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liliana Oggetto: il calore dellìamore  17 Giu, 2018 - 16:26  Profilo Rispondi citando   

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Il calore dell'amore



La chiamavano "Fatina" ma era una ragazza cresciuta in un ambiente che vedeva il mare, come fonte di pace e benessere. Quasi per caso, aveva scoperto il fascino della roccia che svelava degli antri segreti. Il suo mondo retto da regole proprie, distante da costrizioni e consuetudini della società, era capace di imprimere una svolta al suo destino.

Fatina aveva sepre sognato di scalare la roccia a mani nude, come solo una manciata di alpinisti si era spinto a fare, facendo sudare le mani e tremare.La via era molto difficile, un'incredibile impresa per superare i limiti di coraggio.Quelle vette erano la cosa più bella che avesse mai visto, riconoscendole dentro se stessa come paradiso futuro, percependo chiaramente che su una di quelle cime, per la prima volta poteva essere davvero se stessa,realizzando i sogni di ragazza,per realizzarli con tenacia e passione.

Fatina si avviava lentamente verso i trent'anni, ma non si sentiva veramente donna. Tutta la sua esistenza si era da sempre concentrata in un piccolo mondo,ma era dentro un palazzo che, da qualche tempo, trovava nuove ragioni di speranza. Voleva sviluppare le doti di talentuosa scrittrice, immaginando la foto del suo viso angelico affissa sulla copertina. Con la sua fantasia era spinta a scoprire e scalare luoghi remoti e insospettati, in un mondo ricco di competizioni. La sua vocazione e passione, di raccontare storie attraverso le immagini, le faceva sperare di diventare una sceneggiatrice e regista di cortometraggi.

Se il linguaggio visivo poteva sembrare troppo limitato, poteva affidarsi anche alla scrittura di un libro, per appagare Il suo grande fuoco dell'anima. In un romanzo,ci sono molte storie vere.

Fatina aveva un carattere incredibilmente testardo, curioso ed iperattivo , brillante, determinata, anche brava e buona a detta di tutti. Viveva per essere cedevole a qualsiasi regola, senza pregiudizi o conformità, Questo suo romanzo, poteva diventare un capolavoro autobiografico per scoprire che oltre le sue origini ,era dotata di determinazione e passione, per la riuscita della realizzazione del suo splendido sogno, potendolo definire un inno alla gioia, all’amore per la vita ,che come risaputo, resta solidale nel dare gli strumenti adatti per combattere nel momento giusto . Fatina era convinta di riuscirli a trovare , usandoli e facendoli propri.

Ogni avvenimento diventava sogno.. una promessa di un messaggio che voleva tanto dare a tutti. Era facile per Fatina realizzare ciò che voleva, versando nell' anima e il cuore, il calore "Puro" quello dell’Amore.



Liliana

liliana Oggetto: lungo le strade della vita  07 Mag, 2018 - 08:39  Profilo Rispondi citando   

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Lungo le strade della vita

La vita non è mai banale, quasi prendendo una rotta verso il largo, può trasformarsi d'un tratto in una storia speciale, in un'avventura condita di passione, mistero e suspence degna di essere raccontata in un romanzo. C'è sempre una storia speciale in cui tutti si possono ritrovare,come il parlare con parole semplici di amore, senza sentirsi intrappolati in un'esistenza che non permette di realizzare i propri sogni o soddisfare le proprie ambizioni. L'avanzare dell'età ha diverse maniere per essere accettata, chi non vorrebbe che fosse sempre attiva, audace e rigogliosa ?La terza età’è l’ultima fase da vivere, ma come viverla?Al presente è più precoce e più lunga che nel passato, varie indagini lo attestano. E' diventato quasi un dovere invecchiare bene e vivere in modo significativo ogni fase che la riguarda. L'età matura della vita, non è quella dopo la quale non viene più nulla, ma bisogna chiedersi se la vita ha ancora un senso proprio. Il buono e il profondo, nacondono nel progredire il bello e il brutto, ma bisogna sempre cercare, tutto quanto serve per rimanere in pista.Nella sua gioventù, aveva sopportato un matrimonio sopravvisssuto nell'indifferenza, come donna che sopporta pazientemente il ruolo di moglie perfetta.

Era lontano il tempo di quando bambina,si chiudevano gli occhietti ed iniziava a sognare, Il sonno era diventato legato all’avanzare dell’età, con la consapevolezza che le esigenze variano da persona a persona. Non riuscire a riposare bene di notte, essere insonni, per Angela come per tante persone, costituiva ripercussioni sulla vita quotidiana, con il calo dell’attenzione, i riflessi con minore produttività lavorativa e l’umore incostante. Guardando la Luna, non mancava di pensare che di notte, illuminava tutte le creature del mondo, dove anche i fiori si schiudevano al mattino, per rallegrare tutto intorno con colori raggianti di astuzia, per appassionare gli amanti romantici.

Non sono pochi i segni dell'età che denunciano una vita vissuta intensamente,ma a volte anche nel sentirsi intrappolata in un'esistenza che non permette di realizzare tutti i sogni per soddisfare le proprie ambizioni.Una vita con molte contraddizioni che si mescola apparentemente con il sempre perfette e forse negli anni tutto diventa come un viaggio attorno alla mente. Alle volte per scongiurare tristezze, si mena il can per l'aia. laciando che le cose vengono viste in maniera un po' sinuosa. Propizio è avere delle risposte che forniscono risoluzioni, proprio come quando si interroga, l'I Ching, l'antico libro oracolare cinese. Seguendo questa preziosa indicazione, innumerevoli volte, si trova una meta e uno scopo sempre diverso nell'infinito caos dei problemi. Questo, e molto altro, è ciò che troviamo nei testi ivi raccolti, molto diversi tra loro eppure legati da un tono riconoscibilissimo e peculiare,a riprova di quella famosa ruota della vita.Un grande autore, dal quale si possono ricevere risposte valide sul tema " vita" sono le frasi di "Milan Kundera":

L’unica ragione per la quale la gente vuole dominare il futuro è cambiare il passato

Liliana









liliana Oggetto: Senza Tesimoni  16 Apr, 2018 - 11:05  Profilo Rispondi citando   

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Senza Testimoni

I mezzi di comunicazione,nell'era della tecnologia, hanno sostituito le lettere; non c'è più quel profumo che le faceva apprezzare tra sensazioni,emozioni, palpiti o piacevoli rossori, come storicamenre venivano accolte.Lo scambio di lettere è stato sostituito dalle sms, le e-mail o la chat,risorse non entusiasmanti che presentano anche difficoltà ai privi di esperienza, come Ida. A volte proprio i nuovi mezzi di comunicazione, la facevano soffrire di un profondo ed inconsapevole malessere, nonostante il suo carattere dolce e comunicativo. Per Ida i mezzi di comunicazione nella vita reale, non favorivano vere amicizie o relazioni durature,ma rappresentavano,ciò che fugge nella visione di un panorama, quando viene guardato dal finestrino di un treno in corsa.

Ogni senso di solitudine veniva dimenticato da Ida , immergendosi nella lettura, i libri l'appagavano nel suo universo emotivo ma sopratutto cognitivo. I libri erano diventati suoi compagni di viaggio, che le davano la possibilità di vivere tante vite e tante emozioni diverse.Non aveva pregiudizi per coloro che non gradivano leggere,ma li compiangeva, perchè non erano coscienti di perdere molto di quanto accresce o si conquista con la lettura, che favorisce ed amplia l' immaginazione.

Un libro regala infinite sensazioni, con la descrizione di visite in luoghi incredibili e inarrivabili con episodi che suscitano interesse e curiosità,per approdare in territori di felicità e di sogno, che aprono la porta incantata del regno immaginativo, dove la mente entra come linfa di nutrimento.Non aveva dubbi che la lettura fosse un piacere, ma leggere per lei, era diventata necessità, che faceva riflettere liberamente, collocando anche le proprie decisioni, in un contesto più ampio.Leggere un buon libro, non era per Ida sostituire altre forme di conoscenza, ma ricevere una visione più ricca e articolata del mondo, nel quale personalmente non aveva scelto di vivere.

Nel corso dei secoli, tanti scrittori, poeti e filosofi si sono interrogati su cosa significa "amore", ma uno solo è il vero,quello senza condizioni.Amare senza riserve è come una questione di parole giuste al momento giusto; un sentimento che si può declinare in molti modi: come amore puro, amore platonico, amore vero. "Dare senza ricevere è il gesto più nobile in assoluto" L'amore incondizionato è la vera essenza dell' umanità, la parte migliore che distingue l'essere , come una foto bella che lascia senza parole, per esssere contemplata.Bisognerebbe pensare di più (e più spesso) cosa vuol dire amare, ed al significato più genuino di questo sentimento così forte e pervasivo.

Leggere, era diventato per Ida qualcosa di magico da accarezzare, con tante esperienze diverse in più luoghi del mondo da visitare. Incredibili e inarrivabili, suscitavano in lei interesse e curiosità,che si mescolavano ad episodi emozionanti, che solo un buon libro riesce a regalare. ,A volte, le pareva di varcare territori di felicità avvolgente, dove l'amore richiedeva sforzi, per sapere di chi o di cosa si è innammorati. La consapevolezza dell’innamoramento è qualcosa di meraviglioso,non diverso da tutto ciò che arriva dall'irreale,che ha un codice di maliziosa magia tutta da vivere.

Un libro suscita sensazioni diverse, facendo immergere in luoghi ed episodi ,dove interesse e curiosità, varcano i confini dei territori dove regnano felicità e sogno.Essi aprono le porte incantate dell’immaginario,Amare senza riserve è questione di parole giuste al momento giusto.L'amore per Ida non era come una ciliegina sulla torta,ma permettersi di più,come cambiamento esistenziale.Il mondo cambia velocemente, sotto gli occhi, ma sono i libri, che fanno comprendere l'essenzialità dei cambiamenti.

La decisione di cambiamento presa da Ida era quella di dare spazio a tutti i suoi pensieri per concludere al meglio le sue esperienze, questa volta non erano da leggere, ma da scrivere,voleva dare vita ad un "diario" per dare spazio al proprio vissuto,che come flusso ininterrotto della sua esistenza, si semplificava tra i ricordi. Un diario dove scrivere,tutto della propria vita,crea complicità con se stessi, che lontani da occhi indiscreti, stimola confidenza di quelle emozioni insostenibili del cuore,senza testimoni che "se stessi".

Liliana


















Patrizia51 Oggetto:   12 Apr, 2018 - 12:30  Profilo Rispondi citando   

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Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.

