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liliana Oggetto: Evento Ferrovia  03 Ott, 2019 - 12:49  Profilo Rispondi citando   

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Dopo i ricordi molto belli di Patrizia 51, scrivo su questo forum, anche se da tempo,anzi moltissimo tempo non è stato fatto,ma oggi perchè? La risposta la trovo in queste parole scritte da: Antonio Cuomo pubblicata il 1 ottobre in Frasi & Aforismi (Vita)

Ci sono giorni pieni di vento, ci sono giorni pieni di rabbia, ci sono giorni pieni di lacrime, e poi ci sono giorni pieni d'amore che ti danno il coraggio di andare avanti per tutti gli altri giorni.

Da mia madre,ho ereditato certamente il coraggio di andare avanti, ma non mi sono mancati i valori trasmessi da mio padre. Oggi, l'evento dedicato alla "Ferrovia e ai Treni", mi hanno ricordato gli elementi che rappresentavano il suo lavoro da "Capo treno".

A volte, quando doveva andare a Napoli sua città Natale, portava con sè qualcuno dei miei fratelli,molte volte il privilegio, era riservato anche alla mia persona.

I ricordi positivi sono tanti, certamente potrebbe nascere una novella,ma per il momento, li lascerò vivere custoditi nella mente,dove non saranno cancellati. Liliana
Patrizia51 Oggetto:   04 Ago, 2019 - 18:32  Profilo Rispondi citando   

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In un afoso pomeriggio di agosto, in attesa di un po' di vacanza che per ora sembra non arrivare, ho ritrovato alcuni ricordi e li metto qui, giusto per movimentare un po' questo sito addormentato e oramai quasi del tutto abbandonato..... Chissà se a qualcuno farà piacere leggere....


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Ci sono persone che, in maniera più o meno consapevole, più o meno profonda, modificano alcune nostre percezioni, alterando, anche radicalmente, determinati aspetti del nostro carattere e della nostra vita, e che magari senza neanche accorgersene influiscono sul nostro cambiamento, sulla nostra crescita, sulla nostra evoluzione. Difficilmente però ci soffermiamo a riflettere su questa grande verità.

Noi siamo il risultato di tanti fattori, è vero; tutto quello che abbiamo vissuto fino ad ora ha contribuito a formare quello che siamo oggi. Il nostro carattere, i nostri gusti, le nostre reazioni, derivano e si modificano grazie, o a causa, di quello che ci ruota intorno.
E che cambia, impercettibilmente, di giorno in giorno.
E anche noi cambiamo, almeno nella percezione delle cose e delle persone.

Se mi fermo a pensarci, io ho imparato molto anche da persone che hanno avuto un ruolo piuttosto marginale nella mia vita.
Meteore, chicchi di luce che hanno a malapena attraversato il mio cielo, persone che magari ho perso di vista, delle quali non so quale sia stato il percorso di vita, ma che mi hanno lasciato qualcosa di importante.

Potrei parlare, ad esempio, di Giovanna, un’amica delle elementari sempre molto curata, con il cerchietto di velluto blu, un cappottino nuovo ogni anno; mi invitata a casa sua per fare i compiti ed io mi trovavo in un ambiente raffinato, signorile, molto curato, ma non ostentato, del tutto diverso da quello dove io, di condizioni più modeste, vivevo; ma io mi sentivo a mio agio. Si faceva merenda con pane e Nutella, come a casa mia, ma lì la Nutella era molto più abbondante di quella che ero abituata a vedere sulla mia fetta di pane… era “lucida” …. Da lei ho imparato che si può essere di diversa estrazione sociale, ma ci sono persone che non te lo fanno pesare.

Oppure di Patrizia che ha perso il padre improvvisamente a 11 anni e di quanto da lei e dalla sue famiglia abbia imparato la fierezza e la dignità nonostante il dolore e le grosse difficoltà.

E anche di Daniela, la mia grande amica quasi esclusiva; ero un po’ gelosa se parlava con le altre amiche e mi sentivo esclusa, ma lei ha sempre avuto con me una grande pazienza, oltre che un grane affetto, e non l’ho mai vista arrabbiata o dispiaciuta; anche se qualcuno le rispondeva male o ce l’aveva con lei, aveva sempre una giustificazione per tutti: grande Daniela! Ti voglio bene e sei tutt’ora una grande amica….

E Anna Maria…. era invidiosa di tutto quello che avevo e correva subito a comprare le stesse cose per non essere da meno; non perdeva occasione di farmi fare brutta figura e pur di parlare male di me si inventava cose non vere; mi ha fatto soffrire molto e abbiamo fatto grandi litigate finchè ognuna è andata poi per la sua strada e ci siamo perse di vista, ma con lei ho capito che l’invidia è una brutta bestia e che non vale mai la pena, mai….

C’è stata Nadia, molto più grande di me, che mi ha insegnato a prendermi cura del mio fisico, a truccarmi nel modo giusto, a curare i capelli, a vestirmi con gusto anche con cose semplici. Da lei ho imparato la cura dei dettagli, l’abbinamento dei colori e che un piccolo particolare, anche un po’ “strano”, può dare a tutto uno stile molto più personale, una certa raffinatezza, e dare un certo fascino anche se non si è bellissime.

E poi Mario, di cui ero pazzamente innamorata, ma che non mi considerava proprio: da lui ho imparato che ci sono ragazzi garbati, educati, sensibili che anche se hanno capito tutto (e aveva capito tutto...) sanno stare signorilmente al proprio posto e non alimentare inutili illusioni.... e non approfittarsene.

