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liliana Oggetto: Mostra non dirlo Dare la parola all'immagine  30 Set, 2019 - 18:17  Profilo Rispondi citando   

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Show Don’t Tell

Mostra Non dirlo

L’Orbis Sensualium Pictus

Dare la parola all'immagine

Con il passare del tempo, Lucia non provava più rancore,per quello che chiamava il "personaggio",che privo di valori, non era tra le persone "credibili" o di un certo "spessore". Difficile anche qualsiasi descrizione fisica, perchè non lo aveva mai conosciuto personalmente. Nel settore riservato ai libri, non era citato nulla di suo, forse non era curioso di capire,come gli altri, affrontavano l’affascinante percorso creativo della scrittura.

Il "personaggio", non aveva mai smesso di offrire il peggio di se stesso, per criticare tutto ciò che Lucia scriveva in una "Rivista", che illustrava eventi. L'evento più atteso di quell'anno, aveva tenuto milioni di lettori con il fiato sospeso,ma certamente il vero piacere lo provava il "personaggio",che con acide parole,poteva offrire un "commento, sul commento".

Lucia, immaginava il volto del "personaggio" con l'espressione dura e dalle folte sopraccigle, la bocca non carnosa,anzi con labbra sottilissime e prive di sorriso. Ovviamente tutto era semplicemente frutto dell'immaginazione, non avvalorato neanche dal suono della voce. Raccontare sensazioni non funziona, anche se non si è sexy nell'aspetto fisico,tutto può diventare piacevole,attraverso una calda voce, che a volte lascia anche sognare.

Dopo tanto pensare,non c'era spazio per altri pensieri, che senza freno, cercavano il modo più sereno per riappacificarsi con ogni cosa, nella giusta maniera. Senza pensare ai personaggi che vivono tra il popolo dei romanzi, Lucia cercava quello giusto, da piacere ad un vasto pubblico. Bisognava trovarlo per presentarlo, non cercandolo in una scuola,dove s’impara a leggere e scrivere,perchè "guardare",non l'impara nessuno. "Vedere" non è "guardare",ma si può raccontare il mondo che circonda anche attraverso immagini,che significa scegliere, ed allo stesso tempo introdursi tra oggetto e rappresentazione.

L’aveva capito per primo "Comenius" l’uomo che a metà del Seicento cambiò le sorti della pedagogia:

Il maestro guiderà il fanciullo nel mondo e lo farà innanzitutto mostrandogli le cose.

L’Orbis Sensualium Pictus non è solo il primo libro illustrato per bambini, ma è anche il primo libro scolastico, in cui le immagini svolgono un ruolo fondamentale nell’apprendimento. Ogni argomento quindi, è interpretato da una una figura corredata da una parola, che ne esprima il senso. Non si può raccontare semplicemente agli altri come sia un personaggio, ma deve essere mostrato.

Lo Show Don’t Tell è uno dei concetti più importanti per qualsiasi scrittore.Non sarà il lettore, che deve lavorare da solo con la testa e la fantasia, ma deve essere agevolato dallo scrittore per “dare vita al personaggio stesso e, mostrarlo ai lettori attraverso l’uso dello:" Show Don’t Tell."

Liliana




liliana Oggetto:   27 Set, 2019 - 17:12  Profilo Rispondi citando   

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<td class="row2 JustifyCenter" width="704">Meglio non incavolarsi con la pagina che fà capricci

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liliana Oggetto: La Bambola viagg  27 Set, 2019 - 10:52  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per la bambola viaggiatrice kafka


La bambola viaggiatrice
Un anno prima della sua morte, Franz Kafka visse un’esperienza insolita. Passeggiando per il parco Steglitz a Berlino incontrò una bambina, Elsi, che piangeva sconsolata: aveva perduto la sua bambola preferita, Brigida. Kafka si offrì di aiutarla a cercarla e le diede appuntamento per il giorno seguente nello stesso posto.

Incapace di trovare la bambola scrisse una lettera – da parte della bambola – e la portò con se quando si rincontrarono. “Per favore non piangere, sono partita in viaggio per vedere il mondo, ti riscriverò raccontandoti le mie avventure…”, così cominciava la lettera. Quando lui e la bambina si incontrarono, egli le lesse questa lettera, attentamente descrittiva di avventure immaginarie, della bambola amata. La bimba ne fu consolata e quando i loro incontri arrivarono alla fine, Kafka le regalò una bambola. Era ovviamente diversa dalla bambola perduta, e in un biglietto accluso spiegò:
i miei viaggi mi hanno cambiata”.

L.M.






















































































































































































































































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Ultima modifica di liliana il 27 Set, 2019 - 18:34, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto: Fortuna e sfortuna  26 Set, 2019 - 10:40  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per e è molto bello sentirsi fortunati

Penso che i personaggi descritti in un racconto,siano l’anima stessa, di quanto si vuole raccontare,anche più importanti della stessa trama.
Tutto,diventa essenziale se viene caratterizzato nella maniera giusta. Quando si inizia a scrivere, spesso non si è del tutto consapevoli di come renderli vivi a tutto tondo.

Iniziando una storia,è possibile rendersi conto che i personaggi non sembrano avere una vita propria,apparendo piatti e stereotipati. Con impegno si cerca di provare a dare loro più vita. Ma ogni tentativo sembra quasi forzato,da non sembrare vero,ma somigliante ad una foglia secca.

Senza ricorrere ad un guazzabuglio di parole, per favorire l'immaginazione,è possibile evitare di dare adito a fraintendimenti su ciò che si tenta di descrivere,Bisogna andare a ritroso nei passaggi importanti,che lascia dire: "tutti gli eventi, hanno portato con sè qualcosa di bello e qualcosa di brutto".Ma sono state soprattutto le cose meno belle ad aprire il cuore e la mente,per riconoscere valori più profondi: l'"esistenziali".

Certamente oggi, è chiamata anche:"fortuna,"che per i latini questo termine,era più simile al nostro concetto di "caso", che si qualificava secondo l'aggettivo da aggiungere.
Sul web, ho letto un racconto che oltre a commuovermi, mi ha fatto pensare all'importanza della salute.

