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Vabene Oggetto: Credenti e non di fronte al problema  25 Set, 2006 - 08:26  Profilo Rispondi citando   

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Da credente e cittadino sono del parere di Ciaolili.Non si può impedire ai non credenti di fare una scelta diversa dai credenti,considerato che tutti(lo dico da credente) dovremo rispondere delle nostre azioni e delle nostre scelte al Creatore e nessuno può arrogarsi il diritto di giudicare per Lui.Non sono,ovviamente,per l'eutanasia ma non posso e non devo,da cittadino,impedire che altri lo siano.Per l'accanimento terapeutico ritengo che già oggi lo si può rifiutare(anche se c'è una certa confusione in termini di diritto che deve essere chiarita con una legge chiara ed adeguata),con atto pubblico motivato da un rifiuto per cure eccessive ed inutili (definibili come tali da un collegio di medici scelti da persona preventivamente indicata dall'interessato)che nessuno può imporre se,appunto,inutili.

Saluti da Vabene
Pandora Oggetto:   25 Set, 2006 - 02:42  Profilo Rispondi citando   

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Ma certo Patrizia, quella distinzione era implicita nei nostri discorsi.
Capisco ciò che tu sostieni essere giusto per te. Come penso tu possa capire, anche se non condividendola, la mia posizione.
Ma quello che distingue la tua condizione dalla mia è che tu puoi veder accettata ed esaudita la tua scelta. Io, a tutt'oggi, no. E questa non è una piccola differenza.
Ciao, buonanotte
Patrizia51 Oggetto:   25 Set, 2006 - 00:04  Profilo Rispondi citando   

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Solo una precisazione, Pandora: ho fatto una dfistinzione fra eutanasia (morte procurata, anche quando la vita non è in pericolo, anche se è stravolta ) e accanimento terapeutico (quando la malattia è a uno stadio terminale e le funzioni vitali sono ormai compromesse). Capisco che la linea di demarcazione è sottile e non sempre facilmente identificabile, comunque questa è solo la mia personale opinione (da credente), ed è quello che vorrei per me. Rispetto le opinioni di tutti, ma non vorrei mai trovarmi nella posizione di dover fare per qualcun altro scelte diverse dalle mie convinzioni.
CiaoLili Oggetto:   24 Set, 2006 - 23:24  Profilo Rispondi citando   

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Vi ho letti tutti, amici e vi ringrazio.Desideravo un confronto d'opinioni.Ringrazio in particolare LETIZIA e CESARE. Quindi dico la mia opinione: decisamente no all'accanimento terapeutico che tende unicamente al prolungamento delle sofferenze e può essere considerato addirittura un egoismo dei familiari che permettendolo, non accompagnano seppure dolorosamente, la persona cara, verso una morte serena, scegliendo piuttosto una più opportuna terapia del dolore. Attualmente ne esistono di efficaci e si potrebbe dire che attraverso tali mezzi, si potrebbe addirittura quasi abolire l'idea della eutanasia.Dico quasi, perchè purtroppo, ci sono casi estremamente drammatici, di persone affette da malattie lente e inesorabilmente progressive e paralizzanti.Il discorso è questo :io sono cattolica e non posso, non devo , considerare lecita, l'eutanasia, ma lo STATO, che si occupa di tutti i cittadini, quindi anche di coloro che non sono cattolici, deve permettere una legge in relazione al problema.

(Tuttavia, la soluzione, non mi sembra facile, poichè si potrebbe temere un futuro di facili...decisioni.Inoltre non mi si concilia tanto, l'idea d'un medico che cura per guarire, con quella d'un medico...becchino.Ma questa è soltanto la mia opinione.)

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Alo Oggetto:   24 Set, 2006 - 22:30  Profilo Rispondi citando   

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Ma pensate a campare !

