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anthares Oggetto: Re: PER SCUGNIZZO  23 Ott, 2006 - 18:59  Profilo Rispondi citando   

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LAREDAZIONE ha scritto:

Scugnizzo, torniamo a invitarti a postare i tuoi messaggi nei forum adeguati. Per rispetto di chi legge e di chi, come in questo caso, ha avviato una discussione su tutt'altro tema, è quanto meno poco corretto interrompere il discorso con post che possono essere inviati altrove. Per scrivere di politica interna abbiamo aperto un apposito forum. Grazie







sognatore Oggetto:   23 Ott, 2006 - 18:34  Profilo Rispondi citando   

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Signori della Redazione, mi spiegate una cosa che mi desta qualche sospetto?
Perchè una reprimenda, abbastanza perentoria e certamente giusta, al solo Scugnizzo e non anche all'ineffabile Claragilda, caduta nello stesso peccato di "improprio forum"?
Non c'entra niente il merito degli argomenti esposti?
Ossequi.

LAREDAZIONE Oggetto: PER SCUGNIZZO  04 Ott, 2006 - 12:27  Profilo Rispondi citando   

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Scugnizzo, torniamo a invitarti a postare i tuoi messaggi nei forum adeguati. Per rispetto di chi legge e di chi, come in questo caso, ha avviato una discussione su tutt'altro tema, è quanto meno poco corretto interrompere il discorso con post che possono essere inviati altrove. Per scrivere di politica interna abbiamo aperto un apposito forum. Grazie

Claragilda Oggetto: Finanziaria  04 Ott, 2006 - 12:20  Profilo Rispondi citando   

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Effetti collaterali della Finanziaria

Qualunque sia il proprio credo politico, credo che questa sia per tutti una buona notizia (chissà perché sottaciuta ai più).

Dal sito di Repubblica: La finanziaria farà anche arrabbiare le opposizioni, ma tra le 'vittime' eccellenti c'e' pure lui: il premier. Per effetto dei tagli al 30% degli stipendi dei Ministri (Presidente del Consiglio e sottosegretari compresi) previsti dalla finanziaria, Romano Prodi si vedrà decurtare lo stipendio di ben 36.901 euro. La manovra alleggerirà le tasche anche dei 25 ministri che si vedranno tagliare lo stipendio rispettivamente di 24.601 euro. Stesso 'destino' per i sottosegretari: per loro, il sacrificio ammonterà a 22.179 Euro. In totale, tale misura consentirà un risparmio lordo annuo di 2,3 milioni di euro: di questi, 36.901 appunto dallo stipendio del premier, 615.015 in totale dai ministri, e 1.685.594 dai sottosegretari.

Claragilda

Scugnizzo Oggetto: IMBROGLIONI  04 Ott, 2006 - 08:36  Profilo Rispondi citando   

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Vengono in televisionex illustrarci la bontà della manovra
finanziaria e cominciano a parlare con linguaggio astruso
fatto di numeri percentuali e paroloni sconosciuto ai +
Si autoincensano x far si che risalta tutto limpido e chiaro e
magari lo spettatore ammette x nn risultare di poco comprendonio
Per voi x noi e x me ho cercato di vederci chiaro ecco ciò che
sono riuscito a reperire.
All'aggravio Irpef si aggiungono la sparizione di deduzioni e detrazioni con il crescere del reddito (la soglia di «ricchezza» è 28 mila euro lordi), l'aumento dei contributi previdenziali (0,3% per i dipendenti), i ticket su ricette (10 euro) e pronto soccorso (da 23 a 41 euro)... E tassa di successione, negata in campagna elettorale » Forum



Romano Prodi definisce la Finanziaria presentata dal governo al Parlamento (ma una parte entra già in vigore per decreto, come la reintroduzione della tassa sulle successioni) «un guadagno per il ceto medio». E' difficile capire che cosa il capo del governo intenda per ceto medio, visto che con maggiore realismo il suo viceministro per le Finanze, Vincenzo Visco, ammette che solo per le nuove aliquote Irpef ci sarà un aggravio a partire dai 40 mila euro di reddito lordo annuo. Quarantamila euro lordi corrispondono a un po' più di 2.500 netti mensili: siamo nel paradiso dei ricchi?

