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cicuta Oggetto: capolavori  11 Apr, 2021 - 10:16  Profilo Rispondi citando   

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anche madre natura crea spesso capolavori; spero non venga considerato irriverente dai veri intenditori o fuori tema!




liliana Oggetto:   29 Mar, 2021 - 08:03  Profilo Rispondi citando   

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OPERE INDIMENTICABILI







Hendrick Heerschop



Le espressioni che il viso può compiere sono davvero tantissime; esse aiutano a far capire bene i concetti che si vuole
lasciare ad intendere, difatti anche senza l’uso della parola, è molto facile distinguere un volto arrabbiato da uno disgustato o felice.

Le capacità di comunicazione che possono avere le espressioni facciali, sono state studiate a
fondo in ogni loro particolare, cosa necessaria se si voleva riprodurre immagini capaci di esprimere il pensiero umano su di una tela.

Gli artisti,volevano lanciare messaggi e idee. sorvolando sulla teoria della “Fisiognomica”, (vedi articolo: Studi diFisiognomica), concentrandosi solo a realizzare una sempre più vasta varietà di “facce,” in grado di esprimere i sentimenti che accomunano tutti gli uomini.

Tra le opere secentesche più significative, che mostrano le espressioni facciali maggiormente portate all’estremo,appaiono quelle ricche di personaggi grotteschi del pittore satirico

Pieter Quast(1606-1647), il quale immortalò su
tela, contadini e ciarlatani all’opera, a scopo di far trapelare bene dai loro volti, tutta l’ironia della scena in cui venivano coinvolti.

Un altro pittore secentesco che adoperò le espressioni del viso più esagerate fu "Hendrick Heerscho" (1626-1690);egli come si vede nel suo dipinto intitolato:“Esperimento dell'alchimista prende fuoco”, riuscì eccellentemente a mostrare lo sgomento dell’alchimista, davanti ad uno esperimento andato a male e a costruire così, una scena di ottima satira contro una professione sempre pronta a promettere molto arrosto per dare poi solo fumo.

Il quadro intitolato: “Trentasei espressioni facciali” di Louis Boilly (1761-1845), rapprensenta l'apice dello studio sulle varietà di trasformazione di un viso perché in esso sono riunite, tutte le espressioni facciali esistenti: dal sorpreso al malizioso, dall’adirato all’allegro e così via; l'artista creò qui una sorta di

manuale, dipinto
sull’emotività umana, dove salta agli occhi con evidenza, l'elemento comico presente in ogni reazione esagerata dell'uomo

L.M.








Patrizia51 Oggetto:   25 Mar, 2021 - 09:37  Profilo Rispondi citando   

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Il 25 marzo è la giornata nazionale in memoria del poeta Dante Alighieri e quest'anno ricorrono inoltre i 700 anni dalla sua morte.

Quella del 25 marzo non è una data scelta a caso perché, secondo gli studiosi, sarebbe la data d'inizio del viaggio nell'aldilà della Divina Commedia. Il primo canto dell'Inferno infatti dovrebbe collocarsi nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 marzo del 1300, anno in cui Dante Alighieri aveva 35 anni. "Nel mezzo del cammin di nostra vita" ci indica l'età del poeta, 35 anni, perché secondo il Salmo XC.10, "I giorni dei nostri anni arrivano a settant'anni e per i più forti a ottanta....

Attraversare il buio per ritornare alla luce .... è questo il "percorso" indicato dal poeta nella Divina Commedia ...

"E quindi uscimmo a riveder le stelle" è uno dei versi più noti, è il verso 139 del canto XXXIV dell’Inferno ed è quello che conclude la suddetta cantica.



Riusciremo anche noi "a riveder le stelle"?





