Vai a pagina              ...      
42
          
Nuova discussione   Rispondi
sheshe Oggetto:   04 Lug, 2006 - 20:08  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 753
Attività utente
Attività utente

Cara Jeradine..ma avevo compreso perfettamente..tutto quello che avevi detto..e concordo in tutto..il mio era solo un racconto personale sul tema..
Con tanta simpatia e piacere di leggerti
Sheshe


_________________
Il cuore conosce delle ragioni che la ragione non conosce.
B. Pascal.
jerardine Oggetto:   04 Lug, 2006 - 19:57  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente

Carissima Sheshe,
quando scrivi “ …Vero essere accettati e sentirsi amati..aggiungo per quello che si è ”, di fatto condividi quanto da me anticipato e, per facilitarti la lettura, cito qui di seguito:
Quando siamo in famiglia noi chiediamo alla famiglia di farci sentire amati, così come siamo, con i nostri difetti, con i nostri limiti, con le nostre ansie".
Evidentemente ti é sfuggito perché i miei interventi, sul tema, sono stati diversi.
Detto questo, mi congratulo per i successi di tuo figlio conseguiti a scuola, ma nello stesso tempo mi rammarico per non essere riuscita a farmi comprendere.
Non ho mai inteso dire che la famiglia non deve offrire ai propri figli un sostegno oltre che materiale anche morale e psicologico, come tu degnamente hai fatto.
E’ profondamente vero che un genitore ha a cuore e si ritiene in qualche modo lui l’artefice del futuro del figlio. E in questo futuro ci possono essere anche delle sue aspettative, magari anche dei desideri inconsci.
E l’educazione si costruisce anno dopo anno per lungo periodo di tempo. “Se vuoi educare un uomo – dice un proverbio cinese – devi dedicargli tutta la tua vita”.
Se vuoi far crescere un uomo devi dedicargli tutta la tua vita…

Infine, e per concludere, devo dirti che io non direi mai “io sono oK”, per la semplice ragione che la perfezione è inumana e poi saprebbe di integralismo, di meta raggiunta invece di quella del faticoso cammino da compiere.
Uscire… passare .. lasciare il vecchio… per andare verso il nuovo da realizzare e ricominciare ogni giorno.
E’ cammino, dunque. Un cammino in salita , come ci dice anche mela.
E’ canto, è assaporare l’avventura della libertà, é ritrovare l’innocenza, è riconquistare la gioia di esistere…è provare brividi d’infinito….
E’ ricominciare ancora ogni giorno… un passo per volta.

Ti ringrazio per la tua attenzione e caramente ti saluto
Jerardine







sheshe Oggetto:   04 Lug, 2006 - 14:43  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 753
Attività utente
Attività utente

Cara Jeradine,
molto bello leggerti...Vero essere accettati e sentirsi amati..aggiungo per quello che si è.
Sembra tanto scontato e non lo è..sempre.
Mi hai fatto venire in mente quando ,verso la fine della terza media si deve scegliere l'indirizzo scolastico..dei ragazzini..
Quanti problemi sorgono per la scelta..per come sono i figli e per cosa si vorrebbe che facessero..ambizioni genitoriali e aspettative diverse dalle possibilità e aspettative dei figli..
Ricordo che il padre preside tuonava....è loro la scelta..guidata si ..ma accettando come sono..non come vorremmo che fossero.
A volte accettando le loro scelte..è una dimostrazione e iniezione di fiducia ....necessaria ..e anche di amore.
Faccio un esempoi..
Uno dei miei ragazzini in quella occasione..era in crisi..e anche scolasticamente...la scuola diceva non fosse adatto a studiare..al massimo il più semplice degli istituti tecnici..lui voleva fare il liceo..
Ho didssentito e detto che non esistevano solo loro..sulla piazza. E ho cercato..giocando con le scuole a..carte scoperte..
Ho accettato..il liceo..al massimo se non fosse andata.. avrebbe avuto la "sua" sconfitta e si sarebbe rimediato..
Ha fatto il liceo..il più bel tema alla maturità..si è laureato..non è stato sempre tutto in discesa..ma io credevo in lui...e ce l'ha fatta...
Se non mi fossi battuta..come sarebbe andata?
Vedo che ..hai parlato di analisi..transazionale...

Io non sono ok, gli altri sì.
Io sono ok, gli altri no.
Io non sono ok, gli altri neppure.
Io sono ok, anche gli altri lo sono.
.....................................................................

Sheshe




_________________
Il cuore conosce delle ragioni che la ragione non conosce.
B. Pascal.
jerardine 10 Oggetto: Famiglia: esperienza pasquale.  04 Lug, 2006 - 00:50  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente

Carissimo Cesare,

condivido quanto già detto da vololibera. Trovo molto bella la tua rappresentazione: un quadro di vita semplice, quotidiana, che mi ha ridestato in cuore nostalgie di tempi lontani.
E riaffiorano i ricordi,si chiamano gli uni con gli altri, si rincorrono, si fermano e ... mi ritrovo anch'io bambina.
Il fascino è nella freschezza con cui sei riuscito a farci “entrare” in uno scorcio della tua vita familiare " …d'inverno nostra madre...ci adunava intorno al braciere (il riscaldamento non era ancora conosciuto). Poggiava sulle nostre ginocchia una coperta per non far disperdere il calore; e, incominciava a raccontare favole...".
Specchio di vita domestica dolcissima.
Ma di "altri" tempi. Tempi lontani anni luce Tempi in cui una mamma, una grande mamma, logora e sfibrata, trova ancora la forza di raccontare favole ai frugoletti dagli occhioni stanchi, ma belli ( mi par di vederli... ma il più bello sei tu ) .
Comunque … mi riesce molto difficile non pensare a quante mamme ( non parlo della tua) nell’intimità della casa venivano sistematicamente oppresse dalla prepotenza del maschio-padrone, oltre che dalle sue latitanze e assenze. E, quel che è peggio, prepotenze legittimate dalle stesse vittime dei soprusi – per un malinteso senso della pace domestica -, che trovavano conforto nel pianto nascosto..,
Ma la pace, quella vera, è armonia. E’ mutuo soccorso. E’ convivialità delle differenze. La pace non è la quiete passiva, tollerata magari per paura o rassegnata condiscendenza.

