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Patrizia51 Oggetto:   17 Nov, 2019 - 19:00  Profilo Rispondi citando   

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In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ti fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la scrittura e la lettura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l’anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l’antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

per l’intelligenza d’amore
per il vino e il suo colore
per l’ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova

io ringraziare desidero per le facce del mondo
che sono varie e molte sono adorabili
per quando la notte
si dorme abbracciati
per quando siamo attenti e innamorati
per l’attenzione
che è la preghiera spontanea dell’anima
per tutte le biblioteche del mondo
per quello stare bene fra gli altri che leggono
per i nostri maestri immensi
per chi nei secoli ha ragionato in noi

per il bene dell’amicizia
quando si dicono cose stupide e care
per tutti i baci d’amore
per l’amore che rende impavidi
per la contentezza, l’entusiasmo, l’ebbrezza
per i morti nostri
che fanno della morte un luogo abitato.

Ringraziare desidero
perché su questa terra esiste la musica
per la mano destra e la mano sinistra
e il loro intimo accordo
per chi è indifferente alla notorietà
per i cani, per i gatti
esseri fraterni carichi di mistero
per i fiori
e la segreta vittoria che celebrano
per il silenzio e i suoi molti doni
per il silenzio che forse è la lezione più grande
per il sole, nostro antenato.

Io ringraziare desidero
per Borges
per Whitman e Francesco d’Assisi
per Hopkins, per Herbert
perché scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini.
Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno,
per gli intimi doni che non enumero
per il sonno e la morte
quei due tesori occulti.

E infine ringraziare desidero
per la gran potenza d’antico amor
per l’amor che se move il sole e l’altre stelle.
E muove tutto in noi.

Mariangela Gualtieri


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Patrizia51 Oggetto:   09 Nov, 2019 - 23:00  Profilo Rispondi citando   

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Io sono colui che guarda al di là,
dall’alto della sua finestra
e vede i monti, la pianura, il mare
e quella linea continua che li delimita dal cielo
e non muta mai.

Io sono colui che s’incanta
e affascina vedendo il giorno divenire notte
e da ogni tramonto si aspetta un giorno diverso.
Io sono colui che crede in Dio,
grande, immenso e infinito come l’universo
e si sente piccolo tra tutte le cose del creato.

Io sono colui che scruta nel cielo buio la stella più luminosa,
pensando che ognuno ne abbia una sin dalla nascita.
Io sono colui che ha sofferto la vita invitando la morte,
scoprendo così la gioia di vivere.

Io sono colui che ha amato amori diversi:
per la vita, per la madre, per il padre,
per le sorelle, per la moglie, per la passione, per gli insetti e,
il più grande, per i figli.

Io sono colui che pone mille domande alla vita
ed ha ottenuto poche certezze.

Io sono ciò che la vita mi ha donato
e vivo in ciò che ho creato.

Io sono colui che non vuole avere un nome,
sono polvere pensante e polvere tornerò.

Io sono colui che in questo momento di amarezza
affida il proprio passato al vuoto candido di questa pagina.

Wislawa Szymborska


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moniaxa Oggetto: dediche  04 Nov, 2019 - 13:11  Profilo Rispondi citando   

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......bella,triste e cruda
Patrizia51 Oggetto:   04 Nov, 2019 - 10:21  Profilo Rispondi citando   

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Dediche

Dedico questa poesia agli uomini con cui non sono andata mai a letto
ai figli mai avuti
alle poesie che nessuno scrisse

Dedico questa poesia alle donne che non amarono i loro figli
a quelle morte negli alberghi
senza nessuno ad abbracciarle

La dedico all’autore degli slogans scritti sui muri con le bombolette spray]
all’uomo e alla donna
al torturato anonimo
quello che neppure il suo nome pronunciò mai

Dedico questa poesia a quelli che gridano di dolore
alle partorienti
a coloro che urlano spaventati nelle stazioni degli autobus
e sotto le volte dei mercati

La dedico ai suicidi
ai poeti
che vivono dimenticati in qualche antologia
a quello che lava i cadaveri
alle donne che vanno a letto con tutti
a quelli che dormono sempre soli
Dedico questa poesia alle madrine
e ai padrini
che fanno all’amore e sono trasformati in pietra
a coloro che si lavano con una bacinella di zucca
il venerdì santo e sono trasformati in pesce
all’uomo che volle essere un avvoltoio
e a quelli che sognano di poter volare

