Ma a Milano Sant’Antonio Abate è anche chiamato con un altro nome e, precisamente, Sant ANTONI del PORSCELL, appunto perché è raffigurato con un maialino ai suoi piedi. Il maiale, nella iconografia ufficiale, rappresenta il male, il demonio, che il Santo ha vinto. Nella tradizione milanese invece questo soprannome ha un’altra valenza, sempre legata alla storia dell’ospedale che curava l’herpes, e quindi legata a fatti reali storicamente comprovati. I Frati che conducevano l’Ospedale, per potersi mantenere e per poter mantenere gli ammalati allevavano un gran numero di maiali (sembra anche che il grasso di maiale entrasse nei medicamenti che i frati preparavano per le loro terapie), e questi maiali giravano liberi per tutta la zona intorno all’ospedale ed erano riconoscibili da tutti come “i porscej de Sant Antoni” a causa di un marchio ben visibile (una “T” o stampella) sulla loro cotenna. Ora è molto facile capire che da ”i porscej de sant Antoni” a “Sant Antoni del porscell” il passo è molto breve. Ed ecco il perché di questo soprannome dato nelle nostre terre a questo grande Santo.Il giorno in cui si festeggia sant’Antonio (17 gennaio) era usanza fare un grande falò attorno al quale si cantava una filastrocca.

La filastrocca recitava così:
Sant Antoni del porscell
L’ha sonaa el campanell,
campanell el s’è rompuu
Sant Antoni el s’è sconduu,
el s’è sconduu sotta a ona pòrta
gh’era là on dònna mòrta,
dònna mòrta l’ha parlaa
Sant Antoni l’è scappaa,
l’è scappaa in on sidellin
salta foeura on bell rattin
el rattin l’è adrée a mangià
Sant Antoni le fa scappà
Le fa scappà in d’ona manera
Che el rattin l’è in capponera
Terminando poi:
vun de preja, vun de sass
el covin del remolass!

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puffetta Oggetto:   09 Gen, 2017 - 11:07  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e buon inizio settimana


O bèll faccin, el rest el s'indovina,
gh'è nò bisògn de mèttel in vedrina,
com'el fudèss 'na mercanzia
de dagh in past al primm che passa via.


Sant'Agostin, che de sti ròbb el s'intendeva,
"innocentemente attraenti" lù diseva,
e certament l'è nò 'na colpa
a fa bèll ved de òss e poeu de polpa.


Però tosann, avii un pò de prudenza,
savi distingh tra el lecit e la licenza.
Per fa quèst l'è assee bòna creanza,
come la Mariètta e anmò ne vanza!


Lee al sò Carlin ch'el borbottava,
per un vestii un pò curt, la ricordava:
"dai pee ai ginoeugg
per tucc i oeugg",
"dai ginoeugg in su
domà per vu...."
....oh Carlin!




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puffetta Oggetto:   05 Gen, 2017 - 09:06  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata Buona Epifania e buon fine settimana

Le ossa dei Re Magi ci proviene proprio dal periodo romano della nostra città e, più specificatamente, dal periodo appena precedente quello di Sant’Ambrogio.

Nel transetto della basilica romanica di Sant’Eustorgio a Milano si trova la “cappella dei Magi”, in cui è conservato un colossale sarcofago di pietra (vuoto), risalente al tardo Impero Romano: la tomba dei Magi.

Secondo le tradizioni milanesi, la basilica sarebbe stata fatta costruire dal vescovo Eustorgio intorno all’anno 344: la volontà del vescovo era quella di esservi sepolto, dopo la sua morte, vicino ai corpi dei Magi stessi. Per questo motivo, con l’approvazione dell’imperatore Costante avrebbe fatto giungere i loro resti dalla basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (dove erano stati portati alcuni decenni prima da sant'Elena, che li aveva ritrovati durante il suo pellegrinaggio in Terra Santa).

Nel 1162 l’imperatore Federico Barbarossa fece distruggere la chiesa e si impossessò delle reliquie dei Magi, nel 1164 che fece trasferire al duomo della città tedesca di Colonia, dove ancora oggi sono conservate in un prezioso reliquiario.

