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liliana Oggetto: nostalgia  20 Apr, 2021 - 11:33  Profilo Rispondi citando   

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La sindrome della nostalgia - La Mente è Meravigliosa

Nostalgia: se non la combatti diventa una risorsa

La nostalgia è un sentimento che ci parla del passato per aprirci al nuovo: non serve cacciarla, ma coglierne il messaggio nascosto, che rompe l'inerzia.

La nostalgia (parola che deriva dal greco antico e significa "dolore del ritorno") è definibile come uno stato psicologico

o sentimento di tristezza e di rimpianto per la lontananza da persone o luoghi cari o per un evento collocato nel passato che si vorrebbe rivivere.

Nella vita di tutti giorni è abbastanza comune prendersi degli spazi per ripensare al passato.

Quando ricordiamo momenti trascorsi non possiamo non tenere in considerazione le emozioni e i sentimenti che entrano in gioco.

Quante volte ci capita di voler tornare indietro e agire diversamente? Quante volte crediamo di aver preso decisioni sbagliate con l’impossibilità di cambiare le nostre scelte?

Se il rimpianto nasce dal voltarsi indietro a guardare qualcosa che mai abbiamo colto, il rimorso ci assale per qualcosa che invece abbiamo detto o fatto ma che con il senno di poi giudichiamo sbagliato. Allo stesso tempo si aggiunge la nostalgia.

La differenza fondamentale tra rimpianto e nostalgia, sta nel fatto che rimpiangiamo le scelte non fatte o le parole non dette, ma proviamo nostalgia per persone o momenti della nostra vita che appartengono al passato. Situazioni vissute dunque,non evitate, ma che vorremmo rivivere ancora, che ci mancano; qualcosa che fu, che avrebbe potuto essere.

Credo che il rimpianto sia una conseguenza del proprio stato d’animo nel momento presente, che non permette di guardare con occhi lucidi la situazione.

Tu non fai una cosa perché non te la senti in quel momento, forse hai paura
di non essere pronto e quindi ti tiri indietro.Però vivere senza tentare significa rimanere col dubbio che ce l’avresti fatta.

È in questo modo che vivono molti di noi: legando indissolubilmente il presente al passato e rimuginando di continuo su cause, colpe, rimpianti e rimorsi per eventi che, di fatto, non esistono più se non nella loro testa.

Non riuscendo a
smaltire il passato, il cervello è pieno di pensieri inutili che portano a una perenne malinconia.Questo avviene perché filtriamo il nostro passato, attraverso i nostri attuali e mutevoli stati emotivi.

Quanto sono mutevoli i nostri sentimenti e quanto strano è l’attaccamento passionale alla vita, che abbiamo anche nel massimo della sofferenza !

Mary Shelley, Frankenstein a cura di Sara Lenzi 3N Classico 2.0- liceo G.B. Vico

Napoli







liliana Oggetto: unedč dell'Angelo  05 Apr, 2021 - 13:47  Profilo Rispondi citando   

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PASQUA: «Cristo è risorto, alleluia!» | Congregazione Suore di Carità

Il giorno successivo alla Pasqua, detto comunemente Pasquetta, è chiamato anche lunedì di Pasqua, nel calendario
liturgico cattolico: "lunedì dell'Ottava di Pasqua".

Questa festività che “allunga” quella di Pasqua, prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l'incontro dell'angelo con le donne giunte al sepolcro di Gesù.

Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di
Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro,dove Gesù era stato sepolto. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l'accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: "Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto" .E aggiunse: "Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli", ed esse si precipitarono a raccontare l'accaduto agli altri.

L'espressione "lunedì dell'Angelo", diffusa in Italia, è tradizionale ma non appartiene al calendario liturgico della Chiesa cattolica, il quale lo indica come lunedì dell'Ottava di Pasqua, alla stessa stregua degli altri giorni dell'ottava (martedì, mercoledì ecc.).

Non è giorno di precetto per i cattolici, fatta eccezione per la Germania e altri paesi
germanofoni.

Il lunedì di Pasqua è stato introdotto dallo Stato italiano come festività civile nel dopoguerra ed è festivo in diversi Paesi.
liliana Oggetto: Dante Alignieri  25 Mar, 2021 - 10:07  Profilo Rispondi citando   

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Il culto del Sommo Poeta, conosciuto più all'estero che in Italia |  Tarantobuonasera

Dante Alighieri
Festa nazionale, fortemente voluta dal ministro della Cultura:Dario Franceschini.

La Regione Lazio ha
organizzato numerose iniziative.

Incontri, letture d’autore e passeggiate virtuali: tanti gli eventi per celebrare i 700 anni dalla morte di Alighieri nel programma che arriva fino all’estate.

Si chiama “A Rivedere le Stelle” e da Roma abbraccia comuni e luoghi regionali tra musei, borghi e parchi.

Si può
visitare la Casa di Dante nel cuore di Trastevere, oppure passeggiare nel Parco di Veio con il progetto

Sui passi di Dante”.

Tra le altre location coinvolte anche il Castello di Santa Severa, le Ville Tuscolane e il parco archeologico di

Ostia Antica. Senza dimenticare il Colosseo, cornice delle letture di terzine dantesche che narrano le vicende cruciali della città, dalle origini alla fine dell’Impero.

liliana Oggetto: UN VERO CASO  22 Mar, 2021 - 17:05  Profilo Rispondi citando   

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La sorpresa - PEDIATRA TORINO-VISITE IN STUDIO E A DOMICILIO

Non riesco a capire, come un vecchio articolo possa venire alla luce, non scritto da poco tempo,anzi credo
che siano passati molti anni dalla sua pubblicazione.

Non ho ritenuto opportuno cancellarlo, perchè "Nonno Gatto" in questo sito,
è un personaggio per tutti caro ed importante.

L'argomento,trattava di ;"Destino o caso" questa volta senza dubbio:" un vero caso"


Liliana





liliana Oggetto: La lettera  17 Mar, 2021 - 10:36  Profilo Rispondi citando   

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L'impugnatura della matita - peppe ricciardi ritrattista in caserta italiaLa lettera che trascrivo con tutte le sue imperfeioni, è stata pubblicata sul web, ma è possibile esprimere un parere,conoscendo solo il suo contenuto e non il protagonista della vicenda?:



Ti scrivo questa lettera perche ho capito che la nostra storia è ormai arrivata al capolinea, chiaramante non per

mia a volontà..ma per tua ostinatezza e la solita e distruttiva irragionevolezza..vabbe, ormai la retorica non conta molto..pero ho alcune cose da dirti e te le diro..nulla di che ma ti voglio far ripercorrere le tue non promesse da cui poi tutto è nato, ma evdentemente il tuo amore non era poi cosi forte, altrimenti non avresti mai permesso di farmi andare via..di lasciare la tua mano...vatti a rileggere tutto quello che mi scivevi...

Io ho riepettato tutte le mie promesse la tua mano non l'ho mai lasciata, lo hai fatto tu e poi per cosa??? Ora forse stai meglio???

sei soddisfatta di aver cambiato le carte in tavola, il nostro sofferto accordo e questo la dice lunga si di te...e cmq La tua promessa non mantenuta era quella di evitarmi di rivedere i tui famosi amici...me l'avevi fatta dopo un anno di litigi..., sapevi che avrei avuto una reazione negativa, ma te ne sei fregata..ma credimi è una sensazione

per me distruttiva...che non voglio piu riprovare...nessuno mi paga per soffrire, io volevo stare bene co te, volevo solo amarti e farmi amare, ma tu hai permesso di far entrare tra noi la gelosia e ti avevo detto che sarebbe stata distruttiva che alla fine ci avrebbe fatto lasciare e cosi è stato, tu potevi evitare tutto questo..ma non hai mosso un dito, anzi mi hai pure attaccato...pazienza..In tutto questo tempo non ti sono stato sempre accanto, sensazione dopo sensazione, ho sperato in una tua nuova riflessione per non perderci, per non pedermi,.Ti scrivo questa lettera perche ho capito che la nostra storia è ormai arrivata al capolinea, chiaramante non per mia volontà..ma per tua ostinatezza e la solita e distruttiva irragionevolezza..vabbe, ormai la retorica non conta molto..pero ho alcune cose da dirti e te le dirò..nulla di che ma ti voglio far ripercorrere le tue non promesse da cui poi tutto è nato, ma evidentemente il tuo amore non era poi cosi forte, altrimenti non avresti mai permesso di farmi andare via..di lasciare la tua mano,,, vatti a rileggere tutto quello che mi scivevi...

Io ho riepettato tutte lemie promesse la tua mano non l'ho mai lasciata, lo hai fatto tu e poi per cosa???

