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Danette Oggetto: per Alex  01 Feb, 2007 - 19:32  Profilo Rispondi citando   

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Alex...ascolta, non te la devi prendere in questo modo.
Hai ragione, il disegno si impara, come qualsiasi altra cosa.
Ammetterai però che c'è la persona cui riesce facile scrivere
e quella meno. Certo che impariamo tutti a scrivere, per questo
si va a scuola. Devi però ammettere che ognuno di noi ha le sue
peculiarità, le proprie disposizioni, la preferenze e le passioni.
Da una rapa, dovresti saperlo, non si può cavare sangue.
E quale senso avrebbe insegnare disegno ad una persona che
per il disegno non è portato?
Comunque...almeno ti sei sfogato. Sta sereno. Ciao
alexander Oggetto: Il mio rispettabbile punto di vista  01 Feb, 2007 - 16:39  Profilo Rispondi citando   

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Visto che nel dibattito che ho avuto in chat la sera scorsa, dove ho tentato di esporre il mio pensiero sulla capacita' di saper disegnare: ci sono persone che hanno la convinzione che il saper disegnare sia una molto difficile e superiore alle proprie forze.
RIBADISCO CHE NON E' COSI'!!!!
Io l'ho imparato e non sono un uomo con una inteligenza superiore, solo l'insegnarlo bene,,,,e predisporsi per apprenderlo con pazienza e costanza.Uno imparera' benissimo,un altro cosi cosi', ma come tutti possono imparare a scrivere vi garantisco che tutti possono imparare afare uno schizzo, un bozzetto, una impressione dal vero, perche il disegno e' una lingua che s'impara a parlare ( IL DISEGNARE ) come tutte le altre.
Gli occhi e le mani c'e' l'hanno tutti, con esercizio, applicazione conoscenza, e sopratutto passione e pazienza si riesce a disegnare.
Il diseggno non e' una fotografia ma un'altra cosa, e.... quello che si vede e si trasmette su un foglio spinti dalla sensazione che quell'immaggine ci ha dato.
Mi fermo per non annoiarvi e per non leggere nella chat che sono uno spocchioso e saccente che ha la presunzione di fare il professore, ma ci sarebbe molto da dire.

Qesto scritto e' indirizzato a chi non ha capito il mio pensiero e a chi ha frainteso le mie parole. un cordiale saluto alessandro

POSTO QUESTO MIO SCRITTO QUI PERCHE NON SAPREI DOVE POSTARLO


alexander 10 Oggetto:   29 Gen, 2007 - 19:38  Profilo Rispondi citando   

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Veramente ho sorriso, mi hai fatto rivenire alla mente lo scompiglio che porto nel gruppo Annamaria la rossa....hahahaha
poi vi raccontero'
.

Gabbiano 11 Oggetto:   29 Gen, 2007 - 14:01  Profilo Rispondi citando   

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Ho letto con interesse i vostri ricordi e voglio partecipare anche io con uno mio,che vi farà sicuramente sorridere.
Ero in terza elementare e frequentavo la scuola delle suore con i cappellacci bianchi,che sembravano aquiloni.Eravamo in classe mista e con le ragazzine ogni mattina ne inventavamo una.Il convitto era attaccato alla cattedrale,già tempio di minerva,per cui decidemmo di sposarci( che stolti!!!).Tutti insieme andavamo in chiesa e poi le femminnucce sceglievano chi sposare.Uniti in matrimonio,ritornavamo in classe con l'anellino al dito.Ma la cosa non finiva lì,perchè all'uscita di scuola c'era il regolamento di conti fra i maschietti che non erano soddisfatti dei matrimoni della mattina...Allora si ingaggiavano battaglie con i portapenne di legno che andavano in pezzi in quanto si usavano le cartelle come scudi.Per cui richiesta di un nuovo portapenne...Le suore vennero a sapere questi episodi e si indignarono fortemente.A fine anno convocarono mio papà,al quale dissero che non potevano più tenermi in quella scuola!!!Infatti in quarta elementare andai alla scuola pubblica ed in una classe rigorosamente maschile...13 13





alexander Oggetto: Un ricordo della mia infanzia  27 Gen, 2007 - 14:07  Profilo Rispondi citando   

