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assodipicche Oggetto: Notizia dell'ultimo minuto.  08 Ago, 2019 - 20:03  Profilo Rispondi citando   

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Pare invece che la crisi ci sia! E sarebbe ora!
assodipicche Oggetto: Abbiamo sempre detto che la volevamo!  08 Ago, 2019 - 19:58  Profilo Rispondi citando   

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marialuna Oggetto: fascista chi difende le leggi  31 Lug, 2019 - 22:46  Profilo Rispondi citando   

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In Italia, oggi, viene definito fascista il politico che pretende che siano rispettate le leggi, non solo dal popolo, che se non le rispetta comunque paga sempre, ma anche dagli stranieri che vogliono venire in Italia.

Fortunatamente ci sono moltissimi stranieri che rispettano le leggi italiane, e vengono in Italia in modo legale, con i documenti, e sicuramente sono migliori di tanti italiani che difendono l'illegalità.

Sulla fotografia dei 5Stelle, fatta da Patrizia, sono pienamente d'accordo.






moniaxa Oggetto: hic rhodus..  26 Lug, 2019 - 15:26  Profilo Rispondi citando   

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...... ''HAI FOTOGRAFATO '' il dramma dell'ITALIA, e se le coscienze di molti. sonnecchiano,

chissa dove si andra'...
Patrizia51 Oggetto:   25 Lug, 2019 - 18:53  Profilo Rispondi citando   

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LA MORTE DEL M5S FA CHIAREZZA SUL DESERTO POLITICO IN CUI CI MUOVIAMO

Suggeriamo agli storici del futuro, con la modestia che ci contraddistingue, di considerare il 24 luglio 2019 come il giorno in cui il M5S è ufficialmente morto. Il certificato è stato redatto in conseguenza alla folle assenza dall’aula mentre Conte (premier da loro indicato) fingeva di spiegare il caso “Russiagate” in vece di Salvini – a sua volta assente – che ha poi fatto sapere di considerare le sue parole meno di zero. Disertare l’aula quando il tuo premier ci mette la faccia, dopo avere accettato di fatto la TAV e tutto il resto (TAP e Taranto), dopo avere salvato Salvini dal processo per la nave Diciotti e avere sempre e comunque avallato le politiche anti-migratorie del Truce, dopo avere avuto due pesi e due misure verso i propri indagati, dopo avere fatto i finti bonifici di versamento degli stipendi parlamentari, dopo il flop del reddito di cittadinanza, dopo i danni del decreto dignità, dopo il vassallaggio totale, senza incertezze, alla politica leghista anche di fronte alla dilagante perdita di voti, ecco: disertare quell’aula, per decisione subitanea di Di Maio, ha rappresentato il trionfo della mediocrità stolida e maldestra dei 5 Stelle che non hanno più alcun futuro politico di rilievo in Italia.

Di Maio, definito da Grillo “uno statista” e un “grandissimo politico”, di fatto il capo politico del Movimento (con alle spalle la Casaleggio, ovvio) ha mostrato di essere ciò che abbiamo sempre pensato di lui: un mediocre, incompetente, non dotato di intelligenza eccelsa, improvvisatore, incapace di visione politica (quella visione che sa arrivare – non dico tanto – almeno alla settimana prossima). Ma la questione non è il solo Di Maio, ovviamente, se la stragrande maggioranza dei parlamentari grillini resta buona e zitta, se gli altri ministri passano da una figura di tolla all’altra, se lo stesso diabolico Casaleggio, coi suoi spin doctor, le sue potentissime capacità tecnologiche e il millenarismo che ha circondato prima suo padre e poi, di riflesso, lui stesso, non sono stati in grado di metterci una toppa. È il populismo in sé che è mediocrità e incompetenza. Il populismo vive di slogan, ipersemplificazioni, identificazioni di Grandi Nemici verso i quali convogliare le frustrazioni, e alla prova dei fatti – alla prova del Governo – si scioglie come neve al sole. La narrazione dell’uomo della strada, dell’università della vita, dell’uno che vale uno, onestà, trasparenza, giustizia(lismo) mostra con una vivezza insperabile la sua totale falsità. Il M5S è il manifesto della falsa promessa populista.

