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vololibera Oggetto:   30 Lug, 2006 - 13:41  Profilo Rispondi citando   

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oscar wilde scrisse che
Ognuno di noi porta la Maschera,

chi la porta nel lavoro, mostrandosi efficiente o sottomesso
duro o servizievole
chi la porta in casa, genitore severo o arrendevole
figlio amorevole o senza interesse
chi la porta sempre, incapace di mostrarsi,
nel bene e nel male, per quello che è.

La mia Maschera ?
ho imparato a indossarla da subito,
contro le avversità che il destino ha voluto regalarmi a piene mani;
si è inspessita nel tempo ed ha ben coperto tutti i punti vulnerabili,
mano a mano che le pugnalate li colpivano.
Ormai mi è difficile toglierla,
i ganci che ho dovuto piantare con tanto dolore nella mia anima,
ora dolgono ancor più quando tento di levare quest'artificio.
Ah, se potessi buttare tra i rovi e dimenticare
quest'arma così ben adatta

ma la vita non è ancora così benevola con me,
e allora rendo difficile l'accesso al lucchetto che la chiude,
e nascondo la chiave,
fino a quando, avvicinandosi alle inferriate,
colui che cerco troverà la strada, prenderà la chiave
e aprirà questa Maschera,
lasciando che il sole dell'amore asciughi per sempre
le mie profonde, dolorose, invisibili ferite.




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Non siamo tutti Pablo Neruda... ma tanti di noi esprimono i loro sentimenti, le loro emozioni scrivendo dei versi, parole che arrivano dritte dal cuore che sono musica suonata senza aspettare applausi

Letizia Oggetto:   28 Lug, 2006 - 00:31  Profilo Rispondi citando   

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che prezioso insegnamento, il tuo!
Grazie Mela!
Sari Oggetto: Mela della tenerezza, della saggezza, dell'emozione  27 Lug, 2006 - 17:17  Profilo Rispondi citando   

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mela 21 Oggetto:   27 Lug, 2006 - 16:10  Profilo Rispondi citando   

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Lacrime di commozione, Kinkaku, stavolta mi scorrono giù per le guance. Grazie.


Ma in fin dei conti niente di eccezionale ho fatto: ho solo cercato di mettere a frutto il maggior tempo di cui ho potuto disporre,
Se m'è riuscito un po', ne sono felice.





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Kinkaku Oggetto:   27 Lug, 2006 - 15:31  Profilo Rispondi citando   

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Come ti porta lontano, o meglio, come ti porta in alto il tuo doloroso percorso, Mela.

Quanto sei i da ammirare. E quanto saresti da imitare, si mi riuscisse di essere brava quanto te -

Ci sta ancora un altro abbraccio?

mela Oggetto: elogio della solitudine  27 Lug, 2006 - 14:24  Profilo Rispondi citando   

