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melba Oggetto:   05 Gen, 2007 - 10:39  Profilo Rispondi citando   

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Sticla ha scritto:

CaraMelba, allorai figli si facevano perchè venivano...e certo li prendevamo con gioia, ma quante rinunce per noi come "persone"! eravamo mogli, madri, sempre in funzione di qualcun altro, e non credo che ci sentissimo realizzate per un pranzo ben riuscito o una camicia stirata. Guardando le donne di oggi non mi sembrano felici o realizzate nonostante il progresso, mi domando se sia questo che vogliono, figli programmati, lavoro...credo che sia nella nostra natura non essere mai contente di quello che si ha, quindi mai felici.




Cara sticla, penso che da questa tua giusta analisi risulti che la nostra vita vissuta nelle nostre famiglie, anche con sacrificio, sia stata migliore di quella che vivono i giovani d'oggi.
Buona giornata.

Sticla Oggetto:   05 Gen, 2007 - 08:29  Profilo Rispondi citando   

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CaraMelba, allorai figli si facevano perchè venivano...e certo li prendevamo con gioia, ma quante rinunce per noi come "persone"! eravamo mogli, madri, sempre in funzione di qualcun altro, e non credo che ci sentissimo realizzate per un pranzo ben riuscito o una camicia stirata. Guardando le donne di oggi non mi sembrano felici o realizzate nonostante il progresso, mi domando se sia questo che vogliono, figli programmati, lavoro...credo che sia nella nostra natura non essere mai contente di quello che si ha, quindi mai felici.

viandante Oggetto: ...ricordi  05 Gen, 2007 - 01:32  Profilo Rispondi citando   

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Non mi piace ricordare...mi mette tristezza..malinconia ...
cadice Oggetto:   04 Gen, 2007 - 22:50  Profilo Rispondi citando   

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Il treno,lentamente,prese velocità ed uscì dalla stazione mentre parenti ed amici,fermi sotto la pensilina,agitavano le mani in segno di saluto.
Solo quando le figure rimpicciolirono sino a diventare dei puntini quasi invisibili richiusi il finestrino.Era la mia prima,vera partenza;anche se non definitiva, mi avrebbe tenuto lontano da tutto quanto mi era caro gli anni necessari per compiere il ciclo di studi universitari che avevo scelto.
Aprii il giornale che avevo comprato alla partenza nella speranza che la lettura mi aiutasse a creare un immediato distacco con quanto stavo lasciando.
Dopo pochi minuti però,mentre il treno iniziava l’attraversamento della piccola borgata dove ero nato ripiegai il giornale e,voluttuosamente,lasciai che i miei occhi rivedessero,mentre il treno li attraversava,i luoghi della mia infanzia,quei prati testimoni delle mie scorribande e delle mie prime ragazzate ed ancora i boschi dove mia madre amava condurmi spesso e sui quali,felici, ci rincorrevamo e giocavamo come due coetanei.
Mia madre.Il solo pensiero di lei mi diede una fitta al cuore.Dio solo sapeva quanto mi era costato allontanarmi da lei e cosa sarei stato disposto a dare per non doverlo fare.A soli pochi minuti di distanza dal momento del distacco ne avvertivo la lontananza in un modo struggente.
Il suo caro,gentile ed amorevole viso si sovrappose alle immagini reali che scorrevano veloci davanti ai miei occhi mentre la dolcezza del suo sguardo non riusciva a non far trasparire un sottile velo di mestizia che vi aleggiava.
Ricordo ancora quegli occhi;quegli occhi che non piangevano ma che si intuivano colmi di lacrime e che non mi avevano abbandonato un solo istante sin da quando,quel mattino,mi aveva svegliato portandomi,come al solito,il caffè a letto.
Il treno,frattanto,nella sua veloce corsa era giunto ad una stazione intermedia.Alla fermata salì una ragazza giovane,molto carina che indossava una gonna a quadri ed un giacchettino di jeans.
La sua grazia,il suo bel viso e l’impertinenza del suo sorriso aprirono ed impedirono poi che si richiudesse la più importante finestra sull’orizzonte della mia vita.
pierofelix Oggetto: pannolini e bambini  04 Gen, 2007 - 21:25  Profilo Rispondi citando   

