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liliana Oggetto: Sentimenti  05 Apr, 2020 - 14:34  Profilo Rispondi citando   

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Oggi è una giornata particolare che lascia vivere molti ricordi

Dal web "Ricordi nel cassetto", scelgo questo racconto,che vede i miei sentimenti, molto simili a quelli della scrittrice "Francesca Alderisi".

L'importanza dei sentimenti - Interris.it

E’ proprio curioso come negli ultimi tempi le mie giornate cambiano all’improvviso per strane coincidenze. Ieri avevo deciso di trattare tutt’altro argomento nel blog, avrei voluto spiegarvi perché è molto importante rimanere in tema quando propongo argomenti di servizio, avrei voluto rispondere ad alcuni vostri commenti, ma poi……. Poi sono andata a fare un saluto ai miei genitori e quando sono entrata in camera mia ho trovato bene in vista sul mio letto alcuni ricordi di mia nonna. Di solito non si pensa mai che quando muore un parente, le persone di famiglia non solo devono convivere con il dolore di una perdita ma si trovano anche ad essere partecipi di una serie di “operazioni” organizzative, tra le quali riordinare gli effetti personali del defunto.

Vi racconto questo perché proprio pochi giorni fa mia madre è stata a Napoli con mia zia e mio padre per iniziare a “svuotare” la casa di mia nonna. Appena l’ho saputo le ho chiesto di portarmi qualcosa: in quella casa sono cresciuta ed ho tutti i miei ricordi di bambina.

Quando ci sono tornata pochi mesi fa a Natale tutto sembrava molto più piccolo, ma per il resto il tempo si era fermato. La cosa che mi ha colpito di più è come l’odore di quella casa fosse rimasto immutato negli anni: un odore di pulito, di bucato appena fatto, ma anche di pane, un misto di profumi rassicuranti che ti fanno sentire in un luogo familiare. Ieri entrando in camera mia proprio non ci pensavo, quando all’improvviso sul mio letto ho trovato un anello di mia nonna, il suo rosario ed una fotografia. Vi confesso che ho provato una sensazione molto forte, in questo periodo tutte le sensazioni che provo sono amplificate ed io ancora più ricettiva del solito nel percepire piccole sfumature di vita. Quanti ricordi sono nascosti nei cassetti. Quanti oggetti spesso piccoli e di poco valore, che invece racchiudono emozioni vissute in momenti speciali.

Io conservo fiori, lettere, talvolta anche piccole cose che raccolgo per strada, come ad esempio una ghianda trovata tanti anni fa, alcuni sassi presi in luoghi a me cari e perfino un bottone che mi ha regalato uno spazzacamino durante un’intervista, si dice che porti fortuna. Quante fotografie sbiadite solo sulla carta, ma ancora ben nitide nella nostra memoria. Dietro quella che vedete c’è una dedica che ho scritto il 25 aprile del 1977 “Ai carissimi nonni, con tanto affetto in ricordo della mia Prima Comunione. Francesca.” Avevo nove anni e di quel giorno sinceramente non ricordo molto.

Avevo tanto desiderato un vestito con il velo come quello di mia cugina, invece mi sono ritrovata vestita da suorina e la cosa non mi era piaciuta molto (mi si legge in faccia!!). Guardando quella fotografia mi vedo piccola piccola, non so se lo fossi realmente o se il sacerdote era particolarmente alto, una cosa è certa, ero molto impaurita.

Oggi è la domenica delle Palme ed ho deciso che andrò a messa. Non lo faccio spesso. Pensandoci bene ultimamente però mi è capitato di andare a messa durante quasi tutti i miei viaggi all’estero. Ho partecipato a varie funzioni religiose italiane: a Chicago, a New York, a Brooklyn ed ultimamente in Australia, ad Adelaide. Mi è piaciuto molto e credo che ascoltare una messa in italiano quando si è in un paese lontano sia molto importante.

In fondo una delle prime necessità delle comunità italiane emigrate anni fa è stata proprio quella di aggregarsi in occasioni religiose. Nell’augurarvi buona Domenica delle Palme vi invito, se vi va, a farmi sapere se nella zona dove abitate ci sono chiese in cui vengono celebrate messe in lingua italiana e se siete soliti frequentarle.

Oggi quando farò la comunione mi sentirò di nuovo un pò bambina e ringrazio i miei nonni per avere conservato in tutti questi anni in un cassetto tra le cose care la fotografia della loro prima nipote nel giorno della Prima Comunione….era un evento importante ed io forse troppo piccola per capirlo veramente.




Scritto da Francesca Alderisi nelle categorie Francesca, Sentimenti











liliana Oggetto: L'amore ai tempi del colera  27 Mar, 2020 - 11:23  Profilo Rispondi citando   

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L'amore ai tempi del colera - Film - RaiPlay

La vicenda riguarda un lontano passato,con
molti avvenimenti che hanno fatto storia .

L’amore al tempo del colera” è una storia di fede incrollabile nell’Amore, un inno alla vita, il bisogno di credere che quello che aspettiamo da qualche parte ci sia.


Garcìa Màrquez in questo splendido romanzo ,dà parola all’amore attraverso la bocca di Fiorentino Ariza con questa semplice frase:

Il Cuore ha più stanze di un albergo”; ne esplora la natura in tutte le sue sfaccettature: amore non corrisposto, amore coniugale, amore platonico, amore arrabbiato, amore geloso, amore giovane, amore adulterino, amore a distanza, amore negli anziani.

La storia inizia negli ultimi anni dell’Ottocento a Cartagena, città magica e sensuale e ripercorre cinquant’anni di vita del protagonista. Il ventenne telegrafista, rimasto folgorato dalla visione dell’incantevole Fermina, trova il coraggio d’intrecciare con lei una tenera corrispondenza fatta di bigliettini lasciati dietro alla statua di una fontana galeotta; prudentemente e lentamente l’amore viene corrisposto. La felicità di Florentino è tale da chiedere Fermina in sposa. Ma il padre della ragazza, ricchissimo uomo d’affari, categoricamente contrario al matrimonio tra i due, porta la giovane in un’altra città e la dà in sposa ad un rispettato dottore.

Florentino passerà il mezzo secolo a venire tra conquiste femminili che non gli rapiranno mai il cuore e la carriera nella compagnia fluviale dello zio, di cui diverrà infine proprietario: ma non passerà mai giorno senza un pensiero ed un sospiro dedicato alla sua amata.

Le condoglianze per la morte del dottor Juvenal Urbino,marito di Fermina, sarà finalmente l’occasione per riaffermare garbatamente alla donna quell’amore coltivato per, appunto, “Cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese”

Un racconto accattivante, magico e poetico, che si ripropone oggi, per essere letto tutto d’un fiato.......