Haruki Murakami


... Il tempo passa, le cose e le persone cambiano, e la vita ci sorprende coi suoi tempi e i suoi modi, con nuove prove e nuovi disegni: quelle che fino a poco tempo fa sembravano certezze, si sono dissolte come neve al sole e quelle che sembravano precarietà hanno invece messo radici; ma per quanto ancora? Per quanto tempo prima che una tempesta le sradichi e le travolga, e che tutto debba nuovamente essere messo in discussione?

Certo è che ogni avvenimento lascia il suo segno.... e ogni volta ne esci diverso, cambiato in qualche modo, piccolo o grande che sia quello che è accaduto.

Capita così di ritrovarsi più buoni, o più disponibili, o più sensibili e generosi; ma anche più diffidenti, più delusi, più scoraggiati, più arrabbiati, e tutto questo mai in maniera definitiva: ogni esperienza ci trasforma e ci fa diventare quello che siamo, in un eterno divenire.

E allora?

Allora non ci resta che guardare al futuro, fiduciosi che "nulla si crea e nulla si distrugge", con le certezze del nostro passato, ma anche con le aspettative di chi sa che da questo passato può trarre la sua "forza".

Non ci resta che accettare serenamente e consapevolmente tutto quello che la vita vorrà ancora regalarci, rimescolando ogni volta le sue carte e rimettendoci nuovamente in gioco.

.... per tutti i domani che Dio vorrà ancora concederci.







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liliana Oggetto: Cambiamenti  08 Apr, 2018 - 08:30  Profilo Rispondi citando   

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Cambiamenti


I cambiamenti fanno parte della vita, molte cose cambiano ed il passato, sembra racchiuso nelle pagine di un grande libro, con vicende che s’intrecciano tra futuro e passato, dove solo l'universo è testimone di storie fatto di scienza, di progresso e d’umanità che hanno attraversato i millenni.
I ricordi sono pagine di un personale libro,dove non tutti gli episodi sono speciali, famosi o piacevoli, ma possono insegnare a stare meglio con se stessi con l'esperienza.
I ricordi a volte sono scorrevoli come riesce a fare la lettura di un ottimo libro,che anche se letto tutto d'un fiato, lascia valutare quanto il racconto ha dato.
Ci sono episodi che tornano a galla, come un viaggio all’interno della mente; vicende gradite o non apprezzate riemergono, con persone e cose che anche se brevemente conosciute, rimangono nella memoria con piccole cose, tra i pensieri infiniti.
Vivere è un appassionante viaggio intenso e sensuale, dolce e profondo, che mostra i diversi significati dell’amore e le incontrastabili e misteriose magie che lo uniscono.
Il passato lascia apprezzare molti personaggi,che anche se brevemente apparsi, sono rimasti come scrittori di un libro, con qualcosa di magico che va oltre la trama o il fattore biologico di chi scrive.Un libro,può essere letto tutto d'un fiato,ma anche in pochissimo tempo si può valutare quanto il racconto ha dato.
Bisognerebbe guardarsi dentro più spesso, per non sentirsi strani, come chi dice:
"non sono mai troppo felice, ma neanche troppo triste, non mi dispiace la pioggia, ma non disprezzo il sole",vorrei ridere ma mi viene da piangere",
Forse i veri pensieri si sono bloccati in eterno,come chi guarda il cielo non sapendogli dare un vero colore, anche se molte fonti spiegano il suo colore blu, ma a conferire la precisa tonalità, intervengono altri fattori simili a quelli della nostra vita, intrecciata da sensazioni, frutto dei sensi o aspirazioni dell'anima.
I momenti tra anima e corpo si alternano e non sempre sono gestibili e integrati.
Capita di attivare il desiderio di essere completamente liberi dai condizionamenti del corpo, come sono possibili esperienze totalmente legate alle reazioni del fisico.
Le interpretazioni delle vicende umane possono essere molte, qualcuno dice affidata dal caso, qualcun altro come frutto di disgrazia o di fortuna, ma rimane sempre la domanda:" da dove nasciamo e dove torniamo?Una domanda irrequieta che percorre tutta l’esistenza, suggerita tra la limitatezza del corpo e l’infinito dello spirito.
Si nasce circondati da molti misteri, che nella vita da adulti, solo piccole cose si riescono ad intuire, ma rimane la domanda da mille punti:
"quando troveremo pace?"
Ma forse l' esperienza manca per rispondere nel modo giusto …


Liliana
Patrizia51 Oggetto:   30 Mar, 2018 - 08:59  Profilo Rispondi citando   

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E' sempre bene dire la verità, anche se fa soffrire, o è meglio mentire per salvare verità e sofferenza?


Le bugie non si dicono.
Te l’ho detto, Marta.
Ma lo sai.
Mi hai visto dirti la verità con fatica.
Una verità arrampicata sugli specchi.
Perché, a volte, la verità ha bisogno di una bugia per essere detta.
Ma devi essere grande per dire le bugie che aiutano la verità.
Se no puoi far male.
Dire una bugia è una responsabilità più grande di dire la verità.
E tu sei piccola.
E poi i bambini la verità la vivono e non hanno bisogno di dirla.
E allora gli basta la faccia.
E allora ti basta la faccia amore mio.

Da grande avrai bisogno delle parole.
E allora dire la verità sarà a volte dire una bugia.
Ma ora no.
Le bugie non si dicono.

Ma, Marta, una cosa è importante: le bugie non si scrivono mai.
Mai.
Mai.
Le cose scritte sono per sempre.
Anche un solo foglietto.
Anche se lo strappi in mille pezzi.
Anche se lo sotterri.

E’ scritto per sempre.
Rimane.
Una bugia scritta è una menzogna.
Offende la verità, sempre.
Non la serve, mai.
Se menti, non scrivere.
Parla, distogli gli occhi.
Parla veloce, metti una mano davanti alla bocca.
Stai attenta.
Se vuoi bene a qualcuno e, la verità la puoi solo mentire.
Stai attenta.
Fallo bene.
Non la scrivere mai.
Soffrirebbe.
Anche se strappasse tutto.
Ormai è scritto.
Ora io ti scrivo.
Scrivo a me.
Ma è per te.
A voce ti dico una bugia per poterti dire la verità sull’amore.
Sull’amore mio.
E ci sto attenta.
Ma se scrivo.

Se mento, che scrivo a fare?
E allora, ecco.
Non è facile.
Non ho parole buone, belle, per dire come ama tua madre.
Le parole che ci sono, non dicono quello che io sono, che io vivo.

(Il Diario di Paci, Mauro Leonardi)

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Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: Buona Pasqua  28 Mar, 2018 - 05:28  Profilo Rispondi citando   

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Ho scelto dal web questa pagina per ricordare insieme La S.Pasqua

Pasqua è ormai nell’aria, come ci testimoniano le giornate di primavera sempre più lunghe e luminose, la temperatura più tiepida, le immancabili piogge d’aprile. Come sempre in questo periodo dell’anno, risorge la voglia di uscire all’aria aperta, di spostarsi e organizzare gite ed escursioni, per non parlare del classico picnic di Pasquetta, tanto atteso dai bambini. Ma la Pasqua, prima che essere occasione di divertimento, di goduriose scorpacciate di dolci tipici e di uova di cioccolato, è una festa religiosa importantissima, ricca di tradizioni e di manifestazioni diverse in tutta Italia.

Alla Passione e Resurrezione d Gesù, sono associati non solo riti antichi e suggestivi, ma anche leggende e racconti che, seppur non sempre “ortodossi” ai fatti evangelici, pure sono bellissimi e commoventi, e contribuiscono ad impreziosire il già ricco repertorio immaginifico di questa ricorrenza. Pensando soprattutto ai bambini, per i quali la Pasqua è sempre una Festa molto attesa e partecipata, ecco perciò qualcuno di questi bei racconti, che legano alla figura del Cristo, piccole storie di piante e di animali, perfette per aiutare i più piccini a comprendere il profondo significato di trasformazione che è collegato con i festeggiamenti pasquali. Buona lettura!

Racconti di Pasqua: la leggenda della passiflora

Nei giorni lontani, quando il mondo era tutto nuovo, la primavera fece balzare dalle tenebre verso la luce tutte le piante della Terra, e tutte fiorirono come per incanto. Solo una pianta non udì il richiamo della primavera, e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla la primavera era già lontana… “ Fa’ che anch’io fiorisca, o Signore!” Pregò la piantina. “Tu pure fiorirai”, rispose il Signore. “Quando?” chiese con ansia la piccola pianta senza nome. “Un giorno… “e l’occhio di Dio si velò di tristezza. Era ormai passato molto tempo, la primavera anche quell’anno era venuta e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori. Tutte le piante, fuorché la piantina senza nome. Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti: un uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce, aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue… “Vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini” pensò la piantina con un fremito… Gesù in quel momento le passava accanto, e una lacrima mista a sangue cadde sulla piantina pietosa. Subito sbocciò un fiore bizzarro, che portava nella corolla gli strumenti della passione: una corona, un martello, dei chiodi… era la passiflora, il fiore della passione.

Racconti di Pasqua: la leggenda del salice

Gesù saliva verso il Calvario, portando sulle spalle piagate la croce pesante. Sangue e sudore scendevano a rigare il volto santo coronato di spine. Vicino a Lui camminava la Madre, insieme ad altre pie donne. Gli uccellini, al passaggio della triste processione, si rifugiavano, impauriti, tra i rami degli alberi. Ad un tratto Gesù stramazzò al suolo. Due soldatacci, armati di frusta, si precipitarono su di Lui, allontanando la Madre, che tentava di rialzarlo “Su, muoviti! E tu, donna, stàttene da parte.” Gesù tentò di rialzarsi, ma la croce troppo pesante glielo impedì. Era caduto ai piedi di un salice … Cercò inutilmente di aggrapparsi al tronco. Allora l’albero pietoso chinò fino a terra i suoi rami lunghi e sottili perché potesse, afferrandosi ad essi, rialzarsi con minor fatica. Quando Gesù riprese il faticoso cammino, l’albero rimase coi rami pendenti verso terra: perciò fu chiamato Salice Piangente.

Racconti di Pasqua: la leggenda del pettirosso

Gesù era sulla Croce. Le spine della corona che stringeva la fronte si conficcavano nelle sue bianche carni facendo uscir grosse gocce di sangue. Un uccellino, che volava poco distante, vedendo la sofferenza di Gesù, sentì tanta pietà per Lui. Gli si avvicinò con un leggero bisbiglio. Cosa, disse l’uccellino? Forse rimproverò gli uomini di essere stati cattivi, forse, rivolse a Gesù tenere parole di consolazione. Poi tentò di portargli aiuto e, col becco tolse alcune di quelle spine che lo torturavano. Le piume dell’uccellino caritatevole si macchiarono di rosso. L’uccellino conservò, come prova di amore, quelle gocce di sangue sul suo cuoricino. Gli uomini vedendolo lo chiamarono pettirosso. Ancora oggi tutti gli uccellini che appartengono alla famiglia dei pettirossi hanno sul petto qualche piumetta sanguigna.