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Ciao a tutti
mi accingo a scrivere un mio ricordo, uno dei pochi: perche' essendo un figlio della guerra di ricordi belli ce ne sono pochi. Ricordo suscitatomi dall'osservazione di mio nipote di 9 anni. Nel 1949, a noi bambini di 9 anni mancavano molte cose, specialmente cose ludiche, ma ricordo con piacere che avevamo molta fantasia e voglia di vivere, ricordo con nostalgia la nostra capacita' d'inventarci cio' che i nostri genitori non potevano darci, l'unica cosa che avevamo a disposizione era un gran bel giardino perche abitavamo in uno dei piu' belli quartieri di roma ( al Gianicolo ), e in questo giardino noi bambini sognavamoe ci preparavamo ad affrontare la vita,( giardino che ci sembrava immenso ma in realta' rivisto oggi e' un modesto giardino).
Ci riunivamo al mattino, io..., Massimo, Giorgio, e Annamaria ( la rossa )
perche aveva dei stupendi capelli lunghi finoalle spalle, tra'il biondo e il rosso rame.....magnifici capelli, ci riunivamo e decidevamo il gioco da inventarci. Uno dei giochi che piu' ci appassionava era quello di costruire dei piccoli agglomerati urbani dei paesini in tutte le componenti, stradine con staccionate case fatte di mattoncini e calce ( fango ) castello scolpito nel tufo, insomma tutto, e c'impegnava per giorni e giorni, tutti accovacciati per terre a sognare e costruire, annamaria reperiva i materiali, massimo studiava le posizioni ( oggi architetto ) io e giorgio l'impresa di costruzioni.
Questo mio ricordo.... mi porta a considerare che eravamo felici con niente qualche chiodone e un martello, un po di terra e molta inventiva; oggia quella stessa eta' hanno tutto e il piu' di tutto e sono sempre insoddisfatti perche non trovano con che divertirsi,.........ma non so..... c'e' qualche cosa che non funziona.

Spero di non avervi annoiato con le mie considerazioni un saluto alessandro

Letizia Oggetto:   24 Gen, 2007 - 20:04  Profilo Rispondi citando   

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Un ricordo allegro
Non ho mai avuto molta memoria, soprattutto per i volti, e ciò mi ha causato spesso dei problemi.
Verso la fine degli anni '60 con un gruppo di amici avevamo organizzato il veglione di Capodanno a casa mia. Ricordo ancora bene l'eccitazione dei preparativi, la casa tirata a lustro, il grande albero di Natale scintillante e tutte le pietanze saporite preparate da mia mamma. Ricordo anche l'abito che indossavo che era nero e pieno di lustrini – come potrei non ricordare il primo abito da sera lungo e per giunta nero?
I primi trilli del campanello della porta, gli invitati che arrivavano a frotte, le presentazioni affrettate perché diversi amici mi avevano detto posso portare......?
Poi cominciò la musica e si alternavano ritmi lenti a ritmi veloci.
Gli invitati continuavano ad arrivare numerosi.
La festa procedeva per il meglio e tutti sembravano a loro agio e divertiti.
Un ragazzo che non mi sembrava di conoscere m'invitò a ballare e mentre ci muovevamo mi chiese il nome e dopo averglielo detto gli chiesi a mia volta il suo.
La risposta mi lasciò interdetta poiché non conoscevo nessuno con quel nome né ricordavo che gli amici mi avessero detto di voler invitare qualcuno che si chiamasse Elio. Di certo il viso del mio cavaliere non mi era noto, ma non mi preoccupai molto data la confusione e la mia memoria visiva
Mamma nel frattempo si agitava perché il buffet aveva grande successo e pensava di non aver preparato cibo a sufficienza per tutti.
Qualcuno mi chiese di uscire sul balcone per poter fumare una sigaretta e subito fu seguito da altri invitati. Erano da poco trascorse le 23 ma in tutto il quartiere già avevano cominciato ad attrezzarsi per sparare i fuochi ed i botti. Dal balcone giungevano voci giovanili che si intrecciavano in cori di buon anno nuovo, poi qualcuno mi disse che anche nell'appartamento a fianco c'era un veglione e dopo poco uno stuolo di giovani si diresse verso l'ingresso a riprendere cappotti e borse.
Alla mia richiesta su dove andassero prima della mezzanotte mi risposero di scusarli perché avevano sbagliato festa. Loro erano stati invitati sì al quinto piano, ma era il quinto piano dell'altra scala.
Solo verso le due del mattino riuscii a spiegarmi perché sembrava che tutti si conoscessero. Il mio vicino del quinto piano studiava proprio nella stessa facoltà di alcuni dei miei amici e quindi si conoscevano tutti.
fenice Oggetto:   24 Gen, 2007 - 13:15  Profilo Rispondi citando   