Ma anche Luca, che aveva perso la testa per me e me lo ritrovavo ad ogni angolo di strada, in ogni locale in cui andavamo, sempre gentile e disponibile, sempre pronto ad accompagnarmi ovunque o a darmi un passaggio in macchina ogni volta che ne avevo bisogno, e con il quale ad un certo punto ho chiarito che era una gran bella persona, ma solo quello per me… ci è rimasto un po’ male perché ci sperava, ma siamo rimasti grandi amici e lo siamo ancora. Con lui ho capito che fra persone intelligenti si possono tenere buoni rapporti anche se le cose non vanno come vorresti…..

... e Piero, che mi ha insegnato a guidare e che mi premiava con un bacio ad ogni progresso anche minimo.... che bei premi.... e che bello premiare qualcuno anche per così poco, anche se dietro c'era molto altro....

E poi c’è chi ti lascia, improvvisamente, inspiegabilmente come ha fatto Ivo, e tu credi che morirai, che non ce la farai mai, che non è possibile, che…. E poi invece capisci che d’amore non si muore e che “chiusa una porta, si apre un portone”. E menomale…

E che dire della professoressa di lettere, grande insegnante e grande donna, che quando ha capito che dovevo rinunciare al mio sogno mi ha spiegato che se la vita ti costringe a rinunciare ad un grande sogno, bisogna raccogliere le forze e andare avanti. E cercarne un altro. E realizzarlo, costi quel che costi. Non è così poi che vanno le cose, perché spesso l'ultima parola non è la nostra, ma mi ha aiutato a superare un momento difficile.

C'è stato anche un medico molto importante, che si è preso cura di me proprio nel momento più brutto della mia vita, ed al quale mi sono affidata totalmente con grande fiducia; oltre a curarmi in modo molto professionale, mi ha sostenuto moralmente e psicologicamente con una disponibilità veramente rara, e mi è stato veramente di grande aiuto per superare una fase drammatica.... La cosa più angosciante è la fine che ha fatto, un dramma immenso... mi vengono i brividi ancora oggi se ci penso e dopo tanto tempo non riesco ancora a farmene una ragione, ma da quanto è accaduto ho capito che ogni persona, per quanto possa mostrare un grande equilibrio, oltre una grande professionalità, può nascondere dentro di sé una parte tremenda, quasi diabolica che nessuno si aspetterebbe mai.

E che dire di chi ha conquistato "opportunisticamente" la tua fiducia e poi l'ha miseramente tradita? Impari, anche avanti negli anni, che la fiducia non è per tutti, ma è solo per chi dimostra (e prima lo dimostra) di meritarla.

E tante altre persone, naturalmente, che sono passate per un giorno, per un mese, per un anno: tutte hanno lasciato qualcosa di sé e hanno preso qualcosa di me.

Poi ci sono quelle più importanti, che non sono state meteore, ma colonne portanti della mia vita, e lo sono tuttora.

Prima di tutti loro, i miei genitori….
Loro mi hanno insegnato a camminare. A modo loro, certo, con i loro mezzi e le loro scarse risorse, ma lo hanno fatto con grande amore.

...e i fratelli.... quante battaglie, quante litigate, ma quanta complicità.

E i miei figli.
Loro mi hanno insegnato a volare, mi hanno aperto nuovi mondi, mi hanno “portato” in un altro universo….E ogni giorno mi costringono ancora ad imparare, a mettermi in gioco, a ricredermi, a cercare e trovare alternative, ad accettare scelte e stili di vita diversi, senza porsi troppe domande.

E dopo i nipotini…. l’amore puro della nuova vita che sai che contiene la tua cellula di eternità, la “leggerezza” di un rapporto di solo amore.

E naturalmente mio marito, il grande amore della mia vita: con lui ho imparato cosa vuol dire amare una persona per sempre, cosa vuol dire sentirsi amati per quello che siamo, cosa vuol dire essere se stessi sempre, senza remore, senza pregiudizi, senza limiti. E che tutti i dubbi possono diventare certezze e rimanere certezze per sempre; che ci possono essere momenti bui e che puoi anche permetterti di litigare, perché sai che l’ “essenza” rimane inalterata, che la certezza dell’uno per l’altro niente e nessuno la può scalfire. A lui devo la mia forza, la mia sicurezza, le mie certezze, la mia dignità e la mia fierezza, e tutto questo deriva dalla consapevolezza di essere importante per qualcuno.

Posso dunque ringraziare tutte queste persone, e molte altre, per aver contribuito alla mia formazione e a tutte le trasformazioni che ne sono seguite, ma certamente anch’io sarò stata una meteora nel cielo di qualcun altro …. e nella scia avrò lasciato sicuramente una traccia del mio nome….
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Patrizia51 Oggetto:   07 Lug, 2019 - 00:42  Profilo Rispondi citando   