Gabbiano 21 Oggetto:   24 Set, 2006 - 20:59  Profilo Rispondi citando   

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La miglior morte sarebbe quella naturale,possibilmente sul proprio letto.Ma questo per la maggior parte dei casi è solo un sogno.Sono convinto che se si deve morire si dovrebbe farlo quando si è autosufficienti per evitare di soffrire inutilmente se stessi e gli altri.Pertanto non sono d'accordo con quanti pretendono di accanirsi inutilmente su persone che sono destinati in ogni caso a morire.Personalmente sono favorevole a dare il mio consenso per poter morire in pace senza estremi tentativi per tenermi in vita artificialmente.Poi ognuno è padrone di pensarla come vuole!!!

Pandora Oggetto:   24 Set, 2006 - 20:36  Profilo Rispondi citando   

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Patrizia non capisco. Tu giustamente sostieni che l’accanimento terapeutico mortifica la dignità della vita. E subito dopo dici che non sta a noi scegliere di morire proprio quando la dignità della nostra vita viene distrutta dalla sofferenza o dall’essere ridotti allo stato vegetativo? Quale scopo superiore può avere una simile esistenza, quali risorse e potenzialità inaspettate può trovare chi vive attaccato a una macchina dopo aver perso qualsiasi barlume di intelligenza?
Io non mi sento parte di nessun disegno superiore, se qualche scopo ho avuto e ho realizzato durante la mia vita non ritengo sia avvenuto all’interno di uno progetto di cui mi sfuggono le coordinate. E anche se non ho scelto io di venire al mondo, credo che la mia vita mi appartenga e che stia a me scegliere se e quando uscirne.
Il punto di fondo è ciò che ognuno di noi pensa della vita e delle sue ragioni e scopi. Da quel punto di vista deriva ciò che pensiamo della nostra morte e del come affrontarla. Io non mi proverò mai, né mai l’ho fatto, a convincere qualcuno che sia giusto per lui praticare l’eutanasia o sospendere un accanimento terapeutico.
Ma voglio avere lo stesso diritto di poter scegliere per me. E chi mi nega questo diritto mi nega un diritto che non è meno fondamentale del diritto alla vita.

Patrizia51 Oggetto:   24 Set, 2006 - 20:11  Profilo Rispondi citando   

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Mi sembra che si debba fare una netta distinzione fra eutanasia e accanimento terapeutico: la prima procura la morte, la seconda prolunga la vita (e la sofferenza?) anche se non c'è più alcuna possibilità reale di guarigione e credo che ogni forma di accanimento terapeutico mortifichi la dignità della vita.
Personalmente, penso che come non abbiamo scelto noi il momento in cui venire al mondo, allo stesso modo non possiamo scegiere quello per andarsene; facciamo parte di un disegno superiore che sfugge alle nostre conoscenze e ogni esperienza, anche la più cruda e apparentemente inutile, contribuisce alla realizzazione dello scopo per cui noi siamo qui, ora, in questo preciso momento storico e in questo luogo particolare. Sappiamo tutti, anche per esperienza diretta, che spesso le difficoltà ci fanno tirare fuori da noi stessi potenzialità che nemmeno pensavamo di avere.......
Scugnizzo Oggetto:   24 Set, 2006 - 12:15  Profilo Rispondi citando   

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Grazie Sticla dell'augurio.
Ma ribadisco che mai e poi mai darei disposizioni
x porre fine ad una vita pur sapendo che avverrà.
Per me personalmente sono d'accordo in tutto e x tutto con te anche sul testamento.
Vedi x il mio carattere che x molti sembrerà leggero
e superficiale nn è così io rido x nn piangere nella vita ne ho
attraversato tante e qualcuna è ancora in atto, nn sarei in grado di continuare a vivere col dubbio amletico x la vita.
Uè Sticla s ver ca tu tien o cor che pil a copp
Guagliò scherzo e sai xkè? xkè sono uno
Scugnizzo
Cesare1° Oggetto: Seguito del discorso EUTANASIA  24 Set, 2006 - 11:42  Profilo Rispondi citando   

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Quanto ho precedentemente inserito nel Pensatoio è una trascrizione. Adesso. In breve, credo sia opportuno di dire la mia. Io non so esprimere con esattezza la mia idea. E’ a voi tutti notorio il mio intercalare di frasi napoletane in qualsiasi discorso. E anche ora mi servo di una espressione che calza a pennello: “NCOPP’ U MUORTE SE CANTA ‘A MESSE”.

u ciuccie

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eagle pp
Cesare1° Oggetto:   24 Set, 2006 - 11:24  Profilo Rispondi citando   

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Eutanasia

Dott. Enzo Iasevoli



Definizione, storia, forme, stato giuridico.

