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paelesse Oggetto: la befana  17 Gen, 2007 - 20:21  Profilo Rispondi citando   

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Sono figlio di emigranti,i miei genitori sono stati una vita all'estero ed io e mio fratello ,a parte una pausa intermedia di 5 anni,abbiamo vissuto fino oltre i 20 con i nonni materni.
Questo per dire che mi sono piaciuti in modo particolare i post inseriti da alcune di voi riguardanti appunto i nonni.
Tanti sono i ricordi che mi passano veloci per la mente pensando a loro,ma essendo da poco passate le feste,provo a scrivere del piu' bel regalo della mia vita ,ricevuto da questi meravigliosi nonni,in una lontana befana dei primi anni 50.,penso che avro' avuto 4 o 5 anni.

Quell'anno i miei genitori,non sarebbero rientrati per passaare le feste con noi.Avevano da poco comprato la casa e le cambiali da pagare erano molte.A me e mio fratello dispiaceva ,piu' che altro perche' ci sarebbero mancati i bei regali ed i ciondoli di cioccolata da appendere all'albero di natale .
Quel tenerone di mio nonno ,gia verso la fine di novembre ,ci disse che se saremmo stati bravi quell'anno la befana sarebbe stata molto speciale.
Non dico quanto interminabili ci sembrarono quei giorni d'attesa,ma arrivammo anche a quel 5 gennaio e ricordo che era caduta tantissima neve.
Normalmente il 5 sera a letto presto e la mattina avremmo trovato intorno al camino gli attesi regali con la famosa calza piena di dolciumi e qualche pezzo di carbone.
Ma quell'anno doveva essere una befana speciale e mio nonno ci annuncio' che avremmo aspettato la sera stessa l'arrivo della befana.
Ricordo che eravamoseduti intorno al camino spento,io e mio fratello sui nostri panchetti e mia nonna seduta sulla sedia in mezzo a noi ci teneva la mano per rassicurarci e toglierci quel briciolo di paura che avevamo nell'aspettare l'evento,mio nonno invece ,il grande regista ,gironzolava sapientemente per la cucina.
Cominciammo a sentire dei rumori mio provenienti dal camino,poi dei colpi,mio nonno mise la testa sotto la cappa del camino ,armeggio' qualcosa e disse eccola ,arriva...comincio' a cadere roba dal camino,anche la neve mista a fuliggine,poi un tonfo secco qualcosa di pesante ed ingombrante cadde sulla cenere lasciata dai ciocchi bruciati,ci fu un gran polverone ,io e mio fratello ci stringemmo intorno alle ginocchia di nonna ed una vocina (quella di mia zio salito sul tetto per buttarci giu pure la neve) ci disse di essere la befana ma che non poteva scendere perche' altrimenti non avrebbe fatto in tempo ad andare in tutte le case.
Poi quando tutto si calmo'potemmo finalmente il regaolo ,era una slitta meravigliosa che desideravamo da tanto e bella cosi' non l'avevamo mai vista a nessuno era un pezzo unico.

Quando infatti alla befana non si credeva piu' ,si seppe che mio nonno aveva fatto costruire la slitta dal falegname,e l'aveva pagata lui con i soldi guadagnati extra ,perche' la busta paga doveva esere consegnata a nonna intera.,quindi anche per questo motivo il valore di quel regalo e' rimasto cosi' impresso nella mia mente .

Ancora oggi quando ci penso ,o quando vado a trovarlo al cimitero ,gli dico certo nonno quante balle di farina in piu' avrai dovuto scaricare dal fornaio,e quanti bicchieri di vino in meno ti sarai bevuto...tutto per quella slitta ..che e' rimasta davvero unica in tutti i sensi.
Regali cosi' grandi non ne ho piu' avuti.

Ps
Scusate tutti i miei errori ,la mia sintassi ,la mia grammatica,a chi e' piu' bravo di me prego di prendersi una manciata di virgole,punti,due punti etc etc e di distribuirli al posto giusto....
non rileggo altrimenti cestino ....