Comunque, tornando al nostro “ oggi”, non possiamo
far finta di non sapere che la civiltà a misura d’uomo ha spostato l’asse dall’essere all’avere, dall’essere al fare e, ancora peggio, dall’essere al sembrare.
La civiltà è in crisi. E’ in crisi perché le sue colonne sono tarlate e soprattutto la colonna più importante di tutte, la famiglia.
La famiglia è sotto processo oggi perché c’è un’appartenenza di interesse, e non di gratuità, almeno come tendenza.
La famiglia nella forma più alta, che è quella fondata sul matrimonio, è permanentemente in crisi. In questi giorni è uscita una statistica impressionante. Nella sola Unione Europea si è rilevato che ogni 33 secondi scoppia una coppia. Il che significa che ogni minuto primo due coppie saltano.
E le grandi parole d’amore diventano parole di orrore.
Se le cose stanno così il riparo deve essere urgente, perché se no i nostri figli pagheranno l’inaridimento della cosa più bella che il Signore ci ha dato: l’appartenenza ad una compagine in cui ti senti a casa.
A casa, che non significa senza problemi, senza difficoltà, altrimenti sei in immaturità. Non hai raggiunto l’adultità, sei immaturo/a, non sei cresciuto/a, sei un adolescente.
Ogni essere umano ha tre forme di “io”: c’è l’io bambino, l’io genitore e l’io adulto.
L’io bambino è quello che vuole essere accarezzato, vuole essere al centro;
l’io genitore è quello che vuole comunicare dinamiche di vita all’altro.. Generare significa generare nel travaglio del parto;
l’io adulto è quello che vuole equilibrare l’io della forza, che vuole comunicare all’altro qualcosa di bello.
In noi ci sono tutti questi tre io. Ma guai se sono squilibrati. perché se prevale l’io bambino resti bambino fino a 90 anni, come dicevano gli antichi romani ”puer centum annorum”.
L’io bambino non deve essere prevalente sugli altri due.
Questi tre io esigono di essere in equilibrio, altrimenti c’è lo squi-librio delle persone. E questo squilibrio si riflette nella vita relazionale, nella vita sociale.
Sinfonia dei molti sé: mettere insieme, senza stonature. E’ una cosa bella, ma dove troviamo la soluzione?

Vediamo come risponde la Pasqua come terapia a questo squilibrio.
L’io bambino, che ha bisogno di tenerezze e sicurezze - non solo il bambino di età, ma anche al bambino che è presente in noi -, dalla Pasqua di Gesù riceve tanta tenerezza. E la Pasqua ci dà anche sicurezza: perché la Pasqua è una certezza granitica. Se Cristo non fosse risorto noi non avremmo roccia su cui fondare l’edificio. L’io bambino può trovare la risposta in tutto questo.
L’io genitore, l’io che comunica la vita. E cos’è la Pasqua di Gesù vista nel suo sbocco, che è appunto lo sbocco del mistero della resurrezione e della Pentecoste, se non comunicazione di vita, se non gioia di vita, anche quando ci costa molto? A volte costa sangue comunicare la vita.
E comunicare dinamiche di vita è difficile. Quella che Paolo chiama nel capo 3° della lettera ai Filippesi- versetto 10 - la dinamis, la dinamite, la forza . La resurrezione la cui forza viene applicata a me nella Pentecoste.
L’io adulto è l’io della sintesi, l’io dell’equilibrio, l’io della visione sicura per dare sicurezza.
Quante volte ci sentiamo sballottati, disorientati nel nostro profondo, angosciati. E ci mascheriamo. Non perché vogliamo esserlo, ma perché siamo abituati in una società di mascherati a mascherarci. Non facciamo i conti con le nostre angosce profonde , perché non ci incontriamo con il nostro profondo, rifiutiamo di incontrarci, ci fa paura di incontrarci. E’ nel profondo che c’è la verità autentica del nostro io, nel nostro profondo abitato dall’angoscia.
Dice sant’ Agostino” due sono i vampiri dello spirito: il timore e il dolore. Quando hai un bene temi di perderlo, quando hai un male allora ti addolori di averlo. Tu sei abitato sempre da queste due forze. Allora dobbiamo fare i conti con questo, nel profondo. Chi ci dà la sicurezza per dare sicurezza ai nostri figli, per dare sicurezza a coloro che il Signore ci mette a fianco non a caso?
Bisogna riscoprire la Pasqua per alimentare le nostre sicurezze. Investire questo capitale per trovare la forza per rendere sicuri coloro che ci stanno accanto, sforzandoci di diventare ogni giorno più maturi:
sforzo che deve durare sino alla morte.

La famiglia ha bisogno per consolidarsi di tre cose:
a)l’intimità;
b) la durata;
c) l’estensione.
Intimità: l’intimità non è solo del corpo ma anche nell’amicizia. Se le anime non si toccano il toccarsi dei corpi irrita perché ci si sente ridotti a strumento.
L’intimità si consegue a livello coniugale, amicale, spirituale, nel profondo. Quanto più due si amano, tanto più si sentiranno uniti fra loro in
com – unione ( così dicevano i Padri della Chiesa) con lo Spirito Santo invocato e realizzato;
durata: due che si vogliono veramente bene, e perciò fanno famiglia, sentono che questo bene non può finire. Nonostante scadimenti, fallimenti. Ma chi ci assicura il “per sempre”? La morte è una realtà irreversibile e quindi ogni esperienza di comunione è minacciata. La certezza la ricavi o dalla magia o dalla fede. Ma chi può darci la sicurezza della durata? La fede non è la polizza antincendio. Certezza che qualunque cosa mi capiti c’è la grande certezza di durare al di là del muro e questo in forza dello Spirito Santo. La Pentecoste è l’applicazione della forza della Pasqua.
Estensione: una famiglia è come una cellula. Oggi la famiglia tende ad essere chiusa ma sente la nostalgia di aprirsi a nuove famiglie. L’estensione ha orizzonti vastissimi, che è anche l’orizzonte del

diverso da
me, il non cristiano, il non credente (gaudium et spes 19,20,21).
Lo Spirito Santo è il dono del Signore Risorto che ti fa aprire al diverso e ti mette nella condizione di respirare aria universale contro il razzismo che si chiama familismo ( la mia famiglia è superiore ad ogni altra: razzismo familiare).
La famiglia è lo specchio in cui Dio si guarda e vede il Suo miracolo più bello.
Comunicarsi l’Amore e trasmettere la vita . Così si diventa fecondi.
C’è bisogno che tutte le famiglie siano feconde e perciò anche le coppie sterili possono essere feconde, comunicandosi gli sposi la gioia della vita con l’adozione reale, oppure desiderando il servizio della causa dell’uomo.
E …, mi ripeto,
“…avere radici e ali. Che significa per me la radice?
Radici per conoscere chi veramente sei e ali per volare alto alto verso l’Altissimo.
Le radici sono date dalla tua famiglia, da come collabori.
Le ali dell’autenticità della tua formazione. Solo allora la tua famiglia diventerà un nido di aquile che volano ardite verso il sole . Il mondo ha bisogno di volare alto e lo Spirito di Dio scende basso per darci la forza di volare alto verso l’Altissimo. Duc in altum! „