Definizione: Per Eutanasia, che etimologicamente significa "buona morte", secondo la Dichiarazione della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, s’intende: "un’azione o una omissione che di natura sua, o almeno nelle intenzioni, procura la morte allo scopo di eliminare ogni dolore."

Questa definizione può essere integrata aggiungendo al concetto di morte senza dolore, quello di "morte con dignità", significando con quest’ultima il rispetto che ciascuna persona deve dare al proprio Io. Questo concetto diventa sempre più pregnante ai nostri giorni dato che, nel mondo occidentale, almeno l’ottanta per cento delle morti avviene non più a casa propria e tra l’affetto dei congiunti, ma in ambiente ospedaliero, spesso caratterizzato dall’isolamento e dalla solitudine dell’ammalato.

Storia: Il problema dell’eutanasia non è però specifico della nostra epoca; da sempre i medici hanno dovuto farvi fronte e da sempre hanno incontrato pazienti che chiedevano loro di essere aiutati ad anticipare la propria morte. E’ per questo che nel cosiddetto "giuramento d’Ippocrate" si trova scritto: "Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio" E agli inizi dell’era moderna il medico e filosofo inglese Francesco Bacone scriveva che era altamente desiderabile che i medici imparassero "l’arte di aiutare gli agonizzanti a uscire da questo mondo con più dolcezza e serenità".

Quello che è specifico però della nostra epoca, e che spiega l’acutizzarsi del problema, è il profondo mutamento che le condizioni del morire hanno subìto a causa del progresso della medicina, e, più in generale, del miglioramento delle condizioni e delle aspettative di vita. Fino a non molti decenni fa, la morte giungeva di solito abbastanza presto, o perché la malattia non poteva essere efficacemente contrastata, o perché insorgevano complicanze quali infezioni polmonari (la cosiddetta buona, cara polmonite, secondo la definizione dei vecchi medici), che allora si rivelavano rapidamente mortali. La morte avveniva prevalentemente a casa, e, anche se non sempre era una morte "dolce e quieta", il processo del morire e, quindi, il dolore e la sofferenza duravano comunque relativamente poco.

Oggi si muore più tardi e non più per malattie acute, quanto invece per malattie croniche e degenerative legate alla vecchiaia, cosa che ha fatto coniare a Daniel Callahan l’aforisma: "Vite più lunghe e salute peggiore; malattie più lunghe e morti più lente; vecchiaia più lunga e demenza crescente".

Ancora, oggi la medicina è in grado di vicariare le funzioni dei più importanti organi vitali e quindi di tenere in vita un paziente indefinitamente e, comunque, ben oltre il punto in cui si può ragionevolmente dire che stiamo prolungando la vita e non, invece, procrastinando inutilmente la morte. Questo è un punto importante; l’etica medica tradizionale s’è formata in un’epoca in cui molto poco poteva essere fatto per salvare la vita del paziente e quel poco doveva essere fatto. L’imperativo del "vitalismo", che imponeva di prolungare ad ogni costo la vita del paziente, era una reazione all’impotenza della medicina, di fronte al fatto drammatico di non poter riuscire a salvare una vita, spesso ancora carica di promesse. Oggi, invece, possiamo fare moltissimo non solo per salvare la vita, ma anche per prolungarla quando "non può promettere più nulla". Si pone allora il problema di sapere se vale sempre la pena di fare tutto quello che possiamo fare, fino alla totale espropriazione di quel che viene comunemente definito il "diritto di morire con dignità".