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İo me la ricordo la felicità, era fatta di operai che andavano al mare nei giorni di agosto.
Le macchine senza aria condizionata, con i portapacchi piene di valigie e le autostrade senza bollini neri.
Erano gli anni dove i pensionati potevamo permettersi la giusta ricompensa dopo una vita di sacrifici, erano gli anni delle spiagge con i tavolini e le paste al forno, e quei contenitori frigo, più forniti dei supermercati. La felicità, con quelle sedie pieghevoli e quei caffè nei termos a fine pranzo, le foto con i rullini, i discorsi tutti insieme a fine pranzo, i bambini che facevano i bambini.
Le città deserte, per il pane dovevi andare alla stazione centrale perché tutti sapevano che lì c’era un supermercato sempre aperto.
Aveva un altro sapore la felicità! Le discoteche in spiaggia, fatte di legno con le lampadine colorate, le ragazze sedute che aspettavano l’invito per ballare quei lenti e conoscersi meglio, eravamo più estranei e molto più intimi senza sapere ancora il nome.
Noi, con una chitarra e un fuoco in spiaggia, avevamo il paradiso, noi in cerchio e una bottiglia che girava trovavamo un bacio, e porca puttana ti capitava sempre quello che non ci piaceva.
Noi, figli dei francobolli e delle cartoline “tanti saluti dal mare” che li spedivamo sempre l’ultimo giorno, forse per questo avevano il sapore amaro quei francobolli quando li leccavi, perché le vacanze finivano, ma si tornava a casa felici, senza bollette arretrate nei cassetti, con le cartoline che arrivavano in autunno, con la serenità nella testa e la speranza sempre a portata di mano.
Invece oggi il 15 agosto i centri commerciali sono sempre aperti, le città sempre più popolate, i pensionati li vedi lì, sotto qualche albero per un po’ di fresco.
Ci facciamo sempre più foto senza il bisogno di andarle a sviluppare, e qui, ci hanno fregato l’attesa, Andiamo in spiagge organizzate e devi rispettare i limiti, e qui, ci hanno fregato gli spazi.
Abbiamo voluto di più ma abbiamo ottenuto di meno.
Abbiamo ottenuto un smartphone per parlare con il mondo, e qui, ci hanno fregato la voglia di stare insieme. Io me la ricordo la felicità, rimaneva a te, sulla pelle, e non aveva nessuna password..

(dal web)








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Patrizia51 Oggetto:   14 Dic, 2018 - 22:48  Profilo Rispondi citando   

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Quanto è cambiato il Natale negli ultimi 50 anni? Tanto, ma non troppo, almeno per me....

Vi racconto com’era il mio.

IL NOSTRO NATALE

Sono nata e cresciuta in una cittadina di provincia, in una famiglia modesta, grandi lavoratori, persone semplici, ma con una grande dignità. Con tre figli da tirare avanti, non c’erano grandi possibilità economiche e si “sfruttava” l’occasione del Natale per regalare una cosa utile: un paio di scarpe nuove, un cappottino, un abitino, qualcosa per la casa….
Era soprattutto una festa in famiglia e la famiglia era tutta unita per far sì che fosse una vera festa.

Nonostante tutto questo, io non mi sentivo inferiore a nessuno, avevo tutto quello che mi bastava e aspettavo il Natale con grande gioia; il solo girare per le strade del centro illuminate e vedere le vetrine piene di cose meravigliose mi faceva sentire una principessa, anche se sapevo benissimo che tutto quello non era per me.

Mi piaceva da morire tutto quello che facevamo e l’atmosfera che si creava in quei giorni: facevamo un piccolo albero di Natale e un piccolo presepe, riciclando sempre il materiale degli anni precedenti; usavamo palline di vetro soffiato, leggere, preziose, che si conservavano con cura nelle scatole, tra la carta velina. Curavamo molto le decorazioni della casa, che erano sempre fatte a mano da noi, e soprattutto la confezione dei pacchetti, e scrivevamo con particolare cura i biglietti di auguri.
Terminate le confezioni, si metteva tutto sotto l’albero in attesa della cena della vigilia, che si faceva quasi sempre a casa nostra. Tutti insieme: nonni, zii, cugini…
Eravamo una bella “tavolata”, si rideva, si facevano le battute, si scherzava, i grandi parlavano anche di cose importanti e noi bambini facevamo un po’ di confusione e a volte litigavamo, ma ci divertivamo molto. Si mangiavano le “cose ghiotte” che c’erano in abbondanza solo in quella occasione; la cosa che non mancava mai era il “castagnaccio” (dolce tipico toscano di farina di castagne), che zio Armando preparava con grande cura e in abbondanza.
Ognuno portava qualcosa e la serata scorreva allegra e festosa.

Nel frattempo tutti aspettavamo ansiosi il momento dell’apertura del regali (non arrivava Babbo Natale, allora), il momento di massima felicità, che si trasformava poi in una montagna di carte e nastrini che qualcuno dopo provvedeva a mettere in ordine.

Era davvero una festa, di cui conservo ancora oggi ricordi meravigliosi.

Poco prima di mezzanotte, ognuno tornava a casa sua perché la nostra famiglia (e anche altri) andava a messa; mi è sempre piaciuto assistere alla messa di Natale di mezzanotte, anche se ero sempre assonnata: il fatto di uscire di casa di notte, a piedi, con il freddo, e trovare per strada tutta quella gente che si salutava e si scambiava gli auguri mi dava una grande gioia …. e poi era una cosa che si faceva solo in quella occasione…. la chiesa illuminata, i canti natalizi, quell’atmosfera d’incanto… tutto molto bello….

Poi arrivava il giorno di Natale, il grande pranzo che ci vedeva nuovamente tutti uniti, vestiti a festa (magari con i regali ricevuti la sera prima), intorno al tavolo che diventava più grande grazie a quelle “prolunghe” che apparivano solo nelle grandi occasioni per poi scomparire: la tovaglia natalizia, i piatti del “servizio bello”, i bicchieri a calice; gli antipasti erano i tipici, classici crostini toscani, e poi il brodo di cappone con i tortellini, il piatto dei bolliti con contorno di carciofini sottaceto (rigorosamente fatti in casa) e l’insalata russa, l’arrosto misto con le patate, i dolci tipici natalizi… che scorpacciate….

Dopo giocavamo.... tutti giochi cui potevano partecipare anche i bambini: a sette e mezzo, a rubamazzo, a tombola…. (con i soldi!) e avanti fino a sera dove, per chi rimaneva, c’era la cena fatta con gli avanzi del pranzo, ma nessuno aveva mai fame…..