PROGRESSIONE DELLA TORCHIATURA
L'aggravio Irpef, per questi contribuenti non è molto: 28 euro l'anno. Ma è un pur sempre un aggravio. Con singolare scelta, poi, i 28 euro di maggiore Irpef diventano 59 se si è pensionati e 200 se si è lavoratori autonomi. Da questa soglia in poi, comunque, la progressione della torchiatura si impenna: 580 euro a 65 mila lordi annui, 980 ad 80 mila, 1.780 a 100 mila...

MENO DETRAZIONI
Alla parte Irpef si aggiungono poi una serie di misure delle quali potremo renderci conto solo nei prossimi mesi: dalla progressiva sparizione delle deduzioni e detrazioni con il crescere del reddito (in questo caso la soglia di «ricchezza» è 28 mila euro lordi), all'aumento dei contributi previdenziali (lo 0,3% per i dipendenti), dai ticket sulle ricette (10 euro) a quelli sul pronto soccorso (dai 23 ai 41 euro a seconda della gravità degli interventi). Anche in questo caso l'esenzione riguarda i redditi sotto i 30 mila euro.

ADDIZIONALI COMUNALI
Poi arriveranno le addizionali comunali e regionali, inevitabili sull'Irpef visti i tagli di 3 miliardi a comuni e regioni (devono trovare i soldi in altro modo), probabili sull'Ici (case) dopo l'invito del governo a rivedere gli estimi catastali.

TASSA SU SUCCESSIONI E DONAZIONI
Tra le misure maggiori, scattata per decreto e dunque già operativa (ma chi era informato avrà fatto, venerdì sera, le ore piccole dal notaio), riecco la tassa di successione e donazione. Assume la dizione più pudica di imposta di registro, ipotecaria o catastale «per trasferimento per successione a causa di morte» e si applica in tutti i casi, con tasse dal 2 al 6%, per i parenti non di primo grado, mentre gli altri soggetti pagheranno dal 4 all'8%.

SULLA CASA DEL DEFUNTO
Se si è figli o coniugi non si pagherà l'imposta di registro, mentre fino a un valore della casa di 250 mila euro (solo però se è la prima casa del defunto) se ne pagheranno 168 d'imposta ipotecaria e/o catastale, e il 3% per i valori maggiori. Per tutti gli altri beni ereditati si applica il 4%, con una franchigia di 100 mila euro.

BUGIE ELETTORALI
Ricordate le promesse e gli impegni solenni in campagna elettorale? «Non aumenteremo le tasse, combatteremo l'evasione». «L'imposta di successione riguarderà solo i grandi, grandissimi patrimoni, e non toccherà gli eredi diretti». Bene, un «grandissimo patrimonio» è quantificabile oggi in una prima casa da 250 mila euro. Per tutti.
Di bugie elettorali è piena la storia, ma la storia è altrettanto piena di elettori con la memoria lunga. George Bush senior perse le elezioni per avere, appunto, disatteso l'impegno a non aumentare le tasse. Prodi si vedrà.

SINISTRA TIMOROSA
Per ora la stessa maggioranza di sinistra sembra perfino timorosa della propria stessa manovra, se uno che si definisce moderato come Francesco Rutelli sente il bisogno di promettere di «restituire tra due anni ciò che togliamo adesso». Vedremo quanto la promessa rutelliana farà breccia. Ma soprattutto i capigruppo dell'Unione annunciano «migliorie» in aula, e perfino in commissione.

MUNGERE CHI GIA' PAGA
Insomma, il clima è di chi l'ha fatta un po' grossa. Qualcuno l'ha definita una vendetta sociale, contro quei ceti e quella parte d'Italia che ha votato per il centrodestra. E' possibile, ma la sensazione è che a restare scottati saranno anche molti elettori e famiglie che invece hanno tifato per il centrosinistra.
La filosofia della manovra infatti ci riporta ad alcuni decenni fa: in base all'imponibile dichiarato al fisco si stabiliva chi mungere e chi premiare. Va da se che in tutto ciò, allora come oggi, godevano soprattutto gli evasori, mentre tantissimi onesti venivano puniti due volte.