Pandora Oggetto: il primo amore ...  13 Gen, 2007 - 02:15  Profilo Rispondi citando   

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Il mio primo amore aveva 10 anni, 2 piu di me e abitava nel mio palazzo. Si chiamava Roberto e mi faceva i dispetti. Era magro, biondo e, ripensandoci, forse anche un po’ antipatico. Stava sempre con i suoi amici maschi e, mentre noi bambine giocavamo tra di noi rigorosamente separate, loro ci guardavano e ridevano prendendoci in giro. Se la tiravano da grandi, perché noi eravamo più piccole, e poi… eravamo femmine! D’estate, quando finiva la scuola, prima di partire per le vacanze ci ritrovavamo tutti a giocare ai giardinetti davanti a casa.
Una volta abbiamo fatto la guerra maschi contro femmine. Era così che ci definivamo allora, per sottolineare con orgoglio la nostra differenza di genere: maschi e femmine. Ci tiravamo i cartoccetti di carta. Il sistema era ingegnoso. Applicavamo un elastico all’astuccio di legno delle matite, lo fermavamo con una molletta, posizionavamo il cartoccetto, aprivamo la molletta, e via.. l’arma micidiale partiva. Chi veniva colpito al cuore moriva. Beh, noi bambine abbiamo perso velocemente e ignominiosamente. Ma quella volta io ho avuto la soddisfazione di colpire Roberto al cuore. Ma solo quella volta, e con un cartoccetto di carta.
E l’estate successiva avevo già smesso di esserne innamorata…
Pandora Oggetto:   13 Gen, 2007 - 01:36  Profilo Rispondi citando   

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Vedi Colibrina? basta lasciar andare la mente, e i ricordi riaffiorano , anche quelli che hanno il sapore del rimpianto.
Ben tornata!!!

colibri Oggetto:   13 Gen, 2007 - 00:19  Profilo Rispondi citando   

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Vorrei ricordare anche io ma non riesco....a volte mi sento persa perchè non credo possibile che non ci sia un ricordo nella mia mente....ho letto i vostri post bellissimi e mi hanno commosso e bello aver qualcosa da raccontare della nostra infanzia sia che sia allegro sia che sia triste....
ricordo qualcosa certo per esempio quando presi la mia prima cotta avevo 11 anni avevo un vicino di casa bellissimo e per poterlo incontrare solo per guardarlo inventavo mille scuse con mia madre...con lui non ho mai parlato, mai niente eppure quando lo incrociavo per strada il cuore andava a mille...e mi sentivo grande ero orgogliosa che un ragazzo si interesasse a me.. un giorno sparì ero così triste che anche i miei se ne accorsero ma mai seppero il motivo...all'improvviso come era sparito ricomparve bellissimo in uniforme allora capii che era partito militare e quando lo rividi credetemi a momenti ci rimanevo....avrei voluto dirgli tante cose dirgli che l'amavo ma non lo mai fatto...le nostre strade non si sono mai incrociate lui ora è sposato e nonno io separata e non vivo più nella mia città ma ogni volta che ci vado e lo incontro il mio cuore impazzisce come quando avevo 11 anni....forse questo non è un ricordo ma un rimpianto.....



_________________
Io sono solo una piccola matita nelle mani del Signore


(M.T.di Calcutta)
Margine Oggetto:   12 Gen, 2007 - 23:07  Profilo Rispondi citando   

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Letizia....!!!