Per chi, come me, ha sempre pensato che il M5S fosse il Male, anche più della Lega (l’ho spiegato QUI), c’è un qualche motivo di soddisfazione, ma molto blanda e molto limitata, perché la morte del M5S aiuta a vedere con più chiarezza un quadro politico appannato dal fumo populista. La chiarezza che io credo di vedere riguarda i seguenti punti:

•l’emorragia di voti del M5S non è andata a favore della sinistra, se non in minima parte; sempre avuto chiaro che fosse essenzialmente un movimento di destra; solo i sempliciotti desiderosi di fare un dispetto a Renzi hanno girato le spalle al PD e votato 5 Stelle, salvo pentirsi e tornare, semmai alla Sinistra. Poca roba. Una buona parte è andata e andrà nel non voto, in attesa di un’altra proposta messianica (quindi resta potenzialmente pericolosissima) e una gran parte ha ingrassato la Lega di Salvini che si avvicina pericolosamente al 40% dei consensi nei sondaggi;

•la morte del M5S consente di non avere più dubbi, alibi, scusanti e tentennamenti: il Capo dell’Italia è Salvini, che può fare il bello e il cattivo tempo come più gli piace; la sua politica è fascista, non già perché ‘fascista’ sia un epiteto di moda ma perché è fascista, la politica leghista è massimalista, autoritaria, isolazionista, razzista, machista, antieuropeista, lepenista… in breve: fascista. Tutte le opposizioni, e intendo tutte, o capiscono l’enorme pericolo di questo governo e avviano una serie risposta politica, anti-populista, realista, oppure Salvini governerà fino ad invecchiare.

•Se i 5 stelle hanno governato un anno e mezzo in piena sudditanza con tale personaggio, non significa solo che avevano amore per la poltrona, che pure è stata una componente, ma che molte delle scelte fatte erano compatibili con la loro visione del mondo, fatta di autoritarismo, giustizialismo, antimodernismo, antiscientismo, antieuropeismo. La sola idea, molto forte dentro il PD – e FI, di cercarli come interlocutori è agghiacciante. L’idea che una forza populista, e in quanto tale protofascista, possa essere un interlocutore politico, ovvero un interlocutore capace di un ragionamento politico razionalista, democratico, europeista, rappresenta l’ultima età – quella della demenza senile – di un partito che non trova una strada, un’identità, una collocazione e, soprattutto, una visione capace di risollevare le coscienze e di spronare verso una nuova stagione politica. E quindi occorre che anche qui, a “sinistra”, accada qualcosa.
Rimanendo inalterato il panorama (da +Europa a Fratoianni, ora metto dentro tutti e non solo il povero e inadeguato Zingaretti) si apriranno praterie alle forze disgregatrici dello Stato e della società italiani. Che sono oggi animate dalla Lega, certo, ma che sono molteplici e più articolate della sola Lega. Oggi la nostra nazione va avanti per abbrivio: la macchina pubblica si muove con le sue regole e scadenze, l’industria continua a fare le cose che faceva, la scuola apre e chiude secondo i suoi calendari, ma tutto va di moto proprio, con una spinta residua. Non c’è innovazione, non c’è proposta, né guida, né visione, né programmazione, non c’è alcuna idea dell’Italia che vogliamo essere e diventare. E quando la spinta cesserà, sarà troppo tardi.

Opposizione, dove sei?

HIC RHODUS

Io, da parte mia, devo dire che questa analisi mi trova del tutto d'accordo.

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TittiMendoza Oggetto:   28 Giu, 2019 - 14:12  Profilo Rispondi citando   

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Cosa prevede il futuro ?.....