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Certo era oltremodo faticosa la vita delle nostre madri quando i pampers non c'erano. Era pesante lavare, preparare le pappe, finanche portare i bambini a spasso con quelle pesanti monumentali carrozze senza cavallo. Tuttavia allora i bambini si facevano. Perchè? mi domando. Non si può certo dire che costasse di meno avere un figlio visto che l'Italia appena usciva da un rovinoso conflitto e il boom economico ancora doveva venire. Era l'Italia di Lascia o raddoppia del Musichiere dove si andava al caffè solo per il gusto di vedere la televisione. Era l'Italia dove si andava a piedi perchè l'auto era un bene d lusso che pochi potevano permettersi, dove anche l'autobus era troppo caro per essere usato abitualmente. Era l'Italia in cui si stava insieme con i parenti e con gli amici e si godeva delle feste in casa anche perché la discoteca non era nemmeno in mente del Creatore. Era un'Italia povera ma felice .Perche?
Mi sono dato una risposta era perché c'era una cosa ad animare tutto, una cosa che nella nostra ricca ed opulenta e tecnologica civiltà non esiste più e che si chiama speranza.
melba Oggetto:   04 Gen, 2007 - 19:39  Profilo Rispondi citando   

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E se invece di ricordare con nostalgia quello che abbiamo vissuto di bello per una volta si ricordasse quanto più difficile per noi donne era la vita fino a pochi anni fa? Parlo delle normali incombenze quotidiane...chi ha avuto bambini ricorda quelle file interminabili di "sorrisi" ( e poi chiamarli così) stesi ad asciugare? dov'erano i meravigliosi Pampers? e la fatica in cucina...per preparare pappe a mano, scaldare biberon ecc? quanto tempo perso in cose così noiose che veniva sottratto alla compagnia dei nostri bambini! io non ricordo di aver mai veramente giocato coi miei figli, a parte le favole lette o narrate la sera...c'era il lavoro e poi la casa...

Quanta verità che condivido, sticla!

Aggiungo però la spensieratezza e la gioia che hanno caratterizzato la mia fanciullezza.
Della mia giovinezza ricordo lo studio costante per poter raggiungere la maturità scolastica che a suo tempo comportava tanta applicazione e sacrificio perchè, e non mi vergogno di scriverlo, i miei non si potevano permettere di acquistare tutti i libri scolastici per cui dovevo arrangiarmi raggiungendo qualche mia amica che abitava distante dalla mia abitazione, a piedi, malgrado le intemperie e i lunghi inverni piovosi e nevosi.

sognatore Oggetto:   04 Gen, 2007 - 18:49  Profilo Rispondi citando   

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Volete un mio ricordo? Allora trascrivo anch'io una pagina del mio libro.

"Conservo un ricordo assai nitido di quel caldo giorno di fine maggio, l’ultimo di lezione prima degli esami. Serpeggiava nella classe il tipico stato di eccitazione delle occasioni speciali. La Professoressa Lydia S. (ci teneva molto, lei insegnante di lettere e -soprattutto- di lingua greca, a quella “ipsilon” nel proprio nome di bat¬tesimo) stentava un po’ ad imporre agli allievi la consueta disciplina con la sua ben nota, autorevole energia.
Dopo i rituali consigli, anche specificatamente personalizzati, sul comportamento da tenere in occasione degli imminenti esami, l’insegnante rivolse alla classe poche, ma certamente sincere parole di saluto e commiato. L’ascoltammo attenti ed un po' turbati, invaghiti com’eravamo di quella stupenda bellezza siciliana, che, avvalendosi del carisma imposto dal suo signorile fascino femminile, ci aveva sa¬pientemente e fermamente guidati in quei due anni della prima, turbolenta adolescenza.
Quando la docente ebbe finito di parlare e tutto pareva ormai concluso, mi alzai in piedi e, impacciato e rosso in volto come non mai, chiesi di poter leggere alcuni miei versi. Ottenuto un perplesso consenso, presi a recitare la poesiola senza esitazione e con un’insospettabile spigliatezza: era un congedo dal tono spiritoso in endecasillabi a rime alternate, con ironiche allusioni ai più caratteristici episodi avvenuti in classe nel corso di quegli ultimi due anni. Meraviglia e qualche sommessa ilarità pervadevano i ragazzi, ma si diffuse un improvviso silenzio quando giunsi alla conclusione:


