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moniaxa Oggetto: Re: L'incetta di carta igienica.  08 Giu, 2020 - 18:45  Profilo Rispondi citando   

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assodipicche ha scritto:

È vero, quello che racconta Liliana incominciava a succedere anche da noi; all'inizio se ne trovava di meno, ma poi tutto è tornato normale. Forse perché noi in bagno abbiamo anche il bidet e gli altri no?

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dalle mie parti oltre alla carta scarseggiavano farina zucchero lievito per

pizza , pane e dolci, molti avevano riscoperto l'arte del pane fatto in casa

(non io) al limite qualche torta alle mele



assodipicche Oggetto: L'incetta di carta igienica.  08 Giu, 2020 - 17:33  Profilo Rispondi citando   

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È vero, quello che racconta Liliana incominciava a succedere anche da noi; all'inizio se ne trovava di meno, ma poi tutto è tornato normale. Forse perché noi in bagno abbiamo anche il bidet e gli altri no?
Ma perchè succede? Vediamo cosa ne pensa il professor Andreas Kappes, titolare della cattedra di psicologia di massa alla City University of London.
“La carta igienica è un simbolo di sicurezza, spiega Kappes . In un momento di forte stress, come questo che stiamo vivendo dettato dall’emergenza covid-19, le persone desiderano ardentemente fare cose che le facciano sentire sicure per superare una incompletezza o vulnerabilità percepita. Più spesso, questi atti hanno un valore simbolico e potrebbero non avere senso dall’esterno. Nel Regno Unito, per una minoranza di persone, la carta igienica sembra simboleggiare la sicurezza, potenzialmente per la sua associazione con il concetto di pulizia e igiene. Ciò che rafforza anche la tendenza all’acquisto di massa di determinati prodotti – aggiunge il professor Andreas Kappes – è anche il fatto che le persone vedono gli altri, nella vita reale o sui social o attraverso i mezzi di informazione, rifornirsi ad esempio di carta igienica, e in loro scatta un campanello che forse è un qualcosa da fare perché potrebbe tornare utile nell’imminente futuro. Immaginatevi che tutte le persone intorno a voi inizino improvvisamente a correre verso l’uscita dell’edificio in cui vi trovate; come prima azione di certo non vi fermate a capire o chiedere se ha un senso che tutti corrano via, iniziereste semplicemente a correre senza capire perché lo state facendo. Allo stesso modo, la carta igienica è socialmente contagiosa: le persone ne acquistano molto più del solito senza chiedersi perché lo stanno facendo”.
A proposito, una curiosità: tutti noi ormai diciamo "il Covid 19", al maschile. E continueremo così, tanto non cambia nulla. Ma correttezza linguistica vorrebbe che si usasse il femminile, perché la D di Covid significa "disease" (malattia, patologia)=COronaVIrusDisease, quindi la malattia da Corona Virus.
Un saluto.
liliana Oggetto: Per sorridere  08 Giu, 2020 - 10:20  Profilo Rispondi citando   

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I ristoranti americani regalano carta igienica ai clienti

Notizie strane dei nostri giorni:

È successo in Italia, succede anche negli altri paesi in serrata da Coronavirus: la gente in preda all'ansia si riversa nei supermercati razziano i beni di prima necessità. Gli scaffali si svuotano così di cibo, disinfettanti e… carta igienica. In alcune zone degli Stati Uniti, ad esempio, scarseggia. Per fronteggiare l'emergenza si sono mossi i ristoranti e i fast food, che hanno abbondanti scorte di rotoli per i bagni dei clienti, ma non hanno clienti: tra il serio e il faceto, stanno regalando la preziosa carta igienica insieme al cibo consegnato a domicilio.

Il Guerrilla Tacos di Los Angeles propone l'Emergency Tacos Kit per 150 dollari: contiene due chili di pollo arrosto, due chili di carne asada alla messicana, tortilla, salse varie, riso e fagioli, cipolla, trenta uova e, appunto, quattro rotoli di carta igienica.
liliana Oggetto: Me manca  03 Giu, 2020 - 10:51  Profilo Rispondi citando   

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Riccardo, 8 anni, recita la sua poesia

Si chiama Riccardo, ha 8 anni ed è di Verona. In questo periodo di quarantena dove anche lui è costretto a rimanere a casa e quindi distante dai suoi compagni di classe, dai suoi amici, senza poter vivere la vita come prima, ha deciso di scrivere una poesia assieme a suo papà. La poesia è stata apprezzata da Luca Zaia che, attraverso il profilo social ha scritto:

“Riccardo, 8 anni di Verona ha scritto e recitato questa poesia in lingua veneta, dal titolo ‘Me manca’. Grazie Riccardo, lavoriamo perché queste persone e cose che non ti manchino più ma si torni presto ad incontrarci“.

Me Manca

Me manca alzarme la mattina bonòra

far tutto de corsa par andare a scola,

Me manca nel naso l’aria fresca del mattin,

veder da distante rivar el pulmin

Me manca l’apelo che se fa ciamando par nome ad un ad un,

la classe l’è al completo, non manca nessun;

Me manca l’aula e le so finestre,

le ore trascorse con le me maestre;

Me manca la campana de la ricreazion,

andar zo in cortile par far confusion.

me manca zugar con tutti i me amici, correr, saltar con far spensierato

me manca quel che ogni giorno ho sempre fato.

Me manca on mondo così come l’era

correr nei campi sentir i profumi e veder i colori della Primavera.

Ma non me manca la convinzione e qua ve la digo con na bela rima

passerà presto, saremo tutti migliori di prima

E adesso un augurio col cor,Tegni duro,ce vedemo,appena che se pò


liliana Oggetto: La mano  29 Mag, 2020 - 09:59  Profilo Rispondi citando   

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Il sito web di notizie dell’Irlanda del Nord, Belfast Live, ha pubblicato nel 2016 una serie di fotografie che riflettono la vita dei lavoratori di un tempo. In queste immagini sono stati ritratti diversi dipendenti che hanno svolto il loro lavoro per molto tempo. Era una caratteristica deliziosamente apprezzabile; tuttavia, una foto in particolare è diventata famosa per un motivo spaventoso.