LIMITE E INGANNO
È il limite (o l'inganno) della politica redistributiva fatta per via fiscale. Gli unici a non avere dubbi in questo momento sono i sindacati. La Cgil, che ha ottenuto significativi aumenti per gli statali, commenta: «E' esattamente ciò che volevamo».
I sindacati della scuola, dove c'è un'evidente sovrabbondanza di personale, con classi spesso esigue, e con più maestre per classe alle elementari, ottengono l'assunzione di altri 170 mila altri docenti (ma il ministro Tommaso Padoa-Schioppa non voleva portare a livelli europei il rapporto tra docenti e studenti?), e dunque rinfoderano minacce di sciopero e accuse di macelleria sociale.

CUNEO FISCALE
Anche le imprese, che mugugnano perchè mancano veri tagli e riforme strutturali, ottengono comunque la riduzione del cuneo fiscale, oltre a rottamazioni mirate: dagli elettrodomestici agli operai anziani per la Fiat.

IL PARADOSSO DELLE PALESTRE
Dimenticavamo: un buon risultato per le palestre, visto che è annunciato un bonus di 210 euro per chi vi si iscrive (scontro esteso alle piscine). «Mens sana in corpore sano» predicavano già i romani antichi, concetto ripreso poi in epoca littoria nonché nei paesi del socialismo reale. Forse diffondere lo sport migliora la salute, ma a essere maligni viene il sospetto che i grandi enti sportivi a coloritura politica, dal Coni all'Uisp, siano i veri beneficiari del bonus. Certo che lo sconto palestre abbinato al ticket sul pronto soccorso non offre un bello spettacolo, né sul piano etico né su quello estetico.

RISCHIO PER PRODI
Prodi ammonisce l'opposizione a non organizzare proteste: «Sarebbe una scelta rischiosa». Che significa? Sono parole di tono vagamente minaccioso, a parte il paradosso di chi le pronuncia: leader di una parte politica che a suo tempo ha portato in piazza molti militanti contro la riforma delle pensioni e su provvedimenti finanziari di ogni tipo. Rischiosa una manifestazione del centrodestra? E perché? Dalla Rivoluzione americana in poi quella sulle tasse è la più ovvia delle proteste. E anche la più efficace: forse il rischio è proprio questo, ma per Prodi.
Ecco nn sò se il lettore ora ritiene giusta ed equa questa finanziaria rispetto alle promesse iniziali durante il periodo elettorale strombazzato ai quattro venti dall'ARMATA
BRANCALEONE .
Scugnizzo















mela Oggetto:   03 Ott, 2006 - 13:04  Profilo Rispondi citando   

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Ed io, invece, trovo che sia del tutto fuori luogo questa specifica quando , come nel caso di Welby, è l'ammalato stesso che, presente e cosciente, chiede di farla finita.
Accogliere la sua richiesta è atto di doverosa civiltà, secondo me.

_________________
stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.
Letizia 5 Oggetto:   03 Ott, 2006 - 09:56  Profilo Rispondi citando   

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Cara Pandora ho letto quanto da te riportato sull'eutanasia ed in particolare mi ha colpita questo brano:
"l'ammalato deve avere una prognosi infausta ed essere in condizioni di sofferenza persistente, insopportabile e che non può essere ridotta. "
Mi chiedo chi dovrà stabilire il grado di sofferenza del malato, poichè la soglia del dolore varia da persona a persona.
Pandora Oggetto:   03 Ott, 2006 - 01:52  Profilo Rispondi citando   

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DA LAREPUBBLICA ONLINE (2 0ttobre 2006)

" Pannella e Bonino sono tornati dunque ad affrontare il tema spinosissimo dell'eutanasia rilanciato, giorni fa, dal video appello di Piergiorgio Welby - malato terminale - al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato aveva inviato una lunga lettera di risposta a Welby auspicando un dibattito "approfondito" sulla materia. Attualmente, in commissione Sanità al Senato, sono in discussione una serie di proposte di legge - delle diverse forze politiche - che affrontano soprattutto il tema del testamento biologico.