Che felicità!

Ed oggi, cosa è rimasto di tutto questo?

Prima i nonni, poi i genitori hanno portato avanti certe tradizioni senza grossi cambiamenti; e noi, che siamo ora dalla parte dei nonni, cerchiamo di continuare, festeggiando il Natale in famiglia, tutti insieme, nella nostra grande e bella casa, ora con tutti i confort e le comodità che da bambina non avevo mai avuto, e che forse non osavo nemmeno sognare; c’è un grande albero di Natale che arriva fino al soffitto, un bel presepe, le decorazioni in casa e le lucette in giardino, ma mi rendo conto che continuare con tutto questo sarà sempre più difficile e, dopo di noi, probabilmente le cose cambieranno.

Certo, è vero, i miei tortellini in brodo, come dicono i miei figli ed i miei nipoti, sono i più buoni del mondo, ma mia figlia il brodo non lo sa cucinare e non ha nessuna intenzione di imparare (e mia nuora pure…), preferiscono prenderlo già fatto da mamma... e la “cremina” che preparo per il Pandoro è unica (e poi ora si trova tutto già pronto), ma c’è anche chi a Natale preferisce cucinare la “paella” o il “cus-cus” e chi, per un (secondo me) errato concetto di salvezza del mondo, non vuol sentir parlare di “animali morti” in tavola…. “Contaminazioni” per certi aspetti positive, perché aprono nuovi mondi, ma che non hanno niente a che vedere con il MIO NATALE….

....Poi c'è chi, "in corso d'opera", cambia idea e decide che magari si era sbagliato, che non era proprio questo il suo percorso giusto, che queste feste in famiglia sono un po' antiquate e alquanto "pallose"... e che forse sarebbe meglio cambiare strada.... proprio a Natale.... L'inquietudine della mente e del cuore.... Mah!
"Vai in pace... e che Dio ti benedica..."

Per adesso, anche per questo Natale, noi ci siamo, siamo qui, e andiamo avanti con le nostre vecchie tradizioni, che sembrano comunque ancora molto apprezzate; qualche “ospite” non troppo gradito si è permesso, dopo tanti anni di assenza, di invitarsi da solo alla festa (e noi ne avremmo fatto volentieri a meno), ma cercheremo di ignorarlo, anzi, non apparecchierò proprio per lui, così impara, e fino a quando ci sarà possibile continueremo a festeggiare tutti insieme la grande magia del Natale.

BUON NATALE!







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moniaxa Oggetto: l  10 Nov, 2018 - 13:06  Profilo Rispondi citando   

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..la meglio GIOVENTU'

Vero, fatta di sogni, di speranze, e, di viver in un modo piu' sano
Patrizia51 Oggetto:   10 Nov, 2018 - 12:10  Profilo Rispondi citando   

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Cinquant'anni fa!....

Era il ’68, erano gli anni delle rivolte studentesche e delle prese di posizione radicali contro il sistema: tutto era messo in discussione, tutto doveva essere rivisto e corretto alla luce dei nuovi ideali, dalla società alla politica, dalla famiglia alla scuola, dal ruolo delle donne a quello del lavoro… non si è salvato niente… Bello? Utile? Proficuo? Non lo so… io opto più per il no che per il sì, perché si è finito poi (sorvolando sulle distruzioni, le stragi, i morti che tutto questo vento di cambiamento ha portato) per buttare il bambino con l’acqua sporca.

Ma lasciamo perdere le analisi politiche, sociologiche e ideologiche che, qui e ora, non interessa considerare; consideriamo invece solo quello che noi (io) vivevamo in quel periodo.
Io nel ’68 avevo diciassette anni e grandi sogni: sognavo un futuro migliore, sognavo di studiare, sognavo di viaggiare.... Vivevo in provincia in una famiglia modesta, grandi lavoratori che si erano “istruiti” più alla scuola della vita che sui libri, pochi mezzi e poche risorse, ma in quel tempo era ancora possibile, con l’impegno e la buona volontà (che non mancavano mai), “crescere” per dare ai figli un futuro migliore. …e così è accaduto….

Vedevamo sulla sfondo della nostra vita, come in un film proiettato, quello che stava accadendo nel resto del mondo: l’occupazione nelle scuole e nelle università, le grandi manifestazioni operaie, i grandi cortei femministi; il “wind of change” si sentiva anche da noi, non come nelle grandi città, ma arrivava … sfumato, per certi versi quasi impercettibile, ma arrivava… E allora cercavamo di fare anche noi la nostra piccola rivoluzione, di ottenere un po’ più spazi di libertà, in famiglia “contestavamo” qualche regola che fino a quel momento era accettata senza grossi drammi, data per scontata, direi; rivendicavamo presunti diritti di parola, di opinione, di decisione (sempre peraltro molto contenuta, ma sufficiente per destabilizzare un certo andamento, fino a quel momento intoccabile), roba adolescenziale…. ma comunque, nel nostro piccolo, rivoluzionaria per i modi e per i tempi. I genitori cercavano a modo loro di adeguarsi ai tempi, ma era molto difficile, per la morale comune e per… “il paese e piccolo e la gente mormora”, permettere libertà nuove, promiscuità insolite, gonne sempre più corte….