E' un intervento lungo, lo so. Ma non riesco a sintetizzarlo. Grazie.
Ciao
Jerardine




jerardine Oggetto:   04 Lug, 2006 - 00:24  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente


Carissima Danette ,
ti assicuro che anch'io ti leggo sempre molto volentieri e ti ringrazio.
Ciao
Jerardine


Ultima modifica di jerardine il 04 Lug, 2006 - 01:03, modificato 1 volta in totale
vololibera Oggetto:   03 Lug, 2006 - 20:56  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 432
Attività utente
Attività utente

che bella visione cesare..... la famiglia che hai descritto... tutti intorno al fuoco.... almeno si era uniti.... stanchi, assonnati... ma uniti.... oggi..... i figli escono la sera, tornano tardi e se dici qualcosa ti saltano in testa.... tutto sommato è meglio la tua famiglia che quella di oggi....
è solo la mia modesta opionie,,,,,
vololibera....

_________________
Non siamo tutti Pablo Neruda... ma tanti di noi esprimono i loro sentimenti, le loro emozioni scrivendo dei versi, parole che arrivano dritte dal cuore che sono musica suonata senza aspettare applausi

Cesare1° Oggetto: Danette scrive:  03 Lug, 2006 - 14:46  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 897
Attività utente
Attività utente

"vorrei essere letta anch'io, anche se non devo sviolinare nessuno.
Non sono angelica e manco ci tengo ad esserlo.
Sono solo un essere umano, pieno di difetti e con qualche virtù, come tanti o come tutti."

Io ti leggo. Sono un ciuccie, però.


_________________
eagle pp
Cesare1° Oggetto: Famiglia:palesta di futuro  03 Lug, 2006 - 14:38  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 897
Attività utente
Attività utente

Leggendo Jerardine.
Famiglia, palestra per il futuro

Senza nulla togliere a quanto scritto da Jerardine. Come io ricordo la famiglia (la mia famiglia). Un flash: Eravamo, senza esagerare, sempre, durante il nostro quotidiano, più o meno sette o otto figli viventi. Complessivamente eravamo quindici figli concepiti. Il mio nome è ottavio, perché l’ottavo concepito. Come passavamo le serate d’inverno? Nostro padre al lavoro, o fuori contesto: era il capofamiglia, un po’(forse molto) il padre padrone. D’inverno, nostra madre, donna instancabile, sempre alle prese con infinite problematiche che i figli comportavano , e ancora comportano, quando pensava, di sera, che ci si poteva concedere una specie di relax, ci adunava intorno al braciere (il riscaldamento non era ancora conosciuto). Poggiava sulle nostre ginocchia una coperta per non far disperdere il calore; e, incominciava a raccontare favole, come quella di “miezeculille”, quella del “re di Marano”, e tante altre, soprattutto forse inventate. E così, se tutto filava liscio, finiva la serata per affrontare la notte. Adesso vi domando: Riuscite a immaginare la scena di circa sette o otto bambini, chi sveglio, chi mezzo addormentato, chi già nelle braccia di Morfeo? La mamma, infine, forse mezza addormentata anche lei, e stanchissima, si apprestava, vigile, per forza d’inerzia, a mettere tutti a letto. Questa è la scena abituale che ricordo di una sera d’inverno. La scena della mia famiglia!
Una famiglia, forse carica di errori, una famiglia che era, comunque, l’immagine riflessa della società dell’epoca con cose belle e cose brutte, senz’altro più brutte che belle. Una famiglia che aveva, comunque, come riferimento sempre i valori fondamentali della FAMIGLIA.
Mi fermo un attimo, per pensare a quanto egregiamente scritto da Jerardine. Rifletto, rifletto e ancora rifletto.
Non è che volessi buttare alle ortiche quanto scritto da Jerardine ; ma….la nostra “fucina”, cioè la fucina di noi bambini, era molto rudimentale: Una madre sovraccarica di lavoro quotidiano, con eccessiva trascuratezza della cura della propria persona (sfido io: non aveva tempo!), tutta dedita esclusivamente a quella dei figli, senza cultura scolastica (mia madre era analfabeta). E …..poi, vita non tanto florida, strettezze economiche in tutti i sensi. Sul piano politico, per completare il quadro: la dittatura.
E sul piano della educazione del nucleo familiare si procedeva sempre bene. Si cercava di farla procedere nel modo migliore. E quando era necessario (?) funzionava anche “ ‘u vurpine”. Oggi abbiamo quasi una programmazione scientifica (e su ciò nutro i miei forti dubbi) per la nascita dei figli, per l’educazione dei figli. Oggi, almeno questa è la mia impressione, ci si sposa per fare una festa, insomma si pensa solo ed esclusivamente all’esteriorità. Si vuole apparire ad ogni costo, Non si bada alla sostanza (Eric FROMM: Essere o avere)
Chiedo scusa a Jerardine. Lei ha scritto cose ineccepibili sul piano teorico, ma sul piano pratico quale è il risultato?
Non a caso ho inteso descrivere e far immaginare una sera d’inverno di una famiglia modesta di cinquanta anni fa.
Questo mi è uscito dal mio intimo pensiero, meglio ricordo. Forse tutte fesserie. Quelle di un pazzo.
Fir ma:‘U ciuccie.
BOH!


_________________
eagle pp
Danette Oggetto: Re: Non dire NO - Ascolta il SUONO  02 Lug, 2006 - 22:25  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 810
Attività utente
Attività utente

Danette ha scritto:

E' molto triste,sento profondo il poco coraggio di lottare per superar gli ostacoli.
Forse l'amore era veramente fragile.

Io però ho un angelo segreto della notte che veglia gli amanti che carezzano le sue ali lucenti.

Alcune persone sono rassegnate e sbagliano.

Non perderanno mai se inseguiranno col pensiero la propria passione e la identificherano con la donna o l'uomo prescelti che non saprà resistere se l'amore è incalzante,ha dei ritmi precisi,se è semplice, tenero,ardente,ti penetra e scioglie dentro qualcosa.

Semplici cenni,parole gonfie di significati catturano e lei o lui si fermerà a guardarti.

Mai rassegnarsi!
L'amore è una continua reazione ai pensieri dell'altro.
E' il condimento profumato di tutto un giorno immaginato come se lui ti fosse accanto.

Se si sa comunicare questa atmosfera non si perderà mai,l'amore ideale.