Il testo presentato oggi dalla Rosa nel Pugno prevede l'eutanasia per pazienti maggiorenni, ma a particolari condizioni e con paletti precisi: la richiesta deve essere in forma scritta ed l'ammalato deve avere una prognosi infausta ed essere in condizioni di sofferenza persistente, insopportabile e che non può essere ridotta.

La Rosa nel Pugno, inoltre, ha oggi rilanciato anche la proposta di legge depositata lo scorso luglio e relativa al testamento biologico o dichiarazioni anticipate di volontà. Tra i punti fondamentali del provvedimento, il fatto di considerare anche l'alimentazione e la respirazione artificiali come trattamento sanitari che possono essere rifiutati dal paziente nell'ambito delle dichiarazioni anticipate. "


Questi riportati da laRepubblica sono i punti di massima della proposta di legge della Rosa nel Pugno. Se interessa, vedremo piu' avanti i contenuti delle proposte avanzate da altre forze politiche e in cosa si differenziano tra di loro.
Pandora Oggetto:   01 Ott, 2006 - 18:27  Profilo Rispondi citando   

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Arrivo in ritardo a risponderti Mela, scusami. Si certo, ci sono realtà terrioriali che già affrontano questi problemi. Mi auguro che nel momento in cui il dibattito verrà portato in sede parlamentare, e mi auguro veramente che ciò finalmente avvenga, facciano sentire la propria voce.
Noto che a questa nostra discussione partecipano pochi amici. Mi interesserebbe molto conoscere più opinioni, soprattutto di quanti, in quanto credenti, non concordano con chi come me ed altri rivendicano il proprio diritto alla sospensione delle cure o, in casi estremi, il diritto alla morte. Uso volutamente questo termine "forte" anzichè eutanasia. Perchè è dimorte, della propria morte, che si parla.
Gabbiano e Letizia hanno parlato, giustamente, di rispetto delle opinioni diverse, come quella della signora Lancia di cui Patrizia ha postato la lettera. Ci sarebbero da fare alcune considerazioni sulla diversa qualità della vita di questa donna e di quella di Welby, ma non è questa la mia obiezione di fondo.
L'obiezione di fondo rimane quella che seguito a ripetere. L' ottenimento anche per me di un diritto di scelta che altri hanno e che io non ho.

Letizia 14 Oggetto:   01 Ott, 2006 - 17:48  Profilo Rispondi citando   

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Giusto, Gabbiano, anche io la penso come te. Credo debba spettare alla persona nelle sue piene facoltà decidere. Ognuno poi dovrebbe essere libero di agire secondo la propria coscienza ed i propri dettami religiosi.
Gabbiano Oggetto:   01 Ott, 2006 - 12:50  Profilo Rispondi citando   

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A parte il post di Scugnizzo che è completamente fuori tema e che poteva essere benissimo messo in politica interna..,vorrei rispondere a Patrizia dicendole che,in maniera corretta,lei ha posto una posizione diversa da quella sostenuta da me personalmente e da tanti altri.Io sono fermamente convinto che la vita ci appartiene e che,quando si hanno le facoltà piene d'intendere e di volere, si debba poter scegliere,come finire i nostri giorni.Ma questa affermazione non scaturisce da una posizione radicale o avversa a quella delle persone che la pensano diversamente e nemmeno vuole essere egoista,anzi.Se una persona versa in condizione disperate e in modo irreversibile va verso la morte e giusto accanirsi per tenerla a tutti i costi in vita e non bisogna, invece, tener conto della volonta espressa in precedenza?Tutto qui
Scugnizzo Oggetto: NOMI DATE non elucubrazioni  01 Ott, 2006 - 11:24  Profilo Rispondi citando   

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Del progetto si era parlato riservatamente fra Palazzo Chigi e il ministero dell'Economia: la nomina alla direzione generale del Tesoro di Claudio Costamagna, amico stretto di Romano Prodi, finanziere internazionale che tra gli ultimi incarichi vanta la consulenza a Rupert Murdoch nella trattativa con Marco Tronchetti Provera.
La burrasca che si è abbattuta sulla Telecom e su Prodi ha vanificato il lavoro di Costamagna e fa slittare a tempo indefinito il trasferimento sulla poltrona di Vittorio Grilli, un commis d'état rispettato sia da Giulio Tremonti sia nel centrosinistra.