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Risultati immagini per la disunione europea



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marialuna Oggetto:   27 Giu, 2019 - 23:47  Profilo Rispondi citando   

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assodipicche ha scritto:

..... E comunque io non considero, come piace a molti commentatori, il voto italiano come antieuropeo; non si vuole il disfacimento dell'Europa, si vuole che funzioni diversamente. Mi sta bene quindi che ci sia una solida maggioranza europeista e un'opposizione che faccia comunque pesare esigenze e prospettive diverse. Cerchiamo di ricordare che negli ultimi anni, mentre altri paesi facevano valere con determinazione i propri interessi, noi non siamo stati capaci di fare altrettanto.


Basta pensare alla questione della Sea Watch, nave oladese ed equipaggio tedesco, e il silenzio dell'Europa. Come dice Salvini: quando si tratta di battere cassa o minacciare una proceduta d'infrazione, l'Europa fa la voce grossa, ma quando l'infrazione viene commessa da alcuni stati membri, tutti se ne lavano le mani.
Patrizia51 Oggetto:   02 Giu, 2019 - 18:13  Profilo Rispondi citando   

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Che "era meglio prima" siamo tutti d'accordo... e non solo per l'età (certo, quello soprattutto), ma anche perché avevamo ideali, speranze, sogni... Abbiamo combattuto battaglie per i diritti del lavoro, delle donne, dell'inclusione sociale, della libertà e dell'autodeterminazione, per i diritti e il sostegno di bambini, malati e anziani e, pur se con conflitti spesso molto violenti e esageratamente politicizzati, abbiamo contribuito a costruire una società che poteva contare sulla coesione e sulla solidarietà, su diritti e doveri (pensavamo) inalienabili, società che oggi si sta disgregando... e non vediamo nei giovani di oggi né ideologie né ideali da perseguire, né la stessa determinazione che avevamo noi perché le cose cambiassero. E' vero, noi venivamo da anni di sofferenza, di mancanza, di povertà, di rinuncia, di sacrifici, volevamo "crescere", migliorare la nostra posizione culturale, economica, sociale e facevamo, pur se ciascuno nel proprio piccolo, un lavoro continuo perché questo fosse possibile. Ci siamo riscattati, certo, ognuno di noi ha certamente migliorato la sua posizione all'interno della società rispetto a quella dei propri genitori, ma abbiamo dato per scontato che tutto quello che avevamo acquisito fosse "per sempre", pensavamo che ogni diritto conquistato nessuno lo avrebbe più rimesso in discussione.... non è andata così, lo sappiamo bene e lo vediamo tutti i giorni....
Quanto tempo ci vorrà per recuperare? .... e... sarà possibile? Per noi, triste dirlo, sarà difficile vedere un cambiamento che ci riporti ad avere fiducia nel futuro, nella società e anche in noi stessi, spesso "burattini" manovrati da circostanze e avvenimenti sui quali non possiamo intervenire e che non possiamo cambiare.
Una cosa è certa, che il nostro vissuto e quello che siamo diventati ci permette di riconoscere quali sono le cose che contano davvero, quali sono i veri valori e quali invece le cose per cui non vale la pena di dannarsi l'anima.... triste consolazione, ma è quello che ci dà il "valore aggiunto" che ciascuno di noi sente (o dovrebbe sentire) di avere.
La rassegnazione, la mancanza di entusiasmo, il "ridursi alla sopravvivenza" di cui parlano Sticla e Asso sono, è vero, un indice implacabile della realtà, e anche questo sito ne è un chiaro esempio. L'alternativa sarebbe che qualche "giovane" fosse disposto a buttarsi nella mischia e con qualche intervento "stimolante" potesse "ringalluzzire" un po' questi vecchietti ormai troppo pacati e troppo autoreferenziali.

Buon 2 giugno, per quel che ne resta!


