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liliana Oggetto: Visite ai Musei  26 Apr, 2018 - 08:54  Profilo Rispondi citando   

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Per gli amici dell'arte si ricorda il decreto Franceschini per le visite gratuite ai Musei.Italiani.

Un bel video:









liliana Oggetto: La Cappella degli Scrovegni  15 Apr, 2018 - 08:30  Profilo Rispondi citando   

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Padova e la Cappella degli Scrovegni: quando una lacrima fa dell’arte pura poesia

dal web

Se da una parte Giotto vuole far sentire l’emozione, cosa assolutamente non presente nell’iconografia statica della passata arte bizantina, d’altra parte non dimentica però la committenza: Trecento e Quattrocento in seguito sono secoli in cui la potenza fa uso dell’arte per affermarsi dove non riuscirebbe; è un’arte, questa, sottomessa alle dipendenze del pubblico e del privato, un’arte che, in primis, deve elogiare il potente che la commissiona. Ciò equivale a dire una cosa, e cioè che l’artista non è mai libero, ma anzi dipende dal signore che gli da i soldi, da colui il quale decide di pagargli il lavoro.



Con Giotto succede proprio questa cosa: Cappella degli Scrovegni perché è di Enrico Scrovegni, persona conosciuta e influente a Padova nonché figlio di un già presente Rinaldo Scrovegni, avido usuraio citato addirittura da Dante nel XVII Canto dell’Inferno: alla morte di Rinaldo, e questo è quanto riportano le parole di Pietro Selvatico, la sua casa venne presa d’assalto dalla folla inferocita. Enrico si fa ritrarre fiero mentre dona il modellino della Cappella alla Madonna: è qui che entra in gioco l’elemento encomiastico, qui Giotto celebra Enrico per la sua magnanimità davanti la Madre di Cristo. Voci dicono che Enrico abbia fatto costruire il complesso della cappella per redimere il padre Rinaldo dal peccato; si discute tutt’ora sulla veridicità di questa fonte, ma si è comunque certi che quella della cappella fu una funzione pubblica.
liliana Oggetto: La robotica  09 Apr, 2018 - 10:04  Profilo Rispondi citando   

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Tra le iniziative dedicate all'arte, c'è la "Robotica".

Molte mostre sono state organizzate sul tema:" Corpo, automi, robot", viene riproposto a Lugano per parlare ancora di arte, scienza e tecnologia.

Altre informazioni sul web

Riporto quanto è scritto da"Wikipedia sul Robot"
: (a volte chiamato anche robot di Leonardo) è un automa meccanico umanoide progettato da Leonardo da Vinci intorno al 1495; era stato probabilmente previsto per animare una delle feste alla corte L’Automa Cavaliere è un progetto ideato intorno al 1495, probabilmente a seguito degli studi di anatomia del grande inventore. Si suppone che Leonardo abbia presentato il suo cavaliere meccanico durante una festa alla corte di Ludovico Sforza, forse in occasione delle nozze della nipote. Non esistono prove certe della effettiva realizzazione del robot sforzesca di Milano, tuttavia non è dato sapere se fu realizzato o no!





Risultati immagini per leonardo da vinci robot





liliana Oggetto: Un'artista brava e umile  26 Mar, 2018 - 08:53  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per concha garcia zaera

C’è una signora spagnola di 87 anni che sta diventando una diva di Instagram e del web grazie ai suoi bellissimi disegni fatti con Paint. Si chiama Concha Garcia Zaera e nel momento in cui scriviamo ha già superato 130mila follower sul social network di proprietà di Facebook. Sul suo successo lei dice: ‘sinceramente non capisco cosa ci sia di così speciale, sono disegni normalissimi’. Brava e anche umile!







liliana Oggetto: Giovanni Boldini  16 Mar, 2018 - 09:08  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per Boldini con fiore

15/03/2018 a 15 062018

Milano - Un corteo di eleganti femmes fatales sfila sinuoso accanto a figure femminili delineate con sciabolate di colori accesi, pennellate veloci, dissonanti accostamenti.