Quello di Costa magna non sarebbe però un normale episodio di spoils system: il 50 enne manager ha lavorato fino a pochi mesi fa nella sede londinese della Goldman Sachs, con l'incarico di presidente dell'investment banking per l'Europa.
A Londra aveva agito in tandem con un altro amico di Prodi: Massimo Tononi, che della Goldman era direttore per le fusioni e acquisizioni. Oggi Tononi è sottosegretario all'Economia.

Inutile dire come con Costamagna al Tesoro, Tononi all'Economia e lo stesso Prodi, che della Goldman Sachs è stato consulente tra il 1990 e il '93, sul vertice del governo si sarebbe proiettata l'ombra della più ricca e potente merchant bank del mondo, che nel 2005 ha realizzato utili per 5,6 miliardi di dollari e nei primi tre mesi 2006 addirittura per 2,4 miliardi: il 44 per cento del capitale. Anche perché alla Banca d'Italia c'è un altro ex, Mario Draghi, seppure non in stretto feeling con Prodi. E nel boa! rd dei c onsulenti è entrato Mario Monti.

Certo, non è provato che il piano di Angelo Rovati per la Telecom fosse farina della Goldman. Anche se la banca sta curando per l'Enel la fusione tra Terna (rete elettrica) e Snam (rete gas dell'Eni); un'operazione che, nei disegni prodiani, doveva completarsi con la rete Telecom per riportare le infrastrutture strategiche sotto lo Stato. E, se tutte le palle fossero andate in buca, sotto il controllo dei suoi uomini più fidati, tutti targati Goldman Sachs. Che per il premier è un tormentone.
Quando divenne presidente della Commissione europea, due giornali londinesi, il Daily Telegraph e l'Economist, gli chiesero conto dei legami con la Goldman (e la Unilever, di cui era stato egualmente consulente) e dei generosi compensi che il Professore fatturava all'Ase, una società in comproprietà con la moglie Flavia: 3,1 miliardi di lire di allora.

Gli inglesi puntarono l'indice sulla privatizzazione della Bertolli, ceduta dall'Iri di Prodi al consorzio Fisvi e poi, con una clausola speciale, rivenduta all'Unilever con la Goldman come advisor. Così come la banca era stata advisor della privatizzazione del Credito italiano. Prodi dovette pubblicare sul sito internet della Commissione le sentenze che lo scagionavano.
Ma non allentò il legame con la Goldman Sachs, anzi: scelse come capo di gabinetto l'irlandese David O'Sullivan, raccomandato dal presidente della Goldman Europe, Peter Sutherland. E si è calorosamente rallegrato per la nomina a segretario al Tesoro americano di Henry Paulson, numero uno della Goldman e suo grande amico. L'affaire Telecom rende un po' ingombrante la griffe Goldman Sachs. Di certo Guido Rossi dovrà aggiornare la battuta riservata a Massimo D'Alema ai tempi della scalata di Roberto Colaninno: «Palazzo Chigi è l'unica merchant bank dove non si parla inglese».
Ecco qualcuno dei retrosceni che pochi conoscono e di come tutti loro manovrano L'ITALIA e gli ITALIANI ess nn sono altro che AFFARISTI e aspiranti tali.
Si è vero che chi nn ha peccato scagli la prima pietra ma la
differenza che vi è tra i vari soggetti e che gli altri hanno
brigato alla luce del sole
PRODI (nn scrivo maiuscolo x rispetto come nome propio di persona ma è x mettere in risalto un soggetto subdolo rancoroso e vendicativo)da notare il sorriso di scherno alle accuse in parlamento la frase che disse alla richiesta di audizioni "ma sono matt?"una frase che dice tutto di quest'individuo e ciò che può pensare del popolo.
Scugnizzo