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Untuffonelblu Oggetto: Sticla&Adp  02 Giu, 2019 - 17:45  Profilo Rispondi citando   

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Concordo.............
Sticla Oggetto:   02 Giu, 2019 - 09:34  Profilo Rispondi citando   

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Ciao AdP, anch'io superstite di una schiera di fruitori di Anziani, mi associo a quanto dici sotto. Sarà l'età, ma una certa fatale rassegnazione ormai ha colpito noi anziani, che non abbiamo più voglia di combattere, per cosa poi? Sarebbe tutto da rifare, cpome diceva il buon Bartali, ma non si può. Il mondo va avanti e lo ha sempre fatto, con tanti che si lamentano che era meglio prima. Certo che era meglio prima, eravamo giovani! Un saluto e buona festa della Repubblica.

assodipicche Oggetto:   31 Mag, 2019 - 18:18  Profilo Rispondi citando   

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È vero, è piuttosto malinconico aggirarsi fra questi spazi vuoti, ma c'è un declino per ogni cosa. La vecchiaia fa scemare forze ed entusiasmo, tutto si riduce alla sopravvivenza, all'essenziale. So bene che non si dovrebbe cedere e che comunque ci sono le eccezioni. Ma la realtà è un indice implacabile. E non manca una sensazione di termine, che fa considerare inutile dibattere di questioni sulle quali non si ha alcuna possibilità di modifica.
Passando al nostro momento politico, il fatto di osservare che l'Europa è in mano agli europeisti e che i sovranisti sono stati bloccati non sminuisce il successo interno di Salvini. Perché io sono convinto di questo: la gran parte dei votanti (me compreso) ha votato più in funzione nazionale che europea. Durante la campagna elettorale si è parlato molto di politica interna e quasi niente di politica europea.
E comunque io non considero, come piace a molti commentatori, il voto italiano come antieuropeo; non si vuole il disfacimento dell'Europa, si vuole che funzioni diversamente. Mi sta bene quindi che ci sia una solida maggioranza europeista e un'opposizione che faccia comunque pesare esigenze e prospettive diverse. Cerchiamo di ricordare che negli ultimi anni, mentre altri paesi facevano valere con determinazione i propri interessi, noi non siamo stati capaci di fare altrettanto. Non siamo stati addirittura neppure abbastanza furbi ed efficienti da utilizzare i fondi europei messi a nostra disposizione. Abbiamo perso miliardi.
Quanto alla Chiesa, io cerco sempre di non intromettermi, anche se a volte provo il bisogno di farlo, per la mia pregressa formazione cattolica, per il prevalere dei dubbi sulle certezze, perché anche la Chiesa fa politica e così via.
La gente è entusiasta di Papa Francesco, ma quando si passa ad argomenti come quello dell'accoglienza e dell' inclusione questo entusiasmo si raffredda. La sua appare quasi come una ripetitiva ostinazione senile. È difficile capire come un Pontefice cattolico veda di buon occhio l'islamizzazione dell'Europa e dell' Italia. Siamo franchi!
Adesso ci vuole più formazione? La parte finale dell'editoriale mi sembra patetico. Le chiese si stanno svuotando, ci sono seminari e monasteri che chiudono, vedo in giro solo suore di colore, perché non ce lo dobbiamo negare: preti e suore vengono sempre dai ceti e dai popoli più arretrati. Da noi c'erano tante "vocazioni" perchè c'era tanta miseria e i ragazzini venivano messi in seminario a dodici anni perché era l'unico modo per farli studiare.
Non è un bel quadro, su questo sono d'accordo. È un cambiamento, al quale può essere difficile abituarsi, sopratutto per gli anziani. Ma l'umanità è sempre andata avanti così.
Patrizia51 Oggetto:   30 Mag, 2019 - 16:19  Profilo Rispondi citando   

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Un tempo questa pagina era tutta un brulicare di opinioni, critiche, apprezzamenti, pareri spesso discordanti, ma che davano l'idea di vita e vitalità. Purtroppo non è più così.... Quante discussioni, anche molto animate, soprattutto in periodi di cambiamento come quello di adesso, nel quale le elezioni europee e una politica caotica, traballante, sensazionalistica, autoreferenziale cerca di dimostrare che va tutto bene e che chi non è d'accordo o non se ne rende conto non ci ha capito praticamente nulla, dando però "gattopardescamente" ad intendere che tutto stia cambiando....