Ora
forse stai meglio??? sei soddisfatta di aver cambiato le carte in tavola, il nostro sofferto accordo e questo la dice

lunga si di te...e cmq La tua promessa non mantenuta era quella di evitarmi di rivedere i tui famosi amici...

me l'avevi fatta dopo un anno di litigi..., sapevi che avrei avuto una reazione negativa, ma te ne sei fregata......ma credimi è una sensazione per me distruttiva...che non voglio piu riprovare...nessuno mi paga per soffrire, io volevo stare bene con te, volevo solo amarti e farmia amare, ma tu hai permesso di far entrare tra noi la gelosia e ti avevo detto che sarebbe stata distruttiva che alla fine ci avrebbe fatto lasciare e cosi è stato, tu potevi evitare tutto questo..ma non hai mosso un dito, anzi mi hapuraattaccato.... pazienza..In tutto questo tempo non ti sono stato sempre accanto, sensazione dopo sensazione, ho sperato in una tua nuova riflessione per non perderci, per non pedermi,..ma evidentemente io non sono cosi importante per te altrimenti avresti trovato il modo per non creare questa ennesima discussione. Per questo dopo tutti questi gg di tuo colpevole silenzio ho deciso di lasciarti andare...Io non sto bene continuero a soffrire per molto..questo lo so..ma è ora di darci un taglio...

Ti amero' per sempre..e per sempre sarai la mia donna l'unica di cui io mi sono innamorato, sognavo altro per noi..ma se non sei riuscita a togliere dalla tua testa la malattia del protagonismo a tutti i costi, hai di nuovo provocato in me gelosia ed altre brutte sensazioni..addirittura perdendomi, mi chiedo che vita sarebbe stata la nostra,dove io per te manderei a quel paese il mondo.., mentre tu al contrario preferisci perdere me..per cosa???? questo

non lo capiro mai..dove è stato il tuo vantaggio, la tua vittoria di pirro, che alla fina ti costera molto e prima o poi te ne renderai conto...@Max

ma evidentemente io non sono cosi importante per te altrimenti avresti trovato il modo per non creare questa

ennesima discussione. Per questo dopo tutti questi gg di tuo colpevole silenzio ho deciso di lasciarti andare...

Io non sto bene continuero a soffrire per molto..questo lo so..ma è ora di darci un taglio...Ti amero' per sempre..

e per sempre sarai la mia donna l'unica di cui io mi sono innamorato, sognavo altro per noi..ma se non sei riuscita a

togliere dalla tua testa la malattia del protagonismo a tutti i costi, hai di nuovo provocato in me gelosia ed altre

brutte sensazioni..addirittura perdendomi, mi chiedo che vita sarebbe stata la nostra, dove io per te manderei

a quel paese il mondo.., mentre tu al contrario preferisci perdere me..per cosa???? questo non lo capiro mai..

dove è stato il tuo vantaggio, la tua vittoria di pirro, che alla fina ti costera molto e prima o poi te ne renderai

conto...@Max





liliana Oggetto: Ricordi e musica  03 Mar, 2021 - 08:14  Profilo Rispondi citando   

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I ricordi, sono frequenti nell'età anziana,in specialmodo i ricordi sonori,ottenuti anche con la "musicoterapia" per la terza età.

Ogni cosa è illuminata dalla luce del passato,dove ogni anziano è una parte.Il presente, spesso accoglie le esperienze vissute, dove sono depositate storie, immagini ma anche suoni con musiche e canzoni.


Il laboratorio di "musicoterapia attraverso le canzoni legate al passato degli anziani, ha come obiettivo principale,quello di stimolare la memoria.Il laboratorio musicale,offre una dimensione relazionale nella quale l'anziano trova uno spazio di ascolto e di azione, grazie al quale poter contrastare la progressiva perdita di interesse nei confronti della vita, come spesso accade alle persone istituzionalizzate.

Il percorso di musicoterapia è cominciato presso la Casa Protetta di Villa Serena di San Romualdo Ravenna nel luglio 2012 ed è tutt’ora attivo.

Grazie a questa continuità, partendo sempre dai ricordi personali degli anziani, è stato possibile realizzare altre iniziative che uscivano, dalla dimensione relazionale protetta del Laboratorio, nel tentativo di raggiungere anche le persone del mondo esterno alla struttura,per sensibilizzarle alla situazione degli anziani.

Queste azioni, in definitiva, si pongono un obiettivo preciso quanto ambizioso:

"Contrastare l’isolamento sociale degli anziani istituzionalizzati.

La prima iniziativa è stata produrre un breve video nel quale alcuni partecipanti del laboratorio sono stati intervistati e invitati a raccontare e cantare frammenti della loro vita, nonché del territorio nel quale sono vissuti. La seconda iniziativa è una mostra fotografica permanente che racconta i luoghi dedicati allo svago e alla convivialità, ovvero le sale da ballo e i cinema della provincia di Ravenna,frequentate dagli anziani nella loro gioventù.

Il video è disponibile on line mentre la mostra fotografica è visibile nella sala d’ingresso di Villa Serena.

Il laboratorio si articola attraverso quattro azioni principali: ascoltare, ricordare, raccontare e cantare.

Queste azioni sono armonizzate tra loro e completate da una quinta azione, elemento terapeutico fondamentale:

il lavoro di relazione del musicoterapista.

In questo caso l’ascolto va inteso non come musica, ma come predisposizione ad accogliere l’altro, attraverso lo sguardo, il corpo e la voce, essere presente,manifestando questa presenza.

In ogni incontro, si cerca di dare un ritmo, alternandolo con conversazioni, canti e silenzi,ma primo passo, dal punto di vista della prassi, è l’ascolto di musica.


liliana Oggetto: L'IMMAGINAZIONE  23 Feb, 2021 - 13:25  Profilo Rispondi citando   

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educazione per l'apprendimento e l'immaginazione dei bambini creativi -  Scarica Immagini Vettoriali Gratis, Grafica Vettoriale, e Disegno ModelliL'immmaginazione




Non potevo immaginare, che per una lettera alfabetica, precisamente l'ultima: la "zeta",ci fosse poi, nel corso della mia vita, una cofusione di immagini,dovute alla lettera "zeta" del mio cognome,ereditato da "Avi di origine Argentina".

Vi racconto come è andata:


Diventata signorinella,guardandomi nel grande specchio del sontuoso salone della casa paterna,vedevo la mia immagine alquanto piacevole,comunemente detta anche "belloccia",ma al contrario mi dava fastidio, anzi quasi "angustia", la doppia zeta bel mio cognome che nel pronunciarlo,non aveva alcuna dolcezza,anzi appariva quasi dispettoso.

Il rimedio c'era:eliminare una zeta.Facile ? Proprio no !

Guardando un sito televiso, con immagini di persone
con cognomi senza la doppia zeta,i risultati erano davvero sconcertanti,da prendere solo come un piccolo divertimento.

Ma il cognome non è un regalo,guardo la spiegazione data da
Wichipedia:

Il cognome è il nome che indica a quale famiglia appartiene una persona e, assieme al prenome (o "nome proprio di persona"), forma l'antroponimo.In italiano è uso corretto scrivere il cognome sempre dopo il nome proprio di persona,con la sola eccezione dei casi in cui sia indispensabile o logica l'anteposizione per evidenti motivi di praticità,nella ricerca, come negli elenchi alfabetici, dove tuttavia il cognome dovrebbe essere separato dal nome da una virgola (esempio: Rossi, Mario). È diffusa, a livello popolare anche l'errata usanza opposta, deprecata dalla grammatica, dove il cognome anticipa il nome.

Passo ad una frase celebre di "Arthur Schopenhauer"

Lo sciocco corre dietro i piaceri della vita, e si vede ingannato; il saggio evita i mali.

Mi fermo chiedendomi chi sono, dove è andata la mia doppia zeta?

No non posso permetterlo che da due non ne sia rimasta nessuna.


Guardo bene c'è ancora....Mi rassegno, mi conviene tenere la doppia zeta ed inviare tante scuse ai miei "Avi Argentini" che certamente non hanno mai avuto questi problemi.



LM.











liliana Oggetto: Pensieri improvvisi  21 Feb, 2021 - 23:25  Profilo Rispondi citando   

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Pensieri improvvisi

Risultato immagini per pensieri e riflessioni

Ogni episodio della vita vissuta intensamente,lascia nel cuore un ricordo indelebile, Nella memoria c'è sempre un'impronta che non rende difficile le parole da ricordare.

I tempi lontani,appaiono come una carezza,dove la simpatia e la voglia di stare insieme,lascia nella gente lo spirito di solidarietà.