Auguri a tutti Liliana




liliana Oggetto: Il cambiamento  26 Mar, 2018 - 12:49  Profilo Rispondi citando   

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Il cambiamento

Che vuoi fare da grande?Una domanda che da bambina non era mai stata rivolta a Giorgia , forse perchè alle bambine di un tempo, la domanda era superflua e i desideri rimanevano sconosciuti o non permessi come lo erano i sogni e le scelte.

Nell' epoca romana, la libertà e le scelte delle donne erano affidate al capofamiglia, ed anche nel corso dei secoli la donna non aveva ancora acquistato sia nella società che nella famiglia,un ruolo importante,per essere alla pari con l’uomo.

Solo durante i secoli la donna ha acquistato nella società un ruolo sempre più importante,ma sempre difficile per la parità con l’uomo.

A volte appare che la superiorità è una questione di massa muscolare, che diventa un modello interpretativo per l'organizzazione sociale, con ruoli specializzati e gerarchizzati, che come causa principale,crea la differenza nei due sessi, geneticamente non modificabile nel corso della vita.

Alla fine del Settecento, maggiore forza fisica e maggiore resistenza alla fatica, conferivano maggiore attitudine alle attività, dove queste caratteristiche, davano un vantaggio competitivo nella lotta per la vita. Caccia, esplorazione del territorio, agricoltura, difesa dalle aggressioni esterne, conflitti tra gruppi o guerre ne sono i più immediati esempi.

La "leadership sociale" era una conseguenza di questa "leadership di tipo muscolare". Logico quindi che venisse accettata la cosiddetta “superiorità biologica” della razza maschile.

La storia greca e romana, mostrano la donna come una semplice figura presente nel nucleo familiare, a cui erano concessi pochi diritti e poche libertà. L’unico dovere che aveva, era l'accudimento della casa,del marito,dei figli.Solo durante i secoli la donna ha acquistato nella società un ruolo sempre più importante, non arrivando però, alla parità con l’uomo.Non è raro sapere che in alcune società, alla donna non viene concesso il permesso di uscire di casa, o comunque svolgere alcuni compiti che la donna di oggi, compie abitudinariamente.

Si vive ciò che altri hanno scelto di fare vivere,mentre il pensiero si chiude in se stesso e vuole capire chi si è veramente e il valore della vita.

Giorgia era consapevole, che la differenza tra una ragazzina e una donna vera, non era semplicemente l’età,o l'osservanza dei costumi, ma una questione di personalità, di atteggiamento e di qualità, Una ragazzina si perde in pettegolezzi, una vera donna sa argomentare. Ci sono cose che trascendono dallo scorrere degli anni ed anche da ragazzina per Giorgia, la prospettiva del suo futuro non prevedeva di essere mantenuta da qualche uomo, ma come una vera donna, avrebbe cercato con orgoglio una propria indipendenza economica.

Non aveva mai avuto pretese, forse perchè conosceva i suoi limiti ed era consapevole che la libertà inizia dall'indipendenza interiore,come minima concessione di libertà.Aveva anche capito che era necessario ragionare sempre senza moralismi, lontano anche dai fenomeni di cui si coglie solo parzialmente la portata, come trovare lo sposo, ma con il posto fisso.

La differenza tra una ragazza e una donna vera non è semplicemente l’età. Si vive ciò che altri hanno scelto di fare vivere,mentre il pensiero si chiude in se stesso e vuole capire chi si è veramente-


Gli atttimi volano veloci,sembrano non raggiungibile o non passare mai. Il passato resta bloccato con antichi ricordi che hanno il sapore di ciò che non potrà più essere. Il futuro è assorbito dal "qui ed ora" che ha bisogno di tutte le energie e risorse per essere affrontato. Il tempo che sempre scorre veloce e inarrestabile, appare a volte fermo, come cristallizzato, mentre più volre si vive ciò che non si è scelto di vivere, il pensiero pare chiuso in se stesso per capire chi si è veramente, che cosa ha dato la vita.

Il viaggio non ha più la dimensione dello spazio e del tempo, si rivolge all'interiorità, che cerca la solitudine, la sola che può permettere di intraprendere il cammino.

Il coraggio si trova nelle parole dello: "
Spirituale e Mistico Osho":


"Il cambiamento ti darà vitalità… più vitalità, energia ed entusiasmo. Allora non sarai più come uno stagno… chiuso da ogni parte, immobile. Diventerai come un fiume che fluisce verso l’ignoto, verso l’oceano in cui si dissolve."

Liliana






liliana Oggetto: Racconto per la Domenica delle Palme  25 Mar, 2018 - 11:25  Profilo Rispondi citando   

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Racconto per la domenica delle palme Dal web







Bisogna che mi presenti: mi chiamo Onorio Fortunato; gli amici mi chiamano confidenzialmente O Effe. Il perché di questo nome un po’ stravagante lo si capirà al termine della storia che sto per raccontare. Dimenticavo: sono un asino, non nel senso di stupido, ma proprio di asino.

Per la verità, quando ebbe luogo quello che sto per raccontare, ero un asinello. Tutto accadde (quasi) all’improvviso. Vidi arrivare due individui trafelati che parlottavano tra loro. Non pensavo che cercassero me. Infatti, all’epoca, per l’età che avevo (quasi un anno) non ero ancora stato adibito a nessuna delle funzioni per cui in Palestina servono gli asini. Nessuno ancora mi era salito in groppa; non avevo ancora portato pesi e me ne stavo tutto il giorno vicino alla casa dei padroni che, per prudenza, mi tenevano ben legato al muro. L’asino con cui vivevo era in realtà un’asina perché si trattava di mia madre. Più o meno sapevo della vita che mi aspettava; anche se mia madre, in modo vago e sornione come fanno di solito gli asini, mi aveva accennato di un tale che era passato per casa qualche volta; era un amico del padrone e mi guardava con un occhio particolare. Secondo lei aveva un disegno su di me. Non si sbagliava.

Arrivano i due trafelati. Erano i giorni della Pasqua (io non potevo saperlo perchè era la prima Pasqua della mia vita); discutono con il padrone e mi slegano.

Io cominciai a preoccuparmi; mi era sembrato che il padrone si stesse affezionando a me e quindi non capivo la facilità con cui permetteva a degli sconosciuti di trascinarmi via; a far cosa, poi?

Opposi resistenza; la situazione non era chiara e i due erano un po’ antipatici. Parlavano tra loro di andare a Gerusalemme. E perchè non vanno da soli e a piedi? Gerusalemme è poco distante. (Dimeticavo di dire che io sono di Betfage, quattro case, appena dietro il Monte degli Ulivi, a due passi da Betania). Non era chiaro cosa andassero a fare a Gerusalemme; uno diceva che sarebbe certamente successo qualcosa di grosso e che a lui doveva toccare di stare tra i primi nel ‘regno’ (ma quale regno? mi sembravano se non dei poveracci, certamente non gente di alto rango); l’altro rispondeva che, con tutta la fatica che aveva fatto fino ad allora, il braccio destro doveva essere lui e che comunque bisognava fare i conti anche con gli altri dieci.

A meno che – e qui il discorso si faceva ancora più misterioso – il maestro avesse fatto un gesto speciale dei suoi, spiazzando tutti.

‘Non credo – diceva il più focoso – perchè non può rovinare tutta la fama che si è fatto in Galilea’. Questo nome mi ha fatto ridere; dovete sapere che tra gli asini circolano molte storielle divertenti sulla stupidità degli asini di Galilea. Beh – mi son detto – se questa è gente della Galilea posso stare tranquillo; non combinano nulla di buono: basta che non mi portino con loro in quel postaccio del Nord.

Trotterellavo tranquillo immerso in questi pensieri quando mi trovo davanti a lui. I due gli consegnano la corda che avevo al collo. Per prima cosa me la toglie (poi ho saputo che lui toglie le corde a tutti quelli che incontra perchè li lega in un altro modo) e mi dà una carezza. Io ho cominciato a non capire più niente. Non erano mani normali; erano leggere e calde, più calde della lingua di mia madre e comunicavano un senso di gioia e ottimismo. Trovare uno che si prende cura di un asino non è cosa da poco, ma lui ha fatto di più: mi ha fatto capire che gli servivo e che ero importante per lui. Ma non è finita: quasi con terrore ho capito che voleva cavalcarmi. E’ stato un attimo terribile. Adesso ho capito perchè mi avevano slegato e portato fin lì: era giunto il momento di essere cavalcato (brutto verbo che non sopporto, non solo per via del riferimento al cavallo, ma perchè ho sempre sentito gli asini adulti lamentarsi che, a parte i bambini, portare qualcuno ti spacca la groppa in due). Ero troppo giovane e nessuno mi aveva ancora cavalcato; di solito si comincia con i bambini, ma questo era un uomo e che uomo!

Io mi sono spaventato e mi sono messo di lato; ‘avete sbagliato, dovevate prendere un altro asino; io sono ancora giovane e inesperto’. Lui fece finta di nulla e dolcemente mi tirò a se. Io non seppi resistere, chiusi gli occhi, strinsi i denti e ‘sia quel che sia; c’è sempre una prima volta: speriamo di non cadere’.

Rimasi in attesa; mi sembrò che non succedesse più nulla: ‘meno male, ha capito che non sono un asino adatto’ . Ma poi, ecco, di nuovo una carezza...Incredibile lui era già su di me ed io non sentivo alcun peso; ‘Non è possibile: è vero che è magro, ma non sentirlo neppure. Mi è andata bene per essere la prima volta sono un asino Fortunato’.

Il personaggio che avevo in groppa si abbassò dolcemente e mi sussurrò all’orecchio: ‘E’ ora: dobbiamo andare’. Ormai per me era fatta; non potevo tirarmi indietro, ma non sapevo neppure come fare ad andare avanti.

Se penzola da una parte e cade? Se comincia a picchiare? E poi ‘andare’, ma dove? E a fare che? E come faccio a tornare a casa: io non conosco ancora le strade. Qui si mette male.

Cominciavo a non capire più niente; ‘è vero che sono un asino, ma non sono stupido come quelli della Galilea’ . Improvvisamente ho pensato a mia madre: se lei mi ha lasciato andare vuol dire che potevo fidarmi; non avrebbe mai accettato, precisa com’era, di lasciarmi andare con degli sconosciuti. Magari era dietro e mi seguiva per riportarmi a casa. Mi girai per rassicurarmi e invece di mia madre vidi un gran movimento di gente: tanti bambini che correvano da tutte le parti. Lui doveva essere simpatico ai bambini perchè lo salutavano con gioia. C’erano anche altri asini, ma mia madre no. Attimo di panico. E’ durato poco perchè avvertii una sensazione che non avrei più dimenticato e che ha cambiato definitivamente la mia vita di asino. Mi sembrò di essere portato in braccio; giuro: questa era la sensazione. Non ero io che portavo questo signore importante, ma era lui che portava me. Mi rendo conto che quello che dico ha dell’incredibile, eppure era così. Ma chi è Costui? E perchè ha valuto un asino come me?