Margine
Letizia Oggetto:   12 Gen, 2007 - 17:09  Profilo Rispondi citando   

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Che carina quella bimba con le pentoline, Pandora!
Grazie.
Ora vi faccio partecipi di un ricordo che mi è tornato alla mente poco fa.
Avevo circa quarant'anni quando, facevo tutto in fretta e furia. Tornando dal mio lavoro d'insegnante, passavo a prendere i miei bambini a scuola, tolti i grembiulini e lavate la mani,pranzavamo veloci, poi facevo indossare ad Anna la tutina, le raccoglievo i capelli in una crocchia alta sul capo, le solite raccomandazioni a Luca di studiare con attenzione e via, di corsa a passare da casa di Rosanna e poi con le due bimbe ancora di corsa verso la scuola di ballo. Arrivavamo sempre all'ultimo minuto affannate e grondanti sudore anche in pieno inverno. Ancora corsa negli spogliatoi ad assistere le bimbe mentre si spogliavano e, tolte le scarpe, ed indossate le punte, eccole pronte.
Solo allora mi sedevo sulla poltrona ad osservare la sala da ballo e quelle piccole “Fracci” che si muovevano leggiadre sotto lo sguardo severo di Giovanna, la maestra di ballo. Scene identiche al ritorno perchè Anna e Rosanna dovevano svolgere i compiti per casa e solo qualche volta potevamo rilassarci a guardare le vetrine o fermarci dinanzi al corniciaio per chiedere notizie di Tigre – un gatto enorme e fulvo che le bimbe adoravano.
Tutto ciò è lontano, ormai e nonostante la stanchezza di allora, guardo alla donna che ero come fosse una regina.
Meri Oggetto:   10 Gen, 2007 - 15:47  Profilo Rispondi citando   

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Che bello Pandora il tuo ricordo! Grazie x averci fatto partecipare !
Per me (e non credo solo x me) è una grande emozione leggere di
cose che mi affascinano......ma conosco poco.
Aspetto con ansia di leggerti ancora!
ira Oggetto:   10 Gen, 2007 - 13:53  Profilo Rispondi citando   

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ben tornata, jerardine...e certo che si è sentita la tua mancanza..... ira

ira Oggetto:   10 Gen, 2007 - 13:51  Profilo Rispondi citando   

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coplimenti pandora....sono poche le cose che mi emozionano.....lo sai.... il tuo scritto....è pieno di sentinto..ma anche triste...l'affetto per la nonna è quasi palpabile.....ira

solare35 Oggetto: I miei ricordi  10 Gen, 2007 - 13:50  Profilo Rispondi citando   

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Bentornata anche da me Jerardine.



Il primo Natale del quale ricordo avevo tre anni, mi trovavo a Piombino, sempre per il lavoro di mio papà. Vivevamo in casa con una zitella che non ricordo, ma doveva essere acida. Andava a letto con il gatto ma non voleva vedere i bambini in cucina. Perciò quando lei era in casa mentre mia mamma preparava il pranzo in cucina io restavo in camera a giocare da sola, poi pranzavamo in camera. Se per caso facevo capolino sulla porta e lei mi vedeva mi faceva rientrare puntando l’indice.
Quel Natale Gesù Bambino (perché a me i regali li portava Lui) mi portò una enorme scatola di pentolini di rame che era una meraviglia. Io fui molto felice perché i miei giochi preferiti erano preparare da mangiare ed accudire le bambole. La scatola era sopra il comò, dovendo vivere sempre in camera da letto, chiesi ai miei genitori come avesse fatto Gesù Bambino ad entrare che la porta era sempre chiusa. Mia mamma mi rispose che era passato per il buco della serratura io la guardai perplessa e tacqui. Dopo colazione, sempre in camera naturalmente, mio papà andò al lavoro (a quell’epoca si lavorava anche i giorno di Natale nei cantieri) mia mamma andò in cucina a preparare il pranzo. Ogni tanto veniva a vedere cosa facessi perché ero pur sempre una bambina di tre anni e bisognava anche sorvegliarmi. Un bel momento mi trovò con questa enorme scatola, che era più grande di me, in mano e faticavo vicino alla porta. Mi chiese cosa facessi ed io le spiegai che quella scatola non passava dal buco della serratura.
Mia mamma sorrise e mi disse che a Gesù Bambino tutto era possibile. Io fui molto soddisfatta della risposta e solo allora tirai fuori i pentolini e mi misi a giocare contenta pensando a quanto era stato bravo Gesù Bambino!!!!!!!!!!!!!!

Volete sapere come finì la nostra permanenza in quella casa? La signorina litigò con il gatto: mia mamma involontariamente gli fece mangiare dell’aglio, lei lo cacciò dal letto e si innamorò di una bambina di tre anni. Anzi quando mio papà fu trasferito in un’altra città pianse tanto e pregò i miei genitori affinché mi lasciassero con lei.
Figuratevi per i miei genitori sono sempre stata la perla più preziosa della terra.



