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solidea Oggetto: TEMA DI MIA NIPOTE ILARIA  23 Giu, 2007 - 10:50  Profilo Rispondi citando   

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Cara Pandora, come ti avevo promesso ho potuto finalmente inserire il tema che mia nipote ha fatto per l'esame e mi ha passato solo recentemente.
I tuoi scritti sono stati utili a sensibilizzare questa gioventù abituata solo al benessere e alle comodità.
Ti ringrazio ancora per quanto hai fatto anche da parte dei nipoti.
Un grande abbraccio con affetto
nonna Solidea

solidea Oggetto: DEDICATO A PANDORA E ALLE SUE FATICHE LETTERARIE  23 Giu, 2007 - 10:38  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA

Devo dire che mi sono sempre molto interessata alla storia e ho potuto sviluppare l’argomento sugli ebrei grazie anche ad approfondimenti storici che mi ha passato recentemente la mia nonna. In famiglia, in occasione dei miei esami, ne ho discusso con i miei fratelli e, grazie al consiglio di un'amica , di recente, ho letto pure un libro. Si intitola: "Ho sognato la cioccolata per anni". Narra di una ragazza ebrea di sedici anni che ha vissuto la sua infanzia nel periodo atroce dei campi di concentramento. Ricorda che quando aveva circa sei anni, i tedeschi imposero la prima legge contro gli ebrei: banchieri, medici, avvocati e tutte le persone di ceto elevato persero il lavoro. La ragazza pensò che fosse una legge oltremodo crudele anche perchè in questo provvedimento era incluso suo padre che fu licenziato: ma il peggio doveva ancora arrivare. Furono imposte, a mano a mano , altre leggi tra cui alcune che prevedevano l'emigrazione degli ebrei. Quelli che spontaneamente non abbandonarono il paese furono portati in un ghetto disabitato nel quale , tempo prima, avevano vissuto alcuni tedeschi . Nonostante queste avversità, le famiglie si aiutarono a vicenda rimanendo unite tra di loro ed aiutandosi nelle difficoltà, condividendo a volte una stessa abitazione in più persone. Erano costretti a lavorare duramente per procurarsi un pezzo di pane che non bastava a sfamare nemmeno una persona. La gente che non moriva fucilata, moriva di malattie per mancanza di cibo e di igiene e ogni giorno cresceva la paura di essere uccisi. Ogni cosa che passava per la mente ai tedeschi veniva attuata: un giorno ,ad esempio, dagli altoparlanti urlarono alla gente di consegnare tutti i loro averi e preziosi. Se avessero disobbedito per loro ci sarebbe stata solo la morte. Gli ebrei quindi furono privati non solo dei loro beni ma soprattutto della loro dignità di esseri umani.. Un' altra volta i nazisti richiamarono tutte le persone che possedevano una laurea, come medici, avvocati, banchieri, notai, professori, facendo credere di avere un lavoro importante da affidare loro; ma di queste persone non si seppe più nulla. Secondo alcuni erano stati portati su una collina e fucilati.
I giorni procedevano lenti, le persone morivano e tra questi anche il padre della ragazza perché I tedeschi lo sorpresero a nascondere degli ebrei in un capannone abbandonato.
Dopo la sua morte la moglie non si riprese più. Fu la ragazza che, fino alla fine della guerra, mantenne viva la speranza, anche nella madre, di riabbracciarlo.
Poco tempo dopo furono deportati tutti nei campi di lavoro e gli uomini divisi dalle donne. Qui i nazisti facevano lavorare la gente obbligandoli ad esempio a scavare buche nel terreno che poi costringevano a ricoprire subito dopo. Questi inutili lavori impegnavano le persone tutta la giornata con un dispendio notevole di energia e, non nutrendosi abbastanza, rischiavano costantemente la salute e spessissimo la vita.. Un giorno la ragazzina si ferì e venne trasferita in un altro campo di concentramento dove sarebbe stata gettata nei forni crematori perchè inservibile. Ciò che salvò lei e sua madre, fu un miracolo impersonificato nella compassione di un nazista.
Erano gli ultimi mesi della guerra ; da un momento all'altro potevano comparire le navi degli alleati e quindi le angherie si moltiplicavano e il supplizio non era ancora finito. Le donne che rimasero vive furono imbarcate su una nave. Nessuno sapeva dove sarebbero state portate. Quando all'improvviso all'orizzonte videro le navi degli alleati. Erano salve!
Dopo parecchi anni dalla liberazione, la ragazza e sua madre andarono a vivere in Palestina, la terra degli ebrei , dove sarebbero sicuramente state accolte. Si ricostruirono una famiglia e la ragazza, ormai grande, creò fondazioni a favore degli ebrei e contro la guerra, così da evitare che questi eccidi potessero accadere di nuovo.
Consiglierei senz'altro questo libro ai miei coetanei per vari motivi. Uno di questi è la giovane età della protagonista che ha sedici anni proprio come me. E’ impressionante come, facendo un confronto, si possa notare la differenza di vita tra la sua epoca e la nostra. Un altro motivo è che la conoscenza di questi delitti è l'unico modo per evitare che crimini osceni e inutili vengano ancora commessi contro l’essere umano. Forse, mi chiedo, la loro colpa è di avere una nazionalità diversa? Il diverso, anche se può far paura, non è negativo. La gente ha tanto da dare e c’è molto da imparare anche da chi non ha la nostra stessa religione, cultura, usi e costumi Perchè il diverso non vuol dire sbagliato e nessuno può arrogarsi il diritto di ritenersi migliore.