Alcune di loro, con il cipiglio ancora avvolto dal profumo di un’epoca che non c’è più, si apprestano a guadagnare la scena espositiva milanese dopo circa trent’anni di assenza. Sono le donne di Giovanni Boldini, “fragili icone” incastonate in atmosfere rarefatte e abiti fruscianti, protagoniste di una mostra che le vede eccezionalmente uscire dal Museo Giovanni Boldini - Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.

Altre notizie sul web




liliana Oggetto: Van Dyck  09 Mar, 2018 - 12:22  Profilo Rispondi citando   

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Antoon Van Dyck, Ritratto di Ansaldo Pallavicino, 1625 circa. Galleria Nazionale di Palazzo Spinol

La bellezza luminosa di Antoon Van Dyck risplende a Palazzo della Meridiana, in una mostra che rende onore agli anni che l’allievo prediletto di Rubens trascorse a Genova, adornandone i palazzi, instaurando collaborazioni con gli artisti locali, diffondendo uno stile destinato a lasciare il segno.



Cinquanta opere, tra dipinti, disegni e incisioni, aprono lo sguardo su una stagione unica, in cui la Superba fu crogiolo di culture, crocevia di commerci, luogo di incontro di artisti e saperi.

Otto i dipinti firmati da Van Dyck provenienti da musei e collezioni private, tra cui quadri mai esposti al pubblico come il Ritratto dell’ammiraglio Ambrogio Spinola e La Ninfa e il Satiro, realizzato in collaborazione con Jan Roos. Intorno a loro si dispongono le opere di colleghi fiamminghi e italiani che condivisero gli anni genovesi del maestro: Cornelis de Wael, Jans Wildens, Guilliam Van Deynen, Jan Roos, Giacomo Legi, Vincenzo Malò.



Nell’antico Palazzo della Meridiana, cuore del polo museale di Strada Nuova, rivivono le atmosfere della Genova seicentesca, in cui Van Dyck giunge poco più che ventenne da Anversa. Sezioni mirate raccontano le attività degli artisti fiamminghi già stanziati in città e gli atelier in cui pittori locali e forestieri collaborano anche sulla stessa tela, dando vita a un nuovo linguaggio: il cosiddetto stile fiammingo-genovese.

Scene quotidiane, paesaggi, battaglie navali o terrestri documentano la nuova pittura di genere, che sempre più spesso si svincola dalla committenza per entrare in un mercato libero senza precedenti, sul recente modello nordeuropeo. In questo panorama spiccano le composizioni di nature morte, cui è dedicata un’intera sezione: al centro un gioiello dei
Musei di Strada Nuova come Vertumno e Pomona.



E per finire, due capitoli ad alta intensità che analizzano da vicino la ricerca del grande fiammingo: “Sacre Passioni”, costruita intorno al magnifico Crocifisso del Museo di Palazzo Reale, ma soprattutto una sfilza di straordinari ritratti, genere per cui Van Dyck divenne celebre nelle corti di tutta Europa: da non perdere, Il Gioielliere Puccio con il figlio e l’
Ansaldo Pallavicino
della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, in cui il maestro di Anversa mostra tutta la sua abilità nel catturare la delicata espressività dei bambini.



A cura di Anna Orlando, Van Dyck e i suoi amici fiamminghi a Genova 1600-1640 sarà visitabile a Palazzo della Meridiana fino al 10 giugno.


liliana Oggetto:   08 Mar, 2018 - 05:26  Profilo Rispondi citando   

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L’8 marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, anche l’arte scende in campo per celebrare l’universo femminile in tutte le sue sfaccettature, con ingressi gratuiti nei musei e appuntamenti organizzati ad hoc, ma anche mostre a tema in programma per tutto il mese.
Un video con auguri a tutte le donneL.M.



liliana Oggetto: Assessorato alla Crescita Culturale e della Fondazione Itali  02 Mar, 2018 - 12:18  Profilo Rispondi citando   

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01/03/2018


Roma - “Ogni persona sceglie la propria strada per venire a contatto con il mondo esterno. Io scelgo di fondermi con l’ambiente. Invece di dire che scompaio nello sfondo circostante, sarebbe meglio dire che è l’ambiente che mi ha inghiottito e io non posso scegliere di essere attivo o passivo”.