Patrizia51 Oggetto:   30 Set, 2006 - 20:56  Profilo Rispondi citando   

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Effettivamente, sentire direttamente la disperazione (nel senso di mancanza di speranza) dell'interessato lascia veramente una sensazione di...... "sospeso", cerchi di immedesimarti, ma nessuno penso possa riuscire a capire fino in fondo ciò che prova una persona in quelle condizioni.
Ho letto un articolo riguardante un'altra lettera, di un'altra persona, e vorrei proporverla pensando che, come dice Gabbiano, possa far riflettere meglio Il Pensatoio.
Ogni caso e un caso a sè e non è giusto fare confronti e ognuno di noi ha giustamente il proprio punto di vista, rispettabile in quanto conseguenza di una scelta che implica tutto il percorso di una vita, però a volte può essere utile vedere le cose da un'altra angolazione

Germana Lancia, 44 anni, vive su una sedia a rotelle. Sette anni fa scrisse a Ciampi di aiutarla a morire. Oggi, nonostante la gravità della sua situazione, è tornata a sorridere alla vita E in una nuova lettera incoraggia Webly a non mollare: «La vita può ancora darle tanto»

Da Pescara Piergiorgio Greco

Più che una rumorosa rivendicazione di un presunto "diritto all'eutanasia", quella lettera all' allora presidente Carlo Azelio Ciampi voleva essere soprattutto uno sfogo .Lo sfogo di chi, dall'età di dodici anni alle prese con una terribile artrite reumatoide che poi per ben diciotto anni l'ha tenuta inchiodata ad un letto, avvertiva come ostile la società che la circondava.
Lo sfogo di chi, quindi, chiedeva l'intervento del capo dello Stato per ottenere una sola cosa: un aiuto concreto per poter scegliere, se la sua condizione un domani fosse peggiorata, come e quando farla finita.
Oggi Germana Lancia, 44 anni di Roma ma originaria di Canistro (Aq), vive su una sedia a rotelle, lavora alla Sapienza, dove ha ideato uno sportello disabili divenuto un modello in Italia e,soprattutto, ha cambiato idea su quella sua richiesta a Ciampi datata 1999: «La vita merita sempre di essere vissuta», scrive in una nuova lettera, questa volta inviata a Piergiorgio Welby che, proprio come lei sette anni fa, ha chiesto al presidente della Repubblica di fare qualcosa affinché la "dolce morte" possa trasformarsi presto in un diritto per tutti.

«Signor Welby con il tempo ho rivisto le mie posizioni sull'eutanasia», inizia il messaggio con il quale Germana racconta che, a farla tornare ad amare la vita, sono stati il confronto anche duro con gli altri, la
convinzione che nessun dolore è inutile e che, in definitiva, tutto accade per un motivo: «Le sembreranno luoghi comuni - scrive - ma a volte viviamo dolori di cui faremmo volentieri a meno per poi accorgerci che quel dolore è stato causa di una gioia immensa».

Tutti "luoghi comuni" che, in realtà, emergevano anche nella lettera a Ciampi, al punto che l'ex presidente, nella sua risposta - in forma privata - non esitò a rimarcare che nell'intervento di Germana Lancia «trovo molto di più, e di diverso, dalla rivendicazione del diritto di morire: tutta
la tua esistenza, che è una lotta per affermare la tua voglia di vivere e il tuo diritto pieno alla vita, smentisce le tue parole e rinnega quella che tu stessa, riaffermando la tua fede in Dio, definisci una richiesta "mostruosa"».

«Se nel 1999 ci fosse stata una legge a regolare l'eutanasia - prosegue il messaggio a Welby - avrei arrecato molto dolore a chi mi ama, mi sarei preclusa molte gioie e soddisfazioni, avrei rinunciato ai miei sogni e ai miei desideri, alle mie speranze che hanno un comune denominatore: la libertà e la dignità delle persone disabili. Sarei un'ipocrita se le dicessi che la sua condizione è semplice, ma le dico che la vita può ancora darle tanto e lei può offrirle molto di più per cui la invito a pensare alle conseguenze della sua richiesta soprattutto per chi non è in grado di scegliere».