Ho fatto anch’io la mia piccola battaglia, come tutte, anche se non sono mai stata una “militante”, e ho conquistato, ottenuto e ostentato.... la mia minigonna. Non mi piaceva (e non mi piace tuttora) il femminismo, al di là di quello che riguarda il ruolo nel lavoro e la parità di diritti, doveri e salari, lo trovo “sminuente” per una donna che nella società ha un suo ruolo ben preciso, alternativo e complementare rispetto a quello dell’uomo, ma non per questo inferiore o sottomesso. E questo, secondo me, le donne (certamente non tutte e non sempre) non lo hanno capito e dalle battaglie femministe è uscita una donna che, in nome di una presunta liberalizzazione, si è presa la parte peggiore degli uomini.

C'era anche nella nostra città un gruppo di ragazzi e ragazze (poche, in verità) che avevano “sposato” la contestazione, attivisti politici, “comunisti” dell’ultima ora che erano sempre in testa ai cortei, occupavano i licei, piantavano le tende-presidio sulle piazze del paese e facevano di queste “lotte” il loro scopo di vita. Con i loro capelli lungi, barba incolta e eskimo, non erano naturalmente ben visti dalla gente “bene”, ma per noi adolescenti erano affascinanti e adorabili, il nostro “mito di libertà”. Fra loro c'era Mauro, che aveva qualche anno di più di noi, e che noi ragazzine guardavamo con ammirazione e con la speranza che qualche volta ci degnasse di uno sguardo, di un sorriso, di una qualche considerazione… ma non è mai accaduto: aveva altri giri, altri impegni, altre mire, e soprattutto aveva un grande ideale che per quei tempi voleva dire impegno e lotta. Si fantasticava sempre molto su che cosa avvenisse sotto quelle tende o durante le occupazioni notturne…. Ma tutto finiva poi in racconti e supposizioni che lasciavano una scia di curiosità…. mai peraltro soddisfatta, perché mai andata al di là del “sentito dire”….

Ma il tempo passa, poi, come sempre;la lotta di classe ha lasciato sul campo un bel po’ di disastri (oltre che morti), molti pratici, ma altrettanti psicologici: poi tutto si ridimensiona, si normalizza e anche i “ragazzacci” nel frattempo studiano, si formano, si laureano, diventano “borghesi”, con le loro vite professionali, familiari, sociali né più né meno come chi “ragazzaccio” non è mai stato.

Mauro era diventato un chirurgo, un bravo e stimato chirurgo, ma anche uno scrittore, un po’ “scomodo”, a volte burbero, ma sempre disponibile e corretto con tutti, e un grande appassionato di politica e di storia locale.... e ora ci ha lasciato... Aveva “solo” 71 anni… un ragazzo….chi lo aveva incontrato negli ultimi tempi racconta di un uomo che ancora si animava molto, si “scaldava” discutendo di politica e dei temi attuali, un po’ da reduce del '68 e un po’ cercando di vedere (ancora!) più lontano.

Rimpianti? Forse, ma noi siamo stati "la meglio gioventù"!



(tratto dal racconto " '68 E DINTORNI" nel mio blog "Stella Cadente")

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cicuta Oggetto: a m'arcord  14 Gen, 2018 - 20:13  Profilo Rispondi citando   

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Buonanotte da Kalimero....lo ricordate?




cicuta Oggetto: TONI SANTAGATA  23 Dic, 2017 - 15:23  Profilo Rispondi citando   

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TEATRO CABARET -TONI SANTAGATA- LI STRASCINETe - Brano scritto per il Teatro Cabaret da Toni Santagata, diventato un successo da cui hanno preso spunto legioni di cabarettisti, essendo Toni Santagata il Caposcuola del Cabaret Italiano e di quello Pugliese in particolare

Brano non disponibile, peccato: posso rimediare solo così;



https://www.youtube.com/watch?v=qG02tw0JABs



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cicuta Oggetto: AL DUTOUR BALANZON  19 Feb, 2017 - 14:11  Profilo Rispondi citando   

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AL DUTOUR BALANZON- IL DOTTOR BALANZONE Storia e origini della maschera di Balanzone Celebre maschera originaria di Bologna, il “Dottor” Balanzone è un uomo di legge che parla, parla, parla… Si intende di tutto e trova sempre qualcosa da dire su qualsiasi argomento. Usa un linguaggio strampalato, zeppo di antichi proverbi e citazioni latine, ma detti a sproposito e spesso storpiati, lanciandosi in discorsi senza capo né coda, tanto da lasciare stupiti e a bocca aperta tutti quelli che lo ascoltano. E il personaggio più chiacchierone e ciarliero della Commedia dell’Arte e parla con spiccato accento bolognese. Rappresenta in chiave comica e burlesca la saccenteria e la presunzione. Ha un aspetto florido e un fisico robusto, grasso, come “grassa” è la città che rappresenta: ama la buona cucina e non lo nasconde. Veste tutto di nero, abito, mantello e un grande cappellaccio a tese larghe, solo il bavero e i polsini sono candidi. Anche la maschera è di colore nero e gli copre parzialmente il viso, lasciando vedere le guance rubiconde e i grandi baffi.






liliana Oggetto: Clara  17 Gen, 2017 - 11:14  Profilo Rispondi citando   

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Questa non è una delle solite novelle da me raccontate, ma è qualcosa di più. Il di più esiste nella particolarità del mio legame con la Città di Napoli perchè ne sono nativa.Mio padre, era un napoletano che amava e faceva amare tutto di Napoli, particolarmente le canzoni, che come "paroliere,"aveva creato con musicisti noti.

Anche quando ci siamo trasferiti nella Città nativa di mia madre, per ragioni particolari che riguardavano la salute della nonna,mio padre ci ha fatto sempre mantenere i contatti con la "Città del cuore".