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liliana Oggetto: Ria Lussi  24 Mar, 2021 - 17:03  Profilo Rispondi citando   

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7 Inchiostro e seta | Arte asiatica, Disegni carta da parati, Opere d'arte  giapponeseLa produzione artistica di Ria Lussi trae ispirazione dall'opera filosofica Lo spaccio de la bestia trionfante di Giordano Bruno, in cui le discipline, della geometria, musica, poesia, astrologia, rappresentano la capacità umana di sconfiggere l'innata inerzia, ignoranza e bestialità.



Le opere sono dipinte inchiostro su seta, una tecnica di origine orientale che richiede una particolare capacità di concentrazione perchè come in un atto teatrale non consente di tornare indietro e di correggere ciò che viene eseguito.

Grazie al supporto prezioso della seta i colori assumono livelli di saturazione straordinaria

L.M
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Ultima modifica di liliana il 25 Mar, 2021 - 09:40, modificato 1 volta in totale
Patrizia51 Oggetto:   20 Feb, 2021 - 17:42  Profilo Rispondi citando   

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È morto Arturo Di Modica, lo scultore siciliano del Toro di Wall Street



Arturo Di Modica, lo scultore di Vittoria - in provincia di Ragusa - famoso in tutto il mondo per il Toro di Wall Street, è morto questa notte nella sua abitazione. Aveva compiuto da poco 80 anni. Di Modica da molti anni combatteva contro un tumore ma nelle ultime settimane le sue condizioni erano peggiorate. Malgrado questo aveva continuato a lavorare al suo grande sogno: una coppia di cavalli in bronzo da 40 metri da piazzare sul fiume Ippari, proprio nella sua città. Era riuscito a portare a termine il "prototipo" da 8 metri, il male che lo tormentava da molti anni non gli ha dato scampo.



Il Toro di Wall Street

Ma sicuramente l'opera che lo ha fatto entrare nella storia rimane proprio il "Charging bull", il toro che ringhia, divenuto uno dei monumenti più amati e visitati di New York. Probabilmente anche per la storia epica che accompagna la realizzazione e poi la stessa installazione - abusiva - del toro in bronzo davanti alla Borsa di Wall Street nella notte del 16 dicembre del 1989.

Lui, Arturo, la raccontava così solo qualche giorno fa sulle pagine di Repubblica Palermo: «Era un periodo di crisi – racconta Di Modica – la Borsa di New York aveva perso in una notte più del venti per cento e tanta gente era piombata nella depressione più nera. Con qualche amico cominciai a chiedermi cosa potevo fare io per la “mia” città. Sì, certo, sono di Vittoria, ma se vivi più di 40 anni a New York non puoi non sentirla anche tua. E allora mi venne in mente di scolpire un toro, l’immagine della Borsa che cresce: doveva essere uno scherzo, una provocazione. E invece è diventata una cosa maledettamente seria. Mi hanno detto che, dopo la Statua della Libertà, il Charging Bull di Bowling Green, a due passi dal tempio della finanza mondiale, è il monumento più visitato a New York. Ha superato persino l’Empire State Building».

Ma è il modo con il quale Arturo riuscì a piazzare l’enorme statua in bronzo da tre tonnellate e mezzo, ovviamente abusiva, costata all’artista 350 mila dollari, a trasformare la storia in leggenda: «Cinque minuti. L’operazione non doveva durare di più. Altrimenti avremmo rischiato grosso. Dopo un paio di sopralluoghi avevo scoperto che di notte la ronda della polizia passava davanti a Wall Street ogni 7-8 minuti. Dunque, per scaricare la “bestia” senza farci arrestare dovevamo impiegarci di meno. Altrimenti, addio blitz». Quella notte si mossero in quaranta, con un camion e una gru. Di Modica e la sua “banda” videro i due agenti che oltrepassavano la Stock Exchange, storica sede della Borsa più famosa del mondo. Si avvicinarono e restarono senza parole: «La sera prima era tutto libero e adesso, invece, avevano installato un enorme albero di Natale. Dove l’avrei piazzato il mio toro all’attacco?».