Non si mai quando le cose cominciano o finiscono,ed anche guardando il calendario, questo non segna progetti di vita o quanto è stato vissuto o pensato,Ma ogni cosa,può diventare fatata e profumata,tra infiniti ricordi.

C'è sempre un prima e un dopo in tutto le cose,come c'è sempre un intenso brillio,che non rende opachi neanche i ricordi molto lontani.

Incontrarli, inseguirli,nelle notti che non finiscono mai,pretendono una promessa solenne;

non permettere alla routine,di prendere nessun sopravvento.

Guardando a volte un amore da pazzi, si ricordano le parole coniate
dal Grande "Pascal":

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”,

Anche se i pensieri sono a volte altrove, il non pensare non ha momenti felici,Pensare ad un evento negativo, non incide nella probabilità di quanto può accadere, ed è come pensare alla pioggia, che non incide nel meteo.

Molto spesso non si è consapevoli di certi meccanismi che si credono veri,forse per non ostacolare il quieto vivere.

Ma il“quieto vivere” è un’illusione, come la ricetta di una torta

ha tutti
gli ingredienti,ma sono della menzogna, del buon viso a cattivo gioco.Anche la speranza viene spesso disillusa, perché come il “quieto vivere” è un’illusione che sbandiera con orgoglio,compromessi da rinnovare all’infinito.È il regalo agli irriconoscenti, che ne vorranno sempre una fetta più grande.

Il rispetto deve essere reciproco, sincero, disinteressato.

Rispettare gli altri anche quando non ci rispettano,
non è mai una soluzione.È una condanna.

L.M.








liliana Oggetto: Paura di fallire  18 Feb, 2021 - 11:00  Profilo Rispondi citando   

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Risultato immagini per pensare

Leggere e pensare pensare e leggere

Vorrei precisare che quando si scrive un racconto, un romanzo o altro, l'autore lascia lavorare la fantasia. Non può mai affermare un suo preciso pensiero, perchè nello scrivere,lascia libero spazio all'inventiva. Ecco perchè i personaggi,assumono vari aspetti, esprimendo pensieri, lontani a volte da quelli dell'autore stesso.

Per le risposte ricevute,c'è sempre tanto da apprendere,lo scambio di pareri tra scrittore e lettore, sono dialoghi che fanno crescere.

Molte volte, mi sono soffermato a pensare, come parlava o pensava la gente di una epoca passata,che certamente pensava e sentiva, con il massimo dell’onestà. Tutto questo lo deduco dall'attenzione e dalle sfumature delle parole lette in tanti racconti o altro. L’aria di quei racconti, non appariva mai viziata da smog,o dalle illusioni,di ciò che rimane dai sogni,che mi lasciava chiedere anche:

di che realismo si tratta?

Tutto appare come fosse stato lasciata sullo sfondo di un pannello, dove ogni cosa scaturisce direttamente dalla panoramica del pensiero, che solo alla fine,si distacca da esso.

E' risaputo e si legge anche su "Wichipedia",che il "pensiero" è l'attività della mente, un processo che si esplica nella formazione delle idee.Dove c'è un pensiero c'è anche un'idea, cioè un'entità viva e reale: un processo che si esplica nella formazione delle idee, dei concetti, della coscienza, dell'immaginazione, dei desideri, della critica, del giudizio, e di ogni raffigurazione del mondo che può essere sia conscio che inconscio.

Il mio pensiero lo ritengo un'entità viva e reale, che riesce ad offrirmi un senso di fiducia nel trovare direzioni di vita inedite,anche in questo momento di pandemia,dove l’immaginazione, l’intuizione, la passione, il corpo,si riconsegnano a quella presenza della ragione, che si incarna e prova a dare nuove direzioni per vivere e agire nel reale.

Anche se mi sento un pò terrorizzata, percependo che le probabilità di sbagliare aumentano, mi confortano le parole di
"Paulo Coelho":

Soltanto una cosa rende impossibile un sogno:la paura di fallire.

Siamo davvero così spaventati dal fallimento o dall’ignoto?

Il terrore può essere uno strumento così potente da paralizzarci e la paura un’emozione così forte da mettere fine al nostro entusiasmo?

Con le parole di "Paulo Coelho" mi arrendo ad ogni "paura"

L.M.





liliana Oggetto: L'Attesa  16 Feb, 2021 - 10:42  Profilo Rispondi citando   

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Risultato immagini per mano che scrive

Dal wueb



Vede, dottore, il mio problema è strano: a volte scrivo cose così belle che mi pare impossibile le abbia scritte io. E non pecco di presunzione! A dire il vero, di peccati ne commetto tanti, arroganza inclusa, ma a volte mi pare di voltare le pagine dell’eternità mentre scrivo su quaderni a righe. Non amo i quaderni a quadretti: mi fanno sentire ingabbiato, le righe invece le tollero.

Vorrei saper scrivere in maniera elegante su fogli completamente bianchi, ma poi mi accorgo che ognuno di noi ha bisogno di una guida. Nel mio caso, mi basta seguire la retta via delle mie righe. E dopo averlo fatto, chiudo il quaderno e lo dimentico da qualche parte in questa casa fatta di polvere e lattine vuote:

da un po’ di tempo, la birra è acquistata in lattina, perché mi semplifica la vita nella raccolta differenziata.

E poi la lattina è un bersaglio più pratico da colpire con la mia Beretta, mentre invece con le bottiglie di vetro, si frantumano.

La lattina si squarcia, ma la si raccoglie facilmente e la si infila nella busta gialla della plastica e dei metalli.
Così, lo devo ammettere davvero, a volte scrivo cose così belle che mi pare impossibile le abbia scritte io.Ma la realtà è che molto, molto, molto, molto spesso, ascolto un pezzo musicale così bello che mi lascia chiedere come abbia mai potuto quel giorno l’artista scriverlo. Magari c’erano varie divinità dei mondi superiori quel giorno a pranzo con l’anima dell’artista. Perché non dovrei ammettere che una volta ho visto danzare Pina Bausch in Café Muller e mi sono reso conto che non sempre servono le parole per comunicare, e che la danza non è necessariamente un ritmo, ma può essere semplicemente un’emozione senza regole.E penso che nemmeno Pina fosse conscia di tale bellezza,quando l'architettava

Diciamoci la verità: a volte tutti scriviamo qualcosa di così bello, che la bellezza stessa risulta impreparata a tale lettura.
Ci sono giorni in cui sposto anni luce lontano il confine della mia coscienza, con un solo semplice soffio. Un attimo prima sono convinto di aver capito qualcosa, e pochi istanti dopo mi si spalanca la vastità di tutto quello che potrò ancora capire ed imparare, scoprire e vivere,semplicemente dopo aver compreso qualcosa.La scoperta del fuoco, in fin dei conti, al di là del fuoco stesso, ha aperto le porte a miriadi di nuove applicazioni, usi, fusioni, armi e amori riscaldati dalla fiamma.Bastò una scintilla a far nascere il fuoco, bastò una scintilla e si fusero i metalli:"tutto da una scintilla".Così, da una scintilla tutto parte anche per me: ho scritto qualcosa di così bello, da non riuscire a comprenderla, ma mi fa emozionare il ricordo di quel che ho scritto.

Ma questa volta non l’ho scritto sul mio quaderno a righe.Non ho trovato in tempo la penna, o forse non l’ho cercata abbastanza. Mi sono limitato a scriverlo con i pensieri, in me. E mi sono emozzionato. Non ho pianto, né ho riso: credo nessuna delle due cose avrebbe reso l’idea di quale emozione abbia provato.Forse ho inventato una nuova emozione, o forse l’ho solo scoperta.Ma ora non conta. Non conta più.

Dottore:
ho bisogno di una cura per questa malattia, per questa memoria che mi sottopone ogni fotogramma della mia vita, tranne quella pagina che ho scritto nella mia mente, e che forse era troppo bella, o troppo importante, per essere ricordata.Dottore: cosa devo fare per emozionarmi ancora così? Sono passati quasi 20 anni, ed io ancora aspetto quella pagina.










liliana Oggetto: S.Valentino  14 Feb, 2021 - 10:09  Profilo Rispondi citando   

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Storia :"San Valentino" festa degli innamorati: perché?

Le radici pagane di San Valentino, festa degli innamorati, erano sfrenate e disinibite. Poi arrivò un papa che cristianizzò la festa con il santo, anzi con 3

La tradizione di San Valentino, festa degli innamorati risale all'epoca romana, nel 496 d. C., quando l'allora papa Gelasio I volle porre fine ai "lupercalia", gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco.

Questi riti si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati ed erano apertamente in contrasto con la morale e l'idea di amore dei cristiani.