L.M.

liliana Oggetto: Pandemie  17 Mar, 2020 - 15:27  Profilo Rispondi citando   

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Dal passato ai nosstri giorni

Dal web

L'11 marzo 2020, l'Oms, che in un primo momento lo aveva classificato come "epidemia", annuncia che il Covid-19 è ufficialmente una nuova pandemia (COSA CAMBIA). Proprio come alcuni flagelli del passato che, in momenti diversi della storia dell’uomo, hanno provocato migliaia o milioni di vittime. Spesso senza che si riuscisse a individuarne la causa, almeno fino all’Ottocento. Ecco quali sono state le peggiori pandemie che si ricordino

La peste nera del Trecento

Una delle prime pandemie di cui si ha traccia è quella di febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, nel V secolo avanti Cristo. Il focolaio della cosiddetta “peste di Atene” colpì gran parte del Mediterraneo orientale. Nelle cronache del VI secolo dopo Cristo trova invece largo spazio il morbo di Giustiniano, una pandemia di peste bubbonica che, sotto il regno dell’imperatore Giustiniano I, dal quale prese il nome, si abbatté sui territori dell’Impero bizantino e in particolar modo su Costantinopoli. Ma fu la grande peste nera del 1300 la peggiore per la popolazione europea, che ne uscì decimata. La pandemia fu probabilmente importata dal Nord della Cina. Nei secoli successivi si sono succedute periodiche pandemie di colera e il vaiolo, ribattezzata la “malattia democratica” perché uccideva tanto i poveri quanto i sovrani, come Luigi XV di Francia.

Il flagello della Spagnola


Nel XX secolo, l’enorme crescita della popolazione mondiale e lo sviluppo dei mezzi di trasporto moderni, insieme a tanti benefici, hanno permesso anche ai virus di viaggiare rapidamente da una parte all’altra del pianeta, arrivando incolumi dall’estremo Est sul suolo europeo o americano. La madre di tutte le pandemie, ancora più grave perché sviluppatasi in concomitanza con la Prima guerra mondiale, risale infatti al Novecento ed è l’influenza Spagnola, chiamata così perché le prime notizie su di essa furono riportate dai giornali della Spagna che, non essendo coinvolta nel conflitto mondiale, non era soggetta alla censura di guerra. Il virus contagiò mezzo miliardo di persone uccidendone almeno 25 milioni, anche se alcune stime parlano di 50-100 milioni di morti. Si calcola che morì dal 3 al 6% della popolazione mondiale. Identificata per la prima volta in Kansas nel 1918, la Spagnola era causata da un ceppo virale H1N1.

I virus del secondo Dopoguerra

Nel 1957 tornò la paura del contagio con la cosiddetta influenza Asiatica, un virus A H2N2 isolato per la prima volta in Cina. In questo caso, venne messo a punto in tempi record un vaccino che permise di frenare e poi di spegnere del tutto la pandemia, dichiarata conclusa nel 1960. Nel frattempo, però, erano morte due milioni di persone. Sempre dall’Asia, caratterizzata da aree densamente popolate, un’igiene non sempre appropriata e - almeno fino alla fine del secolo scorso - uno scarso livello di strutture sanitarie, nel 1968 arrivò l’influenza di Hong Kong, un tipo di influenza aviaria, abbastanza simile all’Asiatica, che in due anni uccise dalle 750mila ai 2 milioni di persone, di cui 34mila solo negli Stati Uniti.

Sars e “suina

Nel nuovo millennio il primo allarme mondiale è scattato nel 2003 per la Sars, acronimo di “Sindrome acuta respiratoria grave”, una forma atipica di polmonite apparsa per la prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong in Cina. In un anno la Sars uccise 800 persone, tra cui il medico italiano Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi stroncato. Venne classificata come epidemia e non come pandemia.

Risale invece al 2009 l’impropriamente detta “influenza suina”, causato da un virus A H1N1. Enorme l’allarme anche in Italia, dove furono oltre un milione e mezzo le persone contagiate. La paura rientrò quando fu chiaro che il tasso di mortalità era inferiore anche a quello della normale influenza.

Covid-19

Il caso più recente di pandemia è quello del dicembre del 2019 quando, in Cina, compare un nuovo virus nella città di Wuhan: si tratta di un nuovo coronavirus, che provoca la malattia rinominata Covid-19 (dove "CO" sta per corona, "VI" per virus, "D" per disease e "19" indica l'anno in cui si è manifestata). I sintomi sono problemi respiratori e febbre. Nei casi più gravi l’infezione può portare a polmonite, sindrome respiratoria acuta grave (SARS), insufficienza renale e persino alla morte. Il virus si trasmette da persona a persona. L'11 gennaio 2020 è confermata la prima vittima nel Paese asiatico e il 13 il primo decesso fuori dai confini, in Thailandia. Poi si iniziano a registrare casi in tutto il mondo, dalla Francia agli Usa, passando per la Corea del Sud, il Giappone e l'India. Fino ad arrivare all'Italia, dove a fine gennaio si registrano i primi due casi: si tratta di due turisti cinesi che sono stati ricoverati in isolamento all'ospedale Spallanzani. Il 30 gennaio l'Oms dichiara l'emergenza globale. I contagi continuano a salire e nel momento in cui l'Oms la dichiara ufficialmente una pandemia, se ne contano oltre 126mila con più di 4mila morti, la maggior parte dei quali in Cina. In Italia, i focolai maggiori sono nel Lodigiano e in Veneto, ma presto si hanno notizie di migliaia di casi su buona parte del territorio nazionale. I morti centinaia, la maggior parte anziani e con patologie pregresse. I Paesi, compresa l'Italia, limitano i viaggi e prendono provvedimenti per la chiusura di spazi pubblici e - come nel caso italiano - di tutte le scuole. In seguito, con un nuovo decreto, vengono garantiti esclusivamente alimentari, farmacie, trasporti e servizi essenziali come quelli postali e finanziari.

Concludo con :

"Andrà tutto bene! Si avrà solo una nuova storia da raccontare!"

LM



























liliana Oggetto: Merito e Successo  06 Mar, 2020 - 16:44  Profilo Rispondi citando   

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creatività

MERITO E SUCCESSO

Nel mondo dell'arte,molte opere di indiscusso valore artistico,hanno ricevuto meriti e successi,solo a distanza di anni o dopo la morte fisica dell' artista che aveva creato il capolavoro,ma è accaduto anche, che molti artisti,non hanno mai visto il premio dei loro meriti,

Il protagonista assoluto di questo 2020 sarà Raffaello: quest’anno, infatti, ricorre il quinto centenario dalla scomparsa del genio Urbinate.

Il 6 aprile 1520, lo stesso giorno del suo compleanno, Raffaello muore dopo quindici giorni di febbre e salassi inutili. La reale causa della malattia resterà però un mistero: dopo 500 anni la sua morte è ancora un mistero: sifilide o avvelenamento? La reale causa della malattia resterà però un mistero: le ipotesi sono affascinanti, e contribuiscono a farci conoscere meglio anche la sua vita.

Nel mondo dell'arte, bisognava entrare quasi in punta di piedi e Armando appassionato d'arte, come tutti gli appassionati della materia,amava circondarsi di amici che avevano o amavano la creatività.

Tra i suoi amici più intimi c'era:"Alberto",amico del cuore,compagno di banco,dal tempo della sua frequentazione alla scuola elementare.

Alberto, amava scrivere e nell'età adulta,aveva continuato a coltivare la sua passione,diventando:"un bravo scrittore".

In lui era evidente il legame con le parole,le stesse che lo conducevano tra molti ricordi,facendo percepire anche agli altri.una sua propria e discreta forza.

Attraverso la cultura, Armando evidenziava la sua sensibilità, che con

l' esperienze della parola, prendeva poi con sé molti significati, ragione che bisognava fare attenzione al suo uso.