Arturo non si perse d’animo. Posteggiò il tir, scaricò con gli amici l’opera sotto l’albero ed ebbe persino il tempo di stappare una bottiglia di champagne per brindare al blitz. Un’operazione da film che Arturo aveva preannunciato ad alcuni cronisti con una serie di volantini lasciati nella buca delle lettere dei principali quotidiani newyorchesi. Il direttore della Borsa non la prese affatto bene. Fece rimuovere la scultura in bronzo, ma Arturo pagò una multa da 500 dollari per riprendersela e la notte successiva la piazzò a Bowling Green, dove si trova ormai da 32 anni. Di Modica diventa una celebrità. La gente di New York si affeziona al toro, scende in strada contro le ordinanze di sgombero delle autorità, raccoglie le firme per “salvare” la scultura. Che, tra l’altro, si dice porti fortuna.

Quella del “Charging Bull” fu l’azione più conosciuta dello scultore ragusano, ma già in precedenza Arturo si era fatto conoscere come provocatore dell’arte. Nel 1977, per esempio, decise di lasciare per strada tutte le sue sculture, 60 tonnellate di marmo: «Noleggiai tre camion e una gru. Quindi partii da Soho in direzione del Rockfeller Center». Le guardie non la presero bene, Di Modica finì dritto davanti alla polizia e qualche ora dopo venne addirittura convocato dal sindaco di New York Abraham D. Beame. Era notte fonda, e invece di infuriarsi il “major” disse al capo della polizia: «Voglio proprio vedere in faccia questo brass balls, palle di ottone, che mi ha fatto svegliare nel cuore della notte». Inutile dire che il giorno dopo New York era in prima pagina sui giornali di mezzo mondo a causa di quell’artista che aveva scaricato 60 tonnellate di sculture davanti al Rockfeller Center.

Di Modica diventa uno degli scultori più apprezzati del momento. Nel maggio 2010 installa a Shanghai il Bund Bull, una scultura delle stesse dimensioni del Charging Bull ma che raffigura un toro più giovane. Un modo per celebrare il dinamismo dell’economia cinese. Poi, negli ultimi anni, torna definitivamente a Vittoria per quei "Cavalli dell’Ippari" che, forse, porteranno a termine i suoi "discepoli", gli allievi che per anni sono stati al suo fianco in laboratorio. Era una promessa che gli avevano fatto e che i tre candidati a sindaco alle prossime amministrative avevano sposato a pieno. L'ultima impresa di Arturo: mettere d'accordo la politica sul suo progetto. Che non ha fatto in tempo a vedere.

La notizia della morte di Arturo Di Modica è stata diffusa da alcuni suoi concittadini. "E' un caro amico che se ne va - commenta il pedagogista Giuseppe Raffa - da oltre un anno era a Vittoria, non era più andato in America, un po' per le sue condizioni di salute, un po' per le restrizioni del covid. E la malattia che lo affaticava. Era sempre pieno di progetti e idee. Amava profondamente Vittoria, ci teneva ai ragazzi, mi spronava a fare iniziative per loro. Sì, aveva Vittoria nel cuore".

Di progetti e di amicizia parla anche Bruno Giordano, magistrato di Cassazione. "Facevamo lunghe chiacchierata su moltissimi argomenti, progetti, sono veramente addolorato". Il suo pensiero lo affida anche ad un post su Facebook: "Non sarebbe giusto, non basterebbe, non sarebbe vero dire che Arturo è stato un grande artista, uno scultore. Egli è stato molto di più: estroso, coraggioso, ambizioso, generoso, provocatore - scrive Giordano - Ha visto il mondo come altri non l'hanno visto e ha dato al mondo molto di più di quello che ha avuto e visto. Un visionario della bellezza. Voleva donare a Vittoria la grandezza che merita. Un'opera incompleta, come capita ai grandi. Che la sua terra gli sia grata".