Forme: come si evince dalla definizione: "azione od omissione mirante a ...." esistono due forme di eutanasia: 1°) una forma cosiddetta attiva e 2°) una passiva. Nella prima il medico, accogliendo la richiesta di un ammalato terminale, per il quale non vi siano più speranze, non solo di guarigione o miglioramento, ma di attenuazione delle sofferenze, somministra un farmaco ad azione letale dopo avergliene fatto sottoscrivere la richiesta.

La seconda, invece, consiste nel sospendere quella terapia abituale che serve a prolungare la vita e quindi le sofferenze del paziente. A tale scopo però bisogna fare un’importante distinzione fra sospensione della terapia della malattia causa della morte e sospensione della terapia di malattie concomitanti o intercorrenti. Esemplificando: in un ammalato di cancro che volge al termine e che abbia nello stesso tempo una malattia diabetica, la sospensione della terapia di quest’ultima conduce rapidamente a morte, ma non può essere considerata eutanasia, perché la vera causa della morte con le sue sofferenze è il cancro e non il diabete. Lo stesso può dirsi della terapia nutrizionale parenterale.

3°) Una variante dell'eutanasia attiva é il cosiddetto "suicidio assistito", che si verifica quando un medico o un'altra persona fornisce del veleno ad un ammalato, che ne abbia fatto richiesta, ed assista a che esso venga ingerito dal richiedente, senza prestare alcuna collaborazione.

Problemi etici. Da quanto esposto si deduce che il problema dell’eutanasia non investe soltanto l’aspetto etico, morale e filosofico del singolo ammalato, proprietario o usufruttuario del proprio corpo (diritto o no all’autodeterminazione, diritto o meno ad una morte dignitosa), o degli operatori sanitari (rispondere o meno alla disperata invocazione d’aiuto da parte dei sofferenti), ma riveste anche un aspetto giuridico che riguarda sia il legislatore (punibilità o meno di chi presta la propria opera per l’eutanasia) che i responsabili delle varie categorie professionali, nonché le commissioni nazionali o sovranazionali per i diritti dell’uomo e dell’ammalato. Si può fin d'ora affermare che tutti gli Organi competenti si sono espressi contro l’eutanasia, consentendo soltanto la sospensione del cosiddetto accanimento terapeutico, misura con la quale si intende la messa in atto di provvedimenti assistenziali, strumentali e medicamentosi, tendenti a prolungare artificialmente la vita, anche in assenza di qualsiasi speranza di guarigione o sopravvivenza.

La dottrina della Chiesa muove da punti fermi quali:



il riconoscimento del carattere sacro della vita dell’uomo in quanto creatura;
il primato della persona sulla società;
il dovere dell’autorità di rispettare la vita innocente.


Pio XII ebbe a dire: "Per quanto concerne il paziente, egli non è padrone assoluto di se stesso, del proprio corpo, del proprio spirito. Non può dunque disporne liberamente. Per quanto riguarda i medici, nessuno al mondo, nessuna persona privata, nessuna umana pietà, può autorizzare il medico alla diretta distruzione della vita; il suo ufficio non è di distruggere la vita ma è di salvarla".

La Dichiarazione della S. Congregazione per la Dottrina della Fede (1974) così si pronuncia: "Il diritto alla vita resta intatto in un vegliardo, anche molto debilitato; un malato incurabile non l’ha perduto".

Sul concetto di dignità della morte Paolo VI afferma: "Tenendo presente il valore di ogni persona umana, vorremmo ricordare che spetta al medico essere sempre al servizio della vita ed assisterla fino alla fine, senza mai accettare l’eutanasia, né rinunciare a quel dovere squisitamente umano di aiutarla a compiere con dignità il suo corso terreno". Lo stesso Paolo VI si pronuncia contro l’accanimento terapeutico affermando: "In tanti casi non sarebbe una tortura inutile imporre la rianimazione vegetativa nell’ultima fase di una malattia incurabile? Il dovere del medico consiste piuttosto nell’adoperarsi a calmare la sofferenza, invece di prolungare più a lungo possibile con qualunque mezzo e a qualunque condizione una vita che va naturalmente verso la sua conclusione".