L'amore è gioia,una lunga sensuale risata profonda che accomuna i gesti e ci stringe in un cerchio sempre più stretto e non abbandona chi usa il giusto linguaggio.

Però le diavolesse esistono.

Ne ho incontrata qualcuna arida,gelosa del fuoco che arde in chi ama e vorrebbe disperatamente inaridire la fonte di luce delle poche anime veramente passionali.

Queste streghe hanno inibizioni ataviche e spendono i loro giorni a svilire,denigrare chiunque osi salire i gradini di pietra rosata.

Non esistono cattivi uomini o cattive donne ma solo creature deboli che se anche riconoscono da lontano una donna o un uomo specialissimi,ne hanno solo timore e non li stringono per affondare insieme in qualunque abisso sempre migliore di una vita anonima.

Non dire più addio,mio romantico cavaliere.
Non più da quando l'hai incontrata.

C'è quella roccia solitaria battuta dai venti che vi aspetta entrambi.

Lì abbracciatevi stretti e la nebbia vi avvolgerà e non potrete sorridere,ma riuscirete finalmente a piangere perchè avrete la sensazione indescrivibile di un trinomio perfetto:

Un uomo...una donna...l'universo. (Maresa Baur)



vorrei essere letta anch'io, anche se non devo sviolinare nessuno.
Non sono angelica e manco ci tengo ad esserlo.
Sono solo un essere umano, pieno di difetti e con qualche virtù, come tanti o come tutti.




jerardine 10 Oggetto:   02 Lug, 2006 - 20:24  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente

CiaoLili scrive:
"...pochi alzano lo sguardo verso il cielo la sera e si accorgono che fra tante stelle ce n'è qualcuna che brilla più delle altre, mentre quasi tutti dormono
... "

_______________________
Uno stupito silenzio respira lieve, sul paesaggio assonnato.. Com’è vicino quel cielo stellato … sulle case spente ...
E in quelle stelle che brillano più delle altre.. l’io si riconosce universo e frammento.

Grazie Lili. Buona serata.
Jerardine

Danette 24 Oggetto: Non dire NO - Ascolta il SUONO  02 Lug, 2006 - 20:18  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 810
Attività utente
Attività utente

E' molto triste,sento profondo il poco coraggio di lottare per superar gli ostacoli.
Forse l'amore era veramente fragile.

Io però ho un angelo segreto della notte che veglia gli amanti che carezzano le sue ali lucenti.

Alcune persone sono rassegnate e sbagliano.

Non perderanno mai se inseguiranno col pensiero la propria passione e la identificherano con la donna o l'uomo prescelti che non saprà resistere se l'amore è incalzante,ha dei ritmi precisi,se è semplice, tenero,ardente,ti penetra e scioglie dentro qualcosa.

Semplici cenni,parole gonfie di significati catturano e lei o lui si fermerà a guardarti.

Mai rassegnarsi!
L'amore è una continua reazione ai pensieri dell'altro.
E' il condimento profumato di tutto un giorno immaginato come se lui ti fosse accanto.

Se si sa comunicare questa atmosfera non si perderà mai,l'amore ideale.

L'amore è gioia,una lunga sensuale risata profonda che accomuna i gesti e ci stringe in un cerchio sempre più stretto e non abbandona chi usa il giusto linguaggio.

Però le diavolesse esistono.

Ne ho incontrata qualcuna arida,gelosa del fuoco che arde in chi ama e vorrebbe disperatamente inaridire la fonte di luce delle poche anime veramente passionali.

Queste streghe hanno inibizioni ataviche e spendono i loro giorni a svilire,denigrare chiunque osi salire i gradini di pietra rosata.

Non esistono cattivi uomini o cattive donne ma solo creature deboli che se anche riconoscono da lontano una donna o un uomo specialissimi,ne hanno solo timore e non li stringono per affondare insieme in qualunque abisso sempre migliore di una vita anonima.

Non dire più addio,mio romantico cavaliere.
Non più da quando l'hai incontrata.

C'è quella roccia solitaria battuta dai venti che vi aspetta entrambi.

Lì abbracciatevi stretti e la nebbia vi avvolgerà e non potrete sorridere,ma riuscirete finalmente a piangere perchè avrete la sensazione indescrivibile di un trinomio perfetto:

Un uomo...una donna...l'universo. (Maresa Baur)

jerardine Oggetto: Famiglia: palestra di futuro.  02 Lug, 2006 - 09:00  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente

Riprendo il tema in oggetto, già iniziato in data 22 giugno u.s.

Questi bisogni di sicurezza da dove derivano?. Qual è il cuore di una vita in famiglia? Cos’è che caratterizza la famiglia?
C’è un dato fondamentale. L’essere in famiglia è caratterizzato dal senso di accettazione. In qualunque ambiente noi andiamo possiamo sempre apparire diversi da come siamo. O almeno tentare di apparire diversi da come siamo.
Invece in famiglia ognuno di noi è come è,
La famiglia è il luogo dell’autenticità in cui ciascuno mette giù tutte le difese e appare così come é.
Ma appare così come è perché chiede e pretende qualcosa in famiglia. Cioè che cosa si chiede in famiglia e che cosa si pretende?
E questo in tutte e tre le dimensioni: coniugale, genitoriale e filiale.
Che cosa si pretende in tutte e tre queste dimensioni? Si pretende di sentirsi accettati e di sentirsi amati.
Questo è fondamentale. Non ce lo dimentichiamo mai:
bisogno fondamentale di ogni essere umano è il bisogno di sentirsi amato. Che non corrisponde al meccanismo dell’essere amato.
Infatti un genitore può amare il figlio, ma il figlio non si sente amato dal genitore. Una moglie può amare il marito, ma il marito non si sente amato, o viceversa.
Allora questo cosa ci insegna? Ricordiamoci che potremmo vivere senza mangiare, senza bere, senza altro, ma nessuno può vivere veramente senza sentirsi amato.
Cosa vuol dire sentirsi amato? E non soltanto sapere di essere amato?
Io posso sapere di essere amato, il figlio sa di essere amato dal genitore, (tranne casi patologici che non consideriamo). Però il sapere riguarda la mia sfera di conoscenza, il sentire riguarda il mio cuore, riguarda la mia sensibilità.
Sono due verbi diversi il sapere e il sentire. E molto spesso al sapere non corrisponde il sentire: io so di essere amato, ma non mi sento amato.

