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liliana Oggetto: Il fichio  07 Nov, 2017 - 18:27  Profilo Rispondi citando   

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Risultati immagini per un treno senza fumo

Il fischio

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Azzurra, era da poco uscita dall' ufficio, quando un leggero stordimento la stava avvolgendo; appena cominciò a stare meglio, iniziò a farneticare sulla causa di quel malessere che apparentemente non aveva spiegazione; forse era colpa dell'ansia che giorno dopo giorno sentiva, per tema d non arrivare in orario sul posto di lavoro.

Lavorava molto, non sempre serenamenre, anzi a volte le pareva di dover sottostare ad ogni tipo d’ingiustizia e sopruso, che la vita si accaniva a destinarle.

Il treno che era costretta a prendere ogni giorno,aveva ricevuto il fischio per la partenza, quasi a volerla confortare che un'altro giorno era passato,aiutandola a dimenticare il capoufficio.

Stranamente le accadeva qualcosa d'inconsueto, quasi un’illuminazione, come se avesse finalmente aperto gli occhi e scoperto che milioni d’altre persone, in questo mondo, vivono ben diversamente la propria vita.Aveva compreso che oltre casa e ufficio c'era il mondo, ed il pensiero del nuovo,poteva consolarla dalle angustie quotidiane. All'improvviso, aveva cominciato a pensare ad un viaggio in luoghi lontani, esotici o in città non conosciute.Il mondo gli era entrato nello spirito, quel mondo che aveva dimenticato e che ad un tratto aveva ricominciato ad esistere.La realtà era finalmente "vita", con un flusso arricchito di personalità che non la distaccava dai consueti compiti.

Catturata da ogni sorta di innovazione,nei suoi occhi c'erano riflessi di mare e di cielo, come la descrizione di un paesaggio,utilizzando "tratti brevi" e "virgole di colore", immerse in una foschia di azzurro, come il colore dei suoi occhi. Potenze innovative, diventavano quasi un invito a guardare “le emozioni".

Giorni di quotidianità, tra luce e buio,come un gomitolo di tante diversissime storie di vita, che s'intrecciano in un filo narrativo, dove ogni storia ha una storia particolare,come un libro che desta meraviglia per la fantasia dello scrittore,che dona quella meravglia al lettore.


Azzurra,aveva deciso di far pace con se stessa, scegliendo di essere felice, non più stanca nel sentirsi insodisfatta e arrabbiata con il mondo. Anche la felicità è qualcosa su cui si può avere controllo, è un'abilità e in quanto tale, è possibile apprenderla, importante è il segreto di non allontanarla,usando una maggiore consapevolezza.


Pensava la vita come un viaggio,ogni mattina si proponeva di leggere una frase, estratta da un libro qualsiasi aperto a caso, considerandola una direttiva illuminante per la giornata, ripetendo anche :"Mi Merito il Meglio". L'espressione non era rapportata al denaro,ma semplicemente come augurio di forza alla sua persona.

Era consapevole che il cuore, poteva suggerire alla mente le idee, con la motivazione e la realizzazione in tutti i settori della vita, da quella privata a quella lavorativa.

Ricordava le parole di "Abraham Lincoln", che le davano "pace" come il fischio di partenza del treno quando tornava a casa:

"Non puoi portare prosperità scoraggiando la parsimonia,non puoi rafforzare i deboli indebolendo i forti, non puoi aiutare i lavoratori se colpisci i datori di lavoro,non puoi incoraggiare la fratellanza incoraggiando l’odio di classe, non puoi restare fuori dai guai spendendo più di quanto guadagni, non puoi costruire il carattere e il coraggio privando l’uomo dell’iniziativa e dell’indipendenza, non puoi aiutare gli uomini facendo sempre in loro vece ciò che dovrebbero fare da soli."





Liliana














































liliana Oggetto: Momenti..  28 Ott, 2017 - 13:03  Profilo Rispondi citando   

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Momenti...


Angela,pensava molte volte alla fortuna,descritta o raffigurata da eccellenti maestri, sia nell'arte che in letteratura, personificata mitologicamente, in una forza sovraumana, naturale o divina, percepita come un fenomeno irrazionale, imperscrutabile e destabilizzante, i cui effetti rendono felici o sventurati.Molto è stato detto da eccellenti maestri di diverse scuole del mondo,sul perchè ogni essere umano ha momenti di debolezza,ma si può avere una vita serena, anche senza realizzare i sogni del cuore o consultando libri,con i soliti consigli e metodi.

Tra le tante doti che la vita offriva ad Angela, la più sperimentata era quella della pazienza che senza subire il fascino di altre, la fortificavano.Unica proposta della pazienza, era servirsi dei doni che elargisce la sorte lungo il percorso di vita.ll percorso di crescita personale è il coraggio di intraprendere il sentiero che porta al mondo interiore, visitando ogni anfratto, dal più luminoso al più buio, per diventare una persona nuova, carica di umanità e di amore.

Ma c'è una fortuna, che non è la ricchezza e non conta neanche la salute,è: "possedere la saggezza"che supera ogni altra dote.Solo il saggio è come uno scoglio battuto dalla furia del mare, che non si smuove o si logora con le onde impetuose. Felice è chi vive in accordo con la natura, ed è possibile solo se l’animo è sano, con una volontà speciale e costante di essere forti e vigorosi,proponendosi soltanto di servirsi dei doni della sorte.Ma quale sorte aveva stabilito di renderla vedova del suo sposo facendole conoscere il dolore?


Ogni ragionamento, non aveva valore, lasciandole solo un vuoto incolmabile.Dopo la morte di suo marito, era diventata una donna scontrosa e irascibile, verso gli amici che aveva frequentato ed i collaboratori della sua libreria.Tutto sembrava ricordarle un mondo cambiato in peggio;sentiva di averne fin sopra i capelli anche dei pochi clienti che passavano per gli acquisti, capaci solo di lamentarsi consigliando di dire alle case editrici di abbassare i prezzi.


Ma la sorte stava per farle sperimentare anche l'insolito...



Una sera, prima di chiudere la libreria, aveva visto una bambina, gironzolare intorno al reparto dedicato ai libri dell'infanzia; trovava eccezionalmente loquace quella bimba in considerazione dell' età,che diceva di avere."Maria Elisabetta" (il suo nome) non appariva per niente a disagio per essere sola, anzi quasi felice, diceva che la madre l'aveva lasciata in quel reparto , perchè voleva che lei diventasse una lettrice e crescendo in mezzo ai libri poteva diventarlo.

Un sospiro di sollievo avvolse Angela, quando la madre entrò in libreria per riprenderla.Era una bambina adottata che sconvolgeva la sua esistenza le confidò la donna; "Marisetta", come lei la chiamava,era animata da un'insaziabile curiosità e da un'attrazione istintiva per i libri,amava il loro odore, le copertine vivaci,l'affascinava il mosaico di parole che riempivano le pagine, anche senza sapere ancora scrivere e leggere,guardava tutto, per la gioia di diventare un giorno chissà,anch'essa una "libraia".La piccola Marisetta,amante di libri e sogni le somigliava molto ed aspettava un felice momento. La vita è l'insieme di momenti,alcuni terribilmente dolorosi e pieni di rimpianto, altri splendidi carichi di promesse.


Momenti che cambiano, momenti che mettono alla prova!.