Italia, macchia nera nel verde europeo.
Analisi del voto di F. Occhetta su "Famiglia Cristiana"

di Giampaolo Petrucci su ADISTA News

“L’uragano della Lega in Italia è un vento debole in Europa”: così titola il punto post-elettorale di p. Francesco Occhetta – gesuita, politologo, editorialista di La Civiltà Cattolica – pubblicata sul numero di Famiglia Cristiana da domani in edicola. Se populisti e sovranisti segnano importanti vittorie nazionali, è vero anche che «non conquistano il Parlamento» e, anzi, il blocco dei partiti europeisti gode di ottima salute e il continente «si risveglia dipinta di verde, il colore dei partiti ambientalisti».

«In questo scenario il voto italiano è anomalo – ribadisce Occhetta – perché il più antieuropeo: non più radicato nelle culture politiche tradizionali e nella partecipazione, si basa sul consenso. Questo processo ha mortificato il logos del ragionamento politico ed esaltato il pathos delle paure che hanno prevalso sulle speranze, le credenze sulla realtà, le parole forti su quelle da condividere. La campagna elettorale si è basata su temi “contro” – come l’immigrazione, la sicurezza, il lavoro – anziché “per” rinforzare l’Unione».

Secondo il gesuita il vero punto di forza del leader vincitore, Matteo Salvini, sta dunque nella comunicazione, nella capacità di persuadere l’elettorato, «anche cattolico», con una proposta forte, insieme «identitaria e religiosa». L’ampolla del dio Po’ in passato, la battaglia sui presepi e i crocifissi nelle scuole, infine vangeli, rosari e preghiere agitati in campagna elettorale configurano, secondo l’editorialista, «la dimensione sacrale del politeismo leghista», «segni cristiani, svuotati nella pratica e nella testimonianza a favore di un’identità religiosa “del noi contro loro”», che hanno saputo fare breccia in Italia ma non in Europa. «I cattolici che hanno costruito la democrazia e l’Europa come De Gasperi e Moro, Dossetti e La Pira – sottolinea ancora Occhetta – avevano scelto la strada opposta, quella dell’inclusione e della dignità, della laicità e della solidarietà».

Nel futuro prossimo della politica interna italiana, l’editorialista vede solo Salvini, con o senza Movimento 5 Stelle a fargli da stampella. «Alla Chiesa rimane un compito urgente: investire in formazione e partecipazione, aiutare a ritrovare le radici culturali del sogno europeo degasperiano, favorire cabine di regia per approfondire i temi dell’agenda europea, perché siano ispirati alla Dottrina sociale della Chiesa».

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Patrizia51 Oggetto:   26 Mag, 2019 - 01:05  Profilo Rispondi citando   

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moniaxa Oggetto: gott mit uns!  19 Mag, 2019 - 13:22  Profilo Rispondi citando   

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..... nostalgici dell'olio di ricino??
Patrizia51 Oggetto:   19 Mag, 2019 - 10:30  Profilo Rispondi citando   

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A me ricorda tanto il Gott mit uns!



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Patrizia51 Oggetto:   09 Mag, 2019 - 12:28  Profilo Rispondi citando   

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Non ho simpatia per Marco Travaglio, sempre con quel suo sorrisetto sarcastico, a presa per i .... fondelli, ma questa volta sono totalmente d'accordo con quello che scrive

La sindaca senza Stato
di Marco Travaglio
sul Fatto Quotidiano del 9 Maggio

Siccome siamo in Italia, tutti si domandano se sia il caso di impedire ai fascisti (di Casa Pound e non solo) di fare cose lecite, tipo aprire una casa editrice, pubblicare un libro di Salvini, allestire uno stand al Salone di Torino.

Intanto i fascisti (di Casa Pound e non solo) continuano indisturbati e impuniti a fare cose illecite: tipo occupare un palazzo del Demanio da 15 anni in via Napoleone III a Roma.

O scatenare rivolte, gazzarre e spedizioni punitive contro rom e migranti. E ora addirittura assediare e minacciare (“Troia, ti stupro”, “Vi vogliamo vedere tutti impiccati”, “Bruciamoli vivi”) per tre giorni una famiglia di nomadi bosniaci – madre, padre e due bimbi – “colpevoli” di aver preso possesso di una casa popolare a Casal Bruciato, regolarmente assegnata dal Comune in base alle leggi vigenti: un bando di Alemanno (!) del 2012.