A Napoli avevamo tanti "Fratelli cugini"(così vengono chiamati i cugini) con i quali eravamo legati da vero amore fraterno. Per me c'era "Clara",anche se più avanti negli anni rispetto ai miei.Con Clara c'era un'intesa speciale con ricordi di gioventù,come un suo dono:"il mio primo paio di calze di nylon,quello con la riga nel mezzo ,che mi faceva sentire una signorina a tutti gli effetti, anche se preoccupata perchè quella riga, fosse sempre al suo posto.Anche la prova di alcuni suoi rossetti per labbra mi faceva sentire grande, tutto di nascosto dal severo"Zio Nicolino,"come lei chiamava mio padre.

Non sentivo Clara da un pò di tempo, ed ero decisa a contattarla per darle una notizia luttuosa che riguardava la nostra famiglia. Clara era già stata molto provata nella sua vita da dispiaceri inconsolabili,ma tra noi c'era sempre stato un continuo confortevole:"essere vicine".

Da giorni e giorni facevo il suo numero telefonico senza ricevere risposta, poi la notizia dolorosa della sua scomparsa.

Il contatto con Clara, sia pure cercato telefonicamente per giorni e giorni, mi faceva sentire la sua presenza, come avesse voluto comunicare qualcosa.
Clara mi è ancora tanto vicina,finalmente la sento serena, circondata da tanto amore!



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Liliana
















liliana Oggetto: Le festività  28 Dic, 2016 - 12:49  Profilo Rispondi citando   

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I ricordi dell'età infantile, sono spesso rielaborati e "arricchiti" da immagini distanti nel tempo su cui si inseriscono aneddoti familiari. Gli eventi passati e recuperati dalla memoria, non sempre hanno una precisa cronologia,ma i ricordi, conservano una traccia visiva ed emotiva molto intensa. Gli eventi festivi, s'intensificano sempre nella mente con chiarezza, con il dono del vero significato di questo entusiasmo sognante.

Tutto a volte, si lega con ricordi remoti ,ma non provenienti da chissà quali abissali profondità dell' anima,credo forse di aver avuto 6 anni, o meglio mi sembra di aver avuto la "consapevolezza" di avere 6 anni, quando mi sentivo elettrizzata dalle festività che continuavano per molti giorni. Spesso un sole splendente faceva capolino a differenza di luoghi,dove neve e freddo rappresentavano l'atmosfera "Natalizia"; il mare della mia Città al contrario, faceva sognare già di carezzarlo, senza interrompere un incantesimo crescente .

C'erano poi, le imminenti partenze di amici o parenti che erano venuti da lontano solo per le festività e, per non guastare la bellezza di quelle ore trascorse insieme, si continuava a conversare dolcemente; solo al momento del distacco però, riuscivo a balbettare qualche parola di saluto, trattenendo a stento le lacrime.

Forse tutto questo diventava soltanto un lieve battito d’ali, una prova d’amore e di integrazione, come preziosissima gemma da trattenere nel cuore.Ricordi che non si cancellano, ma tornano per farsi strada in una nuova realtà, come germogli di vita, tra preziosissimi tesori, ancora posseduti.

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Liliana







liliana Oggetto: LA VIGILIA  07 Dic, 2016 - 09:41  Profilo Rispondi citando   

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Il giorno che precedeva la ricorrenza dedicata a "Maria Immacolata,Concezione", nella mia famiglia era davvero una festività ricordevole. Mio padre, tradizionalista napoletano, molto devoto alla Madonna, non faceva sfuggire quest'evento,facendola rispettare con il digiuno fino a sera, per poi celebrare la cena con ogni dovizia.Sulla tavola spiccava la tovaglia riservata alle feste,è per la cena della " Vigilia",non mancavano le specialità.

S'iniziava con quella chiamata "fellata"fatta di prosciutto, mortadella, salame ed ogni tipo di formaggi.Dopo diversi primi piatti e relativi secondi, c'era oltre alla frutta fresca di stagione, quella secca,il tutto arricchito da vari dolciumi tradizionali che completavano l'abbuffata.Ascoltare la Messa il giorno dopo nella mattinata, era d'obbligo, poi ancora un lauto pranzo.Quanto mi è gradito ancora ricordare, era la visita dei parenti, zii e cuginetti con i quali ci inventavamo ogni sorta di divertimento.
E' con grande nostalgia che ricordo il tempo lontano, ed è ancora vivo nei ricordi.

Che dire degli abitini indossati con i quali bisognava fare attenzione a non macchiare, perchè servivano anche per il vicino "Natale" per abbigliarci. Sotto, sotto però, si poteva scorgere che proprio nuovi non erano, ma erano già stati indossati dai fratelli e sorelle maggiori, poi adattati per i più piccoli.

Scardinando certezze e false ipocrisie, si può entrare nelle pieghe più nascoste della mente,indagando tra il sacro e il profano,le paure infantili,il profumo del tempo delle favole, le incertezze dell'età adulta, quasi un viaggio che si trasforma in ricordi profondi rimasti dell'anima.




Auguri a tutti


cicuta Oggetto: *.*  19 Ott, 2016 - 20:30  Profilo Rispondi citando   

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errore
cicuta Oggetto: A M 'ARCORD (CON LA O CHIUSA, PREGO!)  21 Set, 2016 - 16:55  Profilo Rispondi citando   

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a m' arcord: nonostante il titolo di felliniana memoria, io lo scrivo staccato, perchè significherebbe:

am' ...io mi

arcord....ricordo

spetta eh..ora provo di postare una cosa divertente! No, volevo mettere un gustoso quadretto con le parti del corpo in bolognese, ma il file è torppo grande.