Liliana










liliana Oggetto: ,Una vita una speranza  22 Ott, 2017 - 12:35  Profilo Rispondi citando   

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Una vita una speranza

Era un pomeriggio di fine Ottobre, quando il suo medico curante, gli aveva riferito che era stato colpito da una patologia grave ed invalidante, in poche parole un cancro,che gli lasciava pochi mesi da vivere.Una seconda opinione medica,al fine di confrontare,confermare o rivisitare la prima diagnosi, era stato il processo attuato da Paolo.Forse non avrebbe visto il Natale o sarebbe stato l'ultima festività da godere.Già da godere sapendo di avere pochi mesi di vita ? Mancava poco anche al suo compleanno,trentanni da festeggiare con un viaggio insieme a Valentina, sua compagna ed anche in attesa del loro primo figlio.

Forse doveva contare giorno per giorno le ore e i minuti di quando suo figlio doveva venire al mondo,magari lui non ci sarebbe più stato. Un'angoscia profonda che gli faceva decidere di sparire da tutto e da tutti, in un solitario conto alla rovescia. La sua scomparsa dalla vita terrena,voleva affrontarla senza ospedali,le terapie,le apparivano inutili come ogni pietismo, voleva arrivare fino all'ultimo scontro decisivo, solo con il rammarico di lasciare la donna amata.Un subbuglio di sensazioni lo avviluppavano,facendogli domandare:" chi era lui veramente ? Quali sofferenze doveva nascondere? Il ritratto di serenità che dava a tutti era la verità? Tutti gli elementi a cui si aggrappava le scivolavano via dalle dita; cocciuto e determinato,voleva solo capire cosa si celava dietro quella diagnosi di morte inaspettata.Un cammino breve, a tratti impervio, che guardava con occhi increduli e labbra serrate, mentre si sgretolava la sua vita perfetta, lasciando insinuare una scia di luce nel nero del dolore.Ma quando cominciava a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza,trovava degli strani punti di collegamento tra vita e morte, come un preciso rituale. Era come attraversare le porte del tempo, che lasciavano affacciare e trasportare in un'affascinante viaggio attraverso il mistero.

Quasi in sordina i giorni passavano,stimolato dal mistero da scoprire come una caccia al tesoro. L'interesse intorno alla sua vita sembrava essersi risvegliato, grazie a quel patto di segretezza che senza sbagliare,contribuiva a dare spessore alla vicenda che lo investivano,come una via di fuga da quella assurda situazione, in cui riusciva a trascinarsi con la storia della malattia con troppa calma.L'unica pecca il finale,confuso con la sua reale natura e non nella trama di un ottimo libro.Al momento di dormire si chiedeva: "Cosa accade durante la notte? Chiudiamo solo gli occhi e rimaniamo a dormire o andiamo in giro per l’oscurità e i sogni possono coniderarsi una favola per aiutare a sentirsi meglio?
Il sogno che aveva fatto a fine notte verso il mattino,era uno strano fenomeno. In realtà non era la prima volta che vedeva le stesse scene in atri sogni, ma da qualche tempo,si sentiva più consapevole di ciò che accadeva intorno a lui.Aveva delle apparizioni come viste in un semplice sogno,ma la differenza tra sogno e realtà è veramente sottile.Il suo sogno forse poteva appartenere ai "sogni lucidi,”quelli che riescono a far vivere le apparizioni come sogno, la differenza tra sogno o realtà è veramente sottile.A volte sentiva “troppo presente” un semplice sogno,non era facile da spiegare,una specie di leggerezza, come se d’un tratto l’aria attraversava il petto,con una incredibile sensazione.

I sogni molte volte sono un’esperienza “fiabesca”, la stessa che sperimentava Paolo,con una sorta di avvertimento della sua guarigione, vista come un film,sognando di essere guarito da ogni male.

In effetti Paolo, riuscì a guarire realmente dal suo male,definito con l'espressione "guarigioni miracolose," che indicano generalmente,tutti quei presunti casi di remissione improvvisa di una patologia, che si verificherebbero in assenza di qualsiasi terapia medica.

"Le guarigioni miracolose sono inspiegabili dalla scienza".

Nelle società primitive la malattia è sempre associata all'intervento di entità soprannaturali malevole e insidiose. In molte culture religiose, la malattia è interpretata come castigo, inflitto dalle divinità a coloro che hanno violato le loro leggi (peccatori).

Si capisce pertanto come, nell'ambito di tali credenze, nascano le figure di individui, ritenuti particolarmente dotati, (sciamani o uomini dediti alla medicina) ai quali la società attribuisce il potere di dominare le forze occulte e di erigersi a intermediari con le divinità.

Paolo non aveva mai creduto alle pratiche magiche,sapeva che la sua guarigione era da ricercare nelle regressioni spontanee delle malattie.Ma il mondo è fatto di emozioni e sentimenti .... Possiamo chiamare sentimenti le emozioni che durano nel tempo? Dipende dal tempo e dall'emozione ma sono tutte importanti, infatti Paolo, dopo l'esperienza della sua malattia, aveva pensato di creare un'associazione, per sostenere gratuitamente i malati incurabili.Sapeva per esperienza che

Perfino essere malato è piacevole quando sai che ci sono persone che aspettano la tua guarigione come una festa.






Liliana

liliana Oggetto: Canblare se sttessi  14 Ott, 2017 - 10:32  Profilo Rispondi citando   

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Cambiare se stessi

Non importa cosa trovi alla fine di una corsa, l'importante è quello che provi mentre stai correndo. Il miracolo non è essere giunto al traguardo, ma aver avuto il coraggio di partire. (Jesse Owens)

La frase pareva coniata per lei, quando aveva deciso di partecipare al concorso per il tanto agognato posto fisso. Da molto tempo sostituiva i colleghi assenti e la partecipazione al concorso le pareva un'ottima opportunità, la più giusta, per entrare nel settore scolastico come insegnante, non più supplente, ma con la propria indipendenza.Ileana, si sentiva una precaria storica, tra i tanti "Docenti",non tutti per studi e vocazione,ovviamente salvando le eccezioni.

Trovare il lavoro dei propri sogni non era stato mai cosa facile,ma era stato necessario molto tempo, per lavorare all'interno di un settore più congeniale alle proprie competenze è quel concorso, era indirizzato proprio al lavoro desiderato e stabile .Nel proseguire la preparazione della crescita di cultura che la vincita del concorso prevedeva,a volte si sentiva stanca e sfiduciata, le pareva di perdere tempo,come chi non sà più che pesci prendere,con il dilemma di proseguire o mollare tutto.

Aveva partecipato ad altri concorsi,senza negare la scarsa fiducia che riponeva per essere esaminata, sapendo di non non essere tra i raccomandati.Le raccomandazioni ci sono sempre state e sempre ci saranno, ma riguardano casi limitati, molto limitati, chi è preparato può andare alla grande.Considerando poi l'esito del concorso, poteva dire a tutti che "un concorso si può vincere", è sufficiente essere preparati in modo che non si vada fuori dai primi posti, per un buon risultato.

Ci sono certamente anche i privilegiati dove tutto viene loro facilitato, ma è importante avere "tenacia", che non lascia prendere dallo scoraggiamento.

Ileana, si sentiva doppiamente fortunata per non aver mollato, ma ancor più per aver sfatato,quanto aveva sempre pensato e sentito dire a proposito di esami:

"tanto è tutto inutile prendono solo i raccomandati"

Quanto trasmetteva ad Ileana ancora ansia,era il trasferimento
in altra sede, previsto dal concorso.