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Di tanto in tanto i mass media ripropongono la denuncia accorata ed indignata sulla solitudine nelle città, sulla solitudine degli anziani in particolare.
Ho avuto modo di riflettere sul problema, dal momento che ho subito un trasloco forzato da una quotidianità fatta di programmazioni al minuto, di frequenti brontolii contro il tempo insufficiente per…, alla dimensione del malato che presuppone l’automatica esclusione da “processi produttivi”, che richiede a volte supporto logistico e quindi diventa un peso per la quotidianità – già così impegnata… - altrui. Insomma una condizione particolarmente frustrante. In questa situazione i miei giorni di sofferenza, di “riposo e cura” hanno avuto (ed hanno) lunghissime ore di totale solitudine.
Posso ora qui esercitarmi in un elogio della solitudine, andando così malamente controcorrente?
La corretta premessa è che più volte sono stata colta dallo sconforto per questo mio stato: giravo per casa, quando mi sentivo di farlo, come una perfetta ebete, con il cuore che batteva più forte ad ogni rumore proveniente dall’esterno, con l’attenzione, e la speranza, d’una visita inaspettata. Il telefono è stato il mio peggior aguzzino ed il mio miglior amico perché è con la cornetta attaccata al volto che sono state versate la maggior parte delle mie lacrime quando mi sono trovata in condizione di vivere un momento difficile per il quale mi diventava necessaria ed urgente la richiesta d’aiuto.
Ma nei pur lunghi momenti di quiete, seppur tormentata dalla paura di un successivo infausto evento da controllare e dominare, insieme con lo smarrimento dato dall’unico rumore del mio respiro a volte accompagnato dal pacifico russare del mio gatto, ho scoperto la serenità della solitudine, la purezza della solitudine, la dolcezza della solitudine, l’orgoglio della solitudine.
Sono nati così i miei tentativi di poesia, così hanno ripreso a vivere i miei colori ed i miei pennelli. Così la spesa al supermercato, argomento necessario svolto finalmente in compagnia, è diventata un gioco divertente quando non una splendida avventura.
Intronati, confusi, continuamente riscossi e sollecitati come siamo da troppi inutili stimoli che infine fiaccano la nostra capacità di meraviglia, la nostra voglia di sorridere, nella solitudine possiamo ritrovare la dimensione nella quale avviene il nostro recupero laborioso e cosciente, l’ambiente naturale dove i nostri pensieri possono confrontarsi con noi stessi, e ricavarne forza e lucidità.
Ciò che non mi uccide mi rende più forte. Chi l’ha detto non lo ricordo, ma infine ho considerato che l’esecrata solitudine è la condizione eccellente della nostra più profonda rigenerazione, il laboratorio delle emozioni, la condizione essenziale per la rielaborazione di un vissuto a volte distrattamente automatico quando non terribilmente insulso.
Cosa ne ho ricavato? Il dolore e l’anestetico al dolore stesso, fors’ anche mediante una solitudine percepita come stato privilegiato e necessario .
Credo che il dolore possa rappresentare la strada maestra attraverso la quale tentare di approfondire noi stessi e raggiungere gli altri, ma solo nel momento in cui smettiamo di credere nella sua possibile condivisione. Il dolore non è mai condivisibile, il dolore vive solitario e solitario si estingue, in una condizione che è propria e confacente a noi umani. Che tutt’al più condividiamo le nostre solitudini anche tramite le invenzioni dell’intelletto, da esse partorite. Nulla a che vedere con “il lavoro di gruppo” , con la “socializzazione” , peana dei nostri istituti scolastici che, infine, davvero a battaglie son forse riusciti ad educare.


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mela Oggetto: un fiorellino per te  26 Lug, 2006 - 22:22  Profilo Rispondi citando   

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GRAZIE

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Sari Oggetto:   26 Lug, 2006 - 21:53  Profilo Rispondi citando   

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Melamica, e se i mattoncini fossero ancora tutti lì? Pronti e solidi a parare la fitta di dolore affinchè non faccia danno?

Un abbraccio anche da parte mia.




mela 7 Oggetto: ho trovato il tuo abbraccio....  26 Lug, 2006 - 18:57  Profilo Rispondi citando   

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........Kinkacara, e me lo porto via, con gratitudine.






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duchessa Oggetto: Risposta per Danette  26 Lug, 2006 - 16:56  Profilo Rispondi citando   

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Io, per nostri racconti, pensavo che si potessero raccontare varie storie e storielle, non pensavo fosse riferito alle nostre cose personali. Beh, ho frainteso, scusa.


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Kinkaku Oggetto:   26 Lug, 2006 - 15:46  Profilo Rispondi citando   

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Mela, ti leggo qui adesso.
Non posso andarmene via senza lasciarti, per quel che può valere, un abbraccio.
Pieno di affetto.
Danette 22 Oggetto: bellissima e colorata immagine  26 Lug, 2006 - 15:41  Profilo Rispondi citando   

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...Duchessa, però..penso che con "i nostri racconti e riflessioni" c'entri molto poco. Almeno io la vedo così, nel senso che dovrebbero essere cose nostre, cioè
farina del nostro sacco.
Capisco però che ognuno la veda a modo proprio....è solo una questione
di punti di vista
duchessa Oggetto: Lo sciopero dei colori  26 Lug, 2006 - 15:06  Profilo Rispondi citando   

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Un giorno, nella fabbrica dei colori ci fu un incredibile sciopero:

matite colorate pennarelli , pastelli , colori a tempera

insomma, tutti decisero di
non dipingere piu' il mondo
perche' stanchi di cosi' tanto lavoro.