Ilaria
II liceo Scientifico
LAREDAZIONE Oggetto:   29 Mag, 2007 - 16:45  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (40)

La nascita dello stato di Israele

di Franca Tagliacozzo

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale dell’ONU approva la risoluzione 181 con 33 voti favorevoli (tra cui Stati Uniti e Unione Sovietica), 13 contrari e 10 astensioni (tra cui quella inglese), in cui si afferma che il mandato sulla Palestina cesserà al più tardi entro il 1° agosto 1948.
Due mesi dopo il ritiro della potenza mandataria saranno creati in Palestina due Stati indipendenti, uno arabo e uno ebraico, con un regime speciale internazionale per la città di Gerusalemme. .

Gli inglesi abbandonano la Palestina il 1 maggio del 1948 prima della scadenza del mandato, lasciando il paese nel caos, privo di risorse finanziarie, di infrastrutture, di trasporti e di servizi pubblici. Gli esponenti dell’Organizzazione sionistica e dell’Agenzia ebraica (una sorta di governo ombra creata durante il mandato britannico) riescono in breve tempo ad assumere il controllo dei vari dipartimenti amministrativi, a istituire un Consiglio di 37 membri che provvede a bandire un prestito nazionale, a creare amministrazioni locali, a costituire comitati di difesa e di approvvigionamento.

Il 14 maggio1948 nasce lo stato di Israele, con la formazione di un governo provvisorio presieduto da David Ben Gurion, che assume anche la carica di ministro della difesa. Tra le prime decisioni del governo vi è quella di accogliere un ampio flusso migratorio. Arrivano sia i sopravvissuti allo sterminio nazista liberati dagli alleati sia gli immigrati clandestini che le autorità britanniche avevano internato a Cipro.
Il nuovo stato viene immediatamente riconosciuto da Stati Uniti e Unione Sovietica, seguiti da altre nazioni tra cui l’Italia, ma non dal Vaticano.

Nella stessa notte, tra il 14 e il 15 maggio, gli eserciti della Siria, del Libano, dell’Arabia Saudita, dell’Iraq e dell’Egitto invadono simultaneamente Israele su tre fronti.
Ha inizio il primo di una lunga serie di conflitti tra Israele e il mondo arabo, e ha anche inizio la diaspora dei palestinesi, che solo in parte rimangono in Palestina, mentre a centinaia di migliaia si disperdono in campi profughi dove, a distanza di decenni, tuttora vivono .

Ancora oggi larga parte del mondo arabo seguita a negare a Israele il diritto di esistere, ed i palestinesi non hanno ancora potuto realizzare un proprio stato territorialmente unito e riconosciuto.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   24 Mag, 2007 - 18:15  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (39)

Il dopoguerra e la fine del mandato inglese
di Franca Tagliacozzo

Alla fine della guerra l’Inghilterra non abolisce il Libro Bianco che non consente agli ebrei di emigrare in Palestina, e intensifica i controlli contro l’immigrazione illegale. Riprende l’alià beth ad opera di agenti del Mossad dislocati nei paesi europei dove si sono raccolti, tra il 1945 e il 1946, un alto numero di superstiti e di sopravvissuti ai campi nazisti, che in larga maggioranza chiedono di abbandonare l’Europa e di potersi trasferire in Palestina.

La Gran Bretagna, in competizione con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, cerca di mantenere la supremazia inglese in Medio Oriente, e favorisce la formazione della Lega Araba (1945), un’alleanza tra gli stati arabi che assume una coloritura antisionista, e che ha l’obiettivo di mantenere il territorio della Palestina integralmente arabo.

L’Organizzazione Sionistica nel XXII Congresso del 1946 boccia la linea moderata di Weizmann, e afferma la necessità di assumere il controllo dell’immigrazione e di lottare contro la potenza mandataria per trasformare la Palestina in uno stato ebraico.
L’ala sionista estremista dell’Irgun intensifica le rappresaglie nei confronti della Gran Bretagna con atti terroristici e attentati contro edifici governativi, installazioni militari e soldati inglesi di stanza in Palestina,

Di fronte a una situazione sempre più ingovernabile, il 14 febbraio 1947 la Gran Bretagna annuncia il ritiro dalla Palestina e la necessità di sottoporre il problema al giudizio delle Nazioni Unite.
Viene istituita una Commissione speciale dell’Onu, che propone l’abolizione del Mandato britannico sulla Palestina e presenta un piano di spartizione del paese in due stati indipendenti.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   20 Mag, 2007 - 17:14  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (38 )

L’immigrazione clandestina
di Franca Tagliacozzo

La difficoltà di immigrazione verso la Palestina diventa ancora più grave nel momento in cui in Romania, Ungheria, Polonia e poi nella Germania nazista si creano condizioni di vita sempre più difficili per gli ebrei. Nel 1939, con l’approssimarsi della guerra, anche le frontiere di paesi come la Francia, la Svizzera e l’Olanda vengono chiuse ai profughi.

Nel XXI Congresso sionistico dell’agosto 1939 viene deciso di favorire l’immigrazione clandestina, la cosiddetta alià beth, in quote eccedenti quelle stabilite dal governo di Londra. Chi si adopera per il salvataggio degli ebrei europei è l’organizzazione haganah, una formazione militare sionista semiclandestina, che inizialmente si era limitata al compito di assicurare la protezione dei sempre più numerosi insediamenti ebraici in Palestina.
Con il loro aiuto, vecchie navi malconce , dette “navi bara” approdano sulle coste palestinesi cariche di profughi. Spesso i tentativi hanno esito tragico. Le navi vengono respinte dai guardiacosta inglesi e finiscono in alto mare senza acqua e senza benzina come la Sando proveniente dalla Romania. Altre naufragano e i superstiti finiscono in mano nazista, o saltano in aria come la Struma che ha a bordo 769 persone tra le quali molti ragazzi tra i 1O e i 16 anni.
I clandestini che riescono a sopravvivere vengono rinchiusi dalle autorità britanniche in campi nell’isola di Cipro.