La fotografia è stata scattata nel 1900 e mostra un gruppo di dieci giovani donne in una filanda, tutte vestite per il lavoro. A colpo d’occhio, la foto rappresenta un’istantanea di come era la vita per queste ragazze. Ma uno sguardo più attento rivela qualcosa di più inquietante:Una mano sulla spalla di una ragazza


Abbastanza incredibile, giusto? La cosa più inquietante è che nessuno ha saputo spiegare da dove provenisse quella mano.

Quando è stata scattata questa foto nel 1900 nessuno ha notato ...



































Patrizia51 Oggetto:   27 Mag, 2020 - 19:01  Profilo Rispondi citando   

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Il leone e la iena: come riconoscere i falsi eroi.

Il leone, simbolo del coraggio e della nobiltà, vibra negli inni, sventola nelle bandiere e custodisce castelli e città. La iena, simbolo della vigliaccheria e della crudeltà, non vibra, non sventola, né custodisce nulla. Il leone, dà il nome a re e plebei, ma non c’è notizia del fatto che qualcuno si sia mai chiamato o si chiami Iena.
Il leone è un mammifero carnivoro della famiglia dei felini. Il maschio si dedica a ruggire. Le sue femmine si incaricano di cacciare un cervo, una zebra o qualche altro animaletto indifeso o distratto, mentre il maschio aspetta. Quando il cibo è pronto, il maschio si serve per primo. Di quello che avanza mangiano le femmine. E alla fine, se qualcosa rimane, mangiano i cuccioli. Se non resta niente, s’arrangiano.

La iena, mammifero carnivoro della famiglia dei canidi, ha altre abitudini. E’ il maschio che porta il cibo, e lui mangia per ultimo, dopo che i cuccioli e le femmine si sono servite.

Per elogiare, diciamo: “È un leone”. E per insultare: “È una iena”. La iena se la ride. Chissà perché.



Eduardo Galeano

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Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: Orso e bambino  26 Mag, 2020 - 09:31  Profilo Rispondi citando   

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Trentino-Orso e bambino

Tra paura, sangue freddo e adrenalina a mille, un bambino di prima media di nome Alessandro, oggi ha avuto un incontro ravvicinato con l’orso, riuscendosi a salvarsi grazie al suo sangue freddo.

Il bambino ha indietreggiato lentamente senza farsi notare dal plantigrado. L’episodio è avvenuto nella zona

sopra alla Contra, sopra Malga Prà da Giovo (Sporminore) nelle Dolomiti di Brenta in Trentino.

Il bambino si era avvantaggiato di qualche metro rispetto al gruppo formato da persone adulte quando tra la boscaglia è spuntato l’orso che ad un certo punto si è alzato in piedi. Il ragazzino ha indietreggiato fino a quando l’animale si è allontanato velocemente forse spaventato dalla presenza di persone.

Nel video girato da un adulto si sente la sua voce che cercava di rassicurare Alessandro.

In Trentino, soprattutto nella zona del Brenta, cui sono tra gli 80 e i 90 orsi.






Ultima modifica di liliana il 12 Giu, 2020 - 08:38, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto: Pandemia  15 Mag, 2020 - 07:57  Profilo Rispondi citando   

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CORONAVIRUS, CHE COS'E' UNA PANDEMIA - Impresa Diretta

Pandemia


Questa non è la prima volta che sentiamo questo termine, quali sono state le altre pandemie storiche?

Ci sono le pandemie di influenza perché l'influenza si trasmette molto facilmente per via aerea. E’ la malattia che più facilmente si trasmette in tutti i continenti. Il ventesimo secolo è iniziato con l’influenza spagnola che è stata una pandemia che è durata due anni, 1918-19, molto grave, che ha infettato la metà della popolazione mondiale e che ha provocato tra i 50 e 100 milioni di morti.

Poi c’è stata l’influenza asiatica, ugualmente pandemica. Ha girato tutto il mondo nel 1957 e, secondo i calcoli avrebbe fatto circa due milioni di morti. Successivamente abbiamo avuto l’influenza Hong Kong nel 1968, 1969, anche questa molto grave e causata da un virus diverso dalla precedente. Questa pandemia ha fatto circa un milione di morti.

L’ultima che conosciamo, prima del coronavirus, è l’influenza suina del 2009, dovuta sempre ad un virus dell’influenza H1N1 che si è diffusa in molti paesi provocando diverse centinaia di migliaia di morti.

Questo per parlare solo delle pandemie di influenza, poi ci sono altre pandemie nel ventesimo secolo, come ad esempio la pandemia di poliomelite che ha toccato tutto il mondo, per non parlare della pandemia di Aids.

Il coronavirus è racchiuso in queste pandemie influenzali, significa che è una normale influenza?

Assolutamente no, intanto perché il virus è di tipo completamente diverso dal virus dell'influenza. Ci sono però alcuni aspetti comuni, in particolare il modo di trasmissione e il fatto che attacca soprattutto il sistema respiratorio e provoca delle polmoniti primarie o secondarie. Però si tratta di un virus molto differente, la cui gravità è molto differente da quella dell'influenza. La letalità di quest'ultima è intorno allo 0,1% mentre quella del coronavirus, per quanto ne sappiamo fino ad adesso, è tra il 2,5 e il 3,5%, quindi molto più grave di una normale influenza.

Quali sono le differenze tra il coronavirus e le pandemie citate precedentemente?