Anche altre confessioni religiose si esprimono contro l’accanimento terapeutico facendo spesso riferimento alla non esistenza de: "l’obbligo di mantenere in vita una persona con mezzi straordinari quando non c’è nessuna speranza di guarigione (lettera dei Vescovi d’Inghilterra e del Galles).

Contro la liceità dell’eutanasia si sono espresse anche Organizzazioni sanitarie internazionali, e perfino l’Assemblea del Consiglio d’Europa con la raccomandazione 779/1976 sui diritti dei malati e dei morenti. Precisamente l’articolo 7 esclude l’eutanasia attiva con queste parole: "Il medico deve sforzarsi di placare la sofferenza e non ha il diritto, anche nei casi che sembrano disperati, di affrettare intenzionalmente il processo naturale della morte". Analoga posizione è espressa dal Codice Italiano di Deontologia Medica, che all’articolo 40 recita: "In nessun caso, anche se richiesto dal paziente o dai suoi familiari, il medico deve attivare mezzi tesi ad abbreviare la vita di un ammalato. Tuttavia, nel caso di malattia a prognosi sicuramente infausta, il medico può limitare la propria opera all’assistenza morale ed alla prescrizione ed esecuzione della terapia atta a risparmiare al malato inutili sofferenze".

Stato giuridico: Dal punto di vista legislativo, in Italia l’eutanasia, specie quell’attiva è considerata alla stregua di un omicidio volontario anche se con le attenuanti. L'articolo 579 del codice penale afferma " chiunque causi la morte di un uomo con il consenso di lui, é punito con la reclusione da 6 a 15 anni". La stessa pena é prevista per il suicidio assistito con la seguente formula" se si fornisce ad un ammalato un veleno che il paziente ingerisce da solo, si commette omicidio del consenziente". Sanzioni penali sono previste anche dall'art. 580 (istigazione ed aiuto al suicidio). Negli USA la Corte Costituzionale Federale ha sancito il diritto di ciascun Stato a poter legiferare in proposito; soltanto lo Stato dell’Oregon ha legiferato per la liceità e legalità. Clamoroso, sempre negli U.S.A., il caso del dott . Kervokian, processato e condannato per aver praticato l'eutanasia attiva su 100 pazienti terminali. In Olanda, tollerata da circa venti anni solo a determinate condizioni: reiterata richiesta da parte del paziente e compilazione da parte del medico di un questionario comprendente cinquanta domande (nel 1999 vi sono stati ben 2216 casi), nel novembre 2000 è diventata legale per legge del Parlamento. In Austria esisteva una legge regionale permissiva abrogata però nel 1997. In Svizzera é previsto e tollerato il suicidio assistito. E' operante e riconosciuta una associazione denominata " Exit, che conta circa 60.000 aderenti, il cui scopo é quello di assistere ed aiutare al suicidio coloro che ne facciano richiesta.

E’ recentissimo il pronunciamento in favore dell’eutanasia da parte della Chiesa Calvinista.


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eagle pp
Letizia Oggetto:   24 Set, 2006 - 09:21  Profilo Rispondi citando   

