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liliana Oggetto: Quella certa età  25 Set, 2017 - 12:29  Profilo Rispondi citando   

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Quella certa età

Molta gente crede che....dopo una certa età non si possa più fare quello che si faceva quando l'età non era ancora quella di una: "certa età",ma cosa significa "certa età"? Ognuno dà un'interpretazione a modo proprio, dipende da quello che si può ancora fare o non,quando non si è giovanissimi.

Nella terza e quarta età, le tensioni psicologiche in gioco sono l’integrazione e la disperazione. I problemi di salute in questo ciclo della vita, sono spesso senza speranza di definitiva risoluzione. Diventa quindi essenziale la capacità di far interagire fra loro la disperazione per le perdite e l’integrazione di questi nuovi aspetti di sé, nonché il mettere in atto una rinnovata energia.

Ma la vita, viene interpretata diffetentemente, se non si può correre, si cammina male, ci si appoggia ad un bastone,o non si può più ballare? Per fare tutte queste cose si prende forse più tempo,ma a che serve il tempo?Il tempo è per capire meglio quello che conviene fare ,per valutare ogni cosa,ad esempio l'amore, che non significa fare solo sesso.

Quella "certa età", lascia vedere nell'amore qualcosa di più profondo, un sentimento inestimabile che si prova quando si capisce il suo vero significato. C'è chi lo dimostra con le parole e chi se lo tiene gelosamente racchiuso nel proprio cuore e non certo per colpa di.... quella certa età.Le personali motivazioni sono altre. Non c'è cosa più falsa, se si dice che sia impossibile continuare a sognare, si sogna anche di più è consapevolmente,proprio per non sentirsi vecchi.

Il timbro della voce può cambiare, ma è bello sentirsi dire:"che voce giovanile hai."Non si può più cantare perchè la voce a volte manca e non c'è più l'intonazione giusta,ma chi è stonato e non ha voce non può farlo nemmeno quando è molto giovane.

Anche la realtà rispetto al cibo è diversa, lievemente diversa.La priorità é data dalla fantasia, ossia dall’atmosfera romantica che si vuol creare, magari anche un solo fiore fresco sul tavolo per inebriare l’aria e, per finire un the, un caffè o un succo di frutta o latte.

Cambiare fa bene. E non serve fare molto: basta una nuova pettinatura, un abito che fa sentire diverse. Il risultato è favoloso, per essere belle e desiderabili, aumenta l'autostima, aiuta a dare un taglio netto al passato, trasmette maggiore sicurezza all’esterno. Sentirsi belle ha poco a che vedere con il reale aspetto esteriore, è uno stato d’animo come sentirsi brutte è facilissimo.Un abito, può far sentire "donna sensuale e a proprio agio in ogni situazione ed età".

Cambiare è una specie di medicina, In effetti si tratta semplicemente di riscoprire la personalità sul cambiamento della propria immagine.Hanno seguito questa strada anche molte attrici e attori, con il cambiamento del proprio look, come occasione per migliorare il proprio aspetto e di conseguenza la propria vita. E allora una frase come quella usata a chiusura di una favola:"E vissero per sempre felici e contenti ! Ma dedicata a chi? E' ovvio, a quelli di una certà età"



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Liliana

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liliana Oggetto: Non c'è mai un giorno qualunque  22 Set, 2017 - 07:08  Profilo Rispondi citando   

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Non cè mai un giorno qualunque..
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Oggi non è che "un giorno qualunque" forse uguali a tutti quelli che verranno; i giorni non si fermano ma scorrono a volte, noiosi e insignificanti.Sono molti quelli che sperano che qualcosa di diverso accada, ma tranquillamente gran parte del tempo,è applicato nella ricerca di cose senza alcuna importanza, con futili diversivi . Si pensa solo di tanto in tanto al futuro, un futuro fatto solo di presente, dettagli anche questi giudicati insignificanti.

Sono parte del futuro, non quello di episodi che s' inventano dalla mattina alla sera, ma parte del un bisogno tramandato dal passato. Quindi non esiste un giorno qualunque, ma tutti hanno un significato per costruire il progetto della propria vita. Pe una libertà interiore, sia in positivo che in negativo,ogni attimo non deve essere sprecato, ma vissuto con intensità, nel presente ma anche nell'immediato futuro. La libertà di ogni uomo si esprime nel tempo non in attimi separati.

Storie con grandi solchi, tra un primo e dopo, si configurano come figure annodate, secondo una certa ben precisa struttura, in un certo senso complementare,rimandandosi l’una all’altra, come un ripercorrere a ritroso il viaggio del destino. Il destino, è come il ritorno di un viaggio di andata già compiuto, nella maturazione di un desiderio o in una dinamica complessa, sempre tra uno scontro, del "divenire e l'essere".

Porsi domande sul "caso o destino",accade sovente, magari sollecitati da qualche esperienza non attesa. ll caso può essere inteso come irrilevante, ma dire "capita" non è solo apparenza, già la parola “capita,” diventa curioso e interessante, per spingere a credere. Ma esiste poi davvero il caso? O, viceversa: c’è un destino? Oppure, detto in altro modo: e se tutto fosse caso? O invece tutto non fosse altro che destino? In fondo se il caso "capita", il destino non è scelto; bensì sovrasta, incombe.

Nella storia che racconto forse c'è "il caso ed il destino", ma è meglio forse, chiamarla vita?:

Mi chiamo Lisa, ho 24 anni, una "laurea in lingue", lavoro come traduttrice. Vivo da sola fin da quando sono diventata “donna”. Nel senso di maggiorenne. Voglio bene ai miei genitori e loro ne vogliono a me, amo essere libera. Penso di essere cresciuta bene o quantomeno cresciuta.La mia vita sentimentale credo sia disastrosa. Pochi uomini,nella ricerca di quello vero con la:"U" maiuscola. Non sono di quelle che vanno a “caccia” di uomini, anche se mi piace il corteggiamento, non cedo facilmente, anche se qualcuno forse lo crede, per il mio abbigliamento appariscente.

Una sera, una delle tante, passate a curiosare nel mondo "real virtual di internet",mi colpisce una lettera scritta da un ragazzo,che racconta della sua malattia rara.

Davide (il suo nome), lottava per trovare la cura. Pur ammettendo la totale ignoranza sulla causa della sua malattia,fui colpita dalle sofferenze descritte da quel ragazzo,tenace, coraggioso, con tante speranze. I miei pensieri non si erano allontanati da quella storia e prendendo nome e cognome del ragazzo,decisi di cercarlo.Gli scrissi, probabilmente forse anche un sacco di stupidaggini, raccontando però la verità sulla mia persona. Decidemmo di incontrarci,mi andava di farlo malgrado la totale assenza di ragionamenti precauzionali,dovuti alla sensibilità del mio carattere.Non so con quali aspettative,ma l’unica certezza era quella che stavo per conoscere una persona non comune.L’elemento più importante di quell'incontro, era stato lo sguardo di Davide,un pò triste, ma niente che somigliava al vittimismo. Uno sguardo speciale ed una meravigliosa voce serena, non ricordava nient'altro della sua figura, spezzata ma non distrutta.

La sua compagnia faceva immaginare un pianeta diverso, con una diversa fisicità dei suoi abitanti,che non toglieva interesse, anzi, lo procurava.Mi sentivo rigenerata, già da quel primo nostro incontro,la grande intelligenza di Davide che desideravo conoscere in tutte le sue manifestazioni, mi attraeva indicibilmente. Senza un perché, senza un “come sarà…” ogni giorno finiva nella ricerca di quel "perché", senza mai chiedersi: "cosa è accaduto…?"