Durante gli anni di guerra i rapporti tra gli ebrei di Palestina e il governo inglese permangono tesi, ma gli ebrei collaborano con loro contro i nazisti, formando la Brigata palestinese, tre battaglioni con bandiera sionista che combattono a fianco dell’esercito britannico.
Si distinguono in varie azioni militari le organizzazioni dei kibbutzim che tentano di stabilire contatti per salvare quante più persone possibili dalla Polonia e dalla Russia.
Nel dopoguerra squadre di volontari prenderanno parte all’assistenza ai sopravvissuti dei campi di sterminio e alla riorganizzazione delle comunità ebraiche europee distrutte dal nazismo.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   15 Mag, 2007 - 17:22  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (37)

La politica inglese in Palestina negli anni Venti e Trenta
di Franca Tagliacozzo

I rapporti tra sionisti e arabi, inizialmente buoni, si vengono deteriorando per la crescente penetrazione ebraica in Palestina. Nel corso degli anni Venti e Trenta si susseguono disordini e attentati contro gli insediamenti ebraici, che culminano nella rivolta araba del 1937-39, rivolta incoraggiata dall’Italia fascista e dalla Germania nazista,anche esse interessate all'area Mediterranea in cui opera la Gran Bretagna.

Di fronte al crescere del nazionalismo arabo, gli inglesi pongono limitazioni alla immigrazione ebraica. Nel 1922, dopo le numerose polemiche rivolte al governo inglese sulla politica del Mandato, viene pubblicato il Libro Bianco di Churchill, il primo di una serie di dichiarazioni che modificano progressivamente lo spirito della Dichiarazione Balfour.
Alla fine degli anni Venti (1929), con il Libro Bianco di Passfield vengono limitati gli acquisti di terre da parte degli ebrei e ulteriormente ridotti i margini della immigrazione ebraica in Palestina.

Nel 1937, la Commissione Peel, incaricata di valutare le cause delle sommosse arabe, sancisce l’inconciliabilità per i governo inglese di mantenere fede agli obblighi assunti nei confronti di arabi ed ebrei. Oltre a raccomandare restrizioni all’immigrazione, la Commissione suggerisce di dividere la Palestina in due stati separati tra le due comunità etniche, lasciando al controllo inglese i luoghi santi alle tre religioni presenti sul territorio (cristiana, ebraica e musulmana).

La proposta è accolta con un netto rifiuto da parte araba, mentre in campo ebraico sancisce la divisione tra coloro che, fautori di una linea dura verso la potenza mandataria, si oppongono al compromesso, e coloro che, di fronte alla gravità della condizione degli ebrei in Europa, si dichiarano disponibili a discutere di una eventuale spartizione.
Di fronte a queste difficoltà, la Gran Bretagna decide di accantonare il progetto.

(a cura della redazione di anziani.it)

LAREDAZIONE Oggetto:   09 Mag, 2007 - 17:46  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (36)

Verso lo Stato ebraico.
Le migrazioni in Palestina negli anni Venti e Trenta

di Franca Tagliacozzo

Nel 1917 la Dichiarazione di Balfour, con la promessa del governo britannico di essere favorevole alla creazione di una sede nazionale del popolo ebraico in Palestina, aveva aperto un periodo di ottimismo e di fiducia nella popolazione ebraica mondiale.
Un anno prima gli inglesi, desiderosi di inserirsi nella zona, avevano incoraggiato un’aperta ribellione araba contro i turchi, con la promessa di soddisfarne, alla caduta dell’Impero ottomano, l’ aspirazione all’indipendenza e all’unità nazionale con la creazione di un grande stato formato da tutti i territori arabi dell’Impero, del quale peraltro non erano stati definiti confini precisi.

Alla fine della prima guerra mondiale la Palestina viene occupata militarmente dall’esercito britannico. Nel 1920 con la Conferenza di Sanremo, nella quale le potenze vincitrici della guerra si dividono i territori dell’Impero ottomano, l'occupazione inglese si trasforma in mandato, vale a dire nella forma politico-amministrativa che sancisce il diritto di esercitare la sovranità su un territorio per un certo periodo di tempo in attesa di un assetto definitivo.

Arabi e sionisti, ancora in accordo, fanno entrambi pressioni sul governo britannico perché mantenga le sue promesse. Ma la tensione tra le due popolazioni aumenta con l’intensificarsi delle ondate migratorie ebraiche.

Tra il 1919 e il 1924 con la terza alià giungono dall’Europa orientale i pionieri, i fondatori del Kibbutz, fautori del collettivismo, in grado di parlare ebraico e di svolgere lavori manuali. Non tutti trovano lavoro in questo ambito, e vengono impiegati nei trasporti, nell’ edilizia, e nelle industrie che nascono in quegli anni .

Con la quarta alià (dal 1923) dalla Polonia antisemita giungono ebrei di provenienza piccolo-borghese, che si stabiliscono prevalentemente nelle città nel tentativo di ricostituire le proprie attività commerciali e artigianali.

Successivamente, negli anni Trenta, si verifica la quinta alià di circa 1OO.OOO ebrei, appartenenti alla classe media, in fuga dalla Germania nazista. Molti di loro, non più giovani e inadatti al lavoro fisico, vengono impiegati in lavori agricoli leggeri in colonie suburbane, per poi trasferirsi nelle città, dove daranno impulso allo sviluppo di una economia urbana, soprattutto ad Haifa e a Tel Aviv.

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LAREDAZIONE Oggetto:   06 Mag, 2007 - 13:21  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (35)

I "sommersi e i salvati"
di Franca Tagliacozzo

Nella fase finale della guerra e di fronte all'avanzata delle truppe alleate, per ordine di Hitler tutte le tracce della "soluzione finale" devono essere distrutte: i campi vengono smantellati e evacuati, i prigionieri costretti ad estenuanti marce verso l'interno della Germania, i cadaveri delle fosse comuni disseppelliti e bruciati all'aperto.

