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Patrizia51 Oggetto:   13 Giu, 2018 - 07:47  Profilo Rispondi citando   

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Elogio della mitezza.... roba d'altri tempi....

"Si chiamava Monica Laffranchi , aveva 86 anni ed è morta giorni orsono in un piccolo paese che si chiama Cemmo. Vicino a Capo di Ponte. Se la ricordo ancora oggi è perché è stata la mia Maestra delle ‘Scuole Elementari’ così si chiamavano una volta. Prendo in mano, dopo aver saputo di questa scomparsa, le mie pagelle. Anno scolastico 1972/73 classe I sezione A, firma dell’insegnante: M. Laffranchi. Materie: Religione, Comportamento, Lettura, scrittura ed altre attività espressive, Aritmetica e geometria, Attività manuali e pratiche.
Ancora oggi, dopo 46 anni, quel volto, quel sorriso, quella gentilezza di quella Maestra sono dentro di me. Quasi come una piuma, che silenziosamente per tutto questo tempo, mi ha accompagnato, mi ha formato, mi ha insegnato. E’ molto facile oggi parlar male della scuola, di quello che è diventata, di come è mutata. Questo scritto vuole essere solo un pensiero, limitato e forse vacuo, per una Maestra che ha saputo fare il suo mestiere. Come magari tante che in silenzio, dopo che noi abbiamo intrapreso altri percorsi, ci lasciano dentro una traccia.
Ricordo oggi come fosse ieri, quando entrava in classe e in silenzio ci alzavano nel saluto. Non l’ho mai sentita una volta alzare la voce. Ci conquistava con la gentilezza, con la pacatezza: oserei dire, utilizzando il titolo di un libro che ho letto tempo fa, che il suo sguardo era ‘Il soffio del mite’. Ci siamo persi poi, come capita a tutti: le medie, le superiori, l’università, il resto. Sarebbe superfluo oggi, dopo tanto tempo, paragonare tutti gli insegnanti incontrati nel proprio cammino e confrontarli con la Maestra Laffranchi.
Ma la risposta è proprio in questo ricordo. Perché se ci sono persone che ti rimangono dentro significa che sono state capaci di affascinare con il loro esempio, con la semplicità del loro linguaggio, con la loro grazia. Ti hanno conquistato con la passione che trasmettevano mentre insegnavano perché quello era il loro mestiere e come artigiani della parola, lo sapevano fare bene. Io non so quanti siano ancora gli insegnanti, i maestri, che sanno conquistare la tua interiorità. Ma una cosa so per certo: che sono stato fortunato (io come altri studenti) nell’incontrare la mia. Ci diceva, nelle giornate primaverili: 'Ora facciamo un compito: osservate e descrivete quello che vedete fuori dalla finestra’. Lo rammento ancora. Si chiamava il compito ‘Osservo e scrivo’. Si andava formando così l’identità della coscienza. La luce della primavera che illuminava gli alberi non era nient’altro che il tuo divenire.
Ecco, questo è semplicemente un frammento di coscienza, un ricordo che voglio rendere pubblico, senza gloria ma solo con la memoria, verso qualcuno a cui dire semplicemente: grazie. Nel libro citato sopra, di Barbara Spinelli, cosi si legge: ‘Il mite lo si nota per come incede, per il tono della voce, per come traversa l’oscuro, forte di una luce che non si sa bene da dove venga. Il mite non è nei cieli ma quaggiù tra noi: è uno di noi. Ci deve pur essere un motivo per cui riceve in eredità non il cielo ma la terra’. Che Le sia lieve, Maestra, questa Terra".

Angelo Briscioli

Invece Concita - La Repubblica

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Patrizia51 Oggetto:   06 Giu, 2018 - 08:01  Profilo Rispondi citando   

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Giusto per mettere in chiaro (a chi può interessare) quali siano le persone, le parole e i valori cui "attingere" per scelte di vita degne di essere vissute, trasmesse e prese a riferimento. Sicuramente, se avesse potuto, Liliana Segre non avrebbe vissuto quello che il destino le ha dato in sorte e non avrebbe potuto essere quella che è oggi, ma dalla vita dobbiamo trarre insegnamento sempre, qualunque siano le nostre esperienze, e possibilmente essere un gradino in più verso la crescita dell'umanità, anche se siamo piccole e insignificanti "particelle" dell'universo.