In ogni situazione della vita quotidiana,le parole possono curare o turbare, anche l’anima.

Lisetta,unica figlia di Alberto,aveva dato ad Armando la notizia della morte di suo padre. L'immenso dolore provato, per la perdita del suo caro amico, non era possibile immaginarlo. In seguito, attraverso i racconti di Lisetta,aveva appreso minuziosamente,lo stoicismo della sua sofferenza fisica, sopportata durante la brevissima malattia.

La maggiore afflizione da lui provata, era stata l'impossibilità, di prendere ancora nelle sue mani, l'amata penna.

Nel clima freddo che aveva preceduto quei giorni,anche senza scrivere,Alberto aveva raccontato a Lisetta, i tempi della scuola,dove i balli tra ragazze e ragazzi,non faceva sentire il freddo della stagione invernale.

Di tutte le vicende raccontate da Alberto a sua figlia Lisetta,ciò che aveva maggiormente commosso Armando, era stato il ricordo della cantina della scuola,dove a turno si recavano gli studenti, per prelevare il materiale occorrente per scrivere,come quaderni, penne o matite. Inchiodato ad una parete di quel sottoscala, spiccava un enorme "Cristo Crocifisso", quasi per esortare tutti i ragazzi ad essere buoni, per avere

"merito e successo",

Il dramma del Cristo non sfuggiva a nessuno, penetrava anche negli archivi della mente, che lasciava entrare in tutti è per sempre, una sola traccia di quella anonima massa di luce che illuminava un cartello affisso sulla porta, dove spiccavano lr parole:



L'arte non si può separare dalla vita. È l'espressione della più grande necessità della quale la vita è capace.”Rober Henri


Liliana

liliana Oggetto: Un piccolo corso d'acqua  03 Mar, 2020 - 09:30  Profilo Rispondi citando   

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Un piccolo corso d'acqua

Le parole di celebri autori, che descrivono le loro opere,non vengono dimenticate, il cuore come un grande vaso, custodisce tutto quello che ama. Angela in quel vaso,aveva conservato le emozioni trasmesse dal poeta del fiume,il grande: "Umberto Saba", che nell'età adulta,vede il fiume diversamente: "un piccolo corso d'acqua che a stenti arrossa i piedi nudi di una lavandaia". La memoria del poeta si riaccende, solo attraverso i ricordi,conservati con tutto il candore dell' infanzia. Le opere grandi e significative sono immortali, perchè è il cuore

"il grande vaso"

che custodisce ogni cosa amata.

Il ricordo, "sprigiona gioia o imprigiona vita", parole lette sul "web",seguite anche da queste:

Ognuno ,immagazzina tre tipi di ricordi.Nel primo tipo rientrano quei ricordi che facilitano o semplificano il rapporto con il passato, illuminandolo di luce meravigliosa.

Ogni ricordo dell'infanzia è stato allietato da persone care, come i nonni o gli zii affettuosi e generosi.

Diventati più grandi, ci sono le serate trascorse in riva al mare, con amici, ed anche le stelle in quelle occasioni, si fanno più lucenti, facendo pensare al piacere.

Appare strano, ma un giorno con stupore, si può scoprire che anche la vita si avvia ad essere perfetta. L’unico dettaglio stonato dello scenario è voler capire se ogni cosa ha una durata intelligente. Ma l'intelligente spiegazione, non è possibile, senza la più pallida idea di quanto il tutto possa durare.

Forse le parole del cartello in alto, riescono a spiegarlo.

Liliana
















liliana Oggetto: Il medico curante  21 Feb, 2020 - 11:44  Profilo Rispondi citando   

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Il medico curante

Quando Anna era bambina,le storie raccontate dai grandi l'affascinavano. I personaggi avventurosi, erano i suoi preferiti. Con la crescita, frequentando la scuola,aveva imparato a leggere ogni storia, cercandola da sola,costruendola a volte, anche tramite la sua inventiva.Tra i personaggi non inventati ma reali, aveva incluso:

"Il medico curante".

Lo riteneva coraggioso, perchè per le visite da effettuare ai suoi pazienti,doveva recarsi anche in villaggi sperduti e lontani.

Un episodio da lui vissuto, che aveva raccontato anche ad Anna,defininendolo : "Ai confini della realtà", era una vera avventura, vissuta da bambino con altri bambini, che come lui si annoiavano,non avendo nulla da fare.

Il suo racconto inizia, quando un giorno,tutti ragazzi si riunirono e, malgrado l'avviso di un cartello: "chiuso al pubblico", incuranti di quanto esso mostrava,scavalcarono il recinto che mostrava un grande spazio. Essi,videro in quel luogo, una donna che camminava con grande lentezza, accompagnata da strani animali.

L'apparizione, a volte era improvvisa,ma con la stessa rapidità scompariva, facendo apparire figure diverse, che la donna chiamava fratelli.Ella raccontava che erano provenienti da un paese sperduto e freddo, illuminato dal sole per appena 10 minuti al giorno. Un paese poverissimo, il più povero del mondo.

Con molta furbizia e coraggio, la donna e i suoi fratelli, trovarono un modo per salvarsi,attuando una fuga.


La fuga, presume sempre che può esserci una partenza, una strada da percorrere,senza sosta, senza traguardi, come una "maratona" somigliante alla "vita" ed ogni sfida è riservata all' esistenza che è assolutamente personale,svolta con sacrificio, volontà e passione.

Ogni momento può essere critico, per lasciare entrare in gioco la propria libertà,dove il traguardo è vicino e la meta è certa, ma la decisione spetta sempre a se stessi per andare avanti o ritirarsi.

"La corsa" ha una partenza e una strada da percorrere, a volte facile, a volte difficile, con un traguardo da raggiungere. L'allenamento,conprende i relativi sacrifici, per raggiungere la strada da percorrere.

Ci sono momenti nei quali pare di non farcela, ma si stringono i denti per andare avanti,senza abbandonare quanto è stato iniziato.

Il traguardo si comincia a vedere, con la vista non annebbiata,che suscita ammirazione.

Un racconto non sempre superlativo,può regalare possibili letture, ed anche se non condivise,hanno sempre il potere di riuscire a fare i conti con ogni paura. Tutto può risultare difficile e terrificante, ma al tempo stesso stimolante e foriero di cambiamenti,gli stessi che finalmente Anna aveva sperato,con ogni felicità contracambiata… che anche se considerata "fantasma", non faceva sentire nessuna storia triste e insignificante, neanche quelle che facevano dire:

"
forse è stato solo un brutto sogno<strong style="color: rgb(0, 0, 255);">"

Liliana

Patrizia51 Oggetto:   18 Feb, 2020 - 00:21  Profilo Rispondi citando   

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Visto che il PC fa i capricci e non mi permette di copia-incollare quello che avrei voluto, chi vuole potrebbe tirarci fuori un "racconto" e/o "una riflessione" da queste smileini innamorati, no?




_________________
Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: Una vita da realizzare  14 Feb, 2020 - 12:14  Profilo Rispondi citando   

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untitleddreee

Una vita da realizzare

Il suo sguardo appariva costantemente alla ricerca di qualcosa, non sapendo mai bene da che parte cominciare, per dare vita ad una grande storia da vivere. Luca,era quasi sempre pervaso da un profondo malessere esistenziale.che non confidava a nessuno,ma che cercava di risolvere attraverso le conoscenze artistiche.