Parola di Liu Bolin, che ha elaborato questa strategia nel 2005, quando il suo studio di scultura nel quartiere Suojia Village di Pechino fu ridotto a un cumulo di rovine dalle ruspe dell’amministrazione cittadina, insieme agli atelier di altri artisti critici verso il governo. Liu si fa dipingere come se facesse parte delle macerie e attraverso le sue fotografie una protesta silenziosa e “trasparente” fa il giro del mondo, segnando l’esordio di un linguaggio inusitato.


Dal 2 marzo al 1° luglio “l’Uomo Invisibile” approda al Complesso del Vittoriano con una mostra che ne ripercorre la storia attraverso circa 70 opere, dalla prima performance agli scatti più recenti, realizzati nel 2017 alla Reggia di Caserta e al Colosseo ed esposti qui in anteprima mondiale.

In 13 anni si è fatto fotografare davanti ai più noti monumenti del globo, a scaffali di supermercati e a opere d’arte, tra i migranti del C.A.R.A. di Mineo o sullo sfondo di decrepite carrette del mare. Sempre protagonista di incredibili camouflage, in cui impara dal camaleonte “a uniformarsi ai colori dell’ambiente esterno come forma di autoprotezione”.


Sette sezioni raccontano un viaggio ideale. Dalla Cina di Piazza Tienanmen e della Città Proibita si passa alle aree recentemente urbanizzate, attraversando problematiche politiche e sociali, contraddizioni tra passato e presente, questioni culturali.

Per poi decollare verso il mondo, tra Londra, Parigi, Nuova Delhi, tra la New York di Ground Zero e l’enorme centrale di smaltimento dei rifiuti di Bangalore. O (s)comparire nelle campagne di comunicazione di marchi come Moncler, Jean Paul Gaultier, Valentino e Angela Missoni.

Nel Belpaese Bolin gioca con i miti del made in Italy – cibo, vino, design e Ferrari – ma soprattutto si mette in cammino in un personale Grand Tour. Da Venezia a Pompei, alterna luoghi icona e mete meno note; mette in scena un processo di conoscenza, problematizza i moti della globalizzazione culturale, confronta diversi approcci alle testimonianze della storia, riflette sul mito della civiltà umana e sulla sua vulnerabilità.


A cura di Raffaele Gavarro, Liu Bolin – The Invisible Man è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con la Galleria Boxart di Verona, con il patrocinio della Regione Lazio – Assessorato alla Crescita Culturale e della Fondazione Italia Cina.






















liliana Oggetto:   02 Mar, 2018 - 11:35  Profilo Rispondi citando   

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Ultima modifica di liliana il 02 Mar, 2018 - 13:14, modificato 3 volte in totale
liliana Oggetto: Astiage Re dei Medi  28 Feb, 2018 - 06:02  Profilo Rispondi citando   

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Astiage, re dei Medi, costringe il procuratore Arpago a mangiare la testa del proprio figlio. L’affresco, ispirato alle Storie di Erodoto, si trova in una sala del palazzo Ferrero Fieschi, a Masserano, nel Biellese.