La più grande differenza è che adesso abbiamo a livello mondiale un sistema di sorveglianza delle epidemie e di possibile controllo della diffusione molto più efficace rispetto alle pandemie precedenti, e quindi possiamo sperare che nonostante la malattia sia molto grave e facilmente trasmissibile, si possa controllare prima che assuma le dimensioni delle influenze precedenti.




liliana Oggetto: PREGHIERA E RIFLESSIONE  14 Mag, 2020 - 11:02  Profilo Rispondi citando   

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La preghiera di Papa Francesco: Oggi è per tutti la domenica del ...

Ci sono momenti che non sono solo momenti, ma anche tanta riflessione.

Leggo Dal web:

Il Bene più prezioso… le mascherine!!!

Diario nell'anno del Coronavirus

30 MARZO 2020, PATRICIA MAYORGA


Il momento di preghiera del Papa lo scorso venerdì 27 marzo in cui il peso della tradizione bimillenaria della chiesa cattolica ha camminato mano nella mano con la contemporaneità

Nemmeno lo scenografo più intuitivo del mondo si sarebbe potuto immaginare uno scenario più toccante per il momento di preghiera mondiale del Papa che lo scorso venerdì 27 marzo ha parlato al mondo davanti a una piazza San Pietro vuota e silenziosa: stava calando la sera a Roma, e la pioggia torrenziale, unita ai lampioni che si riflettevano sulle pozzanghere, sottolineava la drammaticità delle parole di Francesco, quella figura così solitaria, debole ma al tempo stesso dotata di una forza tremenda.

In quell'occasione il peso della tradizione bimillenaria della chiesa cattolica ha camminato mano nella mano con la contemporaneità. Da una parte, il Papa che non solo fa riferimento alla parabola della barca in mezzo alla tempesta, (e la disperazione degli apostoli davanti alla tranquillità di Gesù che dormiva a poppa), ma compie anche due riti leggendari: prega davanti all'icona bizantina Maria, Salus Populi Romani, protettrice del popolo romano dal suo arrivo in questa città nell'anno 590 d.C, e bacia il Crocifisso sopravvissuto alle fiamme nel 1519 che i romani portarono in processione contro la peste tre anni dopo; dall’altra, il messaggio visibile in tempo reale nei quattro angoli del pianeta grazie ai nuovi mezzi di comunicazione.

liliana Oggetto: Sorelle senza saperlo  12 Mag, 2020 - 13:58  Profilo Rispondi citando   

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Sono migliori amiche da 17 anni e alla fine scoprono di essere sorelle biologiche

Sono state migliori amiche per diciassette anni, prima di scoprire di essere sorellastre e di avere lo stesso padre. Ha dell'incredibile la storia che arriva dagli Stati Uniti e di cui dà notizia la Cnn.

Protagoniste sono le due giovani di Philadelphia Ashley Thomas e Latoya Wimberly. Già da da bambine si assomigliavano molto, avevano gli stessi spazi vuoti tra i denti anteriori, zigomi alti e la stessa carnagione. Indossavano persino lo stesso numero di scarpe.

Dalla musica alla moda, condividevano molti degli stessi interessi. Quando poi si sono conosciute, a una festa, è nato un «legame indissolubile», ha raccontato la stessa Wimberly all'emittente statunitense.

Come è avvenuta la scoperta

Per molti anni si sono considerate come sorelle finché un mese fa hanno scoperto di esserlo per davvero. I pezzi del puzzle hanno iniziato a riunirsi a gennaio, quando Wimberly, 29 anni, ha organizzato una festa per celebrare il suo fidanzamento.

Thomas, 31 anni, ha condiviso le foto su Facebook. In alcune delle immagini c'era anche il padre di Wimberly, Kenneth. Guardando le foto online, un'amica della madre di Thoma -, morta 11 anni fa senza mai rivelare alla figlia chi fosse il padre – ha riconosciuto Kenneth, con cui la sua amica ebbe una breve relazione molto tempo prima.

Le due donne e l'uomo hanno quindi deciso di dividersi il costo di un test del Dna. Il 21 febbraio i risultati hanno confermato che Kenny era davvero il padre di Thomas, che ora descrive la scoperta come «estremamente emozionante: Big Kenny era già come mio padre, era lì tutto il tempo e non ne avevo idea».




liliana Oggetto: AUGURI A TUTTE LE MAMME DEL MONDO  10 Mag, 2020 - 11:02  Profilo Rispondi citando   

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Auguri a tutte le mamme – Bagni Hardy

Dal web

Si celebra in moltissimi Paesi del mondo, con date e modalità diverse, ma con un unico sentimento d’amore. Il 10 maggio è la Festa della mamma. Già le mamme, colonne portanti della famiglia da sempre. Donne che profumano di bucato, di mughetto, di torte appena sfornate. Così, le conosciamo, anche senza scomodare cinema e letteratura. Però non bisogna dimenticare, come scriveva Oriana Fallaci che «essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto tra tanti diritti».

In Italia la Festa della mamma cade la seconda domenica di maggio, mese dedicato alla Madonna, la madre di tutte le madri. Difficile dire quando sia iniziata questa tradizione. Alcuni storici scomodano addirittura i romani che, in primavera, pare fossero soliti adornare le case con petali di fiori, in onore della divinità femminile Flora. Per i Greci era Rea, la madre di tutti gli dei, la grande procreatrice e un giorno all’anno veniva celebrata la sua figura e quella di tutte le madri.

I primi cristiani, invece, festeggiavano la quarta domenica di Quaresima la Vergine Maria, madre di Gesù, che rappresentava la madre spirituale di tutti i seguaci. C’è pure un’ipotesi romantica per cui nel XV secolo in Gran Bretagna, all’inizio della Quaresima, si celebrava il Mothering Sunday, giorno in cui si visitavano le ‘Chiese Madri’ e i bambini allontanati dalle famiglie per lavorare, in quella data, tornavano a casa per festeggiare soprattutto il fatto di rivedere la propria mamma, portandole dei doni.

Nel maggio 1870, negli Stati Uniti, Julia Ward Howe, attivista pacifista e promotrice dell’abolizione della schiavitù, propose l’istituzione del Mother’s Day: un’occasione in più per riflettere sull’inutilità della guerra a favore di una pace duratura.