Liliana Segre: «La democrazia finisce piano piano»

«Ho visto le parole d’odio trasformarsi in dittatura. E poi in sterminio. Vorrei non vederle mai più» Colloquio con la senatrice a vita incarcerata in quanto ebrea a 14 anni, e deportata ad Auschwitz-Birkenau

di Marco Damilano

Lo ricorda bene, quel due giugno 1946, il giorno del referendum istituzionale in cui l’Italia scelse di voltare pagina e di diventare una Repubblica. «Avevo quindici anni e non potevo votare, però ho ancora quella sensazione di gioia collettiva. Qualcosa di nuovo dopo tante tragedie, l’esplosione di felicità per questa Italia ritrovata, in ricostruzione, ottimista, questo mondo intorno a me che festeggiava, anche se io ero personalmente lacerata. Ero una vecchia ragazza che aveva già visto l’indicibile, come lo ha chiamato Primo Levi».
Liliana Segre era stata deportata da Milano al campo di concentramento nazista di Auschwitz e Birkenau il 30 gennaio 1944 con il padre, che non rivide più, qualche mese prima dei nonni, anche loro uccisi al loro arrivo. Numero matricola 75190, il 19 gennaio è stata nominata dal presidente Sergio Mattarella senatrice a vita «per avere illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale».
Sembra di vederla nel 1946, provo a immaginarla, doveva avere la stessa età della ragazza che compare nella foto simbolo di quel giorno, quella che alza la prima pagina del giornale a titoli cubitali con la notizia più emozionante: è nata la Repubblica italiana. «Per quello che succedeva attorno a me, con quel che restava di me stessa, ero felice. Nella mia casa, prima della tragedia, mio padre e mio zio erano stati ufficiali nella Prima guerra mondiale. Mio zio fascista, mio padre antifascista. Si amavano molto, discutevano moltissimo. Mentre mio padre è finito ad Auschwitz, mio zio si è salvato, ha vissuto a lungo ma per tutta la vita aveva l’incubo di non essere riuscito a portare giù dal treno per il lager suo padre, mio nonno. E lui che era stato ufficiale dell’esercito regio ed era stato a Caporetto, fascista e monarchico, quel giorno votò per la Repubblica e mi disse: mai mi sarei aspettato di votare felicemente per la Repubblica».
Capelli candidi, portamento fiero, giudizi affilati, nei suoi uffici a Palazzo Giustiniani, gli stessi che furono di Gianni Agnelli, la senatrice Segre è ora una signora della Repubblica, mai come in questo anniversario lacerata, strattonata, contesa, sottoposta ad attacchi interni e esterni, con le massime istituzioni sotto assedio, con un imbarbarimento del linguaggio che è il segnale di un venir meno delle ragioni civili dello stare insieme. Gruppi contrapposti convocati a Roma. Il Quirinale, la sede della presidenza, la suprema garanzia costituzionale, assediato dalle critiche (legittime) e dagli insulti (vergognosi). Il capo dello Stato minacciato, offeso perfino nell’affetto più caro, il fratello Piersanti ucciso dalla mafia, con i messaggi ripugnanti apparsi sui social. Il silenzio di partiti, sindacati, intellettuali che in passato sono scesi in piazza per difendere le istituzioni repubblicane e che in questa occasione balbettano. E l’esigenza sempre più urgente di trovare figure che sappiano parlare a tutto il Paese stremato e allibito dal balletto dei politici sulla crisi, simmetrico a quello degli speculatori sui mercati.
«Oggi sono molto rattristata per la mia Italia, paese amato, alle soglie di qualche sorpresa, di situazioni che mi sarei aspettata di non vedere più», racconta Liliana Segre. «Abbiamo avuto tante crisi politiche in questi decenni, formule di ogni tipo, ma quello che sta accadendo in questi giorni è totalmente inaspettato. La Repubblica è la cosa di tutti, ma oggi rischia di essere strattonata da una parte e dall’altra, lo vediamo tutti, sono preoccupata. C’è una tristezza di fondo, nelle polemiche, nelle speculazioni, anche nei giudizi della stampa internazionale, così lontana dalla bellezza dell’Italia e da un popolo che non si merita questa severità dei giudizio».
Sono tanti i motivi di preoccupazione e di amarezza per la senatrice Segre, nominata a Parlamento sciolto, accolta tra gli applausi a Palazzo Madama durante la prima seduta, il 23 marzo. «Conosco i miei colleghi senatori a vita, sono stata troppo poco in aula per farmi un giudizio degli altri, non sono una vecchia volpe. Quando sono stata nominata ho detto al presidente Mattarella che sono sempre una bambina: mi hanno chiuso la porta della scuola e ottant’anni dopo mi hanno aperto quella del Senato».