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Patrizia51 Oggetto:   20 Feb, 2021 - 17:37  Profilo Rispondi citando   

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Concordo con Liliana che la storia fra Amore e Psiche sia una delle leggende d'amore più belle di sempre, e mi permetto (sperando di fare cosa gradita) di mettere sia la foto della scultura di Canova (la prima) di Eros e Psiche che quella del dipinto di Francois Gérard (il secondo, descritto da Liliana), conservato al Museo del Louvre

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liliana Oggetto: Amore e pisiche  09 Feb, 2021 - 13:58  Profilo Rispondi citando   

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Risultato immagini per amore e psiche

Amore e Psiche

Il dipinto mostra Cupido (a destra) e Psiche (a sinistra). Amore e Psiche (o Allegoria di Eros e Psiche) è un dipinto a olio di François Gérard esposto per la prima volta al Salon (mostra) del 1798. Attualmente viene conservato al Museo del Louvre

Quella tra Amore e Psiche è una delle leggende d’amore più belle di sempre. A scriverla fu, nel II Secolo d.C, lo scrittore latino Apuleio nelle sue “Metamorfosi”. Metafora dell’eterna battaglia tra razionalità e istinto, tra cuore e cervello, la leggenda racconta la storia del Dio Amore (Cupido) e della bellissima Pische.




























liliana Oggetto: Il Giudizio Universale  22 Gen, 2021 - 10:56  Profilo Rispondi citando   

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Giudizio Universale Michelangelo a Roma: come vederlo e storia dell'opera

Il Giudizio Universale


Se davanti al Giudizio Universale rimaniamo abbagliati dallo splendore e dallo spavento, ammirando da un lato i corpi glorificati e dall'altro quelli sottoposti a eterna condanna, comprendiamo anche che l'intera visione è profondamente pervasa da un'unica luce e da un'unica logica artistica: la luce e la logica della fede che la Chiesa proclama confessando: Credo in un solo Dio... creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili (dall'Omelia pronunciata dal Santo Padre Giovanni Paolo II l'8 aprile del 1994).

La grandiosa composizione, realizzata da Michelangelo tra il 1536 e il 1541, si incentra intorno alla figura dominante del Cristo, colto nell'attimo che precede quello in cui verrà emesso il verdetto del Giudizio (Matteo 25,31-46). Il suo gesto, imperioso e pacato, sembra al tempo stesso richiamare l'attenzione e placare l'agitazione circostante: esso dà l'avvio ad un ampio e lento movimento rotatorio in cui sono coinvolte tutte le figure. Ne rimangono escluse le due lunette in alto con gruppi di angeli recanti in volo i simboli della Passione (a sinistra la Croce, i dadi e la corona di spine; a destra la colonna della Flagellazione, la scala e l'asta con la spugna imbevuta di aceto). Accanto a Cristo è la Vergine, che volge il capo in un gesto di rassegnazione: ella infatti non può più intervenire nella decisione, ma solo attendere l'esito del Giudizio.

Anche i Santi e gli Eletti, disposti intorno alle due figure della Madre e del Figlio, attendono con ansia di conoscere il verdetto. Alcuni di essi sono facilmente riconoscibili: S. Pietro con le due chiavi, S. Lorenzo con la graticola, S. Bartolomeo con la propria pelle in cui si suole ravvisare l'autoritratto di Michelangelo, S. Caterina d'Alessandria con la ruota dentata, S. Sebastiano inginocchiato con le frecce in mano.

Nella fascia sottostante, al centro gli angeli dell'Apocalisse risvegliano i morti al suono delle lunghe trombe; a sinistra i risorti in ascesa verso il cielo recuperano i corpi (Resurrezione della carne), a destra angeli e demoni fanno a gara per precipitare i dannati nell'inferno.
Infine in basso Caronte a colpi di remo insieme ai demoni fa scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernale Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente. E' evidente in questa parte il riferimento all'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.Assieme agli elogi, il Giudizio suscitò tra i contemporanei violente reazioni, come ad esempio quella del Maestro delle Cerimonie Biagio da Cesena, il quale disse che "era cosa disonestissima in un luogo tanto onorato avervi fatto tanti ignudi che si disonestamente mostrano le loro vergogne e che non era opera da Cappella del Papa ma da stufe e osterie" (G. Vasari, Le Vite).