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Belli i vostri ricordi coi nonni, io purtroppo non ho avuto questa fortuna, i miei nonni materni non c'erano già più quando sono nata e quelli paterni sono morti quando io ero piccolissima.
Ma leggendo la tua storia, Bluemoon, mi hai fatto pensare ai nomi, diciamo che anche la mia famiglia non scherzava: la nonna paterna si chiamava Apollonia e mia madre Genoveffa ci siamo sempre chiesti pure noi da dove provenissero questi nomi!

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Letizia Oggetto:   24 Gen, 2007 - 11:01  Profilo Rispondi citando   

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Grazie Blumoon per i ricordi dei tuoi nonni Esuberante ed Illuminata.
Mi hai fatto ritornare alla mente l'epoca in cui ci riunivamo per le feste a casa di mia nonna ed a qualcuno toccava di dormire in due su un materasso posto per terra e magari anche testa e piedi. Che fortuna che nei letti matrimoniali si usasse mettere due materassi per parte, altro che i Permaflex rigidi ed unici!
alexander 7 Oggetto: i tuoi nonni  23 Gen, 2007 - 20:07  Profilo Rispondi citando   

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Grazie per il gentile, ma grazie soprattutto per la tua descrizione, mi ha fatto venire in mente tanti ricordi, anche poco piacevoli ma nella vita, ci i belli e i brutti ricordi, cerchero' di scinderli e prendere i piu' belli ed esternarli, facendo cosi'sorridere come tu hai fatto per me.

un saluto alessandro

bluemoon Oggetto: grazie grazie  23 Gen, 2007 - 17:28  Profilo Rispondi citando   

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Sei molto gentile Alexander.... Spero di leggerti presto:

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alexander Oggetto: il paesino  23 Gen, 2007 - 11:21  Profilo Rispondi citando   

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Erano altri tempi, molto luminosi ma nell'anima, e per questo che i tuoi nonni
scelsero nomi cosi poetici.
Bel quadretto pieno di sentimento e coloratissimo.

bluemoon Oggetto: a proposito di nonni  23 Gen, 2007 - 11:02  Profilo Rispondi citando   

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Paesino sperduto nel Monferrato ....
i miei nonni avevano una grande cascina ed i numerosi nipoti (avevano avuto 9 figli) venivano mandati in campagna nelle vacanze scolastiche, ...altri tempi, vero? Per sistemarci tutti quanti, la nonna aggiungeva nelle camere al primo piano parecchi "materassi" costituiti da foglie secche di granturco che erano un grande spasso per gli scricchiolii che producevano, oggetto di gara fra maschi e femmine.
Quando eravamo davvero in troppi, la nonna ci consigliava di coricarci piedi-testa e questo era un altro grande divertimento..per il solletico ed i commenti...
Furono in quegli anni del dopoguerra, nonostante tutti i patimenti, le più spensierate vacanze della fanciullezza, ed li rivivo a volte con i cugini negli incontri che ancora teniamo nello stesso paesino amatissimo da tutti quanti noi.
Ma lo stupore più grande che ho ancora oggi è questo: mio nonno, nato nell'800, si chiamava Esuberante ...ma da dove poteva provenire un nome così insolito in un mare di Giuseppe e simili?mi piace pensare che i suoi genitori fossero già lettori e colpiti da questo ridondante aggettivo letto chissà dove.. La nonna si chiamava Illuminata...che tenerezza!!!