Che pensa degli attacchi contro l’inquilino del Quirinale, compresa la richiesta di impeachment avanzata da Giorgia Meloni e da Luigi Di Maio? «Impeachment è una parola che non esiste nell’ordinamento italiano, chi l’ha sbandierata poteva almeno informarsi. Quando ho conosciuto Mattarella e abbiamo parlato eravamo tutti e due con i capelli bianchi, alle spalle anche lui ha avuto un dramma che ti segna la vita, ci siamo ritrovati come un fratello e una sorella. È il presidente della Repubblica, ma io lo considero come mio fratello, come una persona che fa parte della mia famiglia. Ho letto anch’io cosa hanno scritto in rete, quando gli hanno augurato la fine di suo fratello mi son venute in mente le minacce contro di me da bambina, rispondevo al telefono e una voce mi chiedeva: perché non muori? Perché non morite? Questi cattivi sentimenti ci sono sempre stati, il web li amplifica, ma non è solo una questione di mezzi di espressione.
Ci sono i tempi che consentono a queste persone di comportarsi così. C’è stato un tempo dopo la guerra, dopo l’orrore di milioni di morti, che queste parole e questi comportamenti sono sembrati sparire. Sono arrivate altre esigenze, la gente ha pensato all’arricchirsi, a farsi notare. La bellezza, il consumismo, il successo, essere qualcuno, sono diventati idoli. Poi gli idoli cadono e nel vuoto sono tornate parole antiche».
Tempi cupi. Tempi di divisione che anticipano la futura campagna elettorale, quando verrà. Cosa la preoccupa di più di questi tempi, del ritorno del passato? «Ho la paura della perdita della democrazia, perché io so cos’è la non democrazia. La democrazia si perde pian piano, nell’indifferenza generale, perché fa comodo non schierarsi, e c’è chi grida più forte e tutti dicono: ci pensa lui».
La democrazia svanisce progressivamente, per slittamenti successivi. Per le parole che non vogliono più dire nulla, che risuonano a vuoto. E per i leader che aizzano anziché placare, dirigenti che non dirigono ma seguono. Una delle parole che ritornano è popolo. Si ripete: il popolo, lo vuole il popolo, ci sono i nemici del popolo, il presidente incaricato Giuseppe Conte si era proposto come avvocato del popolo. Ma che cos’è il popolo, chi può dire parlo a nome del popolo? E si può contrapporre alle leggi, ai limiti della Costituzione? «Quando il popolo ha votato bisogna rispettare l’esito elettorale, anche se può non piacere», risponde la senatrice Segre. «Poi c’è la coscienza di ognuno. E c’è la Costituzione, un lavoro grandissimo, i padri non erano improvvisati». Come si reagisce? «Io ho un’idea fissa. Chi entra nel memoriale della Shoah trova scritta una parola: indifferenza. Da senatrice ho depositato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare bicamerale di monitoraggio e di controllo sugli “hate speech”, i discorsi d’odio. Un invito che il Consiglio d’Europa ha fatto ai 47 Stati membri, il nostro sarebbe il primo caso. Le parole d’odio sono l’anticamera della fine della democrazia. L’imbarbarimento del linguaggio è arrivato a livelli intollerabili. In questi giorni si è scritto di un mercato di divise da deportati di Dachau, che parole si possono trovare?»
La Repubblica divide, per molti ha deluso le speranze 
di settantadue anni fa. Per certi versi comandano ancora i luigini di Carlo Levi in “L’orologio”, le caste degli inamovibili: «La grande maggioranza della sterminata, informe, ameboide piccola borghesia, con tutte le sue specie, sottospecie e varianti, con tutte le sue miserie, i suoi complessi d’inferiorità, i suoi moralismi e immoralismi, e ambizioni sbagliate, e idolatriche paure. Sono quelli che dipendono e comandano; e amano e odiano le gerarchie, e servono e imperano». È la loro presenza a scatenare la reazione dei populismi? «Ero molto giovane quando ho subito l’orrore, per ritrovare una speranza di futuro è stato importantissimo l’incontro con mio marito», riflette la senatrice Segre. «Era fiero di aver combattuto per la democrazia che stava nascendo, ma anno dopo anno mi ossessionava con la sua delusione per tutti quelli che erano morti per far nascere questo Stato, per chi aveva dato la vita per un’Italia migliore. Delusioni per gli scandali, le ruberie, il distacco dalle persone». Oggi in tanti votano più per delusione o per rabbia che per speranza. «Ha ragione, ma per votare la speranza devono esserci i motivi e tanti, evidentemente, motivi non ne trovano. In democrazia l’elettorato va rispettato e non va mai dimenticato che il mondo è degli indifferenti, sono loro che decidono chi vince e chi perde. La mia speranza è che un giorno possano nascere gli Stati Uniti d’Europa, ora appare un’utopia, lo abbiamo visto sulla questione dei migranti, in cui ogni Stato ha dato spazio al suo egoismo nazionale. Io la speranza ce l’ho, ho sempre scelto la vita, ho conosciuto nella mia vita tanti affetti, un lungo amore». E amare la Repubblica? Che significa oggi, senatrice Liliana Segre? «Amare la Repubblica significa attuare la Costituzione». E difenderla dai fantasmi del passato. Questi tempi nuovi che ci sono dati da vivere, simili a quelli antichi.