Affrontare il nuovo, significava ricominciare anche a formulare nuovi propositi. Il proposito era di ben operare, favorendo tutte le buone amicizie, senza ignorare nessuno, evitando gli errori fatti nel precedente ambiente,senza ripeterli nel nuovo.

Il cambiamento,pareva offrirle grandi opportunità di rinnovamento, non solo per la sua attività,ma per la conoscenza di altri colleghi, altri allievi,altra Città.

Ileana era abituata alla sua sicurezza, guardava le persone negli occhi ed era spontanea con tutti, anche con coloro che a prima vista non ispiravano troppa simpatia.Sperava di scambiare qualche parola con chi doveva conoscere meglio,imparando a capire chi aveva un carattere morbido o esigente.Voleva dare agli altri, non solo una bella immagine di se stessa, ma sperava di far capire la sua indole non ritrosa, ma nemmeno troppo espansiva.

Con il lavoro stabile poteva raggiungere la serenità, che le faceva guardare il cielo come un’enorme tela,dove tutti i colori dell'arcobaleno, lasciavano scorgere il nuovo, il bello, il magnifico,con il grazie a "Chi", le aveva dato il coraggio di "partire".Ma la forza che dona la vita è sempre quella di:"Cambiare se stessi."



Liliana.






liliana Oggetto: Rifkessione di un "Grande"  05 Ott, 2017 - 11:30  Profilo Rispondi citando   

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Alla valida riflessione mattutina di Patrizia, una riflessione di un grande:

Come arrivano lontano i raggi di una piccola candela: così splende una buona azione in un mondo malvagio.

William Shakespeare, Il mercante di Venezia, 1594/97




Patrizia51 Oggetto:   05 Ott, 2017 - 09:57  Profilo Rispondi citando   

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Riflessione mattutina....

Che dire di tutte quelle persone buone, generose, altruiste che utilizzano queste qualità per convincere persone deboli, fragili, indifese che quello che stanno facendo per loro è l’unico modo di comportarsi di chi gli vuole bene, screditando di fatto chi invece sta “facendo concretamente”, senza nessuna pretesa né di riconoscimento, né tanto meno di riconoscenza? .... e ottenendo, sostanzialmente, quello che vogliono....
E che dire poi se tutto questo è “opportunisticamente” finalizzato a raggiungere uno scopo ben preciso?

Quando andavamo a scuola, tanti anni fa, in assenza della maestra il capoclasse scriveva ala lavagna i buoni e i cattivi. Beh, se questi sono i “buoni”, io preferisco stare nell’elenco dei cattivi.


"C'est la vie".... ma quanta amarezza......

_________________
Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
liliana Oggetto: Non ripetibili  02 Ott, 2017 - 13:03  Profilo Rispondi citando   

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Non ripetibili

Gianna proveniente da una delle zone più belle della Sicilia,si era stabilita con la sua famiglia a Roma, ancora in tenera età.La Città, esercitava sulla sua persona un enorme fascino,I monumenti erano per lei oggetto di stupore e curiosità, perchè raccontavano delicate fragilità sociali e politiche,dell'antica Capitale.

Le opere di molti artisti famosi avevano arricchito le sue conoscenze ma và da sé che con l’autostima ormai decisamente vacillante,per la forzata inattività,passata in letture sotto l’ombrellone di fronte al mare o in montagna,per assaporare l'aria pura e fresca, l'offerta inaspettata di gestire una "galleria d'arte" in quasi totale libertà, era da accettare senza pensarci troppo.

La nuova esperienza,non era poi del tutto nuova per lei, il mondo dell'arte l'affascinava da sempre.Tante sculture,facevano pensare ad artisti che avevano dato alle loro creazioni la parola, come il:

"Mosè di Michelangelo". La realtà si confronta con l'immaginario, il sogno, l'illusione o tanto altro ancora,a differenza della realtà"virtuale" dove non ci sono confronti.
Di certo le care vecchie contraddizioni fra realtà e immaginazione, vero e falso, inglobano tutto.Ma sono le riflessioni che fanno agire "realisticamente e dinamicamente," se pure non in modo unico. La perfezione è spesso la chiave per vincere, ma le esperienze includono sfide emozionanti nel cuore, con obiettivi che rendono ogni azione unica.come unico è ogni uomo. Ma a volte nella vita, le cose semplicemente accadono,non serve correre o passeggiare lentamente,nè agire d’impulso, ma riflettere per concedere a se stessi fiducia

A volte nel meccanismo di ricerca si segue uno schema sempre uguale, una sorta di "estorsione",un voler strappare a tutti i costi l'accettazione,un giudizio benevolo che magari non c'è o che non è ancora il momento di ottenere.

Tutto ciò che non è spontaneo, allontana qualsiasi buon rapporto, che diventa in ogni caso sfalsato.Spesso si cerca negli altri quello che non si trova in se stessi, ma è necessario conoscersi meglio e imparare a voler bene alle proprie caratteristiche, certamente non quello del corpo, perchè anche il corpo subisce un mutamento.

Gianna si chiedeva quali fossero le caratteristiche valide, se il corpo cambia, in questi contesti la naturalezza e la spontaneità prendono significato, per lasciare spazio nell'accettarsi come si è, senza l’esigenza di voler essere diversi o “assomigliare”a qualcuno.

E'così anche nel mondo animale, si resta unici non ripetibili nei sentimenti ed emozioni, ed è questo che aiuta ad amare e farsi amare.



Liliana








liliana Oggetto: Quella certa età  25 Set, 2017 - 12:29  Profilo Rispondi citando   

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Quella certa età

Molta gente crede che....dopo una certa età non si possa più fare quello che si faceva quando l'età non era ancora quella di una: "certa età",ma cosa significa "certa età"? Ognuno dà un'interpretazione a modo proprio, dipende da quello che si può ancora fare o non,quando non si è giovanissimi.

Nella terza e quarta età, le tensioni psicologiche in gioco sono l’integrazione e la disperazione. I problemi di salute in questo ciclo della vita, sono spesso senza speranza di definitiva risoluzione. Diventa quindi essenziale la capacità di far interagire fra loro la disperazione per le perdite e l’integrazione di questi nuovi aspetti di sé, nonché il mettere in atto una rinnovata energia.

Ma la vita, viene interpretata diffetentemente, se non si può correre, si cammina male, ci si appoggia ad un bastone,o non si può più ballare? Per fare tutte queste cose si prende forse più tempo,ma a che serve il tempo?Il tempo è per capire meglio quello che conviene fare ,per valutare ogni cosa,ad esempio l'amore, che non significa fare solo sesso.

Quella "certa età", lascia vedere nell'amore qualcosa di più profondo, un sentimento inestimabile che si prova quando si capisce il suo vero significato. C'è chi lo dimostra con le parole e chi se lo tiene gelosamente racchiuso nel proprio cuore e non certo per colpa di.... quella certa età.Le personali motivazioni sono altre. Non c'è cosa più falsa, se si dice che sia impossibile continuare a sognare, si sogna anche di più è consapevolmente,proprio per non sentirsi vecchi.

Il timbro della voce può cambiare, ma è bello sentirsi dire:"che voce giovanile hai."Non si può più cantare perchè la voce a volte manca e non c'è più l'intonazione giusta,ma chi è stonato e non ha voce non può farlo nemmeno quando è molto giovane.

Anche la realtà rispetto al cibo è diversa, lievemente diversa.La priorità é data dalla fantasia, ossia dall’atmosfera romantica che si vuol creare, magari anche un solo fiore fresco sul tavolo per inebriare l’aria e, per finire un the, un caffè o un succo di frutta o latte.