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alexander 7 Oggetto: ricordi  23 Gen, 2007 - 08:11  Profilo Rispondi citando   

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Bello questo spazio per i ricordi, molto romantico.

grazie a tutti voi

Letizia Oggetto:   21 Gen, 2007 - 18:13  Profilo Rispondi citando   

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Grazie Solare per il tuo ricordo di guerra
solare35 Oggetto: VADO LIGURE SV  19 Gen, 2007 - 18:44  Profilo Rispondi citando   

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Una parte di questa storia già l‘ho raccontata in “viaggi” e spero di riuscire a non ripetermi molto.
Avevo 7 anni, nonostante siano passati ben 65 anni l’ho impressa nella mia mente come fosse successa l’anno scorso.
Mi trovavo a Vado Ligure, c’era la guerra e molto spesso suonava la sirena dell’allarme, ma fino a quella sera non era successo nulla che coinvolgesse e sconvolgesse quel paese della Riviera di Ponente. Mi ricordo perfino la data: 12 ottobre 1942 ore 23.00. Ci accingevamo ad andare a letto e mio papà rassicurò mia mamma e me che quella sera non ci sarebbe stato alcun allarme perché c’era stato la sera prima, difficilmente a quell’epoca sarebbe stato necessario suonarlo per due sere consecutive.
Appena coricati la sirena si mise a suonare e noi di corsa ci siamo mezzi vestiti. Mia mamma si mise la vestaglia e prese la borsa con gli “averi” e le tessere annonarie (la borsa era sempre pronta per scappare e portarci appresso quelle cose preziose), mio papà indossò il soprabito sopra il pigiama e mi mise un cappottino leggero sopra la camicia da notte, dopo di che mi prese in braccio e ci avviammo verso il “rifugio”. Questo era nel retro del bar a piano terra del palazzo stesso che era stato debitamente attrezzato per fungere da rifugio antiaereo, e questo retro si trovava precisamente sotto la sala da pranzo dell’appartamento dove eravamo in affitto. Mentre uscivamo il padrone di casa ci pregò di attenderlo per scendere assieme, la moglie e la figlia se ne erano andate senza aspettarlo. Mio papà acconsentì e mi mise a sedere sopra su un grosso e robusto tavolo rotondo al centro della stanza. Mia mamma mi prese mi rimise in braccio a mio papà e lo spinse fuori della porta. Mia mamma è sempre stata molto gentile ed affettuosa con il marito, ed egli meravigliato di questo comportamento le chiese cosa le prendesse. Mai mia mamma si era rifiutata di fare una cortesia ad una terza persona! Essa per tutta risposta gli diede uno spintone che gli fece fare di corsa la prima rampa di scale. Insomma brontolando fra loro due arrivammo sotto l’architrave della porta del rifugio e successe il finimondo. Una bomba aveva centrato il nostro palazzo e noi fummo coperti dalle macerie, al buio e con la gente che urlava. Non so come fece, o meglio lo so ma sarebbe troppo lungo raccontarlo,(un giorno forse lo racconterò) mio papà riuscì a portarci fuori da quella situazione e ci trovammo sulla spiaggia con gli indumenti a brandelli, senza la famosa borsa, in mezzo a tanta desolazione. Palazzi crollati, colline in fiamme e gente che urlava. Non potrò mai dimenticare quella notte.
Ah, dimenticavo dai rilevamenti effettuati la bomba è stata fermata da quel tavolo dove ero seduta io ed è esplosa lì disintegrando tutto, compreso il padrone di casa e tutto ciò che possedevamo.
Fummo aiutati dall’U.N.P.A. che ci fornì di vestiario, non vi dico come, e non avendo la residenza sul luogo mandarono a casa mia mamma e la sua bambina fornendo loro il “foglio di via” per il viaggio di ritorno a casa. Mio papà non potette abbandonare il posto di lavoro e fu precettato. Non vi sto a raccontare la disperazione dei miei nonni paterni quando ci videro arrivare a casa in quelle condizioni senza mio papà.
Finita la guerra sono ritornata in quella cittadina e la mia tristezza fu enorme quando al posto di quel palazzo dove avevamo abitato, avuto quell’avventura e avevamo conosciuto tante care persone c’era una grande piazza.