Quando saremo, cara signorina,
uomini fatti, seri e compassati
e leggeremo in lingua latina
quanto andavan dicendo gli antenati,
allor con grande amor rammenteremo
il viso suo leggiadro e il dir gentile
e certamente assai ci pentiremo
che l’esser nostro, ancora un po’ infantile,
ci abbia reso sì poco diligenti
da seguirla in maniera assai distratta
in molti suoi preziosi insegnamenti.

E qui la voce mi si fa contratta,
perché non riesco a dir l’animo mio:
di perdonarci tutti allor l’imploro,
visto ch’è sì difficile l’avvio
in un futuro che per ora ignoro,
ma che per tutti noi sarà splendente,
dopo ch’ella ci ha infuso tanta luce:
noi sapremo trovare in ogni ambiente
la via che ancor più avanti ci conduce.

Finito che ebbi di dire quelle stentate rime, osai alzare lo sguardo verso la cattedra e mi avvidi, con molto stu¬pore, che il viso dell’insegnante era cambiato in un’e¬spressione tra l’emozionato ed il confuso. Io stesso ero così sconvolto, da comprendere a malapena le parole di compiacimento, elogio e ringraziamento che la professo¬ressa prese a dire. Ricordo, adesso, soltanto il senso delle sue frasi, che accennavano alla sorpresa per l’in¬sospettata “vena poetica” rivelatasi quel giorno, e lamentavano l’ineluttabile amarezza di dover svolgere la missione di insegnante, vedendo succedersi quotidianamen¬te, mentre la propria gioventù sfiorisce, “le generazioni che passano”.
Concluse affermando, con le lacrime agli occhi e con la voce rotta dal pianto, di sentire la necessità di trascurare, in un’occasione tanto par¬ticolare, il riserbo che le imponeva la cattedra:

- Vieni qua, mio caro, a darmi un bacio!

Un bacio rimasto memorabile, il cui ricordo divenne an¬cor più incancellabile e languido qualche anno dopo, quando la Professoressa Lydia, che quel giorno aveva forse presagito il suo infausto destino, morì, colpita da un terri¬bile male.
Come, anni prima, con la scomparsa di mia nonna Lucia, erano finiti i trastulli dell’infanzia, così, con l’adorata insegnante, morì l’adolescenza e con lei si dis¬solsero i sogni più belli ed ingenui di quella stupenda età. Da allora ebbe inizio una vita non poco travaglia¬ta, anche se condotta sempre con un inguaribile ottimi¬smo, nella perpetua attesa di un vagheggiato futuro, costantemente illuminato da un insegnamento capace di mostrare “la via che ancor più avanti ci conduce“. "

Sticla Oggetto:   04 Gen, 2007 - 16:54  Profilo Rispondi citando   

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E se invece di ricordare con nostalgia quello che abbiamo vissuto di bello per una volta si ricordasse quanto più difficile per noi donne era la vita fino a pochi anni fa? Parlo delle normali incombenze quotidiane...chi ha avuto bambini ricorda quelle file interminabili di "sorrisi" ( e poi chiamarli così) stesi ad asciugare? dov'erano i meravigliosi Pampers? e la fatica in cucina...per preparare pappe a mano, scaldare biberon ecc? quanto tempo perso in cose così noiose che veniva sottratto alla compagnia dei nostri bambini! io non ricordo di aver mai veramente giocato coi miei figli, a parte le favole lette o narrate la sera...c'era il lavoro e poi la casa...sarà per questo che oggi fare le nonne è così gratificante, si deve solo star lì a vederli crescere i nostri bambini, e giocare con loro è il modo migliore di invecchiare. Ops...credo di essere andata fuori tema...mi scusate?