Ma perchè mi fa sentire così leggero?. Deve essere qualcuno di veramente importante; così oltre che Fortunato mi sentivo anche Onorato.

Preso da questi pensieri quasi non mi accorsi di essere ormai in cima al monte e lì davanti vidi, finalmente, Gerusalemme. E’ stata un’emozione grande; tutti parlavano della città che stava di là dalla cima, ma io fino ad allora conoscevo bene solo le mosche e le crepe del muro che avevo sempre davanti agli occhi.

Gerusalemme è bellissima; non sembra neanche una città. Il tempio, enorme e bianco, era proprio lì di fronte a me; in realtà stava al di là della Valle così che per raggiungerlo bisognava scendere e risalire. Davanti a noi stava una bella porta, con un frenetico via vai di gente. Arrivavano da lontano dei canti e si intravedevano processioni di gente variopinta, in preghiera. Anche se non ero ancora un asino esperto ho capito subito che doveva trattarsi dei preparativi di una grande festa.

Il mio ‘passeggero leggero’ alla vista di Gerusalemme ha avuto un fremito, come se piangesse; non potevo vederlo, ma rallentai l’andatura quasi per fargli capire che potevamo ancora tornare indietro. Lui avvertì che avevo rallentato il passo mi toccò dolcemente e sospirò; mi sembra che abbia detto :’non possiamo fermarci; è una vita che aspetto questo momento. Su coraggio, non sono solo’.

(Povero illuso; se solo avesse saputo quello che sarebbe successo di lì a poco).

Appena iniziai la discesa giù per un bel sentiero, nascosto tra fichi e ulivi, dalla folla che avevamo attorno e che si andava sempre più ingrossando si alzò un canto. Le parole erano per me nuove e strane; le avrei capite molto più tardi. ‘Osanna, benedetto colui che viene nel nome del Signore, osanna al Figlio di Davide’. ‘Figlio di Davide’ Vuoi vedere che questo è un signore nobile e che nella grande città riceverà tanti onori? Allora i galilei non avevano torto; qui c’è un regno in vista. Per questo hanno preso un asino piccolo, così sarebbe cresciuto bene e sarebbe stato un asino da re (alla faccia di tutti i cavalli).

La folla cresceva; quasi facevo fatica ad attraversarla. Finalmente alzai la testa e presi un aspetto fiero come si conveniva al momento; ogni paura se n’era andata: la leggerezza del Signore, la vista della folla, i canti esaltati, la festa...tutto era bello e mi sentivo importante; ero passato quasi all’improvviso dalla paura al sogno; tutto era chiaro: il potere è nostro! (Col senno di poi ho capito che quello fu l’unico pensiero da asino stupido). Qualcuno cominciò a stendere rami e vestiti per terra; per me era un problema perchè rischiavo di inciampare ad ogni passo. Mi parve che il Signore importante si sentisse un pò sollevato.

Ero così preso dalla folla che quasi non mi accorsi di alcuni personaggi che guardavano tutto stando in disparte; non sembravano affatto contenti. C’erano anche i soldati romani a cavallo; non stavano per niente bene in quella scena. Mi sono sentito più bello e più importante dei cavalli. Loro erano alti e forti, ma tanto irrequieti; certo loro sono animali da guerra, gli asini, invece, sono animali di pace; quei cavalli mi facevano paura; non erano lì per far festa al Re. Io credevo che ce l’avessero con me per invidia; in realtà non accettavano il nuovo Signore.

Se i romani andavano avanti e indietro, quelli in disparte stavano fermi ed erano molto pensierosi; non potevano andare su e giù perchè avevano degli strani vestiti; pensai:’Almeno ci fosse qui mia madre che conosce tutte queste cose; lei era stata tante volte a Gerusalemme e quindi conosce queste persone importanti che a Betfage non si sono mai viste in giro’.

Cominciai a temere per la mia Leggerezza. Perchè non tutti erano contenti? Cosa stavano pensando di Lui? Lo seppi subito quando cercarono di far tacere i bambini e la folla osannante. Il Signore reagì; mi parve anche un pò arrabbiato: ’se tacciono loro – disse – si metteranno a cantare le pietre’.

Io non conoscevo il potere, ma avevo più volte sentito dire che può fare tanto male. Mi sarebbe piaciuto che tutti potessero provare la strana sensazione di gioia che ho avuto quando ho offerto il mio groppone al Signore importante. ‘Adesso non li perdo di vista un attimo: se solo pensano di fare qualcosa di male al mio Signore....’ Mi son voltato e non c’erano più.

La cosa mi inquietò non poco. Avevo la netta sensazione che fossero intenti a preparare qualcosa.

Il Signore era tranquillo, rispondeva al saluto dei bambini ed era contento di vedere tante gente che gli faceva festa. Anche il gruppetto dei suoi amici, tra i quali distinsi con chiarezza i due che mi avevano preso e che ormai mi apparivano simpatici, si era calmato e a stento riuscivano a tenere lontani i bambini (per me questi amici si davano troppo arie).

Stavamo risalendo, ormai dalla valle verso la porta del tempio. Girammo a sinistra e, a questo punto, il Signore scese e continuò a piedi.

Appena sceso mi diede un’altra carezza delle sue; c’era un grazie ed anche una specie di invito rassicurante: ‘aspettami qui e non muoverti’. Io lo segui con lo sguardo mentre si avviava verso la scalinata che portava nei cortili del tempio. Si fermò all’improvviso e, urlando, scacciò dal tempio una folla di venditori; ‘voi - diceva – avete cambiato la casa di mio Padre (sic!) e l’avete fatta diventare una spelonca di ladri’.

Ho proprio sentito bene e cominciai a chiedermi chi fosse veramente il Signore che avevo portato, e chi era suo Padre?. Dissi tra me. ‘Mi sa che se continua così qua finisce male e allora addio regno’. Dopo questa scena vidi che i suoi amici e la folla cominciarono a stare a distanza. Intanto i capi (ormai li avevo notati bene e sapevo riconoscerli, anche se erano vestiti in due o tre modi diversi) si stavano agitando. Si capiva che il Signore dava loro molto fastidio. Facevano gestacci alla gente come per mandarli a casa. Io continuavo a cercare il Signore importante con lo sguardo, ma ormai non lo vedevo più. Penso sia entrato nel tempio.

Mi invase una grande paura. Ero così leggero con Lui in groppa e mi sentivo così confuso e appesantito senza di Lui.

Mi era rimasta la carezza. Il luogo dove aveva posto la sua mano aveva conservato la sua presenza; nelle ore, interminabili, che seguirono quella carezza mi sembrava fresca sotto il sole e quando il sole cominciò a tramontare, mi parve calda e rassicurante. Ero sicuro che sarebbe tornato; passò molto tempo. Forse mi sono anche addormentato un pò. A tratti mi assaliva la paura: se non viene a prendermi come faccio a tornare a casa; e poi: quale casa. Ormai mi sembrava impossibile stare senza di Lui. E’ come se mi avesse comprato; gli asini si affezionano. Ma il ricordo della carezza mi dava fiducia; in fondo Lui mi ha detto di aspettarlo lì.

Il tempio si stava svuotando, la gente rientrava a casa; ma Lui non si vedeva. Cercavo tra la gente che usciva dalla porta il volto di qualcuno dei suoi amici; ma non c’era più nessuno.

Si stava facendo buio; a quell’ora Gerusalemme è nel pieno del suo splendore; la luce radente fa vivere le pietre e sembra che ciascuna di esse brilli di una luce interna. Ero assorto nella gioia di quello spettacolo.

Sentii un rumore di passi che si avvicinavano veloci: era Lui con i suoi amici. Vedendomi sorrise.

Mi alzai di scatto pronto ad accoglierLo. In quel momento capii che avrei potuto portarlo in capo al mondo.

Il suo volto era stanco e bellissimo; zoppicava un pò e non aveva il passo spedito con cui si era presentato al mattino; ‘Ha proprio bisogno di un asino’, pensai.

La Leggerezza mi salì in groppa e, in silenzio, risalimmo dalla valle verso il Monte degli Ulivi. Non eravamo ancora in cima che già il buio era calato e i suoi amici accesero le torce.

A me parve che il Signore dormisse; comunque era pensoso. I suoi amici mi parvero preoccupati.

Era chiaro che qualcosa era andato storto; di regno non si parlava più. Rispetto al mattino mi sembrava di essere diventato un asino in fuga. Perchè non si era fermato a dormire a Gerusalemme? Cosa era successo esattamente nel tempio? Cosa stavano facendo adesso i potenti? Lo prenderanno di mira o lo lasceranno in pace? Il giorno dopo l’avrei rivisto oppure la mia vita tornava come prima? Ma, poi, chi era veramente Colui che avevo portato su di me in quel giorno?

Buona Domenica delle Palme a tutti

Liliana






liliana Oggetto: Lendifferenze  24 Mar, 2018 - 08:08  Profilo Rispondi citando   

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Le differenze


L'arrogante è senza dubbio la personalità più negativa che si possa incontrare, con la manifestazione di superiorità e la mancanza di empatia, sono inclini alla manipolazione e alla mancanza di rispetto con totale nonchalance. La presenza di queste persone nella vita, può rappresentare una fonte di stress. ma per imparare ad affrontarli con obiettività riconoscendo i limiti di un vero arrogante, il primo passo è fondamentale per disinnescarlo. Daila, cercava di capire il comportamento arrogante di alcune persone e, per superare gli stati d'animo da loro provocati, si avvaleva di un ottimo antidoto come: "stupirsi, meravigliarsi e appassionarsi, che non sono per niente banali, ma rappresentano un modo per raggiungere uno stato mentale di consapevolezza, serenità e felicità, in mezzo alle infinità di piccoli avvenimenti quotidiani, che possono verificarsi ed addolorare.

"Una rondine non fa primavera e forse per tante cose, bisognava ricorrere alla "Filosofia". Socrate sosteneva con non malcelata ironia di “sapere di non sapere”. Ma Il rispetto è la capacità di osservare chi sono gli altri esiste veramente? Certo che esiste, ma potrebbe però non bastare, perché il rispetto è una scelta che lascia vedere anche se stessi da se stessi, con l'unicità, ed essere amarti per ciò che si è realmente. L’amore è traducibile in una meravigliosa frase, universale e senza tempo: Fai quello che vorresti ricevere. Se vuoi farti rispettare, fai ciò che ritieni giusto, dai sempre quello che vorresti ricevere anche, e forse soprattutto, a chi non lo darà mai a te.