ira Oggetto:   18 Gen, 2007 - 19:11  Profilo Rispondi citando   

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un'grande

un grande
hhahha ira

ira Oggetto:   18 Gen, 2007 - 19:08  Profilo Rispondi citando   

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fenice pensa che fortuna hai avuto ..l'onore che un'uomo di cultura si è tolto il cappello x salutarti....e la sua discreta uducazione ti è rimasta impressa....ricordi la sua eleganza
i suoi modi......il suo dire..............deve essere stato un'grande uomo....e se tu ricordi questi dettagli...e se..ricordi tante cose ..devi essere stata a tua volta alunna attenta...
e non è questo il dovere di un proff?.....affascinare x poter dire e farsi amare.......ira

fenice Oggetto:   18 Gen, 2007 - 15:31  Profilo Rispondi citando   

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Io non mi sono mai innamorata dei miei insegnanti, forse anche perché nessuno di loro era particolarmente interessante per un’adolescente che sognava il principe azzurro.
C’è però nei miei ricordi il professore di matematica e fisica del liceo.
Era un uomo anziano, almeno così lo vedevamo noi, molto serio, elegante e che non dava confidenza a nessuno.
Si limitava ad entrare in classe a spiegare ed interrogare: lui parlava solo di matematica e di fisica.
Di lui si sapeva pochissimo: era single, ex ufficiale, legatissimo al nostro liceo al punto che, pur avendo superato il concorso per diventare preside, aveva rinunciato per non lasciare la nostra scuola nella quale ha insegnato, per oltre 40 anni, a più generazioni.
A quei tempi c’erano i trimestri, se nel primo trimestre tu avevi l’insufficienza nella sua materia, dovevi recuperare facendoti interrogare e solo se avevi dimostrato di conoscere tutto il programma di quel trimestre potevi considerarti salvo.
Anche queste interrogazioni avevano un cerimoniale: lo dovevi aspettare prima che entrasse in classe e chiedergli se ti poteva interrogare, lui, dopo aver svolto la sua lezione ti chiamava ed iniziava una serie di interrogazioni che potevano durare anche un mese!
Per questo motivo, io in seconda liceo, decisi fin dall’inizio che sarei stata rimandata in fisica, fu uno stratagemma per non trascurare le altre materie in cui avevo dei problemi.
Questo insegnante andò in pensione per raggiunti limiti di età (allora erano 70) quando io terminai il liceo.
Con nostra grande sorpresa accettò di partecipare alla cena di fine anno( non lo aveva mai fatto), e fu così che avemmo modo di conoscerlo finalmente!
Era un uomo di grande cultura, con molti interessi, e soprattutto, si ricordava di tutti i suoi ex allievi: sapeva a quale facoltà si erano iscritti e a quale carriera erano indirizzati.
Quando, successivamente, io proseguii i miei studi a Torino, mi capitava sovente di incontrarlo sull’autobus ( sapevamo che lui frequentava il circolo ex ufficiali), lui si alzava, si toglieva il cappello e con un inchino, mi salutava.
Ci siamo sempre chiesti, io e i miei compagni, per quale motivo lui non abbia mai voluto farsi conoscere da noi per quel che era veramente e non quel burbero insegnante col quale non si poteva conversare.
Quest’estate ho visto il film di Faletti “Notte prima degli esami” e mi è tornato in mente quel professore, tanto temuto e poco apprezzato, perchè poco conosciuto, da molti di noi.