L'Espresso

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Patrizia51 Oggetto:   30 Mag, 2018 - 15:09  Profilo Rispondi citando   

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Fra i tanti "stravolgimenti" politici di questi giorni, si è portati a parlare solo di quello e si è perso di vista tutto il resto, ma la cronaca non fa mancare ogni giorno una "perla" alla sua collana e, tralasciando i grandi problemi di geopolitica e di guerre mondiali, ci presenta nuovi casi di donne barbaramente uccise... persino quello di una madre che ha tagliato la gola alla figlia ...
Menomale ogni tanto una bella storia riscatta un po' tutte queste brutture....
Leggo, fra le notizie meno "cliccate", quella della donna americana che, avendo perso la memoria dopo un gravissimo incidente stradale, non riconosceva più il marito il quale però, ancora molto innamorato della moglie, ha fatto di tutto per conquistarla di nuovo e riuscire nuovamente a sposarla.

Bella storia d'amore.....

New York, dopo il coma non riconosce più il marito: adesso lo sposa per la seconda volta

La storia di Angela Sartin-Hartung, 55 anni e suo marito Jeff. Diventato all'improvviso uno sconosciuto per sua moglie, l'uomo non si è perso d'animo e l'ha riconquistata giorno dopo giorno. Quest'estate la coppia convolerà a nozze a Central Park.

QUANDO Angela Sartin-Hartung si è svegliata in ospedale dal coma, non ha riconosciuto l'uomo che stava in piedi accanto al suo letto. "Pensavo fosse il dottore, perciò gli ho chiesto di andare a chiamare mio marito", ha raccontato la donna rievocando l'incidente di cui era stata vittima nell’agosto 2013. Quell'uomo accanto a lei, però, non era il dottore, ma suo marito Jeff, di cui lei non aveva più alcun ricordo e che in quel momento le appariva come un perfetto sconosciuto.
.....
"Non ricordavo più niente di cosa mi fosse accaduto dopo l'anno 2000 – ha raccontato la donna al New York Daily News - del matrimonio con Jeff avevo soltanto delle foto, ma io non riuscivo più a riconoscerlo. Non avevo la minima idea di averlo scelto come marito". Jeff però non si è perso d’animo e le è stato accanto ogni giorno nei sei mesi che la donna ha trascorso in terapia intensiva. Malgrado fosse per lei un perfetto sconosciuto, l'ha riconquistata come se non si fossero mai conosciuti prima, finché Angela non si è innamorata nuovamente di lui.
....
"Dopo l’incidente di mia moglie, tutti i medici mi ripetevano che l'85 per cento delle coppie in cui un membro riportava lesioni cerebrali con perdita di memoria, finivano per divorziare”, ha raccontato Jeff. “Ma io non ho voluto ascoltarli: ho voluto credere soltanto nell’amore che provavo per mia moglie".
Una volta tornati a casa, l'uomo ha riconquistato Angela come se il loro matrimonio non fosse mai esistito. Persi per sempre i loro vecchi ricordi, ne ha creati pazientemente di nuovi, ricostruendo da zero il loro legame....