Cambiare fa bene. E non serve fare molto: basta una nuova pettinatura, un abito che fa sentire diverse. Il risultato è favoloso, per essere belle e desiderabili, aumenta l'autostima, aiuta a dare un taglio netto al passato, trasmette maggiore sicurezza all’esterno. Sentirsi belle ha poco a che vedere con il reale aspetto esteriore, è uno stato d’animo come sentirsi brutte è facilissimo.Un abito, può far sentire "donna sensuale e a proprio agio in ogni situazione ed età".

Cambiare è una specie di medicina, In effetti si tratta semplicemente di riscoprire la personalità sul cambiamento della propria immagine.Hanno seguito questa strada anche molte attrici e attori, con il cambiamento del proprio look, come occasione per migliorare il proprio aspetto e di conseguenza la propria vita. E allora una frase come quella usata a chiusura di una favola:"E vissero per sempre felici e contenti ! Ma dedicata a chi? E' ovvio, a quelli di una certà età"



http://www.guideconsole.it/wp-content/uploads/2014/03/zeldawindwaker.jpg

Liliana

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liliana Oggetto: Non c'è mai un giorno qualunque  22 Set, 2017 - 07:08  Profilo Rispondi citando   

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Non cè mai un giorno qualunque..
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Oggi non è che "un giorno qualunque" forse uguali a tutti quelli che verranno; i giorni non si fermano ma scorrono a volte, noiosi e insignificanti.Sono molti quelli che sperano che qualcosa di diverso accada, ma tranquillamente gran parte del tempo,è applicato nella ricerca di cose senza alcuna importanza, con futili diversivi . Si pensa solo di tanto in tanto al futuro, un futuro fatto solo di presente, dettagli anche questi giudicati insignificanti.

Sono parte del futuro, non quello di episodi che s' inventano dalla mattina alla sera, ma parte del un bisogno tramandato dal passato. Quindi non esiste un giorno qualunque, ma tutti hanno un significato per costruire il progetto della propria vita. Pe una libertà interiore, sia in positivo che in negativo,ogni attimo non deve essere sprecato, ma vissuto con intensità, nel presente ma anche nell'immediato futuro. La libertà di ogni uomo si esprime nel tempo non in attimi separati.

Storie con grandi solchi, tra un primo e dopo, si configurano come figure annodate, secondo una certa ben precisa struttura, in un certo senso complementare,rimandandosi l’una all’altra, come un ripercorrere a ritroso il viaggio del destino. Il destino, è come il ritorno di un viaggio di andata già compiuto, nella maturazione di un desiderio o in una dinamica complessa, sempre tra uno scontro, del "divenire e l'essere".

Porsi domande sul "caso o destino",accade sovente, magari sollecitati da qualche esperienza non attesa. ll caso può essere inteso come irrilevante, ma dire "capita" non è solo apparenza, già la parola “capita,” diventa curioso e interessante, per spingere a credere. Ma esiste poi davvero il caso? O, viceversa: c’è un destino? Oppure, detto in altro modo: e se tutto fosse caso? O invece tutto non fosse altro che destino? In fondo se il caso "capita", il destino non è scelto; bensì sovrasta, incombe.

Nella storia che racconto forse c'è "il caso ed il destino", ma è meglio forse, chiamarla vita?:

Mi chiamo Lisa, ho 24 anni, una "laurea in lingue", lavoro come traduttrice. Vivo da sola fin da quando sono diventata “donna”. Nel senso di maggiorenne. Voglio bene ai miei genitori e loro ne vogliono a me, amo essere libera. Penso di essere cresciuta bene o quantomeno cresciuta.La mia vita sentimentale credo sia disastrosa. Pochi uomini,nella ricerca di quello vero con la:"U" maiuscola. Non sono di quelle che vanno a “caccia” di uomini, anche se mi piace il corteggiamento, non cedo facilmente, anche se qualcuno forse lo crede, per il mio abbigliamento appariscente.

Una sera, una delle tante, passate a curiosare nel mondo "real virtual di internet",mi colpisce una lettera scritta da un ragazzo,che racconta della sua malattia rara.

Davide (il suo nome), lottava per trovare la cura. Pur ammettendo la totale ignoranza sulla causa della sua malattia,fui colpita dalle sofferenze descritte da quel ragazzo,tenace, coraggioso, con tante speranze. I miei pensieri non si erano allontanati da quella storia e prendendo nome e cognome del ragazzo,decisi di cercarlo.Gli scrissi, probabilmente forse anche un sacco di stupidaggini, raccontando però la verità sulla mia persona. Decidemmo di incontrarci,mi andava di farlo malgrado la totale assenza di ragionamenti precauzionali,dovuti alla sensibilità del mio carattere.Non so con quali aspettative,ma l’unica certezza era quella che stavo per conoscere una persona non comune.L’elemento più importante di quell'incontro, era stato lo sguardo di Davide,un pò triste, ma niente che somigliava al vittimismo. Uno sguardo speciale ed una meravigliosa voce serena, non ricordava nient'altro della sua figura, spezzata ma non distrutta.

La sua compagnia faceva immaginare un pianeta diverso, con una diversa fisicità dei suoi abitanti,che non toglieva interesse, anzi, lo procurava.Mi sentivo rigenerata, già da quel primo nostro incontro,la grande intelligenza di Davide che desideravo conoscere in tutte le sue manifestazioni, mi attraeva indicibilmente. Senza un perché, senza un “come sarà…” ogni giorno finiva nella ricerca di quel "perché", senza mai chiedersi: "cosa è accaduto…?"

Lui adesso non c’è più e non solo per me; non c’è più per nessuno, forse è quella stella che guardo e mi guarda senza un perchè per dirmi:"Non cè mai un giorno qualunque"



Liliana
















liliana Oggetto: Egitto che passione  17 Set, 2017 - 14:11  Profilo Rispondi citando   

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Non volendo limitare i miei racconti solo a quelli affidati alla mia fantasia,ho scelto come avessi intrapreso un viaggio attraverso il web,informazioni illuminanti sulla cultura Egizia.
Antiquit | Gifs anims

Egitto che passione

La testa dell’enorme leone, accovacciata da centinaia di secoli dinanzi alle piramidi,mi ha sempre incuriosita e stimolata, per conoscere meglio il suo ricco simbolismo. Con corpo umano e testa di leone, incarna da sempre "forza e fierezza".Il suo sguardo verso il sorgere del sole,diretto sulla linea dell’orizzonte, è rivolto al mondo dei vivi, poiché i morti, secondo il pensiero egizio, abitavano l’occidente:
"
il deserto del rosso Seth".

Il volto della sfinge di Giza,detta anche: "un enigma in pietra",era stata attribuita da sempre a "Chefren" più recentemente a "Cheope". Sono ormai passati millenni ma un'idea precisa e concreta,non è mai stata facile averla.Alcuni studiosi avevano già intuito che fu Cheope (Khufu), sovrano che regnò dal 2551 a. C. al 2528 a. C. e massimo costruttore dell’Antico Regno, a far erigere il monumento dal "corpo di leone e dal volto umano".
"Il monumento si troverebbe all’inizio di un punto determinato di una via sacra, che conduce proprio alla "Piramide di Cheope".