Le polemiche, continuate nel corso degli anni, portarono nel 1564 alla decisione da parte della Congregazione del Concilio di Trento di far coprire alcune delle figure del Giudizio ritenute "oscene". L'incarico di dipingere i panneggi di copertura, le cosiddette "braghe", fu data a Daniele da Volterra, da allora noto come il "braghettone". Le "braghe" di Daniele furono solo le prime, altre infatti se ne aggiunsero nei secoli successivi.



liliana Oggetto: Arte e notizie strane  05 Dic, 2020 - 17:20  Profilo Rispondi citando   

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La leggenda urbana del pittore maledetto: i bambini piangenti di Giovanni  Bragolin – Vanilla Magazine

Una notizia d'arte ma diversa da altre: Il pittore è Bruno Amadio, noto con lo pseudonimo di Giovanni Bragolin, o anche solo Bragolin (Venezia, 9 novembre 1911 – 1981), è stato un pittore italiano, noto principalmente per i suoi quadri raffiguranti bambini piangenti e per la leggenda metropolitana secondo cui porterebbero sfortuna. Le informazioni sulla sua vita sono molto scarse. Si sa che era un pittore di formazione accademica, che insegnava all'accademia di belle arti di Venezia. Secondo alcune fonti fu sostenitore del fascismo e di Mussolini. Non è chiaro cosa abbia fatto nel periodo bellico e post-bellico; secondo alcune ricostruzioni lavorò a Venezia come pittore e restauratore, vendendo i suoi quadri ai turisti; per altre, visse in Spagna, dapprima a Siviglia e poi a Madrid, ritornando in Italia negli anni '60. Amadio realizzò diverse opere, incluse nature morte, ritratti femminili e soggetti religiosi. Le più famose però sono una serie di 27 dipinti raffiguranti bambini dall'espressione piangente o imbronciata. Stando ai suoi parenti e conoscenti, Amadio non apprezzava questi quadri, per cui li firmava con lo pseudonimo di "Bragolin", che era il nome di un suo zio cabarettista; tuttavia, riusciva a commercializzarli bene, anche grazie ad una società inglese che aveva acquistato i diritti per riprodurli e venderli, in particolare negli Stati Uniti. Per i suoi soggetti, prendeva spunto dalle foto di bambini che vedeva sui giornali (cambiandone, naturalmente, l'espressione). Trascorse l'ultimo periodo di vita nel padovano, a

Trebaseleghe, e morì nel 1981 per una malattia all'esofago.

La leggenda sui bambini piangenti

Il pittore e i quadri dei bambini piangenti sono noti al grande pubblico per via di una leggenda metropolitana che li riguarda, secondo cui i dipinti sarebbero maledetti e condannerebbero le case in cui vengono appesi a finire incendiate. I dettagli sull'origine della maledizione variano di versione in versione: secondo alcune, Bragolin aveva fatto un patto col diavolo perché non riusciva a vendere le proprie opere, ottenendo così il successo, ma, per contro, i suoi quadri sarebbero stati maledetti oppure Bragolin, che in realtà sarebbe stato un belga residente a Madrid di nome Franchot Seville, avrebbe utilizzato come modelli degli orfani di guerra, fra cui un bambino soprannominato "El Diablo", la cui sofferenza o cattiveria si sarebbe riversata sugli acquirenti dei dipinti o ancora, che Bragolin maltrattasse i bambini di un orfanotrofio per farli piangere e avere così soggetti per le sue tele, bambini che sarebbero in seguito periti nell'incendio del loro orfanotrofio; fra gli altri dettagli esoterici, è stato affermato che i quadri sarebbero stati completamente ignifughi, o che avrebbero dondolato appesi ai muri senza un chiodo o che, se trattati in un certo modo, avrebbero invece portato fortuna.