Il racconto

Quando vedevo gli altri bambini correre dietro ad un pallone ed io ero lì, che mi reggevo in piedi a fatica, mi dicevo: "che sfortunato sono!" Poi, stando in un istituto in cui ero tra quelli che riuscivano a muoversi autonomamente, mentre altri no, mi dicevo: "sono fortunato". Quando mi sono beccato l'unico esame a settembre della mia vita, mi sono detto "che sfortunato sono". Poi, quando l'ho superato, mentre altri sono rimasti bocciati, mi sono detto: "che fortunato sono". Quando ho trovato il lavoro (ho iniziato proprio il 2 magio di 26 anni fa) mi sono detto: che fortunato sono Quando l'ho perso mi sono detto: che sfortunato sono. Quando, nonostante cercassi l'anima gemella, non riuscivo a trovarla, mi ripetevo: che sfortunato sono! Poi, invece, quando l'ho trovata mi sono detto: che fortunato sono! e via di questo passo, potrei star qui a raccontare per ore gli alti e i bassi della mia vita (ma a chi interesserebbero?). Questo per dire che non vivo solo di sogni, ma nemmeno ne son privo. Quando si inizia a vivere in salita, anche il centimetro percorso quotidianamente è una conquista.

Liliana



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Ultima modifica di liliana il 27 Set, 2019 - 18:18, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto:   25 Set, 2019 - 23:37  Profilo Rispondi citando   

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Ultima modifica di liliana il 26 Set, 2019 - 19:43, modificato 9 volte in totale
liliana Oggetto:   25 Set, 2019 - 23:37  Profilo Rispondi citando   

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Connclusione del risultato del concorso

La giuria che aveva esaminata Anna, faceva parte di una casa editrice,la cui organizzzone rispecchiava la grandezza della casa. Poche figure svolgevano contemporaneamente molte funzioni, con competenze diverse. L'editore, aveva bisogno di personale per occuparlo nell’invio dei manoscritti, contratto di edizione ed altre competenze. L'attività della casa editrice era aumentata di molto,a differenza del personale lavorativo esistente,che per varie ragioni era diventato insufficiente.

Anche vincitrice del concorso, la passione di scrivere, non poteva abbandonare Anna,che aveva deciso di scrivere, magari una novella.Una novella è sempre una piacevole narrazione, a metà tra un racconto breve o un romanzo, forse diventava una giusta soluzione per cominciare a scrivere storie più lunghe prima di avvicinarsi ad un romanzo in piena regola.Certamente Anna,aveva bisogno di raccoglire le idee, ma come fare?Aveva bisogno di consultare il suo diaro o qualsiasi altro metodo che poteva consentirle di sviluppare e organizzare i suoi pensieri. Pensando a tutti i generi narrativi, a cui poteva ricorrere scrivendo, in questa fase, non doveva buttare via nessuna idea. Bastava forse annotarle da qualche parte per poterle sfruttare o magari eliminarle in seguito.Per iniziare, doveva pensare alla trama, ai personaggi, all'ambientazione o, addirittura, al titolo.Iniziado a scrivere qualcosa,doveva evitare di fissare una pagina o uno schermo bianco, per non dimenticare il progetto principale. D'altra parte, non avrebbe saputo mai, se
l'esperimento,poteva trovare la sua strada per una bella storia.Quanto invece la sorprese veramente e piacevolmente,fù di essere la vincitrice del concorso, con la fortuna di lavorare nel mondo dei libri.

Liliana


Ultima modifica di liliana il 27 Set, 2019 - 18:11, modificato 1 volta in totale
assodipicche Oggetto:   25 Set, 2019 - 17:59  Profilo Rispondi citando   

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Beh, vedi….se Anna, che tiene molto all’assunzione, si dilunga in una così intensa e appassionata analisi sull’ arte dello scrivere, il lavoro offerto potrebbe riguardare l’editoria. Potrebbe per esempio aver a che fare con una casa editrice che cerca un editor.

Solo che per quel lavoro in genere sono richiesti requisiti di intelligenza, cultura e capacità organizzativa, non l’idoneità fisica come leggo all’inizio. Inoltre un editor non solo sceglie i libri da pubblicare, impagina e organizza, ma sta attento anche alla punteggiatura –che per Anna sembra un optional- e agli errori, che purtroppo Anna dissemina in quantità industriale nel corso della sua esposizione.

Ad Anna infine i selezionatori hanno chiesto il racconto di qualche “episodio” della sua vita, non una dissertazione sulla scrittura in generale.

Conclusione: se fossi stato io il selezionatore, non l’avrei assunta.

Un cordiale saluto!


liliana Oggetto:   24 Set, 2019 - 20:10  Profilo Rispondi citando   

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Connclusione del risultato del concorso



La giuria che aveva esaminata Anna, faceva parte di una casa editrice,la cui organizzzone rispecchiava la grandezza della casa. Poche figure svolgevano contemporaneamente molte funzioni, con competenze diverse. L'editore, aveva bisogno di personale per occuparlo nell’invio dei manoscritti, contratto di edizione ed altre competenze. L'attività della casa editrice era aumentata di molto,a differenza del personale lavorativo esistente,che per varie ragioni era diventato insufficiente.



Anche vincitrice del concorso, la passione di scrivere, non poteva abbandonare Anna,che aveva deciso di scrivere, magari una novella.Una novella è sempre una piacevole narrazione, a metà tra un racconto breve o un romanzo, forse diventava una giusta soluzione per cominciare a scrivere storie più lunghe prima di avvicinarsi ad un romanzo in piena regola.Certamente Anna,aveva bisogno di raccoglire le idee, ma come fare?Aveva bisogno di consultare il suo diaro o qualsiasi altro metodo che poteva consentirle di sviluppare e organizzare i suoi pensieri. Pensando a tutti i generi narrativi, a cui poteva ricorrere scrivendo, in questa fase, non doveva buttare via nessuna idea. Bastava forse annotarle da qualche parte per poterle sfruttare o magari eliminarle in seguito.Per iniziare, doveva pensare alla trama, ai personaggi, all'ambientazione o, addirittura, al titolo.Iniziado a scrivere qualcosa,doveva evitare di fissare una pagina o uno schermo bianco, per non dimenticare il progetto principale. D'altra parte, non avrebbe saputo mai, se



l'esperimento,poteva trovare la sua strada per una bella storia.Quanto invece la sorprese veramente e piacevolmente,fù di essere la vincitrice del concorso, con la fortuna di lavorare nel mondo dei libri.



Liliana

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Ultima modifica di liliana il 27 Set, 2019 - 17:14, modificato 4 volte in totale
assodipicche Oggetto: Sono curioso.  24 Set, 2019 - 19:25  Profilo Rispondi citando   

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Ma Anna, alla fine, il posto lo ebbe oppure no!?
liliana Oggetto:   24 Set, 2019 - 12:31  Profilo Rispondi citando   

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Senza mischiare le pagine



Per un offerta di lavoro che da tempo era nei progetti di "Anna", oltre all'idoneità fisica ed ai titoli di studio o altri documenti richiesti in copia originale o conforme, si doveva rilasciare ad una "Giuria Esminatrice" il consenso per un' intervista. Essa riguardava il racconto di eposodi importanti della vita dell'intervistato, è di coneguenza, i progetti per la sua vita futura.