Della "Sfinge di Giza", ne informa una stele trovata tra le zampe dell’animale: l’iscrizione racconta che Tuthmosis IV avrebbe sognato il dio Sole Ra-Hrakhte, nell’atto di garantirgli il regno se avesse liberato la sua statua dalla sabbia: così fece e divenne Faraone.
In seguito, la costruzione mitologica fu coperta da sabbia eolica, almeno fino al 1817, quando l’archeologo Giovan Battista Caviglia la ripulì. Nel 1925 venne reso visibile anche il piano calpestato tutt’attorno e iniziarono scavi sistematici del contesto archeologico della costruzione sempre meno misteriosa.

Danni irreversibili le sono stati provocati nella sua esistenza millenaria: uno storico arabo del XIV rivelerebbe che il naso fu cannoneggiato dai "mamelucch" "Mamelucch" deriva dall'arabo “mamluk”, vale a dire schiavo. Con questo nome erano chiamati i membri di una singolare casta militare, che ha origine nel corso dei sec. XII e XIII, quando, per fronteggiare la minaccia dei mongoli e dei crociati, i sovrani siriani ed egiziani adottarono un peculiare sistema di reclutamento militare allevando schiavi giovanissimi, a volte d’origine cristiana e per lo più turchi, circassi o slavi, educati alla "fede" islamica e addestrati come soldati di professione.

La parola :fede, rapportata alla religione, come la maggior parte delle religioni antiche, era politeista, quella "Egizia" abbondava di divinità zoomorfe, cioè di dèi-animali resi sacri per la loro funzione.Tra le divinità della religione egizia troviamo "Sobek", il dio-coccodrillo, "Anubi"il dio dei morti raffigurato come sciacallo, "Bastet" la dea-gatto, divinità della gioia e dell’amore, "Khnum", dal corpo umano e la testa d’ariete, Thot, raffigurato in forma di ibis o di babbuino, patrono degli scribi e delle scienze e inventore della scrittura.

Oggetto di venerazione particolare era "Api", un toro nero la cui forza era considerata una manifestazione della benignità del cielo.

Vi erano poi le divinità solari, adorate sotto vari nomi: "Ra", il sole stesso (secondo molti studiosi ne è una rappresentazione la forma della piramide,i cui spigoli, diramandosi idealmente verso la terra, ne indica i raggi),

Ptah, dio-sole venerato a Menfi, Amon, che nel Nuovo Regno divenne il dio più importante, assimilato a Ra (Amon-Ra), e Horus, rappresentato come falco.

Si credeva che i faraoni stessi fossero re dalla natura divina, in particolare erano associati al dio Ra, di cui i sovrani si dicevano figli.

I sacerdoti cercarono di mettere ordine nel caotico accumulo di divinità del pantheon egizio, suddividendole in famiglie, ma fu Amenophi IV, sovrano dal 1379 a.C. al 1362 a.C. a tentare una riforma religiosa: sostituì ai culti tradizionali quello di una divinità suprema e universale, Aton; cambiò il proprio nome in Ekhnaton, “colui che è caro ad Aton”, e fondò la nuova capitale Akhenaton (oggi El-Amarna), dove nominò nuovi funzionari e amministratori dell’impero.

Il faraone però morì senza essere riuscito a imporre la sua riforma religiosa, soprattutto per la grande opposizione dei sacerdoti di Amon, e il suo successore Tutankhamon, ripristinò il culto di Amon e riportò la capitale a Tebe





E adesso mi fermo, altre meravigliose storie mi attendono, perchè farle aspettare?




Liliana










liliana Oggetto: Dentro noi  11 Set, 2017 - 19:58  Profilo Rispondi citando   

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Dentro noi


A volte vive nella stessa persona un "Angelo e un Demone", questa doppia personalità, racchiude anche le loro voci. Quella dell'Angelo è espressa con dolcezza, calma, sempre suadente;diversa appare, quella del Demone, che pronunciando anche le stesse parole, lascia trasparire un suono falso, stridente, a volte aggressivo e cupo. Non è difficile distinguere queste voci,ma si accetta quella dell'Angelo istintivamente, perchè è la parte razionale di se stessi.

L'Angelo regala consapevolezza e la dona ai cuori che amano la verità. Bisogna fare attenzione a non eccedere nel "perfezionismo,"che può danneggiare la qualità di vita a chi ha troppi impegni.Quando una persona smette di sognare e perde il suo buonumore è già vecchia, indipendentemente dagli anni che ha. Quanta gente è vecchia senza saperlo! Sono tante le persone che si annoiano dopo un'attività lavorativa, magari maggiormente anche quelle che non hanno mai lavorato; guardano il passato con rimpianto e pensano che non ci sia più niente da fare. In realtà, il modo migliore per non annoiarsi è riuscire a godersi il presente, consapevoli di cogliere attimi di vita è stabilire una buona convivenza con se stessi, con la famiglia, con gli amici e con le altre persone che quotidianamente si è in contatto.

Concedersi di sognare è quello che più si desidera,l’universo intero sembra avviare i suoi misteriosi meccanismi per dare quanto si è sperato. Alcuni la chiamano fortuna, altri destino, qualcun altro parla di legge d’attrazione, ma in realtà chi può negare che gli sforzi, la dedizione, la forza di volontà portano a raggiungere quello che si vuole?Chi smette di sognare muore un po’ alla volta, quindi chiudere gli occhi ma aprire la mente.

Il famoso scrittore Gabriel García Márquez con I suoi libri ha innamorato il mondo, le sue parole entrano inevitabilmente nei cuori di chi legge,una delle sue frasi toccanti
:"Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni."

Infiniti sono i pensieri che si modellano sulle precedenti esperienze di vita, sui ricordi passati, sulle lezioni avute,ma sopratutto per le delusioni subite che non si vogliono ripetere.Chi riesce a cambiare il suo modo di pensare riesce a cambiare il suo destino.
La mente umana possiede dei meccanismi primitivi di autodifesa, che negano tutte le realtà che causano al cervello uno stress eccessivo.

Ma che impatto si desidera, per indirizzare al meglio le proprie aspettative, in modo che siano potenzianti e funzionali per gli obiettivi migliori sempre vincenti? Viene da chiedersi a volte, il perchè ci sono persone che ottengono risultati grandiosi, mentre altre a parità di condizioni insuccessi?" Una risposta esiste:
"
Se non si è contenti di ciò che si ha o ciò che si è,forse bisogna smettere di fare le stesse cose per non avere gli stessi risultati.

Con la curiosità e l’immaginazione dei bambini, bisogna sempre chiedersi:"come sarebbe la vita in altre circostanze di ambiente e condizioni, magari in una nazione diversa dalla propria? La prima decisione giusta è il coraggio di cambiare,con la curiosità e la speranza di cercare alternative o semplicemente, farsi guidare dall' istinto nel fare esperienze; senza queste, si resta la stessa persona, magari divorato dalla noia.

Di "Franco Marcoaldi" alcuni pensieri "sulla noia": "Dicono che il tedio sia la malattia degli oziosi, o che contagi soltanto coloro che non hanno nulla da fare. Invece è un malessere dell’anima più subdolo: prende chi ha già una predisposizione ad esso e, più che gli oziosi veri, attacca chi lavora, o chi fa finta di lavorare (che nella fattispecie è la stessa cosa)."

Anche Fernando António Nogueira Pessoa, ha scritto:
Il tedio è sì la noia del mondo, il disagio di continuare a vivere, l'indolenza di aver vissuto; il tedio è davvero la sensazione carnale della vacuità prolissa delle cose. Ma il tedio è, più di questo, la noia di altri mondi, sia che esistano o no.

Alberto Moravia con Il suo romanzo."la noia"appartenente al filone contemporaneo della letteratura esistenzialista,forse è il più ricordato.