Lui adesso non c’è più e non solo per me; non c’è più per nessuno, forse è quella stella che guardo e mi guarda senza un perchè per dirmi:"Non cè mai un giorno qualunque"



Liliana
















liliana Oggetto: Egitto che passione  17 Set, 2017 - 14:11  Profilo Rispondi citando   

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Non volendo limitare i miei racconti solo a quelli affidati alla mia fantasia,ho scelto come avessi intrapreso un viaggio attraverso il web,informazioni illuminanti sulla cultura Egizia.
Antiquit | Gifs anims

Egitto che passione

La testa dell’enorme leone, accovacciata da centinaia di secoli dinanzi alle piramidi,mi ha sempre incuriosita e stimolata, per conoscere meglio il suo ricco simbolismo. Con corpo umano e testa di leone, incarna da sempre "forza e fierezza".Il suo sguardo verso il sorgere del sole,diretto sulla linea dell’orizzonte, è rivolto al mondo dei vivi, poiché i morti, secondo il pensiero egizio, abitavano l’occidente:
"
il deserto del rosso Seth".

Il volto della sfinge di Giza,detta anche: "un enigma in pietra",era stata attribuita da sempre a "Chefren" più recentemente a "Cheope". Sono ormai passati millenni ma un'idea precisa e concreta,non è mai stata facile averla.Alcuni studiosi avevano già intuito che fu Cheope (Khufu), sovrano che regnò dal 2551 a. C. al 2528 a. C. e massimo costruttore dell’Antico Regno, a far erigere il monumento dal "corpo di leone e dal volto umano".
"Il monumento si troverebbe all’inizio di un punto determinato di una via sacra, che conduce proprio alla "Piramide di Cheope".

Della "Sfinge di Giza", ne informa una stele trovata tra le zampe dell’animale: l’iscrizione racconta che Tuthmosis IV avrebbe sognato il dio Sole Ra-Hrakhte, nell’atto di garantirgli il regno se avesse liberato la sua statua dalla sabbia: così fece e divenne Faraone.
In seguito, la costruzione mitologica fu coperta da sabbia eolica, almeno fino al 1817, quando l’archeologo Giovan Battista Caviglia la ripulì. Nel 1925 venne reso visibile anche il piano calpestato tutt’attorno e iniziarono scavi sistematici del contesto archeologico della costruzione sempre meno misteriosa.

Danni irreversibili le sono stati provocati nella sua esistenza millenaria: uno storico arabo del XIV rivelerebbe che il naso fu cannoneggiato dai "mamelucch" "Mamelucch" deriva dall'arabo “mamluk”, vale a dire schiavo. Con questo nome erano chiamati i membri di una singolare casta militare, che ha origine nel corso dei sec. XII e XIII, quando, per fronteggiare la minaccia dei mongoli e dei crociati, i sovrani siriani ed egiziani adottarono un peculiare sistema di reclutamento militare allevando schiavi giovanissimi, a volte d’origine cristiana e per lo più turchi, circassi o slavi, educati alla "fede" islamica e addestrati come soldati di professione.

La parola :fede, rapportata alla religione, come la maggior parte delle religioni antiche, era politeista, quella "Egizia" abbondava di divinità zoomorfe, cioè di dèi-animali resi sacri per la loro funzione.Tra le divinità della religione egizia troviamo "Sobek", il dio-coccodrillo, "Anubi"il dio dei morti raffigurato come sciacallo, "Bastet" la dea-gatto, divinità della gioia e dell’amore, "Khnum", dal corpo umano e la testa d’ariete, Thot, raffigurato in forma di ibis o di babbuino, patrono degli scribi e delle scienze e inventore della scrittura.

Oggetto di venerazione particolare era "Api", un toro nero la cui forza era considerata una manifestazione della benignità del cielo.

Vi erano poi le divinità solari, adorate sotto vari nomi: "Ra", il sole stesso (secondo molti studiosi ne è una rappresentazione la forma della piramide,i cui spigoli, diramandosi idealmente verso la terra, ne indica i raggi),

Ptah, dio-sole venerato a Menfi, Amon, che nel Nuovo Regno divenne il dio più importante, assimilato a Ra (Amon-Ra), e Horus, rappresentato come falco.

Si credeva che i faraoni stessi fossero re dalla natura divina, in particolare erano associati al dio Ra, di cui i sovrani si dicevano figli.

I sacerdoti cercarono di mettere ordine nel caotico accumulo di divinità del pantheon egizio, suddividendole in famiglie, ma fu Amenophi IV, sovrano dal 1379 a.C. al 1362 a.C. a tentare una riforma religiosa: sostituì ai culti tradizionali quello di una divinità suprema e universale, Aton; cambiò il proprio nome in Ekhnaton, “colui che è caro ad Aton”, e fondò la nuova capitale Akhenaton (oggi El-Amarna), dove nominò nuovi funzionari e amministratori dell’impero.

Il faraone però morì senza essere riuscito a imporre la sua riforma religiosa, soprattutto per la grande opposizione dei sacerdoti di Amon, e il suo successore Tutankhamon, ripristinò il culto di Amon e riportò la capitale a Tebe





E adesso mi fermo, altre meravigliose storie mi attendono, perchè farle aspettare?




Liliana










liliana Oggetto: Dentro noi  11 Set, 2017 - 19:58  Profilo Rispondi citando   

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Dentro noi


A volte vive nella stessa persona un "Angelo e un Demone", questa doppia personalità, racchiude anche le loro voci. Quella dell'Angelo è espressa con dolcezza, calma, sempre suadente;diversa appare, quella del Demone, che pronunciando anche le stesse parole, lascia trasparire un suono falso, stridente, a volte aggressivo e cupo. Non è difficile distinguere queste voci,ma si accetta quella dell'Angelo istintivamente, perchè è la parte razionale di se stessi.

L'Angelo regala consapevolezza e la dona ai cuori che amano la verità. Bisogna fare attenzione a non eccedere nel "perfezionismo,"che può danneggiare la qualità di vita a chi ha troppi impegni.Quando una persona smette di sognare e perde il suo buonumore è già vecchia, indipendentemente dagli anni che ha. Quanta gente è vecchia senza saperlo! Sono tante le persone che si annoiano dopo un'attività lavorativa, magari maggiormente anche quelle che non hanno mai lavorato; guardano il passato con rimpianto e pensano che non ci sia più niente da fare. In realtà, il modo migliore per non annoiarsi è riuscire a godersi il presente, consapevoli di cogliere attimi di vita è stabilire una buona convivenza con se stessi, con la famiglia, con gli amici e con le altre persone che quotidianamente si è in contatto.

Concedersi di sognare è quello che più si desidera,l’universo intero sembra avviare i suoi misteriosi meccanismi per dare quanto si è sperato. Alcuni la chiamano fortuna, altri destino, qualcun altro parla di legge d’attrazione, ma in realtà chi può negare che gli sforzi, la dedizione, la forza di volontà portano a raggiungere quello che si vuole?Chi smette di sognare muore un po’ alla volta, quindi chiudere gli occhi ma aprire la mente.

Il famoso scrittore Gabriel García Márquez con I suoi libri ha innamorato il mondo, le sue parole entrano inevitabilmente nei cuori di chi legge,una delle sue frasi toccanti
:"Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni."