Dopo una non breve attesa, giunse il turno di Anna, che dopo le domande degli esaminatori, iniziò a raccontare :

Mi è sempre piaciuto, attivare la fantasia scrivendo,ma è risaputo che non si è scrittori senza essere prima "forti lettori". La lettura è sempre stata per me, oltremodo necessaria, ancora oggi "un libro tra i preferiti è per me l'omaggio più gradito, che mi lascia dire tranquillamente, di essere:"una fervente lettrice".

Nel percorso del mio cammino ho avuto la possibilità di osservare, ascoltare,valutare, vivere, molti avvenimenti, in alcuni casi anche intensamente. L’anima umana è ricca di "emozioni", esse favoriscono "la conoscenza", ma per comprenderla o gestirla , bisogna entrare nel mistero della sua profondità con tanta "Volontà" che non sempre viene appagata,ed anche la gestione delle emozioni, diventa meno gestibile per essere compresa.

Molte volte sono stata attratta,di seguire corsi di scrittura creativa o attività dello stesso genere,ma eccezionalmente "la vita ha fatto da maestra " offrendomi altre possibilità.

Il racconto di Anna continuava:

L'incontro più significativo è sempre il risveglio delle "emozioni". esse vivono nell'anima per favorire ogni conoscenza,comprenderla e descriverla.Ma per entrare nel loro mistero, c'è l'obbligo di dare il massimo delle proprie capacità. La "Volontà"non sempre viene appagata,ed anche se nel tragitto si può osservare la scioltezza dei dialoghi, la gestione delle emozioni,è sempre difficile da essere descritta ed interpretata.

Molte volte per scrivere,novelle racconti,romanzi o altro c'è bisogno della cosi' detta "ispirazione", perchè le idee non nascono sempre velocemente o spontaneamente,ed anche nella scioltezza dei dialoghi, si vedono apparire le emozioni.che entrano in profondità dove il mistero, esiste e vive. L’animo umano,nel tentativo di interpretarle vuole convinzione. Tutto questo,non è valido per applicare qualsiasi metodo, ma la sua efficienza è dimostrata in diversi modi per riconoscerle.

Alcune storie,fanno sentire anche il bisogno di approvazione. Per questa ragione, non bisogna andare in giro alla ricerca di "Orchi battaglieri" per avere sostegno e protezione, personalmente, nel dare vita ai miei hobby,generosi consigli dei miei amici, mi hanno dato sempre forza e comprensione.

Se qualcuno,ha voluto farci confidenti di proprie intimità, si deve rispetto al suo bisogno.La vita intima di quel qualcuno, non deve lasciare oltrepassare i limiti dei suoi segreti, ma è sempre possibile applicare una dovuta fantasia,se l'argomento serve di aiuto ad altra gente. La comunicazione percorre molte strade,ed è possibile attuarla con molti esempi . Tutto lascia pensare ad una profiqua utilità, se il "lettore" viene agevolato con il contatto dell' "autore", permettendo questo confronto è possibile crescere insieme.

Gli esaminatori avevano certamente capito che Anna, aveva tentato di creare un suo nuovo libro e loro inconsapevolmente, lo avevano già sfogliato, senza mischiare le pagine.

Liliana



























Ultima modifica di liliana il 24 Set, 2019 - 20:37, modificato 6 volte in totale
assodipicche Oggetto:   20 Set, 2019 - 19:44  Profilo Rispondi citando   

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Bella riflessione, complimenti!
L'estate che finisce mette sempre un po' di malinconia, al contrario della fine dell'anno che mette allegria nella speranza che il successivo sia migliore. Cosa che non succede mai!
Patrizia51 Oggetto:   20 Set, 2019 - 17:10  Profilo Rispondi citando   

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L'ESTATE STA FINENDO.....

Anche questa estate sta scivolando via.
A molti farà piacere, in me porta sempre un disagio sottile, un senso di perdita per le cose che non ho fatto, perché non ho potuto o non ho voluto fare. Questo da sempre, anche da bambina. Da ragazzina e da giovane donna. Oggi che il maggior tempo è passato, questa sgradevole sensazione è ancora più acuta. Avrei potuto fare...però, non l'ho fatto.... Anni fa mi dicevo "la prossima estate giuro che faccio, vado, incontro ecc..." oggi più che mai so che non sarà così. La stanchezza fisica e mentale si sente più nettamente e un anno in più pesa come dieci di dieci anni fa.

Ci avviciniamo alla stagione fresca, fredda, umida, nebbiosa. A me piacciono tutte le stagioni, ma quella che si sta avvicinando è una stagione diversa. Ecco vedo nebbia davanti senza il presagio del nitore primaverile. Brutto clima intorno a noi. Ma possiamo cogliere comunque la bellezza di quello che ci circonda, dello spettacolo della natura che muta e che cambia abito, ma rimane sempre splendida nelle sue particolarità.

Di questa estate voglio ricordare dei momenti semplici e bellissimi di una breve vacanza lontano da tutto, nella quale uno dei momenti più belli è stato guardare in due un bellissimo cielo stellato, con un buio talmente buio intorno da sembrare di essere noi stessi parte del cielo e delle stelle, oltre alla possibilità di godere di tramonti spettacolari da una terrazza "sopra il mondo".

Voglio ricordare la felicità che ho provato nel vedere i miei nipotini conquistare sempre più la loro grande acquaticità e goderne come se fossero stati sempre dei pesciolini. “Scegliete sempre di nuotare in acque limpide, amori miei, anche se intorno se ne vedranno sempre meno”.

Voglio ricordare il tempo dedicato ad una persona cara, non sempre semplice e di facile gestione, tempo che mi era sembrato all’inizio di rubare a me stessa, ma che mi ha invece fatto ricredere, mostrandomi quanto fragili possiamo diventare e quanto possiamo avere bisogno di qualcuno vicino, ma non uno qualsiasi, qualcuno che ti riconosca come persona bisognosa di affetto e che questo, essenzialmente, possa darti più di qualunque altra cosa.