Ma la verità è tutt’altra. La Festa della Mamma nasce nel 1908. E nasce per iniziativa dell’americana Anna Jarvis, che con tale ricorrenza volle rendere omaggio alla figura di sua madre. E di tutte le madri del mondo. La mamma di Anna, Ann Marie Reeves Jarvis, era nata nel 1832. Nonostante fosse impegnata a crescere ben undici figli (di cui solo quattro sopravvissuti fino alla maggiore età), nel corso della vita lavorò attivamente per migliorare le condizioni socio-sanitarie degli abitanti della sua comunità. In particolare delle mamme malate di tubercolosi attraverso i suoi Mother’s Day Work Clubs.

Quando morì, la seconda domenica di maggio del 1905, sua figlia volle istituire una festa nazionale in suo onore. E in onore di tutte le mamme. A tale scopo diede vita ad un’importante campagna, inviando lettere a ministri e membri del congresso. Grazie alla sua tenacia e determinazione, la prima Festa della mamma fu celebrata nella sua Grafton e l’anno dopo a Filadelfia: era il 10 maggio 1908.

Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse.

Tempo dopo, il Mother’s Day ebbe così tanto seguito, che il presidente americano Thomas Woodrow Wilson nel 1914 lo rese una festività nazionale per tutte le mamme, da celebrare ogni seconda domenica di maggio.

Facendo un viaggio oltre l’oceano, arrivando nel nostro Paese, la storia della mamma ci riporta al 24 dicembre 1933 quando si iniziò a festeggiare la prima Giornata nazionale della Madre e del Fanciullo, ma è solo nel 1956 che le mamme iniziano ad essere celebrate nel mese di maggio.

Il senatore e sindaco di Bordighera, Raul Zaccari, e il presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, Giacomo Pallanca, iniziarono a festeggiare la mamma a Bordighera, durante la seconda domenica di maggio. Il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari ebbe l’idea di presentare al Senato della Repubblica un disegno di legge per istituzionalizzare la Festa della mamma.

L’anno precedente, il 12 maggio 1957, il parroco di Tordibetto di Assisi, don Otello Migliosi, decise di festeggiare la mamma dando all’evento un valore fortemente cristiano. Alla base di tale scelta vi era la ferma volontà di riuscire a creare una forma di comunicazione tra culture diverse, incentivando sempre più il dialogo tra mamme e figli.

E allora, come festeggiare la mamma? Tante sono le poesie e le canzoni a lei dedicate (come il bellissimo brano musicale ‘Mamma’ interpretato da Beniamino Gigli). I bambini in questo giorno così speciale sono soliti recitare filastrocche e offrire lavoretti realizzati con tutto il cuore.

La Festa della mamma si festeggia la seconda domenica di maggio anche in Germania, Austria, Belgio, Brasile, Australia, Danimarca, Finlandia, Turchia. In Norvegia viene celebrata la seconda domenica di febbraio, in Argentina la seconda di ottobre, in Irlanda e Regno Unito la quarta domenica di Quaresima, mentre in Spagna e Portogallo la prima domenica di maggio. In Francia la Festa della mamma cade l’ultima domenica di maggio ed è celebrata come compleanno della famiglia. Ci sono nazioni dove, invece, essa viene celebrata in date precise: per esempio, in Egitto il 21 marzo, in Thailandia il 12 agosto.

Ma, date e racconti storici a parte, il vero senso della Festa della mamma è fatto di amore e riconoscenza. Mamme che lavorano, mamme che devono dividersi, farsi in quattro per far quadrare i conti, mamme che devono portare i pantaloni, mamme multitasking come oggi piace definirle.

Insomma, ricordiamoci di dare un bacio alla nostra mamma e, se materialmente non è possibile, facciamolo con il cuore e il pensiero. Auguri a tutte le mamme del mondo!
liliana Oggetto: Superstizione  08 Mag, 2020 - 11:35  Profilo Rispondi citando   

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Città di Otranto - Il malocchio

Dal web

ll malocchio è una delle tradizioni popolari più radicate, che tratta la superstizione del potere dello sguardo di produrre effetti sulla persona osservata; tale effetto può essere nella maggior parte dei casi negativo, come portare malasorte su persone invidiate o detestate, o più raramente positivo, ad esempio garantendo la protezione della persona amata.

Ricordo una mia vecchia zia, era convinta di essere vittima di feroci invidie. Mi sono sempre chiesta chi diavolo mai potesse invidiarla ma, tant’è, periodicamente andava a farsi “togliere il malocchio”. Una volta assistetti anche io al rituale e ricordo che, nei miei dieci anni, osservavo con una buona dose di perplessità la signora che trafficava con delle gocce d’olio in un piatto d’acqua.

Qualche anno più tardi, un altro ricordo molto più angosciante: con la mia famiglia finimmo, quasi inconsapevolmente e malgrado il nostro storico scetticismo su certe pratiche, in casa di una specie di guaritore che sosteneva che la mia malattia agli occhi fosse procurata da qualcuno che “voleva male” a mio padre. Fortunatamente i miei lo ignorarono e continuarono a cercare un oculista competente, finchè trovammo quello che azzeccò il collirio giusto. La malattia guarì, ma io covo ancora propositi di vendetta verso quel tizio colpevole di dare una sofferenza a mio padre, insinuandogli paranoie e sensi di colpa.



Il malocchio è una credenza popolare tuttora moltodiffusa,soprattutto in alcune regioni come le nostre Marche. Si basa sulla convinzione che alcune persone possano gettare energie negative su altre attraverso lo sguardo o altri mezzi, provocando malessere fisico o psicologico, mal di testa, mal di stomaco o sciagure di vario tipo.