Solo nel ventesimo secolo Milano riuscì ad ottenere una parte di quello che le era stato tolto: il 3 gennaio del 1904, infatti, il cardinal Ferrari, Arcivescovo di Milano, fece solennemente ricollocare alcuni frammenti ossei delle spoglie dei Re Magi (due fibule, una tibia e una vertebra), offerti dall'Arcivescovo di Colonia Fischer, in Sant'Eustorgio. Furono posti in un'urna di bronzo accanto all'antico sacello vuoto con la scritta Sepulcrum Trium Magorum (tomba dei tre Magi).


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puffetta Oggetto:   30 Dic, 2016 - 10:24  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi il mio augurio per un sereno 2017 con gioia, serenità e in buona salute



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soldatini Oggetto: Buon Natale  23 Dic, 2016 - 19:43  Profilo Rispondi citando   

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a tutti gli amici milanesi

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puffetta Oggetto:   23 Dic, 2016 - 09:43  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi i miei auguri per sereno e buon Natale in armonia


Natal a Milan


Me ricordi che a Natal faseva frécc.
Gh'era la nev e i veder coi stell de giàss.
Gh'era el camin
o la stua sempr'acès
e la pell di mandaritt a profumass.
La letterina piéna de brillantit
sconduda ben ben sòta el piatt del papà
con cent promess che duraven
men d'on dì
on testament per l'ann
che doeva 'rivà.
La poesia imparada a memoria
l'era la scusa per 'nda a troà i parent,
ciapà cinq ghéi, on belé
o per gloria,
toron e ciocolat de metes sòta i dent.
A Sant'Ambroeus andavom per i fòss
catà la tépa
per fà el presépi bell
l'era ona gara a troà i tòch gròss
per el prà e i montagn senza vedé 'l tochèll.
Dopravom l'antracite per fa i gròtt
e spécc per fa 'l lagh con dent i ochétt,
i statoètt de gèss e pù nagòt
se 'l nòno 'l ghe faseva nò i casétt.
L'albero l'era di sciori, e pòc credent
ma l'era alegher..
tacavom su tusscòss
i mandaritt, nous, bomboni,fil d'argent
el dì de Natal ghe stavom tucc adòss.
Intorna a on taol,
per mangià inséma l'oca,
mostarda, panaton e acqua di pòmm
speravom che vegniva giò la fioca
per scaldà 'l coeur e la Gèesa la pareva el Dòmm.

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puffetta Oggetto:   13 Dic, 2016 - 10:23  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi

Brindes de Meneghin a l’ostaria
Per l’entrada in Milan de Sova S.C. Maistaa I.R.A.
Franzesch Primm in compagnia de sova miee l’Imperatriz Maria Luvisa
di Carlo Porta



Che Toccaj, che Alicant, che Sciampagn,
che pacciugh, che mes'ciozz forester!
Vin nostran, vin di noster campagn,
ma legittem, ma s'cett, ma sinzer,
per el stomegh d'on bon Milanes
ghe va robba del noster paes.
Nun che paccem del bell e del bon,
fior de manz, de vedij, de cappon,
fior de pan, de formaj, de butter,
no emm besogn de fà el cunt coj biccer,
e per quest la gran mader natura
la s'è tolta la santa premura
de vojann giò de bev col boccaa
fior de scabbi passant e salaa,
fior de scabbi mostos e suttir
di nost vign, di nost ronch, di nost fir.
Vin nostran, vin nostran, torni a dì,
de trincà col coeur largh e a memoria,
chè di vin forestee la gran boria
per el pù la va tutta a fornì
in d'on pôff, fumm e scumma, e bott lì!


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puffetta Oggetto:   25 Nov, 2016 - 09:43  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e buon fine settimana (all'asciutto si spera)


25 novembre: Santa Caterina, taccaa i vacch a la cassinna, tacchi ben o tacchi mal,
manca on mes andà a Natal



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puffetta Oggetto:   17 Nov, 2016 - 13:41  Profilo Rispondi citando   

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Buon pomeriggio a voi




LA MADONNINA DEL DOMM


Madonnina del Domm, o Madonnina
Che te spontet in mezz a la scighera
O te brillet al so de primavera
Bella e lusenda mej che ona regina,



Gh'abbia paura no de la berlina
Se quaighedun te strappa la bandera
O le mett foeura rossa o le mett nera;
Te ste semper la nostra Madonnina


Libera in aria e senza contrappes...
T'è mai vegnu el petitt de fà on bell salt?
Varda ben coss te fet, el mè tesor,


Sta semper lì, veh, o Madonnina d'or,
Stà ferma lì al to post, su ben in alt,


Compagn che l'è 'l caratter milanes.