Spesso la noia si teme come male da evitare, da superare ad ogni costo, ma quella che si percepisce è soltanto un segnale che informa un rallentamento di idee. La noia che si comincia a sentire, può essere una vera rigeneratrice per la stanchezza delle cose fatte, ma non è nemica, risveglia, stimola, riesce anche a meravigliare,se guardando in fondo al tunnel palpita una vivida luce.


Liliana






liliana Oggetto: Scriverò un libro  06 Set, 2017 - 18:44  Profilo Rispondi citando   

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Scriverò un libro

Dorina si era appassionata alla lettura di un libro,che a dir poco trovava eccezionale; nessun altro scrittore, dei tanti libri letti, aveva saputo esprimere così bene "l'inesprimibile",donandole sensazioni incredibili, come qualcuno che scava nei meandri di un comportamento intimo.


Quella storia pareva avesse costruito nel suo cuore, un immenso edificio di ricordi, che sollevava una folla di emozioni e allo stesso tempo eccitava la mente, oltre le pieghe più intime del suo animo.Trovava nelle parole lette molta coerenza,che non annullava il dinamismo delle azioni dei protagonisti,ma aiutava a scioglierne la complessità. Scorrendo le pagine trovava nelle parole scritte molta somiglianza di episodi da lei vissuti , che la riportavano ad un realismo che appariva magico.

Dopo un'infanzia difficile in un orfanotrofio, Dorina era diventata una donna sicura ed altruista,impegnata in un lavoro sociale di assistenza agli anziani. Per lo svolgimento del servizio domiciliare era stato acquistato un veicolo allestito con pedana elevatrice e punti di ancoraggio per il trasporto di una carrozzina di persona disabile.L’assistenza domiciliare estesa in ogni settore di servizi, è fondamentale per consentire alle persone di continuare a vivere il più possibile nelle loro abitazioni, nei luoghi in cui hanno ricordi, affetti, amicizie.

Chissà che dopo tante letture scritte da scrittori di prestigio, le sue eperienze con i racconti di tanti nonnini, potevano dare vita forse, alle pagine di un libro.Era importante che il libro oltre ad avere una invitante copertina,fosse descritto in modo piacevole e corretto, perché l'immaginazione dei lettori contribuisce alla qualità dell’opera.Semplici regole che Dorina doveva applicare per non farla dubitare del suo impegno,senza allontanare il piacere e l'emozioni che potevano trasmettere gli insoliti e specialissimi protagonisti, che si ritrovavano ad essere i veri attori,di una realtà che li allontanava anche se per breve tempo, dalla loro malinconia




Liliana








































liliana Oggetto: Speranza a buon mercato  04 Set, 2017 - 12:06  Profilo Rispondi citando   

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Speranza a buon mercato

Era una notte primaverile, ma la temperatura di quella stagione dell'anno, non era la solita, il caldo somigliava a quello di "piena estate", che faceva rigirare Anna nel suo enorme lettone,incapace di correre nelle braccia di Morfeo, come era solito dire, quando si abbandonava al sonno profondo .

Una improvvisa sensazione di freddo, come se fosse entrata una folata di vento da una finesra aperta l'avvolse, costringendola a tirare il lenzuolo che la copriva, fin sotto il mento. Quell'insonnia non l'allontanava dal pensiero diventato ormai quasi ossessivo per la malattia di sua nonna,alla quale era stata diagnosticata una malattia incurabile.

In realtà quel male esistiva da sempre al mondo,per la prima volta nominato "nemsus" nei papiri egizi del 1600 avanti Cristo, il cancro comparve anche negli scritti del medico greco:" Ippocrate", il primo a coniare il termine "carcinoma"; ma solo nell’ultimo secolo, era diventata una delle malattie più diffuse in tutto il pianeta.

Anna aveva fiducia nei ricercatori scientifici operanti in tante sedi universitarie,chissà se tramite i loro studi, la lotta contro il cancro, la più difficile, cattiva, irrefrenabile malattia,poteva ottenere un risvolto positivo per essere sconfitta per sempre o magari, trasformato in una comune malattia curabile anche se non guaribile,ma che assicurava la vita godendo un'accettabile vecchiaia.

La nonna,era restia a parlare delle sue sofferenze, chi è malato di cancro vuole che si rompa la cortina di commiserazione che lo circonda,sua nonna non accettava l’insopportabile ipocrisia di chi le diceva "coraggio" magari con il viso più triste che si potesse vedere.
Il tumore viene vissuto da chi lo ha, senza consapevolezza di malattia estrema, qualcosa che non appartiene soltanto a se stesso ma fa parte d’una dimensione più ampia ed emotiva,che oltrepassa la cerchia familiare,fermandosi alla speranza.

Cosa poteva succedere se la nonna veniva a mancare? Bisognava non pensare per continuare a vivere. Il problema del suo domani doveva affrontarlo evitando l'ansia, che appariva come "corrente alternata"sempre presente, anche se ben dissimulata.

La speranza,veniva a mancare ogni giorno ad Anna,per le sofferenze della nonna, che dopo la morte dei suoi genitori, si era completamente sostituita a loro, facendola sentire sempre a casa; ogni abitudine veniva rispettata ed il bisogno di affetto, prima di qualsiasi altra cosa, diventava una efficace cura per ogni malinconia.

Perchè sua nonna continuasse a vivere, Anna doveva impegnarsi a lottare, "rompere le scatole" agli indifferenti, trovare ogni possibilità di cura, trasmettendo anche solo forza e speranza per la qualità della vita, con prospettive migliori sempre e comunque.
Ricordava alcune frasi di sua nonna che le davano forza :
" Ogni dispiacere piccolo e grande,o qualsiasi problema, può essere sempre risolto in modo umano e dignitoso.

Erano lontani i momenti magici che avevano segnato gli anni della sua prima infanzia, qualche fuggevole lampo tra i ricordi, prendeva il sopravvento su altri, dispensando i sorrisi malinconici e disincantati della nonna mai usuali.
Lo sguardo della nonna si appannava e si trascinava senza gioia nel male di vivere palesemente e potentemente, nonostante gli sforzi per sotterrare il grigiore di una apparente tranquillità.

Si spegneva lentamente, mentre Anna si sentiva affondare sempre più, nell’oscura palude di azioni ripetitive senza orizzonti,di bisogni giornalieri,tra sguardi distratti e lo scivolare stancamente verso un sonno senza sogni, che ricominciavano ad affiorare,con altri giorni uguali. Pensava alla frase scritta da Cesare Pavese:
Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà
ma quell'alba poteva giungere con la speranza?

Anna cercava di consolarsi condividendo le celebri parole scritte da "Gianni Rodari", le più belle mai lette per sperare,anzi addirittura una speranza gratis che tutti possono ricevere :

"Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. "Speranza a buon mercato!" Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente che non ha da campare darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare."



Liliana
















liliana Oggetto: Per Alma  31 Ago, 2017 - 06:58  Profilo Rispondi citando   

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Ti ringrazio Alma per la cortesia di leggere quanto scrivo.

A volte le fantasie possono prendere la forma di “film privati” o di "dialoghi interiori", con l'abilità di creare immagini visive.

Ethel S. Person,psicanalista e docente alla Columbia University (Usa),afferma che:"
la fantasia è un gioco di prestigio che la persona fa senza capire come, essa agisce per far sì che una parte di noi non capisca quello che un’altra parte vuole».

Un affettuoso saluto

Liliana




Alma Oggetto:   30 Ago, 2017 - 19:43  Profilo Rispondi citando   

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Non son d'accordo... ma puoi scrivere quel che vuoi liliana....