Tra il gennaio e il maggio del 1945 gli alleati entrano nei campi, dove ancora sono rinchiusi decine di migliaia di prigionieri che i nazisti non sono riusciti a trasferire, insieme a quelli troppo deboli e malati per essere trasportati. I soldati sovietici sono i primi ad entrare ad Auschwitz, il 27 gennaio, data che in seguito è stata assunta come giornata della memoria, in ricordo della shoah e delle altre vittime dello sterminio nazista.

Nel dopoguerra l'opinione pubblica stenta ad accettare l'entità del genocidio e del suo effetto devastante, che ha cancellato intere comunità ebraiche, soprattutto nell’ Europa orientale. Tuttavia i racconti dei sopravvissuti, le testimonianze degli alleati che hanno liberato i campi e le tante prove emerse dai processi contro i nazisti responsabili dei genocidi, seguiti a quello di Norimberga, contribuiscono alla conoscenza della verità.

I superstiti tornano a casa, ma molti di loro originari dell'est non sanno dove andare: vengono denominati DP, (Displaced Persons) e restano in Germania sotto l'egida dell'UNRRA, un comitato di assistenza e riabilitazione delle Nazioni Unite.

Dovunque bisogna ricreare le istituzioni e le comunità, aiutare i reduci dei campi al reinserimento nel tessuto sociale, difficile materialmente e psicologicamente, rientrare in possesso dei beni depredati dai nazisti e dai collaborazionisti. La situazione richiede urgenti provvedimenti, ma non tutti i governi si mostrano disponibili, per cui il processo di normalizzazione è lento e difficile.

E i sopravvissuti, come ricorda Primo Levi, vivono oppressi dal senso di colpa per essere scampati alla morte e nella frustrazione di non saper raccontare e far comprendere, a chi ascolta incredulo, "l’indicibile".

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LAREDAZIONE Oggetto:   02 Mag, 2007 - 18:00  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (34)

La "soluzione finale"
di Franca Tagliacozzo

All’inizio del 1942 le gerarchie naziste decidono di avviare la cosidetta operazione Reinhard: gli ebrei vengono trasferiti a forza dai ghetti polacchi nei campi della morte di Chelmno, Majdanek, Sobibor, Belzec e Treblinka, dove circa l.850.000 persone sono uccise in rudimentali camere a gas.

Le frequenti incursioni e i rastrellamenti delle SS nei ghetti spingono i gruppi più politicizzati a dare vita all’Organizzazione ebraica di combattimento, che si forma a Varsavia e in altre città polacche, nel tentativo di resistere alle deportazioni di massa. La resistenza del ghetto di Varsavia, l’episodio più noto, ma non l’unico di lotta contro i nazisti da parte degli ebrei rinchiusi nei ghetti, durerà pochi mesi e si concluderà nel maggio del 1943 in un bagno di sangue e con la distruzione del ghetto.

La soluzione finale, intesa come sterminio sistematico degli ebrei d’Europa, prende avvio nel corso del 1942 e viene effettuata nel campo di Auschwitz-Birkenau. Anche se centinaia di migliaia di deportati vengono rinchiusi nei campi di Mauthausen, Dachau, Buchenwald, Bergen Belsen, Treblinka ed altri campi allestiti nel cuore dell’Europa, è ad Auschwitz che i nazisti decidono di concentrare la maggior parte degli ebrei rastrellati nei paesi conquistati, per sottoporli a un “razionale” e sistematico programma di sterminio, scientificamente studiato e messo a punto.

I deportati, trasportati in vagoni piombati, al loro arrivo vengono divisi in due gruppi. I vecchi, i bambini, i malati, molte donne, considerati inabili al lavoro, sono condotti direttamente nella camere a gas, o usati come cavie per esperimenti medici. Quelli giudicati efficienti, dopo essere stati registrati e tatuati con un numero progressivo, sono costretti al lavoro coatto nelle fabbriche sorte intorno al campo.
La possibilità di sopravvivenza mediamente non supera i tre mesi. Chi appare stremato e inefficiente per i maltrattamenti, la fame e le malattie, è destinato alla camera a gas, e i cadaveri vengono bruciati a migliaia in grandi forni crematori.

Nelle camere a gas e nei forni di Auschwitz scompaiono così gran parte degli ebrei europei e, con loro, centinaia di migliaia di zingari e di altri prigionieri.


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LAREDAZIONE Oggetto:   27 Apr, 2007 - 17:34  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (33)

La fasi dello sterminio: la reclusione nei ghetti
di Franca Tagliacozzo

Tra il 1934 e il 1935 anche i governi di Polonia Lituania Estonia Romania e Ungheria, assecondando il tradizionale sentimento antisemita delle popolazioni, adottano misure contro gli ebrei, mentre diviene sempre più difficile la possibilità di emigrare da questi territori.
Sul finire degli anni Trenta molti governi europei chiudono le frontiere ai profughi che si ammassano ai loro confini alla ricerca di salvezza, e anche la Gran Bretagna, alla quale dal l92O era stato affidato il Mandato sulla Palestina, decide di limitare fortemente l'immigrazione ebraica in quel paese.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, l’inasprirsi delle persecuzioni naziste e l’impossibilità di ottenere visti riducono ulteriormente le opportunità di fuga. Molti tentano ugualmente di emigrare, ma spesso sono rifiutati alle frontiere dei vicini stati o, giunti sulle coste della Palestina, sono ricacciati in Europa o chiusi in campi di concentramento inglesi.