pierofelix Oggetto: un natale tira l'altro  04 Gen, 2007 - 00:03  Profilo Rispondi citando   

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Mi hai fatto venire in mente cara margine il mio natale che data l'origine non dovrebbe essere molto dissimile dal tuo. Anche in questo caso VI offrirò un pezzetto di libro perché così mi evito la fatica di riscriverlo:

""
A casa nostra il vero momento magico per i regali era il Natale. La tradizione locale e della nostra famiglia in particolare voleva che si festeggiasse la ricorrenza rimanendo in casa e con grande rilievo.
Non vi era l'abitudine di allontanarsi dalla città in quel periodo per mettersi in viaggio. In , questa circostanza, invece, alla famiglia si univano le due sorelle di zia Giulia, Enrica e Dora.
Le zie, anch'esse nubili, vivevano nell'antico palazzo di famiglia a Caserta. La famiglia di zia Giulia e quindi quella di mia nonna materna era nobile e le zie ancora possedevano una "quota" del palazzo atavico. Essa era rappresentata da parte della casa dei loro genitori post al primo piano del palazzo.Oltre alla loro camera, l'antica dimora era costituita da un grande salone, chiuso da anni perchè molto freddo d'inverno e che le zie non potevano permettersi di riscaldare, una stanza d'ingrsso adibita a biblioteca, lo studio, il soggiorno con annesso salottino adibito a stanza della televisione, cuucina e bagno.
......
Le feste di natale, dunque, a casa mia cominciavano proprio con l'arrivo delle zie di Caserta. Benché le zie non fossero così prodighi di doni come zia Giulia tuttavia le attendevo con ansia.

Spesso portavano molti dolci partenopei di cui andavo ghiotto; in particolare adoravo il sanguinaccio. Gli ingredienti di cui il dolce era composto erano sostanzialmente cioccolato, sangue di maiale, frutta candita:opportunamente mescolati producevano una crema dal sapore delizioso.
......
Le zie, dunque, arrivavano puntuali come ogni Natale sempre con il rapido Roma-Bari verso le 18,00. Il giorno era sempre il 20 dicembre e ad attenderle alla stazione eravamo smpre io, mio padre e mio nonno.
Margine Oggetto:   03 Gen, 2007 - 23:08  Profilo Rispondi citando   

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Visto che siamo ancora sotto le feste, ricordo il Natale di tantissimi anni fa.
Si andava dalle zie di Binasco, come sempre, a festeggiarlo. Però loro non erano di Binasco: erano pugliesi doc venute al nord chiamate dal fratello mio nonno che aveva raggruppato tutta la sua famiglia di donne intorno al sé e alla sua professione. Bene, le zie superstiti, all’epoca, erano rimaste due, zitelle entrambe; piccole e vestite di nero, con le treccioline di lunghi capelli arrotolate a crocchia dietro la nuca. Un’icona insomma. Parlavano in dialetto spesso e quando comunque si cimentavano in italiano la cadenza dialettale rimaneva immutata. Preparavano pranzi natalizi per me assolutamente affascinanti: ricordo distese di tavoli con sopra orecchiette, ravioli, farine, pentole di sugo, vassoi, attrezzi di cucina…Mia mamma non aveva tempo per fare mai cose così o forse non aveva quella cultura.
Insomma, a Natale lì convenivano tutti o quasi tutti parenti, con figlioletti pressappoco della stessa età. Una sera che era di vigilia, noi bambini fummo mandati a letto all’ora solita ma, sarà stato il lettone grande riscaldato poco prima dal “prete”, sarà che in quel letto ci mettevano in tre e io mica ero abituata a una cosa simile, sarà che era la vigilia di un giorno speciale, nessuno di noi riusciva ad addormentarsi. Così capitò che fra il brusio che proveniva dalla stanza accanto dove ancora tiravan tardi gli adulti, udimmo distintamente queste parole: “E’ passata mezzanotte. Dai, mettiamo i regali dei bambini sotto l’albero!”.