La leggenda cominciò a circolare nel Regno Unito quando, il 3 settembre 1985, una casa venne distrutta da un incendio a Rotherham, e dalle macerie venne recuperato intatto un quadro di Bragolin. I tabloid locali riportarono che questo tipo di ritrovamenti erano frequenti, soprattutto nello Yorkshire, e quindi, il 4 settembre, The Sun uscì con un articolo allarmante intitolato Blazing Curse of the Crying Boy!

"La maledizione fiammeggiante del bambino che piange!".

Si scatenò una specie di panico collettivo e i vigili del fuoco furono costretti a rilasciare una dichiarazione ufficiale, specificando che il fatto che le opere sopravvivessero al fuoco era dovuto al loro essere stampate su pannelli di legno duro e trattato, difficilmente combustibile, e che, durante gli incendi, i quadri tendono a cadere dai muri atterrando sulla faccia, che viene così riparata dalle fiamme; inoltre, nel solo Yorkshire, tra gli anni '50 e '70, i dipinti di Bragolin si trovavano nei negozi per pochi spiccioli e ne erano state vendute centinaia di migliaia di copie, il che spiegava la frequenza dei loro ritrovamenti. The Sun approfittò della cosa con un'ulteriore trovata pubblicitaria, invitando i propri lettori ad inviare in redazione i "dipinti maledetti": ne arrivarono oltre 2.500, prontamente dati alle fiamme in una "cerimonia" ben documentata, e la faccenda venne dimenticata. La storia ha avuto una certa eco anche in Spagna nonché, nel 2009, in Italia, dove è stata ripescata da alcuni blog.
liliana Oggetto: Per cicuta  17 Nov, 2020 - 12:05  Profilo Rispondi citando   

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Per cicuta

Favoloso unica parola per commento!



cicuta Oggetto: video delle sculture di Simon O' Rourke  24 Ott, 2020 - 21:27  Profilo Rispondi citando   

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video sculture Simon O'Rourke- Per Liliana in particolare.

liliana Oggetto: Arte e stupore  23 Ott, 2020 - 09:19  Profilo Rispondi citando   

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Un'opera simile appare inimmaginabile, ma la creatività stupisce veramente e tu Cicuta hai donato la possibilità di questo stupore.

Grazie Cicuta per averla segnalata. L.M.
cicuta Oggetto: L'ultimo slauto al cielo di un albero malato  21 Ott, 2020 - 15:40  Profilo Rispondi citando   

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L'ULTIMO SALUTO AL CIELO DI UN ALBERO MALATO.Scultura in legno.

È una scultura di 15 metri in altezza di Simon O'Rourke, artista del legno, che crea le sue opere in boschi e foreste, utilizzando tronchi e rami sul posto.





Ultima modifica di cicuta il 24 Ott, 2020 - 21:21, modificato 2 volte in totale
liliana Oggetto:   17 Ott, 2020 - 17:06  Profilo Rispondi citando   

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Palermo, nonno Giuseppe si laurea a 97 anni: «Ora la magistrale»

Non è mai troppo tardi

Dal web

Il titolo di una vecchia rubrica televisiva che insegnava alle persone anziane a leggere e scrivere, si adatta perfettamente alla storia di Giuseppe Paternò che domani diventerà dottore all'età di 97 anni.

Conseguirà la laurea in studi storici con una tesi sui luoghi della città: luoghi storici, naturalmente, come palazzo Steri sede del Rettorato universitario, a Palermo.

Paternò è nato il 10 settembre 1923.

Ha conosciuto il fascismo, la guerra, la liberazione, il dopoguerra, gli anni della democrazia e delle lotte sociali.