Nel corso del conflitto la soluzione hitleriana della cosiddetta "questione ebraica", che prevede l'eliminazione di tutti gli ebrei d'Europa in nome dei principi dell'integrità razziale, procede per fasi e si lega all'andamento degli eventi bellici.
Nel 1940, dopo la conquista della Polonia, viene avviato il progetto di concentrare in quel territorio tutti gli ebrei del Terzo Reich, mentre gli ebrei polacchi – una comunità di circa due milioni e mezzo di persone - vengono ammassati nelle città maggiori e sottoposti a una serie di disposizioni restrittive.

Alla fine del 1941 a Varsavia, Lodz, Lublino, Cracovia viene instaurato il sistema dei ghetti: migliaia di persone vengono recluse in una zona recintata e isolata dal resto della popolazione, dove vengono lasciate morire di fame, malattie e maltrattamenti.
Sempre nel l94l, durante l'invasione nazista dell'Unione Sovietica oltre l milione e mezzo di ebrei viene massacrato dagli Einsatzgruppen e sepolto in immense fosse comuni appositamente predisposte.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   25 Apr, 2007 - 16:46  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (32)

Dalle leggi di Norimberga alla notte dei cristalli
di Franca Tagliacozzo

In Germania il volto razzista e violentemente antisemita del nazismo si manifesta già nel 1933 all’indomani della presa del potere di Hitler con una serie di misure simili a quelle che verranno adottate nel 1938 in Italia.

Dopo prime parziali limitazioni, nel settembre del 1935 furono promulgate le Leggi razziali di Norimberga, seguite da ulteriori disposizioni che non solo aggravarono le condizioni economiche al limite della sussistenza degli ebrei esclusi da quasi ogni attività lavorative, ma li relegarono al di fuori della vita civile e comunitaria.
Fu loro proibito di contrarre matrimoni misti, di esercitare numerose professioni, furono esclusi dalle leggi di previdenza sociale e dal sussidio di disoccupazione.
In molte località divenne impossibile acquistare beni di prima necessità, ovunque campeggiavano scritte come : "gli ebrei hanno accesso in questo luogo a loro rischio", "severamente proibita la presenza di ebrei in questa città".

Nel novembre 1938, dopo la cosiddetta notte dei cristalli, in cui vennero distrutte da sommosse organizzate dai nazisti centinaia tra abitazioni , negozi e luoghi di culto, migliaia di ebrei furono arrestati e decine feriti o uccisi, le misure repressive vennero ulteriormente inasprite.
Ai ragazzi ebrei fu proibito di frequentare scuole tedesche, gli ebrei furono esclusi definitivamente dalle attività commerciali, fu vietato loro l’accesso in luoghi pubblici, fu loro imposta la vendita coatta di beni artistici, e furono obbligati a risiedere solo in alcuni quartieri. Le organizzazioni ebraiche furono dichiarate fuori legge e i loro funzionari arrestati, la stampa vietata.
La soluzione finale si stava avvicinando.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   22 Apr, 2007 - 17:32  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (31)
Il mito della razza ariana nella Germania nazista
di Franca Tagliacozzo


Il razzismo, il mito della superiorità della razza ariana, la teorizzazione dello sterminio e della radicale eliminazione fisica dei “diversi” e delle “razze inferiori” furono i principi ispiratori del nazionalsocialismo tedesco. Il Mein Kampf (La mia battaglia) scritto da Hitler nel 1924, e pubblicato nel 1925, ne è il manifesto programmatico più eloquente.

"Esistono razze elette e superiori, destinate a comandare, e razze spregevoli e inferiori, destinate a servire. Non si può parlare né di uguaglianza né di fraternità tra gli uomini; tali idee sono inaccettabili perché contro natura. E' giusto invece che certi individui e certe razze - quelli superiori - si impongano sugli altri e li costringano a obbedire. E poiché i tedeschi eccellono su tutte le razze, essi hanno il dovere e il diritto di guidare il mondo".

Gli ebrei, indicati come il bacillo diffuso nel corpo della nazione per insidiarne il sangue e l’integrità razziale e per infiltrarsi con complotti segreti nei gangli vitali dello Stato, furono da subito i principali destinatari delle persecuzioni naziste.

“Quando un popolo non apprezza più l’espressione culturale della propria vita spirituale condizionata attraverso il suo sangue, o incomincia addirittura a vergognarsene allo scopo di rivolgere la sua attenzione a espressioni diverse della vita, rinuncia alla forza che sta nell’armonia del suo sangue e nella vita culturale che ne è nata. Allora gli Ebrei possono farsi avanti sotto ogni forma, e questi maestri dell’avvelenamento internazionale e della corruzione razziale non avranno riposo finché non avranno completamente sradicato e corrotto questo popolo.”

Non solo gli ebrei verranno colpiti dalla furia razzista del nazismo. Nei campi di sterminio troveranno la morte, oltre a milioni di ebrei europei, centinaia di migliaia di slavi, zingari, omosessuali, portatori di handicap e malati mentali, considerati dal nazismo individui di razza inferiore.


(a cura della redazione di anziani.it)

LAREDAZIONE Oggetto:   19 Apr, 2007 - 17:08  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (30)

Le leggi per la difesa della razza
di Franca Tagliacozzo

I Provvedimenti in difesa della razza ariana erano stati preceduti da una Carta della razza, approvata nell' ottobre 1938 dal Gran Consiglio fascista, con la quale si gettavano le fondamenta della legislazione successiva.
Furono vietati i matrimoni misti tra italiani e non ariani, vietato l’ingresso in Italia agli ebrei stranieri, furono stabilite norme che regolavano l’appartenenza o meno alla "razza ariana", e quelle che accordavano la possibilità di non ricadere nei termini della legge.
Agli ebrei fu vietata l’iscrizione al Partito nazionale fascista, di essere titolari o dirigenti di aziende con più di 100 addetti, di possedere oltre 50 ettari di terreno, di prestare servizio militare.