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Alma Oggetto:   18 Gen, 2007 - 00:32  Profilo Rispondi citando   

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Questo è uno dei miei primi forti ricordi... Segno sicuramente di un'altra epoca, di un'altra educazione, di un'altra mentalità....
Sono nata sotto un cavolo....
mia madre me lo raccontava sempre... un giorno è andata nell'orto a raccogliere delle verdure, quando mi ha visto ai piedi di un grande e bellissimo cavolo. Ero in una grossa foglia di cavolo, come in una culla ed agitavo manine e piedini e le sorridevo... allora lei, tutta contenta di avermi trovato, mi portò in casa e da allora abbiamo sempre vissuto tutti insieme felici e contenti.
Non avevo nessun motivo per dubitare delle sue parole, verso i quattro anni tutto è possibile... ma avevo dei grossi problemi con le mie piccole amichette che frequentavo nei pomeriggi in cui mia madre mi portava ai giardini, di tanto in tanto. ..
Perchè loro erano tutte nate sotto a dei cespugli di rose ! Una poi, che si chiamava Rosetta ( perchè lei era nata sotto a un bellissssimo cespuglio di rose bellissssssime...) insisteva nel dire che sotto i cavoli ci nascono i maschi.
I maschi si differenziavano dalle femmine per il taglio dei capelli. ( Naturalmente questo lo avevamo capito noi da soli, osservando...)
Se l'orecchio si vedeva tutto, si era maschi, mentre se la lunghezza dei capelli poteva coprire l'orecchio, femmine. In teoria io dunque ero femmina, anche se di stretta misura, ma l'essere nata sotto un cavolo divideva il parere. di noi bimbetti... Per Rosetta ad esempio, una delle mie piccole amiche, il luogo di nascita era più importante della lunghezza dei capelli, indi, io ero maschio. Il fatto poi che d'estate mia madre mi mettesse i calzoncini di tela corti ( come li portavano i maschi ) era un chiaro segno della mia identità.
Sembrerà ridicolo, ma a quell'età mi sentivo un' aliena... un essere indefinito... ero proprio a disagio..
Cercai di convincere mia madre che forse ricordava male... che forse era un cespuglio di rose quello sotto al quale mi aveva trovata, perchè le bambine nascono sotto i cespugli di rose... non è vero ? Ammetteva che ci potevano anche essere di questi casi , ma io no ! Io ero inequivocabilmente nata sotto a un cavolo....
Rimasi nell'incertezza della mia appartenenza a un preciso gruppo definito finchè non scoprii, poco tempo dopo, ciò che distingueva senza ombra di dubbio un maschio da una femmina ( e rose e cavoli passarono nel mondo delle favole ). Ma fino a quel momento ebbi vita difficile con i coetanei... se ripenso alla Rosetta ! Ancora mi stà antipatica...
E solo diventata grande capii perchè mia mamma insisteva nella sua versione.... la rivedo seduta a rammendare mentre mi racconta questa storia del cavolo....
Lei voleva solo prendendosi una piccola personale rivincita verso il destino.... Lei aveva sempre desiderato di avere un figlio maschio, aveva avuto una femmina.... ebbene pazienza, ma almeno, nata sotto a un cavolo come un maschietto !

ps.
sempre meglio di ciò che capitò a un maschietto ( e dico la verità, non scherzo ! ) la cui madre avrebbe voluto fortemente una femminuccia.... lo vestì da femmina e gli lasciò i capelli lunghi fino a che non andò in prima elementare.... altre epoche, ripeto altre epoche .... e anche altre mentalità....



colibri Oggetto:   17 Gen, 2007 - 23:29  Profilo Rispondi citando   

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Grazie per il benvenuto Pandora......belli i ricordi sui nonni io non ne ho non ho mai conosciuto ne quelli paterni ne quelli materni però sono cresciuta con i racconti...i genitori di mia madre mancarono presto quelli di mio padre no e vissero la 2° guerra mondiale....mio padre la sera ci faceva sedere vicino alla stufa a legno che avevamo e cominciava a raccontare....
che darei per riascoltare la voce di mio padre raccontarli ancora....come ho già detto non riesco a ricordare niente o quasi...ma credetemi vorrei tanto....

_________________
Io sono solo una piccola matita nelle mani del Signore


(M.T.di Calcutta)
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