Forse prima di mostrare ogni opera,è bene descrivere il "Palazzo ferreri Fieschi":

Palazzo Ferrero Fieschi, sede del Comune di Masserano, è un vero e proprio tesoro nascosto del Biellese. L’esterno, semplice e austero, cela interni riccamente decorati: stanze affrescate, soffitti a cassettoni decorati e pregevoli stucchi. Prima della sua vendita al Comune nel 1867, le sue stanze ospitarono i Principi Ferrero Fieschi che lo edificarono tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XVII secolo. Il primo nucleo, sorto a opera di Claudia di Savoia Racconigi e del figlio Francesco Filiberto, comprende le prime quattro sale del piano nobile, caratterizzate dai bellissimi cassettoni lignei del soffitto, tutti decorati a tempera, e dalle pitture a fresco dei fregi. Nella prima sala è inoltre custodita la preziosissima ancona lignea della chiesa di San Teonesto, opera dello scultore Bartolomeo Tiberino d’Arona. Il secondo nucleo è costituito dagli ampliamenti voluti dal principe Paolo Besso: la «Sala degli eroi e delle eroine» il cui fregio è attribuito a Carlo Francesco Nuvolone e la «Sala dello zodiaco» i cui affreschi sono opera di Ercole Procaccini il Giovane oltre a tre stanze di carattere privato. La Galleria coperta di stucchi, che costituisce infine il terzo nucleo di edificazione voluto da Francesco Ludovico Ferrero Fieschi e da Francesca Maria Cristina Simiana di Pianezza, fu realizzato in occasione del loro matrimonio nel 1660. Termina con la cappella privata del principe.[s. ro.]

Un saluto agli amici dell'arte
liliana Oggetto: L’Eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio  20 Feb, 2018 - 14:24  Profilo Rispondi citando   

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Ludovico Carracci, Conversione di Saulo - particolare

COMUNICATO STAMPA:



Il San Domenico di Forlì annuncia, dal 10 febbraio al 17 giugno 2018, una mostra che non è fuor di luogo definire “sontuosa”. Caratterizzata da un nuovo percorso espositivo che, per la prima volta, utilizza come sede espositiva la Chiesa conventuale di San Giacomo Apostolo, a conclusione del suo integrale recupero.

Altro sul web






liliana Oggetto: La Velata  20 Feb, 2018 - 07:14  Profilo Rispondi citando   

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LA VELATA

RAFFAELLO SANTI GALLERIA PALATINA

DESCRIZIONE:



Si ignora l’identità della donna ritratta, in passato, si è voluta riconoscere l’effigie idealizzata dell’amante di Raffaello, la bella Margherita Luti, più nota come la Fornarina. L’opera è uno dei capolavori della fase matura del pittore che dimostra tutta la sua abilità nella descrizione delle variazioni di tono dei colori, in particolare del bianco della camicia e del perla del tessuto. Il dipinto fu acquistato dai Medici nel 1619.









liliana Oggetto: Bacio  14 Feb, 2018 - 08:43  Profilo Rispondi citando   

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Stupenda opera ricordata da Patrizia, ma ritornando al bacio dei nostri giorni,cè un nome poco conosciuto "Federico Seneca"

Artista, ma anche coraggioso, combattè nella Grande Guerra, prima come alpino, poi con audacia sugli aerei. Conobbe D’Annunzio, Baracca, e, in trincea, "Buitoni, l’industriale perugino". Ma il gran salto professionale avvenne con la "Perugina",quando l’azienda decise di lanciare un nuovo prodotto che la moglie del proprietario, con raro intuito demenziale, avrebbe voluto chiamare «cazzotto». Si scelse, per fortuna di tutti i golosi, «Bacio», nome più consono a un delizioso cioccolatino.



Federico Seneca, (nella foto) inventò l’immagine dei due fidanzatini (ispirato ad Hayez) e i cartigli con le frasi romantiche famose. Ne coniò di spassose, come «Meglio un bacio oggi che una gallina domani» e «Se puoi baciar la padrona non baciare la serva»,firmandole col proprio cognome. Ma dato che i sapientini puntigliosi esistevano anche nel 1925, un prelato scrisse alla fabbrica, peccato che la Perugina, attribuisse a Seneca (filosofo romano) boiate del genere.
Ma il "Direttore dell’ufficio pubblicitario della Perugina" per vari anni, fu l’artefice di una comunicazione aziendale intelligente a tutto campo. Con fantasia sfidava anche le consuetudini del pudore e della politica.