Il ritratto,lo appassionava moltissimo,di più il ritratto moderno,che cercava attraverso il colore.Non era certamenta l'unico, a cercarlo per quella via, ma l'ammirazione rivolta a "Van Gogh",era per per l'artista che nella storia della letteratura mondiale, era stato uno dei più grandi pittori di tutti i tempi e scrittore dal talento straordinario.

Van Gogh,era capace istintivamente, di trasferire sulla tela il mondo che lo circondava. Con le le sue lettere,prive di esternazioni irrazionali o coerenza, mostrava soprattutto la testimonianza di un grande genio,

Sulla vita di Vincent Van Gogh, conosceva moltissimo,anche per informazioni attinte dal web.dove aveva appreso che era nato

a Zundert, in Olanda nel 1853.I primi anni della sua vita,iniziarono lavorando come apprendista per un mercante d’arte, svolgendo anche l’attività di predicatore. Nel 1880 decide di dedicarsi esclusivamente all’arte,ma in seguito ad alcuni contrasti con la famiglia, si trasferisce a Parigi, dove vive e lavora con il fratello Theo.

A Parigi incontra "Paul Gauguin" ma anche molti altri importanti giovani artisti della sua generazione. Nel 1888, stanco della grande città, si sposta ad Arles, in cerca di una migliore atmosfera e qualità della luce. Lì accarezza l’idea di fondare un’associazione di artisti, ma i momenti d’intensa attività sono sempre più frequentemente spezzati da attacchi legati alla sua instabile condizione psichica. Van Gogh muore suicida nel 1890.

La vita di "Poeti e Scrittori" erano per Luca,interessante applicazioni di studio, che riservava in speciaolmodo alle opere del grande "Orazio",per i versi più perfetti della letteratura latina,

"Orazio" che raggiunse il vertice poetico nei momenti tardi della sua vita. Cantò d’amore ma non fu poeta d’amore, in lui, prevalse la nostalgia di chi ha superato l’età dell’innamoramento e guarda al proprio passato con tristezza. La felicità, risiede nell’immutabilità dell’animo di fronte agli eventi esterni e non alle angosce interiori, ma quali angosce interiori opprimevano la vita di Luca?

Ansia e angoscia, sono sintomi di coloro che non stanno seguendo i propri desideri, Ma l'ansia, non è sempre da considerarsi come un problema patologico,essa fa parte dell'essere umano ed è funzionale nella misura in cui viene attivata da un effettivo pericolo, che si riduce nel momento in cui il pericolo stesso scompare. In questo caso non diviene un problema psicologico da risolvere, poiché vivere senza ansia sarebbe distruttivo, giacchè l'ansia, nella sua forma normale,si adatta alla persona e aiuta a riconoscere una situazione pericolosa, potendosene così distanziare.

I problemi di Luca,come ogni problema,
poteva essere risolto,anche con una frase importante di un uomo importante:

Quasi la metà di tutte le proprie angosce e le proprie ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui…

”(Arthur Schopenhauer)


Liliana





liliana Oggetto: Viaggio tra cuore e mente  31 Gen, 2020 - 11:38  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per Foto di Azzurra Cerri





Tra cuore e mente

La parola "viaggio", per molti sinonimo di relax e divertimento, può intraprenderlo liberamente solo la mente. E' affascinante iniziare un viaggio, immergendosi nella cultura del paese che si vuole visitare, ma è opportuno anche, per più vari interessi, visitare strutture come "biblioteche",esse soddisfano svariate esigenze, perchè ricche di libri. periodici o altre pubblicazioni,non più trovabili.

Cè di più sulla storia delle biblioteche, quanto riporto è scritta sul web, ma la trascrivo volentieri, perchè appare unica e generosa

Sarebbero 790mila gli italiani a rischio ludopatia... Azzurra Cerri, proprietaria di un bar a Viareggio, nei mesi scorsi ha deciso di eliminare i video poker per far spazio ai libri: "Avevo in mente da tempo l’idea di creare un angolo dedicato alla lettura. Finalmente ci sono riuscita, e i clienti hanno apprezzato”... -

La storia

Stando a una ricerca del 2014 di Sistema Gioco Italia, la federazione cui fanno capo gli operatori del settore gioco d’azzardo, sono 790mila gli italiani a rischio ludopatia: l’1,65% della popolazione, quindi, potrebbe finire nel tunnel della dipendenza.Nel 2013, gli italiani, solo con le slot machine e le video lotterie, hanno speso 47,5 miliardi di euro e il gioco è una delle dipendenze che dilaga maggiormente per la facilità con cui è presente nella vita di tutti i giorni, ad esempio con i video poker nei bar (senza dimenticare gratta e vinci e prodotti simili).

A Viareggio, nel lato mare di via Aurelia Nord, la proprietaria del “Why Not? Cafè”, Azzurra Cerri, ha deciso di rinunciare alle “macchinette” nel proprio locale e di sostituirle con una mini-biblioteca, preferendo vedere i clienti scambiarsi i libri e non perdere soldi e ore davanti a una slot machine…“

Quando mi rivolsi al concessionario mi fu spiegato chiaramente che se avessi chiesto la rimozione delle slot in anticipo rispetto alla scadenza del contratto, avrei dovuto pagare una penale di 1000 euro per ogni anno che mancava al termine naturale del rapporto (gli accordi vengono stipulati su base quinquennale)”, ha dichiarato Azzurra al Tirreno (Edizione Versilia). E ancora: “Era stato riscontrato che negli ultimi mesi le slot non avevano generato traffico e di conseguenza incassi. La Sisal mi disse che se avessi continuato a tenere inattive le slot sarebbero stati costretti a portarle via”.

Azzurra Cerri (nella foto in alto ) spiega come l’iniziativa è stata accolta dai clienti del bar, le loro reazioni alla novità, dopo 4 mesi senza “macchinette”:

I clienti hanno accolto molto bene la novità, molti di loro mi hanno regalato libri, anche con dediche, da mettere nella libreria e sugli scaffali, addirittura chi era giocatore di macchinette mi ha portato libri. Tuttora, persone colpite dal mio gesto, vengono a vedere il bar o a farmi i complimenti per la mia scelta e questo, mi rende molto orgogliosa. Lo spazio è piccolo come si può notare dalla foto, ma serve più come scambio con altri libri o prenderne qualcuno in prestito”

Liliana





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liliana Oggetto: L'eterno sorriso  09 Dic, 2019 - 12:56  Profilo Rispondi citando   

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L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, spazio all'aperto, primo piano e testo

L'eterno sorriso




Le festività Natalizie sono già alle porte, per molti, c'è anche tanta nostalgia,nel ricordo delle persone che non ci sono più. Azzerare quei ricordi,non significa "dimenticare",ma semplicemente è dire a se stessi di accettare il futuro con serenità, perchè come in una ruota, anche noi saremo tra i ricordati.

Forse come tutti gli altri pensieri, le giornate festive, hanno bisogno di pensieri positivi,ma cos’è il pensiero positivo? Il pensiero positivo è l’attitudine mentale secondo cui ci si attendono risultati favorevoli, in altre parole,un processo di creazione di pensieri positivi, è in grado di trasformare l’energia positiva di quel pensiero in realtà.