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Accanimento terapeutico ed eutanasia
Bello lo stridente contrasto tra i due termini, Ciaolili, se non ci fosse da piangere. La scienza vorrebbe convincerci di poter prolungare la vita per sempre (che razza di vita poi, lo sanno solo gli scienziati), la legge ci nega il diritto di poter disporre dell’unico“bene” che tutti possediamo.
Forse certi argomenti o certi dilemmi dovrebbero porseli coloro che stigmatizzando per anni i medici che prescrivevano morfina, hanno reso l’ultimo periodo di vita di alcuni malati e delle loro famiglie un vero calvario. Ho visto morire tra sofferenze atroci un uomo giovane e padre di tre figli che invocava un po’ di tregua al dolore non per se stesso, ma per amore dei suoi figli ancora piccoli ed incapaci di comprendere quanto gli stava accadendo, ho visto la sua giovane moglie disperata chiedere un po’ di morfina al medico, ho udito la voce dell’uomo chiedere incessantemente che qualcuno lo aiutasse a morire.
Che senso ha una medicina capace solo di leggere analisi ed affermare che sono buone, tranne il diabete per cui è bene somministrare al malato terminale dell’insulina?
Quest’uomo era vivo e desiderava essere morto, ma considero ancora più penosa la condizione di chi è in coma per anni e viene mantenuto in vita oltre una ragionevole speranza di tornare alla coscienza. Posso solo immaginare l’angoscia di un genitore o un altro parente che si trovi dinanzi alla scelta se “staccare la spina” o no, ma credo che la vita sia quella in cui si avvertano gli stimoli esterni come piacevoli o meno, in cui si possa gioire e soffrire, ricordare e progettare, non quel simulacro di vita che pur fa battere un cuore e pulsare un cervello vuoto.
Sono favorevole all’eutanasia e contraria all’accanimento terapeutico


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Sticla Oggetto:   24 Set, 2006 - 08:49  Profilo Rispondi citando   

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Mi auguro di non dovermi mai trovare nella condizione di dover decidere secontinuare o smettere di curare (!) una persona cara...per me, so che farò il testamento biologico, depositato presso un notaio, e sono tranquilla,non mi ridurrò a un vegetale attaccato a una macchina, o con un corpo in disfacimento. Ho visto e seguito personecosì...a te Scugnizzo che sei così contrario auguro di non dover mai trovarti nemmeno a guardare una persona che non è più niente.

Scugnizzo Oggetto: ACCANIMENTO  24 Set, 2006 - 08:10  Profilo Rispondi citando   

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Certo chi avrebbe mai il coraggio nè x i propi nè x gli
altrui familiari far sospendere una terapia in corso.
Quando ci giungono notizie che persone che perse
ogni speranza si sono improvvisamente svegliate da cama irreversibili.
Ne abbiamo di testimonianze in tutti i campi con di accanimento
tereupatici e nn, il caso + eclatante lo abbiamo in politica
con motadella alias PRODI accanimento politico un tizio che ne ha combinato di tutto e di +
Lo abbiamo tra noi di anziani come accanimento da Forum
parossismo scrivente malattia di nuova generazione e prossima ad essere aggiunta come nuova parola nel dizionario della lingua napoletana.
Dovremmo tutti noi nessuno escluso impegnarci a debellare questa sindrome anche x solidarietà tra anziani
Buona Domenica
Scugnizzo

Pandora Oggetto:   24 Set, 2006 - 02:47  Profilo Rispondi citando   

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Credo di aver capito che l'accanimento terapeutico consista nel seguitare a somministrare cure che mirano a tenere in vita il malato anche quando non ha più speranze di guarigione.Credo quindi che la differenza con l'eutanasia stia nel fatto che questa consiste in un atto che procura la morte, mentre la sospensione dell'accanimento terapeudico si limita a non ostacolarla.
E' vero cio che sostiene Geronino che cio che oggi la scienza non è in grado di risolvere, domani potrebbe essere praticabile. Ma anche in questo caso non è giusto che sia il malato a scegliere o, qualora non fosse in grado di farlo, possa farlo chi ne ha raccolto le volonta' scritte?
Pandora Oggetto:   24 Set, 2006 - 02:20  Profilo Rispondi citando   