Infiniti sono i pensieri che si modellano sulle precedenti esperienze di vita, sui ricordi passati, sulle lezioni avute,ma sopratutto per le delusioni subite che non si vogliono ripetere.Chi riesce a cambiare il suo modo di pensare riesce a cambiare il suo destino.
La mente umana possiede dei meccanismi primitivi di autodifesa, che negano tutte le realtà che causano al cervello uno stress eccessivo.

Ma che impatto si desidera, per indirizzare al meglio le proprie aspettative, in modo che siano potenzianti e funzionali per gli obiettivi migliori sempre vincenti? Viene da chiedersi a volte, il perchè ci sono persone che ottengono risultati grandiosi, mentre altre a parità di condizioni insuccessi?" Una risposta esiste:
"
Se non si è contenti di ciò che si ha o ciò che si è,forse bisogna smettere di fare le stesse cose per non avere gli stessi risultati.

Con la curiosità e l’immaginazione dei bambini, bisogna sempre chiedersi:"come sarebbe la vita in altre circostanze di ambiente e condizioni, magari in una nazione diversa dalla propria? La prima decisione giusta è il coraggio di cambiare,con la curiosità e la speranza di cercare alternative o semplicemente, farsi guidare dall' istinto nel fare esperienze; senza queste, si resta la stessa persona, magari divorato dalla noia.

Di "Franco Marcoaldi" alcuni pensieri "sulla noia": "Dicono che il tedio sia la malattia degli oziosi, o che contagi soltanto coloro che non hanno nulla da fare. Invece è un malessere dell’anima più subdolo: prende chi ha già una predisposizione ad esso e, più che gli oziosi veri, attacca chi lavora, o chi fa finta di lavorare (che nella fattispecie è la stessa cosa)."

Anche Fernando António Nogueira Pessoa, ha scritto:
Il tedio è sì la noia del mondo, il disagio di continuare a vivere, l'indolenza di aver vissuto; il tedio è davvero la sensazione carnale della vacuità prolissa delle cose. Ma il tedio è, più di questo, la noia di altri mondi, sia che esistano o no.

Alberto Moravia con Il suo romanzo."la noia"appartenente al filone contemporaneo della letteratura esistenzialista,forse è il più ricordato.


Spesso la noia si teme come male da evitare, da superare ad ogni costo, ma quella che si percepisce è soltanto un segnale che informa un rallentamento di idee. La noia che si comincia a sentire, può essere una vera rigeneratrice per la stanchezza delle cose fatte, ma non è nemica, risveglia, stimola, riesce anche a meravigliare,se guardando in fondo al tunnel palpita una vivida luce.


Liliana






liliana Oggetto: Scriverò un libro  06 Set, 2017 - 18:44  Profilo Rispondi citando   

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Scriverò un libro

Dorina si era appassionata alla lettura di un libro,che a dir poco trovava eccezionale; nessun altro scrittore, dei tanti libri letti, aveva saputo esprimere così bene "l'inesprimibile",donandole sensazioni incredibili, come qualcuno che scava nei meandri di un comportamento intimo.


Quella storia pareva avesse costruito nel suo cuore, un immenso edificio di ricordi, che sollevava una folla di emozioni e allo stesso tempo eccitava la mente, oltre le pieghe più intime del suo animo.Trovava nelle parole lette molta coerenza,che non annullava il dinamismo delle azioni dei protagonisti,ma aiutava a scioglierne la complessità. Scorrendo le pagine trovava nelle parole scritte molta somiglianza di episodi da lei vissuti , che la riportavano ad un realismo che appariva magico.

Dopo un'infanzia difficile in un orfanotrofio, Dorina era diventata una donna sicura ed altruista,impegnata in un lavoro sociale di assistenza agli anziani. Per lo svolgimento del servizio domiciliare era stato acquistato un veicolo allestito con pedana elevatrice e punti di ancoraggio per il trasporto di una carrozzina di persona disabile.L’assistenza domiciliare estesa in ogni settore di servizi, è fondamentale per consentire alle persone di continuare a vivere il più possibile nelle loro abitazioni, nei luoghi in cui hanno ricordi, affetti, amicizie.

Chissà che dopo tante letture scritte da scrittori di prestigio, le sue eperienze con i racconti di tanti nonnini, potevano dare vita forse, alle pagine di un libro.Era importante che il libro oltre ad avere una invitante copertina,fosse descritto in modo piacevole e corretto, perché l'immaginazione dei lettori contribuisce alla qualità dell’opera.Semplici regole che Dorina doveva applicare per non farla dubitare del suo impegno,senza allontanare il piacere e l'emozioni che potevano trasmettere gli insoliti e specialissimi protagonisti, che si ritrovavano ad essere i veri attori,di una realtà che li allontanava anche se per breve tempo, dalla loro malinconia




Liliana








































liliana Oggetto: Speranza a buon mercato  04 Set, 2017 - 12:06  Profilo Rispondi citando   

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Speranza a buon mercato

Era una notte primaverile, ma la temperatura di quella stagione dell'anno, non era la solita, il caldo somigliava a quello di "piena estate", che faceva rigirare Anna nel suo enorme lettone,incapace di correre nelle braccia di Morfeo, come era solito dire, quando si abbandonava al sonno profondo .

Una improvvisa sensazione di freddo, come se fosse entrata una folata di vento da una finesra aperta l'avvolse, costringendola a tirare il lenzuolo che la copriva, fin sotto il mento. Quell'insonnia non l'allontanava dal pensiero diventato ormai quasi ossessivo per la malattia di sua nonna,alla quale era stata diagnosticata una malattia incurabile.

In realtà quel male esistiva da sempre al mondo,per la prima volta nominato "nemsus" nei papiri egizi del 1600 avanti Cristo, il cancro comparve anche negli scritti del medico greco:" Ippocrate", il primo a coniare il termine "carcinoma"; ma solo nell’ultimo secolo, era diventata una delle malattie più diffuse in tutto il pianeta.

Anna aveva fiducia nei ricercatori scientifici operanti in tante sedi universitarie,chissà se tramite i loro studi, la lotta contro il cancro, la più difficile, cattiva, irrefrenabile malattia,poteva ottenere un risvolto positivo per essere sconfitta per sempre o magari, trasformato in una comune malattia curabile anche se non guaribile,ma che assicurava la vita godendo un'accettabile vecchiaia.

La nonna,era restia a parlare delle sue sofferenze, chi è malato di cancro vuole che si rompa la cortina di commiserazione che lo circonda,sua nonna non accettava l’insopportabile ipocrisia di chi le diceva "coraggio" magari con il viso più triste che si potesse vedere.
Il tumore viene vissuto da chi lo ha, senza consapevolezza di malattia estrema, qualcosa che non appartiene soltanto a se stesso ma fa parte d’una dimensione più ampia ed emotiva,che oltrepassa la cerchia familiare,fermandosi alla speranza.

Cosa poteva succedere se la nonna veniva a mancare? Bisognava non pensare per continuare a vivere. Il problema del suo domani doveva affrontarlo evitando l'ansia, che appariva come "corrente alternata"sempre presente, anche se ben dissimulata.

La speranza,veniva a mancare ogni giorno ad Anna,per le sofferenze della nonna, che dopo la morte dei suoi genitori, si era completamente sostituita a loro, facendola sentire sempre a casa; ogni abitudine veniva rispettata ed il bisogno di affetto, prima di qualsiasi altra cosa, diventava una efficace cura per ogni malinconia.

Perchè sua nonna continuasse a vivere, Anna doveva impegnarsi a lottare, "rompere le scatole" agli indifferenti, trovare ogni possibilità di cura, trasmettendo anche solo forza e speranza per la qualità della vita, con prospettive migliori sempre e comunque.
Ricordava alcune frasi di sua nonna che le davano forza :
" Ogni dispiacere piccolo e grande,o qualsiasi problema, può essere sempre risolto in modo umano e dignitoso.