Daila, ben sapeva che gli arroganti tendono a generalizzare, basandosi sulle loro limitate esperienze di vita, vorrebbero imporre agli altri il loro punto di vista. Per superare delle prove, lo stupore verso le piccole cose non deve essere smarrito, perché migliora la vita e mette in connessione con il mondo e le persone; senza considerare che è un ottimo antidoto anti stress, contro la noia e la negatività che spesso prendono il sopravvento. Stupirsi, meravigliarsi e appassionarsi non è banale,ma rappresenta un modo per raggiungere uno stato mentale di consapevolezza, serenità e felicità, che a differenza di alcuni comportamenti lascia anche stupire per la gentilezza che suscita chi la promuove, come il sorriso dedicato a un volto imbronciato, con il ringraziamento anche di un solo sguardo.

La gentilezza ha bisogno di essere coltivata ed è attraverso l’esercizio quotidiano, che s'iniziano a vedere i piccoli cambiamenti che, senza ombra di dubbio, aumentano la qualità della vita. E' attraverso l'essere che si esprime l'identità, la propria unicità, il contenuto di una manifestazione necessaria, ci sono molte persone, che a tutti i costi vogliono apparire, la moda dei tatuaggi, imperversa da diversi anni nelle ultime generazioni, questo può significare che l'immagine vuole prevalere, mettendola in vista con : "mostrarsi". Secoli di politica, economia, cultura, costume, cronaca, spettacolo e sport. con personaggi conosciuti da vicino oppure osservati solo da lontano, si possono distinguere come un tempo i buoni e i cattivi venivano scritti sulla lavagna di scuola. Ma per sapere cosa è la vita, non è sufficiente il significato del nascere e morire, ma quanto vale è il concetto di educazione, legato al significato del buon vivere.

La famiglia è il luogo dell’amore, poi c’è la scuola, ma il difficile è stabilire chi sia l'educatore. L’educatore è uno che deve continuamente essere educato? Forse il paradosso da risolvere, esiste tra due persone di generazioni diverse.

Tra il nuovo c'è l'amore, ma non come una parte di se stessi da cambiare a proprio piacimento, anche se alcuni studiosi di biotecnologie, trattano il mal d'amore alla stregua di una depressione, alla ricerca della "pozione magica" per sconfiggerlo. Ci sono notizie che i primi farmaci "anti-amore" sono già stati somministrati in qualche Nazione. Alla luce di tante possibità, una divertente domanda frullava nella mente di Daila: E se esistesse un interruttore? Un pulsante da poter premere quando vogliamo, per far smettere tutte quelle vocine non desiderate che abbiamo a volte in testa? Ma un interruttore di questo genere, doveva ammettere che: "Il pensiero è l'attività di un processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell'immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni altra cosa, una grande unica forza che si esprime con il: pensare".E' attraverso l'essere che si esprime l'identità, la propria unicità, il contenuto di una manifestazione necessaria, sono molte le persone, che a tutti i costi vogliono apparire, vedasi la moda dei tatuaggi, che imperversa da diversi anni nelle ultime generazioni, questo può significare che l'immagine vuole prevalere, mettendola in vista con : "mostrarsi".

Ma le parole pronunciate da: Giovanni Paolo II sono stupende per descrivere l'amore: L'uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso, se non gli viene rivelato l'amore, se non s'incontra con l'amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente.Ma ci sono emozioni totalmente opposte nella vita di tutti, ma che con un sola domanda si possono risolvere: Esisterebbe l'amore, se non vi fosse l'odio? E il bene, sarebbe pensabile senza il male?



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Giudittagi Oggetto:   20 Mar, 2018 - 16:27  Profilo Rispondi citando   

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 Che strano, volevo scrivere di un libro letto recentemente nella sezione libri e invece non mi dà il segnale di scrittura e quindi niente, non posso scrivere. e allora scrivo qui, e racconterò brevemente il libro che ho letto e che mi ha colpito, anche se la scrittura non è delle più eccellenti. Il libro si intitola " La ragazza della neve" di una certa Pam Jenoff. L'ho comprato in versione digitale su Amazon, Euro 0,99. Il prezzo è stato decisivo. Mi sono detta -al limite ho buttato 1 Euro. E invece mi sono appassionata. Tratta la storia di una ragazza sedicenne, olandese, che rimane incinta di un giovane soldato tedesco. Siamo nel 1944. Il padre la caccia di casa e lei viene accolta in una struttura per ragazze madri dove partorisce un bimbo che le viene subito tolto per darlo in adozione.Dopo di che viene dimessa e girovagando senza meta capita nella stazione di un piccolo paese in mezzo a boschi rigogliosi e qualcuno le dà un buco dove dormire e un lavoro da sguattera nella stazione medesima per sopravvivere. Da quella stazione passano i treni che portano i disgraziati all'est. Una notte lei percepisce rumori strani provenienti da un vagone fermo in attesa di partire l'indomani. Incuriosita va, riesce ad aprire la porta del vagone merci e trova un gran numero di bambini piccolissimi che gemono stremati dalla fame e dal freddo. Molti sono morti o moribondi. Un piccolo di pochi mesi agita un braccino verso di lei e senza pensare lei lo prende, se lo nasconde sotto il logoro cappotto e comincia a correre verso il bosco. E qui comincia una penosa fuga verso l'ignoto. Fugge e basta, cadendo spesso nella neve, fino all'ultima caduta, quando non ce la fa più a rialzarsi e perde i sensi. Si sveglia diverse ore dopo in una casa con qualcuno che la cura. E qui comincia la sua nuova vita all'interno di un circo pieno di gente che si allena,che lavora alle strutture e a tutto quello che riguarda gli spettacoli,  insomma una comunità di gente che vive una vita parallela e separta dal mondo circostante in guerra. Fino a quando i due mondi inevitabilmente si incontrano, le SS catturano un clown irriverente, un ebreo si impicca, la guerra irrompe furiosa nel pacifico mondo del circo e infine un incendio disastroso devasta tutto, oggetti persone  e vite innocenti. La ragazza della neve muore ma il piccolo ebreo viene salvato dalla  trapezista ( che è la seconda protagonista della vicenda) che riesce a imbarcarsi per l' America. Il libro rievoca praticamente un solo anno in cui si condensano le vicende di più persone e prende spunto da una mostra su duecento anni di circo che si tiene a Parigi una cinquantina di anni dopo gli eventi narrati. Mi sono informata su Google circa i vagoni carichi di neonati. Mi sembrava talmente orribile che volevo credere ad un volo di macabra fantasia dell'autrice e invece no, era vero: i bambini evidentemente troppo piccoli per camminare venivano strappati ai genitori  e stivati in vagoni della morte nei quali erano destinati a morire prima di arrivare a destinazione.  Un altro aspetto inconcepibile dell'efferatezza umana. Com'è possibile?
liliana Oggetto: Con mente e cuore  18 Mar, 2018 - 15:16  Profilo Rispondi citando   

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Con mente e cuore

Amanda con la sua mente ed il suo cuore,andava spesso in una piccola Città affacciata sul mare, era come se avesse riposto in quel luogo un libro, dove aveva conservato pace e sogni con un pezzo della sua vita. Di tanto in tanto, briciole di quella lontana magia riaffioravano, con il ricordo della lunga, confusa, complicata dichiarazione d'amore, che per la prima volta aveva ricevuto.

Le parole mai cancellate, risalivano dal profondo del cuore e con uguale intensità, le risentiva mentre dicevano:" Ci sei tu nel buio, c'è il tuo silenzio,c'è la tua musica". Nella sua anima, anche se era passato molto tempo,quelle parole non si erano mai cancellate. Forse in quelle, era rimasto anche il fluido di un'epoca dominata dal romanticismo, senza che il piacere o il narcisismo, addomesticassero ogni passione eccessiva.

Amanda aveva scelto la strada dell'arte, diventata per lei fondamentale, per abolire la distanza tra artista e pubblico, facendone una comunicazione sociale, uno specchio e un laboratorio di cambiamenti. Il corpo femminile, lo impiegava, perchè venisse visto come mezzo espressivo primario, per un percorso artistico non tortuoso, attraverso il quale le donne erano protagoniste, per palesare i vari aspetti delle condizioni di donna nel mondo.

Il suo sistema di vita, era diventato un intensissimo ed eccezionale dialogo, indissolubile tra la forza e il senso della vita,che raggomitolato in un groviglio di fili, costituiva la trama stessa dei suoi ragionamenti. L'età dell'amore non ha un'epoca, nè frammenti, nè suggestioni, l’amore è un susseguirsi di microstorie di vita, vissuta nel quotidiano con leggero vigore e scanzonato coinvolgimento emotivo.Tra lacrime e sorrisi,piegando la testa e chiudendo gli occhi,sorprende sempre meravigliosamente, tutte le volte che si pensa di sollevare la mano per sfiorare la guancia amata.Ma quanto soprende maggiormente è sentire una dolce voce dire:"Io sono qui per amarti, per stringerti fra le braccia. Sono qui per imparare da te e ricevere in cambio il tuo amore. Sono qui perchè non c’è nessun altro luogo in cui vorrei essere.

Una domanda spietata, sapientemente costruita, girava intorno alla donna che voleva essere, ma che sentiva morta ormai da lungo tempo, insieme al suo primo amore, la cui figura faceva da sfondo, all'intero romanzo che avrebbe voluto vivere, ma che secondo il più classico dei copioni, un banale intreccio di sorti aveva disperso.“La vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Canta, ridi, balla, ama, piangi e vivi intensamente ogni momento della tua vita, prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.” stupende parole dette proprio da un uomo di teatro come:"Charles Chaplin"

Nel corso di una vita, ci sono eventi con trame disordinate dove l'avventura prevale sul desiderio, ma in quelle oscillazioni, c'è lo stesso destino dove la vita ne riceve il senso, ma lo stesso senso imprigiona e incatena all'irremissibile. Amanda, pensava molto spesso di sbagliare,poi ravvedendosi diceva che era solo un prodotto della sua confusione e che doveva rendersene conto prima,perchè le parole non dette, lasciano un rimpianto che niente e nessuno potrà colmare.

Immaginava di leggere una lettera di chi aveva detto di amarla,in quella lettera c'era il profumo del mare o forse era quello della gioventù. Sentiva che la parte più importante di se stessa, scivolava via lentamente con tantissime cose mai sperimentate, ma aveva speranza che, prima o poi, poteva vivere l’emozione di vederle arrivare alla stazione principale, con un bagaglio che non avevano,all'inizio del loro viaggio.