Non esiste assolutamente nessuna prova scientifica che certi individui siano in grado di provocare un danno ad altri intenzionalmente o indirettamente portando “sfortuna”, eppure la credenza nel malocchio, al pari di altre superstizioni, continua a prosperare perché risponde al bisogno della mente umana di avere un controllo sulla realtà, di sfuggire al senso di impotenza di fronte al caso e alla precarietà dell’esistenza. Pensare che un evento negativo non sia casuale ma prodotto intenzionalmente e pertanto suscettibile di essere neutralizzato con una qualche pratica, fa recuperare un potere sulla realtà di fronte all’imprevedibilità della vita.

Il termine “malocchio” deriva dal fatto che gli occhi sarebbero il veicolo della iattura, come esito di un antico retaggio: i nostri progenitori che vivevano nei boschi erano spaventati dagli occhi luccicanti dei predatori nascosti nel buio; inoltre, era attraverso il fissarsi negli occhi che si stabilivano rapporti di dominanza e sottomissione. Ancora oggi, pensiamo che gli occhi siano il principale mezzo con cui esprimiamo emozioni.

Le persone più inclini a credere al malocchio sono tendenzialmente più insicure e fanno poco conto sulle proprie capacità di affrontare le difficoltà, attribuendo all’esterno la causa e la soluzione dei propri problemi. Specialmente in momenti di stress, sofferenza e paura, è più facile che si cada preda di credenze irrazionali che promettono di trovare facilmente una via d’uscita.

Il vero pericolo del malocchio è che effettivamente il fatto di crederci può portare a delle conseguenze negative, non per qualche misterioso effetto paranormale, ma per il noto fenomeno psicologico della “profezia che si autoavvera”. Chi crede di essere vittima di un maleficio, infatti, si autosuggestiona e comincia a prestare attenzione a piccoli e grandi eventi spiacevoli che altrimenti non avrebbe mai notato, fino a convincersi di essere davvero oggetto di un maleficio e a sviluppare ansia o depressione. L’attenzione seleziona tutti gli accadimenti avversi scartando quelli neutri o positivi e dando conferma ai propri timori.

L’altro pericolo riguarda il malcapitato iettatore. Alcune persone, in genere miti e schive, attirano su di sé la nomea di essere iettatrici e purtroppo i loro comportamenti alimentano ulteriormente la loro immeritata fama, in un circolo vizioso. Sentendosi additate, malviste ed evitate, in risposta diventano ancora più schive, chiuse, sospettose e preoccupate e il loro sguardo cupo viene interpretato come ulteriore conferma del loro essere menagrami. Il senso di isolamento e di ingiustizia che ne deriva può provocare un’intensa sofferenza, spingere alla depressione e a volte anche al suicidio.

Dott.ssa Lucia Montesi

Psicologa Psicoterapeuta

Riproduzione vietata


Patrizia51 Oggetto:   02 Mag, 2020 - 18:31  Profilo Rispondi citando   

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In attesa che il nostro governo si e ci chiarisca le idee su chi sono i congiunti, i parenti (e fino a che grado di parentela) e le persone "legate da solida relazione affettiva" che potremo incontrare da lunedì - e vorrei tanto sapere chi e come potrà controllare il grado di "affettività" - nel frattempo, dicevo, anche l'editoria classica si è adeguata ai tempi....












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liliana Oggetto: Napoli Città del sole  29 Apr, 2020 - 14:58  Profilo Rispondi citando   

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Corriere della Sera

NAPOLI/CRONACA

LA TEORIA

Napoli città del Sole. Ora uno studio

rivela che è vero

I prof Scafetta e Mazzarella (Federico II) sostengono su una rivista scientifica che la città greca sarebbe stata edificata seguendo una precisa angolazione in omaggio ad Apollo e all’astro

di: Elvira Iadanza


Chisto è ‘o paese d’ ‘o sole scriveva Libero Bovio. E oggi questa teoria sembrerebbe essere confermata dalla scienza. È dell’altro giorno, infatti, uno studio scientifico realizzato dai professori dell’Università Federico II, Nicola Scafetta e Adriano Mazzarella, del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse. Ciò che emerge è che, Napoli, sarebbe stata edificata per rendere onore a due miti che da sempre rendono celebre la città: il Sole, rappresentato dal dio Apollo, e Partenope, la sirena, un vero simbolo della città.

Lo studio, spiega il professor Scafetta, è partito dalla particolare pianta della città, osservabile proprio dal la torre dell’Istituto metereologico a San Marcellino, sede storica della Federico II.

«L’intuizione, è stata che la costruzione di Napoli volesse raccontare qualcosa» aggiunge il docente. La costruzione della città, che oggi corrisponde al centro storico, è iniziata nel 470 a.C, dopo che i Cumani sconfissero gli etruschi.

Tutte le mura, non solo sono state costruite velocemente, in una decina d’anni, ma, a differenza di altre città dell’antica Grecia come Atene, nata un pezzo alla volta, sono state pianificate interamente, e — afferma lo studioso — proprio per questo è più probabile che l’antica città nasconda un significato nella sua costruzione. Per capire basta perdersi per i decumani, le vie principali del centro storico, costruite come una griglia ortogonale, secondo le teorie di Ippodamo da Mileto.

La novità però è che invece di seguire il corso della costa, orientata a 40 gradi, si è scelta un’angolatura diversa, fra i 23 e i 24. Perché? È questa una delle domande che ha dato il via allo studio. L’angolatura è, infatti, molto vicina alla misura di 1/16 di cerchio che nasconde un risvolto «mitologico»: il 16, infatti, è il numero di punte che possiede la stella che rappresenta Apollo, il dio del Sole.
I motivi che collegano Napoli al Sole non sono solo metereologici, ma bisogna partire dai coloni Cumani, che oltre a fondare la città, adoravano proprio il figlio di Zeus. La città, quindi, sarebbe stata costruita secondo questa pianta per celebrarlo. Inoltre, per la sua struttura, è possibile conoscere anche il centro della neo-colonia: la Basilica di San Paolo Maggiore in piazza San Gaetano, rappresentabile come un quadrato, e da cui, attraverso elaborazioni grafiche, si possono individuare 10 sfere concentriche, rappresentanti, nell’ottica pitagorica, l’ equilibrio.