Visto che scrivi quello che per te è vero e lo scrivi con garbo.

Ma che nn lo sia per tutti tu lo sai!
liliana Oggetto: Ho paura ma mi piace  30 Ago, 2017 - 13:05  Profilo Rispondi citando   

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Ho paura ma mi piace


Con il termine fantasmi parliamo di quell’entità che sopravvive alla morte fisica del corpo per continuare a vivere in una dimensione parallela alla nostra. Solo in determinati casi, in cui le due dimensioni si intersecano sarà possibile un “avvistamento”.

Da bambina, ma anche da grande, ho avuto sempre paura dei fantasmi,non sapevo che metà della popolazione adulta crede nell’esistenza dei fantasmi. Molta gente si reca in Gran Bretagna per visitare uno tra le migliaia di edifici che si dicono siano infestati… non potendolo fare personalmente dico quasi per confortarmi del mancato viaggio:"I fantasmi non esistono”.

Lapidaria e rassicurante è la frase che ogni bambino spaventato si è sentito ripetere all’avventurarsi in un corridoio buio o prima di spegnere la luce al momento di coricarsi. Forse per rendermi coraggiosa, mio padre lo faceva,ordinandomi di portargli qualcosa da una stanza che si trovava in fondo ad un buio corridoio; ma arrivata quasi a metà di quel percorso,sentivo la sua voce che con l' inconfondibile accento napoletano, mi raccomandava:"non aver paura si esce o "mammone"(diavolo),poi ridendo mi dava della sciocca, quando spaventata, ritornavo immediatamente indietro.

Spolverando i miei ricordi, credo di avere avuto veramente un'esperienza di fantasmi! Sono passati tantissimi anni, ma dentro di me, non si è mai cancellata quell'ombra bianca che abbracciandomi e scuotendomi fortemente, mi aveva svegliata dal sonno, mentre mi rassicurava di non aver paura.

La paura invece non si è mai allontanata da me,ma allo stesso tempo stranamente, mi avvince l' interesse per "l'occulto" o il così detto "Paranormale".

I criteri per classificare l' idea a riguardo sono molteplici, a volte nemmeno troppo coerenti o realistici, dovuta ad ma scarsa competenza oppure semplicemente nell' esasperata voglia di credere. Ma “nel mondo degi adulti” c'è un unico criterio per stabilire la credibilità di un fenomeno paranormale:" le prove!"

Realtà o leggenda urbana?

Ma si è davvero sicuri che per ottenere le prove o documentare un fenomeno paranormale, possa davvero servire per dimostrarne l'esistenza un certo grado di credibilità?Siamo testimoni del tempo che cambia e del mondo che si trasforma, ma i "Fantasmi" riempiono ancora qualche pagina di storia come questa :

A FERENTILLO (TERNI)Sotto la chiesa di Santo Stefano, vi e’ il famoso museo delle mummie. Per uno stranissimo fenomeno fisico-chimico prodotto da microrganismi presenti nel terreno, i corpi seppelliti in questo luogo non imputridiscono ma si mummificano naturalmente. Testimoni dichiarano che le mummie non sono le sole cose che ci sono, ma che vagano anche vari spettri.

Un mito molto comune sui fantasmi è che questi siano presenti in luoghi come: castelli, antri oscuri, case abbandonate. Possiamo dire che non è così. Se si prende in considerazione questi luoghi, per il semplice motivo che in essi siano avvenuti omicidi brutali, possiamo dire che anche nelle strade o nelle case comuni questi avvenimenti accadono e potrebbero accadere.
Con questo è da sfatare la credenza che i fantasmi siano solo in determinati luoghi.Ma… un fantasma potrebbe esistere per sempre? Probabilmente no, dopo vari studi sembra che dopo molti anni il fantasma svanisca. Probabilmente l’esistenza dello stesso è limitata ad un certo periodo di tempo, poi come legge del Karma l'anima è ricondotta in un altro corpo, per re-iniziare il ciclo della vita.

Fantasmi con tante storie non mancano, specialmente cercate sul web,ma quelle raccontate da un vecchio parente, hanno sempre un fascino speciale.Molte storie sono davvero interessanti, non nascondo però che di qualcuna "ho paura ma mi piace".



Liliana





liliana Oggetto: Tra lepagine di un libro  22 Ago, 2017 - 09:36  Profilo Rispondi citando   

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Tra le pagine di un libro

Apro quanto segue,con la frase cltata da Jorge Luis Borges:

"Si legge quello che piace leggere, ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bensì quello che si è capaci di scrivere.

Durante la stagione estiva,succede sovente di trovare divertimento tra le pagine di un libro, personaggi reali e non, si muovono tra eventi assurdi da sembrare assolutamente fattibili di vittorie, degne di lieto fine.

Un libro porta su di sé un'inequivocabile giudizio per renderlo interessante o non . Un buon libro riesce a donare alla lettura emozioni insolite, ricche d'ironia e di suspense,scelte tra le migliori storie. Sono tante le trame dei racconti racchiuse tra i libri; si sfogliano pagine scritte con semplicità a volte con umorismo; molti amano i cosidetti "libri gialli", possibilmente con il lieto fine.

Chi ama leggere, non si limita a consultare solo un genere di narrativa per trovare piacere, ma la estende in ogni genere di lettura.
E' gratificante poter dire ad ogni fine lettura :"davvero un bel libro" ve ne sono di quelli in cui si stravolgono i cliché: "i buoni sono cattivi, quelli ingegnosi sono sprovveduti e gli sfigati sono fortunati.Se un romanzo è ben articolato sfruttando un avvenimento realmente accaduto, è la storia stessa ad essere arricchita , non certamente in maniera marginale ma per importanza.

La creatività dell'autore, appare sempre affinata, poetica e lascia spazio anche a momenti di grande commozione; l'umanità vince sui freddi calcoli di potere e sulla violenza dei potenti. Come un film che suscita attenzione negli spettatori, i soggetti sono sempre pronti a trasformarsi nella sceneggiatura della propria mente,facendo ripetere: "Bello, bello bello!". A chi vuole leggere,si consiglia vivamente, perchè è proprio il libro con tutte le componenti inserite nel giusto dosaggio.

Racconti molto piacevoli descritti in modo particolare,raccontano di vite attraverso episodi significativi, forse senza lasciare la sensazione, che vi sia un'evoluzione affrettata o non sufficientemente giustificata dei personaggi, quasi sempre i protagonisti, sono reali e vivi nelle pagine.

Un libro, non è come la televisione o la stampa, il libro desidera tempo per essere letto, un tempo organizzato in maniera tale da consentire totale rilassamento; si deve poter riprendere la lettura in modo tale che ogni volta ci si ricordi ciò che si è letto in precedenza. Ciò esige del tempo molto strutturato in funzione della lettura. Una lunga educazione alla lettura, deve cominciare fin da piccoli perchè è difficile con gli anni avanzati, cambiare la propria struttura del tempo.

Non c’è niente di più bello che sdraiarsi su un bel prato verde, all’ombra di qualche albero, farsi accarezzare da ogni filo d’erba e d’aria e leggere per un intero pomeriggio.Durante l'estate, le giornate trascorse al mare in costume,hanno per compagnia i libri, un telo su cui stendersi e qualche bevanda per reidratarsi, leggere è un’attività che purtroppo nelle altre stagioni non è così dilettevole e non facilmente realizzabile!