E ieri circondare e insultare Virginia Raggi, con epiteti di cui i più gentili sono “mafiosa” e “schifosa”, per aver osato portare la solidarietà del Comune a quegli sventurati e affermare il loro sacrosanto diritto a un alloggio popolare legalmente ottenuto.

Con la sindaca, che li ha invitati a resistere alla paura e alla tentazione di tornare nei campi, c’erano i vigili urbani che li sfamano durante l’assedio, nonché il direttore e i volontari Caritas, e il vescovo Gianpiero Palmieri. Che ha dichiarato, anche lui fra gli insulti: “È una brava famiglia che lavora, persone oneste. Se neanche una famiglia così riesce a essere integrata, non si sa come si può fare. Prima di arrivare dicevano di voler dare una festa con tutto il condominio, ma il primo giorno nella nuova casa i bambini l’hanno passato abbracciati in un angolo”.

“Questa famiglia – ha tentato di spiegare la sindaca, fra urli, improperi e minacce – risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di farli conoscere ad alcuni condòmini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”.

I media continuano a spacciare il tutto come “guerra tra poveri”. Ma questa è una guerra fra legalità e sopruso, fra chi rispetta le regole e chi vuole sostituirle con la legge del più forte. E il nuovo prefetto Gerarda Pantalone dovrebbe spiegare perché quei due bimbi coi loro genitori devono vivere questo inferno.

Perché il presidio eversivo sotto casa non viene sciolto dalle forze dell’ordine. Perché manipoli di trogloditi senza capelli e senza cervello possono terrorizzare impunemente quei cittadini onesti.

Già, perché quei rom non c’entrano nulla con altri dediti a furti, accattonaggi e sfruttamenti di minori (tutti reati da perseguire).

In quale Paese, in quale capitale d’Europa, sarebbe consentito a orde di facinorosi di intimidire una sindaca, un vescovo, volontari, sindacalisti impegnati sul diritto alla casa, aizzare all’odio e alla violenza interi quartieri senza che arrivi qualcuno in divisa a disperderli con le buone o le cattive e ad accompagnare in guardina chi commette reati?

Non in nome dell’antifascismo, ma dello Stato. Che ha un Codice penale. Che, con buona pace di Salvini, vale dappertutto e per tutti.

Di Maio si è infuriato con la sindaca, che gli avrebbe rovinato la vittoria sul caso Siri a 18 giorni dal voto, dando modo a Salvini di riattaccare la solita solfa sui rom.

Ma questo è il momento dei segnali forti, e quello dato ieri dalla Raggi deve rendere orgogliosi i romani e il M5S: come quello dell’altra sindaca Chiara Appendino che, col plauso di Di Maio, ha denunciato insieme al governatore Chiamparino l’editore di Casa Pound per apologia del fascismo.

A Roma il ricollocamento dei rom sul territorio risponde a una scelta della giunta – superare i campi – che non solo è sacrosanta, ma pure imposta dall’Ue che ha condannato l’Italia per violazione delle norme che proibiscono i centri di raccolta su base etnica. Anche se Veltroni li chiamava “Villaggi della solidarietà” e Alemanno “Villaggi attrezzati”.

La famiglia di Casal Bruciato viene da 20 anni nella baraccopoli della Barbuta e ha accettato la proposta del Comune, che però fatica a ricollocare gli altri 500 rom nei quartieri per il sistematico sabotaggio fascio- razzista, che fa leva sul disagio dei residenti.

Questi, abbandonati dalle istituzioni dalla notte dei tempi, hanno ragione di diffidare, anche alla luce delle molte situazioni di illegalità e degrado di cui si macchiano molti rom. Ma andrebbero aiutati a capire che i nomadi sono in gran parte italiani o comunitari, dunque non esistono soluzioni per farli sparire dalla loro vista: se nessuno vuole i ghetti incontrollabili, l’unica alternativa sono i ricollocamenti a piccoli nuclei, per rendere meno traumatico l’impatto sociale.