La città insomma è stata costruita per raggiungere la perfezione, i rapporti, fra le lunghezze delle strade e la loro distanza risultano ottimali. Anche l’impegno usato per costruire una città perfetta, però, ha una giustificazione, che richiama proprio la voglia di celebrare Apollo. Napoli è l’unica città in cui il Sole, durante i solstizi d’estate e d’inverno, raggiunge l’angolatura di 36 gradi: l’angolo aureo, segno del benestare di Apollo, secondo un’interpretazione materiale dei numeri (sempre per i pitagorici).

Il comune partenopeo, però, è da sempre associato anche al nome di una sirena mitica, Partenope, appunto. La creatura, alla quale sono associate diverse leggende guidò i marinai verso Napoli seguendo una colomba (mandata guarda un po’ proprio da Apollo) e rientra in un’altra parte dello studio condotto dal Distar della Federico II, e che, riguarda in modo ancora più imponente l’astronomia.

Il nome della sirena significa Vergine e nel culto greco era probabilmente associata alla costellazione omonima che sorge proprio durante l’equinozio d’autunno sopra al Vesuvio, visibile ancor prima del Sole.

Sempre secondo la ricerca, a Partenope era associata anche un’altra costellazione, quella dell’Aquila, in ricordo delle sirene alate inviate dalla dea Demetra per cercare la figlia Persefone rapita da Ade. Questa costellazione, visibile al tramonto sopra la collina di Sant’Elmo, si ricollega al mito che celebra la morte e la rinascita delle stagioni e, sempre per questo motivo, le strade della città sono costruite in modo da allinearsi proprio alla “forma delle stelle”.

Per l’equinozio di primavera, invece, compare un nuovo «personaggio», anch’esso ricollegabile al mito, il Toro. L’animale rappresenta nella mitologia il fiume Sebèto. Anche la costellazione a lui associata è visibile dalla stessa collina di Sant’Elmo.

Tutte queste immagini che uniscono in un modo inedito architettura, mito e passeggiate per un centro napoletano che all’epoca parlava la lingua di Omero, non trovano riscontro solo in complicati calcoli matematici e nella mitologia. Di questo passato millenario, infatti, restano, oltre alle strade, anche monete.

La Vergine e il Toro sono dipinte su alcuni reperti ritrovati proprio a Napoli, insieme a una stella a 16 punte, chiudendo il cerchio, nuovamente, attorno alla figura del dio Apollo. Anche lo stile con cui sono state intagliate le monete sembrano parlare napoletano. La schiena curva dell’animale infatti si sovrappone al profilo del cono del Vesuvio.

Il professor Scafetta non ha dubbi: «La città è stata costruita avendo ben in mente i miti della popolazione che l’ha ispirata, da Apollo a Partenope, servendosi di una simbologia astronomica e matematica. Oggi tutto ciò può risultare casuale, ma in realtà tutti gli indizi ci portano a credere che la perfezione architettonica di Napoli sia stata perseguita per uno scopo ben preciso: omaggiare gli dei».

La struttura napoletana, intanto ha fatto storia. Anche Vitruvio, per teorizzare la città ideale, si ispirò a una pianta a stella a 16 punte.



Immagini Stock - Schizzo Di Una Stella Più Punta, Illustrazione 3D ...Immagini Stock - Schizzo Di Una Stella Più Punta, Illustrazione 3D ...







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Patrizia51 Oggetto:   22 Apr, 2020 - 12:19  Profilo Rispondi citando   

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Oggi si celebra la 50° Giornata mondiale della terra...e mai come oggi la natura si riprende gli spazi che noi le abbiamo tolto....





Dovevamo fare spazio al mondo per permettergli di respirare

Quando le cose, le persone o le situazioni iniziano ad essere troppo ingombranti, troppo pesanti o troppo faticose accade qualcosa che può essere immenso ma anche molto piccolo che giunge per riportare equilibrio.
E’ la famosa goccia che fa traboccare il vaso.
Quella goccia che si dovrebbe sempre benedire e ringraziare perché è come la miccia in grado di attizzare il fuoco. Proprio il fuoco di cui abbiamo bisogno.
Il fuoco del cambiamento, della rivoluzione, della rinascita.
In questi giorni un qualcosa di molto piccolo ha creato un movimento mondiale epocale.
Ci stiamo ritirando per fare spazio al mondo.
E così facendo il mondo respira.
E con esso anche noi.
Non poteva esserci esperimento mondiale più importante. L’aria è più pulita, viviamo dell’essenziale, non possiamo più fuggire da noi stessi, dobbiamo fare i conti ogni giorno con un tempo dilatato.
Siamo ritornati a mettere le mani in pasta per cucinare, sforniamo il pane che acquistavamo solo nei panifici, abbiamo iniziato a dipingere, a creare con l’argilla, a scrivere.
Siamo diventati padroni del nostro tempo.
E, come per i bambini, la noia ci porta ad essere creativi.
Quella creatività perduta da chissà quanto tempo. Quella creatività ritenuta fino ad oggi non importante, non redditizia, solo una cosa per bambini.
Eppure stiamo riscoprendo che senza creatività nulla ha un senso.
L’inquinamento, dentro e fuori di noi, sta diminuendo. La natura ci invita a fiorire, a mostrare a noi stessi e agli altri le nostre gemme più preziose, quelle che abbiamo nascosto fino ad ora.
Abbiamo finalmente il tempo di diventare artisti, scrittori, cuochi, attori o poeti. Di farlo senza preoccuparci di come siamo vestiti o pettinati, di farlo senza distrazioni, di seguire la voce del nostro intuito che fino ad ora abbiamo messo a tacere perché non in linea con i nostri impegni quotidiani.
Le piazze vuote mostrano la loro bellezza e la loro maestosità, le strade isolate raccontano delle infinite storie che hanno assistito ed ospitato, gli alberi si rigenerano in un silenzio d’altri tempi, gli uccellini regalano melodie mai ascoltate. E la notte si riappropria del suo mistero, senza rumori a disturbarla.
Che grande riscatto questo per il mondo intero. L’uomo si è dovuto mettere da parte. Anche per il suo bene.
Abbiamo tanto tempo ora da custodire. Abbiamo le nostre case da curare e da abbellire. Abbiamo noi stessi da scoprire.
Un tempo in grado di seminare in noi qualcosa di rivoluzionario.
Non poteva nascere una rivelazione così imponente in un giorno o in una settimana. C’era bisogno di più tempo.
E l’Universo ce lo ha concesso.
Ora sta a noi eliminare le erbacce che ci hanno tolto energie vitali, fare spazio per la nuova semina, sentire intuitivamente quali semi piantare e lasciare fiorire ciò che vuole emergere.
E’ il momento della pulizia, della purificazione e della rinascita.
Siamo liberi. Finalmente liberi.
Di essere davvero noi stessi.
Verrà poi il momento di riversarci nelle piazze, di passeggiare nella natura, di scalare le vette delle montagne. Ma saranno momenti sacri, mai scontati.
Saremo pronti ad inchinarci come non mai a così tanta bellezza.
Ora però non siamo ancora pronti. Abbiamo bisogno di tempo da trascorrere con noi stessi per far nascere questa consapevolezza, questa delicatezza d’anima, questa sacralità.
E’ il momento del ritiro, di nasconderci, di fare spazio al mondo.