Ultima modifica di solare35 il 10 Gen, 2007 - 13:59, modificato 1 volta in totale
Patrizia51 Oggetto:   10 Gen, 2007 - 09:48  Profilo Rispondi citando   

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Bentornata, Jerardine.
Quanta sensibilità, quanta tenerezza, quanta verità e quanta sofferenza nelle tue bellissime parole; è la vita, purtroppo per alcuni, per fortuna per altri.
Ma il tuo è un inno alla vita, nonostante tutto, e questo è la forza e la speranza di tutti quelli che nella vita ci credono.
Buon anno di serenità, Jerardine.
jerardine 7 Oggetto: Bianco Natale!  10 Gen, 2007 - 02:33  Profilo Rispondi citando   

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Ciao a tutti/e,

é da tanto che ho disertato questo forum (qualcuno se ne sarà accorto? ). Seri motivi mi hanno costretta ad allontanarmi...
E bello per me essere ancora qui e trattenermi con voi per raccontarci emozioni, ricordi, sentimenti. E' per me come ritrovare cari amici da cui ho dovuto allontanarmi solo temporaneamente. E vi ringrazio.
Aggiungo una mia riflessione che ho scritto un giorno di Natale:

"E’ da questa mattina che mi sta inseguendo. Ho cercato in ogni modo di evitarla… ma lei lì, ferma come fosse la mia ombra non si è separata da me nemmeno un istante.
E’ la malinconia, fatta di nostalgia, di struggente rimpianto, che riemerge alla coscienza “dove pare che nel cuore dorma…”
Guardare gli anni con il binocolo a rovescio, rivedere gli avvenimenti del passato, rimpiccioliti dal tempo, è motivo di tristezza. Ma non solo: chi torna indietro alle sorgenti della propria esistenza e ne risente le sensazioni ancora vive, deformate e contratte dall’esperienza che l’età regala; chi , nonostante le tante amarezze e le inevitabili delusioni, riscopre nel cuore quella poesia che c’era “ allora” e quella straordinaria ingenuità che da qualunque amarezza creava, e crea ancor oggi, un sorriso… può trarne anche motivo di conforto.

In quest’ora tarda della notte cerco di ricomporre il mosaico di quegli anni , tento di farne un tutto armonico…
Ma la perdita delle persone care mi ritorna come un tormento, come un’ossessione…e riaffiorano sogni e ricordi gelosamente custoditi …dopo tanta strada, tante cicatrici nell’anima, tante fiammate e tanta cenere.
Vinta dai ricordi, cedo al bisogno incontenibile di pianto, quasi a scandire la profondità dei sentimenti.
Ma, come il Pascoli, aggiungo ”… sì, ma piano…” : piano per non farmi sentire, piano per essere sola con me stessa, piano per non spaventarmi, piano perché il mondo non si svuoti di stelle…che ancora brillano anche per me.

Quale incanto, quale malìa possiedi Natale, festa vecchia ma sempre nuova!
Riesci sempre a ridestare in cuore desideri sopiti, ma mai dimenticati… e una nostalgia struggente di altri Natali … con gli occhi velati dalla nebbia grigia degli anni.
E spesso anche chi sembra indurito dall’esperienza della vita e dall’amarezza delle inevitabili delusioni, si riscopre con tanta luce negli occhi e un’insolita tenerezza nel viso.

Ricordo bianchi Natali, cullata dalle sinfonie ritmiche di poveri canti, di nenie non proprio allegre, immersa nello stupore di vivere.
C’é un Natale che ricordo in particolare. La vigilia mi ero recata nella cattedrale di una piccolo paese di montagna. Dalle navate scendevano voci fresche e argentine ed io di fronte all’altare… mi sentivo un angelo.
Fiorivano sentimenti inespressi e le ombre dei ricordi della mia vita quotidiana si spegnevano …mentre il suono dell’organo infrangeva i miei desideri di orgoglio.