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puffetta Oggetto:   11 Nov, 2016 - 09:24  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e buon fine settimana

Il giallo della Stretta Bagnera

Scendendo un poco dal Carrobbio verso la Via Torino si incontra la strada più stretta di Milano, si tratta della “Stretta Bagnera”, divenuta famosa a Milano per via di una serie di delitti perpetrati da un sacrestano abitante in questa via o che in questa via aveva un laboratorio. Questo tale, di nome Antonio Boggia, verso la metà del 1800, uccide alcune persone, dopo averne carpito i patrimoni, e poi sotterra i cadaveri nella propria cantina. Il Boggia viene giudicato e condannato a morte nel 1862.
Per dovere di cronaca, occorre dire che l’anno 1862 segna una data molto importante per la nostra città, infatti l’8 aprile 1862 segna la data dell’ultima esecuzione capitale a Milano. Si può dire che il Boggia sia stato di fatto il primo “serial Killer” dell’epoca moderna nella nostra città e per il fatto che seppelliva le sue vittime in cantina, ci sarebbe da pensare che J. Kesserling, l’autore della esilarante commedia “Arsenico e Vecchi Merletti”, si sia proprio ispirato al nostro “mostro”! Comunque, in tempi recenti, sul fatto è stato scritto anche un romanzo dallo scrittore milanese Giovanni Luzzi, intitolato “Il Giallo della Stretta Bagnera”.




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puffetta Oggetto:   07 Nov, 2016 - 09:00  Profilo Rispondi citando   

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Buon inizio settimana


EL CANTON DEL BONUMOR.


AL CINEMA.....


El Pierino el leva sù in pee per andà in del bagn, el scapuscia in d'on alter spettador e 'l ghe pesta on pee.


Quand el torna indree el domanda al spettador:


- A l'è a lù che prima a gh'hoo pestaa on pee?


- Gia! - el rispond el spettador - te see decis a domandam scusa!!!.


- Mi, verament voeurevi vess sicur de ritrovà el me pòst in la fila.......




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puffetta Oggetto:   01 Nov, 2016 - 09:03  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e buona festa ognissanti


EL CANTON DEL BONUMOR....


On tal el derva a fadiga i oeugg e 'l s'giacca on oeugg in sù la confezion de aspirin e al biccer d'acqua ch'hinn poggiaa in sul ciffon.


El se setta giò in sul lett e 'l se varda in gir. In sù la cadreaga a gh'hinn i sò vestii perfettament piegaa. El marca che, in la stanza de lett tutt quant a l'è nett e in ordin, inscì come tutt quant l'appartament.


El ciappa l'aspirina e ìl ved on bigliettin in sul taol: "Tesor, la colazion a l'è de già pronta in la cusina, mi sont andada foeura prest de cà per fà la spesa. TE VOEURI BEN!!!


A 'sto ponto el va in la cusina e..... per de bon a gh'è la colazion pronta in sul taol e visin el giornal de la mattina.


El troeuva anca el sò fioeu giamò settaa giò che a l'è adree a mangiaa.


El pader el domanda:


- Pinin, ma...... che ròba a gh'è success stanòtt??


El fioeu el rispond:


- Beh, papà, te see tornaa a cà ai tre or de stanòtt complettament ciocch e mezz svegnuu. Te ghee faa foeura on para de mobil, traa sù in del corridor e te see squas infilzaa on oeugg quand te gh'hee sbattuu contra el stipit de la pòrta.


Confus l'òmm el domanda anmò:


- E perchè chi a l'è de già tutt in ordin, nett e a gh'è la colazion in sul taol?


- Ah, per quest te dist...... - el rispond el fioeu - La mama la t'ha tiraa adree in la stanza e s'giaccaa in sul lett, ma quand la gh'ha cercaa de toeut via i calzon ti te gh'hee sbraggiaa:
"GIÒ I SCIAMP, SGUANSGIA, MI SON SPOSAA E CONTENT!!!"




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puffetta Oggetto:   24 Ott, 2016 - 09:16  Profilo Rispondi citando   

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Buon inizio settimana


"Se poo compett con l'intelligenza, mai con la stupidera.
L'intelligenza la scolta, la capiss e anca se la spartiss minga l'accetta.
La stupidera, la se mena in del so' "ego";
la pretend reson e la varda minga al de là de quell che la pretend e ved la soa convinziòn."



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puffetta Oggetto:   19 Ott, 2016 - 09:23  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi


EL CANTON DEL BONUMOR...