"Io sono stufo di prati, piante e foglie."
disse il verde

"E noi non ne possiamo piu' dei fiori" risposero il
rosso ed il
giallo in coro

" Che dovrei dire io, allora ?
Sono il colore che lavora senza dubbio di piu' "
disse imbronciato il blu Lo sciopero fu dunque deciso.
Soltanto due colori, sempre in disparte perche' un po' tristi,
non avevano pronunciato parola: il grigio ed il nero. Anzi, decisero che quella sarebbe stata l'occasione giusta
per dominare il mondo intero.
E cosi' fecero: tutto divenne nero e scuro. Notte e giorno divennero una cosa sola,
oscurarono il sole e la luna I prati ed i fiori divennero grigi,
le citta' ed i paesi avvolti da una nebbia desolante. Nessuno sapeva dare una risposta a quel fatto così strano. I bambini di tutti i paesi decisero di riunirsi
e di fare qualcosa per salvare il loro mondo colorato

al quale non avrebbero rinunciato per nessun motivo.
" Rivogliamo i nostri colori ! " dissero tutti insieme. Cosi' decisero di raccogliere tutte le scatole di colori che possedevano,
le legarono ad altrettanti palloncini e, nonostante il buio,
li liberarono in volo verso il cielo.

All'improvviso, pero', scoppio' un terribile temporale lampi e tuoni distrussero tutti i palloncini

e le scatole di colori
ricaddero al suolo in men che non si dica. Pensate alla delusione dei bambini!
Ma non si persero d'animo: con l'aiuto delle loro mamme
cucirono un bellissimo aquilone variopinto,
legarono al filo le scatole di colori e tentarono ancora. Niente e nessuno questa volta li fermo':
l'aquilone era cosi' forte
e costruito con cosi' tanto amore

che sali' in alto in alto, oltrepasso' il buio e arrivo' oltre le nuvole. Ad attenderlo c'erano il sole e la luna
le stelle e le nuvole
che iniziarono a parlottare tra di loro. Di li' a poco una pioggia colorata inizio' a scendere verso terra
dipingendo ogni cosa, scacciando il buio per sempre. Per la gioia di tutti i bambini,
la Terra torno' cosi' a vivere a colori
Non stupitevi se,
alzando gli occhi al cielo in una limpida giornata di sole,
vi capita di veder volare un bellissimo aquilone
colorato






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mela 23 Oggetto: sfogo  25 Lug, 2006 - 08:13  Profilo Rispondi citando   

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Le mani del chirurgo nel mio cervello hanno riportato in superficie dolori soffocati dal tempo; l’eccezionalità dell’evento ha dissolto le nubi della quotidianità che avevano ovattato le ferite del vivere. Ora sono una piaga palpitante che si nasconde da se stessa , senza esito perché l’infezione si rigenera, si espande, contagia il tessuto circostante e mina a poco a poco la stabilità dell’intera struttura. E tutto il mio lavoro? Mattoncini di serenità rubati con gioia ad un mattino limpido, ad una torta di compleanno, ad un fiore nel vaso appena comprato, ad una giornata di festa, ad una guarigione…. si disgregano in polvere dolorosa che avvolge i miei pensieri e che vela lo sguardo lanciato sul domani. Quando ho deciso di lottare per vivere non avevo messo in conto la sconfitta recata da una vittoria sulla morte, ma non sul dolore.
Non riesco, per ora, a mettere a punto un progetto di ricostruzione che mi soddisfi e mi sento sopraffatta dalla frustrazione che qualche volta diventa disperazione assoluta.


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gattina Oggetto:   21 Lug, 2006 - 20:11  Profilo Rispondi citando   

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gattina ha scritto:

Cerco di entrare nella conversazione tra Mela e Danette.
Io sono contraria per principio ai marchi ed alle etichette: moglie, amante, compagna, amica.
E credo che se è necessario riconoscersi in una etichetta, il sentimento è ormai lontano da noi. Tutto il trambusto nasce, a mio parere, dalla società nella quale viviamo. Siamo in una società che riconosce solo unioni di tipo monogamo, se vivessimo in una sociètà poligama, le nostre conversazioni non avrebbero ragione di esistere.
Tutto è relativo.
Io credo che il sentimento che ci porta verso un altro individuo è inizialmente istintivo e totalitario ed è ciò che comunemente chiamiamo passione. Con l'andare del tempo, la spinta iniziale si affievolisce e lascia spazio ad altri sentimenti come la complicità, la solidarietà, la stima, in sostanza il vero amore.
Come tutti i mammiferi anche gli esseri umani cercano di prolungare il più possibile la passione che dà un senso di assoluto, di stordimento, di potenza. Difficilmente si accetta la trasformazione della passione in un sentimento più pacato: spesso ci si sente "seduti" e quindi meno potenti.
In molti individui (io non trovo una grande differenza tra i sessi) questo "accomodamento" procura la sensazione della "stasi" e se non ci vengono incontro esperienza e memoria storica si parte alla ricerca di un nuovo "stimolo". Avere una relazione "satellite" alla relazione principale, rende possibile il prolungamento della fase di passione, perchè, l'incognita e il proibito ne sono l'essenza.
Gli uomini trovano più naturale la possibilità di più relazioni, l'arcaico istinto di procreazione li rende immuni da sensi di colpa. Le donne, sia per la naturale propensione all'accudimento, sia perché maggiormente legate a condizionamenti sociali e religiosi avvertono di più il disagio.
Parlo dell’accudimento perché, a mio avviso, la componente materna nella donna è prioritaria rispetto a qualsiasi altro sentimento, e molti uomini fanno leva proprio su questa componente ecco perché spesso delegano ad una delle partner questo ruolo. Anche perché la responsabilizzazione non è un problema prettamente maschile.
Queste sono alcune riflessioni sul tema, e tengo precisare che non sono generalizzabili. Per fortuna gli esseri umani fanno parte della natura la cui caratteristica entropica impedisce di fornire “manuali di comportamento” ma solo riflessioni.