La leggenda più bella di sempre


“Vi erano in una città un re e una regina.

Questi avevano tre bellissime figliole. Ma le due più grandi, quantunque di aspetto leggiadrissimo, pure era possibile celebrarle degnamente con parole umane; mentre la splendida bellezza della minore non si poteva descrivere, e non esistevano parole per lodarla adeguatamente”. Inizia così la leggenda che narra la storia di

Amore e Psiche.

Psiche era bellissima, la sua grazia e il suo splendore erano tali da attirare le invidie di Venere (Dea della bellezza) che, per vendicarsi, decise di chiedere aiuto a suo figlio Amore (Cupido).

L’invidiosa dea chiese a suo figlio di colpire Psiche con una delle sue infallibili frecce e di farla innamorare dell’uomo più brutto della terra.

Amore accettò ma, una volta arrivato di fronte alla fanciulla, rimase così incantato dalla sua bellezza da distrarsi al punto che una delle sue frecce lo colpì, facendolo innamorare perdutamente della splendida fanciulla.

Buon S.Valentino a tutti














liliana Oggetto: Uma corrispondenza interessante  03 Feb, 2021 - 10:55  Profilo Rispondi citando   

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Dal web

Uno scambio di lettere interessanti



Gentile direttore,

al di là delle fiumane di parole di esperti o quasi, politici, opinionisti vari, fino ai negazionisti o positivisti, a me ha colpito e continua a colpire, di quel piccolo pezzetto di stoffa messo a copertura del viso e continuamente bistrattato e stiracchiato dagli opposti schieramenti di pensiero, un fatto magari piccolo ma molto concreto: ci si deve guardare negli occhi. Quante volte, imbarazzati, ci siamo trovati a scrutare occhi di chi regolarmente conoscevamo, ma... non abbastanza; non tanto, almeno, da distinguere, tra tutti gli altri il suo “specchio dell’anima”. Personalmente, in più di una occasione, mi sono stupito di fronte alla bellezza di occhi già visti, ma mai così in profondità. Mi sembra quasi che si attui, in quei brevi momenti di titubante silenzio, una sorta di ri–conoscimento; quasi a significare che la routine della nostra vita ci faccia dimenticare che “gli altri” non li conosciamo, in verità, mai definitivamente e che qualcosa c’è sempre da scoprire (come, del resto, su noi stessi).

È un piccolo invito a credere nella novità che ogni giorno il Signore ci dà la grazia di vivere e che tante, troppe volte, noi sprechiamo.

Stefano Ziliani Monticelli d’Ongina (Pc)



Gentile signor Ziliani, grazie di questa osservazione, che il direttore ha condiviso con me mentre gliene stavo proponendo una quasi identica. Per questo mi ha offerto la possibilità di dialogare con lei. Con lei che scrive da un paese del Piacentino che immagino tranquillo, e silenzioso nelle sue strade. Allora quando si incontra qualcuno,
mascherati come siamo, deve venire istintivo cercarne gli occhi, in un muto, come lei dice, «ri–conoscimento» dell’altro, più profondo di quanto fosse mai avvenuto. Devo dirle però che in una grande città non è proprio la stessa cosa.L’altro giorno ho fatto un lungo viaggio nel metrò di Milano, su quella linea nuova, la 5, che va senza il conducente. Ho da sempre l’abitudine di osservare attentamente le facce della gente, sui mezzi. Mi interessano gli occhi, le espressioni, le rughe, quella «smorfia sul viso» che, cantava Giorgio Gaber,

«un uomo a confezionarla ci impiega una vita»Mi piace soprattutto osservare madri e padri e figli, e ritrovare gli stessi tratti, e vedere come il tempo e la vita li hanno trasformati. C’è in ogni faccia una storia, ed è bello lasciarsela raccontare.Ma questa volta sono scesa dal metrò intristita.Sotto la mascherina le nostre facce appaiono dimezzate: manca la bocca, le rughe sulle guance, manca la possibilità di un sorriso. Inoltre, diversamente da quanto accade in un paese, in una metropoli la gente nei giorni del Covid non guarda l’altro: guarda il cellulare oppure guarda fisso davanti, nel nero del finestrino, nel tunnel.Non si alzano gli occhi, a riconoscere magari un vecchio che ha bisogno di sedere. C’è come una cappa di malessere, come se ci fosse fra noi un nemico, per cui si evita perfino lo sguardo dell’altro: quasi anche di questo immateriale contatto avessimo ormai timore.

Al
ritorno ho ripreso il metrò.Ancora, nelle nostre facce dimezzate, quegli sguardi sfuggenti, o indifferenti.Che la paura possa renderci avari? Avari di umanità, di quel respiro largo e accogliente che è proprio degli italiani. Il treno continua a correre senza macchinista nel tunnel buio, dal primo posto del vagone di testa,si vede la marcia sui binari lucenti, ho pensato:"bene,se la maschera lascia vedere solo gli occhi, guarderò quelli che incontro negli occhi."

Lei ha ragione, signor Ziliani: «Stupito scrive di fronte alla bellezza di occhi già visti, ma mai così in profondità». Sono gli occhi dei vecchi soli. Nessuno li accompagna e c’è qualcosa di sperduto in loro, come di bambini che non trovano la mano materna.

Un doloroso e strano pensiero mi ha trafitto: un giorno anche i miei figli saranno così, e io non potrò aiutarli. Allora ho guardato a quegli occhi sconosciuti con un po’ di tenerezza.Sopra la maschera, gli occhi pieni di vita delle figlie adolescenti e, accanto, quelli delle madri, così simili, ma trent’anni dopo: spesso un po’ deluse. In testa torna ancora quella canzone di Gaber:

La smorfia non è indulgente, affiora pian piano/ e non puoi neanche controllarla/ racconta spietatamente ciò che siamo»

Infine gli occhi mi sono caduti su una faccia riflessa dal finestrino nero: "la mia". Sopra la maschera, i miei occhi.

Allora mi sono vista, invecchiata, sciupata, ed è stato come se mi venisse detto: eppure Cristo guarda perfino te, con misericordia.
Sopra questa maschera, impariamo a guardarci negli occhi, a cercarci con gli occhi.Un esercizio di umanità: riconoscersi in uno sguardo, in silenzio, sconosciuti eppure vicini, membra di un unico corpo.Generati da una comune profonda radice, di cui così spesso ci scordiamo.











liliana Oggetto: Un saluto alla vita  26 Gen, 2021 - 17:53  Profilo Rispondi citando   

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Armi dell'allegria - I testi della tradizione di Filastrocche.it

Unna bella immaggine per salutare la vita

liliana Oggetto: La paura della morte  26 Gen, 2021 - 17:51  Profilo Rispondi citando   

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Abbi cura di me, la canzone di Simone Cristicchi che ci insegna a superare  il dolore e amare la vita - greenMe

Pensiero libero ammantato di paura

La parola "tanatofobia" deriva dal greco "thanatos" che significa morte, e "phobos" che significa "paura", letteralmente:

paura della morte”.

La tanatofobia, colpisce milioni di persone in tutto il mondo. In alcuni individui può generare ansia e/ o pensieri ossessivi.

Più precisamente, la tanatofobia è la paura della morte o della propria mortalità, mentre la paura delle persone che muoiono o delle cose morte è conosciuta come "necrofobia", che è un concetto leggermente diverso.

La nostra esistenza è sempre adombrata dalla consapevolezza che cresceremo, giungeremo a maturazione finché, inevitabilmente, avvizziremo e moriremo.

Secondo Irvin D. Yalom, psichiatra e psicoterapeuta americano di fama mondiale, anche se la fisicità della morte ci distrugge, l’idea della morte ci salva.

Quando la paura di morire ci impedisce di vivere

Non è facile vivere ogni istante completamente consapevoli di dover morire. È come cercare di fissare direttamente il sole:

si riesce a sopportarlo per poco.

La parola tanatofobia deriva dal greco thanatos che significa morte, e phobos che significa paura: letteralmente “paura della morte”.

La tanatofobia, colpisce milioni di persone in tutto il mondo,

in alcuni individui può generare ansia e/o pensieri ossessivi.

Più precisamente,"la tanatofobia" è la paura della morte o della propria mortalità, mentre la paura delle persone che muoiono o delle cose morte è conosciuta come "necrofobia", che è un concetto leggermente diverso.

La nostra esistenza è sempre adombrata dalla consapevolezza che cresceremo, giungeremo a maturazione finché, inevitabilmente, avvizziremo e moriremo.