Fuori, la neve mi si scioglieva nelle mani. Ricordo che avrei voluto farne un calice per tenerlo alto per la purezza della città, augurio che il suo candore durasse per sempre.
Nell’angolo di un cortile alcuni bambini giocavano al presepio. Uno di essi si avvicinò per chiedermi “ti piace il nostro presepio?” “Molto”. “Abbiamo già offerto a Gesù tutti i nostri risparmi perché questa notte si ricordi di tutti i bambini”.
“E tu non desideri qualcosa?” “Ho amici che soffrono e vorrei vedere felici!”. E si allontanò.

Oggi, dopo tanto tempo, quel dialogo è ancora vivo, come se il calore di quella tenera innocenza e di quel disarmante candore, si perpetuasse nei secoli….
E mi aiuta a coltivare la fede e la speranza ed a camminare sulla strada accidentata ma stupenda dell’amore fraterno.
In questa ricorrenza dolcissima - festa dell’umanità che si riscopre famiglia -, Gesù accarezzi il cuore di ognuno di noi e dei nostri cari e lo ricolmi della sua tenerezza".

Un abbraccio affettuoso
Jerardine




Pandora Oggetto: il mio "natale"  09 Gen, 2007 - 20:28  Profilo Rispondi citando   

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A volte, in occasione di celebrazioni particolari come la festa del kippur, i nonni mi conducevano al tempio. Davanti alla grande sinagoga giovani e anziani si incontravano, si salutavano festosamente, si stringevano in abbracci affettuosi. Io, che ritrovavo tra quei volti quelli usuali di parenti ed amici, mi sentivo partecipe di quel clima festoso e parte di un’unica famiglia.
Con nonna e zia Franca salivamo al piano alto, dove in un brusio sommesso e continuo si radunavano le donne e da dove, attraverso la balaustra, potevo a volte sbirciare le teste degli uomini e dei ragazzi coperte da zucchetti variopinti mentre, in una lingua per me sconosciuta, il rabbino salmodiava versi dal suono gutturale.
Poi, improvviso calava un grande silenzio e in questo vuoto di parole e di gesti, a conclusione della cerimonia si alzava solitario e struggente il gemito acuto dello shofar. Il suono del corno, mi spiegava allora nonna, era simbolo della riscossa e insieme segno di pentimento e di redenzione del popolo ebraico.
In quei giorni non potevo sapere. Solo più tardi ho capito che quegli uomini, quelle donne e quei bambini, mentre si riunivano li per festeggiare, si ritrovavano anche per ricordare i propri morti e, forse anche, per sentirsi e sapersi vivi. Perché loro erano i sopravvissuti.


solare35 Oggetto: I miei ricordi  09 Gen, 2007 - 12:25  Profilo Rispondi citando   

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Invidio coloro che raccontano la gioia di riunirsi numerosi per le feste natalizie sia quando erano piccoli che adesso che sono cresciuti.
Mio papà era un “trasfertista”, parola strana che per me ha sempre avuto un unico significato. Vivere lontano dal tuo luogo natio, vivere in casa d'altri e con estranei e non poter conoscere a fondo i tuoi parenti più stretti. Però mi ha fatto conoscere tanti posti dell’Italia, belli e brutti.
Sono figlia unica perciò per le feste natalizie, come tutti i giorni dell’anno eravamo mia mamma, mio papà e la sottoscritta.
Quando tornavamo a casa tutti ci facevano le feste, ma passata l’euforia dell’istante io mi sentivo un’intrusa nei giochi e nelle confidenze delle mie cugine e cugini, e pensare che erano 26 in tutto.
Le mie nonne non mi hanno mai raccontato le favole, anche loro preferivano raccontarle agli altri nipoti. Una mia nonna spesso prendeva i miei giocattoli e li portava ai miei cugini, dicendo che io ne avevo molti mentre loro non ne avevano.
Ora capisco che forse aveva ragione, ma da bambina ci restavo male, anche perché immancabilmente seguiva una lite fra suocera e nuora.
Non ho conosciuto le feste natalizie con molte persone se non dai racconti degli altri, noi eravamo sempre in tre.
Dopo sposata le cose sono un po’ cambiate, quando ci riunivamo eravamo in sei, mio marito, sempre la sottoscritta (questa non manca mai) ed i rispettivi genitori. Come avete capito anche mio marito è figlio unico. Poi siamo diventati sette con la nascita del nostro primo figlio, ma dopo solo due anni siamo tornati in sei perché l’angioletto è volato in Cielo ed ora dall’alto ci protegge. E’ arrivato il secondo figlio ed abbiamo nuovamente raggiunto quota sette.
Seguendo la legge di natura uno ad uno anche i nostri genitori ci hanno lasciato per raggiungere l’angioletto in Cielo, e siamo rimasti nuovamente in tre. Il figlio è ancora single perciò seguitiamo ad essere in tre.
Come invidiavo ed invidio le famiglie numerose, chiassose e festose che si riunivano e si riuniscono per le feste natalizie!!!!!!!!!!!
E, vi prego, perdonatemi questo brutto peccato, ma vi assicuro è l’unica cosa che invidio.
ira Oggetto:   05 Gen, 2007 - 22:03  Profilo Rispondi citando   