Allora questo cosa comporta? Quando siamo in famiglia noi chiediamo alla famiglia di farci sentire amati, così come siamo, con i nostri difetti, con i nostri limiti, con le nostre ansie. Gli esseri umani questo chiedono, di sentirsi amati. Ed è particolarmente importante sentirsi amati, perché significa sentire di essere un significato per qualcuno.
Nella società in cui viviamo sempre più consumista e secolarizzata che commercializza vite e certezze in un ritmo distruttivo, non possiamo chiedere più di sentirci amati: è uno dei problemi della nostra società.
Mentre in famiglia - cellula vitale della grande e universale famiglia umana ( ma con una peculiare soggettività), comunità di persone unite nell'amore, prima società umana, santuario della vita, grande mistero di Dio - ciascuno di noi pretende di sentirsi amato. Vuole sentire di essere un significato. Ed è una pre-condizione perché ciascuno scopra il valore di ogni essere umano. Non possiamo scoprirlo se non ci sentiamo amati, se non sentiamo che la nostra vita ha ed é un valore: non è un’esistenza inutile.
C’è una intenzionalità educativa nei confronti della coppia nella reciprocità, Ma l’intenzionalità educativa più evidente, quella che mai è stata aiutata a realizzarsi, è l’intenzionalità educativa nei confronti dei figli.
Questo ci richiama a un concetto semplice:
è importante capire che l’educazione non è un processo materiale, l’educazione è un processo intenzionale. E’ questo che forse oggi nella famiglia si è perso. Ci vuole l’intenzione di educare.
Io devo avere un’intenzione educativa da condividere con mio marito e con il resto della famiglia.
Qual è il progetto educativo che noi dobbiamo fare per i nostri figli?
Non possiamo pensare che educare sia solo accompagnarli nella crescita, ma senza aver chiaro un fine. Quale meta vogliamo raggiungere. Come vediamo i nostri figli educati – quando avranno 20 anni - per dire che siamo stati bravi educatori.
Questa domanda devono porsela i genitori, perché l’educazione richiede l’intenzionalità. Non è solo accompagnare e testimoniare. Anche. Non si può essere educatori – questo l’ ha insegnato Paolo VI – senza essere testimoni. Non si può essere maestri senza essere testimoni.
Allora l’impegno educativo nei confronti dei figli – che si esprime nel dialogo -, non può prescindere da un fine.
L’educazione per essere intenzionale deve aver chiaro qual è il fine del mio essere educatore dei miei figli. Come li voglio educati, come li vedo quali persone educate.
L’educazione è un progetto del futuro.
Chi parla di educazione parla sempre di futuro, perché l’educazione è il processo del cambiamento verso il futuro, verso una dimensione che ancora deve venire.
L’educazione è infatti la scienza del futuribile, per ciò che può essere perché comunque noi sappiamo che attraverso l’educazione il poter essere si realizza.
Oggi c’è una grande domanda di educazione, proprio perché si è persa la riflessione su cosa significhi educare, su cosa significhi porsi delle mete educative.
Qual è il progetto educativo che devo fare, che devo condividere con il coniuge, perché io non posso farlo da solo/a ? Ecco il cemento della famiglia, il cemento della coppia. E il progetto non deve essere implicito, deve essere esplicito, nel senso che lo esplicitiamo e lo testimoniamo.
E questo stesso progetto educativo nei confronti dei figli ci aiuta a vivere meglio la nostra relazione di coppia e la nostra relazione in quanto figli, superando tutti i problemi, le difficoltà, i contrasti, le sofferenze che ci caratterizzano e aprendoci alla dimensione che tutti vogliamo perseguire, che è quella della gioia e della felicità.
Il dialogo non si attiva all’improvviso, c’è una educazione al dialogo.
Non si può pensare che il dialogo tra genitori e figli si attivi quando nascono i problemi, perché allora i genitori si spaventano. Il dialogo genitori figli si costruisce, non si improvvisa. E se non si costruisce… non c’é. E’ uno pseudo- dialogo.
In quelle famiglie in cui non si dialoga perché è la coppia coniugale che non dialoga, in cui non c’è la riconoscenza, difficilmente ci potrà essere dialogo con i figli.
Nulla è mai impossibile perché quando ci riferiamo alla natura umana non abbiamo mai regole meccaniche, gli studi sull’umano sono sempre basati sulla probabilità, perché l’umano è mistero e quindi sfugge ad una meccanizzazione di stimolo - risposta.
Però abbiamo dei dati, che ci dicono che la cura del dialogo, non é quando nasce il problema della discoteca o degli amici o delle vacanze .La cura del dialogo nasce da quando nasce il bambino, da quando si attiva la genitorialità, da quando si attiva questa responsabilità educativa.
Diventa molto difficile costruire il dialogo nelle tappe più avanzate, che in genere sono quelle dell' adolescenza in cui esplodono i problemi e si accentuano le difficoltà, perché l’adolescenza è l’età incompiuta, nel senso che deve ancora raggiungere compiutezza.
Il dialogo è l’effettivo strumento dell’educazione in famiglia, in cui questa palestra – come dice il tema della nostra conversazione - si esercita, ci mette in esercizio.
E’ la palestra dell’esercizio in cui ci esercitiamo a preparare, perché i figli sono la dimensione del futuro. Questo è evidente.
I giovani sono la dimensione del futuro, è la grande attenzione del nostro Giovanni Paolo II: i giovani sono il futuro dei genitori e il futuro della umanità in genere.
Allora la centralità della famiglia e l’importanza della famiglia è riposta in questo esercizio per il futuro: vera palestra di questo umanesimo della autenticità, in cui il dialogo si può esercitare perché c’è il collante che non dobbiamo trascurare, perché è il collante dell’amore.
Per questo nella famiglia la palestra, l’esercizio si fa più facilmente, perché è il collante dell’amore che mi fa sentire non capire: capire - come già detto - si rivolge alla mia razionalità; sentire si rivolge alla mia sensibilità, alla mia totalità di persona. Mi aiuta a vivere nella certezza di essere accettata, nella certezza di essere un significato . E questo è importantissimo.
Quindi il dialogo in famiglia, anche nelle sue punte negative - perché il dialogo non è sempre comprensione._, é anche incomprensione, è anche lotta, è anche difficoltà, è anche conflitto, è anche confronto. è tutte queste sfaccettature ... ha il collante dell’amore.
E per questo, sì, c’é il conflitto, c’è la difficoltà, c’è l’esplosione, però c’è la certezza del sentirsi amati anche attraverso queste manifestazioni,
Ed è la certezza che dà solo la famiglia, Nella nostra vita di relazione la famiglia è insostituibile.
Quindi il collante della famiglia è il collante dell’amore, del sentire di essere un significato anche quando il dialogo non c’é. Non c’è nel senso che è difficile, è conflittuale, è su posizioni antitetiche, è in dimensioni di rifiuto, di diniego, di contestazione. Ma è pur sempre confronto, è pur sempre apertura all’altro. Questo è il dialogo come strumento di educazione e come palestra di umanesimo futuro.
Questo collante dell’amore è la dimensione della vita, la gioia a cui tutti tendiamo. Chi non vuole essere felice? La felicità che ha il suo fondamento, la sua base, nella dimensione dell’amore.
C'é un bellissimo libro di don Sabino Palumbieri “Amo dunque sono”,
dal titolo provocatorio. Argomento di grande riflessione. Le persone che sono morte, sono incapaci di amare, di amare gli altri, di amare la vita, e perdono l’entusiasmo, perché l’amore è questo collante che in famiglia poi si esprime tra persone, tra soggetti umani, verso le quali si vuol far sentire il significato che ciascuno ha per l’altro, in questa appartenenza affettiva molto forte e molto significativa.
Questi sono i problemi che riguardano le famiglie oggi. La famiglia intesa in questa sua complessità – certo non la famiglia del Mulino Bianco ovvero di una famiglia che non esiste – stiamo parlando di una famiglia reale così come è, così come oggi viene costruita da giovani coppie, così come oggi viene purtroppo erosa da coppie che non riescono a reggere.
E in questo non è da trascurare la considerazione che le giovani coppie non sanno vivere le loro relazioni con le famiglie di origine. Grossissimo problema, perché anche qui ci sono le differenze di cultura.
Allora questa famiglia può essere effettivamente una palestra di futuro e di umanesimo, però potrà esserlo soltanto se recupera – e questa è la mia convinzione - il suo impegno educativo. Questo è fondamentale.
Dobbiamo pensare di essere educatori. Dobbiamo pensare che occorre educarsi ad essere genitori, ad essere figli, ad essere fratelli e sorelle.
E c’è tutto un grande capitolo sulla relazione fraterna e sulla società fraterna.
Società fraterna come ricchezza, società fraterna come esperienza, società fraterna come significato dell’essere persona.
Il rapporto che ci accompagna dalla nascita alla morte è il rapporto con la società fraterna. Il fratello ci accompagna: si può litigare, si può andare in continenti diversi, si può vivere in conflitto, però fratelli e sorelle si resta. Non c’è niente da fare. Perché è una relazione di significato profondo che dovrebbe sempre più essere orientata verso l’amore, verso i valori, verso la solidarietà, anziché verso i conflitti. Anche qui l’educazione fra fratelli e sorelle richiede l’intenzionalità. Fratelli e sorelle devono imparare ad amarsi, se non si amano – può succedere – è una mancata intenzionalità educativa.
E quindi questa famiglia di oggi, con tutti i suoi problemi, richiede un impegno fondamentale di educare e di educarsi: prendere coscienza che ciascuno di noi ha delle responsabilità educative e deve metterle in pratica, non soltanto nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di sé stesso chiedendosi "quale testimonianza io do, quale testimonianza io offro"? Ecco il concetto della testimonianza.
La testimonianza non la chiediamo agli altri, dobbiamo chiederla a noi stessi: nella nostra vita coniugale, nella nostra vita di relazioni interpersonali, per riuscire ad essere effettivamente testimoni soprattutto della gioia e della speranza, perché chi si impegna nell’educazione è un testimone di speranza.
Gli educatori sono sempre ottimisti, protèsi verso il futuro, perché l’educazione stessa è attività di speranza. Non si può educare se non c’è la speranza.
E se noi siamo educatori di speranza, nell’educazione dobbiamo essere
testimoni della speranza, del cambiamento, della gioia, della felicità,
che non vengono solo dalle cose - anche dalle cose certamente – ma vengono soprattutto dalla sostanza:
da ciò che si è , da ciò in cui si crede, da ciò per cui si lavora.
Aiutare i giovani a capire che la felicità non è nei falsi gruppi che oggi ci circondano con tanta forza e con tanta suadente persuasione, ma la felicità è invece da ritrovare soltanto nella sostanza della persona umana.
Impegniamoci perciò e crediamo fortemente che proprio nella famiglia noi possiamo recuperare la possibilità di avere un futuro, come palestra di un umanesimo diverso. ..
__________________
... che lunga maratona... ho il fiato grosso. E voi? Spero di no.
Grazie per la pazienza.
Buona domenica
Jerardine