gattina





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...siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa, e il cuore di simboli pieno. INCONTRO-Francesco Guccini
duchessa Oggetto: L'uomo  20 Lug, 2006 - 21:40  Profilo Rispondi citando   

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L'uomo è dotato di intelligenza e di forza creativa per accrescere ciò che gli è stato dato; ma fino ad ora egli, invece di creare, non ha fatto altro che distruggere. Non c'è minima compassione ne per i boschi, ne per gli uccelli, ne per gli animali, ne per i propri simili... per nessuno. Bisogna essere barbari insensati per distruggere ciò che non possiamo creare.



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duchessa Oggetto: Una ricetta davvero speciale  19 Lug, 2006 - 11:40  Profilo Rispondi citando   

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Prendi una quantità sufficente di

farina della carità,

unisci il burro dell'amabilità

e impasta il tutto a lungo con pazienza

aggiungendo man mano

l'acqua della semplicità.

Non dimenticare lo zucchero dell'umilità

e un pizzico di sale del buon senso.

Nella pasta metterai il lievito del sacrificio

e quando tutto è ben lavorato lo farai

cuocere a fuoco lento e continuo

dell'unione con il Signore.

Quando il dolce è pronto

adornalo con il sorriso della schiettezza

e servilo

sul piatto dell'accoglienza.







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duchessa Oggetto: La vita prende.....la vita dà  18 Lug, 2006 - 15:23  Profilo Rispondi citando   

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Ciao cara colibrì, anche la tua testimonianza mi è stata confortevole, sento tanta solidarietà intorno. Inutile fare buon viso a cattivo gioco......la vita prende, la vita dà ad ognuno di noi. Non c'è niente di male se a volte esprimiamo i nostri dolori, non c'è da vergognarsene, anzi tutt'altro. Ovviamente si cerca di non fare di una vita un piagnisteo ma .....come si dice a Roma? Quannè ce vò ce vò. Ok ragazze.......cambiamo pagina e continuiamo la nostra vita con tutta la forza e il coraggio che a volte richiede.
P.S. Per chiunque di voi avesse bisogno anche solo di essere ascoltata, io ci sono.
Un abbraccio
duchessa








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colibri Oggetto:   18 Lug, 2006 - 14:23  Profilo Rispondi citando   

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Ciao Duchessa se posso vorrei dire la mia esperienza...anche nella mia famiglia è successo qualcosa di simile...
mio padre una domenica ascoltava la radio e fu colpito da ictus dopo 2 giorni morì era il 26 febbraio 1985...mia sorella aspettava un bimbo ...(mio padre non vedeva l'ora di conocere il suo nipotino)ebbene il parto si presentava difficile perchè dopo la perdita di nostro padre puoi immaginare come si stava...esattamente un mese dopo il 26 marzo mio sorella diede alla luce il suo bimbo...tra non poche difficoltà...per noi è stato un segno dall'aldilà di nostro padre se il destino ha voluto farlo nascere dopo un mese esatto.... una vita era finita ed una cominciava....

_________________
Io sono solo una piccola matita nelle mani del Signore


(M.T.di Calcutta)
duchessa 7 Oggetto: Grazie  18 Lug, 2006 - 12:18  Profilo Rispondi citando   

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Grazie a te, vololibera, grazie per la tua sensibilità e per aver cercato di consolarmi. Ho apprezzato molto. Un bacione e un caldo abbraccio( accettalo anche se fà caldo)

duchessa



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