Allora metto una "zirudela", che era il modo in cui i cantastorie narravano la cronaca, ma questa è semplice:, probabilmente improvvisata sull'aia:

................. ..................................... traduzione

Zirudela tri e quater ....................../ zirudela tre e quattro

l'è un gran pez ca fan dal ciacher / è un bel pezzo che chiaccheriamo

l'è un gran pez che me a bacai...../ è un bel pezzo che io parlo

mo dal vèn a s'in vad mai............./ ma del vino non se ne vede mai

viva l'u quand l'è in frasca............/ viva l'uva quando è matura

via al vèn quanl'è in burasca......../ viva il vino quando fermenta

viva l'azdòura con la padèla ....... / viva la massaia con la padella

toch e dai la zirudela ................../ toch e dai la "zirudella

da "al nov sgugiol" una raccolta di vocaboli, modi di dire, poesie ect in bolognese
liliana Oggetto: Tristezza da vacanza  31 Mar, 2016 - 15:50  Profilo Rispondi citando   

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Non è la prima volta che sento:" tristezza da vacanza", una leggera sofferenza che incita a dimenticare attese e preparativi.

Il periodo che precede un evento si presenta sia gioioso che stressante insieme; regali da comprare e restituire, gente da andare a trovare, tantissimo cibo da mangiare.

Anche nei ricordi appariva l'invito a pranzo,che per fare onore alla tavola,si era costretti a gradire tutto quello che era stato preparato. A tal proposito,la nonna diceva:"Il vero segreto per divertirsi alle feste è capire quando è il momento giusto di andarsene."

Ogni festività porta sempre dubbi sulle conclusioni ma risolleva lo spirito,lo scambio di auguri con amici e famigliari,in seguito anche malinconia, nel ritornare alla normale routine di tutti i giorni,che lascia dire a se stessi: "è una sensazione normale e passerà presto".


Le molte scappatelle usate per l'alimentazione nel periodo festivo,sia nel tempo passato che in quello presente,fà sempre sentire fuori forma,procurando nervosismo; ma basta tornare a mangiare cibi sani,con meno bevande da bere,per tornare alla calma e al buon umore, oltre che alla forma fisica.

Nei ricordi dei periodi festivi, la voglia di organizzare qualche viaggio o ristrutturare casa,era più sentita,ma per pianificare queste cose, bisognava sentirsi riposati.Tali prospettive,potevano fare avverare anche i desideri? Ancora una volta le tornavano in mente le parole della nonna:

Sapere di vivere in serenità, appaga come la felicità,avere debiti con la consapevolezza di poterli pagare è serenità; anche i problemi sono risolvibili con molta forza. Quando arriva la serenità bisogna dire: "ecco,sono felice".


Liiana



liliana Oggetto: Quella mia disperazione  13 Mar, 2016 - 14:06  Profilo Rispondi citando   

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Il passato ritorna ogni giorno nella nostra vita, la mente si affolla di ricordi che, spesso, vorremmo relegare in un angolo per dimenticare gli avvenimenti tristi e conservare solo quelli felici. E' un sogno condiviso da molti, ma per quanto desiderabile, la natura non ci ha dotati di una memoria selettiva.

In occasione delle feste Pasquali,avevo deciso di indossare un abito nuovo; per aggiornarmi sui modelli e i colori,stavo sfogliando una rivista di moda.

Caldo e senza tempo appariva il colore :"ruggine" intenso, accogliente e di grande charme per l'occasione.E' sorprendente come un ricordo ritorna improvvisamente, quel colore, mi conduceva ad un lontano periodo d'infanzia.

Da bambine io e le mie sorelle maggiori,per le festività avevamo sempre un abito nuovo da indossare, che nostra madre sceglieva per noi. Per l'occasione,aveva comperato per le mie sorelle, abiti di colore da me preferiti,come l'azzurro,celeste, rosa. Per me invece, ne aveva scelto uno di colore"ruggine" che messa di fronte allo specchio mi tormentava con una angosciosa domanda. Non nascondo che mi pareva di subire un' ingiustizia e, versai copiose lacrime.

La mamma dolcemente mi spiegò che la scelta del colore così intenso dell'abitino,era dovuto a nascondere eventuali macchie della mia disattenzione, che al contrario invece, potevano apparire più evidenti su un abito di tinta chiara.

Capire la natura di un ricordo aiuta la mente a perdonare il dolore e a lasciarlo alle spalle, fortunatamente quel ricordo, era tornato alla mente solo per sorridere, dell' infantile disperazione

Liliana





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liliana Oggetto: 8 marzo  08 Mar, 2016 - 07:42  Profilo Rispondi citando   

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Un ricordo indimentiabile che risale alla ricorrenza dell'otto Marzo festa della donna, è di tanissimi anni fà. Avevo avuto degli arretrati di lavoro che pensai di investire in un terreno verso la zona di mare.Da sempre ho amato il mare e desideravo una residenza dove l'estate, potevo goderlo a mio piacimento e deliziarmi ogni volta che desideravo vederlo.

Intanto,fino a che le possibilità non avrebbero permesso,di realizzare il mio sogno per far sorgere la casetta desiderata,pensai di cominciare ad utilizzare una piccolissima parte di quel terreno,come giardino.Cominciai a comperare tanti vasi di terracotta di ogni dimensione, dove volevo far crescere fiori, in specialmodo le rose.Potevo sceglierne di tanti colori per deliziare la vista e, con il loro tenue profumo sognare e spaziare con il pensiero.

Una mia affezzionatissima zia,mi consigliò di piantare anche i gerani, che non avevano bisogno di tanta cura per moltiplicarsi,ed anch'essi ricchi di colori per ammirarli. Quel piccolissimo fazzoletto di terra scelto per crearmi il giardino, mi faceva sospirare di meno nell'aspettativa della costruzione desiderata.