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Ricordo un giorno.. che mi sentii esclusa perche le mie amiche andavano con grandi pentoloni a prendere la minestra..e altre cose come scarpe abiti,,,ma io non ne facevo parte,,,e domandai a mia madre madre perche io no??..e dissi” sei cattiva.”ma lei non mi disse mai…che non facevo parte perche quelle cose le avevo in casa…disse soltanto….non ho un pentola grande…..ira

Letizia Oggetto:   05 Gen, 2007 - 19:00  Profilo Rispondi citando   

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Belli i racconti della tua nonna, Pandora. Mia nonna, invece, non faceva che raccontarmi vite di sante come fossero favole. Ho ancora un libro che lei mi diede di nascosto da mio padre. Era Jane Eyre (si scriverà così?) e mio padre pensava che la storia di un uomo sposato con una pazza e che intreccia una relazione con una giovane donna, non fosse adatto ad una ragazza della mia età. Altri tempi, eh!
ira Oggetto:   05 Gen, 2007 - 18:58  Profilo Rispondi citando   

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i miei ricordi...non sono allegri.. ricordo una madre con 7 figli da badare,..un marito che era in guerra x la seconda volta..un figlio prigioniero in grecia...ricordo un signore che veniva di notte(poi seppi chi era)a sentire radio londra...e po seppi chi era quel ragazo che ogni volta che suonavano alla porta entrava nell'armadio----solo poi solo dopo..ho saputo..il perche si doveva .tacere,,,e si dovevano oscurare le finestre..,solo dopo ho saputo che quel rumore sordo ..che a volte si sentiva..e che solo ora capisco ricordando..che era un rumore di morte...erano...aerei che mortavano morte...ma io da bimba..non riuscivo a capire..che la morte a volte arriva attraverso un sorriso...quello di mia sorella....ira

Letizia Oggetto:   05 Gen, 2007 - 17:08  Profilo Rispondi citando   

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Le recenti festività mi hanno fatto tornare alla mente i molti Natale trascorsi nell mia infanzie e nella giovinezza. Anche i ricordi natalizi di Pierofelix e di Margine hanno ottenuto lo stesso risultato. Le famiglie di una volta erano molto numerose e composte da tante persone e per me e mio fratello erano momenti di vera felicità perchè si andava tutti a casa della nonna e lì si poteva incontrare i cugini quasi coetanei. Noi eravamo solo due, i cugini quattro e con qualche vicino della nostra età eravamo un vera banda pronta a combinarne di utti i colori tra le raccomandazioni della nonna e delle zie che allora ci sembravano adulte, ma che, in definitiva avevano solo una dozzina di anni più di noi. La più “anziana” delle zie signorine era giudicata da noi bimbi una zitella noiosa e supercritica, ma ricordo bene quando il giorno dell'Epifania si avventurava nel pomeriggio a prendere un autobus con noi ragazzi e portarci tutti a via Toledo (allora via Roma) dove entrati in massa in qualche negozio di giocattoli – da piccini – o di dischi – da adolescenti, riusciva a disciplinare la nostra banda scatenata ed a far comprendere a qualche commessa dall'aria sconvolta ciò che desideravamo comprare. Quanta pazienza aveva allora la nostra zia zitella e come riusciva a ricondurci tutti a casa felici per la passeggiata e per i doni.
Pandora Oggetto: figli e nipoti ...  05 Gen, 2007 - 16:55  Profilo Rispondi citando   

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Mia nonna mi parlava, e mi raccontava sempre...