DOGANA.....


Ona sciora la torna a cà da l'America con l'aereo e la se troeuva in del viagg settada giò visin a on pret.


- Pader", la dis lee "pödi ciamagh on piasè?
-
Certament, cara tosa, se pödi."


- El ved pader, gh'ho compraa on resò per dònn proppi bon e tant car e gh'hoo fifa d'avegh de pagà ona tassa mòlto alta in dogana, vist che a l'è mai staa usaa. El pödaria lù scondel sòtta la soa sòca?"


- Certament che pödi, cara tosa, l'unich problema a l'è che pödi minga dì bosii."
Che la se preoccupa minga sciora - in d'ona manera o in de l'altra l'andarà tutt ben


E la dòna la ghe passa el resò.


In areopòrt el doganier el domanda al pret se 'l gh'ha on quaicòss de dichiarà.


- Da la testa fin al gir de la vita nagòtt, cara el mè fioeu" el rispond el pret.


On poo sorpres el doganier el domanda :
- E dal gir de la vita in giò?


- Lì giò - el rispond el pret - a gh'hoo on attrezz per dònn che l'è mai staa usaa."


- El doganier el s'cioppa a rid e 'l fà: ...avanti el prossim!!!




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puffetta Oggetto:   12 Ott, 2016 - 11:22  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi


Milano | Pratocentenaro – Il quartiere poco conosciuto


Il nome poteva esser salvato chiamando la nuova fermata della M5 Ca’ Granda con Pratocentenaro, ma si è preferito dare un nome più “famoso”, così Pratocentenaro pian piano sparirà, ricordato solo nel nome della nuova chiesa di San Dionigi e da due insegne poste nella zona, oramai più famosa come Niguarda. Il Nome si ritiene derivi dai “centenari” i quali nelle antiche età longobarde regolavano le “centone” o distretti, abitati da cento famiglie. Sembra che in queste pianure all’epoca si tenessero i loro raduni per le assegnazioni.Pratocentenaro era quindi un borgo molto antico: la prima citazione su una fonte storica risale al 1078, in riferimento al possedimento di un terreno, da parte di un tale Lanfranco Pila e Frasia, sua moglie, che lasciarono all’ospedale di San Simpliciano otto jugeri di terreno in località Prato Centenaro. Da allora la giurisdizione della località fu gestita dai frati di San Simpliciano, successivamente passarono sotto la parrocchia della vicina Niguarda.


Perciò fin dal Medioevo la vita della piccola comunità residente in “loco Prato Centenario” fu strettamente legata alle fondazioni religiose che offrivano possibilità di lavoro e di assistenza ad una popolazione certamente non facoltosa e consueta alla dura vita dei campi.



Nel 1618 i popolani (circa 300) ottennero dal Cardinale Federico Borromeo di essere separati dalla chiesa di Niguarda e di erigere a parrocchia la loro antica chiesa di San Dionigi.


Nell’ambito della suddivisione del territorio milanese in pievi, apparteneva alla pieve di Bruzzano. Registrato agli atti del 1751 come un villaggio di 206 abitanti saliti a 236 nel 1771, alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1805 il comune contava 283 residenti. Fu proprio in età napoleonica, dal 1808 al 1816, che Precentenaro fu aggregata per la prima volta a Milano, ma recuperò poi un’effimera autonomia con la costituzione del Regno Lombardo-Veneto, l’amministrazione politica del Regno Lombardo Veneto (costituita da personaggi austriaci) non desiderava infatti che Milano si ingrandisse oltre un certo limite, sia in termini di cittadini che di estensione territoriale. Pratocentenaro fu infine aggregata a Segnano nel 1841, seguendone le sorti, infatti divennero entrambe frazioni di Greco Milanese nel 1863 con lo spostamento della sede comunale. Nel 1923, come molti altri paesi che coronavano la periferia di Milano venne inglobato nel Comune della grande città.


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puffetta Oggetto:   04 Ott, 2016 - 09:48  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata a voi


EL CANTON DEL BONUMOR


ON GENI E I DÒNN......


El Geni el s'giacca on oeucc in sù la cartina e 'l sbotta:
- Ma sangu de biss, chi paes chi hinn in guerra da temp lontanissim!
Credi minga de pòdegh fa on quaicòss. Pensengh nanca. Manch se domandassi l'aiutt del mè Maester pòdaria riussì a realizzà quest tò desideri. Lassa perd!
Dai, domandem ona quaj altra ròba - el conclud el Geni.