Elena Bernabè
(link)




“Cedi la strada agli alberi”

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza.

Franco Arminio


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Patrizia51 Oggetto:   18 Apr, 2020 - 17:23  Profilo Rispondi citando   

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"È ovvio che non sempre volere è potere...." dice Liliana.... e spesso è proprio così: quando la volontà è determinata al perseguimento di un ben preciso fine, si adopera in ogni modo perchè ciò possa essere raggiunto; ma occorre la saggezza di capire e accettare che, nonostante la nostra forte volontà, esiste la possibilità che l'ultima parola possa non essere la nostra.

A proposito di volontà e di determinazione, sto leggendo in questi giorni il libro di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri MORGANA - Storie di ragazze che tua madre non approverebbe -

Sono storie di vita di donne controcorrente, strane, esagerate, rivoluzionarie; donne irriducibili che hanno costruito la loro stessa vita intorno allo scopo che si erano prefissate, nonostante tutto e nonostante tutti. Belle e coinvolgenti, sono le vite di Moana Pozzi, Caterina di Siena, Grace Jones, le sorelle Bronte, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirlley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid.... "Le loro storie non edificanti disegnano parabole individuali, e finiscono per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne..." proprio come la Morgana del titolo, figura fra storia e mitologia che racchiude in sé verità storica e leggenda, storie che si fondono fino a sfumare in una realtà di sogno....

Morgana è

"....Figlia del Dio e della Dea,
del Sole e della Luna,
in sè Tutto racchiude,
Eterea, Eterna Illusione,
Fonte di mille Contraddizioni,
Bianco e Nero,
Giorno e Notte,
Strega e Fata,
Quiete e Tempesta,
Amore e Guerra
Fanciulla sognatrice,
che danza alla Terra,
Madre gentile, che dà e prende,
Saggia Sacerdotessa,
che ricerca la Conoscenza
Bella,
come la Terra in fiore,
Dolce,
come la Brezza di mare,
Pura,
come Acqua di sorgente,
Ardente,
come Fiamma che scalda la Notte.
Oscura
come le profondità della Terra,
Impetuosa,
come una Tempesta sul mare,
Infida,
come un gorgo d'Acqua scura,
Crepitante,
come Fuoco che consuma,
fino all'ultima stilla.
Signora della Magia,
nata in una notte di tempesta
assetata di sapere,
Profetessa che osserva visioni in un bacile d'Argento,
Compagna dei Corvi,
Sposa, Sorella e Amante,
Signora, che ebbe e sempre avrà
la Chiave per giungere ad Avalon...

Morgana è tutto e il contrario di tutto, e forse in ciascuna donna è celata una piccola fata-strega Morgana, che probabilmente nemmeno noi abbiamo mai conosciuto; se anche conoscete il suo mito, credo sia molto interessante rileggerselo...

E allora se è vero come dice Liliana che "Chi non lotta per ciò che vuole, non merita ciò che desidera” non si può certo dire che queste donne non abbiano meritato tutto quello che hanno desiderato.... e ottenuto, anche se spesso a caro prezzo.

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liliana Oggetto: Voglio ma non posso  18 Apr, 2020 - 11:55  Profilo Rispondi citando   

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"Di tutto un pò" è un forum interessante e piacevole per pubblicare articoli come questo:

Sognare di ballare Significato della Danza nei sogni | Guida Sogni

Ci sono molte cose che voglio, ma che non posso fare. Non è che io abbia dei limiti, né c’è niente e nessuno che mi impedisca di farle. Semplicemente, per qualche motivo che mi è sconosciuto, la mia mente mi pone dei limiti e mi impedisce di fare ciò che desidero davvero.

Di sicuro vi siete ritrovati in una situazione simile in più di un’occasione. Delle situazioni in cui desiderate fare qualcosa ma, per un qualche motivo, non potete. È ovvio che non sempre volere è potere, ma cosa succede dentro di noi? Cosa ci impedisce di lottare per ottenere ciò che vogliamo?

“Chi non lotta per ciò che vuole, non merita ciò che desidera”.-Anonimo

A volte, veniamo inghiottiti da una trappola della quale siamo del tutto coscienti. Vogliamo qualcosa ma, per quanto la desideriamo, non riusciamo a ottenerla. Ciò si deve al fatto che vogliamo raggiungere degli obiettivi che si trovano al di fuori della nostra portata.