Liliana


liliana Oggetto: Ogni riferimento è puramente casuale  06 Mar, 2018 - 10:22  Profilo Rispondi citando   

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Ogni riferimento è puramente casuale


L'orizzonte è la linea che sottolinea l’infinito.Victor Hugò. Gli anni passavano,ma Laila,cercava ancora di oltrepassare quella linea,per vedere oltre.Un' oltre inrangiungibile decisamente simile al tempo."Laila era sempre più convinta che ogni età ha il suo fascino, con il suo bagaglio d’esperienza ed ogni singola esperienza,nasce dall'età. Infatti pesando due età differenti su di una bilancia,il risultato più evidente di peso maggiore,viene ottenuto da chi ha avuto l'aggiunta, di quanto è chiamata: "Esperienza".

In ogni persona, nasce e muore qualcosa ed ogni momento della vita, non si è più quello che si era un momento prima. lo diceva Eraclito di Efeso filosofo greco antico, uno dei maggiori pensatori presocratici detto "skoteinòs",l'oscuro, perchè il suo pensiero risultava particolarmente difficile da comprendere ed è stato interpretato nei modi più diversi.Eraclito è comunemente passato alla storia come il "filosofo del divenire" legato al motto "tutto scorre (pánta rei). In ogni generazione,nascono nuovi obiettivi,forse ciascuno di queste diviene condizionante nei contesti di vita,iniziando dalla famiglia

. Da giovanetta Laila, aveva l’opprimente sensazione di vivere nella famiglia sbagliata; la vita le appariva sprecata, con tante proibizioni. A volte,quando dolcemente assorta, seguiva i suoi pensieri sognando ad occhi aperti; la voce di sua madre,in maniera severa la redarguiva dicendole : "Va bene sognare, ma i piedi devi tenerli sempre per terra ! Isogni non vengono serviti su un piatto d'argento, per farli avverare, bisogna sudare e lottare."

Le paure, le lacrime le ragioni,a volte funzionavano facendola sentire in colpa,semplicemente guardando l'espressione dei genitori, che non mancavano di enumerare tutti i sacrifici che facevano, quasi fosse un contratto non rispettato, che diventava reato,se la felicità veniva sognata in un modo diverso.Forse a loro, sarebbe bastato leggere quanto scritto da :"F. Nietzsche" nella gaia scienza ed adoperare quelle giuste parole :"Quanto manca alla vetta? Tu sali e non pensarci" .

Con il passare degli anni, la salita era avvenuta, ed immaginando una futura maternità, Laila si convinceva che i figli, quando ne sono capaci, devono essere lasciati liberi di camminare con le loro gambe,possibilmente scegliere da soli la strada per essere felici o forse no, ma almeno la strada poteva essere stata scelta liberamente.Nei momenti di difficoltà,tutti devono contare sulle persone amate, credere nella voce cara che dice: “Si, ce la farai!”, se si incontra un'inevitabile ostacolo.Voler bene ai figli, significa essere per loro un sostegno, un punto di riferimento, non impedimento alla libertà di lecite esperienze.Un genitore,non deve limitarsi ad insegnare al proprio figlio, solo quello che si è appreso da bambini, perché le epoche diventano diverse. Laila aveva spesso dubbi sul suo futuro ruolo di madre,"avrebbe rispettato tutto quanto si rende giusto e necessario per un figlio?".

Molte donne, sono consapevoli che con il figlio, il legame si instaura dalla gestazione,ed è facile comprendere che "una parte propria è la stessa del figlio"..altre spegazioni possono apparire superflue, ma mai nessuno metterà in dubbio le buone intenzioni dei genitori. C’è però una bella differenza tra educare i figli e contagiarli con le proprie incertezze,imponendo la propria scala di valori.Laila,non voleva trasmettere ad un figlio, l'uguale opprimente sensazione da lei provata.Pensava però che c'è sempre un momento per esprimere qualcosa che resta strozzato in gola, che da anni si vorrebbe pronunciare agli assillanti genitori in ispecial modo alle cinquanta sfumature di mamme : "togliti dalle balle". Ecco il coraggio di pensare le parole da dire l'aveva trovato, bastava soltanto un sorriso ed aggiungere:

"ogni riferimento è puramente Casuale".



Liliana








liliana Oggetto: Vita e Mistero  02 Mar, 2018 - 08:21  Profilo Rispondi citando   

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Vita e Mistero

Nel momento di ogni presentazione, doveva ripetere più volte il suo nome e cognome: "Alida Eiref " forse qualcuno pensava che non era stato pronunciato bene, per proteggersi da qualche identità segreta, mentre altri lo confondevano oon un nome di invenzione artistica, copiato da un cartellone pubblicitario.Non era insolito che al momento di qualche presentazione, le venisse in mente anche un annedoto letto su Giosuè Carducci, quando era docente universitario a Bologna, e si presentò uno studente, pregandolo di volergli firmare il libretto di frequenza: “Come si chiama lei?”, gli domandò il Poeta. E quello, timidamente, “Rossi Arturo”. Bruscamente, quasi sgarbatamente, il Carducci gli restituì il libretto senza neppure aprirlo: “Le farò la firma quando avrà imparato a dire correttamente il suo nome!”. Lo studente guardò il professore con aria interrogativa. E il Carducci, ancor più severo: “Per sua regola, si dice e si scrive sempre il nome prima del cognome. L’eccezione è ammessa solo in caso di necessità alfabetiche!”. E il libretto non fu firmato.

Nome e cognome le avevano procurato anche sofferenza da bambina, quando in qualche gita scolastica,il suo nome e cognome appariva ai compagni una triste telenovela straniera. Ma non poteva colpevolizzare i suoi genitori per il cognome,anche se era stata concepita e fatta nascere a "Napoli. " Di quella Città, meravigliosa, aveva ereditato tutta l’energia e il calore che diffonde. "Secondo una leggenda, la fondatrice della Città fù :" Parthenope" (termine che in greco significa vergine)Parthenope era una leggiadra fanciulla che viveva in Grecia, in un paese che si affacciava sul mar Jonio.

L'intelligenza e la volontà di impegnarsi negli studi, non era mai mancata ad Alida che si era laureata in "Giurisprudenza",ma alle aule del trbunale, tra memorie difensive o singole arringhe per vicende processuali, aveva preferito conquistare l'interesse del pubblico,calcando il palcoscenico teatrale . Si era impegnata a studiare recitazione e dizione, per diventare una brava attrice, ma mirava a distinguersi come regista e autrice di "commedie.

Non era stato difficile assecondare la sua vocazione, dotata di:" versatilità e comunicabilità", poteva esprimere il suo carattere con: "audacia, socievolezza,spontaneità".Ma per suscitare l'apprezzamento degli altri, bisognava acquisirne il diritto, usando delle regole. Regole, che gli uomini si sono dati per organizzare e far funzionare al meglio la loro vita comune, in piena libertà . Kant sosteneva che:" la libertà non consiste nel fare tutto senza regole, ma al contrario avere la determinazione di agire nel rispetto delle condizioni morali riconosciute."Ma non è possibile credere solo al genere letterario che rende gradevole una lettura, le varie tesi con il confronto, possono evidenziare la verità, sempre importante per capire se dietro una norma, si nasconde un’imposizione fastidiosa. La possibilità di stare bene con se stessi e con gli altri, nasce soprattutto nell' esercitare senza limiti la propria libertà.

Alida ricordava di aver visto uno spettacolo che indagava il mistero più misterioso di tutti: "riuscire a vivere". Il mistero del vivere si dipana in molte storie, a volte anche con un andamento fiabesco, ma le vicende accadono, possedendo una verità del tutto indipendente.Ci sono solo alcuni interrogativi, ai quali la risposta non è data in modo chiaro, ma da intuire. A distanza di tempo, molte cose sembrano diverse,anche i sogni a volte perdono i desideri,ma sono sempre pronti a cercare antiche verità, non dimenticate. La verità, se ancora non si possiede,porge una visione del mondo da cercare con "intelligenza". Quella calorosa del cuore si discosta da quella intellettuale fredda della mente, perchè è una ragione sensibile che parla direttamente all'altro nel suo profondo. Importante è non perdere mai la capacità di dialogare intuendone il senso,che anche dall'inizio dell'antica filosofia, fù giudicato strumento prezioso della riflessione. Durante la vita le storie si addensano,ognuna racchiude più di una storia, ogni persona ha la sua storia con la sua verità, ma è importante la capacità di essere aperti all'ascolto e al dialogo. Per dirla con le parole del grande poeta spagnolo Antonio Machado: "la tua verità? No ! "la Verità vieni con me a cercarla, la tua, tienitela".

La verità dell'esistenza,viene svelata solo in parte, lasciando nell’anima la sensazione che proseguendo il cammino,ci sia la parte di mistero avvolto in qualcosa di sconosciuto che nell’immediato, non servirebbe a nessuna cosa.

Alida, più volte aveva pensato di mettere ordine in soffitta,dove i libri riposti cominciavano ad essere troppi, forse qualcuno doveva essere eliminato,anche se non aveva cuore di farlo. Salita sulla solita scala, era decisa a fare la selezione. Il colore di qualche copertina di libro, appariva ancora brillante, anche se il resto del libro era diventato vecchio. Alida iniziò a rovistare anche tra le pagine dei vecchi notes, molti pensieri erano stati scritti sulle paginette, in attesa forse, di essere revisionati per completare un romanzo da tempo iniziato. Parole dopo parole, suggerivano che non tutto doveva essere eliminato. Le parole si armonizzavano con i pensieri, che con noncuranza, parevano ringraziarla per non essere stati distrutti, mentre il profumo della carta, non ancora del tutto dissolto,aleggiava intorno tenuamente,emanando il mistero della sopravvivenza.

Nella trama del romanzo da completare, era posssibile descrivere emozioni e sensazioni, scegliendo come titolo : "Vita", ma per personalizzarlo e renderlo speciale,il titolo da scegliere poteva essere:"Mistero". Il mistero l'affascinava moltissimo con tutte le profezie,gli ufo,i fantasmi,i films,i libri e i programmi televisivi di successo, ma..come creare il titolo?Una timida vocina si fece udire,ma è facile:Vita e mistero!



Liliana



































liliana Oggetto: Come una favola  23 Feb, 2018 - 12:17  Profilo Rispondi citando   

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Come una favola


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Anna aveva scelto di indossare una camicetta di colore rosa,forse incosciamente desiderava che dello stesso colore fossero i suoi pensieri, che sembravano in fuga e colorati solo in " bianco e nero". Sperava che nel suo cuore, entrasse l'intero arcobaleno, perchè è risaputo che i colori, migliorano "l'umore" della vita di tutti i giorni, per essere affrontata con "serenità". Da qualche tempo, le sue giornate apparivano vuote, ma con uno sguardo più attento, rivelavano il contrario: "troppo piene" di cose ed azioni,eseguite quasi in automatico, senza gesti spontanei e vitali per dare "gusto" al trascorrere del tempo.