Cesare1° Oggetto: Quanto tempo!  01 Lug, 2006 - 17:40  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 897
Attività utente
Attività utente

Quanto tempo mi occorre per poter assorbire tutto ciò che esprimete. E....più vi leggo, più mi sento "asino"=ciuccie.

_________________
eagle pp
CiaoLili Oggetto:   01 Lug, 2006 - 11:35  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1763
Attività utente
Attività utente

Che magnifico connubio :Margine, Jerardine. Non si può incontrare di meglio.
Jerardine, sei stupendamente stupefacente.

_________________
Il mondo è un enorme teatro all’aperto dove, sullo sfondo d’una scenografia naturale, si rappresentano commedie, drammi e tragedie. Noi siamo attori e pubblico. L.Batà
jerardine Oggetto:   01 Lug, 2006 - 03:01  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente

... Così scrive Margine:

"Eccolà, questa è nuova! Ora chi non ha fede è anche più infelice di chi crede. Da che ho memoria mi son sempre sentita attribuire da chi dice di amare Cristo, ogni genere di minorità, da quella intellettiva a quella etica: quella della felicità mi mancava.
Io mi chiedo come Vololibera sia in grado di misurare e confrontar con la sua l’altrui felicità".

Ed infatti dobbiamo porci un interrogativo drammatico. Come può il cristianesimo che annuncia la croce annunciare e sperimentare la gioia, la felicità?

Proviamo a darci delle risposte.
L’uomo è alla ricerca della gioia. La ricerca della gioia è un’esigenza. E’ un bisogno.
E la gioia duratura e profonda si chiama felicità.
La felicità è la gioia del per sempre e del sempre più.
Qual è lo scacco matto della gioia? Il sentirsi minacciati dalla morte: prospettiva che ci attende come sradicamento definitivo.
Quando poi facciamo l’esperienza terribile della perdita di una persona cara, questa prospettiva prende corpo, come realtà sempre più ineluttabile e irreversibile.
Se la morte diventa l’ultima parola dell’uomo, ogni gioia è caratterizzata dalla fragilità. Ma per essere un’esperienza fondata - come ho già detto - la felicità vuole spazio di eternità.
Ora da quale parte ci muoveremo per dare spazio di eternità a questa nostra esperienza di felicità?
La storia ci porge un’indicazione.
Un gruppo di gente abituata alla razionalità, al pragmatismo della realtà di ogni giorno, uomini che contano i pesci o i soldi, che litigano anche tra di loro per occupare il primo posto, pronti anche a tradire il proprio Maestro, quindi anche vigliacchi,
ad un certo punto si sono messi ad annunciare una notizia incredibile “un uomo torna alla vita, vincendo la nemica radicale dell’uomo, la morte”.
Queste persone, questo tipo di persone, testimonia la resurrezione, pur sapendo di andare incontro alle incomprensioni degli uomini, pur sapendo di andare incontro al martirio e alla morte.
Ebbene, questi annunci attraversano la storia e arrivano fino a noi. Cristo è veramente risorto. La morte non è l’ultima parola dell’uomo.