I
l futurista "Federico Seneca", ha dato al Bacio, la sua firma più iconica e caratteristica: il bigliettino con la frase.

Nei bigliettini dei Baci Perugina? La firma di ogni "Bacio", racconta l’amore anche attraverso le parole dei più grandi autori di tutti tempi,per condividerli con chi si ama !





Risultati immagini per perugina baci

Risultati immagini per bigliettino del bacio perugina





Buon S, Valentino agli amici dell'arte L.M.







Patrizia51 Oggetto: Baci d'autore  13 Feb, 2018 - 22:01  Profilo Rispondi citando   

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Ci sono i grandi classici della storia dell'arte, come "Il bacio" di Hayez e quello di Klimt, ma anche scene tratte dal mondo del cinema - da "Aladdin" della Disney a "Colazione da Tiffany", da "La Dolce Vita" a "Via col vento" - e fotografie: sono i "baci d'autore" postati sul web dagli innamorati che hanno partecipato alla campagna social lanciata per San Valentino da Libreriamo, sito milanese che riunisce gli amanti della lettura. L'idea è promuovere l'amore per la cultura invitando gli utenti a pubblicare sui social un'immagine del loro bacio preferito tratto dal mondo dell'arte, della letteratura, della fotografia o del cinema, inserendo poi l'hashtag #BaciodAutore o la mention @Libreriamo. "Vogliamo rendere protagoniste le persone romantiche che nutrono una grande passione per la cultura e per i libri"

Qui la galleria





Bacio cosmico - Josephine Wall


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Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: L'arte delle maschere  06 Feb, 2018 - 06:33  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per celebre Arlecchino di Picasso

Arlecchino firmato:"Picasso"
E' prossimo l'arrivo del "Carnevale"Iniziamo a ricordarlo nel mondo dell'arte.
Alcune notizie dal web:

Antichissime sono le origini del Carnevale, festività celebrata prevalentemente nei Paesi di religione cattolica sotto forma di parate pubbliche. Le prime testimonianze dell’uso del vocabolo “carnevale” (detto anche “carnevalo”) vengono dai testi del giullare Matazone da Caligano alla fine del XIII secolo e del novelliere Giovanni Sercambi verso il 1400. Il nome deriva dall’espressione latina “carnem levare” ossia “eliminare la carne”, in riferimento al banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale (Martedì grasso) subito prima del periodo di astinenza e digiuno della Quaresima (a partire dal Mercoledì delle Ceneri).
Nella storia e nella cultura greco-romana il Carnevale si manifestò come periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale uno stato di caos sostituiva temporaneamente l’ordine garantito dalla legge e delle norme comportamentali, ma una volta esaurito il periodo festivo, si stabiliva un nuovo e rinnovato “rigorismo” fino all’inizio del carnevale seguente.

Presso i Romani la fine del vecchio anno era rappresentata da Mamurio Veturio, un uomo coperto di pelli di capra, portato in processione, colpito con bacchette. Durante le antesterie passava il carro di colui che doveva restaurare il cosmo dopo il ritorno al caos primordiale.
Il mascheramento è senz’altro il carattere distintivo e peculiare della celebrazione, durante la quale i partecipanti si dilettano nell’acquisire una nuova identità, quella di un personaggio storico o reale oppure ancora fantastico, altro dal proprio essere.

Questa tendenza del “mutare” artisticamente se stessi deriva con grande probabilità da usanze antiche, praticate nel mondo greco durante la festa in onore della dea egizia Iside dove vi era la presenza di gruppi di uomini mascherati. Tutt’oggi tale usanza viene considerata il fulcro della festa, l’essenza di un puro divertimento spensierato ed infantile.Buon Carnevale L.M.















liliana Oggetto: Palermo Capitale della cultura  31 Gen, 2018 - 11:30  Profilo Rispondi citando   

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Palermo capitale della cultura, non solo un premio ma una sfida per farla sempre più bella ed interessante.
liliana Oggetto: Matera  24 Gen, 2018 - 07:58  Profilo Rispondi citando   