Senza un perchè anche l'entusiasmo e le capacità creative, apparivano scemate,carenti di parole che hanno una forza incredibile per lasciare scoprire il loro potere, che ampliate nel giusto contesto, possono trasmettere “emozioni indescrivibili,” ma sempre nel modo possibile, per descrivere anche una semplice emozione. “Prendersi del tempo per pensare, aumenta le risorse per una crescita più sicura che le parole sanno trovare per ogni circostanza, anche se nello spazio di pochissimo tempo,arrivano le insoddisfazioni.

La stanchezza, poteva essere una causa di quella scarsa voglia di affrontare qualsiasi cosa da portare avanti,dove improvvisamente emergevano paure e senso di inadeguatezza, con sensazioni che dipendevano solo da lei stessa,che potevano essere trasformati in preziosi alleati, per la mappa mentale, capace di sviluppare nuovamente l'organizzazione dei pensieri.

Forse c'era bisogno di qualche tempo per rielaborare e sentire il gusto delle cose, mentre i pensieri del "suo oggi" e i ricordi "dell' ieri" si mescolavano al profumo di caffè che invadeva già la stanza, insieme alla consapevolezza di quello che desiderava scrivere.

Mano a mano che proseguiva nel suo nuovo racconto,Anna si accorgeva che la trama, appariva priva di coinvolgimento, portando il racconto ad arenarsi, senza creare suspense dall'inizio della storia;

ma per i personaggi del suo racconto, non voleva amori contrastati, non era intenzionata a descrivere unioni di coppie che rimanevano insieme con indifferenza, solo per convenienza.

Sono molte le coppie che hanno storie che si somigliano, stesse contraddizioni ma con l'apparenza di "coppia perfetta",con una sposa che non si ribella o forse si ribella troppo all'indiffernza.

Contrariamente a quello che si crede, "l'indifferenza,"non è legata alla carenza d’amore, che comunque ha la sua rilevanza,ma alla "qualità dell’amore",che riferito all’altro come "persona", lo stimola e gli permette di svilupparsi, ma quando è riferito all’altro come "oggetto" lo schiaccia e gli impedisce di crescere.

Ma esiste la coppia perfetta?Anna non perdeva mai la speranza che nella vita, le cose possono essere migliorate. Soffermandosi un attimo a guardare la sua esistenza,tutto appariva quasi banale,sempre in attesa di un evento inaspettato,che all'improvviso la trasformasse, con la conoscenza di un grande amore,uno vero che tiene sempre accesa una fiamma che non si spegne mai.

Molto spesso Anna si chiedeva se esiste il "destino", ma sopratutto come si è in grado di osservarlo, forse è come aprire un varco alla comprensione dell'uomo che non è libero, questa non "libertà" anela alla "libertà", la quale non è per nulla un ideale astratto, bensì una forza dirigente che risiede nell'essere umano.Era importante per Anna,impegnarsi a spiegare quello che viveva, non in senso scientifico ma in senso esistenziale,sforzandosi di trovare soluzioni alternative, per elaborare idee utili, rimediando a qualche piccolo fallimento. In fondo ad Anna, piaceva credere che ci fossero delle "casualità" e che queste "casualità" possono essere fortunate con "il libero arbitrio." La fede di Anna non era credere nel libero arbitrio o al destino, ma ad una libertà che non sta nell'arbitrio, ma nell'assenza di costrizioni, che consente a ciascuno di svilupparsi secondo le leggi naturali.

Macchiavelli a proposito di destino diceva :" il destino è come un gioco che va assecondato, c'è chi lo segue senza saperlo e vive una vita felice, e chi cerca disperatamente il significato della propria vita sperando di avere delle risposte.

Anna quelle risposte le cercava sempre, per chiedere se il destino fosse ancora nelle sue mani o se ci fosse quacosa di inevitabile già scritto, senza il bisogno di assecondarlo.Aveva sempre ascoltato con cuore aperto le favole che fluivano dalla voce calda di sua madre,

Il problema è che le favole non diventano realtà,l'ultima riga lascia sempre una certa insoddisfazione:" E vissero per sempre felici e contenti." Avrebbe voluto davvero sapere cosa succedeva dopo, ma tutto ha bisogno di mistero, le favole in particolare, altrimenti che favole sono?




Liliana




Patrizia51 Oggetto:   21 Feb, 2018 - 08:37  Profilo Rispondi citando   

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Leggo stamani su "Invece Concita", la rubrica di Concita de Gregorio su La Repubblica, una bella riflessione sulla malattia, su una malattia particolare con la quale credo in qualche modo, direttamente o indirettamente, tutti abbiamo avuto a che fare: il tumore (che io chiamo "bubbo nero" ).
Sulla scia delle dichiarazioni ed esternazioni degli ultimi giorni di alcuni personaggi più o meno noti, serve conoscere anche l'opinione di persone comuni, la maggior parte delle quali vive nel silenzio e affronta con coraggio e determinazione quello che la vita, ad un certo punto, propone, sapendo con estrema certezza che questo incontro sarà un incontro "per sempre", perché per sempre ci sarà un prima e un dopo, per sempre ci sarà il dubbio se se n'è andato oppure no, per sempre ci sarà la certezza che forse qualcosa, subdolamente e di nascosto, ti sta fregando....

Riporto qui la lettera di Elisa, una bella lezione di vita.

“Mi chiamo Elisa, ho 33 anni e sono fortunata perché circondata da tutto l’affetto della mia zoppa famiglia. Zoppa perché sette anni fa abbiamo perso la mia mamma per un frequentissimo, ma mai banale tumore al seno. La mia mamma che era il centro del mio mondo. Le siamo stati accanto fino alla fine, in simbiosi, lasciandola andare avvolta dal nostro amore. In questi ultimi giorni diversi giornali hanno riportato le storie di Nadia Toffa e Daria Bignardi.
Ammiro molto queste due donne che considero armate di un estremo coraggio, forte tempra e dolcezza infinita. Ho apprezzato la schiettezza e la determinazione con cui Nadia ha parlato della sua lotta e il riserbo e la pacatezza di Daria. Mi permetta però di dissentire su alcune cose. Il tumore si combatte anche quando hai finito le terapie e sei rimandata a casa, quando ti tolgono il port, quando sei a casa coi tuoi figli e li guardi e pensi se li vedrai mai diventare genitori.
Lo combatti ed è una lotta costante. Un malato oncologico sa benissimo che una volta finite le terapie ci potrebbe essere, nascosto da qualche parte nel suo corpo, un cecchino silenzioso pronto a colpirlo. Per questo si ama più intensamente, si vive con più passione. Chi dice ho vinto il cancro, finite le terapie, mi fa rabbrividire. Purtroppo hai vinto solo il primo round.
Un’altra cosa che mi ha lasciato interdetta è dire di non aver avuto paura di morire. E’ incredibile e inconcepibile. Non puoi non avere paura di cellule del tuo corpo impazzite che invece di aiutarti ti vogliono ammazzare. Dire di non avere paura fa sentire inadeguate tutte le persone che ce l’hanno e che lottano tutti i giorni contro il tumore e contro la paura, e le fa sentire sole. Non ci si deve vergognare di avere il cancro, giusto.
Anche queste fantastiche donne penso che abbiano sentito la vergogna sociale di essere malate, ma perché succede? Non c’è nulla di male a essere malate purtroppo. Un grande abbraccio a tutti i malati palesati e a quelli nascosti. Forza! Noi siete soli”.

(link)

La cosa più importante, in queste circostanze, è sapere con certezza come stanno le cose e fare tutto quello che è possibile fare; affrontare con determinazione e voglia di vincere questo "nemico" che non rinuncia a nessun mezzo per farsi strada; avere la certezza che, comunque vada, tu sarai il vincitore, perché nessun medico, nessuna cura, nessuna statistica, nessuna casistica ti garantirà un qualunque risultato certo: ogni caso è un caso a sé e si comporta per ciascuno in maniera unica; le certezze vengono solo dalla nostra volontà di affrontare ed accettare; da come il tuo corpo sta reagendo; da quello che la vita ha deciso per te.
Ma quello che conta, soprattutto, è chi ti sta accanto, chi ti ama, chi vive con te la tua sofferenza e ti circonda con una grande abbraccio.





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Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto:   17 Feb, 2018 - 12:37  Profilo Rispondi citando   

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Mi è stato chiesto da alcuni amici di ripubblicare questo mio racconto, che conservo nel blog di "anziani.it pagine personali di Liliana" in data 13.08.2008

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Il Madonnaro

Mi fermai ammirata,mentre lui il "Madonnaro",tracciava sul marciapiedi i primi tratti della sua opera. L'ispirazione appariva pura, trasmettibile,allora pensai ad una preghiera,anzi la poetai…sinceramente stupita. Non avevo mai visto sprecare quell'arte,che da lì a poco avrebbe perso ogni fascino,cancellandosi.


Non mi sentivo bigotta dell'arte religiosa,ma osservavo quella Madonna che, piano,piano si delineava.Era un arte senza pregiudizi e pudori, di un intimo estro che si librava nel'infinito

Il Madonnaro,continuava così chinato a far prevalere la sua creativiità. Il simbolo di quell'arte credo avesse un nome:" libertà ", efficace per andare ovunque e spargere un seme di cultura che non aveva padroni.Era il pensiero apparso, pensato e poi fatto mito, il detto espresso dal proprio intimo, che trovava una galleria più vasta ed anonima.Anonimo come egli stesso si presentava in quella forma .

Quell'artista, aveva capito che nel comporre non rimaneva mai solo,nessuno artista lo è mentre compone,perchè l'epifania del pensiero viene espresso e vissuto.Alla fine del suo lavoro l'uomo ponendosi ritto,dando un ultimo sguardo alla sua composizione,lanciò un'occhiata intorno Mi avvicinai per dirgli bravo! La mia sembrava un estasi razionale espressa in quella parola; gli chiesi il suo nome, sorrise, credi che se avessi un nome mi fermerei a disegnare nelle strade del mondo? Faccio parte dei Folli, il mio nome è: "folle" ma il concetto di "follia" bisogna capirlo; ad un tratto gli proposi di andare a pranzo insieme, accettò, pensando forse che in quel momento la folle fossi io.

Il suo nome rimase così come si era presentato, non aveva una statura particolarmente aitante,ora che lo vedevo ritto potevo osservarlo meglio,ma quanto mi affascinava erano i suoi occhi. Uno sguardo carico di dolcezza e allo stesso tempo, pieno di fuoco.

Quasi avesse letto il mio pensiero disse: se non avessi avuto questo fuoco,non avrei potuto cambiare il mio destino.

Parlammo di tante cose,mi spiegò la miscelatura del colore,quello era il vero mistero delle opere,la natura era la più grande sua ispiratrice.