Per alcuni la paura della morte si manifesta solo in modo indiretto, vuoi come un’inquietudine generalizzata o mascherata sotto le sembianze di un diverso sintomo psicologico; altri individui sperimentano un flusso esplicito e cosciente di angoscia nei confronti della morte e per altri ancora, la paura della morte si manifesta nell’esplosione di un terrore che impedisce qualsiasi felicità e realizzazione.

L’angoscia riguardo alla morte, aumenta e diminuisce durante il ciclo vitale. I bambini fin da piccoli non possono fare a meno di notare il manifestarsi intermittente della mortalità che li circonda (foglie, insetti e animali domestici morti, nonni che scompaiono). Poi, dai sei anni fino alla pubertà la paura della morte solitamente rimane in secondo piano per erompere con tutta la sua forza durante l’adolescenza.

Gli adolescenti spesso sono assillati dalla morte e alcuni di loro prendono in considerazione l’idea del suicidio. Molti giovani di quell’età possono rispondere all’angoscia di morte diventando maestri e dispensatori di morte nella vita virtuale, grazie ai videogiochi.

Altri sfidano la morte con umorismo macabro e canzoni in cui viene schernita, o guardando film horror con gli amici. Altri adolescenti sfidano la morte affrontando rischi temerari.

Con il passare degli anni, le preoccupazioni adolescenziali nei confronti della morte, vengono spinte da parte dai due compiti principali dell’esistenza di un giovane adulto: dedicarsi alla carriera e mettere su famiglia.

Tre decadi più tardi, quando i figli si allontanano da casa e ci si avvicina alla pensione, si viene assaliti dalla crisi di mezza età e l’angoscia della morte erompe con tutta la sua forza.

Sin dall’alba dei tempi la morte ha avuto un ruolo centrale nelle dottrine religiose e nel pensiero filosofico. Secondo Epicuro, filosofo greco nato nel 341 a.C., c’era un solo obiettivo adeguato per la filosofia: alleviare la miseria umana causata dalla nostra onnipresente paura della morte.

Secondo questo filosofo, il cui nome è legato alla corrente di pensiero dell’epicureismo, la visione spaventosa della morte interferiva con il godimento della vita e intaccava ogni forma di piacere.

Fa parte del genio di Epicuro aver anticipato la visione contemporanea dell’inconscio: fu lui a evidenziare infatti che le preoccupazioni di morte non sono consapevoli per la maggior parte degli individui, ma devono essere dedotte da manifestazioni sotto mentite spoglie. Epicuro formulò una serie di argomentazioni per tentare di alleviare l’angoscia della morte. Ne propongo tre, a mio avviso preziose all’interno di un lavoro di psicoterapia.

La prima argomentazione è quella della mortalità dell’anima. Secondo Epicuro l’anima è mortale e perisce assieme al corpo. Se siamo mortali e l’anima non ci sopravvive, allora non abbiamo nulla da temere, non avremo coscienza né rimpianti.

Nella seconda argomentazione Epicuro ipotizza che la morte per noi non sia nulla, in quanto l’anima è mortale e si disperde con la morte. Quel che è disperso non percepisce, e qualsiasi cosa non percepita per noi è il nulla. In altre parole: dove sono io, non è la morte, dove è la morte non sono io. Epicuro affermava:

perché temere la morte se noi non la possiamo mai percepire?

Secondo Irvin D. Yalom, psichiatra e psicoterapeuta americano di fama mondiale, anche se la fisicità della morte ci distrugge, l’idea della morte ci salva.

La terza argomentazione di Epicuro, sostiene che la nostra condizione di non essere dopo la morte è la stessa nella quale ci trovavamo prima della nascita. Credo sia confortante pensare che le due condizioni del non essere, il tempo che precede la nostra nascita e quello che segue la nostra morte, siano identiche e che noi abbiamo tanta paura della seconda e così poca preoccupazione riguardo alla prima.

Il dover affrontare l’idea della morte non porta necessariamente alla disperazione e non priva la vita di qualsiasi scopo. Al contrario può essere una consapevolezza che conduce ad una vita più piena.

Secondo Irvin D. Yalom, psichiatra e psicoterapeuta americano di fama mondiale, anche se la fisicità della morte ci distrugge, l’idea della morte ci salva.

Secondo l’autore alcune esperienze, che lui chiama esperienze di risveglio, ci fanno sintonizzare con il semplice fatto che le cose sono, che noi siamo, con il “miracolo dell’essere” in sé.

In questa modalità di pensiero non solo siamo più consapevoli dell’esistenza, della mortalità e delle altre caratteristiche immutabili della vita, ma anche più pronti a operare cambiamenti significativi.

Molti resoconti di cambiamenti significativi e durevoli originati da un confronto diretto con la morte sono una prova a sostegno di questa opinione.

Secondo Yalom i catalizzatori principali per un’esperienza di risveglio sono eventi pressanti dell’esistenza, come il dolore per la perdita di qualcuno che si ama, una malattia che mette a rischio la vita, la rottura di una relazione intima, alcune pietre miliari della nostra esistenza, come un compleanno importante (cinquanta, sessanta, settant’anni), traumi dovuti a eventi tragici quali un incendio o una violenza o una rapina, oppure il figli che lasciano la casa, la perdita di un lavoro, l’andare in pensione.

Molto spesso chi ha paura di morire manifesta i sintomi di ansia intensa al solo pensiero della morte. Paura intensa, tensione, tremolio, pianto, disperazione.

Sono questi i sintomi più comuni per chi ha questo tipo di paura. Questo tipo di paura è molto più frequente nelle persone con ansia, depressione e ipocondria. Spesso questa forte paura ha alla base un significato più nascosto.

Le cause sono da attribuire ad un ricordo o un trauma che ha messo in discussione il proprio rapporto con la morte. Per esempio si può sviluppare in persone che hanno perso un genitore durante l’infanzia.

Le paure più legate alla tanatologia in cui si manifesta eccessiva ansia sono:

la paura di morire da un momento all’altro, la paura di morire di parto, la paura di morire di infarto, la paura di morire di notte, la paura di morire giovani o la paura di morire dopo un lutto.

Il trattamento più efficace per liberarsi della tanatofobia è senza ombra di dubbio la psicoterapia psicodinamica. La terapia psicologica, individuale o familiare, mira a comprendere le cause sottostanti la fobia e ad individuare i meccanismi di pensiero che innescano la reazione fobica e a sostituirli con schemi di pensiero e di comportamento più funzionali.

Essa, inoltre, aiuta anche a capire come superare l'ansia ed affrontare la paura della morte.









Ultima modifica di liliana il 26 Gen, 2021 - 19:08, modificato 2 volte in totale
liliana Oggetto: Ricordi ed emozioni  25 Gen, 2021 - 13:14  Profilo Rispondi citando   

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Emozioni e Ricordi

Per la sua vita, Anna sperava sempre incontri passionali,che non facevano mancare idee, storie, piaceri,amicizie. Troppo forse,per una ragazza semplice,vissuta in campagna, lontana dalle normali possibilità che offre la vita di Città.

Da qualche tempo, Anna, aveva sentito parlare di un luogo straordinario dove era possibile trovare" l'acqua dell'Amore".


E' normale che l'acqua dell'amore, accende ogni fantasia,quella di Anna oltremodo fervida, l'aveva spinta a cercare, dove trovare questa speciale acqua.

Aveva appreso, che esistiva
in un borgo medioevale aggrappato alle colline mistiche dell'Umbria,vicino a Todi, dove c'era un "Santuario" dedicato "all'Amore Misericordioso di Dio".

In quel luogo,viveva "Madre Speranza", grande suora e mistica.


Anna, aveva l'abitudine di soffermarsi sulle parole per analizzarle, la parola: "Speranza"l'immaginava come una piccola rosa sbocciata tra i sassi, illuminata dal sole radioso.

La vita di tutti è ricca di speranza; tutti sperano in qualcosa.

La speranza avvolge come un'ondata di bene,di grazia, di felicità.

Nei momenti brutti, aiuta per dare forza, per andare avanti o credere in qualcosa,o qualcuno....

La speranza, però, non è solo gioia, felicità, chiarezza, è anche fonte di delusioni. A volte c'è la speranza,di ottenere qualcosa ma non è possibile averla,nasce cosi il detto:

Chi di speranza vive, disperato muore”.

La speranza è parte della vita, si spera sempre che le cose possono andare nel migliore dei modi.Quel migliore dei modi, Anna lo sperava da tempo,s
tranamente più cercava la sua luce più appariva lontana.