Erano lontani i momenti magici che avevano segnato gli anni della sua prima infanzia, qualche fuggevole lampo tra i ricordi, prendeva il sopravvento su altri, dispensando i sorrisi malinconici e disincantati della nonna mai usuali.
Lo sguardo della nonna si appannava e si trascinava senza gioia nel male di vivere palesemente e potentemente, nonostante gli sforzi per sotterrare il grigiore di una apparente tranquillità.

Si spegneva lentamente, mentre Anna si sentiva affondare sempre più, nell’oscura palude di azioni ripetitive senza orizzonti,di bisogni giornalieri,tra sguardi distratti e lo scivolare stancamente verso un sonno senza sogni, che ricominciavano ad affiorare,con altri giorni uguali. Pensava alla frase scritta da Cesare Pavese:
Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà
ma quell'alba poteva giungere con la speranza?

Anna cercava di consolarsi condividendo le celebri parole scritte da "Gianni Rodari", le più belle mai lette per sperare,anzi addirittura una speranza gratis che tutti possono ricevere :

"Se io avessi una botteguccia fatta di una sola stanza vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza. "Speranza a buon mercato!" Per un soldo ne darei ad un solo cliente quanto basta per sei. E alla povera gente che non ha da campare darei tutta la mia speranza senza fargliela pagare."



Liliana
















liliana Oggetto: Per Alma  31 Ago, 2017 - 06:58  Profilo Rispondi citando   

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Ti ringrazio Alma per la cortesia di leggere quanto scrivo.

A volte le fantasie possono prendere la forma di “film privati” o di "dialoghi interiori", con l'abilità di creare immagini visive.

Ethel S. Person,psicanalista e docente alla Columbia University (Usa),afferma che:"
la fantasia è un gioco di prestigio che la persona fa senza capire come, essa agisce per far sì che una parte di noi non capisca quello che un’altra parte vuole».

Un affettuoso saluto

Liliana




Alma Oggetto:   30 Ago, 2017 - 19:43  Profilo Rispondi citando   

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Non son d'accordo... ma puoi scrivere quel che vuoi liliana....

Visto che scrivi quello che per te è vero e lo scrivi con garbo.

Ma che nn lo sia per tutti tu lo sai!
liliana Oggetto: Ho paura ma mi piace  30 Ago, 2017 - 13:05  Profilo Rispondi citando   

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Ho paura ma mi piace


Con il termine fantasmi parliamo di quell’entità che sopravvive alla morte fisica del corpo per continuare a vivere in una dimensione parallela alla nostra. Solo in determinati casi, in cui le due dimensioni si intersecano sarà possibile un “avvistamento”.

Da bambina, ma anche da grande, ho avuto sempre paura dei fantasmi,non sapevo che metà della popolazione adulta crede nell’esistenza dei fantasmi. Molta gente si reca in Gran Bretagna per visitare uno tra le migliaia di edifici che si dicono siano infestati… non potendolo fare personalmente dico quasi per confortarmi del mancato viaggio:"I fantasmi non esistono”.

Lapidaria e rassicurante è la frase che ogni bambino spaventato si è sentito ripetere all’avventurarsi in un corridoio buio o prima di spegnere la luce al momento di coricarsi. Forse per rendermi coraggiosa, mio padre lo faceva,ordinandomi di portargli qualcosa da una stanza che si trovava in fondo ad un buio corridoio; ma arrivata quasi a metà di quel percorso,sentivo la sua voce che con l' inconfondibile accento napoletano, mi raccomandava:"non aver paura si esce o "mammone"(diavolo),poi ridendo mi dava della sciocca, quando spaventata, ritornavo immediatamente indietro.

Spolverando i miei ricordi, credo di avere avuto veramente un'esperienza di fantasmi! Sono passati tantissimi anni, ma dentro di me, non si è mai cancellata quell'ombra bianca che abbracciandomi e scuotendomi fortemente, mi aveva svegliata dal sonno, mentre mi rassicurava di non aver paura.

La paura invece non si è mai allontanata da me,ma allo stesso tempo stranamente, mi avvince l' interesse per "l'occulto" o il così detto "Paranormale".

I criteri per classificare l' idea a riguardo sono molteplici, a volte nemmeno troppo coerenti o realistici, dovuta ad ma scarsa competenza oppure semplicemente nell' esasperata voglia di credere. Ma “nel mondo degi adulti” c'è un unico criterio per stabilire la credibilità di un fenomeno paranormale:" le prove!"

Realtà o leggenda urbana?

Ma si è davvero sicuri che per ottenere le prove o documentare un fenomeno paranormale, possa davvero servire per dimostrarne l'esistenza un certo grado di credibilità?Siamo testimoni del tempo che cambia e del mondo che si trasforma, ma i "Fantasmi" riempiono ancora qualche pagina di storia come questa :

A FERENTILLO (TERNI)Sotto la chiesa di Santo Stefano, vi e’ il famoso museo delle mummie. Per uno stranissimo fenomeno fisico-chimico prodotto da microrganismi presenti nel terreno, i corpi seppelliti in questo luogo non imputridiscono ma si mummificano naturalmente. Testimoni dichiarano che le mummie non sono le sole cose che ci sono, ma che vagano anche vari spettri.

Un mito molto comune sui fantasmi è che questi siano presenti in luoghi come: castelli, antri oscuri, case abbandonate. Possiamo dire che non è così. Se si prende in considerazione questi luoghi, per il semplice motivo che in essi siano avvenuti omicidi brutali, possiamo dire che anche nelle strade o nelle case comuni questi avvenimenti accadono e potrebbero accadere.
Con questo è da sfatare la credenza che i fantasmi siano solo in determinati luoghi.Ma… un fantasma potrebbe esistere per sempre? Probabilmente no, dopo vari studi sembra che dopo molti anni il fantasma svanisca. Probabilmente l’esistenza dello stesso è limitata ad un certo periodo di tempo, poi come legge del Karma l'anima è ricondotta in un altro corpo, per re-iniziare il ciclo della vita.

Fantasmi con tante storie non mancano, specialmente cercate sul web,ma quelle raccontate da un vecchio parente, hanno sempre un fascino speciale.Molte storie sono davvero interessanti, non nascondo però che di qualcuna "ho paura ma mi piace".



Liliana





liliana Oggetto: Tra lepagine di un libro  22 Ago, 2017 - 09:36  Profilo Rispondi citando   

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Tra le pagine di un libro

Apro quanto segue,con la frase cltata da Jorge Luis Borges:

"Si legge quello che piace leggere, ma non si scrive quello che si vorrebbe scrivere, bensì quello che si è capaci di scrivere.

Durante la stagione estiva,succede sovente di trovare divertimento tra le pagine di un libro, personaggi reali e non, si muovono tra eventi assurdi da sembrare assolutamente fattibili di vittorie, degne di lieto fine.

Un libro porta su di sé un'inequivocabile giudizio per renderlo interessante o non . Un buon libro riesce a donare alla lettura emozioni insolite, ricche d'ironia e di suspense,scelte tra le migliori storie. Sono tante le trame dei racconti racchiuse tra i libri; si sfogliano pagine scritte con semplicità a volte con umorismo; molti amano i cosidetti "libri gialli", possibilmente con il lieto fine.