Con il Provvedimento del novembre, gli ebrei furono esclusi dagli Enti di stato, provinciali e comunali, dalle banche, dalle assicurazioni e dalle professioni di notaio e giornalista. Per le altre professioni era prevista la cancellazione dai rispettivi albi, con la stesura di elenchi speciali per i non discriminati.
Dalle libere professioni furono espulsi 2500 ebrei, dagli enti pubblici circa 400 tra impiegati e funzionari, 500 dagli enti privati, e 150 in servizio presso le forze armate.

Ulteriori disposizioni vietarono agli ebrei di frequentare luoghi di villeggiatura, di assumere personale di servizio ariano, di pubblicare libri e tenere conferenze, di avere il proprio nominativo sugli elenchi telefonici, di essere portieri in case abitate da ariani, di esercitare il commercio ambulante. Fu inoltre soppressa la pubblicazione dei periodici ebraici Israel e La rassegna mensile di Israel.

Così ebbe a scrivere Benedetto Croce in una lettera del 1938:
“… come uomo civile e come liberale mi sono ribellato contro le atroci persecuzioni degli ebrei che si verificano in Germania e in Austria… Ora, disgraziatamente, è stata improvvisamente iniziata anche in Italia l’azione razziale anti-ebrea. Non si conosce ancora quale sarà l’attuale effetto di questa legislazione, ma, in ogni caso, spero ardentemente che non durerà a lungo.” (R. De Felice Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Torino, 1961, p.443)

(a cura della redazione di anziani.it)



LAREDAZIONE Oggetto:   16 Apr, 2007 - 18:49  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (29)

Gli ebrei durante il fascismo
di Franca Tagliacozzo

In Europa l’affermarsi delle dittature nazi-fasciste da nuovo impulso al razzismo e alle persecuzioni contro gli ebrei. L'escalation è rapida in Germania, più lenta e ambigua nell'Italia fascista.

In Italia gli ebrei, inizialmente considerati una minoranza pericolosa per la sua diversità culturale e religiosa, vengono successivamente visti con sospetto dal regime in quanto legati a partiti antifascisti, fino a diventare oggetto di attacchi da parte della pubblicistica non più per reali o presunti atteggiamenti politici e culturali , ma in quanto ebrei tout court.
Campagne antisemite sono portate avanti da riviste come La difesa della razza, da giornali come Il Tevere, da pubblicazioni come Gli ebrei in Italia del giornalista Paolo Orano e dal pamphet Contra Judaeos di Telesio Interlandi.

Ma il passaggio da una politica discriminatoria a una dura politica persecutoria si ha nel 1938. Preceduto dal Manifesto degli scienziati razzisti del luglio di quell’anno, che getta le basi pseudo scientifiche di una presunta superiorità della razza ariana, nel settembre viene varato Il provvedimento per la difesa della razza nella scuola fascista, con il quale tutti gli insegnanti e gli studenti ebrei vengono espulsi dalle scuole italiane.

Il 17 novembre l’atto finale: con i Provvedimenti in difesa della razza italiana gli oltre 35.000 ebrei residenti in Italia, schedati da un censimento del regime, vengono privati dei loro diritti di cittadini e di persone, sono costretti a cercare nuove soluzioni di vita e, come dimostreranno gli eventi successivi , saranno esposti a successive persecuzioni.

Sarà infatti con queste schedature alla mano che a Roma il 16 ottobre del 1943 i tedeschi, che hanno occupato la città, preleveranno 1022 ebrei e li interneranno nei campi di sterminio. Solo 17 persone, 16 uomini e 1 donna, faranno ritorno. Sorte analoga subiranno i cittadini ebrei residenti in altre città. In tutta Italia le vittime del nazi-fascismo saranno oltre 7.000.
Molti riusciranno a scampare all'internamento e allo sterminio grazie all'aiuto di quella parte della popolazione, tra cui diversi religiosi, che li aiuteranno e li nasconderanno nelle proprie case e nei propri conventi .

( a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   12 Apr, 2007 - 18:14  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (28 )

L’antisemitismo in Italia agli inizi del 900
di Franca Tagliacozzo

In Italia, dopo la fase liberale del Risorgimento in cui esponenti del mondo culturale e politico come Carlo Cattaneo, Massimo D’Azeglio, Niccolò Tommaseo, hanno preso posizione a favore dell’emancipazione ebraica, il pregiudizio medievale antisemita di origine teologica riacquista forza tra il 1878 e il 1903, sotto il pontificato di Leone XIII. Sono gli anni in cui sulla stampa cattolica, in particolare su La civiltà cattolica, riprende vigore la polemica antiebraica.

Nel corso del tempo, attraverso numerose campagne di stampa, si vengono diffondendo nel paese anche i temi dell’antisemitismo laico europeo. Alle argomentazioni teologiche si sovrappongono di volta in volta argomentazioni contro la tolleranza, il liberalismo, l'anticlericalismo, la massoneria, additati come prodotti di matrice ebraica finalizzati al conseguimento del dominio degli ebrei sul mondo. E, poiché la causa viene individuata nell’emancipazione e la conseguente influenza degli ebrei sulla vita civile, i rimedi proposti tornano ad essere le leggi discriminatorie.
Temi antiebraici si diffondono tra i futuristi, i nazionalisti, i dannunziani. Nel 1921 fanno l’ingresso anche in Italia I protocolli dei savi anziani di Sion tradotti da Giovanni Preziosi e diffusi attraverso la sua rivista La vita italiana, la maggiore divulgatrice di stereotipi antiebraici.

Anche se l’opinione pubblica resta ancora poco sensibile a slogan contraddittori che di volta in volta indicano il socialismo, la massoneria, il capitalismo come emanazioni degli ebrei, quella stessa opinione pubblica si abituerà a credere che in alcune di queste affermazioni e in alcune accuse antiebraiche possa esservi in fondo qualcosa di vero.