E una repressione severa e costante dei reati: dei rom che delinquono e degli anti-rom che pescano nel torbido.

La Raggi ci ha messo la faccia, e a caro prezzo, come già con gli abbattimenti delle case abusive del clan nomade Casamonica. E accanto a lei avrebbe dovuto avere il ministro dell’Interno.

Ma Salvini ha sempre di peggio da fare che occuparsi del suo dovere d’ufficio: molto meglio sbraitare “basta rom”, senza indicare uno straccio di soluzione praticabile. Nella speranza di far dimenticare il suo precedessore e compagno di partito Bobo Maroni, che dal Viminale finanziava, su richiesta di Alemanno, i campi nomadi con 30 milioni l’anno, per la gioia di Mafia Capitale.

Dunque la prossima volta, accanto ai rom onesti e alla sindaca che difende i principi di legalità e di umanità contro il sopruso e il razzismo, dovrebbe esserci Di Maio.

Anche a costo di perdere qualche voto.
La legalità e l’umanità sono molto più importanti di qualsiasi elezione e di qualunque sondaggio.

__________

Asso, datti pazienza, dammi il tempo di correggere.... il sito stamani fa le bizze....
So che per te sarebbe stato meglio il "tutto bianco", visto l'apprezzamento, ma non è quello che volevo....

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assodipicche Oggetto:   09 Mag, 2019 - 12:12  Profilo Rispondi citando   

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Patrizia51 ha scritto:



Questa volta condivido in pieno!
Patrizia51 Oggetto:   09 Mag, 2019 - 10:49  Profilo Rispondi citando   

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Patrizia51 Oggetto:   24 Mar, 2019 - 10:14  Profilo Rispondi citando   

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Premio o diritto?

Uguali e diversi, la storia italiana al crocevia

Enrico Mentana - 24/03/2019

Kean, il giovane campione che segna in nazionale, e Sy, l'autista che minacciava una strage di ragazzini, sono i poli opposti nell'insieme dei "nuovi italiani'. Ci confermano l'ovvio, che nelle vite umane si celano destini diversi, ma anche la constatazione che perfino l'ovvio può dividere. Nessuno chiamerà Kean "l'ivoriano", tanti chiamano Sy "il senegalese".

Qualunque giovane, come sono molti dei lettori di Open, sa benissimo che a scuola, da prima delle elementari e fino all'università, ogni classe e ogni aula è fatta di tanti Riccardo e di tanti Rami, per ricordare due ragazzini che hanno mostrato coraggio e presenza di spirito decisivi durante la vicenda del bus. E proprio per questo nessun giovane darebbe spazio alla sconcia polemica lanciata sui social a livello capillare, per cui Riccardo sarebbe stato messo in disparte dai media perché biondo e italiano, a favore del Rami "africano".

Per un giovane che vive in Italia oggi, nell'Italia vera e non in quella sfigurata sul web dagli avvelenatori di pozzi, Riccardo, Rami e tutti gli altri sono naturalmente uguali. E il gioco sporco per cercare di renderli diversi, in nome dell'odio da propagare, o di un sovranismo hard da sostenere, è soltanto una pratica miserevole.

Sul contenimento o l'accoglienza dei migranti si possono avere le idee più diverse, purché in buona fede. Ma non su chi vive, su chi studia, su chi cresce in Italia. «Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere», diceva nel suo celeberrimo discorso Martin Luther King 65 anni fa.

Chiunque lo scrivesse oggi su un social in Italia verrebbe sommerso da commenti pestilenziali, e non mancherebbe il consiglio canzonatorio di farsi eleggere per realizzare quel sogno. E invece è interesse e dovere di tutti realizzarlo, per Rami e per Riccardo che hanno rischiato di morire insieme e insieme stanno crescendo.

(Open)

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moniaxa Oggetto:   25 Feb, 2019 - 17:50  Profilo Rispondi citando   

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regaliamo la sardegna alla lega........ mi piange
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