Chi ama leggere, non si limita a consultare solo un genere di narrativa per trovare piacere, ma la estende in ogni genere di lettura.
E' gratificante poter dire ad ogni fine lettura :"davvero un bel libro" ve ne sono di quelli in cui si stravolgono i cliché: "i buoni sono cattivi, quelli ingegnosi sono sprovveduti e gli sfigati sono fortunati.Se un romanzo è ben articolato sfruttando un avvenimento realmente accaduto, è la storia stessa ad essere arricchita , non certamente in maniera marginale ma per importanza.

La creatività dell'autore, appare sempre affinata, poetica e lascia spazio anche a momenti di grande commozione; l'umanità vince sui freddi calcoli di potere e sulla violenza dei potenti. Come un film che suscita attenzione negli spettatori, i soggetti sono sempre pronti a trasformarsi nella sceneggiatura della propria mente,facendo ripetere: "Bello, bello bello!". A chi vuole leggere,si consiglia vivamente, perchè è proprio il libro con tutte le componenti inserite nel giusto dosaggio.

Racconti molto piacevoli descritti in modo particolare,raccontano di vite attraverso episodi significativi, forse senza lasciare la sensazione, che vi sia un'evoluzione affrettata o non sufficientemente giustificata dei personaggi, quasi sempre i protagonisti, sono reali e vivi nelle pagine.

Un libro, non è come la televisione o la stampa, il libro desidera tempo per essere letto, un tempo organizzato in maniera tale da consentire totale rilassamento; si deve poter riprendere la lettura in modo tale che ogni volta ci si ricordi ciò che si è letto in precedenza. Ciò esige del tempo molto strutturato in funzione della lettura. Una lunga educazione alla lettura, deve cominciare fin da piccoli perchè è difficile con gli anni avanzati, cambiare la propria struttura del tempo.

Non c’è niente di più bello che sdraiarsi su un bel prato verde, all’ombra di qualche albero, farsi accarezzare da ogni filo d’erba e d’aria e leggere per un intero pomeriggio.Durante l'estate, le giornate trascorse al mare in costume,hanno per compagnia i libri, un telo su cui stendersi e qualche bevanda per reidratarsi, leggere è un’attività che purtroppo nelle altre stagioni non è così dilettevole e non facilmente realizzabile!

Si è vero anche l'inverno, per chi ha la fortuna di possedere un caminetto, il bagliore delle fiamme invita alla lettura, mi accorgo però che mentre scrivo e sono quì, ho solo un vuoto intorno e penso già alla primavera che avvicina ai primi bagni di sole, con i soliti dubbi che riguardano la corretta esposizione ai raggi solari. Ma forse tra le tante cose da "leggere"è bene consultare anche una guida, per acquisire le giuste informazioni per proteggere la pelle dalle cause esterne che possono danneggiarla come:" sole, vento e smog".

Si può dire scherzosamente che la lettura è utile anche per......... "salvare la pelle"!



Liliana





































liliana Oggetto: Lascia fare al destino  19 Ago, 2017 - 09:26  Profilo Rispondi citando   

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Lascia fare al destino

La sveglia suonò alla solita ora, Deborha lasciò il caldo letto,per andare in bagno a lavarsi.Il giorno prima aveva incontrato il farmacista del paese,un uomo aitante dallo sguardo penetrante; indossava un abito grigio,che lo invecchiava, ma donava alla sua figura un'aria austera che intimidiva.

"Davide Leogrande", discendeva da un'antica e nobile famiglia, rispettata ed amata da tutti. Deborha, era molto attratta dal suo sorriso che invogliava alle confidenze, raccontandogli i suoi sogni, i suoi ricordi, spezzati, confusi, a volte ambigui e lontani. La giovane e inquieta Deborha,gli aveva confidato anche la speranza di lasciare quel luogo dove era nata, per studiare presso una "Università prestigiosa", realizzando il sogno di diventare "medico".

Una serie di eventi drammatici avevano sconvolto la sua esistenza; l'improvvisa morte di sua madre, unico affetto e sostegno, pareva impedirle ogni aspirazione. Non riusciva più a fare sonni tranquilli, né a vivere la vita di ogni giorno. Le aspettative erano forse un po' troppo alte e lei si sentiva un personaggio senza una grande consistenza.Il dolore di quella perdita le faceva troppo male, ed era entrato prepotentemente nella sua anima.

"Lascia fare al destino", sua madre adoperava questa frase per ogni speranza.Secondo la scienza spirituale, ella credeva al destino, riferito alle situazioni in cui non si ha alcun controllo sulla vita.Come spiegazione, la definiva una forza invisibile che spinge le persone ad agire in un certo modo: un po' come il vento, che non si vede ma esiste ed avvolge.Tutto si univa molto ai sentimenti e all’inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti.

Sua madre, credeva molto anche alla legge del karma,dove ogni anima, incarnandosi, non fa che porre in atto un destino già scelto e tracciato; un destino che, in potenza, è già presente, immutabile con la nascita dell’individuo; la sua discesa nel corpo, non fa che reificare e vivificare. Anche il grande filosofo "Platone"ha donato il suo pensiero:“Ciascuna persona viene al mondo perché è chiamata, "dopo la morte, ogni anima è destinata a reincarnarsi, scegliendo, in un luogo al di là dello spazio e del tempo, le caratteristiche fondamentali di quella che sarà la propria nuova vita terrena. Il libero arbitrio e necessità, si avvicinano fino a coincidere, al punto che ognuno sceglie liberamente proprio la vita, quella e solo quella, a cui era predestinato.

Secondo lo scienziato "Hillman" , non sono i cromosomi, né la famiglia, né l’istruzione, né la società a plasmare l’individuo incanalando la sua vita entro determinati binari: le tracce di quegli stessi binari erano infatti già state solcate dall’anima prima dell’incarnazione, esattamente come sosteneva Platone.

Il principio vitale, dunque, esiste prima della vita fisica e, proprio come una ghianda che contiene in sé in potenza la quercia, anch’esso porta in sé il carattere e le vicissitudini che caratterizzeranno l’esistenza terrena. Tali carattere e vicissitudini, in India come in Platone, sono determinati da quanto l’anima ha compiuto nella vita precedente. Non si tratta tanto di un premio o di una punizione, quanto di una lezione. Infatti, l’anima, nel corso della vita a venire, andrà ad imparare – per migliorarsi – ciò che nelle vite precedenti ha dimostrato di non essere stata in grado di apprendere. Questo aspetto migliorativo piuttosto che punitivo è il vero significato dell’idea di "karma".Per Deborha, associando e condividendo un pensiero sul destino,si facevano strada nella sua mente, parole già lette:

"La vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali ".


Liliana

liliana Oggetto: L'hai già detto  18 Ago, 2017 - 14:10  Profilo Rispondi citando   

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L' hai già detto.



Si dice che l'uomo è un animale abitudinario, quantomeno cerca le abitudini, le certezze a cui ancorarsi. Si vive ancorati alle proprie certezze, alla ripetività che dona sicurezza; ma la vita è cambiamento, rinnovamento, gestione degli imprevisti.Molti ricordi diventano splendide fotografie, che entusiasmano ed escono dall’album dei ricordi.

Per un anziano, ogni mancanza è la più forte presenza che si possa sentire, come un adolescente, vede i cambiamenti sempre e comunque; vince chi sa adattarsi meglio, lo diceva Darwin e lo dicono i fatti.

Anche le città cambiano di anno in anno , tutte le cose cambiano nonostante molte di queste si vorrebbero sempre uguali; il cambiamento esiste e bisogna adattarsi, quando vanno bene e fanno bene, lasciano la domanda:"perché cambiare"?