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NON SOLO SASSI

Dal web

Matera conta circa 55.000 abitanti, si trova a 401 m.dal livello del mare e dista solo 45 chilometri dalle spiagge. Apprezzata e visitata per i suoi Sassi, offre anche tante altre perle di bellezza e di cultura che le nostre guide sapranno illustrarvi con maestria. Si consiglia una visita al Duomo del XIII secolo, in stile romanico pugliese, che si erge imponente sul colle della Civita, primo insediamento umano della città, risalente al periodo medioevale caratterizzato da mura e fortificazioni. La Cattedrale, internamente ristrutturata nel periodo barocco, ospita interessanti opere lignee e pittoriche di artisti locali, tra cui spiccano il cinquecentesco presepe in pietra di Altobello Persio e il coro ligneo del ‘400 di Giovanni Tantino di Ariano Irpino. Molto interessanti anche le altre chiese romaniche nel centro storico, San Giovanni Battista e San Domenico. Lungo la dorsale seicentesca del “Piano” si possono ammirare le costruzioni civili e religiose del periodo barocco tra cui le chiese di San Francesco d’Assisi, del Purgatorio e di Santa Chiara, sino a giungere a Palazzo Lanfranchi, adiacente alla chiesetta della Madonna del Carmine attualmente sede di importanti mostre d’arte. Sorto come seminario alla fine del 1600, e già Liceo ginnasio, dove insegnò per alcuni anni Giovanni Pascoli, Palazzo Lanfranchi e stato recentemente ristrutturato ed ospita il Museo d’arte medioevale e moderna di Basilicata. Presenti, nella sua splendida cornice, un’ ampia collezione di dipinti di Carlo Levi, numerose opere di scuola napoletana del ‘600 e ‘700 e varie opere ligne e pittoriche provenienti da diversi centri della provincia, restaurate ad opera della Sovrintendenza, nonché mostre periodiche di grande pregio.

Importante per ricostruire le origini della città è una visita al Museo Nazionale “Domenico Ridola” istituito nel 1911 e dedicato ad uno degli uomini più insigni della città. Il medico e senatore Ridola, appassionato di antiquaria, avviò alla fine dell’800 varie campagne di scavo che lo portarono a scoprire alcuni degli insediamenti del Paleolitico e del Neolitico più importanti della zona ed a costituire una interessantissima raccolta di reperti archeologici, arricchita e aggiornata dal lavoro dei tecnici del Museo. Di notevole interesse sono anche le collezioni che riguardano gli insediamenti della Magna Grecia, che vide il suo fiorire sulle coste Ioniche.

Tra le costruzioni che risaltano nelle vie del centro, oltre ai tanti palazzi nobiliari come il palazzo Firrao-Giudicepietro della fine del ‘400 o il Palazzo del Sedile del 1799, oggi sede del Conservatorio di musica, entrambe splendide sedi per convegni e congressi, c’è il Castello Tramontano, eretto nel sec. XVI, fuori città, per volere del Conte Giancarlo Tramontano. Si presenta con maschio centrale e torri laterali ma a causa della morte prematura del conte - assassinato - è rimasto incompleto.

Per chi volesse approfondire l'articolata vicenda dello sviluppo storico della città di Matera è possibile consultare una ricca bibliografia di riferimento presso l'archivio di Stato e la Biblioteca provinciale a Matera. Ulteriori approfondimenti attraverso le note dei numerosi visitatori del passato o le storie di alcuni materani illustri, Affascinante anche la complessa storia del Brigante Chitarridd.

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Patrizia51 Oggetto:   22 Gen, 2018 - 10:22  Profilo Rispondi citando   

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"Divine Creature", mostra fotografica ai Musei Vaticani - Roma - dal 22 gennaio al 3 marzo.