Tutto quello che potete trovare di magico nei ricordi, scriveva "Gabriel García Márquez": E' che la vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.Non sprecare il ricordo significa non sprecare la vita.

Una mente positiva,attende la felicità, la salute e la conclusione ottimale di ogni situazione.

Molto è stato espresso per non farsi ingannare dalle persone che provano ad allontanarsi dal passato,senza rimpianti inutili, senza intrappolarsi nella constatazione banale della legge naturale del tempo che passa, senza spostare lo sguardo sempre e solo indietro,

"il ricordo" può essere coltivato con naturalezza, senza sprecarlo.

I thailandesi sono ciecamente devoti a tre grandi elementi:
il buddhismo, praticato da circa il 95% della popolazione, la famiglia reale, della quale non mancano fotografie, altari e ghirlande con i colori reali lungo ogni strada del Paese, e il sorriso.

Il semplice atto di sorridere può trasformare il mondo, ricerche autorevoli (oltre al buon senso) dimostrano che un sorriso lascia apparire più attraenti, aumenta il buon umore allungando anche la vita.

Con queste parole,non resta che sorridere,con
un valido augurio esteso a tutti il sito, per un eterno sorriso.

Liliana





liliana Oggetto: Giorni di festa  02 Dic, 2019 - 11:09  Profilo Rispondi citando   

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Giorni di festa



Avvenimenti come la nascita del "Divino Bambinello", l'arrivo del"Nuovo Anno", l' Epifania, procurano una piacevole ansia per i preparativi. Credo però, che pochi conoscono realmente, l'interprete principale degli eventi!

No, è inutile pensare alla calza da mettere sotto il tradizionale "albero", ai fuochi d'artificio o al delizioso panettone,l'interprete unico è più consultato è :"l'orologio".

Gli occhi di tutti i presenti, vanno spesso su di esso, forse è anche l'occasione, di conoscere di più su questa meravigliosa invenzione, utile per essere svegliati,ma non è detto però,che bisogna ubbidirlo,se non abbiamo voglia di abbandonare il calduccio del letto.

Le notizie, anche le più difficili e particolari trovano spiegazioni sul web, ne leggo solo alcune sulla storia dell’orologio, che da più di quaranta secoli l’uomo lo conosce come strumento che misura il tempo, lo registra e lo controlla al milionesimo di secondo. Ma chi lo ha inventato?

L’orologio ad acqua

Nel III secolo a.C. l’inventore greco Ctesibio trasformò la clessidra ad acqua nell’orologio ad acqua, ossia in un vero strumento di misura, grazie a vari accorgimenti che sono descritti da Vitruvio nel suo trattato De Architectura (Libro IX).Sia l’orologio solare sia l’orologio ad acqua sono stati i primi tentativi che portarono all’orologio vero e proprio, quello meccanico.

L’orologio meccanico

Il primo orologio meccanico pare sia stato costruito da un orologiaio tedesco nel XIV secolo. Gli storici raccontano, infatti, che Carlo V di Francia incaricò Henri de Vick, un orologiaio tedesco, di costruirne uno per la torre del suo palazzo a Parigi.Henri de Vick compì l’opera nel 1364: un orologio di ferro con un ingranaggio che funzionava per l’azione di alcuni pesi attaccati a un cavo che veniva arrotolato attorno a un tamburo. Il cavo srotolandosi segnava il passare del tempo.

L’orologio ad acqua Nel III secolo a.C. l’inventore greco Ctesibio trasformò la clessidra ad acqua nell’orologio ad acqua, ossia in un vero strumento di misura, grazie a vari accorgimenti che sono descritti da Vitruvio nel suo trattato "De Architectura (Libro IX)".

La meridiana o orologio solare è il primo “procedimento” ideato per registrare le ore, un “orologio” che funzionava solo di giorno e se c’era il sole.In uso in Cina e in India già nel XX secolo a.C.

Lo svantaggio principale della meridiana era quella di non funzionare di notte o nelle giornate nuvolose. Si cercarono allora altre soluzioni per misurare il tempo.

È documentato che, a partire dal XV secolo a.C., presso gli Egizi era in uso un ingegnoso strumento, la clessidra ad acqua. La clessidra ad acqua consisteva in un recipiente pieno di acqua con un piccolissimo foro nel fondo; l’uscita lenta dell’acqua registrava il trascorrere del tempo.

La riflessione più confortevole, che si lascia apprezzare è che in questo nostro secolo, gli orologi non sono strumenti troppo ricercati, tranne alcuni, che inevitalbilmente, sono inventati dal"consumismo",allora un solo avvertimento, non al tempo che passa, ma certamente ai ladri, mai cancellati dal tempo!

Auguri Liliana

liliana Oggetto: Il cellulare  22 Nov, 2019 - 10:50  Profilo Rispondi citando   

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Neonato Sveglio Che Gioca Con Cellulare Nel Parco Tecnologie Digitali — Foto Stock

Natale è vicino, il pensiero corre lontano, quando ancora non si vedeva nessun bambino,che tra le mani aveva il telefonino.Un bene o un male questo aggeggio? La risposta è nel tempo, l'unico che non inganna, ma che lascia posto ai paragoni.

Forse, appare anacronistico raccontare quello che era Natale,per i bambini dei miei tempi,ma una risorsa c'è ancora quale? Sicuramente un libro!

Un racconto serve a nutrire la fantasia,facendo diventare da lettore a protagonista.A volte avventurarsi in altri mondi non è difficile,non è solo un’esplorazione della fantasia, ma anche di conoscenza, che inevitabilmente si incontrano.

Ma c'è una domanda: perché avventurarsi in altri mondi, quando è già difficile vivere nel proprio? In questa riflessione c’è una specie di irrequietezza, con il bisogno di conoscenza. Un racconto, attenua anche le difficoltà che inevitabilmente si incontrano. L’infanzia non è la pura età dell’oro che credono quelli che si sono scordati cosa voglia dire essere bambini,i bambini non hanno il vocabolario e non sono scemi; l’infanzia non è una malattia né uno stato di debolezza.

Può capitare che un libro scritto da un adulto con voce di bambino abbia la grazia che serve per creare l’incantesimo...". La responsabilità allora lasciamola allo scrittore di questo genere,ma anche a chi ha in mente di consacrare la festività del Natale con un regalo. La scelta del regalo, lasciamo che sorpassi la passione per il telefonino, anche se questo, può diventare la via per la cultura e il divertimento. A noi anziani, rimane il ricordo di salire sulla seggiola a recitare la consueta poesia "Natalizia,"ma confessiamolo: contare i soldini ricevuti in regalo, era davvero appagante o no?