Nato in una famiglia povera ma dignitosa la sua priorità era il lavoro più che lo studio.

Per questo ha fatto il fattorino e ha lavorato in una birreria prima di conseguire, studiando con grandi sacrifici, il diploma di geometra a 31 anni.

Gli è servito per essere assunto dalle Ferrovie dello Stato dove è rimasto fino alla pensione.

Ma la vita da pensionato era per lui un'occasione per divorare libri e occuparsi di storia.

liliana Oggetto: Lutto nel mondo della musica  07 Ott, 2020 - 09:24  Profilo Rispondi citando   

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Lutto nel mondo della musica: è morto a 65 anni Eddie Van Halen, uno dei grandissimi del rock. Ha perso una lunga battaglia contro il cancro alla gola. E’ stato co-fondatore dell’omonimo gruppo, Van Halen.

Il leggendario chitarrista, tra i migliori di ogni tempo nel suo strumento, olandese naturalizzato americano, è stato uno dei pochi in grado di rivoluzionare la tecnica esecutiva, lascia moltissime canzoni indimenticabili a milioni di fan, che già lo stanno ricordando sui social network.


liliana Oggetto: Villa Sordi  26 Set, 2020 - 07:35  Profilo Rispondi citando   

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La villa di Alberto Sordi apre finalmente a tutti dal 7 marzo
liliana Oggetto:   25 Set, 2020 - 16:45  Profilo Rispondi citando   

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Aspettando la mostra nella villa-museo di Alberto Sordi si torna in  Campidoglio



A casa di Alberto Sordi, in mostra vita privata e cimeli del grande attore

Apre a Roma la villa dove il popolare interprete ha vissuto dal 1954 al 2003, quando è morto nel suo letto. Per la prima volta sarà possibile visitare questa casa nella quale l'attore non faceva entrare nessuno dal 1972, anno della morte dell'adorata sorella Savina



Ultima modifica di liliana il 26 Set, 2020 - 07:48, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto:   25 Set, 2020 - 10:07  Profilo Rispondi citando   

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Chiedo scusa ma non è possibile pubblicare


Ultima modifica di liliana il 25 Set, 2020 - 19:29, modificato 11 volte in totale
liliana Oggetto:   25 Set, 2020 - 09:14  Profilo Rispondi citando   

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Ultima modifica di liliana il 25 Set, 2020 - 19:20, modificato 9 volte in totale
liliana Oggetto: Juliette Gréco  24 Set, 2020 - 08:47  Profilo Rispondi citando   

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E' morta Juliette Greco, aveva 93 anni - Gazzetta di Parma

La notizia della scomparsa di questa impareggiabile artista;"Juliette Gréco" è già stata data da Cicuta,nel forum di musica lrggera, ma voglio ricordare la sua personalità anche in questo spazio.

Era nata il 7 febbraio del 1927 a Montpellier, nel sud della Francia. Con la sorella Charlotte è pero' cresciuta nei pressi di Bordeaux, in casa dei nonni, dopo la separazione dei genitori. Un'infanzia malinconica, la descrivono i biografi, in cui la giovane Juliette - che preferiva farsi chiamare Jujube, oppure Toutoute, come la chiamavano in famiglia - si esprimeva soprattuto attraverso la danza.

Poi la guerra, che costringe la famiglia fuggire in una proprietà del Périgord, nel sud-ovest del Paese, che serve come luogo di passaggio per la Resistenza.

Nel 1943, l'orrore assoluto: la mamma e la sorella vengono deportate, e lei stessa viene incarcerata in Francia per una decina di giorni. Un periodo della sua vita che racconterà in un'autobiografia edita nel 1983, 'Jujube'. "Scrivere 'Jujube' è stato estremamente crudele per me, estremamente violento. Ho amato scrivere ma non mi è piaciuto rivedere il film alla rovescia. Non volevo neppure che qualcun altro lo facesse al posto mio, l'ho scritto io, dunque".




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