"Divine Creature” è una mostra fotografica che presenta la riproduzione di dieci opere di arte sacra, nel periodo che va dal Rinascimento all’inizio del Novecento (dal 1400 al 1900) realizzando un percorso iconografico relativo alle principali tappe della vita di Gesù, dall’Annunciazione fino alla Resurrezione, realizzato dal fotografo Leonardo Baldini in collaborazione con Stranemani International. (link)
Il progetto fotografico “Divine Creature”, vuole portare alla luce il tema della disabilità, osservato però da un punto di vista alternativo ovvero attraverso la lente dell’arte pittorica e porre in prima linea l’attenzione verso i più deboli, svegliando le coscienze.
Sono state riprodotte 10 opere pittoriche, attraverso la fotografia, per ricreare quadri famosi raffiguranti capitoli della nostra vita religiosa. Oltre 45 gli “attori” coinvolti che hanno formato un cast fatto di uomini, donne, ragazzi e bambini portatori di disabilità, insieme ai loro familiari. Questi sono stati affiancati da venti tecnici fra truccatori, costumisti, scenografi, direttori delle luci e della fotografia.
Questi i dieci capolavori scelti per questo progetto e che sono stati riprodotti in fotografia: l’Annunciata di Palermo di Antonello da Messina (1476), l’Annunciazione di Caravaggio (1609), l’Adorazione del Bambino di Gherardo delle Notti (1620), l’Angiolino musicante di Rosso Fiorentino (1521), Il bacio di Giuda di Giuseppe Montanari (1918), l’Ecce Homo di Lodovico Cardi detto ‘il Cigoli’ (1607), Cristo e il Cireneo di Tiziano (1560 circa), il Lamento sul Cristo morto di Mantegna (1475-80), il Trasporto di Cristo al Sepolcro di Antono Ciseri (1870) e la Cena di Emmaus di Caravaggio (1606). (link)
Questi due esempi: il dipinto originale e la riproduzione fotografica.



Qui tutto il progetto






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liliana Oggetto: I priari  21 Gen, 2018 - 10:46  Profilo Rispondi citando   

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L’ingresso delle grotte sotto ai castelli di Montecchio oggi meta di visite guidate e sede di eventi culturali

I più bei palazzi vicentini hanno il “cuore” castellano. Fatto della pietra che veniva estratta a Montecchio Maggiore e che per secoli venne utilizzata, per la sua grana particolare, nei palazzi più prestigiosi come villa Cordellina, la Basilica Palladiana o il palazzo municipale di Vicenza. Ad estrarla, dalle cave delle colline a nord della città, per secoli ci hanno pensato i “priari” cioè i cavatori e gli scalpellini, che col loro lavoro hanno prodotto le pietre utilizzate non solo per edifici celebri ma anche per le case. Un lavoro che richiedeva sacrificio e maestria, sensibilità alla pietra e capacità. Un mestiere che i padri trasmettevano ai figli e che oggi è in parte dimenticato.

A fare un tuffo nel passato ci ha pensato la Proloco Alte Montecchio che ha organizzato una mostra e uno spettacolo nel luogo dove veniva estratta questa “pria”, nelle grotte Priare sotto il castello di Giulietta. Come spiega lo storico castellano Luciano Chilese, tuttavia, queste grotte artificiali non erano le uniche presenti sul territorio. «C’era la Proara di Sant'Urbano attiva dal 1540, quella di Valbona dal 1632, quella che veniva chiamata “in ora Castellis” cioè nella bocca del castello utilizzata dal 1553, le Priare del Monte Nero e dal 1664 quelle al Covolo di SS. Trinità. E anche la “Petrara Foccaggia” dietro la chiesa di San Pietro che produceva la pietra nera, che serviva per focolari, fornelli e bocche di forni».