Mi ricorderò anche la compagnia che mi hanno fatto i social nei tempi morti, nelle lunghe attese, nei momenti in cui sei “costretta” a riempire il tempo, belle e interessanti conversazioni con persone particolari, a volte direi speciali, ma anche il livore e la cafona ignoranza di alcuni, che ho fotografato a futura memoria. Mi ricorderò della preziosa presenza di alcune mie ex compagne di scuola che questi mezzi mi hanno dato la possibilità di ritrovare, la loro intelligenza, sensibilità e gentilezza, persone lasciate ragazzine e ritrovate donne, mamme, nonne... e di grande spessore.

Piccola riflessione, forse velata di un tantino di malinconia, ma che serve a fissare nella mente ciò che la maggior parte delle volte passa e se ne va….

Ci saranno altre estati…. spero....


_________________
Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: Realtà e fantasia  19 Set, 2019 - 14:35  Profilo Rispondi citando   

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Realtà e fantasia

La fantasia a differenza della realtà, non si preoccupa di essere verosimile, ma la realtà che Lisa stava vivendo, era prprio una di quelle che supera ogni fantasia. "Pirandello", ripeteva spesso nelle sue opere, che:

La realtà a differenza della fantasia" non si preoccupa di essere verosimile.

Ogni storia vissuta non profondamente, può diventare banale, ma ce ne sono tante altre, che offrono una vita sentimentale mai scialba,anche se non prevedibile,per la conoscenza di una persona "speciale"; conoscenza che può rissalire anche ai tempi del liceo, ma che ha resistito in modo "imprevedibile".

Lisa, pensava che forse in ogni uomo, alberga un "Uomo Sacro," forse uno "Sciamano",che ama il silenzio per ascoltarlo.La voce di quel silenzio è forte, ed insegna tante cose.

Lo Sciamano, viene immaginato come chi desidera stare in un luogo dove si ode solo il ronzio degli insetti, seduto con il viso rivolto verso "Ovest", parla con le piante, ed esse rispondono, ascolta con attenzione le voci degli animali, diventando a volte anche uno di loro.Tutto è di natura vibratoria, ed è possibile passare da una vibrazione ad un’altra, per entrare in contatto con il proprio corpo e la mente.

Il Dottore:"Carlo Zumstein", Psicoterapeuta svizzero,ha discusso la possibilità di integrare i metodi sciamanici nel trattamento convenzionale delle depressioni. Basandosi su di una lunga esperienza in entrambi i campi, Zumstein suggerisce dei modi per integrare le due discipline, rispettandone i distinti metodi e sfere di intervento. La sua interpretazione della depressione, consente di vedere questa condizione, non solo come una malattia psichica, ma anche come una malattia spirituale, che può essere alleviata e curata con il trattamento sciamanico:GUARIRE OLTRE LA COSCIENZA.

Il desiderio di Lisa,era simile a quello di tante altre persone: "possedere buona salute, forza e protezione" ma per questo, tutti hanno il potenziale energetico per possederli ed anche molti libri, forniscono informazioni . Lisa si era ripromessa di impegnarsi al massimo, per scoprire prima di ogni cosa: "la sua aura".

Se tutto è di natura vibratoria è possibile passare da una vibrazione ad un’altra, ed essere attenti alle proprie vibrazioni, permettendo di essere più in contatto con il corpo, e viceversa.

Ma cosa è davvero la fantasia? Forse il proprio rifugio dalla realtà. La fantasia è la capacità della mente di inventare situazioni e immagini,creando mondi paralleli, dove la creatività che risiede in se stessi esplode. Emerge nella fantasia la vera essenza,della parte più vera e profonda che esiste in ciascuna persona.La mente vaga, crea, immagina, una ricchezza immensa che dona libertà.

Con l'immaginazione, non ci sono limiti,la fantasia permette di sognare ad occhi aperti, dando ascolto ai desideri più profondi. Essa, concretizza molte visioni ed aumenta le proprie capacità immaginative. Quando si libera la fantasia,si ascolta anche il cuore che amplifica il rapporto con se stessi e i desideri.



Liliana








liliana Oggetto: Il fiore dimenticato  20 Ago, 2019 - 08:15  Profilo Rispondi citando   

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Il fiore dimenticato

Nel mettere in ordine gli scaffali della sua libreria, un libro era caduto sul pavimento ed il fiore custudito tra le pagine, era uscito da quei fogli.Era ormai passato del tempo da quando una bellissima rosa rossa, aveva trovato rifugio sicuro in quello spazio, trasportando con esso anche la storia mai dimenticata.

La mano di Amanda, aveva raccolto dal pavimento il fiore,certo il profumo di allora era svanito, come lo era il colore non più rosso acceso ma diventato a tratti scuro,tra i petali appassiti. Era ormai certa però che i fiori, sono comunicatori di sentimenti, con il potere senza dubbio di poterlo fare. A tutti piacerebbe comunicare nella migliore maniera,le proprie emozioni , ma molte volte mancano le parole, i pensieri e il tempo, ed è per questo che a volte i propri sentimenti, non hanno quel qualcosa in grado di essere capiti, ma i fiori, sono sempre idonei a farlo.

Ai fiori in realtà, già dal Medioevo e nel Rinascimento, si attribuivano significati morali, poi nell’Ottocento, l’interesse per il linguaggio dei fiori assunse un preciso sviluppo.

Il cosiddetto linguaggio dei fiori, detto anche florigrafia, è una maniera per esprimere sensazioni ed emozioni,per comunicare messaggi che non sempre possono essere pronunciati,in materia di sentimenti. In Giappone esiste persino un’arte del linguaggio dei fiori chiamato "hanakotoba"Il legame che unisce il mondo fisico, materiale, a quello spirituale, o comunque animico; attraverso di esso gli abitanti dell'invisibile si rendono manifesti agli uomini e gli uomini salgono agli dei.

Anche Jung, tramite un proprio sogno, ebbe la percezione di realtà esistente in un altro livello del mondo materiale, come proiezione di una realtà.

Per lo psicanalista svizzero, il sogno può indicare il "Sé", che si apparta per meditare l'essere uomo, cioè assume

"la forma umana" per entrare nel mondo tridimensionale, come qualcuno si mette lo scafandro per tuffarsi in mare".

Ripensando agli amori, essi hanno sempre storie affascinanti da raccontare ,la presenza di una rosa, lascia sempre immaginare ammalianti epopee romanzesche, capaci di evoluzioni e cambiamenti. La primavera, porta con sé fragranze inimitabili, l' ispirazioni che dona una rosa con la sua leggiadra,è davvero irresistibile; come fiore di primavera, è simbolo di fortuna e prosperità, ma anche di nobiltà d’animo e bellezza.