In età matura, si ricorda perfettamente,quanto è stato vissuto durante la gioventù ed assale la nostalgia. La nostalgia è legata al ricordo, quindi alla memoria, a volte però sfugge ciò che è accaduto cinque minuti prima ed è cosa normale per tutti, perchè è il cervello che registra meglio le informazioni in età giovanile, mentre con il passare del tempo, registra meno.

Molto spesso la memoria, lascia ricordi pieni di nostalgia,gli anziani vivono di ricordi, alcuni tornano dall'infinito, facendo sentire meno soli...sicuramente per fare più bella ogni attesa.

Alcuni di questi ricordi tornano con storie che arrivano al capolinea, ripetute nel raccontarle anche due o tre volte, facendo rispondere a chi ascolta:"L'hai già detto,"parole che stroncano ogni entusiasmo al discorso, e diventano come canaglie.

Per evitare la risposta di chi ascolta, è bene forse costruirsi una specie di rifugio, in cui i mostri delle parole entrano, senza diventare noiose e ripetitive; un punto di partenza per qualcos’altro, magari come una vita al rallentatore da trascrivere, senza preoccupazione di sorta.

Scrivere per se stessi, è un modo in cui si possono inglobare e catalogare le esperienze della propria vita; la memoria è innanzitutto autonoma, non è necessario decidere che un determinato avvenimento, debba essere ricordato con precisione, perchè venga partecipato.

Scrivere,è una di quelle “Certezze” che fanno sentire meglio, inoltre evita di ripetere qualcosa di già "detto." Si cambia,si cresce,magari si migliora,chissà?

Se si ha voglia di raccontare, è più saggio aprire il computer per scrivere, ma se non si conosce l' uso, forse anche un blog può diventare un piacere per ogni cosa da dire; nelle ripetizioni basta cancellare, non ci sono angosce per la memoria.



Liliana





liliana Oggetto: Per Alma e Moniax  04 Ago, 2017 - 14:19  Profilo Rispondi citando   

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Sono felice che Alma e Moniax, abbiano apprezzato una frase scritta nel racconto. Le parole sono certamente belle, ma ancora di più è la loro anima che le ha valorizzate.

Grazie Liliana
moniaxa Oggetto:   03 Ago, 2017 - 12:52  Profilo Rispondi citando   

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Alma ha scritto:
" noi siamo il frutto di un giorno senza ieri"

Che bella frase, mi fa fluttuare nel tempo.







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Alma Oggetto:   03 Ago, 2017 - 10:21  Profilo Rispondi citando   

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" noi siamo il frutto di un giorno senza ieri"

Che bella frase, mi fa fluttuare nel tempo.
liliana Oggetto: L'intervista  02 Ago, 2017 - 14:25  Profilo Rispondi citando   

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L'intervista
Roberto avevo saputo che Luisa Baldelli sua carissima amica di liceo, era stato fino all'ultimo, in lizza per il Nobel della chimica, ma quando tutto sembrava fatto, il riconoscimento era stato attribuito ad altri tre eminenti scienziati che si erano serviti abbondantemente dei lavori di Luisa .
Un'ingiustizia? Non proprio, considerando che nel corso di pochissimi anni,"Luisa Baldelli" aveva venduto più di trentamila copie della sua storia. Un piccolo caso editoriale, ma soprattutto un esempio di intelligenza divulgativa che chiariva diverse idee sui casi umani. Il Nobel "mancato" era diventato il destino favorevole per la " mancata " scienziata, lndirizzando la sua fama in altro modo, infatti non c'era manifestazione culturale dove non ci fosse la presenza di Luisa.
Sembrava normale voler conoscere una signora dai modi affabili e dalla pazienza infinita nello spiegare le cose e,che non aveva reagito nell'apprendere che il Nobel a lei destinato fosse andato ai suoi colleghi.
In una delle tante interviste alle quali rispondere,qualche giornalista le aveva chiesto il perchè della sua non reazione.La risposta era stata che se per un verso era contenta che il campo di ricerche fosse stato attribuito ad una équipe che aveva un ruolo fondamentale, dall'altro, solo dentro se stessa c'era rimasta male, "reazione abbastanza comprensibile".
Nel corso di altre interviste le avevano chiesto:Ma non le è mai venuta la tentazione di mollare tutto? La risposta era stata: "No, la ricerca è stata tutta la mia vita. Avere un riconoscimento per quanto prestigioso è solo un piccolo dettaglio. Niente più".
Ma la ricerca è disinteressata?"Penetrare le intenzioni degli altri implica conoscere l’interpretazione del comportamento altrui, in relazione all'emozioni Ogni ricerca deve essere disinteressata, anche se uno scienziato sa che la scienza non è innocente. La scienza non si occupa di valori, ma di fatti".
Penso che per ottenere il Nobel non basti l'abnegazione, l'intelligenza, la scoperta. ma gli intenti che fanno lavorare insieme nella stessa squadra.
Ho pensato spesso all'energia come alla forma principale della vita. Da bambina guardavo il movimento come qualcosa che non fosse solo il mero effetto di una causa, ma il risultato di un'energia spesa.
Ma da bambina era già concentrato sul suo futuro?"Non avevo idea di che cosa avrei fatto." La prospettiva può cambiare radicalmente se si è ancora distanti dagli obiettivi. Una parte consistente delle nostre azioni verte sulla base di conoscenze che presumiamo di possedere, valutando anche quelle altrui. Il desiderio di popolarità dei ricercatori per i loro risultati scientifici, finiscono per distorcere completamente la realtà.Man mano che si ha una maggiore confidenza con se stessi, dovrebbe nella stessa misura crescere la possibilità di fare previsioni accurate sulle altre cose e persone? Questo non è sempre possibile, esiste una divaricazione tra la capacità di fare previsoni che riguardano gli altri e la trasparenza verso se stessi. Inoltre, mentre è chiaro che ci sono persone che possono essere più ottuse o acute di altre, non è altrettanto chiaro, come rendere conto delle valutazioni in cui questa differenza viene determinanata o, su quali basi vi siano modelli di riferimento diversi, che non siano quelli di se stessi. Quando risponde ad una intervista,stiamo consultando anche una sorta di «grammatica» delle menti ? :E'risaputo che ogni intervistato, risponde ad un linguaggio implicito non solo per una serie di conoscenza grammaticale, ma anche quella attribuita oltre questa, ad esempio quello del comportamento, determinato da stati mentali. Secondo i sostenitori di questa tesi, il ricorso a una teoria implicita sulle altre menti è una operazione che avviene in modo veloce e automatico.Le persone sono incapaci di pensare ad un insieme di concetti, ci girano intorno in modo grottesco. "Il corpo umano è estremamente complesso. Ci sono più atomi in esso che lettere in centomila miliardi di biblioteche".
Anche questo è stato giò detto.Ma la chimica può spiegare gli stati d'animo, come fà l'arte quando descrive un'opera di: Bach o Beethoven o altri bravi artisti? Una domanda alla quale Luisa aveva risposta: "guardando un opera d'arte la mia meraviglia cresce accettando il mistero".
L'intervista non era ancora conclusa, una domanda che premeva agli intervistatori la più importante di tutte, era quella sulla religione, per giudicare o completare il pensiero di Luisa."Lei crede in Dio?" La risposta, precisa e sicura, arrivò con una voce che appariva ispirata: "Scienza e fede mi piace immaginarle come sono le dita di una mano, "diverse" ma nella loro disiguaglianza, hanno lo stesso scopo. Dobbiamo considerare che noi siamo il frutto di "un giorno senza ieri"Parole che hanno già pronunciate in molti sussurò l'intervistatore, mentre Luisa continuava a precisare: "è possibile tranquillamente credere in Dio, la fede è un'esperienza complicata, gli scienziati e i teologi che vogliono dimostrare tutto ad ogni costo, non dimostrano un bel niente,se si pensa per un attimo "alla vita e alla morte".
Andando a fare un giro in un piccolo campo incolto, c'è sempre la rigogliosità della natura, anche tra piante e alberi morti, secchi, caduti o altri in decomposizione, si può notare dell’altra vita, piccole erbe che nascono, germogli o insetti che si muovono, o piccole gocce di rugiada…che irrorano la terra. Ecco perchè "vita e morte" non sono mai separate e non separano.
Liliana




liliana Oggetto: Una vita maleducata  22 Lug, 2017 - 15:07  Profilo Rispondi citando   