Dai? Mettiamo???

Nessuno di noi tre bambini profferì parole di commento: rimanemmo impietriti e ognuno, forse sperando che gli altri non avessero udito, fece finta di esser già addormentato. E ci addormentammo davvero, alla fine, però gelati nonostante il vaporoso piumone, nonostante l’eccitazione di poco prima, nonostante il “prete”…

Margine
pierofelix Oggetto: passato, il mio...  03 Gen, 2007 - 20:22  Profilo Rispondi citando   

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Se mi consentite comincio io. Poiché sono molto pigro permettetemi di autocitarmi e di trascrivere un pezzo del mio libro:

Ho appena passato i cinquant'anni e non me ne sono accorto.Forse è per questo motivo che ho cominciato a fissare sulla carta quei ricordi banali, se si vuole, ma che rappresentano questo tempo lungo, forse il migliore della mia vita. Credo che sia una "terapia" utile a ricordare, il fare riaffiorare alla memoria il proprio passato. E' incredibile quanti episodi vengano fuori appena si comincia a smuovere qualcosa sotto la dura e grigia corteccia del vivere quotidiano: è come se, scavando in un arido deserto, si scoprisse un fiume sotterraneo con acque fresche e incontaminate di cui potersi finalmente dissetare.
Questo è il passato. Tutto quello che siamo stati: giovani pieni di speranze e di energie, che il tempo inclemente ci ha tolto anche se....non ce ne siamo accorti.
lore14 Oggetto: Il ricordo, secondo Marcel...  03 Gen, 2007 - 14:10  Profilo Rispondi citando   

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Permettetemi di riportare qui, a proposito di ricordi, una celebre frase di Marcel Proust, tratta da "Du côté de chez Swann", che da lunghi anni mi è di consolazione nei momenti bui...La trascrivo in francese perché lingua e stile sono essenziali per gustare il fascino della prosa di questo autore...


"Mais quand d' un passé ancien rien ne subsiste, après la mort des êtres, après la destruction des choses, seules, plus frêles mais plus vivaces, plus immatérielles, plus persistantes, plus fidèles, l' odeur et la saveur restent encore longtemps, comme des âmes, à se rappeler, à attendre, à espérer sur la ruine de tout le reste, à porter sans fléchir, sur leur gouttelette presque impalpable, l' édifice énorme du souvenir."


Traduco letteralmente:"Ma quando di un vecchio passato niente più sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, solo, più fragili ma più vive, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l' odore e il sapore restano ancora a lungo, come delle anime, a rimembrare, ad attendere, a sperare sulla rovina di tutto il resto, a portare senza flettere, sulla loro gocciolina quasi impalpabile, l' edificio enorme del ricordo."


Ciao e buoni ricordi a tutti...
LAREDAZIONE Oggetto:   03 Gen, 2007 - 11:53  Profilo Rispondi citando   

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A che serve passare dei giorni se non si ricordano?
( Cesare Pavese)

Qualcuno ha scritto che la memoria è ciò che ricordiamo, mentre la reminiscenza è ciò che inaspettatamente ci torna alla mente quando un qualcosa, anche solo un profumo un colore una immagine, ci evoca un ricordo.
Tutti sappiamo quanto spesso, soprattutto col passare degli anni, antichi e dimenticati ricordi tornino alla mente. Ricordi che possono essere legati a momenti felici o tristi, lontani o più recenti nel tempo. Alcuni avvenimenti, anche quelli apparentemente senza importanza, fanno così parte della nostra esperienza, ci hanno talmente in qualche modo forgiati da renderci ciò
che oggi siamo. E rimangono dentro di noi in attesa di venir ritrovati e riportati alla luce.
Molti hanno già raccontato qua e la nel forum episodi della propria vita. Per non disperdere queste memorie e raccoglierle insieme, e rispondendo alla richiesta di alcuni amici, apriamo dunque questo nuovo spazio dedicato ai “nostri ricordi”.
Chi comincia?









Admin Oggetto: I nostri ricordi...  03 Gen, 2007 - 11:33  Profilo Rispondi citando   

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