Un saluto ai lettori e non....L.M.




liliana Oggetto: I colori delle emozioni  21 Nov, 2019 - 14:58  Profilo Rispondi citando   

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I colori delle emozioni



La vita ormai tranquilla,forse anche un po’ monotona di Isabella, scorreva in apparenza normalmente,ma un turbine di frustranti pensieri, si affacciavano molto spesso nella sua mente. Aveva raggiunto un benessere economico, con estremi sacrifici,ma a volte sentiva che le sofferenze del passato, non erano del tutto svanite."Nell'aprire gli occhi"espressione personale che significava:"nel guardarmi intorno", tutto procedeva senza problemi. Isabella aveva dimenticato da molto tempo ormai, la locuzione latine :" hic et nunc", che letteralmente,ha per significato : «qui e ora» ma apprezzava dopo tante esperienze, per vivere positivamente quanto conteneva invece il pensiero di

"Gautama Buddha: "Non attaccatevi al passato, non sognate il futuro, concentratevi sul presente."

Isabella, amava molto leggere ed aveva arricchito la sua libreria,con libri di ogni genere,tra questi conservava un libro di favole, finemente illustrato e magistralmente colorato, che ricordava l'evento di un lontanissimo Natale. I colori delle emozioni si mescolavano con le figure illustrate, in un unico groviglio, tra i ricordi,immaginari, o reali, ma sempre a lieto fine.

I libri conservati da Isabella, erano diventati davvero tanti, alcuni andavano eliminati per dare spazio ad altri, ma Isabella, si chiedeva il perchè era tanto difficile staccarsi da loro. Forse alla radice di questi sentimenti,c'erano privazioni materiali o affettive patite nella prima fase della sua vita? Si confortava sapendo, che il processo non era di eliminazione ma solo di conservazione, magari cercando per loro un posto in cantina.

Nell'intervista fatta ad uno scrittore si leggevano le parole:

"
Io creo sempre per gli altri non per me stesso. Quando sto creando, quando sto lavorando, lo faccio per dinamiche, che a differenza della pittura e della scultura che non cambiano in continuazione, un libro può o deve farlo per creare nuovi stimoli nel lettore. Ma una volta terminata "l’opera", questa non appartiene più allo scrittore,ma è degli altri, ed ogni pagina che si sfoglia non cambia la storia se un libro è fatto non solo di parole, ma soprattutto di "materiali”-

Chiudo questo racconto,con i pensieri di due grandiose menti:

C’è chi dice che il racconto sia una delle forme letterarie più difficili, e io mi sono sempre chiesto il perché di questa convinzione, visto che a me pare uno dei modi più spontanei e fondamentali dell’espressione umana. Dopo tutto si comincia ad ascoltare e a raccontare storie sin da piccoli, senza trovarci nulla di particolarmente complicato. Ho il sospetto che tanti di voi raccontino storie da una vita, eppure eccovi qui seduti, tutti desiderosi di sapere come si fa.Flannery O’Connor.



L’universo ha senso solo quando abbiamo qualcuno con cui condividere le nostre emozioni.
Paulo Coelho.



Liliana












































liliana Oggetto: Conoscenza e Ignoranza  11 Nov, 2019 - 16:39  Profilo Rispondi citando   

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Conoscenza e ignoranza

Da un pò di tempo Armando, si sentiva demotivato sia nella professione, che nella vita privata; l’apatia lo intrappolava, impadronendosi della sue forze,della sua volontà a volte anche dei suoi sentimenti. Giudicato da quanti lo conoscevano: "persona ricca di talento", non sentiva di esserlo, rispetto alla norma della sua specie, ed anche se l’intelligenza è la qualità più visibile dell’essere umano, non riceveva stimoli validi per uscire da quello stato di indifferenza.

Appassionato di studi classici,dai lontani tempi della scuola superiore, aveva sempre cercato nella letteratura dell'antica Grecia e di Roma,la fonte della loro grandezza, ma solo nel secolo XIX quella materia venne ampliato con altri aspetti del mondo classico, come la storia e l'architettura.Per grande fortuna di chi vive in questi tempi, è stato ritrovato " un codice" tramite il quale sono espresse tutte le culture antiche. L'attenzione di Armando, era spesso rivolta al popolo dei " Latini", che condividevano tutte le lingue cosiddette morte”. Senza dubbio quella più "viva”, fù studiata da milioni di persone in tutto il mondo, considerata addirittura idioma ufficiale dalla Chiesa Cattolica.Tra i racconti antichi,quello del crollo della "Torre di Babele",era la vicenda più studiata da Armando,per la conoscenza del linguaggio.Alcuni esperti credono che i gruppi di lingue non siano comparsi all’improvviso, da un’unica lingua madre,ma si svilupparono separatamente.

Armando non aveva mai nascosto anche la sua passione per l'epigrafi in lingua latina.

Delle centinaia di migliaia di iscrizioni che si conoscono, meno di una decina sono antecedenti Al III secolo A.C. ritrovate spesso in circostanze mai del tutto chiarite, rimangono alquanto frammentarie,ed hanno sollevato anche il dubbio dell’autenticità. Altre conoscenze vengono attraverso l'arte, dove si snodano sculture e dipinti, che rappresentano episodi della storia mitologica di Roma come: La lupa che allatta i gemelli, Le oche del Campidoglio, Annibale, ed altre interessanti opere,con le rappresentazioni degli Imperatori, della Roma imperiale. L’ignoranza come la conoscenza, non sono né un male né un bene,anche se si tende a considerarle come il male assoluto o come il bene assoluto. Una definizione dell' ignoranza vecchia di due secoli e mezzo, si trova nell' Encyclopédie di Diderot e d’Alembert:

"L’ignoranza è la via di mezzo tra la verità e l’errore.sta a noi scegliere quale strada prendere".

Altra bella frase è detta da Socrate :

Sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s'illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.

Per la conclusione di questo racconto c'è una bellissima frase di "Alan Watts" che scelgo per me stessa

Possiamo essere padroni o schiavi dei nostri pensieri, dipende solo da noi. I pensieri possono diventare pericolosi se ci aggrappiamo a essi e ci perdiamo nei circoli viziosi delle convinzioni.

Liliana

liliana Oggetto: Una storia interessante  30 Ott, 2019 - 20:16  Profilo Rispondi citando   

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Una storia interessante

Il primo ottobre del 1909, a bordo della nave che da Londra lo avrebbe condotto a Città del Capo, Gandhi non ancora quarantenne firmava una carta in cui ringraziava personalmente Lev Tolstoj per avere il suo sostegno a favore dell’indipendenza indiana nella sua Lettera a un indù e gli chiedeva il permesso di pubblicare la traduzione del testo in Inghilterra. Nello scritto, Tolstoj spiega che solo attraverso l’uso dell’amore gli indiani sarebbero riusciti a riscattarsi dal giogo inglese.

Mohandas Karamchand Gandhi

Qualche tempo dopo Gandhi, dichiaratosi «molto commosso» in merito all’appoggio da parte del noto scrittore che aveva autorizzato la pubblicazione della Lettera, in un articolo scrisse: «È motivo di profonda soddisfazione per noi avere il sostegno di un così grande e santo uomo. La sua lettera ci mostra in maniera convincente che la forza d’animo — satyagraha — è la nostra sola risorsa».

A più di cento anni di distanza da quella prima lettera che inaugurò l’intenso carteggio tra i due, nella casa natale (Jasnaja Poljana) dello scrittore russo, nel distretto di Tula, è stata aperta al pubblico la mostra bilingue Толсой и Ганди: история личностной трансформации сквозь континенты, связанные воедино бесконечными возможностями всеобщей любви (“Tolstoj-Gandhi: La storia di trasformazioni personali attraverso i continenti legate dalle infinite possibilità dell’amore universale”), a cura di Birad Rajaram Yajnik, esperto di Gandhi.