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Ger, c'è una abissale differenza tra il boia che ti da la morte te nolente, e la libera scelta di porre fine alla propria esistenza quando questa non è piu' vita, ma sofferenza senza speranze di guarigione, o ridotta allo stato vegetativo. O, peggio ancora , immobilizzati dalla distrofia come quella persona che ha chiesto a Napolitano il diritto di poter morire. Lo ha chiesto lui.! Ha 60 anni , vive in quello stato da anni, non ha speranze. Ha solo una mente ancora lucida che gli permette di capire che la sua non è piu' una vita. Chi ha il diritto di negargli di scegliere per se stesso?
E' vero, il discorso di una legge che garantisca la possbilità dell' eutanasia è delicato e complesso. Eppure altri paesi la applicano, e non risultano abusi nè eccessi. Non mi soffermo adesso su questo aspetto che richiede competenze che non mi sento di avere.
Ma credo nel valore della libera scelta. E penso che ci si nasconda dietro l'alibi della "complessità" in nome di una concezione della vita che non è laica, che nega la possibilità di scegliere per se stessi una morte dignitosa perfino anche quando ogni speranza è morta prima di noi.
Io rispetto chi per credo religioso o per altre motivazioni non sceglierebbe mai la morte per eutanasia. E' un suo legittimo diritto Ma vorrei aver garantito lo stesso diritto di scelta, che oggi mi viene negato. E nessuno, nessuno mi convincerà mai che questo sia giusto. In nome di nessun principio morale o religioso.

geronimo Oggetto:   24 Set, 2006 - 01:48  Profilo Rispondi citando   

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Hai ragione, Vabene. Si può evitare l'accanimento terapeutico (se per ciò s'intende verso il malato terminale), purchè non ci si faccia ricoverare in una struttura ospedaliera. Se così fosse, al paziente viene fatto firmare una dichiarazione d'intenti sulla terapia che, più opportunamente, dovrà essere sottoposto, sollevando la Direzione da ogni responsabilità.
Non è un segreto, e non scandalizza più nessuno, che si effettuano sempre nuove sperimentazioni. Lo trovo giusto ed auspicabile per il continuo progresso della medicina.

In qualsiasi momento, però, se vi è accanimento, il paziente o, se impedito, un familiare stretto o - tramite delega - una persona fidata, può firmare la lettera di dimissioni e farsi assistere e curare a domicilio da associazioni sanitarie, a carico Asl; qui si, con paliativi, placebi e morfina per attenuare il dolore in attesa del termine del ciclo vitale.

Mia moglie, infermiera professionale (ora in pensione) mi ha raccontato di aver assistito alla scena di una madre che pregava il primario, in visita pazienti, di interrompere l'accanimento terapeutico, e possibilmente staccare la spina, nei confronti della giovane figlia malata di tumore. Questi le ha risposto:" Signora, se le dessi ascolto e domani si trovasse un rimedio per sua figlia, come reagirebbe?".
E' vero che la ragazza non sopravvisse ma è altrettanto vero che la speranza è l'ultima a morire.
E poi, gli ospedali sono istituiti e preposti per salvaguardare la vita, non per toglierla

Alla fine: è così negativo l'accanimento terapeutico?.

Faranno una legge? Ti chiedi, Lella. Non lo credo nemmeno io ma non per ipocrisia: la materia è troppo delicata e controversa e nessuno vuole legittimare il boia che, al posto della mannaia usa la siringa, giustificandolo come gesto umanitario.

Geronimo

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Letizia Oggetto:   24 Set, 2006 - 00:20  Profilo Rispondi citando   

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Cara Ciaolili ti darò domani la mia opinione in proposito.
CiaoLili Oggetto:   23 Set, 2006 - 20:48  Profilo Rispondi citando   

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Accanimento terapeutico ed eutanasia. Mi piacerebbe, amici,per un confronto, conoscere le vostre opinioni in merito e le differenze che separano i due termini secondo la scienza.Grazie a chi vorrà rispondermi.Lili

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deli Oggetto: IL PENSATOIO  23 Set, 2006 - 20:09  Profilo Rispondi citando   

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Bella la trovata e bello il termine,semplice e intrigante............ognuno di noi puo' esprimere le sue idee..... la nostra ordinaria follia? si, mi piace.....vi seguiro' e interverro'...... non stasera pero'........ devo andare.......a preparare la cena.
saluti

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