La dòna la ghe pensa on poo, e la dis:
- Son mai riussida a trovà l'òmm giust: on òmm sensibil e affettuos,istruii e intelligent, ch'el me faga rid, ch'el gh'ha de savè capim e sostegnem, ch'el sia on gimacch premuros e ch'el m'impieniss de compliment, ch'el me faga sentì bella e desiderada, ch'el passa minga el temp a vardà el fòtball in Tv, ch'el me porta ògni dì la desgiunee in del lett e ch'el me tradiss mai......


El Geni, el tira on gròss sospir......
- Dam chi, fam on poo rivedè st'ostrega de cartina...........


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puffetta Oggetto:   29 Set, 2016 - 10:21  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata e buon fine settimana



EL CANTON DEL BONUMOR


TENERA LETTERA DE ONA MAMA AL SO' FIOEU MILITAR.....
Caro el mè fioeu,
te scrivi chi pòcch righ chi perchè te sappiet che t'hoo scritt.
Se te ricevet che la lettera chi, el voeur dì che l'è rivada.
Se te le ricevet minga, famel savè, inscì te la rimandaroo.
Scrivi lentament perch' mi soo che ti te see minga bon de leg desgaggiaa.
On quai temp fa el tò pader l'ha leggiuu in sul giornal che la maggior part d'incident i succeden denter de on ragg d'on chilometer dal sit indoe se sta de cà. Allora gh'èmm decis de fà sanmichee on poo pussee lontan.
La cà noeuva l'è meravigliosa. Gh'è la lavatris, ma son minga sicura che la funziona. Proppi ier gh'hoo miss denter la bugada, hoo tiraa l'acqua ma la bugada l'è sparida completament.
El temp chi l'è nò tropp brutt. La settimana passada el gh'ha piovuu dò volt: la primma vòlta per trii dì, la seconda per quatter.
A proposit de la giacchetta che te m'avevet cercaa, el tò barba March el m'ha dii che spedila cont i botton saria staa mòlto car (per via del pes di botton), allora mi i hoo distaccaa. Se te penset de ritaccai ti hoo miss tutti in la saccòccia interna.
El tò fradell Gioan el gh'ha faa ona gròssa stupidada con l'otomobil: l'è vegnuu giò e l'ha saraa de scatt la portera e la lassaa denter i ciav. Allora el gh'ha avuu de tornà dent in la cà per ciappà el second mazz de ciav, e inscì anca numm èmm poduu vegnì giò de l'otomobil.
Se te vedet la Margherita, saludala per mi. Se te la vedet nò digh nagòtt.
La toa mama che la te voeur tanto ben.
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puffetta Oggetto:   22 Set, 2016 - 08:55  Profilo Rispondi citando   

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Buona giornata


L'arca

On bel dì de brutt temp,
aria de funeral,
se sent de là de i nivol ona vos:
"razza de lazzaron,
attent che chichinscì la marca mal!
Gent senza coeur e senza religion,
robalizzi, ciollad, imbroj a brent,
sciambol e mazzament de no cuntaj,
leccardarij e vizi sporscellent...
Adess ve la doo mì la sopressada
che l'è vegnuu el moment da dagh on taj".


In del scoltà sto fior d'intemerada
Noè che l'era in l'ort a pientà i verz
l'alza la testa e el ved
el gran Javè in personna: "Riverissi,
- el ghe dis - se succed?"
E Lù: "Ve condanni a on supplizi
che ve regordaree per on bel pezz:
mandaroo giò a seggion
tant'acqua de quattà tutt i montagn,
no restarà pù on omm de quej che gh'era,
che l'è giust che i vonscion faghen el bagn.
El mond el sarà quiett 'me ona risera:
acqua e silenzi, tomba di peccaa".


E intanta ch'el Noè "Bondì fasoeu"
el pensa, Lù el repia: "Stremisset no,
che questa no l'è anmò la fin del mond.
Te set on bravo fioeu
e te condanni a viv: a sù on barcon
tutt a compart e col sò bravo tecc,
ma bell gross e bel fond,
pitturaa dent e foeura col catramm.
Te ciappet la miee col Semm e 'l Camm,
l'alter fioeu pussee smort,
i donn che gh'hann insemma,
e denter tucc. Ma attent, voeuri salvà
anca i besti del mond senza esclusion...
Donca, dent anca lor, che mì de intort
ne foo minga e lor gh'entren propi nient...
Allora, a l'opra!"