L’esposizione si aggiunge ai numerosi eventi svoltisi — sia in India che in Russia — in occasione del centocinquantesimo anniversario dalla nascita di Gandhi, il 2 ottobre. Tra gli organizzatori figurano l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia russa delle scienze e l’Università statale russa per le discipline umanistiche, che hanno ideato e realizzato il progetto in collaborazione con l’Ambasciata indiana nella Federazione russa e la Casa-museo Lev Tolstoj Jasnaja Poljana.

All’interno della mostra — allestita nei locali dell’Ambasciata indiana a Mosca — sono esposte le versioni originali e le prime copie dei libri Il Regno di Dio è dentro di voi di Tolstoj e Hind Swaraj di Gandhi, oltre all’epistolario scambiato tra i due (in tutto sette lettere, quattro di Gandhi e tre di Tolstoj).

Si tratta di due opere in cui emerge in modo evidente l’affinità di pensiero sull’amore universale. Le parole di Tolstoj avevano infatti già colpito il Mahatma che nel 1894, mentre attraversava una «grave crisi di scetticismo e dubbio», si ritrovò a leggere una copia tradotta del libro Il Regno di Dio è dentro di voi. «A quel tempo — scrive Gandhi — credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell’ahimsa». In quel testo egli non solo aveva compreso la potenza della resistenza passiva come strumento di lotta, ma aveva anche scoperto l’esistenza di un cristianesimo etico e non dogmatico, volto a cogliere l’essenza del messaggio di Cristo. I valori universali individuati da Tolstoj nelle sacre scritture, svincolati dalle sovrastrutture ecclesiastiche, costituiscono i pilastri portanti di tutte le religioni.

Gandhi aveva ormai assimilato a pieno il pensiero di Tolstoj maturato nella Lettera a un indù quando, durante quello stesso viaggio da Londra a Città del Capo, scrisse freneticamente Hind Swaraj, una critica severa alla civiltà moderna, colpevole di aver abbandonato lo stile di vita semplice degli antichi e di essersi lasciata corrompere dal benessere materiale.

In occasione dell’inaugurazione della mostra, lo scorso 28 settembre, è stata organizzata una conferenza accademica che ha visto la partecipazione di studenti, politici e ministri russi e indiani, tra i quali l’ambasciatore dell’India nella Federazione Russa D.B Venkatesh Varma, la direttrice della casa museo Ekaterina Tolstoj e il ministro indiano dell’Ambiente, della foresta e del cambio climatico Prakash Javadekar. Come ha sottolineato l’ambasciatore Venkatesh Varma nel discorso di apertura, questo evento dedicato alla corrispondenza tra Gandhi e Tolstoj non è soltanto un’occasione per commemorare due grandi figure del secolo ventesimo, ma «è un altro esempio di come l’India e la Russia continuano a lavorare insieme in maniera eccezionale».

Al convegno si è discusso anche dell’interpretazione del Mahatma degli insegnamenti dell’«anarchismo evangelico» dell’ultimo Tolstoj, della loro applicazione nel concetto di satyagraha (il metodo di opposizione politica basato sulla non-violenza e la resistenza passiva), delle concezioni morali ed etiche nelle opere in mostra e dell’influenza di Gandhi nella Russia sovietica.

Al seminario è intervenuto anche il Ministro indiano dell’Ambiente, della foresta e dei cambiamenti climatici Prakash Javadekar — a Mosca per l’incontro della Shanghai Cooperation Organization — che ha colto l’occasione per ricordare il suo appello lanciato il 15 agosto scorso affinché la produzione di involucri di plastica monouso in India sparisca completamente entro il 2022, un obiettivo di interesse comune che spera venga accolto in massa, nella prospettiva di quel mondo migliore propugnato dal Mahatma. Come dimostra l’intervento di Javadekar, le idee e gli insegnamenti di Gandhi e Tolstoj sull’amore e la non-violenza possono avere ancora oggi un ruolo fondamentale nella lotta per il bene comune contro la minaccia del cambiamento climatico.

I libri in mostra rappresentano in quest’ottica una via di salvezza per l’intera umanità, il mezzo che ci permette di risolvere problematiche mondiali ancora estremamente attuali. E non c’è modo migliore per riflettere su questi scritti, se non con le parole di T. K. Mahadevan, editore del «Gandhi Marg» di New Delhi, un giornale trimestrale sul pensiero di Gandhi.

Leggi Hind Swaraj se ami la famiglia umana e questa terra che è la nostra casa. Leggilo, se desideri fare qualcosa per fermare la follia della specie umana avviata verso la sua auto-distruzione».

di Ilaria Pennacchini
liliana Oggetto: Sogni i e teatro  29 Ott, 2019 - 13:55  Profilo Rispondi citando   

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Sogni e teatro

Un noto regista, per realizzare un film già in lavorazione, cercava un interprete per affidargli un'importante parte. L'esame da sostenere, era quello d' improvvisare un monologo, con un tema a piacere, non difficile ma neanche facile.Sandro amava recitare,ed era diventato anche un bravissimo attore, ma fino a quel momento,le sue recite erano rappresentate solo in teatro.



Il monologo teatrale è un discorso, pronunciato da un soggetto di fronte a degli spettatori, ma anche se Sandro aveva calcato il palcoscenico dai tempi della scuola,non era facile improvvisare il meglio da dire, per ottenere un valido giudizio. Un monologo, anche se non è assolutamente qualcosa da temere, richiede la dimostrazione di non poche qualità come:

disponibilità a mettersi in gioco, tempo, amore e buona memoria.



Allo scopo di potenziare tutti questi aspetti, Sandro si allenava con utili esercizi e consigli, per prepararsi al meglio anche per il monologo teatrale. Era consapevole che l'arte si esprime in diverse forme e in diverse maniere. attraverso il teatro, trova la principale fonte di conoscenza.

Nei diversi tipi di genere teatrale, quella comica è la più complessa, Sandro l'aveva esclusa dal suo repertorio, in quanto bisognava essere arguti e divertenti per fare ridere; molto più facile invece è che si gradisca qualcosa che lascia piangere. A questo proposito, ricordava le parole di una sua amica, che dopo essere intervenuta ad assistere ad un suo spettacolo teatrale, aveva detto:

Mi sono veramente divertita perchè ho pianto,tanto! .

E' risaputo che il teatro, spesso è costruito sui monologhi, quello che doveva recitare Sandro,mano a mano, che il tempo passava,non lasciava sentire più il timore che lo aveva invaso, sperava solo che fosse ben strutturato, immaginando di avere anche un pubblico da coinvolgere, nel farlo sentire complice dei suoi futuri successi.

Chiudo scegliendo la frase di un uomo celebre :

Il successo non viene solo con la vittoria, ma talvolta anche già col voler vincere.

(Friedrich Nietzsche)

Liliana


liliana Oggetto: Lo sciamano  15 Ott, 2019 - 19:00  Profilo Rispondi citando   

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Premessa: Alcune
notizie di questo racconto sono state estratte dal web

Lo Sciamano

L’isola sembrava prendere una vita propria, senza turbare la quiete circostante, offerta dal gradevole spettacolo dell' ampio "Molo" da poco costruito, che lasciava vedere anche lussuose imbarcazioni ormeggiate.Guardando lontano,molte insenature, lasciavano sognare splendide spiagge dalle acque cristalline ma nulla di più.