A volte si sentiva avvolgere da ricordi senza sapere da dove venivano,essi nascevano,improvvisamente,ricordando luoghi,oggetti o persone.In quel momento,
"
il Corrierino o Corriere dei Piccoli"si stava appropriando della sua mente,

Quel giornalino, oltre a rallegrare i piccoli ,li spronava verso la conocenza della: "lettura","dei colori", dell'arricchimento della "fantasia."

Nella tradizione pedagogica di quei tempi, il dominio lo avevano i metodi "Agazzi e Montessori",

Le scuole italiane,continuano ad essere un faro dell’educazione mondiale, sono richieste infatti all’estero, anche se ancora ispirate a metodi e modelli nostrani, di un secolo fa!

Spesso però gli italiani lo dimenticano e guardano modelli distanti, culturalmente e antropologicamente.

.
La nostra formazione gratuita, rivolta a tutti, esce dall’Europa,per rendersi conto del patrimonio che ci rappresenta,non derivanti da “scimmiottamenti” ma che si avvale di grande tradizione educativa e conoscitiva.

I ricordi avanzano entrano in scena : " Pier Cloruro de' Lambicchi", immaginario protagonista di una omonima serie a fumetti, ideata da "Giovanni Manca" e pubblicata sul Corriere dei Piccoli negli anni trenta e quaranta.

Il personaggio è uno scienziato eccentrico che, nel suo laboratorio, riesce a creare una speciale vernice,con il nome di "Arcivernice", con la straordinaria proprietà di dare vita,alle figure dipinte nei quadri,o altrove. Spennellandovi sopra, riportava in vita personaggi del passato (in genere personaggi medioevali o rinascimentali).

Nascevano così fantastiche figure, dal personaggio rianimato, che a volte si rivoltava contro, anche allo stesso sfortunato inventore.

Una volta l'arcivernice, venne applicata anche su un ritratto dello stesso "Pier Cloruro", così che apparve il suo sosia, che cacciava via l'originale, almeno temporaneamente, fuori di casa.

Il personaggio esordì nel 1930 sul "Corriere dei Piccoli" e poi venne pubblicata anche su "il Monello" negli anni cinquanta, "il Giorno dei Ragazzi" negli anni sessanta e poi di nuovo sul "Corriere dei Piccoli" negli anni settanta.

Le storie del "Corriere dei Piccoli", secondo la forma in uso in quei tempi, non presentavano la classica nuvoletta (da cui il nome "fumetto") contenente il testo come nei fumetti successivi.

I testi occupavano invece una leggenda sotto le vignette disegnate ed erano rigorosamente in rima.

Queste informazioni sono prese dal web,ma fanno rivivere malgrado l'età, tutte l'emozioni di un tempo vissuto,ma che ancora sono presenti nel cuore.

L.M.



















liliana Oggetto: Il mondo attraverso la gebte  19 Gen, 2021 - 10:19  Profilo Rispondi citando   

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Boom di gente domenica mattina in centro Con la mascherina si riappropria  della città - Cronaca, Bergamo

Il mondo attraverso la gente

Angela nella sua adolescenza, si sentiva attratta dalla ricerca interiore e da tutte le pratiche che aiutano ad approfondire il rapporto con se stessi, gli altri e il mondo.

Nella vita, aveva scelto un lavoro dedicato alla gente in difficoltà,che viveva nell'emarginazione lontano dai centri urbani.

Amava incontrarsi con le persone, ed ascoltava con molto interesse i problemi dai quali erano aflitti, nella speranza di risolverli almeno in parte. La vera soluzione lo sapevano in molti, era la capacità di aprire il proprio cuore all’amore di chi ascolta, è per Angela, era quello il momento che aveva la sensazione di sentire se stessa diventare "medico", per donare l’amore che si sente provenire da un bravo terapeuta.

Ma lei, poteva ad un tratto avere la sensazione di essere diventata anche "terapeuta"? Dal vocabolario si legge che:

La "sensazione", dal punto di vista fisiologico, può essere definita come "la modificazione dello stato del nostro sistema neurologico a causa del contatto con l'ambiente, tramite gli organi di senso."

Gli stimoli offerti dall'ambiente vengono catturati dai nostri organi di senso, ognuno dei quali adibito alla ricezione di uno stimolo particolare.

Il maggiore movente dello stimolo,era da ricercare nella

" motivazione,"pensiero suggerito da uno dei grandi dell’umanità: "Skinner". Egli è stato scienziato, inventore, scrittore, filosofo, descrivendo validi repertori, mostrati nel suo lavoro sperimentale ed intellettuale.

"Rivoluzionario" è il termine che meglio descrive gli effetti dei suoi comportamenti sul mondo.

Skinner descrive la sua analisi in modo chiaro, ma si ripete raramente.Egli ha spinto la sua analisi verso comportamenti complessi, spiegati con elementi semplici, che hanno reso possibile un viaggio, dai riflessi alla creazione di una cultura:

Science and Human Behavior ha la forma di un libro, ma la funzione di un’impresa.

La seconda motivazione per cui questa sintesi è stata realizzata, è il desiderio di condividere alcuni dei contenuti del testo con la comunità di lettori italiani.

Ogni pagina di Science and Human Behavior contiene una gemma (Michael, 2004)

Science and Human Behavior è una trattazione di argomenti molto cari alla psicologia, con un approccio determinista, ispirato dalle scoperte nel campo del comportamento degli esseri viventi.

Questo lavoro di sintesi è stato stimolato da molteplici cause.

Motivazione:

Prima di tutto l’interesse e il desiderio di conoscere il pensiero di uno dei grandi dell’umanità: Scienziato, inventore, scrittore, filosofo sono termini che descrivono i repertori che B. F. Skinner ha mostrato nel suo lavoro sperimentale ed intellettuale.

"Rivoluzionario" è il termine che tuttavia meglio descrive gli effetti dei suoi comportamenti sul mondo.

La seconda motivazione per cui questa sintesi è stata realizzata, viene dal desiderio di condividere alcuni dei contenuti del testo con la comunità di lettori italiani.

Science and Human Behavior contiene risposte ad un numero disorientante di domande.

Se accettiamo tutto ciò che un organismo fa nel suo comportamento, questo testo offre un viaggio completo nell’universo umano.

Stimoli discriminativi: Alcuni anni fa, il primo autore di questo lavoro ha incontrato "Julie Vargas" nella hall di un centro conferenze e le ha chiesto di firmare la sua copia del testo Verbal Behavior (Skinner, 1957) Nella sua dedica, la figlia di Skinner gli ha consigliato di leggere Science and Human Behavior per poter interpretare meglio i contenuti del primo testo. È stato un giusto suggerimento.La presente è una sintesi modesta di un testo che non andrebbe ridotto o rimaneggiato.

Tutti dovrebbero leggerlo integralmente: psicologi, professionisti nel campo dell’educazione, scienziati, politici, studenti. In esso viene spiegata l’origine del comportamento umano e, le ragioni per cui se l’ambiente controlla il comportamento dell’uomo, non esistono meriti e colpe,

Non esiste il bambino disattento, ma un ambiente che non stimola attenzione.

Non esiste l’uomo aggressivo, ma un ambiente che plasma e consolida comportamenti aggressivi.

Non esiste l’uomo creativo, ma un ambiente in cui stimoli discriminativi sono continuamente ricombinati e controllano nuove combinazioni di vecchi comportamenti.

Il lettore, dovrebbe usare questa sintesi, come lettura preparatoria. Fermarsi ad essa, equivarrebbe ad osservare il mare dal trampolino, senza mai tuffarsi.

Non vi promettiamo che ogni contenuto sia comprensibile alla prima lettura.

Skinner descrive la sua analisi in modo chiaro, ma si ripete raramente. Ha spinto la sua analisi verso comportamenti complessi,ma spiegati con elementi semplici ha reso possibile un viaggio, dai riflessi alla creazione di una cultura.

Science and Human Behavior ha la forma di un libro, ma la funzione di un’impresa.




L,M,




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liliana Oggetto: Storie  16 Gen, 2021 - 15:34  Profilo Rispondi citando   

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https://www.termometropolitico.it/newmedia/2018/10/Cleopatra-e1538401918967.jpg

Storie antiche


Torniamo indietro nel tempo, nel mondo mitico dell’Odissea, con la storia di Ulisse e Penelope. I due sono diventati simbolo dell’amore coniugale, nonostante i frequenti tradimenti perpetrati dall’eroe omerico nel corso delle sue peregrinazioni lontano da Itaca, dopo la guerra di Troia. Penelope, invece, donna e moglie modello, astuta e fedele, aspetta per vent’anni che il suo uomo torni ad occupare il letto nuziale. L’incontro finale tra i due è tra i più emozionanti della letteratura:

“Agitata era nel cuore, incerta se mai interrogare da lungi il caro marito o se andargli vicino, baciare il suo capo e toccar le sue mani”.