Con la vista dei fiori e la brezza di aria marina,i miei momenti liberi e le giornate festive, erano diventati meta continua di visite in quel luogo,che scherzosamente chiamavo:"i miei pellegrinaggi".

Un felice giorno, proprio quello "dedicata alla donna", nel piccolissimo spazio dove era sorto il mio giardino,spiccava in un angolo ben in vista,un piccolissimo alberello di mimose.

Dell'alberello di mimose come bellissimo regalo, non ho mai scoperto l'autore; ma ho sempre pensato che il sole, mi avesse inviato un raggio di calda speranza, per realizzare il mio sogno.

Auguri a tutte le donne del sito

Liliana

liliana Oggetto: I Seminole  29 Feb, 2016 - 11:14  Profilo Rispondi citando   

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In questo periodo che precede la S.Pasqua,un ricordo affiora alla memoria,ma soprattutto ad un'esperienza vissuta. Mi trovavo a Tampa in Florida, con persone a me care, dopo varie gite ed escursioni, decidemmo di visitare il luogo, dove vivono gli:
" Indiani d'America".
I Seminole sono una popolazione dell'America Settentrionale della famiglia linguistica muscoghiana e dell'area culturale sudorientale, che abitano attualmente le paludi della Florida meridionale.

I Seminole derivano dai membri della confederazione Creek e dei Chickasaw che nel XVIII secolo si stabilirono in Florida a causa della sovrappopolazione delle proprie sedi di origine. A queste prime comunità di profughi, "popolo in movimento" (tale è il significato di "seminole" in creek), si integrarono successivamente altre tribù minori e gruppi di schiavi I Seminole crebbero di popolazione e di conseguenza di potere; infatti istituirono scuole all'interno della comunità, grazie agli ex schiavi che avevano imparato a leggere e scrivere (di nascosto, perché non era permessa l'istruzione ai neri).

Le località dove risiedono sono di una vasta area che comprende sia le regioni temperate degli Stati Uniti che del Canada orientali.

Esistono circa un migliaio di lingue indiane d’America, tuttora parlate dalle popolazioni indigene,ma molte si sono estinte dopo la colonizzazione europea.Gli indiani d’America coltivavano una grande varietà di credenze religiose. La maggior parte delle popolazioni venerava un’entità spirituale, origine di tutte le cose,come il sole "luce e forza vitale" e la Terra come "conoscenza e potere".


Nella storia dell’umanità, forse gli indiani d’America sono il popolo che più di ogni altro è riuscito a vivere in armonia ed in perfetta simbiosi con la natura. Per la loro concezione, la natura, sia animata che inanimata,è una manifestazione del Grande Spirito, talvolta chiamato anche Grande Mistero.Iniziai a occuparmi dei Seminole raccogliendo materiali trovati a fatica,su questo popolo straordinario.I Seminole non vengono mai piegati ma non sono guerrieri come gli Apache o i Sioux. Sono pacifici pescatori e contadini con una cultura fortemente matriarcale e sono convinti che gli stranieri sono preziosi perché portano nuove idee.L'accoglienza di quella popolazione fù davvero entusiasmante ed anche a distanza di tanti anni, è rimasto nel mio cuore tra i ricordi mai dimenticati.

Liliana


liliana Oggetto: URBINO  08 Ott, 2015 - 17:46  Profilo Rispondi citando   

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Per ragioni di studi,dovevo spesso recarmi ad Urbino, una città piccola ma molto bella; anche tornando parecchie volte, l’atmosfera tranquilla e serena che respiravo, non era tradita da un turismo affannato e distratto. Borghi e castelli, sono sempre stati la mia passione e in quella Regione non erano davvero pochi.

Avrei voluto perlustrare tutte ciò che poteva mostrare opere d'arte, ma per ragioni di tempo, non mi era possibile; dovevo fare delle scelte ed Iniziai col visitare la chiesetta di Sant’Apollinare, risalente al VII-VIII sec. Ogni chiesa conserva sempre per me, il profumo particolare dell' infanzia, con il ricordo felice della "Prima Comunione."

Con un'amica,ebbi occasione di conoscere il minuscolo centro di Fermignano, di origine romana, città natale di Bramante, dove si trova l’alta torre medievale delle Milizie e il bellissimo ponte a tre arcate che attraversa una suggestiva cascata.

Il personaggio famoso:FEDERICO DEI MONTEFELTRO SIGNORE DI URBINO, non era tra quelli che apprezzavo, come una triste favola suscitava solo l' interesse di conoscenza, che sempre più mi coinvolgeva in specialmodo nella storia dell'arte. L’acme dei grandi artisti, infatti ,fu raggiunto dalla città di Urbino, sotto Federico il Grande, nel XV secolo, alla cui corte operarono grandi artisti come Paolo Uccello e Piero della Francesca.
Urbino passò poi agli Sforza e ai Della Rovere, per il quali lavorarono Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca.

Ricordi che vivono nel cuore, per quanto di bello si è conosciuto e il passare degli anni non cancella..

Liliana
liliana Oggetto: Rivedendo il mare  29 Lug, 2015 - 09:33  Profilo Rispondi citando   

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Quanti ricordi riaffiorano rivedendo il mare,mi viene in mente una delle più belle poesie di Fernando Pessoa:


A VOLTE

A volte in spiaggia lancio
sassi in mare
e dal mio vano gesto ricavo
un gusto di errare,
un sapore di Impero lasciato
da chi poteva
centrare il suo regno
ma tutto lasciò per il solo piacere
di vedere attraverso sé il cielo e il giorno.

18 settembre 1914
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