Qui l'articolo completo (Repubblica.it)


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Patrizia51 Oggetto:   22 Mag, 2018 - 16:34  Profilo Rispondi citando   

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La scena l’avete vista un po’ dappertutto: Berlusconi finisce il suo comizio ad Aosta, il coordinatore locale di Forza Italia lascia entrare una giovane ragazza che porge al leader proprietario di Forza Italia un quadro realizzato da una pittrice locale e un tipico cavallino in ceramica. Berlusconi, come tutti gli uomini che hanno bisogno di affidarsi al pene per ispirare simpatia a tutti i peni presenti, sapendo di andare sul sicuro giocandosela lì in basso, indica la ragazza e declama: «Preferisco lei!». Qui c’è la gaffe, dicono i giornali. E tutti a indicare Berlusconi, come se di berluschini così non ne incontrassimo tutti i giorni qualcuno.
Il focus forse invece andrebbe puntato sul coordinatore di Forza Italia che, bello tronfio, svela di essere il padre e dice a Berlusconi: «Sei un buongustaio». Un buongustaio, l’acquolina in bocca, il boccone prelibato, la donna da mangiare, la donna come regalo, la donna come souvenir locale, l’apprezzamento pubblico della preda. La figlia. Sta parlando della figlia. Di sua figlia.
«È un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere… Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notorietà…», aveva scritto Veronica Lario nell’aprile del 2009. E non è cambiato niente. Niente. Berlusconi è il re che deve essere sollazzato con la pancia sempre piena e per sfamarlo i suoi servi sono pronti a tutto. Non è solo questione di rispetto per le donne: qui c’è anche tutto il rispetto che gli uomini non hanno per se stessi, disposti a strisciare pur di strappare un segno di approvazione, venduti e pronti a vendere tutto pur di farsi notare.
Ecco, forse il problema non è solo il Grande Fratello, no. Forse è il mondo fuori, quello che Berlusconi ha concimato per anni, che fa ancora più schifo. O no?

da Serafina

Direi che il tutto si commenta da sé, mi sembra veramente che non ci sia da aggiungere nulla se non che non so chi dei tre sia il più cretino: se un ottantenne facesse degli apprezzamenti ad una ragazzina davanti al padre, la reazione che ci si dovrebbe aspettare è di difesa, non certo quella di assecondare; una ragazzina che riceve certi apprezzamenti da un ottantenne, penso che dovrebbe mandarlo affanculo (assieme al padre), ma se è molto, molto timida può anche solo limitarsi a voltarsi ed andarsene; e l'ottantenne? irrecuperabile, direi... certi uomini hanno il cervello nei pantaloni.... Parafrasando.... "il maiale perde il pelo ma non il vizio".






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Patrizia51 Oggetto:   16 Mag, 2018 - 07:06  Profilo Rispondi citando   

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Io ho letto che quella della polizza antistupro era una balla (dichiarato dall'avvocato che difende le ragazze americane), però è anche vero che questo tipo di assicurazione è molto diffusa negli Stati Uniti perché è uno strumento che permette alle vittime americane di coprire le spese mediche, altissime anche nei casi di violenza. Lo Stato in genere copre solo l’esame medico che prova le violenze, ma non tutti i costi successivi.
"Quando è stata diffusa la notizia che le due ragazze americane che raccontano di essere state stuprate dai carabinieri avevano un’assicurazione contro lo stupro, molti in Italia si sono stupiti. E hanno anche ipotizzato che le studentesse potessero avere interessi economici nella vicenda. In realtà l’assicurazione anti-violenza, che non è stata confermata dall’avvocato delle due studentesse, è un prodotto di nicchia in Italia, ma molto diffuso negli Stati Uniti, dove le spese mediche possono arrivare a cifre stratosferiche e dove, se non hai un’assicurazione privata, rischi di rimanere senza cure." (Corriere della Sera)

Comunque c'è da domandarsi perché se delle ragazze vengono in Italia hanno bisogno di questo tipo di protezione....
Maschietti (italiani, eh ....), fatevi due domande.... non ci fate una gran bella figura....