Antonio e Cleopatra

Tornando ancora indietro nel tempo e soffermandoci nel mondo dell’amore,troviamo una storia travolgente, pagata con la sconfitta ed il sangue, quella tra: il triumviro Marco Antonio e l’ultima regina d’Egitto, Cleopatra VII.

Una storia non convenzionale, in cui un uomo ai vertici del potere decide di rischiare la sua posizione, faticosamente conquistata, per l’amore di una donna. A una simile trama di passione e morte non poteva resistere il re delle tragedie, Shakespeare, che le dedicò un’opera teatrale.



Siamo nel 42 d.C., quando Antonio e Ottaviano (destinato a diventare l’imperatore Augusto) sconfiggono i cesaricidi Bruto e Cassio a Filippi.



I vincitori si spartiscono i territori, Antonio ottiene l’Egitto. Forse non fu una scelta casuale: sovrana d’Egitto era al tempo la fascinosa Cleopatra. I due si erano forse conosciuti l’anno prima a Tarso e Antonio ne era rimasto abbagliato: “Ella stava sdraiata sotto un padiglione ricamato d’oro,ornata come appare Afrodite nei dipinti. Nell’insieme l’aspetto, il fascino della conversazione, il suo modo di trattare con gli altri, lasciavano il segno. In tal modo ella catturò Antonio” racconta lo storico Plutarco.



Antonio si stabilisce ad Alessandria con Cleopatra, completamente dimentico della moglie, Ottavia, sorella di Ottaviano.

L’atto supremo di sfida arriva quando Antonio decide di sposare Cleopatra: un affronto insopportabile per Ottaviano, che coglie l’occasione per sbarazzarsi una volta per tutte dell’ingombrante triumviro. Antonio è dichiarato nemico pubblico di Roma.

Lo scontro finale avviene al largo di Anzio, nel 31 d.C.: l’armata d’Egitto viene sconfitta.

Quello che succede dopo, ha i tratti del dramma romantico: Cleopatra si dà alla fuga con la sua flotta, Antonio la segue. Ottaviano giunge alle porta di Alessandria; la fine è vicina. Nel tentativo forse di salvarsi, Cleopatra fa diffondere in città la notizia della sua morte: sfortunatamente la notizia raggiunge Antonio che, ormai sconfitto e senza speranze, si uccide.

Trovando l’amante morto, anche Cleopatra sceglie la morte: con il morso di un aspide, secondo la tradizione. Con loro si chiude anche l’era repubblicana di Roma, 3 anni dopo Ottaviano riceverà il titolo di Augusto e cambierà la storia.

Amore e Psiche

L’amore è un percorso a ostacoli che va conquistato con pazienza determinazione. Potrebbe essere la morale veicolata dalla storia di Amore e Psiche, raccontata dal poeta latino Apuleio nelle sue Metamorfosi. Il dio Amore si innamora perdutamente della mortale Psiche, che ricambia pur non conoscendo l’identità dell’amato: i loro incontri avvengono di notte, il Dio non vuole svelarsi.

Ma mossa dalla curiosità e dal cattivo consiglio delle sorelle invidiose, Psiche decide di scoprire chi è l’uomo che le dorme al fianco: si avvicina a lui con una lampada, temendo di trovarsi di fronte un essere orribile e bestiale, e invece si accorge con stupore che ad amarla è il bellissimo Eros. Ma ormai è tardi, perché Amore, sentendosi tradito dalla donna, fugge via.

Per riconquistarlo, Psiche dovrà sottoporsi a una serie di laboriose sfide decise da Venere, madre del dio. La storia, per una volta, è a lieto fine: Psiche supera le prove e sposa Amore. Dalla loro unione nascerà una figlia, chiamata "Voluttà"

Per San Valentino, aneddoti e curiosità sulla festa degli innamorati.

A presto L.M.














liliana Oggetto: A Maronna t’accumpagna  29 Dic, 2020 - 10:40  Profilo Rispondi citando   

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Ancora un racconto nell'attesa di festeggiare il nuovo anno

Dal web

Sudnews - Preghiera. Invocazione alla Madonna


Le credenze maligne, le forze soprannaturali che minacciavano e tormentavano gli esseri umani, erano presenti in tutte le società, da quelle primitive al mondo antico, e continuarono a fiorire nei secoli successivi nell'Europa medievale, mescolandosi al cristianesimo.

Oltre il Diavolo e Satana, con i suoi eserciti di demoni subordinati, nella credenza popolare si accodarono ulteriori entità dannose e minacciose: dei, spiriti maligni, fantasmi, streghe, poteri del mondo sotterraneo, esseri che vagavano di notte, entità malvagie che si muovevano tra leggenda e folklore.

Esse giunsero fino a noi, facendo facile presa su popolazioni particolarmente superstiziose, come quelle partenopee, il cui rapporto con la morte, costituiva un legame misto tra paganesimo e cristianesimo.

Per lunghi secoli, il popolo napoletano, mantenne inalterato il culto dei “Lari” (divinità greche rappresentanti le anime degli antenati) con statuette di terracotta, legno o cera, collocate in ogni casa, nelle “lararie”(custodie).

Con l'avvento del Cristianesimo, la Chiesa intraprese una battaglia durata vari secoli vinta poi, nell'alto Medioevo, dove fu sancito il culto pagano.

Ma il popolo napoletano rimase idealmente legato ad un passato pagano lasciando inalterati, i consolidati residui di religiosità, sia quelli relativi ai rituali che alle offerte votive: gli Ex voto suscepto, per promessa fatta, una formula di rito di ringraziamento fatta ad un Santo per una grazia ricevuta, sia quelli di collocare all'ingresso delle case, templi in miniatura dedicati alle divinità protettrici delle famiglie.

L'intento rimase il medesimo: o le divinità o le immagini sacre, sistemate in tabernacoli scavati nelle mura di ogni casa, le aedicole, erano solo una dimostrazione della loro fede autentica, subordinata alla necessità di protezione di ogni male fisico o morale.

Furono erette tantissime edicole in tutti gli spazi della città, nei vicoli, ma anche in campagna. Le Corporazioni di arte e mestieri, (coronnari, macellai, ortolani, sediari ecc) contribuirono economicamente alle costruzioni, mentre alle donne del vicolo “le madonnare” venne affidato il compito di curare la cappella, adornandola con qualche fiore e accendere ogni giorno un lumino ad olio.

All'epoca, all'imbrunire, le strade di Napoli erano totalmente buie e la situazione era divenuta pericolosa, sopratutto per l' imperversare di banditi e di ladruncoli, che,grazie al buio delle strade, approfittavano per mettere a segno i loro piani criminosi. ll Segretario di Stato, il marchese Domenico Caracciolo, fece installare una cinquantina di lampade ad olio, nei pressi di Palazzo Reale e delle tre principali contrade: Chiaia, Toledo e Forcella.

Ma puntualmente il prezioso olio delle lampade, veniva sottratto dai poveri per ristrettezze economiche e dai banditi per compiere rapine. Tanti furono i tentativi di illuminare la città , ma tutti risultarono vani.

Il monarca Ferdinando IV si rivolse ad un domenicano, padre Rocco, molto amato e temuto dai lazzaroni, una delle figure più importanti del 700 religioso napoletano, che mise in atto un piano, facendo leva, sopratutto, sul sentimento religioso di tutto il popolo. Consegnò a cinque e sei case di fedeli devoti, copie di un dipinto di una Madonna, con l'invito di appenderlo fuori casa ed accendervi, per devozione, un lume ogni sera.

Il frate sapeva bene che i banditi ed i ladri erano molto devoti e non avrebbero mai osato rubare l'olio delle lampade alle immagini sacre.

Fu così che le strade di Napoli ebbero le prime luci notturne, divennero più sicure e le edicole votive si estesero per il tutto il territorio.

Questa forma di religiosità fu definita “popolare”, dal suo svolgersi al di fuori dei circuiti ufficiali, una devozione sincera, spontanea, autentica e, nella maggior parte dei casi, in sintonia con le proposte della Chiesa, una pietà popolare che ha miscelato pratiche superstiziose con elementi corporali e visibili.