Sarà su questo terreno che si innesteranno le campagne antisemite del regime fascista, che sfoceranno nelle leggi razziali del 1938.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   10 Apr, 2007 - 13:40  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA ( 27)

Il sionismo in Italia
di Franca Tagliacozzo

In Italia solo una ristretta minoranza proveniente da ambienti culturalmente più elevati, si esprime favorevolmente verso il sionismo nascente. Quegli stessi che intorno a Dante Lattes o al rabbino di Firenze Margulies, fondatore di un Collegio rabbinico di altissimo livello, animano la cultura ebraica italiana negli anni a cavallo del Novecento e dibattono in convegni i problemi dell’ebraismo italiano.

Alla base del convegno giovanile di Livorno del 1924 c’é il quesito: che cos’è l’ebraismo? come si manifesta e come dovrebbe manifestarsi in Italia? Tra gli interventi chiave spiccano, insieme a Nello Rosselli, le figure di Dante Lattes e Alfonso Pacifici, sostenitori questi ultimi di una visione globale dell’ebraismo.
In particolare Pacifici esorta i giovani a ritornare all’osservanza religiosa e ad affermare la propria identità ebraica con coraggio e dignità. Il richiamo a tali valori nel momento particolare -siamo in pieno fascismo- non è privo di valenza politica. E’ un invito al rifiuto della violenza della società sulle libere coscienze. Tra i rappresentanti della corrente sionista il giovane Enzo Sereni, che si ispira al sionismo socialista diffuso a livello europeo ma poco noto in Italia, si schiera per la realizzazione di un programma concreto di trasformazione sociale della gioventù ebraica.

Nello Rosselli, infine, con il suo intervento di ebreo laico, "io sono un ebreo che non va al tempio il sabato", porta avanti un tipo di identità ebraica particolare che non si basa sulla componente religiosa o sul sionismo, ma si ispira ai valori universali dell’ebraismo, quale religione della libertà.
La sua esortazione ad un ebraismo antifascista attivo non andrà perduta negli anni della dittatura fascista e della Resistenza, così come l'invito alla dignità di Alfonso Pacifici contribuirà a far sì che la maggioranza degli ebrei italiani mantenga inalterati i propri valori nonostante la persecuzione nazi-fascista.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   04 Apr, 2007 - 18:06  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (26)

Le critiche al sionismo
di Franca Tagliacozzo

Il dilemma Terra di Sion-diaspora é vivo e presente nelle comunità europee, in quanto non tutti gli ebrei sono sionisti. Restano sostenitori della diaspora:
1) i bundisti, la cui idea di emancipazione come autonomia nazionale nella diaspora é fatta propria dallo storico russo Simon Dubnow (1860-1941), che difende la diaspora in quanto ha consentito per tanti secoli di mantenere in vita l'ebraismo;
2) i socialisti internazionalisti, che accusano Herzl di aver fondato un movimento nazionalista, reazionario, piccolo-borghese;
3) i religiosi ortodossi che, rifacendosi alla tradizione, sostengono che il ritorno degli ebrei in Israele vada collegato all'avvento del Messia;
4) gli ebrei occidentali, più integrati nel proprio paese, che in genere lo avversano in quanto temono di compromettere il loro processo di inserimento.

Gli ebrei italiani, ancora lontani dal fenomeno dell'antisemitismo che ha investito gran parte del continente ma non ancora l'Italia, non sono in grado di valutare subito l'importanza del sionismo, e si mostrano divisi e in complesso molto cauti. Sono sensibili al cambiamento di clima apportato dalla diffusione di istanze nazionaliste, per le quali il sionismo é ritenuto un movimento ostile agli interessi italiani e potenziale alleato dei turchi. Temono che un’eventuale adesione degli ebrei al sionismo possa essere considerata prova della loro scarsa fedeltà alla patria, secondo lo slogan allora in voga delle “due patrie” degli ebrei, con il timore quindi di essere considerati meno italiani degli altri.

Queste considerazioni spingono gran parte degli ebrei a dare al sionismo una coloritura particolare, filantropica e apolitica, come una sorta di sentimento di fratellanza nei confronti dei correligionari perseguitati e profughi soprattutto dai paesi dell’est Europa, che transitano anche in Italia.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   01 Apr, 2007 - 17:48  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (25)

Da Theodor Herzl a Chaim Weizmann
di Franca Tagliacozzo

Nel suo libro Lo stato ebraico del l896 Theodor Herzl, profondamente turbato dal processo Dreyfus, sostiene che i tempi sono maturi perché il popolo ebraico, disperso da quasi due millenni, possa ricostituirsi in libera nazione e rivendicare il diritto ad un territorio su cui fondare uno stato.
Nettamente contrario alla penetrazione progressiva del territorio della Palestina da parte dei coloni russi secondo il modello della prima alià, per Herzl il primo passo da compiere é quello di ottenere le garanzie giuridiche da parte del governo da cui la terra stessa dipende. Questa condizione, necessaria secondo Herzl per procedere alla creazione di un insediamento ebraico in Palestina, lo conduce a intavolare trattative diplomatiche con vari governi europei e con quello turco, trattative che risultano però infruttuose.

I Congressi dell'Organizzazione Sionistica mondiale (il primo si svolge a Basilea nel 1897) diventano un momento di incontro e di dibattito tra ebrei occidentali ed orientali, ma nel 1901 in occasione del V Congresso si manifestano divergenze profonde tra i sionisti occidentali, vicini alla posizione di Herzl, e i sionisti orientali. Questi ultimi sono giovani universitari e intellettuali, quali Chaim Weizmann e Martin Buber, legati al "sionismo spirituale" di Asher Ginsberg(1856-1927), secondo cui il sionismo deve essere avviato su basi culturali.
Ostentano la loro avversione per il metodo politico-diplomatico, allo stesso tempo troppo astratto e portato al compromesso, che induce Herzl a dare la "caccia ai grandi uomini, ai principi, ai governanti" per ottenere la Palestina, ma non conduce a risultati concreti.
Come rappresentanti degli ebrei russi perseguitati, sono invece dell'idea di potenziare subito il movimento attraverso una colonizzazione organizzata e produttiva, cui non deve mancare l'appoggio delle trattative diplomatiche.