Di come Lindbergh per primo transvolò l’oceano con il suo aereo divenendo famoso in tutto il mondo e di come il suo bambino venne poi rapito e ritrovato morto, e di come negli anni successivi quell’eroe giovane e biondo divenne filonazista e antisemita. E di Rodolfo Valentino, idolatrato dalle donne che piansero a centinaia al suo funerale, e della terribile epidemia di spagnola, che mietè milioni di vittime e da cui anche lei fu colpita. E ancora, della tragedia del Titanic, affondato nelle gelide acque dell’Atlantico, e di D’Annunzio, da lei apprezzato come poeta anche se poi appoggiò il fascismo. E di quando il cinema diventò sonoro, meravigliando ed entusiasmando le platee, e della prima grande guerra combattuta nelle trincee, a cui nonno partecipò come fante, e di come lei rimase ad aspettarlo con i due
figli nati da poco.

Come se fossero fiabe, nonna mi raccontava la storia, la vita e i costumi del primo mezzo secolo del Novecento, intrecciando le vicende del mondo a quelle della nostra famiglia. Dello zio Davide, fratello di suo padre, scapolo scapestrato, e amante delle donne, e delle domeniche con lui alle Capannelle ad assistere alle corse al trotto. In una foto, che ancora conservo, lei, i capelli acconciati come usava all’epoca, siede compunta sul sedile di una carrozzella scoperta. Sul retro la data: 1904. E di quando la sorella minore fu uccisa giovanissima dalla spagnola, lasciando due bambine a quel fratello di mio nonno, zio Salvatore, che poi si risposò ed ebbe un’altra figlia, per finire con lei e con la nuova moglie nei campi di sterminio nazisti. E della famiglia di nonno, 11 tra fratelli e sorelle, dominati in una foto di gruppo da un anziano dai folti baffi bianchi e da una imponente matrona, i miei bisnonni. E delle vacanze estive ai castelli romani, immortalate in foto dove nonna è sempre vestita di bianco e di volta in volta ha tra le braccia l’ultimo nato …

Nonna mi ha insegnato molte cose, ma tra tante alcune hanno lasciato un segno particolare. Ci fu la volta, ero molto piccola, che vedemmo insieme un film, La signora Skeffington. Protagonista era Bette Davis, una delle dive degli anni ’40 e 50. Vi si narrava di una ragazza viziata e capricciosa che sposa un uomo senza amarlo, lo tradisce e lo perde, per ritrovarsi alle soglie della vecchiaia sola e imbruttita da una malattia. Quando il marito, reduce dalla prigionia ricompare dopo la guerra, lei impietosita lo accoglie, mentre lui torna al suo fianco amandola dello stesso amore di quando lei era giovane e bella. Uscite dalla sala, nonna mi ripetè, sottolineandone il significato, la frase conclusiva del film: una donna è bella solo quando è amata. Un monito, un presagio? non so. Certo una qualche corda era stata toccata, se da allora ricordo quel film e quella frase.
Danette Oggetto: FIGLI DI IERI  05 Gen, 2007 - 15:47  Profilo Rispondi citando   

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Figli di ieri....figli di oggi....sempre figli siamo e non saprei proprio
dire se sia meglio esser di ieri o di oggi. Penso o credo, di aver imparato
dalla vita almeno questo. Certo, se non altro, almeno questo.
Si va coi tempi. Non è che si possa fare tanto di più.
La stessa società (che siamo noi) è un agglomerato di convinzioni di quel che sia meglio e di quel che sia peggio. Tanta presunzione sento intorno di quel che sia bene e di quel che sia male. Non l'ho ancora capito. Ma può essere che ciò dipenda da uno scontento generale che è in ognuno di noi.
Forse anche in chi crede di avere certezze che poi tali non si rivelano, col tempo.
Una questione di non facile soluzione. Se di soluzione di può parlare nel continuo alternarsi del divenire, del bene e del male.
Quante vite dovremmo vivere per capirlo anche solo sommariamente.
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