Vediamo alcuni esempi:

Vorrei essere un grande cantante, ma non ho una bella voce, né le qualità necessarie per diventarlo.

Vorrei essere una ginnasta, ma il mio corpo non è affatto flessibile.

Vorrei essere una ballerina di danza classica, ma non ho coordinazione

Vorrei ballare, ma non posso perché non ho le doti necessarie.

Ci sono molte cose che vogliamo fare ma, per le quali, a volte non abbiamo le qualità necessarie. Come possiamo desiderare di diventare grandi cantanti se non siamo intonati? A volte, sogniamo delle realtà che non sono realistiche e questa è una trappola.

“Nessuno è salvo dalle sconfitte, ma è meglio perdere alcune battaglie nella lotta per i propri sogni, che essere sconfitti senza nemmeno sapere per cosa si stava lottando”.

L M.









liliana Oggetto:   17 Apr, 2020 - 10:36  Profilo Rispondi citando   

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Tratto dal ueb

Parlare da soli non è roba da matti: ecco perché | OK Salute

Esistono molte abitudini italiane, per noi assolutamente normali, che gli stranieri trovano sorprendenti o inesplicabili. Per esempio: portare spesso gli occhiali da sole o parlare ad alta voce.

Fra le abitudini che suscitano più curiosità, forse, c’è quella di gesticolare mentre si parla.

Infatti, molti stranieri non capiscono la necessità di muovere le mani per comunicare e in genere arrivano alla semplice conclusione:

gli italiani parlano con le mani”.

Prima di tutto, vorrei precisare che noi italiani parliamo con le parole, secondo una sintassi e una grammatica precise. La dimostrazione è che è possibile parlare italiano anche al telefono (cosa che riusciamo a fare molto bene, anche se continuiamo a gesticolare con la cornetta in mano…), e che è possibile anche scrivere e leggere in lingua italiana, senza immagini esplicative.

Allora a cosa serve agitarsi tanto quando si parla? Le parole non sono sufficienti?

Naturalmente le parole sono sufficienti, ma perché limitarsi alle parole quando possiamo usare tutto il corpo? Il gesto non sostituisce la parola, ma la arricchisce. È un linguaggio parallelo, che aggiunge sfumature o cambia il significato del nostro discorso. Provate a parlare senza muovere un muscolo: la vostra voce sarà monotona e insignificante.

Forse, per chi ci guarda dall’esterno, i gesti sono solo un balletto incomprensibile, una serie di movimenti senza senso. Ma in Italia la gestualità è un elemento culturale molto importante e non semplice folklore. I gesti sono un linguaggio codificato e preciso e hanno un significato chiaro per chi sa interpretarli.

Non voglio fornire una spiegazione dei numerosi gesti esistenti, ma solo ricordare la loro importanza per noi nella comunicazione. Con il gesto possiamo esprimere un’emozione meglio di molte parole, perché il movimento è più spontaneo e sincero della parola. Possiamo esprimere rabbia o gioia, indifferenza o sorpresa, e cambiare l’ampiezza e l’intensità secondo lo stato d’animo e la situazione.

Come tutte le lingue, la gestualità si impara solo dopo anni di esercizio ed osservazione. Quindi, consiglio agli stranieri di non tentare di usare dei gesti “all’italiana” quando parlano la nostra lingua, perché potrebbero non essere capiti o interpretati male.

Per esempio, il gesto più celebre è la mano “a pigna”: le punte delle dita unite verso l’alto e la mano che si muove in su e giù. È un gesto che, in genere, accompagna una domanda o un dubbio. Quindi, è molto strano agitare le mani in questo modo e allo stesso tempo dire buongiorno, come a volte fanno gli stranieri che imitano gli italiani! Fa molto finto piazzaiolo in un film americano.

Influenzati dalle buone maniere anglosassoni, oggi usare troppo le mani quando si parla è considerato volgare e campagnolo. Ma è ampiamente tollerato, quasi obbligatorio, in casi di particolare eccitazione, come un litigio o una partita di calcio.

Ad ogni modo, gesticolare resta sempre una consuetudine radicata nella nostra cultura. Fa parte della nostra identità: attraverso i nostri gesti, possiamo riconoscerci subito anche all’estero e possiamo capirci meglio fra di noi anche in Italia, al di là dei dialetti e delle barriere sociali.

Si dice, infatti, che abbiamo sviluppato i gesti per poterci capire fra di noi, perché in passato la gente parlava soprattutto i dialetti e non l’italiano.

Secondo me, è anche un sintomo del nostro desiderio costante di comunicare o, semplicemente, della nostra esuberanza. Per noi, infatti, è normale condividere con gli altri i nostri sentimenti. Con il gesto, anche chi non riesce ad ascoltarci, sa di cosa stiamo parlando.

No, la discrezione non fa parte del nostro bagaglio culturale… ma è davvero un difetto così intollerabile ?

Aggiungo personalmente è con molta convinzione,che pregi e difetti non mancano a nessuno.

Liliana






















liliana Oggetto: Auguri  13 Apr, 2020 - 12:41  Profilo Rispondi citando   

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Rispettando l'invito di restare a casa, gli italiani il "Lunedi dell'Angelo", hanno scelto di festeggiarlo con alcune tradizioni culinarie. Vincono le ricette regionali, delle quali se ne trovano molti esempi, dalla "torta Pasqualina" o "carciofi alla giudea".



Con "L'uovo Pasquale" un augurio simbolico a tutto il sito

Gioielli, fabergeegg, Metal, Collectible Figurines
Liliana






soldatini Oggetto: Buona Pasqua  12 Apr, 2020 - 10:16  Profilo Rispondi citando   

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Le migliori frasi di auguri di Buona Pasqua 2020: belle ...
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