(C) Avvenire, Mercoledi 27/09/2006
Gabbiano Oggetto:   28 Set, 2006 - 20:19  Profilo Rispondi citando   

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Ritengo che questa lettera indirizzata al Presidente della Reppubblica,possa far riflettere meglio il pensatoio

CARO PRESIDENTE, VOGLIO L'EUTANASIA

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
da Piergiorgio Welby*, Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni
L'audiovideo della lettera aperta al Presidente della Repubblica (fai girare)
Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese.
Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l'ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita.
La giornata inizia con l'allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc.
Scrivi a Piero Welby-- "Il Calibano, il blog" - Prima pagina in anteprima di Agenda Coscioni [pdf]
L'audiovideo della lettera aperta al Presidente della Repubblica (fai girare)

Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l'aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un'ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l’aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un'ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l'ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina.
Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso - morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita - è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio ... è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c'è pietà.
Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una "morte dignitosa". No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte.
La morte non può essere "dignitosa"; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia "dignitosa" è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell'occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos'è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: "Ostico, lottare. Sfacelo m'assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m'accerchia senza spiragli. Non esiste approdo".
L'approdo esiste, ma l'eutanasia non è "morte dignitosa", ma morte opportuna, nelle parole dell'uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che "spinge verso il porto"; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo "luogo" dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro.
In Italia, l'eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non "esista": vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente "terminale" che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di "approdo" alla morte opportuna.
Una legge sull'eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L'associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l’impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell'alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L'opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Scrivi a Piero Welby-- "Il Calibano, il blog" - Prima pagina in anteprima di Agenda Coscioni [pdf]
L'audiovideo della lettera aperta al Presidente della Repubblica (fai girare)

Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza.
Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che "di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all'eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale". Ma che cosa c’è di "naturale" in una sala di rianimazione? Che cosa c'è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l'aria nei polmoni? Che cosa c’è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l'ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa "giocare" con la vita e il dolore altrui.
Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente 'biologica' - io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico.
Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto.
Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui.
Il mio sogno, anche come co-Presidente dell'Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.
*Piergiorgio Welby è Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, malato di distrofia muscolare
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mela Oggetto: da dove cominciare?  27 Set, 2006 - 13:50  Profilo Rispondi citando   

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Ma si può cominciare, Pandora, anche da qui. Per esempio, che la Redazione raccolga il dibattito fin qui articolatosi, lo faccia proprio e lo inoltri a chi di dovere ti sembra sbagliato?
Inoltre, sul territorio nazionale, operano diverse associazioni che si occupano, anche in questo momento, del problema. Sono facilmente reperibili tramite internet.
Ciao

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Pandora Oggetto: l'eutanasia come diritto  27 Set, 2006 - 13:04  Profilo Rispondi citando   

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Avete ragione, Mela e Alo, pensiamo a vivere!!
Ma pensiamo anche a come far sentire la nostra voce, e quella di quei tanti che auspicano una soluzione civile a questo problema. Apprezzo molto la posizione di Ciaolili e di Vabene che, da credenti, non accetterebbero per se una interruzione in qualsivoglia forma della propria vita. Ma riconoscono il diritto di chi farebbe scelte diverse e ricordano allo Stato il dovere di garantirne la possibilità.
In questo momento, in cui il dibattito è aperto a livello istituzionale e parlamentare, cosa possiamo fare perchè anche la voce di noi cittadini abbia una eco?

mela Oggetto: l'eutanasia come diritto  27 Set, 2006 - 12:01  Profilo Rispondi citando   