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Una vita maleducata

"Tu non invecchierai mai", erano la solite parole che sentiva dire da un pò di tempo nei suoi riguardi , sembrava quasi che quella veneranda età non le appartenesse. Ma per la realtà c'era il calendario come testimone del fatidico giorno della sua nascita, ed era proprio e sempre lui a ricordarla.

Quanti anni aveva ormai sul suo groppone? Invecchiare, non riguardava solo gli aspetti funzionali del corpo; ci sono persone che sentono con angoscia arrivare i 30 anni,ed oltre quella soglia vedono la decadenza, e altre che a 50 scoprono una nuova desiderabilità fuori e dentro sè stessi.

Ci sono persone che vivono il pensionamento come l'anticamera della vecchiaia e persone che vanno in pensione e sentono una rinnovata gioventù per nuove attività. La vita sembra avere tappe prestabilite, ma molte circostanze sconfessano la forte capacità condizionante...vedere la maturità,le prime rughette, qualche piccolo capello bianco non fà pensare alla vecchiaia, ancora non si hanno brutte sensazioni. Dipende dal carattere, accettare con benevolenza la propria età, la differenza risiede nelle facolta' di energie, in rapporto con il tempo che passa, le ansie vissute sono solamente su base individuale.

Bisogna sempre ripetersi:"mi sento in forma smagliante e non mi sento proprio un vecchietto/a, anzi per certi versi le esperienze maturate fanno vivere meglio il presente.....ed anche economicamente è un'altra vita rispetto ai tempi dell'università....o da altre esperienze.

Quando si è giovani accade di sentirsi vecchi. Come è vero che da vecchi ci si senta giovani, si vive di passato o di futuro, importante è semplicemente non percepire la vecchiaia come una cosa terribile...Magari per molti non è proprio così, osservandosi tutte le mattine allo specchio, notando che in pochi anni la pelle delle palpebre non è distesa come prima... Solo un invecchiamento esteriore, questo scompenso non porta ad invecchiare anche dentro, ma al contrario, si sente la differenza con lo spirito giovane...La differenza tra questi 2 modelli di persone, deriva principalmente dalle esperienze di vita avute. Ci sono persone che a 40 anni hanno vissuto intensamente, sofferto, avuto innumerevoli situazioni positive e negative. Tante altre che alla stessa età hanno avuto poche occasioni. E' normale dunque che ci sia un diverso modo di relazionarsi alla vita e alla propria età perchè in fondo non è mai questione di quanti anni si è trascorsi, ma da come lo si è fatto.

Da lontano quasi per magia, sentiva le parole di una canzone del grande "Vasco Rossi":

Voglio una vita maleducata

Di quelle vite fatte, fatte così

Voglio una vita che se ne frega

Che se ne frega di tutto, sì

Certo il grande "Vasco" aveva proprio ragione,

forse la vita non ha mai vecchiaia pensandola come lui voleva viverla!



Liliana




















































liliana Oggetto: la scelta  16 Lug, 2017 - 10:50  Profilo Rispondi citando   

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La scelta

Da giovani,una parola che si impone con forza è: "sognare". Sognare è parte integrante della vita,chi non è capace di sognare è recintato da un muro alto più di se stesso. Tutti sognano cose che forse non accadranno mai… Ma sognare, desiderare,aprirsi a cose grandi, significa vedere nuovi orizzonti.
Può sembrare una cosa ovvia, ma non è sempre facile,uscire da un accumulo di cose da fare è liberarsene tranquillamente. Da un pò tempo mancava ad Eliana la concentrazione, la sensazione che l'avvolgeva, poteva definirsi forse"depressione"; per vincerla bastavano semplici espedienti, evitando di vedere tutto bianco o nero,ma scegliendo nell'esistente gamma di colori, quelli che aiutano a migliorare la vita di tutti i giorni. Il periodo difficile, lo notava anche per l'inventiva,che la rendeva priva di buone idee e, alla capacità creativa,mancava l'ispirazione,mentre la mappa mentale rallentava l'organizzazione dei suoi pensieri. L'emozioni e le idee,non apparivano quelle di sempre,anche il lavoro, non veniva accettato con il pizzico di umorismo che lo paragonava all'obby.
Nella novella che stava elaborando, non voleva scrivere quanto aveva poca opportunità di coinvolgimento,il troppo dialogo o la troppa narrativa possono portare il racconto ad arenarsi,mentre altre volte, possono creare suspense anche da subito, già dal principio della storia. Scrivendo può essere inventato un sistema di regole formali in cui muoversi, l’unico vincolo è la coerenza con ciò che si sta facendo. E' una coerenza interna che lascia accennare a matrimoni che sopravvivono all'indifferenza, con uomini che non lasciano spazio con i loro tradimenti e donne che sopportano pazientemente.
Storie che si somigliano nella psicologia umana con le loro contraddizioni,ma in una vita di coppia, apparentemente perfetta, c'è sempre una sposa che non si ribella per quanto le accade,subendo quella specie di violenza. Il termine violenza significa non tanto aggressività ma "potenza". Più un particolare è preciso più riesce a generare impressioni forti e diverse.
Eliana guardava la sua vita diventata quasi banale,in attesa che un evento inaspettato, potesse trasformarla ad un tratto; sperava di vivere una storia speciale, con un'avventura condita di passione, mistero e suspence, degna di essere vissuta. Desiderava una storia unica,una di quelle dove tutti possono ritrovarsi,priva di frustrazioni, per non essere intrappolati in un'esistenza che non permette di realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni.
Eliana amava discutere alcuni punti di vista con Paolo, carissimo amico d'infanzia, che sosteneva anzi ne era convinto, che molti lavori, se pur ben pagati, sono in grado di rendere la vita difficicile a chi li sceglie.
Con Paolo, c' era uno scambio di opinioni acculturanti e preziosi,che rinforzavano la loro amicizia,fortemente ancorata al tempo dell'infanzia. Un amico non è né banale,né incostante,se il rapporto d'amicizia è nato da bambini,c'è un vantaggio affettivo. La fratellanza di Paolo ed Eliana durava da una vita, come se il legame se ne infischiasse dello spazio e del tempo.
L’affettività, nelle relazioni adulte è spesso trascurata, ma non così con l' amato Paolo....un amico certo ! Ma che faceva sognare.
Quando si erano rincontrati,Eliana attribuiva l'incontro al caso,ma Paolo rispondeva:"Il caso? Difficile dire che non esiste, ma in qualche modo gran parte di quel che sembra succedere appunto "per caso", siamo noi che lo facciamo accadere; nel nostro caso, sono stati i nostri genitori.Una volta creati, guardiamo il mondo, vediamo ciò che prima non potevamo sapere esistesse, il caso, insomma, "siamo noi".
Per rafforzare il suo pensiero citava anche quello di "Tiziano Terzani":
Una strada c'è nella vita, e la cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici "Oh. ma guarda, c'è un filo". Quando lo vivi non lo vedi, eppure c'è. Perchè tutte le scelte che fai sono determinate, tu credi, dal tuo libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che innanzi tutto è il tuo istinto, e poi forse da qualcosa che i tuoi amici indiani chiamano il karma e con cui spiegano tutto, anche ciò che a noi è inspiegabile. Forse quel concetto ha qualche fondamento perchè ci sono cose nella nostra vita che non si spiegano se non con l'accumularsi dei meriti o colpe di vite precedenti.
Per Eliana, le parole del grande Terzani,ricordate da Paolo, davano stimolo e voglia di indagare per fare ordine nelle cose, anche se i metodi e i linguaggi usati erano diversi, la differenza sostanziale risiedeva nella "libertà".Ancora una volta c'erano parole importanti da ricordare,in quelle di:"Vincenzo Percassi":
"Liberta di scegliere,scegliere nella libertà".