Spesso mi soffermo a meditare sulle parole dell’Angelo “ perché cercate il vivente tra i morti”?
Proprio come tantissime volte facciamo noi, faccio io, quando cerco Gesù tra i morti, tra i detriti del passato, tra le angosce delle memorie, tra il timore del futuro che paralizza ogni volontà e blocca ogni speranza.

Se Gesù è il vivente che ci accompagna lungo le strade del mondo, dà luce alle nostre gioie. E così le nostre gioie umane sono, in radice, innestate nella gioia che prorompe da un sepolcro vuoto.
E il Cristo risorto diventa energia di amore. Energia che può anche farci osare a rilanciare un rapporto d’amore, vincendo ogni tentazione di scadimento, di stanchezza, di noia: perché se Cristo ha vinto la morte, è possibile vincere ogni punto morto.
E la gioia umana - che comunque tutti possiamo sperimentare al di là di un'appartenenza religiosa - . acquista un significato più bello perché profuma di eternità:
è come trasformare la materia in energia. E dare energia che poi diventa luce.
“ Te lo dico io chi è il contrario di un popolo cristiano: è un popolo triste” Così Georges Bernanos fa esclamare uno dei suoi protagonisti del suo capolavoro Diario di un curato di campagna . E infatti il cristianesimo o è gioia o cristianesimo non é. E il testimone è colui che ogni giorno deve celebrare la sua Pasqua, che significa passaggio dal pianto al sorriso, dalla tristezza alla gioia, dall’avere all’essere, dal parlare all’operare, dall’io a Dio.
E ogni giorno deve obbedire all’imperativo categorico del Maestro “… và e annuncia”. Và, corri, muoviti come chi ha nel cuore tanta gioia e annuncia questa buona notizia con tutta la tua vita:
Cristo, nostra gioia, è risorto.

Ecco Margine cara, Questa è la mia verità. E vivere diventa tensione continua verso il suo in - più = intensità, mai appagata.
E quando tu scrivi "... quella della felicità mi mancava..." hai profondamente ragione. Infatti sono purtroppo ancora in tanti a credere di essere convertiti, mentre restano verniciati solo al difuori di cristianesimo ed offorno una micidiale controtestimonianza di fede.

Quanto sopra non vuole ovviamente avere alcun significato prescrittivo, ma unico scopo é quello di stabilire un dialogo tra persone che pensano di comprendersi reciprocamente, nel rispetto delle proprie differenze di opinioni e di credo.
Ti saluto affettuosamente
Jerardine

La verità è esclusiva? E se lo è qual è il senso del dialogo?
E che cosa è per noi la” verità “ degli altri”?
Domande complesse ma che non possono essere ignorate,
soprattutto se si vuole realmente procedere nella strada
del confronto

vololibera Oggetto:   27 Giu, 2006 - 21:55  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 432
Attività utente
Attività utente

un amore che ci trasforma, ci modifica,
che infelicemente nemmeno tutti abbiamo o conosciamo.

questa è la frase che ha scatenato la polemica.......
orbene SIGNORI....... qualcuno è così gentile da farmi capire perchè ????... il mio intervento è stato sull'amore e le sue sfaccettature, ivi compresa quella x il signore.... . "infelicemente" stava a significare un mio dispiacere personale, nn un disappunto,men che meno una forma di compatimento o quant'altro verso persone che nn lo sentono , punto.... che avrò mai scritto di male dico io???? ... , ..... ...il lavoro che svolgo mi porta tutti i giorni a contatto col dolore delle persone, con malati terminali, ed anziani in condizioni pietose..quindi nn mi permetterei mai di giudicare o puntare il dito contro nessuno ,siamo qui solo di passaggio nn spetta a noi farlo.... nn mi sta affatto bene che il signor vabene scriva " da persona che si qualifica di fede" sull'agnosticicmo di margine..ecc...ecc...nemmeno conosco... margine.... nn mi sarei mai permessa di giudicare una persona che nn conosco ... specialmente sul suo credo...qualunque esso sia..... se qualcuno si è sentito parte in causa ... mi spiace, certamente nn è stato voluto......
ribadisco....... il contesto è basato SOLO sul significato della parola"" AMORE"" e nn sul credo di margine o di chiunque altro.....
bene.... spero davvero che la polemica si esaurisca qui.... vorrà dire che prossimamente "peserò" maggiormente ciò che andrò a scrivere, x nn urtare anche se involontariamente la suscettibilità di nessuno....
auguro una buona serata a tutti......
vololibera.......

_________________
Non siamo tutti Pablo Neruda... ma tanti di noi esprimono i loro sentimenti, le loro emozioni scrivendo dei versi, parole che arrivano dritte dal cuore che sono musica suonata senza aspettare applausi

Vabene Oggetto:   27 Giu, 2006 - 16:49  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 145
Attività utente
Attività utente

Passo di qui casualmente e trovo intervenfi interessanti,come quelli di Jerardine(che saluto con il piacere di averla riletta).Jerardine è persona di fede e per quanto la conosco,delicata e gentile,oltre che rispettosa delle convinzioni altrui.Mi ha invece sopreso negativamente il giudizio,venuta da un'altra parte(da persona che si qualfica "di fede"),sull'agnosticicmo di Margine. Devo dire,come già altre volte sulla questione,che avere fede non può mai(ma proprio mai)consentire di giudicare altre persone in particolare se non condividono la nostra fede.Che ne sappiamo noi(lo dico per me stesso)se la nostra fede è vera,profonda e vissuta come si dovrebbe?