La rosa è l’anima di molti bouquet, protagonista assoluto della primavera.Una rosa non esiste senza le sue spine ed è proprio questa immagine, che lascia scaturire il suo vigore.

Il senso di questa forza è l’ispirazione che ha permesso di crearla:"regina dei fiori". La rosa lascia anche un sapore esotico, ispirato allo straordinario Giappone, come collezionista audace di immagini impeccabili, ricca di innovazione, sprigionanti proiettanti immagini verso il seducente mistero della cultura orientale, tra l’incontro onirico e la realtà,con gioielli rievocanti fantasie dimenticate.

La perfezione impegna tutte le risorse che garantiscono il meglio, non a caso fra racconti e leggende è possibile incontrare numerosi personaggi,appartenenti ad ogni mondo,ma la rosa è sempre"una rosa".



Liliana

liliana Oggetto: Quanto rimane nella mente  11 Ago, 2019 - 23:03  Profilo Rispondi citando   

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La psicotraumatologia: il trauma tra mente e corpo

Quanto rimane nella mente



Con molta attenzione, Gianni, seguiva il bollettino metereolocico, ed aveva appreso che era appena trascorso il mese più caldo da 140 anni, con un Luglio rovente.Il mese di Agosto lo faceva pensare alle parole "Io speriamo che me la cavo",un racconto volutamente sgrammaticato ma impeccabilmente congegnato,che ricordava a Gianni, di consultare qualche guida turistica "per cavarsela" dal gran caldo annunciato e in arrivo.

Il luogo della vacanza, non era limitato soltanto al clima ma doveva essere non costoso, per le sue limitate possinilità economiche. Una vocina interiore lo rassicurava sussurandogli :

prenditi la responsabilità di realizzare questa vacanza, non mollare senza cercare di ottenere quello che vuoi .

Gianni ricordò inprovvisamento :“La legge d’attrazione” che sostiene di immaginare qualcosa che si desidera fortemente, per agire come se fosse stata raggiunta; in breve “l’Universo” farà di tutto affinché si possa ottenere quanto è stato desiderato. In realtà è la stessa forza del desiderio, per avere ancorato il pensiero fortemente ad un obiettivo concreto,sollevando le risorse per raggiungerlo.

E' bello leggere, decidere quando fermarsi o continuare, il fascino di ogni libro è paragonabile ad un amico caro, si ama alla follia o si trascura per anni, poi ad ogni incontro si rinnovano le emozioni mai dimenticate, esse si mescolano tra passato e presente,per sconvolgere, ma anche per risentire sentimenti o pensieri che si sono condivisi .

Il piacere della lettura tiene allenato l’organo più importante del corpo umano: la mente.

Gianni, amava nolto la lettura,molti libri venivano considerati :"libri imperdibili" spesso lunghi, ma lui pensava che questo era soltanto una giustificazione per chi non aveva voluto leggerli .

Tolstoj nelle molte pagine di Anna Karenina, spiega che gli esseri umani sono infinitamente interessanti e infinitamente degni di compassione. Il romanzo venne pubblicato per la prima volta in diversi paesi alla fine dell'Ottocento, ma la sua esaltante modernità è rimasta uguale.

Una frase molto bella di Cartesio sui libri è:

Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi”

Ma tutto ha una fine, quando si gira l’ultima pagina di un libro, si può benissimo non essere più se stessi, non quelli di quando si è iniziato a leggere, ma nel viaggio, può essere stato bello sentirsi anche cambiati.

Liliana


















liliana Oggetto: L’arte di dire molto, ma molto brevemente:  06 Ago, 2019 - 08:54  Profilo Rispondi citando   

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Cito molto volentieri "Riccardo", perchè ha sempre articoli di molto interesse da proporre come lo è certamente questo che trascrivo :

"Il racconto". Un saggio su autori e testi delle forme brevi nella narrativa italiana

L’arte di dire molto, ma molto brevemente:

Il romanzo, diceva Leopardi, è il genere di cui, «tra tutte le nazioni civili, l’Italia è più povera». Manzoni, solo pochi anni dopo, ribadiva: è il «genere proscritto» della nostra letteratura.

Il romanzo, si sa, non nasce in Italia, ma nonostante l’esempio proprio dei Promessi sposi, rimane alquanto stentarello, diviso tra letteratura di puro consumo e bozzetto edificante, almeno fino alle grandi prove di Verga. E nonostante una stagione che qualche capolavoro lo ha pur prodotto (da Verga, appunto, a La coscienza di Zeno di Svevo o La cognizione del dolore di Gadda, solo per fare qualche esempio), ancora sul finire del Novecento, Raffaele La Capria poteva lamentare la mancanza, nella nostra letteratura, di quei personaggi romanzeschi che, «più reali di quelli esistenti» siano «portatori di un destino in cui ognuno può intravvedere qualcosa del proprio». Davvero l’Italia, come scrive Asor Rosa citato da Elisabetta Menetti nell’articolato saggio che apre il volume, non è «la patria del romanzo». Da Boccaccio, passando per le Operette morali di Leopardi e fino agli esiti del primo e secondo Novecento (da D’Annunzio e Pirandello, fino al Parise di Sillabario, ad esempio, o ancora lo sperimentalismo di Celati in Narratori delle pianure), la “vera vocazione” della nostra letteratura – nonché la sua linea più feconda – andrebbero allora ricercate, come voleva il Calvino delle Lezioni americane, nella forma breve. (E proprio Calvino, con la sua riflessione sulla problematica tradizione italiana, su una scrittura liberata dai lacci del genere romanzo e votata a diventare «una mappa del mondo e dello scibile», pare essere il vero punto di partenza e nume tutelare del libro).