Toccare un’immagine del Crocifisso o della Beata Vergine Addolorata, era un modo per essere coinvolto in un dolore comune; fare un pellegrinaggio a piedi in comunità, affrontando fatica e spese, era anche un segno per manifestare l’interiore desiderio di avvicinarsi al Mistero. Così per i “santini” raffiguranti i protettori che ogni napoletano portava con sé o teneva nella propria casa.

l vincoll che il popolo napoletano ha avuto con la Madonna è ancora molto forte, tanto che viene considerata, tutt'ora “la mamma di tutti”, comparendo nelle più svariate invocazioni di aiuto, di esclamazione, o semplicemente nella più solenne forma di raccomandazione:

A Maronna t’accumpagna




Ultima modifica di liliana il 16 Gen, 2021 - 17:20, modificato 1 volta in totale
liliana Oggetto: Capod'anno  27 Dic, 2020 - 17:46  Profilo Rispondi citando   

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Capodanno in Toscana in Agriturismo | Offerte Capodanno Poderi Arcangelo

ANNO NUOVO

Per l'arrivo del nuovo anno, Veronica voleva passare come lei diceva:"Una notte da leoni", che significava "qualcosa di forte e indimenticabile".

Pochi giorni separavano dall'arrivo del nuovo anno,pochi forse, per organizzare e consumare con gli amici di sempre l'avvenimento.

Aveva pensato che a bordo della sua Mercedes da collezione,poteva intraprendere un viaggio in loro compagnia, alla volta di una città mai visitata.

Anche se governata da una logica infantile, il suo punto di equilibrio nell'eccesso, non prometteva un'esagerazione infinita o irresistibilmente esagerata, ma solo una regia in forma di risata, con il piacere di seguire attraverso la concatenazione dell'avvenimento, una logica ricostruibile, l'importante era:" stare insieme"



Una notte da leoni, dava la sensazione di essere arrivata nel bel mezzo di un racconto già avviato, alle prese con pulsioni, ribellioni, eccessi e "complicità regresse", che non lasciavano tornare a casa con occhi pesti e nasi rotti,come da ragazzzini,ma sopratutto senza trasgredire il recupero della ragionevolezza di una età adulta .



"Realizzzare Tutto",scritto in lettere maiuscole, era la celebrazione di un rito con l'auspicio di ritrovarsi nuovamente insieme, per festeggiare un "nuovo anno".



Il grande cambiamento di un Capo d'anno, nelle condizioni eccezionali che si stanno vivendo,lascia sentire comunque il piacere di:"stare insieme".
Il Capodanno di Roma nell’era del "Covid-19",rende sempre più attuale la vicinanza ed ogni racconto diventa:

"sentirsi vicini pur essendo lontani".

La meravigliosa città, torna ad essere non solo un paesaggio,ma il grande cambiamento di un "Capo d'anno" nelle condizioni eccezionali che si stanno vivendo,ma che lascia sentire comunque "tutti insieme".



Liliana














liliana Oggetto: Le fiabe sono la luce dei sogni  07 Dic, 2020 - 15:51  Profilo Rispondi citando   

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Scrivere e raccontare

Premessa: "Internet, è una rete di telecomunicazioni ad accesso pubblico che connette vari dispositivi o terminali in tutto il mondo. rappresentando dalla sua nascita uno dei maggiori mezzi di comunicazione di massa.

Sulla tastiera del mio "computer"digito la parola racconto:Il risultato lo scelgo da wikipedia:Il racconto è una narrazione in prosa di contenuto fantastico o realistico, di maggiore ampiezza rispetto alla novella e di minore estensione rispetto al romanzo. Chi si esprime nella dimensione del racconto normalmente ne compone una serie, e il suo mondo interiore si estrinseca in una costellazione di racconti: ciascun testo, per quanto in sé concluso, a differenza dei capitoli di un romanzo è portatore di una storia completa e va visto in collegamento unitario con gli altri appartenenti alla stessa raccolta. Se riferito ad una specifica persona, il racconto - di formato più o meno esteso - diventa biografico. Se il racconto è scritto in riferimento a sé stessi, si è davanti ad un racconto autobiografico."

Scrivere, mi viene chiarito non sono solo aspetti che riguardano l'inventiva o i ricordi,ma c'è il ruolo dello "scrittore, ambizione grande per molte persone . L'inventiva è una dote dello scrittore,ma stranamente la posseggono anche i bambini A volte sono affascinata dai loro racconti,sempre misti a cose inimagginabili.

Il contatto con i bambini non mi è mai mancato, con loro mi sono sempre sentita la persona che desideravo essere.I bambini sono trascinatori di entusiasmo,coinvolgono nella loro fantasia.
In compagnia dei bambini, si può essere qualsiasi personaggio dalla principessa alla strega, una giovane donna o una vecchia signora, diventare come loro anche bambini o essere ancora in fasce.

Mostrarsi vecchi, suscita tenerezza nei bambini, ma la vecchiaia esiste in loro vompagnia? Qualcuno dice che gli anni non si contano ma si vivono! Ecco che ancora una volta si pensa alla vita, ed ancora in "lei" c'è ogni significato. Quel particolare stato interiore diventa costante, suscitando nel proprio intimo quanto non appare difficile.

Si tratta di quanto viene chiamato "ciclo". I "cicli," esistono nell'intimo di ogni uomo, è per un determinato periodo, includono lo stato di euforia o viceversa.

La "creatività", appartiene alla categoria dei "cicli", si mescola con ogni speciale "vena creativa". Lo scrittore professionista,mescola l'ispirazione con le idee meravigliose, ma,se lascia passare un determinato momento, è possibile che quelle stesse idee non sono più appaganti.Se fosse semplicemente questione di idee,tutto potrebbe essere rinviato ad altro momento, invece non è così, perchè è qualcosa di più di un'idea,essa è la traduzione della creatività, la sua stessa concretezza, che nasce sempre e soltanto dall' ispirazione; quindi è l'ispirazione che va oltre la mente, che avvolge l'individuo, con il proprio sentire.

Da bambini,veniva detto che non conta l'aspetto fisico, ma la vera bellezza è quella dell'animo. Un tema universale, probabilmente uno dei più ricchi di significato, sempre valido, anche nelle fiabe,per ricordarne una in particolare: "La Bella e la Bestia". Sono secoli che la insegnano,insieme ad altri bellissimi racconti, ricchi di sentimento e riflessioni sempre verdi.La lettura delle favole rappresenta un momento altamente significativo nel rapporto tra genitore e bambino ma anche dei nonni,vediamone il valore.

“C’era una volta…” è una frase che evoca ricordi ed emozioni legate all’infanzia, attraverso racconti letti da una voce calda e familiare: racconti che nella mente davano forma a situazioni di vita, personaggi e luoghi fantastici.

Oggi, raccontare fiabe ai nostri bambini potrebbe sembrare “fuori moda”, ma questo metodo antico e sempre efficace, permette di trasmettere morale, valori e soprattutto consente di favorire e stimolare l’immaginazione, motore della creatività.

Le raccolte di fiabe sono nate dalla tradizione orale e, infatti, il miglior modo per trasmetterle a un bambino, è quello di raccontarle mettendo in atto una certa enfasi insieme alla modulazione della voce. Nel corso dei molti decenni trascorsi dalla loro trascrizione e divulgazione, le fiabe sono state analizzate sotto diversi punti di vista. Tramite il racconto è poi possibile aiutare i bambini a trasformare situazioni e immagini fantasiose trasportandole nella realtà o attribuendo loro, un significato nuovo e più comprensibile.

Il valore delle fiabe è, regalare a un bambino, un momento divertente che stimola la curiosità , oltre a conoscere gli stati emotivi dei vari personaggi,come se loro stessi, fornissero in qualche modo, anche “uno specchio” per il riconoscimento e la comprensione dei propri stati d’animo e le conseguenze positive o negative che alcune emozioni comportano.

Tra le diverse funzioni positive delle fiabe si possono includere “buono” e “cattivo”, tra “bene” e “male”, distinzione che consente ai bambini emozioni, sia positive che negative.

Capita spesso,che il genitore si sforzi di trovare la fiaba “giusta” o eviti quella che ritiene “sbagliata,” ma per i “piccoli ascoltatori di fiabe”, un ruolo importante lo svolge chi legge o racconta la stessa fiaba. E' importante che mamme e papà possono dedicare uno spazio alla lettura delle fiabe, in quanto è un’attività che può dirsi come un vero e proprio “dono” per il bambino.

Il tempo che un adulto dedica alla lettura delle fiabe per il proprio figlio è un tempo di condivisione dal grandissimo valore educativo, è un “tempo di qualità” soprattutto se, dopo il racconto, si offrono risposte alle domande dei piccoli ascoltatori sempre intrise di curiosità. Le fiabe solitamente anticipano, in maniera metaforica, le sfide e le opportunità che si incontreranno nel corso della crescita,questo permette al bambino di guardare quanto lo attende, con il coraggio e la speranza che hanno i protagonisti del mondo narrativo.

“Le fiabe sono la luce dei sogni”

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