El tas L'onipotent
e subet el Noè el se mett in truscia.
Taja, liga, martella, impociacca,
la baracca in d'on boff l'è pronta lì.
Ghe metten denter robba de mangià
(che per bev hinn a post), poeu tutt in còr
se metten a sbragià: "Besti, vegnì!"


E comincia ona longa procession
de besti in bella mostra pellegrina:
in testa a tucc soa maestaa el leon,
poeu conili, giraff, pegor, camej;
riva el struzz, l'elefant, riva i porscej,
riva el loff con la volp, riva el foin;
i fioeu ciamen el gall con la gajna,
che ghe piaseva i oeuv in cereghin.
Poeu de guardia e de caccia tutti i can,
coi sò pures, coi pioeucc e coi bordocch,
cavaj gris e roan,
tòr con la vacca, dromedari, occh;
ona brancada d'avi in l'alvear
e cont i onor che merita on sultan
l'asen... - no ghe toccas a l'omm doman,
che Dio ne guarda! on mond senza somar.


Ghe semm tucc? Ma no che manca el gatt!
El gh'è minga... Ma in dove el s'è casciaa
sto malnatt? Cerchel chì, ciammel de là,
dal tecc ven giò on riciamm de birignao
e duu smerald con aria de baloss
sbarlusissen in l'ombra quasi a dì:
guardee che mì son minga on ciribira.
L'era là de trii dì con la coa drizza
sto malnatt margniffon
ch'el spettava tranquill come on trelira.
Poeu ven el turno de ciamà i usej
e se sta no a perd temp in menudraj,
el ziffola Noè e o brutt o bej
chi riva riva. "Quanto ai pess - el dis -
se rangiarann, me metti no in fastidi,
ch'el diluvi per lor l'è on paradis".


Se sara sù la porta e tacca a pioeuv,
se solleva la barca, adasi adasi
la va... E passa i dì, passen i nott,
baja i can, la gajna la fa l'oeuv,
e intanta foeura pioeuv, e pioeuv, e pioeuv...


Dopo quaranta dì de temporal,
che tutti ghe n'aveven i mincion
schisciaa, ven foeura ona sperlada
de sô, l'acqua la cala, el pivion
che l'era a fà on girett
el torna indree cont on ramett d'oliv.
"Tas, tas, che l'è finida, - vosen tucc -
l'è passaa l'oragan, se torna a viv".
E lì se sent la barca taccà dent
in quajcoss e poeu fermass de bott.
El va sul tecc el gatt,
el se guarda d'intorna e poeu el dichiara:
"Mì el conossi, quest chì l'è l'Ararat".


I besti vegnen foeura, disen grazie
e vann per i fatt sò. Pensos el resta
el Patriarca, on poo per el destin
de l'omm e on poo ch'el voraria fà festa:
on brindes...ma con cosa? e lì per lì
el decid che con l'uga se fa el vin.
Pientà i vidor l'è staa ona stupidada
e no ve disi poeu sott ai topiett
quanti ciòcch che l'ha ciappaa lù coi nevod;
e st'anema de ciócch l'hann travasada
ai fioeu che gh'è nassuu da i sò semenz,
inscì bon e con tanti pocch difett
che anmò adess se ne ved i conseguenz.



a brént profusione (la "brenta" è una misura di capacità e vale 50 litri)
ciòcch sbornie (con l'accento grave si pronuncia con la "o" aperta)
ciócch ubriaco ( con l'accento acuto si pronuncia come la "u")
ciollàd buscherature, truffe
ciribìra è un tipo di cardellino, ma designa, come il merlo, persone
di poco giudizio
oeúv in cereghín uova al tegame ("cereghin" traduce: chierichetto. Il
termine viene applicato alle uova, in quanto, una
volta fritte, assomigliano alla "chierica" dei frati)
sciámbol orge (ma normalmente "fà sciambola" si usa in
senso bonario, col significato di "fare baldoria")
smòrt pallido, riferito a Jafet, terzo figlio di Noè, che darà
origine alla razza ariana
sopressàda punizione (alla lettera "un colpo di ferro da stiro")
trànquill cóme on tre lìra perché la moneta da tre lire, equivalente a
mezzo scudo milanese, portava impresso da un lato
un viso sorridente
vonsción persona sporca


(tratto da Stori liber del Gran Liber)





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