E tuttavia, quando si sia detto forma breve ancora non si è detto (quasi) nulla; poiché la definizione rimanda appunto ad una forma e non ad un genere; ad una messe, cioè, di testi tra loro diversissimi, dalle novelle (antiche e moderne, con tutti i distinguo del caso ottimamente messi in luce nel saggio di Riccardo Castellana) alle “facezie” umanistiche, dalla fiaba (Straparola, Basile) al saggio narrativo novecentesco (Le piccole virtù di Natalia Ginzburg, ad esempio, cui è dedicato il saggio di Giulio Iacoli). E ancora, a tutti quei testi che, soprattutto nel tardo Ottocento, si collocano ai confini tra racconto e romanzo (Cuore di De Amicis, Pinocchio di Collodi) e che sono forse, come scrive Menetti, «i casi più interessanti della nostra letteratura d’invenzione». All’estrema eterogeneità degli esempi, e come sua conseguenza, si aggiungono poi due problemi critici di non poco conto: la mancanza, ad oggi, di un canone e una tassonomia condivisi e, soprattutto, l’ambigua inclusività della definizione. Perché la nozione di brevità che ne è il cuore comporta certo una distinzione meramente quantitativa, ma ad essa non può ridursi. Per dirla il più semplicemente possibile: a definire la forma breve è sì anche il numero di pagine, che deve essere inferiore a quello di un romanzo, ma soprattutto una diversa e “speciale logica compositiva”. Particolarmente utile, in questo senso, il saggio di Menetti che apre il volume e che riesce nella non facile impresa di mettere ordine e acutamente rileggere la notevolissima storia critica della forma breve, da Lukàcs a Jolles e Jauss e, in ambito italiano, Segre, Corti, fino ai contributi più recenti di, tra gli altri, Ruozzi e Contarini.

Attraverso i saggi, puntuali e innovativi, di Elisabetta Menetti, Elisa Curti, Carolina Stromboli, Lucia Rodler, Fabio Forner, Duccio Tongiorgi, Carlo Varotti, Riccardo Castellana e Giulio Iacoli, il volume non solo raggiunge felicemente il suo obiettivo dichiarato, ovvero delineare un percorso della narrativa breve italiana così da meglio comprenderne la lunga durata e le trasformazioni, ma si propone anche come punto di riferimento per gli studiosi dei singoli testi e dei particolari problemi trattati. L’indagine, condotta secondo un asse diacronico, parte dal Medio Evo e si arresta a metà degli anni Ottanta, con Narratori delle pianure di Gianni Celati; si arresta, cioè, appena prima che una nuova generazione di scrittori – in qualche modo preannunciata dal Tondelli di Altri libertini (1980) cui è dedicato solo un breve accenno – prenda la ribalta per modificare, ancora una volta, la fisionomia e i caratteri della nostra letteratura, anche per quanto riguarda la forma breve. Basti ricordare Woobinda e altre storie senza lieto fine di Aldo Nove del 1996 e l’antologia Gioventù cannibale del 1998. Ma forse la distanza che separa i “cannibali” dai loro immediati predecessori è davvero più grande di quella che solo pochi anni prima divideva, ad esempio, Calvino da Basile, o l’esperimento di Celati dalla raccolta del Novellino. Davvero iniziava, non solo da un punto di vista generazionale, un altro tempo; un tempo di tradizione esplosa e plurale i cui frutti, fatti salvi alcuni notevolissimi studi più o meno recenti (tra gli altri, La narrativa degli anni Novanta di Elisabetta Mondello, Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo di Alberto Casadei, La letteratura circostante di Simonetti), sono ancora per larga parte da esaminare.

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Le forme brevi

della narrativa

Elisabetta Menetti


Raffaello Palumbo Mosca




liliana Oggetto: ci penserò  04 Ago, 2019 - 15:32  Profilo Rispondi citando   

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Ci penserò

Apro il computer, il file che cerco, si trova nel percorso indicato nella sezione: "Nella cartella", non resta che raggiungerlo con "Esplora risorse" o "Gestione risorse". In quel file, sono conservati nomi di persone,di Città,di Nazioni ed anche esperienze mai dimenticate.Ci sono ricordi che possono apparire senza senso,mentre altri sono veri gioielli, regalati dalla vita.

Se la vita viene concessa da un "Essere Superiore", l'uomo nel suo percorso esistenziale, può stabilire il proprio "equilibrio",senza farsi sopraffare dalle forti emozioni, che favoriscono le malattie. Secondo la medicina cinese,le malattie provengono dagli stessi organi del corpo, è sono curabili,con terapie naturali. E' risaputo che la medicina ufficiale, non è una" scienza esatta"perchè si aggiorna sempre con nuove scoperte. ed anche le terapie naturali,scoperte dai"Cinesi," devono essere prescritte da esperti "Medici", che conoscono i vari composti ,per utilizzarli, a favore dei pazienti.

Spesso viene detto o si legge, che l'uomo è "Artefice del proprio destino"ma la vita si deve accettare con buono umore, per allontanare ogni negatività.

L’amore, l’odio, la gioia o la rabbia, sono sensazioni personali. Un vecchio proverbio recita : “Il Riso fa buon sangue”. Tornarsene a casa "ridendo", dopo aver trascorso una giornata non proprio serena, può diventare una buona ricetta, per essere felici.

Uno studio dell’università di Princeton, risalente al "2006" ha rivelato che il cervello umano, impiega solo una frazione di secondo per farsi un’opinione su persone, cose, o altro. Guardo l'immagine della copertina dato al mio blog, mi accorgo che deve essere migliorata nel colore.Non ci sono regole per l'attenzione o la curiosità, che stimolano la lettura di un blog,ma c'è semplicemente il piacere che possono ricevere gli occhi,attraverso le immagini di gradito colore.

Molte risposte, non possono essere date senza un minimo di riflessione,specialmente sentendosi impreparati e insicuri.

Il consiglio di un amico, mi ha molto aiutata, suggerendomi due piccolissime parole da dire, in attesa della risposta giusta :

"Ci penserò".

Soltanto due piccole parole,che in molte occasioni hanno favorito la vera risposta da dare

Molte letture narrano storie molto interesssanti, dove regnano attività frenetiche,che illustrano mostre di arazzi provenienti dalla Persia. Altrettanto interessante è la mostra dei giardinieri, che impiegano anni per creare giardini , ricchi di fiori insoliti per il profumo ed il colore.Ogni cosa può apparire una grande opera d’arte, affidata da Dio, per essere guardata, ma è attraverso gli occhi, che può essere svelato:"Il segreto della felicità" .La felicità esiste nel guardare tutte le meraviglie del mondo, senza dimenticare neanche le più piccole e semplici .L'attrazione maggiore,risiede nel repertorio di favole e tradizioni , che conducono in luoghi dove atmosfere affascinanti,trasmettono il karisma dei personaggi. Il folklore di paesi lontani, lascia molti ricordi, che continuano a vivere nel cuore e nella mente, con la semplicità che i bambini, esprimono il loro entusiasmo. Anche i bambini , vogliono risposte alle loro domande ed è difficile dare quella giusta, se alla domanda non si è preparati.

ll consiglio di un amico, mi ha molto aiutata, suggerendomi le parole da dire, per non rispondere a difficili domande, che mi potevano trovare impreparata : "Ci penserò", soltanto due piccole parole,che in molte occasioni, mi hanno poi dato la risposta giusta , certo solo dopo averci "pensato".