Si è vero anche l'inverno, per chi ha la fortuna di possedere un caminetto, il bagliore delle fiamme invita alla lettura, mi accorgo però che mentre scrivo e sono quì, ho solo un vuoto intorno e penso già alla primavera che avvicina ai primi bagni di sole, con i soliti dubbi che riguardano la corretta esposizione ai raggi solari. Ma forse tra le tante cose da "leggere"è bene consultare anche una guida, per acquisire le giuste informazioni per proteggere la pelle dalle cause esterne che possono danneggiarla come:" sole, vento e smog".

Si può dire scherzosamente che la lettura è utile anche per......... "salvare la pelle"!



Liliana





































liliana Oggetto: Lascia fare al destino  19 Ago, 2017 - 09:26  Profilo Rispondi citando   

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Lascia fare al destino

La sveglia suonò alla solita ora, Deborha lasciò il caldo letto,per andare in bagno a lavarsi.Il giorno prima aveva incontrato il farmacista del paese,un uomo aitante dallo sguardo penetrante; indossava un abito grigio,che lo invecchiava, ma donava alla sua figura un'aria austera che intimidiva.

"Davide Leogrande", discendeva da un'antica e nobile famiglia, rispettata ed amata da tutti. Deborha, era molto attratta dal suo sorriso che invogliava alle confidenze, raccontandogli i suoi sogni, i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui e lontani. La giovane e inquieta Deborha,gli aveva confidato anche la speranza di lasciare quel luogo dove era nata, per studiare presso una "Università prestigiosa", realizzando il sogno di diventare "medico".

Una serie di eventi drammatici avevano sconvolto la sua esistenza; l'improvvisa morte di sua madre, unico affetto e sostegno, pareva impedirle ogni aspirazione. Non riusciva più a fare sonni tranquilli, né a vivere la vita di ogni giorno. Le aspettative erano forse un po' troppo alte e lei si sentiva un personaggio senza una grande consistenza.Il dolore di quella perdita le faceva troppo male, ed era entrato prepotentemente nella sua anima.

"Lascia fare al destino", sua madre adoperava questa frase per ogni speranza.Secondo la scienza spirituale, ella credeva al destino, riferito alle situazioni in cui non si ha alcun controllo sulla vita.Come spiegazione, la definiva una forza invisibile che spinge le persone ad agire in un certo modo: un po' come il vento, che non si vede ma esiste ed avvolge.Tutto si univa molto ai sentimenti e all’inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti.

Sua madre, credeva molto anche alla legge del karma,dove ogni anima, incarnandosi, non fa che porre in atto un destino già scelto e tracciato; un destino che, in potenza, è già presente, immutabile con la nascita dell’individuo; la sua discesa nel corpo, non fa che reificare e vivificare. Anche il grande filosofo "Platone"ha donato il suo pensiero:“Ciascuna persona viene al mondo perché è chiamata, "dopo la morte, ogni anima è destinata a reincarnarsi, scegliendo, in un luogo al di là dello spazio e del tempo, le caratteristiche fondamentali di quella che sarà la propria nuova vita terrena. Il libero arbitrio e necessità, si avvicinano fino a coincidere, al punto che ognuno sceglie liberamente proprio la vita, quella e solo quella, a cui era predestinato.

Secondo lo scienziato "Hillman" , non sono i cromosomi, né la famiglia, né l’istruzione, né la società a plasmare l’individuo incanalando la sua vita entro determinati binari: le tracce di quegli stessi binari erano infatti già state solcate dall’anima prima dell’incarnazione, esattamente come sosteneva Platone.

Il principio vitale, dunque, esiste prima della vita fisica e, proprio come una ghianda che contiene in sé in potenza la quercia, anch’esso porta in sé il carattere e le vicissitudini che caratterizzeranno l’esistenza terrena. Tali carattere e vicissitudini, in India come in Platone, sono determinati da quanto l’anima ha compiuto nella vita precedente. Non si tratta tanto di un premio o di una punizione, quanto di una lezione. Infatti, l’anima, nel corso della vita a venire, andrà ad imparare – per migliorarsi – ciò che nelle vite precedenti ha dimostrato di non essere stata in grado di apprendere. Questo aspetto migliorativo piuttosto che punitivo è il vero significato dell’idea di "karma".Per Deborha, associando e condividendo un pensiero sul destino,si facevano strada nella sua mente, parole già lette:

"La vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali ".


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liliana Oggetto: L'hai già detto  18 Ago, 2017 - 14:10  Profilo Rispondi citando   

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L' hai già detto.



Si dice che l'uomo è un animale abitudinario, quantomeno cerca le abitudini, le certezze a cui ancorarsi. Si vive ancorati alle proprie certezze, alla ripetività che dona sicurezza; ma la vita è cambiamento, rinnovamento, gestione degli imprevisti.Molti ricordi diventano splendide fotografie, che entusiasmano ed escono dall’album dei ricordi.

Per un anziano, ogni mancanza è la più forte presenza che si possa sentire, come un adolescente, vede i cambiamenti sempre e comunque; vince chi sa adattarsi meglio, lo diceva Darwin e lo dicono i fatti.

Anche le città cambiano di anno in anno , tutte le cose cambiano nonostante molte di queste si vorrebbero sempre uguali; il cambiamento esiste e bisogna adattarsi, quando vanno bene e fanno bene, lasciano la domanda:"perché cambiare"?

In età matura, si ricorda perfettamente,quanto è stato vissuto durante la gioventù ed assale la nostalgia. La nostalgia è legata al ricordo, quindi alla memoria, a volte però sfugge ciò che è accaduto cinque minuti prima ed è cosa normale per tutti, perchè è il cervello che registra meglio le informazioni in età giovanile, mentre con il passare del tempo, registra meno.

Molto spesso la memoria, lascia ricordi pieni di nostalgia,gli anziani vivono di ricordi, alcuni tornano dall'infinito, facendo sentire meno soli...sicuramente per fare più bella ogni attesa.

Alcuni di questi ricordi tornano con storie che arrivano al capolinea, ripetute nel raccontarle anche due o tre volte, facendo rispondere a chi ascolta:"L'hai già detto,"parole che stroncano ogni entusiasmo al discorso, e diventano come canaglie.

Per evitare la risposta di chi ascolta, è bene forse costruirsi una specie di rifugio, in cui i mostri delle parole entrano, senza diventare noiose e ripetitive; un punto di partenza per qualcos’altro, magari come una vita al rallentatore da trascrivere, senza preoccupazione di sorta.

Scrivere per se stessi, è un modo in cui si possono inglobare e catalogare le esperienze della propria vita; la memoria è innanzitutto autonoma, non è necessario decidere che un determinato avvenimento, debba essere ricordato con precisione, perchè venga partecipato.

Scrivere,è una di quelle “Certezze” che fanno sentire meglio, inoltre evita di ripetere qualcosa di già "detto." Si cambia,si cresce,magari si migliora,chissà?

Se si ha voglia di raccontare, è più saggio aprire il computer per scrivere, ma se non si conosce l' uso, forse anche un blog può diventare un piacere per ogni cosa da dire; nelle ripetizioni basta cancellare, non ci sono angosce per la memoria.



Liliana





liliana Oggetto: Per Alma e Moniax  04 Ago, 2017 - 14:19  Profilo Rispondi citando   

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Sono felice che Alma e Moniax, abbiano apprezzato una frase scritta nel racconto. Le parole sono certamente belle, ma ancora di più è la loro anima che le ha valorizzate.

Grazie Liliana
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