Non mi veniva più di pensare a lui come il: "Madonnaro",gli chiesi a bruciapelo se fosse religioso,mi guardò con l'aria di chi vuol commiserare, ma si trattenne dal parlare forse per non dispiacermi,poi con la voce più dolce e suadente che avessi mai inteso e, con la più incisiva espressione mai vista prima, eclamò:ma tu credi che saremmo insieme in questo momento, se non avessi fede in quello che disegno?

Non sò più in quale strada del mondo egli si trovi, tranne che quando entro in una Chiesa, in quel preciso istante sento accendersi dentro di me, il più arcano sentire spirituale, quello che può infiammare, non dando più senso alla follia nè al folle.

Liliana








liliana Oggetto: L'itinerario  15 Feb, 2018 - 10:56  Profilo Rispondi citando   

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L'itinerario

Silvia era una donna molto romantica, interessata alle commedie d'amore, drammi in costume, amava le storie di passioni lette nei libri, ma che le sarebbe piaciuto vivere romanticamente, almeno una volta nella vita.Ma per essere romantici, ci vogliono cure, premeditazione e creatività, trovando un modo inaspettato ed emozionante per esprimere il proprio amore ad un'altra persona. Non era difficile essere romantico senza sentirsi banale o ipocrita, aggettivi che per Silvia non contavano,anzi sempre pronta a stupirsi per semplici cose, che le donavano freschezza per essere anche romantica .

Un notizia che aveva suscitato in Silvia molto stupore, era stato quella dichiarata da i due storici ricercatori spagnoli, "Margarita Torres, e lo storico dell'arte José Manuel Ortega del Rio"che affermavano: "abbiamo trovato il Santo Graal!" Una folla così non si era mai vista nella Basilica di San Isidoro a Leòn, nel nord della Spagna, nel museo che ospitava il tesoro.

Quella Nazione era per Silvia un sogno da realizzare con un viaggio, si era acculturata sui luoghi più seducenti e importanti da visitare,dove non mancavano opere assolutamente uniche, come la "Cattedrale di Barcellona", la "Sagrada Familia", "il monastero di Montserrat", "il Museo di Picasso" e tanto altro ancora.Certo le sarebbe piaciuto anche dara un'occhiata a quella "Coppa", che forse tolti gli orpelli, poteva sembrare anche "una tipica coppa da libagione", che di solito è presente sugli altari, dove abitualmente si officiano i tipici rituali ebraici di sacrificio e ringraziamento.

Il Sacro Graal, attirava tanti fedeli e curiosi, ma lei voleva essere davvero tra quelli ? Molti avevano la gioia di vedere una coppa molto speciale, si trattava addirittura di quella usata da "Gesù Cristo" durante l’Ultima Cena. Subito dopo l’annuncio, centinaia di turisti affollavano San Isidoro, per vedere personalmente quel "Calice. " ma le polemiche facevano amplificare l’eco della scoperta, subito dopo l’annuncio, per lo spazio insufficiente, per tanti visitatori. Il reperto dalla teca nella quale era esposto, era in attesa di essere predisposto nello spazio sufficientemente più ampio, adeguato alla grande affluenza di pubblico. “Qualcuno si recava in quel luogo,per motivi religiosi, altri per curiosità, ma molti erano gli scettici”.

Il calice troppo prezioso non poteva essere sfruttato per promuovere il turismo.la visita per ammirare il Santo Graal, per la credenza di Silvia, era affidata alla "fede",definibile come l'adesione a un messaggio o un annuncio fondata sull'accettazione di una realtà invisibile. Una realtà che non risulta immediatamente evidente, ma viene accolta come vera, nonostante l'oscurità che l'avvolge. Per Silvia non faceva differenza, se la coppa del Cristo fosse stata ammirata nella visita a "Valencia" o da qualche altra parte; lei continuava a credere, non nell’oggetto,ma nella "Persona.”



Liliana




liliana Oggetto: san Valentino  12 Feb, 2018 - 11:18  Profilo Rispondi citando   

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San Valentino

Si era riunita con gli amici, per festeggiare il giorno dedicato agli innamorati. Sisina, era una ragazza che non si fermava mai ai primi risultati di un fatto e gli amici, avevano trasformato il suo nome, da "Sisina in"Curiosina", per la sua voglia di conoscenza.Sisina amava moltissimo, una massima di Euraclito: "Chi è sveglio partecipa al mondo comune, chi sogna si rifugia in uno suo proprio".I sogni,sono inseparabili compagni dell'anima,dove ognuno vive nell’universo che è capace di immaginare.nella sua parte più segreta.Forse anche la tradizione di unire S. Valentino agli innamorati nasce nella parte segreta di un sogno d'amore.
Alla sollecitazione degli amici,che volevano conoscere come era nata quella tradizione, Sisina senza ulteriori divagazioni, iniziò a raccontare quanto aveva appreso dai libri consultati:


Valentino,Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni, per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano. Secondo alcune fonti, Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata; i due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva.Nell’Antica Roma, si celebrava la festa dei Lupercali, un rito per propiziare il risveglio della natura e la fertilità delle giovani donne. L’antico rito pagano fu celebrato fino al V° secolo d.C. quando la Chiesa decise di santificare la festa a San Valentino.Il Santo degli Innamorati.Fu Papa Gelasio che elesse San Valentino custode degli innamorati.Circa due secoli prima, il Santo, allora vescovo di Terni, fu giustiziato proprio il 14 febbraio su richiesta dell’imperatore Marco Aurelio Claudio Quintillo che lo giudicò colpevole di celebrare matrimoni cristiani.

Mentre attendeva la sua esecuzione, il futuro santo si innamorò della figlia cieca del suo guardiano a cui lasciò un biglietto dove si firmava ‘Il tuo Valentino’. Poi, prima di morire, riuscì ad abbracciare la ragazza donandole nuovamente la vista.

La tradizione dello scambio è riuscita a sopravvivere nei secoli: "negli Stati Uniti i biglietti d’amore sono chiamati ‘Valentine’ mentre in Germania sono i ‘biglietti dell’amicizia".Cuori e rose rosse.il 14 febbraio,diventano un tripudio di simboli che rappresentano l’amore.Primo fra tutti è il cuore che identifica l’insieme della vita e dell’amore. Il 14 febbraio ,non mancano mai le rose rosse, considerate simbolo della passione.La leggenda racconta che San Valentino sentì due giovani fidanzati litigare, per portare la pace, raccolse una rosa dal suo giardino. Il Santo la regalò alla coppia e rimase con loro a pregare, perché Dio facesse durare per sempre il loro amore.










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liliana Oggetto: Il cerchio chiamato amore  08 Feb, 2018 - 18:04  Profilo Rispondi citando   

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Il cerchio chiamato Amore

Le loro strade stavano per dividersi , tra Marcella e Carlo, soffiava già il vento del cambiamento che nell' anima di Marcella, diventava un "vento impetuoso." dove il passato, con l'alternarsi di fatti e personaggi, a volte suscitava commozione, altre indignazione. Alcuni visi le tornavano in mente, altri si sforzava di riconoscerli, quasi che quelle apparizioni di figure monocromatiche, fossero rimasti dipinti su una tela di sottile perfidia,per derterminare il vero padrone del destino. A causa di quel malessere causato dall'amore, Marcella oltre a desiderare di strapparsi il cuore per far cessare il dolore, non aveva voglia di affrontare il nascere di ogni nuovo giorno, che appariva sempre uguale. Non era abituata a subire tanta pigrizia, si era sempre creata una vita indipendente, con obbiettivi validi, ricchi di interessi; uno dei tanti era indirizzato a cercare biografie di donne, che nel corso dei secoli, avevano dimostrato di poter incidere positivamente nello sviluppo di ogni società .

Volgendo lo sguardo al passato, era facile rendersi conto che le donne, sono sempre state tenute lontane da tutto ciò che viene considerato importante e decisivo, ciò che si chiedeva ad una donna ed ancora si continua a chiedere, è di essere una brava donna di casa, una moglie, una madre. L’istruzione che rappresentava un lusso riservato a poche fortunate, è rimasto ancora così in molte parti del mondo, dove le usanze non lasciano differenza. Nel corso dei secoli però,molte donne hanno rialzato la testa, dimostrando di poter incidere positivamente nello sviluppo di ogni società . Centinaia di donne hanno dedicato la loro vita e il loro lavoro, in molti campi diversi, per ispirare e influenzare positivamente non solo la vita di altre donne, ma quella di tutti.L'ammirazione di Marcella, era sempre più rivolta a quelle forti figure femminili che avevano lasciato un segno indelebile nell' animo di tanti, come parte integrante di un meccanismo universale,che aldilà del concetto di procreazione, è sempre più avviato verso la rinascita di meravigliosi periodi di armonia tra "la natura, l’uomo e il suo ambiente". Ogni creatura è prima di tutto figlio della Terra.

Pensare alla terra è come ricevere "insegnamento", uno strumento di comprensione che la "Natura" offre, per guidare attraverso sfide ardue della vita. Marcella ringraziava la natura, sentendo anche il suo dolore quasi svanire,con quella insana voglia di non fare nulla, superata da scopi e obbiettivi diversi, nati da punti di vista, che "abbracciavano" esperienze in tutti i sensi. Abbracciare è un verbo rivolto in generale ad altri, ma molte volte con l'abbraccio,si ricevono benefici personali. L'abbraccio, è il primo gesto d’amore che si riceve subito dopo essere nati. I neonati, stendono le braccia affinché i genitori li facciano toccare il cielo, per addormentarli e vivere sogni tranquilli.“Ti voglio bene”,si dice ad una persona amata o semplicemente per sentirsi amati, Donando amore e riceverne "appaga", come il battito di due cuori uno accanto all’altro, che insieme diventano un solo battito.

Esistono lezioni indispensabili, che da bambini bisogna apprendere, per vivere una vita sana, che solo la natura può insegnare, dove neanche da studi accademici è possibile ricevere.

Il cuore è un artista, accoglie per dipingerli, i colori che la natura offre, con le prime luci dell'aurora,dell'alba, del giorno, seguiti a sera dai riverberi infuocati del tramonto, pronti a salutare dal cielo profondamente,anche con l'argenteo brillio delle stelle.

Per provare emozioni, che fanno vivere intensamente, è sufficiente guardare come la Terra rinasce dalla distruzione del fuoco o da altre calamità che l'hanno danneggiata, ricoprendosi di fiori variopinti. Marcella desiderava che il suo cuore,diventasse simile alla terra, per far rinascere in lei quanto era stato distrutto.Ma l'amore è oggetto e soggetto senza distinzione, avvolge in un grande cerchio che gira, ricordando il suo nome:"Amore".

Liliana






















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