Liliana












liliana Oggetto: Carezze  27 Lug, 2019 - 16:25  Profilo Rispondi citando   

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Carezze

Ogni scrittore, cerca di dare alla storia che scrive,la migliore forma per raccontarla. Luciana, non era una scrittice di professione, ma la sua narrativa "ricca di fantasia",l'aiutava a scrivere novelle, racconti, poesie, che diventavano anche piacevole distrazione.

A volte per Luciana qualche pagina scritta, non era soltanto un lavoro tecnico-creativo,ma
appariva come una conchiglia vuota,Ma se guardata con attenzione e poggiandola all'orecchio,quella semplice conchiglia non era vuota, il rumore delle onde con l'azzurro del mare, continuavano a vivere dentro di lei.

Tutte le parole che vengono scritte,acquistano consapevolmente o inconsapevolmente un grande fascino,se dotate di inequivocabile significato interpretativo.

Molte parole sono come il rumore di una antica miniera, dove il minatore estrae materiale prezioso.Può succedere anche, che la fatica, sia poi compensata dal tintinnio di una sola moneta rara e preziosa,superiore anche al valore di tutto il materiale estratto .

E' anche risaputo che molti scrittori, davanti ad un foglio bianco, si lasciano prendere dal panico chiedendosi:"Adesso cosa racconto?

Ma il compito del narratore,prima ancora di descrivere una storia, è quello di avere la chiara scelta degli elementi narrativi, che sappiano unire le scene principali con quelle particolari, lasciando che ogni personaggio venga ben caratterizzato.

Se si dovesse decidere di fare lo scrittore come mestiere,non è possibile permettersi di indugiare troppo sull' ignoranza del mondo esterno. Alcuni narratori hanno un’immaginazione così forte da poter concepire delle storie mentre fanno qualsiasi cosa, mentre per altri,c'è bisogno di maggiore attenzione e concentrazione,ma la storia ricca di interesse è sempre la migliore per essere narrata.

Forse ogni storia diventa bella se arriva come una carezza,ed a tal proposito "Claude Steiner" sostiene sulla base della sua teoria della gestione delle "carezze" che affinché un adulto possa riconquistare la sua autonomia, riprendendosi cioè la propria consapevolezza, spontaneità e intimità, deve imparare a rifiutare il modo restrittivo e limitante ciò he i suoi genitori gli hanno imposto riguardo allo scambio di carezze. Sembra infatti, secondo Steiner, che quando siamo bambini i nostri genitori ci addestrino a quella che lui chiama l’economia delle carezze, ossia a rispettare cinque regole restrittive riguardo allo scambio di carezze, regole che apprendiamo nella nostra infanzia e alle quali obbediamo inconsapevolmente anche una volta cresciuti:

Non chiedere carezze, Non dare carezze, Non accettare carezze, Non rifiutare carezze negative, Non carezzare te stesso.

Altra frase bellissima sulle carezze, è certamente questa:

"prendi le mani, trasformale in carezze Di Yaques salomè."

Nei romanzi agiscono delle forze, che oltre quelle degli esseri umani, sono citate anche altre, di natura diversa. Lo scrittore, deve equilibrare ogni forza per descrivere e conciliare opposte esigenze,perchè in ogni storia, c’è un protagonista ed un' antagonista, c’è l’amore o l'odio, la vita e la morte, corrono sul filo di un intreccio,per incontrarsi o dividersi .

La creatività esiste in tutti, non è limitata, ma l'inizio di ogni storia, lascia dire anche ai migliori scrittori : Da dove comincio? Per Luciana, appariva ovvia la risposta : “Comincia dall’inizio e quando arrivi alla fine poi… termina ”.

La scrittura è parte di ciascuna persona, anche se adoperata solo con dei segni come nell'antichità, Quello che conta, vive nel personaggio o nel messaggio che si vuole trasmettere. A volte anche se tutto viene raccontato con dovizia di particolari, l'aiuto delle mani, con semplici gesti, lascia intendere meglio ogni significato, ad esempio: Cosa vuol dire sfregarsi le mani? Cosa vuol dire tenere le mani in tasca?Cosa vuol dire toccarsi il mento?Cosa si capisce da una stretta di mano?

Ma tra i significati che le mani lasciano immaginare, il più significativo dei gesti è la "carezza",apprezzate anche dagli animali, sempre grati al donatore .

Liliana

liliana Oggetto: Sogni e desideri  22 Lug, 2019 - 12:35  Profilo Rispondi citando   

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Sogni e desideri



Lucia, per dare spazio alla sua creatività,desiderava scrivere un racconto, una novella o forse anche un romanzo;ma per dare maggiore consapevolezza al suo desiderio,bisognava allontanare i dubbi che sorgono agli inizi di ogni progetto.



In Lucia,nascevano mille incertezze nell'aspettare la musa ispiratrice,ma lo scorrere del tempo, cambiava mano a mano anche il procedere della sua stessa vita.



Per scrivere, bisognava focalizzare l'attenzione con un progetto e Lucia, voleva acquistare maggiore consapevolezza, per realizzare il suo desiderio. A volte sentiva di non volere abbandonare il pianeta, senza lasciare che anche le sue pagine ne facessero parte, ma

non ricordava dove aveva letto queste parole:

"Se Dio non sempre risolve i problemi, certamente li rende ridicoli”.

In quel momento anche il suo desiderio le appariva ridicolo, ma se un elenco raccoglie molte cose, per essere completo, non lascia mancare quelli più ardimentosi.



Molte letture possono considerarsi obbligatorie con un libro, che di sicuro hanno letto tutti, ma sentiva una vocina che aggiungeva: "proprio tutti?". La stessa vocina continuava: "Davvero pensi di poter abbandonare questo pianeta senza che qualcuno abbia letto un tuo libro?"

Un punto interrogativo lascia sempre prevedere una risposta, molto precisa è quella della descrizione dell'orgoglio descritto da:
<strong style="font-size: large; font-family: "Comic Sans MS"; color: rgb(0, 0, 255);">"Philip Kindred Dick" che dice a tal proposito:

Dei Sette Vizi Capitali, l’Orgoglio è il peggiore. Rabbia, Avarizia, Invidia, Lussuria, Accidia, Gola, riguardano il rapporto degli uomini tra di loro e con il resto del mondo. L’Orgoglio, invece, è assoluto. È la rappresentazione della relazione soggettiva che una persona intrattiene con sé stessa. Quindi, tra tutti, è il più mortale. L’Orgoglio non ha bisogno di un oggetto di cui essere orgogliosi. È narcisismo portato all’estremo.