Sticla....

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assodipicche Oggetto:   15 Mag, 2018 - 13:28  Profilo Rispondi citando   

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C'è un particolare richiamato oggi da un articolo del Corriere, un particolare su cui riflettere: sia nel caso di Sorrento sia in quello dei carabinieri a Firenze, le turiste prima di partire avevano stipulato una polizza antistupro. Come mai? Anche le italiane che vanno all'estero lo fanno?
Non è che il ragionamento sia: "evvabe'....tanto anche se mi capita paga l'assicurazione" !?
Sticla Oggetto:   15 Mag, 2018 - 08:32  Profilo Rispondi citando   

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Ma guarda un po'....erano pure italiani!

assodipicche Oggetto:   14 Mag, 2018 - 17:35  Profilo Rispondi citando   

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Intanto facciamo conoscere anche il nome dell'albergo (a 4 stelle) di Meta di Sorrento: Mar Hotel Alimuri. Così, se dovesse capitare, ce ne teniamo alla larga!
E poi citiamo anche i nomi di questi subumani, così come li riporta "Il Mattino" di Napoli: Antonino Miniero, Davide Gennaro Gargiulo, Fabio De Virgilio, Raffaele Regio e Ciro Francesco.
Che dire... il fatto si commenta da se: sono bestie.

Patrizia51 Oggetto:   14 Mag, 2018 - 14:39  Profilo Rispondi citando   

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Sorrento, una turista inglese drogata e stuprata in un hotel. Cinque arresti.
Svolta nell'inchiesta della procura di Torre Annunziata: foto e commenti trovati in una chat. Due anni di inchiesta. L'episodio risale al 2016.
È stato possibile pervenire all'identificazione solo di alcuni dei componenti del gruppo, tutti dipendenti dell'hotel, attraverso l'esame di telefoni e tablet sequestrati al personale maschile in servizio presso la struttura, da cui è emersa una chat chiamata «Cattive abitudini». Nella chat commenti sull'accaduto e foto della donna durante la violenza.

Certo che questi machi-conquistatores devono essere orgogliosi del loro fascino, dove passano loro le donne "cadono ai piedi".... Che schifo di persone.... ma come si fa? Cosa ci può essere di soddisfacente a "farsi" una donna in dieci?
La violenza sessuale è un delitto commesso da chi usa in modo illecito la propria forza, la propria autorità o un mezzo di sopraffazione per costringere qualcuno a subire atti sessuali contro la propria volontà, con prevaricazione o minaccia, è non ha niente a che vedere con quello che intendono le persone comuni con "rapporto sessuale", ma è solo ed esclusivamente volontà di dominio e di possesso; se la vittima fosse consenziente o anche solo accondiscendente risulterebbe immotivato l'uso della violenza, che per il violentatore è l'unica cosa che lo soddisfa.
Ma in questo caso non si può nemmeno parlare di violenza nei termini definiti perché la volontà della vittima era annientata dalla somministrazione della cosiddetta "droga dello stupro". Mi verrebbe voglia di essere volgare.... ma mi limiterò a dire che forse avrebbero fatto meglio a prendersi una bambola gonfiabile, tanto la "resa" sarebbe stata la stessa.

Qui potete leggervi l'articolo per intero con i dettagli che servono a capire meglio, ma cambia sostanzialmente nulla.... Che uomini schifosi....