Liliana
liliana Oggetto: Come lo stesso mare  07 Lug, 2017 - 16:05  Profilo Rispondi citando   

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Come lo stesso mare

Il suo nome era "Carola",ma da tutti veniva chiamata :"Carolina". Svegliandosi da un suo sogno,stranamente, ricordava una frase di Leonardo da Vinci:

"Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare."

Nell'immensità del cielo, Carolina non sapeva proprio come si poteva stare, ma diventa normale che quando si stà bene con se stessi e con gli altri, sembra di volare.

Il sogno di volare per molti è come una lenta nuotata, per altri come salti leggerissimi.Ad ogni sogno, si cerca di attribuire dei significati, accorgendosi di doverli interpretare tra desideri e conflitti.

Mancavano pochi giorni, perchè Carolina partisse per le vacanze, sinonimo di relax e spensieratezza, ma al tempo stesso durante la pausa estiva,c'erano eventi variabili che influivano sul delicato equilibrio dei suoi programmi.

Le occasioni per affaticarsi non mancavano, pensando allo stress del viaggio, il cambio di alimentazione e di orari, differenti dalle proprie abitudini.

Da sempre,quando arrivava al mare, le piaceva tenere in pugno una manciata di sabbia ,che lasciava scivolare pian piano, per vederla andare verso riva.

Poi il caldo si faceva sentire con un leggero venticello, vento di scirocco dicevano, l'unico vero piacere, era correre dentro e fuori dal mare schiumoso.

Molti episodi, vissuti al mare quando era bambina le tornavano in mente. Ricordava quando se ne stava seduta sulla spiaggia, non all'ombra ma vicino all'ombrellone.

Accanto al secchiello pieno di mare, posato sulla sabbia, c'era anche l'inseparabile scatola di latta.

La scatola un tempo "conteneva biscotti",il suo coperchio era arricchita da stupende immagini, tra esse quella di un leoncino, nome con il quale chiamava la scatola.

Dopo un ulteriore bagno, se ne stava sdraiata sul suo asciugamano, mentre il sole asciugava le sue ciglia imperlate di stupende gocce di mare,che gli coprivano gli occhi. Carolina diceva alle sue amichette di vedere tutto con l'occhio magico,che il mare le regalava.

Con quel dire le incuriosiva, ed esse volevano sapere sempre cos'altro vedeva. L'hai visto con l'occhio magico? Erano spesso le domande che le facevano ai suoi racconti, mentre lei sempre con grande sicurezza rispondeva:"Sicuro"! .Poi aggiungeva:"allora state attente quando dirò che arriva. Adesso però è molto lontano, ci metterà un po'...ad arrivare è lontanissimo, ma è laggiù oltre il mare! "

Poi con la sua grande fantasia inventava nomi di Città sconosciute invase dal vento e da lupi.Sul mare correndo e volando c'erano anche i pesci,che non potevano parlare, perchè diventati muti.

Poi accennava alla storia di un suo amico invisibile:come il racconto di un ragazzino di nome "Sammy Jacobs" che per una ricerca scolastica si recava con Roxanne, la sua migliore amica in una casa infestata, a quanto dicevano le leggende, da un fantasma.



I racconti di Carolina, apparivano bricconate, ma divertivano immensamente, con la sua inventiva, non faceva mai danni.

Le piaceva creare meravglia,diceva che al contatto del mare, la sua fantasia galoppava, mentre le pareva ascoltare la forte voce incitante:

"Si corri, galoppa, non lasciare languire la fantasia, non farla superstite di idee ma avida di vedere come corri,nessuno t'incalza alle calcagna."

Perchè allora non diventare come lui? Come lo stesso mare?



Liliana











liliana Oggetto: I colori della vita  30 Giu, 2017 - 15:52  Profilo Rispondi citando   

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I colori della vita

Un mantello di nebbia pareva avesse avvolto di mistero i sogni e, la finestra della vita sembrava chiudersi, proprio nella stagione che iniziava la primavera.

La parola ansia viene di solito associata a uno stato di malessere psichico, ma l’ansia dicono gli studiosi, è un’emozione necessaria e fisiologica dell’esistenza umana, utile per affrontare determinate situazioni, in vista di un evento gioioso o problematico.

Paola, non voleva diventare prigioniera della disperazione,con la sua mano, in quella della speranza, camminava con fiducia verso un tiepido raggio di sole, illuminandola come fosse nato un nuovo fiore.

Cercava di vivere la sua quotidianità, senza ricorrere a qualcuno per ogni piccolo intoppo,preparandosi ad affrontare un mondo, che a volte è fatto da persone cattive o da impedimenti quotidiani.

Era consapevole che non sempre le cose vanno come si vorrebbe ma, non bisogna abbattersi al primo ostacolo.

Voleva foggiare la vita a suo modo, nella convizione che anche gli avvenimenti più drammatici,come l'intervento al quale doveva sottoporsi,era da affrontare serenamente.

La malattia "coronarica", come le avevano spiegato i medici, è una condizione caratterizzata dal restringimento o dalla perdita di elasticità dei vasi sanguigni che forniscono sangue e ossigeno al cuore, spesso viene definita semplicemente: "indurimento delle arterie".

Il giorno della sua entrata in clinica, non c'era il sole, tutto sembrava spegnersi in un convulso pianto, che curiosamente, come accade anche ad altre persone,faceva nascere il dubbio di un ultimo "viaggio",lo stesso che per tutti è da affrontare prima o poi.

Sono in molti a credere che non c'è la fine di tutto,ma esiste una vita oltre la vita.

Dopo aver subito l'intervento,Paola vedeva il cuore non più di colore rosso, ma di un lucente green, colore della speranza,che oltrepassando ogni concetto,si collocava al posto giusto all’interno dell'anima.

La speranza era tornata a sorriderle, anche la brutta cicatrice sul corpo,non voleva nasconderla , pur non sapendo in realtà, come coprirla con i vestiti.Aveva pensato di farla vedere bene,come aveva fatto "Tony Curtis" in seguito a un’operazione al cuore,che iniziò ad andare in giro sempre con la camicia aperta, mentre a tutti diceva:

"eccola qua, è grossa, ma ho la fortuna di poterlo dire dal palcoscenico come un messaggio positivo."

Anche Paola, voleva mostrare a tutti la sua cicatrice,che rappresentava:

"il nascere di una nuova vita ".



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