Il contrasto é risolto nel 19O7 dopo la morte di Herzl(1904), da Chaim Weizmann che, nell’VIII congresso, sostenendo la necessità di entrambe le concezioni per realizzare uno stato ebraico, si pone come il nuovo leader del movimento.
Dieci anni più tardi, il 2 novembre 1917, dopo lunghi e laboriosi negoziati tra sionisti e governo britannico, la Dichiarazione di Balfour apre un periodo di ottimismo e di fiducia nella popolazione ebraica mondiale con la promessa del governo inglese di essere favorevole alla creazione di una sede nazionale del popolo ebraico in Palestina.

(a cura della redazione di anziani.it)
LAREDAZIONE Oggetto:   29 Mar, 2007 - 14:34  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (24)
Il sionismo politico
di Franca Tagliacozzo

L'idea della possibilità di conciliare l'idelogia sionista con il socialismo é di Nachman Syrkin (1867-1924) autore di La questione ebraica e lo stato socialista ebraico. Gruppi di attivisti, come i Poalé Zion (operai di Sion) diffondono l’idea sionista tra i lavoratori della "zona di residenza", sottraendoli all’influsso filodiasporico del Bund.
I sionisti-socialisti sono divisi in vari gruppi, non seguono un programma unitario, ma hanno in comune l'idea che lo sviluppo nazionale del proletariato ebraico non possa essere possibile nella condizione di dispersione, né attraverso la partecipazione alla lotta di classe nei rispettivi paesi.

Tra i circa 200.OOO pionieri ebrei che lasciano la Russia per la Palestina ci sono personaggi, quali David ben Gurion, che avranno importanza nella storia del sionismo e che contribuiranno a trasformare notevolmente la situazione creata dai primi pionieri e dai filantropi.
Gli ebrei si sostituiscono agli arabi nel lavoro dei campi, sorgono villaggi in Alta Galilea e nella pianura costiera. Nel 19O9 nasce il primo Kibbutz, villaggio collettivistico, Degania.
L'immigrazione diventa un impegno per la creazione di una vera e propria società ebraica e, accanto alla colonizzazione della terra, inizia la diffusione della cultura e della lingua ebraica, che rinasce in versione moderna.

Tra la prima e la seconda alià si innesta il sionismo politico di Theodor Herzl, un giornalista viennese di origini ungheresi, che nasce in Occidente tra gli ebrei emancipati. Anche se Pinsker e Kalisher hanno già individuato sul piano teorico l'idea della rinascita nazionale del popolo ebraico, Herzl, che ignora l'esistenza dei suoi predecessori (tra i quali anche il tedesco Mosé Hess), é considerato il fondatore del sionismo, che sotto la sua guida si trasforma in una corrente in grado di risvegliare negli ebrei una dignità nazionale.

(a cura della redazione di anziani.it)

LAREDAZIONE Oggetto:   26 Mar, 2007 - 12:40  Profilo Rispondi citando   

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GLI EBREI NELLA STORIA (23)
Le origini del Sionismo
di Franca Tagliacozzo

Anche l’esperienza sionista, come quella del socialismo, si presenta in Europa orientale e occidentale secondo modelli diversi, ma con finalità analoghe.
In entrambe le aree geografiche il sionismo nasce dalla consapevolezza che sia inutile per gli ebrei rimanere nella diaspora, sperando di resistere all'assimilazione e alle persecuzioni in atto. La soluzione é quella di dar vita ad una rinascita ebraica fuori della diaspora in terra di Sion, o Palestina, che a fine Ottocento é un'arretrata provincia dell'Impero ottomano, dove un'ininterrotta presenza ebraica ha testimoniato il legame storico e religioso degli ebrei con la terra di origine.

Il sionismo russo, che ha una connotazione pratica e spirituale ad un tempo, propone un nuovo modello di emigrazione: non più una fuga massiccia di ebrei verso Occidente e gli Stati Uniti alla ricerca di stati più liberali, ma un’emigrazione cosciente e finalizzata, preparata teoricamente e praticamente nei circoli intellettuali che si ispirano al pensiero di Zevi Hirsh Kalisher(l82l-l894) e Leon Pinsker(l795-l874).

I gruppi di giovani che dal 1881 realizzano la prima alià (immigrazione) in Palestina, vi giungono con l'idea di ripopolare la Terra di Israele e fondarvi colonie ebraiche, non solo perché divenga un rifugio per i perseguitati, ma soprattutto perché sia il centro spirituale per tutti gli ebrei in alternativa alla diaspora.
Animati da zelo socialisteggiante e da fervore nazionalista sono intenzionati a lavorare in Palestina come operai o contadini; fondano la prima colonia autogestita nei pressi di Giaffa, Rishon-le-Zion (1882), ma una serie di difficoltà, oltre alla mancanza di mezzi e alla inesperienza nei lavori agricoli, li costringe a prestare la loro opera nelle colonie già esistenti, fondate dall'Alleanza Israelitica Universale e da filantropi occidentali, legati al modello coloniale dell'epoca.

In seguito le ondate migratorie di ebrei dall’Impero zarista si fanno più intense e massicce. La corrente dominante è quella dei sionisti socialisti che danno vita, intorno al 1904, alla seconda alià.

(a cura della redazione di anziani.it)
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