Racconta il prof. Chilese: «Le prime testimonianze dei priari si hanno per la costruzione del palazzo Gualdo di Carlo V, oggi andato perduto. E addirittura si potrebbe andare ancora più indietro nel castello Bella Guardia o di Giulietta. Da allora ci furono intere generazioni di castellani che lavorarono all’interno delle diverse priare. Fin dopo la seconda guerra mondiale quando l’estrazione delle pietre venne soppiantata dal cemento. Uno degli ultimi esempi di utilizzo è la scalinata della chiesetta degli Alpini».Lo “spezzaprede” era un lavoro dove i segreti della maestria di lavorazione erano ben custoditi.
Anche le tecniche di stacco erano molto precise: il blocco veniva estratto dall’alto. Dopo aver scelto le misure, i priari si posizionavano alle due estremità del masso. Poi venivano inseriti dei cunei e con precisione venivano battuti in modo tale che il blocco si staccasse e non si rompesse. Una volta “cavato” veniva lasciato per un intero inverno all’esterno delle priare dove “stagionava”; cioè veniva lasciato alle intemperie in modo tale che dimostrasse la sua qualità. Solo allora si procedeva al trasporto per trasferire il masso nei cantieri con dei carri. «E anche in questo caso c’erano degli operai specializzati – afferma lo studioso -. C’era chi si occupava di calibrare perfettamente il carico in modo tale che il peso non provocasse problemi durante il viaggio, chi trasportava e chi, nei cantieri, aveva il compito di scolpire la pietra».

Le pietre bianche come quelle delle cave dei Castelli venivano utilizzate per realizzare scalinate, colonne, finestre, soglie di porte, ma non era adatta per lavorazioni come statue e vasi. Tutte le pietre degli edifici storici di Montecchio - la Cordellina, il campanile di San Pietro - provengono dalle cave locali. Ma non solo. A Vicenza, nel 1620, veniva annotato che il ponte di S. Michele doveva essere di pietra castellana e persino per l'edificio più prestigioso di Vicenza, il Palazzo della Ragione, detto la Basilica, nel 1815, si ricorrerà alla pietra di Montecchio per due pilastri alti oltre 3 metri.
Antonella Fadda

liliana Oggetto: Un inaspettato miracolo  17 Gen, 2018 - 18:46  Profilo Rispondi citando   

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Samantha De Martin

16/01/2018
Mondo - Se n’erano perse le tracce. Fino a quando, nel 2015, in un’asta parigina questa tela dai colori brillanti, con Diana, i cani e le ninfe, assorti nella caccia al cervo, ricomparve all’improvviso come protagonista di un inaspettato miracolo.
Datato tra il 1635 e il 1640, e ritrovato recentemente dopo chissà quali bizzare peregrinazioni, il dipinto Diana e le Ninfe a caccia del cervo è un esempio perfetto dello stile degli ultimi anni di Pieter Paul Rubens.
Un tratto pittorico leggero e il predominio dei colori chiari caratterizzano infatti questa tela commissionata da Gian Francesco Guido di Bagno, Nunzio Papale dei Paesi Bassi, e che avrebbe dovuto formare una coppia con La caccia al cinghiale calidonio, altro prezioso capolavoro di Rubens realizzato nel 1618.
Secondo l'esperto Arnout Balis, le tre figure principali sarabbero state realizzate dalla mano dell’artista fiammingo che si sarebbe avvalso anche del contributo di due collaboratori specializzati per concludere l'ampia tela.
Il paesaggista Jan Wildens si sarebbe inizialmente occupato della scena, mentre il pittore barocco Paul de Vos avrebbe aggiunto in un secondo momento i due cervi e i dodici cani.
Il capolavoro ritrovato dell'artista di Siegen sarà esposto a Bruxelles in occasione di BRAFA Art Fair, una delle più antiche e prestigiose fiere d’arte al mondo, considerata dal 1956, anno della sua istituzione, un affidabile barometro del mercato dell’arte, con le sue oltre 100 gallerie partecipanti provenienti da sedici Paesi e circa 15mila oggetti esposti ogni anno.
L’appuntamento con Rubens e con la prestigiosa fiera che per la sua edizione numero 63 avrà Christo come ospite d'onore, sarà al Tour & Taxis, sede di BRAFA Art Fair, dal 27 gennaio al 4 febbraio.

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