Ho conosciuto e conosco atei di grande spiritualità(riflessione sul significato della vita) e persone,comprese religiosi/se ,che non vanno oltre la tomba della religiosità rituale.Ma anche indipendentemente da tutto questo la persona,ogni persona,non si può mai ,non dico giudicare ma nemmeno valutare con i nostri paramatri.Personalmente apprezzo sempre le persone "genuine" delle quali si avverte la consistenza umana prima che di ogni altra natura,convinzioni comprese che ognuno ha il diritto-dovere di vivere ed esercitare come meglio crede.Margine mi è sempra parsa una persona "genuina" e per questo apprezzabile. Tanto mi è sempre bastato,per lei e tante altre persone che ho conosciuto e conosco. Spero di non aver disturbato e comunque mi scuso per questa invasione.

Saluti da Vabene
mela 7 Oggetto: iniezione di forza  27 Giu, 2006 - 15:12  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1090
Attività utente
Attività utente

Si, Jerardine. Iniezioni di forza sono i tuoi scritti perchè trasudano la tua determinazione, la tua certezza del meglio (il che non è poco poichè l'unica cosa di cui sono certa io, invece, è che esiste il peggio, sempre.). Ma tra persone diverse ci si può venire incontro, ci si può aiutare anche, se ce n'è bisogno. Io ho avuto la fortuna di incontrare, qui, delle persone intelligenti - e tanto basta - con le quali mi piace pensarmi stretta per mano nel percorrere questa nostra strada, quasi sempre in salita.
Io non ho tutta la pazienza di cui tu parli nel cercare di farmi capire tentando di decifrare i parametri dell'altro però credo che noi tutti possediamo comunque i mezzi oggettivi necessari per intenderci, purchè sia presente e presupposta la voglia di comunicare i propri pensieri in un libero e benevolo scambio .
Ti saluto con affetto ed attendo dunque le tue prossime "esternazioni" . Non mi dilungo poichè ora farneticherei soltanto (se non l'ho già fatto!!) grazie all'ora calda ed alla mia maledetta stanchezza.



_________________
stretta la foglia, larga la via, dite la vostra che io ho detto la mia.
jerardine Oggetto:   27 Giu, 2006 - 04:31  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 506
Attività utente
Attività utente


Carissima mela,
ti ringrazio tantissimo. Avevo un gran bisogno di un cenno di incoraggiamento.
Dico subito che la mia più grande esigenza (insopprimibile) è di riuscire in qualche modo ad aiutare chi è in difficoltà. E comunque non mi piace denunciare l’impoverimento dei valori da cui l’uomo viene minacciato nel suo percorso di vita, senza offrire bussole. Senza continuare a credere fortemente,e tentare di far credere, che è sempre possibile una ri-nascita.
Si rinasce sempre: dopo un periodo di crisi, dopo una storia di amore fallita, dopo un dolore fortissimo.
Si rinasce … quando tutto sembra perduto. Si rinasce quando si vede solo nero, anche se dobbiamo considerare la felicità quotidiana un’ombra. Sì, la felicità quotidiana è un’ombra; talvolta tremula e incerta, altre volte un’ombra netta, chiara e decisa.
Ma è un’ombra la felicità quotidiana: è l’ OMBRA DELLA LUCE !

Tutto questo per dirti che se lo ritieni giusto non solo puoi, ma devi utilizzare quanto ho scritto ed andrò ancora a scrivere, sul tema della famiglia, che é poi il distillato di una conferenza a cui ho recentemente partecipato e che mi ha molto arricchita. Conferenza promossa dal Movimento “Testimoni della Resurrezione” . di cui faccio parte e che. tra l'altro, si occupa e preoccupa anche di problematiche familiari. E ciò che essenziale scava nei dinamism idella coscienza per rilevare le dimensioni essenziali dell'amore.
Ed infatti ...ho acquisito la consapevolezza incontrovertibile di essere “analfabeta in amore”. Ed ho iniziato un lavoro di scavo: “scavare per scovare” : lavoro che non può e non deve mai avere termine.
E così sto imparando lentamente e faticosamente non solo ad andare verso l’altro, ma a saper partire dall’altro.
C’è una grossa difficoltà nella comunicazione. E cercherò di dirlo con un esempio:
se scriviamo la parola “amor” e la mostriamo a chi ci sta di fronte, lui/lei leggerà “roma”.
E’ questa la difficoltà della comunicazione: devo scrivere come se io leggessi dall’altra parte. E’ questa la vera comunicazione. Devo rimodificare me stessa, il mio linguaggio all’altro/, se voglio che le mie parole vengano recepite nel loro vero significato.
Ed è un po’ quello che a volte succede anche qui, pur volendoci bene.
In altro mio intervento ho detto che può anche accadere che il dialogo diventi difficile. Ma va ugualmente cercato ( magari dopo aver contato fino a dieci... lentamente...) per impegnarci a trovare un punto di incontro che sarà comunque motivo di crescita comune. - come anche tu affermi -.
E’ profondamente vero che impariamo molto di più dai nostri errori, se sappiamo sottoporli ad esame attento, non scevro da autocritica.
Mi fermo qui anche se con gran fatica.

Scriverò quanto prima la “seconda puntata”, come tu simpaticamente dici.
Un sorriso e, data l'ora, "buongiorno"!
Jerardine



Cesare1° Oggetto: Tra l'altro.......  26 Giu, 2006 - 12:30  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 897
Attività utente
Attività utente

Margine ha scritto:".....ho visto trattare gli atei e gli agnostici, qual io sono, come fossero dei depravati da evitare o, ad esser buoni , dei poveracci da compiangere, come in questo caso......."
Margine, ti prego, leggimi. Io sono stato tra agnosticismo ed ateismo per tutta una vita. E oggi? Non perché, per età molto avanzata, e quindi con il pensiero che la Morte (S.Francesco la chiama "sorella morte") si avvicina, ho avuto il dono della FEDE.
Forse non sono capace di esprimere l'esperienza che ho vissito,
So soltanto, anzi, sento soltanto che per volere di DIO dovevano giugnere a maturazione certe cose che mi interessavano nel mio "essere". Mi permetto, per quanto ti riguarda, di dirti, perché lo sento, tu sei sulla buona strada per essere nella GRAZIA di DIO. Perché già lo sei! Abbi FEDE! Sono certo di non aver scritto una cosa sciocca. BUONA GIORNATA, cesare

_________________
eagle pp
Nuova discussione   Rispondi Vai a pagina              ...      
42
          
ANZIANI.IT
Via del Poggio Laurentino 2
00144 Roma (RM)
P.Iva: 05121921000
DATA PROTECTION OFFICER

E' possibile contattare in qualsiasi momento questa email dpo@final.it per richiedere l'anonimizzazione o rimozione completa dei propri dati dalla piattaforma secondo la General Data Protection Regulation (GDPR).

INFORMAZIONI LEGALI