Il di più ad un tratto apparve nella fantasiosa mente di Giusy, che le parve di vedere i "Qwaylar", una tribù misteriosa dedita al temibile"Grande Spirito Mawu".Solitamente questi, sono diffidenti nei confronti degli stranieri, ma svolgono funzioni importanti per accolglierli.

Una ragione per Giusy, di proseguire il suo viaggio nell'immaginazione.

La figura dello sciamano, le apparve improvvisamente,con un ruolo fondamentale di chi crede fermamente nel potere delle piante, offrendo l' "ayahuasca" una "liana" per la precisione.Non si tratta di una droga, ma la reazione di chi la prende non è uguale per tutti.La figura dello sciamano, o curandero, riveste ancora oggi un ruolo fondamentale tra le popolazioni autoctone che credono fermamente nel potere delle piante per ogni cura. L’ayahuasca è una pianta, il cui effetto principale è quello della purificazione corporale. Di solito l'ayahuasca viene preceduta e seguita da una dieta disintossicante: più il corpo è pulito, più è facile entrare in connessione con la pianta,per riuscire ad intraprendere il viaggio.

Il viaggio, può provocare allucinazioni visive, ma senza alcun male o alterazioni nel soggetto. Non si tratta di una droga, la reazione di chi prende l’ayahuasca dipende da fattori diversi.La cosa fondamentale è che si tratta di un viaggio dentro se stessi sotto l’ala protettiva della: "Pacha Mama" la madre terra.Generalmente tutto avvienene in presenza di uno sciamano che celebra la cerimonia e che interviene riequilibrando le energie in collisione.

Nel lavoro sciamanico, spesso si è consapevoli dei miracoli di "guarigione" ed anche “miracoli di insegnamento”, con prove inaspettate e sorprendenti di un "grande potere".

Il cuore e la mente, hanno sempre comprensione di ciò che è possibile cambiare, con la prospettiva e l'orientamento verso la realtà.

Dea Terra dei popoli Andini del Sud America, è venerata dalle genti che ancor’oggi si riconoscono nella "Cultura Inca".

Letteralmente Pacha Mama significa in lingua Quechua “madre spazio tempo” o "madre universo", tuttuno con madre Terra.

Le cime dei monti sono i suoi seni, i fiumi il suo latte di vita e i campi sono il suo fertile grembo.Pacha Mama, è la generosa Dea della fertilità e dell’agricoltura, madre nutriente che dà la vita, ma altrettanto può mostrare il suo lato crudele, quando produce terremoti, per ricordare ai suoi figli che devono sempre onorarla.

Pacha Mama, riporta ad un tipo di spiritualità della terra immanente, panteistica dal greco pan: "tutto" dove tutto è sacro e divino. a terra è sacra e così gli esseri viventi, in contrapposizione alla spiritualità di tipo trascendente che domina nelle culture di stampo patriarcale.

Pacha-Mama è la dea Terra, di una religione che in sé stessa non può definirsi di stampo matriarcale, tantè che i sacerdoti sono di genere maschile, tuttavia si rileva un’attitudine, presente anche presso altri popoli, che praticano una religiosità di tipo immanente e non trascendente, rapportandosi con la terra in un modo meno aggressivo, più rispettoso, sicuramente più sacro, di quanto facciano i popoli con religioni di stampo patriarcale, spesso accompagnate da un razionalismo e utilitarismo che pone il rispetto per l’ambiente e per gli animali tra gli ultimi valori.

Si nota inoltre che presso questi popoli cosiddetti “sottosviluppati” c'è maggior rispetto per la terra,che si affianca anche ad un ruolo di maggior preminenza sociale,che viene assegnato

alle fascie più deboli come gli anziani, le donne e i bambini.

Liliana









liliana Oggetto: Momenti  14 Ott, 2019 - 08:52  Profilo Rispondi citando   

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Momenti

Ci sono per tutti,momenti di sconforto, arrivano di colpo mandando come si suol dire: "sotto zero o a tappeto".Ci si chiede spesso perché ad un tratto tutto cambia, se poco prima andava tutto bene?

Lo scopo, nasce per non essere fermati ma, per lasciare che si possa ripartire. Per ripartire, non si deve combattere la tristezza , non lasciandole spazio.

La tristezza,è un posto che esiste solo nella mente, ed è un luogo freddo, ostile, terribilmente malinconico, dove le energie hanno cominciato ad abbassarsi, andando sempre più giù, nel fondo dell’anima.

Scendere in basso” è il solo modo che l’anima ha per andare a pescare le energie e farle riemergere, per ritrovare se stessi nel piacere e nella gioia.

Forse la lettura di un buon libro, con un interessante intreccio, è un antidoto alla tristezza.

In "narratologia" per "intreccio" si intende l'insieme degli eventi contenuti in un'opera narrativa, visti però non nel loro susseguirsi cronologico e causale, ma nel modo effettivo in cui sono stati disposti dall'autore. Questi infatti possono ricorrere a diversi artifizi narrativi, determinando delle distorsioni rispetto alla sequenza meramente cronologica.

Sul mio comodino, ci sono molti libri che un giorno forse finirò di leggere o forse no. La decisione è solamente personale, posso solo dire che ogni libro, ha un soggetto diverso da un altro ma ciascuno affascina sempre la mente.

Una notizia infatti che riguarda "I libri" la leggo sul giornale:

"La Repubblica".




"Sono partiti dalla metropolitana di New York e hanno fatto il giro del mondo. Armati di fascino e di un buon libro da sfogliare, quella degli “Hot dudes reading” , ovvero bei ragazzi che leggono, è una storia che merita di essere raccontata.Protagonisti ignari di un successo che da un account di Instagram, la popolare applicazione dedicata alla condivisione di fotografie, è finito sulle pagine dei principali siti e quotidiani internazionali.

Dei giovani affascinanti che leggono, hanno parlato il Time, il New York Post, Vogue, Daily Mail e gran parte della stampa italiana.

Il progetto è nato lo scorso anno negli "Stati Uniti" da un’idea semplice di un gruppo di amici: pubblicare su Instagram, e successivamente anche su Facebook, le fotografie catturate sui vagoni della metropolitana americana, e non solo, di ragazzi giovani, carini e amanti della lettura.

A oggi sono più di 700mila i seguaci della pagina che commentano, ammirano e accrescono la collezione, partecipando alla raccolta con i loro contributi fotografici.La conclusione per quanto è stato scritto,è sullo stesso giornale che dice:

"
Saperne di più è una tua scelta."

Lilana






















e dice:"Saperne di più è una tua scelta
liliana Oggetto: Momenti  13 Ott, 2019 - 15:53  Profilo Rispondi citando   

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Ultima modifica di liliana il 15 Ott, 2019 - 08:44, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto: I momenti  13 Ott, 2019 - 13:30  Profilo Rispondi citando   

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Un'immagine molto bella per l'illustrazione di un libro



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Ultima modifica di liliana il 13 Ott, 2019 - 16:41, modificato 1 volta in totale
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