Queste parole,lasciavano riflettere Lucia, sulla splendida verità della vita, perchè se leggere aiuta ad affinare lo stile, lo scrittore, lascia capire a chi legge, molte storie coerenti ed emozionanti, che fanno parte della vita stessa.



Liliana




liliana Oggetto: Andrea Camilleri  19 Lug, 2019 - 08:17  Profilo Rispondi citando   

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Inviato da Riccardo per ricordare il grande "Andrea Camilleri"

ll mistero delle banconote del nonno

Nonno aveva portato in campagna la scrivania che un tempo teneva nel suo «scagno» in paese. Era stato un grosso commerciante di zolfi e quella maestosa scrivania aveva rappresentato il simbolo della sua ricchezza.

Aveva un rialzo che, partendosi dal piano di scrittura, si sollevava per un metro e mezzo ed era composto da diecine di cassettini pieni, allora per me, di meraviglie: ceralacca, timbri, spille, francobolli, marche da bollo. A destra e a sinistra del vano dove s’infilavano le gambe, c’erano tre grossi cassetti per parte sempre chiusi a chiave. Ma un altro cassetto, il più importante, era quello di centro, proprio sotto al piano di scrittura. Anche questo era sempre chiuso a chiave. Là dentro nonno conservava conti, ricevute, libri mastri e soprattutto il denaro che gli occorreva per i lavori di campagna.

Era un uomo ordinato e preciso e perciò il denaro lo suddivideva dentro tante scatolette di cartone senza coperchio: le monete in cinque o sei scatoline a seconda del loro valore; una sola, più grande delle altre, conteneva le banconote.

Un’estate il nonno, che era solitamente assai gentile con tutti, cominciò a mostrarsi un pochino nervoso. Parlava poco, rispondeva di malavoglia. Ce ne accorgemmo e pensammo che non stesse tanto bene in salute. Un giorno, a tavola, nonna gli domandò: «Ma si può sapere che hai? Stai male? Vuoi che faccia venire Gino?». Gino era lo zio medico. «Qua non c’è bisogno di un dottore, ma di un carabiniere» rispose nonno. Naturalmente, restammo tutti perplessi. Che voleva dire? Lo seppi qualche giorno dopo, quando mi chiamò nel suo studio.

«Entra, chiudi la porta e siediti». Aveva un tono di voce severo.

«Parliamo da uomo a uomo. Tu» mi disse «sei sempre stato un picciotto leale. E perciò da te voglio una risposta sincera. D’accordo?». «Sì, nonno». «Sei tu che l’apri?» mi domandò indicandomi il cassetto centrale. «Io? E perché dovrei aprirlo?» risposi veramente sorpreso dalla domanda. «Se mi dici che non sei stato tu, ti credo» fece guardandomi negli occhi.

«Ti giuro, nonno, che...». «Non giurare, puoi andare».

Corsi da nonna, con la quale avevo molta confidenza. «Perché mi ha domandato se avevo aperto il cassetto?». «Perché gli spariscono i soldi di carta». «E pensa che possa essere stato io?!». Mi sentii profondamente offeso, mi venne da piangere. Mia nonna mi consolò come meglio poté, ma io mi portai a lungo dentro una specie di risentimento verso di lui. Per una settimana non volli accompagnarlo nella passeggiata che ogni giorno si faceva al tramonto.

Zio Massimo cambiò la serratura del cassetto e consegnò solennemente le nuove chiavi a nonno. Il problema sembrò risolto.

Ma tre giorni appresso, a tavola, nonno era nuovamente d’umore nero. Appena le cameriere, la gnà Filippa e sua figlia Grazia, portarono il primo piatto, alzò una mano e disse: «Sentitemi bene. Avevo cinque fogli da cento lire nel cassetto. Stamattina, aprendolo, non ne ho trovato manco uno». Fece una pausa e aggiunse: «Non voglio dare la colpa a nessuno. Ma il fatto è questo: qualcuno di voi mi ruba i soldi. Oggi dopo pranzo tu, Massimo, vai a chiamare i carabinieri. Continuate a mangiare. Io non ne ho voglia».

Si alzò e se ne andò nella sua camera da letto. Ci sentimmo tutti colpevoli. Calammo la testa sui piatti, ma nessuno osò cominciare a mangiare.

«Ma come?!» fece stupito e irritato zio Massimo rompendo il pesante silenzio. «Anche con la nuova serratura?». Si alzò di scatto, dicendo alle cameriere: «Venite a darmi una mano». Naturalmente gli andammo tutti dietro. Con l’aiuto delle due donne, lo zio spostò la pesantissima scrivania che praticamente copriva tutta una parete dello studio.

Già mentre la spostavano, cadde a terra, svolazzando, una banconota da cento ch’era rimasta incastrata nel retro. E subito dopo ne scorgemmo un’altra, accartocciata, infilata per metà dentro a un buco nel pavimento, fino ad allora rimasto del tutto coperto dall’imponente scrivania. Allora non avemmo più dubbi: erano topi, i ladri. Entravano da dietro, approfittando di un piccolo spazio tra il cassetto e il piano del tavolo, rubavano le belle banconote profumate (per loro) di grasso e sudore, e se ne scappavano per la stessa strada.

Ma che se ne facevano?

Senza dire una parola, lo zio uscì dallo studio, scese le scale di corsa, aprì la porticina della cantina, sempre seguito da tutti noi, entrò, si fermò, guardò in alto come per orientarsi e poi si diresse verso le botti che stavano poggiate in fila sopra due lunghissime travi parallele, a loro volta sorrette da colonnine di cemento.

S’infilò in mezzo alle due travi e si chinò a guardare sotto all’ultima botte. Lo sentimmo cominciare a ridere, sempre più forte. Poi si rialzò, scavalcò la trave e ci disse: «Andate a vedere. Io vado a dirlo a papà». Non resistetti alla curiosità. Precedendo tutti, m’infilai in mezzo alle travi e guardai sotto alla botte.

C’erano tre nidi di topi, tutti fatti usando le banconote di nonno. Ogni nido poggiava su alcuni fogli intatti, che, disposti l’uno sull’altro, ne costituivano la base. Sopra di essa, i resti di altre banconote, appena riconoscibili perché tutte finemente triturate, formavano un soffice lettino per i neonati.

ANDREA CAMILLERI



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