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assodipicche Oggetto: Esatto!  12 Mag, 2018 - 05:58  Profilo Rispondi citando   

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Eh eh, ormai Cicuta è imbattibile; complimenti!
Giusto per la precisione e per rendere la soluzione comprensibile a tutti, l'ultimo rigo è: 1+ (20 x 4).
cicuta Oggetto: sì..vabbè  11 Mag, 2018 - 15:25  Profilo Rispondi citando   

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Nuovo gioco Asso:

1+ (4x20) =81?







per Patrizia: diciamo che facciamo una bell
a squadra, io te! L'abbiamo risolto insieme!
Patrizia51 Oggetto:   11 Mag, 2018 - 15:04  Profilo Rispondi citando   

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Per Cicuta with my compliments


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assodipicche Oggetto: Riproviamo  11 Mag, 2018 - 13:22  Profilo Rispondi citando   

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Adesso che abbiamo capito il meccanismo, facciamo un'altra prova? Questo è anche più facile.

assodipicche Oggetto: Re: anche io  11 Mag, 2018 - 13:19  Profilo Rispondi citando   

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cicuta ha scritto:
<- se 30 è la somma dei primi tre simboli uguali significa che valgono 10 cad;
-se 20 è la somma dell seconda riga, dato il valore 10 al primo simbolo, suppogo che le scale valgano 5 cad;
- se è la somma della terza riga, dato che la scala vale 5, gli altri due simboli uguali valgono 3 cad:
-quarta riga =10-3 + (3X4) =19 (alla scala manca un piolo quindi 5-1)


Perfetto, adesso ci siamo: 19! Complimenti a Cicuta!


Ultima modifica di assodipicche il 11 Mag, 2018 - 13:22, modificato 1 volta in totale
Patrizia51 Oggetto:   11 Mag, 2018 - 07:33  Profilo Rispondi citando   

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.... ahhhh ..... alla scala manca un piolo!!!!!

Vedi Cicuta che non sei solo tu che non osservi abbastanza.... mannaggia....
cicuta Oggetto: Re: anche io  11 Mag, 2018 - 07:00  Profilo Rispondi citando   

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<- se 30 è la somma dei primi tre simboli uguali significa che valgono 10 cad;

-se 20 è la somma dell seconda riga, dato il valore 10 al primo simbolo, suppogo che le scale valgano 5 cad;

- se è la somma della terza riga, dato che la scala vale 5, gli altri due simboli uguali valgono 3 cad:

-quarta riga =10-3 + (3X4) =19 (alla scala manca un piolo quindi 5-1)


Ultima modifica di cicuta il 11 Mag, 2018 - 09:13, modificato 1 volta in totale
assodipicche Oggetto:   11 Mag, 2018 - 06:49  Profilo Rispondi citando   

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ha, ha......
Asso non solo aveva indovinato, ma dice a Patrizia che il risultato non è 22!

Forza Cicuta, adesso hai più elementi di valutazione e la partita è ancora aperta!
Ad oggi pomeriggio la soluzione.
Buona giornata!
cicuta Oggetto: omamma  11 Mag, 2018 - 06:02  Profilo Rispondi citando   

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Come sempre, io non osservo abbastanza! Non avevo notato la manxanza dell'innaffiatoio e dato per scontato che i X fosse un più.....sigh

p.s. COMPLIMENTI PATRIZIA!






Patrizia51 Oggetto: Re: Qualcuno vuole provarci?  10 Mag, 2018 - 19:34  Profilo Rispondi citando   

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assodipicche ha scritto:






Ecco il mio ragionamento:

Omino con innaffiatoio = 10
Scala = 5
Innaffiatoio = 3

Prima riga 10 + 10 + 10 = 30
Seconda riga 10 + 5 + 5 = 20
Terza riga 5 + 3 + 3 = 11

Quarta riga (?)
Omino senza innaffiatoio 10 - 3 = 7, per cui:
7 + (3 x 5) = 22

Cosa ho vinto?

(sapremo mai se Asso aveva indovinato o no? )

cicuta Oggetto: anche io  10 Mag, 2018 - 18:03  Profilo Rispondi citando   

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vabbè...se Asso chiede il ragionameto immagino che 22 sia corretto, cmnq mi "corriggerete"!

per me è 18, perchè:

- se 30 è la somma dei primi tre simboli uguaili significa che valgono 10 cad;

-se 20 è la somma dell seconda riga, dato il valore 10 al primo simbolo, suppogo che le scale valgano 5 cad;

- se è la somma della terza riga, dato che la scala vale 5, gli altri due simoboli uguali valgono 3 cad:

-morale, la somma della quarta riga sarà 10+3+5 =18

E mo' me prendo 'na mazziata da Asso..e vabbè..


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