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Io credo che la dignità della vita umana vada rispettata, non ho nessuna comprensione o visione salvifica del dolore che, anzi, trovo brutale e che abbrutisce.
Credo che debba essere obbligatorio che ciascuno di noi si esprima in merito una volta raggiunta la così detta età della ragione, in modo da non permettere che nessuno decida in nostra vece, trattandosi di decisione personale, e terribile. Credo che i parenti più prossimi o persone di fiducia, sempre designati dal soggetto, debbano chiedere e ricevere le prove della impossibilità di recuperare a coscienza il malato, oppure di coscienza gravemente lesa che non restituisca alla vita la stessa persona ma che consegni ad una esistenza sofferente o a una “esistenza indifferente” un malato gravemente cerebroleso. Naturalmente in questo caso deve essere stato l’interessato ad esprimersi per tempo in modo esplicito. Credo che queste “prove” , queste assicurazioni, debbano essere fornite, che so, da comitati regionali appositamente individuati composti da medici di diverse discipline, che firmino un apposito documento impugnabile , per esempio, innanzi al difensore civico affiancato da un collegio di …tre comitati d’altra regione. Credo che, una volta accertato il tutto sia d’obbligo tutto: staccare la spina, smettere qualunque alimentazione artificiale, concedere la buona morte mediante somministrazione di qualche sostanza. Purchè sia buona morte, e quindi si assicuri il NON DOLORE al paziente.
Credo che in assenza di una legge, o dell’obbligo ad esprimersi preventivamente, vada rispettato il principio del minimo dolore. Minimo dolore per il malato, minimo dolore per i suoi cari. E che una società, se non è in grado con l’aiuto dei suoi esperti e delle parti interessate ad assicurare questo, non è una società civile. Come non mi sembra civile una società che non ha risposta per chi chiede la morte poiché è nell’impossibilità di procurarsela da solo, e che addirittura persegue chi, avendo fatto appello alla propria coscienza ed al proprio coraggio, aiuta a morire una persona cara in preda alla sofferenza che in piena lucidità afferma di non voler continuare a vivere.
Ed ora, come dice Alo, pensiamo a vivere.

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Sticla Oggetto:   26 Set, 2006 - 17:31  Profilo Rispondi citando   

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Le due persone messe a confronto nel tg non possono essere accomunate da nulla...una decide di voler vivere e può farlo, l'altra decide di voler morire e NON può farlo. Tutto qui.

erri Oggetto: diritto di vivere... e diritto di morire (47)  25 Set, 2006 - 19:58  Profilo Rispondi citando   

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Oggi hanno dato una notizia al TG1 ... spero che qualcuno di voi l' abbia sentita.

Per fare pari con il caso Welby e la sua richiesta di "poter morire" hanno presentato un altra persona affetta dalla stesa malattia e nelle stesse condizioni di Welby il quale, comunicando solo con lo sguardo verso una tabella ove sono scritte le lettere, ha detto di non desiderare affatto la morte ma di "voler vivere".

Ecco, non mi pare un gran servizio ... sono piani diversi e l'uno non esclude l'altro. Con questo servizio, così come è stato presentato sembrava che l'eutanasia, una volta approvata per legge, diventasse "un obbligo".


Mi sembra che le cose non stiano proprio così. Il diritto alla vita non viene negato "per legge" ma per legge puoi decidere se e quando vuoi smettere di soffrire.

I sostenitori della vita in qualunque condizione dicono che la richiesta di "lasciare morire" sia sempre segno di depressione e disagio. Uno studio ha dimostrato invece che quelli che fanno questa richiesta sono in genere persone di buona cultura e seguite dalla famiglia. Insomma... non sono solo i "poveri cristi" a voler morire.

Altra riflessione .... nella condizione di Welby è anche impossibile "farsi fuori" da soli !!

Erri.......

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L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi e si allontana di due passi. Cammino dieci passi e si allontana di dieci passi. L'orizzonte è irragiungibile.
E allora, a cosa serve l'utopia?
A questo: serve per continuare a camminare
lella51 Oggetto:   25 Set, 2006 - 18:36  Profilo Rispondi citando   

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Stiamo discutendo di un problema delicatissimo, che necessiterebbe di essere regolamenteto, per estrarllo dalla confusione nella quale è impantanato.
Per fare una legge ad hoc occorrerebbe il concorso di grandissima parte del parlamento su una identica linea di vedute.
Ho già avuto modo di esprimere la mia perplessità sul fatto che si possa fare una legge, l'ho motivata per colpa della molta ipocrisia che aleggia intorno alla questione.
Forse mi sbaglio, ma non so a cosaltro attribuire i distinguo e le varie prese di posizione che, sull'argomento, si stanno moltiplicando in questi giorni.
Un fatto è inconfutabile fino a quando si continuerà a speculare su queste cose, e lo si sta facendo a livello politico religioso e sociale non se ne verrà mai a capo.
Credo che non siamo ancora maturi per una "completa e corretta" legge di così alto profilo.

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