Dedico questa poesia al Signore della Notte stellata
al Pappagallo di Fuoco
al Pianto delle Mosche
alla Pioggia Verde
al Guardiano del Miele
alla Fratellanza dei Fratellini
alla Maschera che Piange
alla Rude Lumaca di Terra
allo Scivolo dei Quattro Angoli
agli Unificatori di Corteccia per il Vino Cerimoniale

La dedico a coloro che suonano il flauto e il tamburo
quando vanno alla fonte a lavare i panni
alla donna che sguazza nelle cascate
e si bagna i capelli con acqua di iris
a quella che allatta il suo piccolo tra le canne
a quelli che cercano l’arcobaleno nella oleosa pozzanghera
ai vogatori che inventano il canto con le braccia
a quelli che lavano la farina di granturco sotto la pioggia
alle donne che trasportano l’acqua nei secchi
e camminano lungo la strada

Alla ragazzina che vede le lucciole
alla ragazzina con la lanterna in mano
ai ragazzini che saltellano con una torcia di stoppie
a quelli che corrono nel fuoco
e sotterrano i loro morti in cucina
cantando fra le macerie
all’uomo che imbroglia la sua stessa morte
nel suo letto di morte
a quello che scende dalle montagne
per non bruciarsi con le stelle
a quello che afferra la mano della morte per ballarci insieme
alle donne che hanno molte nuore
che portano iguane sulla testa
alle ragazze dai capelli ricci che vendono neve ai tropici
ai pescatori di gamberi che avvistano la cometa dell’alba
a quello che si rimbocca le maniche e chiede un’ascia
a quella che vende gnocchi di patate, di mumu e chipilìn
a quelli che tagliano pannocchie tenere e le mangiano nei campi
a quelli che legano la zampa del cane che ruba polli
ai ragazzi – ragazze che uccidono per amore
a quelli che si gettano nella fossa dove si seppellisce un amico
al poeta che non può scendere dal tetto
perché è troppo innamorato
e a quello che fa quello che può

Dedico questa poesia a quelli che non frequentano
i caffè o le piscine
né sanno parlare al telefono
a quelli che non entrano in banca
né vanno in televisione
a quelli delle scuole serali
che ricevono lettere d’amore con errori di ortografia
e ai poeti che non cominciarono mai a scrivere

ai camerieri che inghiottono la loro dignità
alle donne in età che lavano i panni altrui
alle donne che non osano dire ciò che pensano
né alzare la voce
o essere felici senza il permesso di un uomo
a quelli che si gettano a terra
e ingoiano la lingua tra la folla
a quelle che dormono con il grembiule addosso
e pensano alle cose da fare
mentre i mariti vengono troppo in fretta
a quelle donne che si svegliano nel buio sotto tetti di palma
e fanno tortillas nelle capanne
a quella donna che si bruciò i capelli
sporcandosi la camicetta di carbone
a quelle che essiccano zucche su tetti di lamiera
e non hanno sedie

Agli uomini che cantano ai loro figli per addormentarli in tsotsil
e hanno le unghie sporche
agli spazzini
a coloro che falciano i prati con un machete
che seminano fichi d’India e mangiano tortilla con sale
al metronotte che lavora anche di giorno
a quella con le pantofole rotte
che rifà cento letti ogni mattina
al vecchio sdentato che vende gomma americana sulla spiaggia
a quelli che viaggiano in piedi verso le piantagioni di cacao
a quelle con le facce nere arse dal fuoco
e le cicatrici del pianto nella loro sordità

Io dedico questa poesia all’uomo incatenato
ai bambini maltrattai
ai figli degli alcolizzati
alle donne che accudiscono i bambini degli altri
ma vedono i propri ogni quindici giorni
a quella che lava i pavimenti della scuola privata
e non sa scrivere il suo nome
alle donne che mangiano alla mensa dell’ospizio
a quelli che dormono attorno al forno di una panetteria
agli uomini che puliscono i bagni pubblici
e spazzano le strade all’alba
alle donne che ballano nei cabaret
e sono stufe

Questa poesia è dedicata all’impastatore di mattoni
morto costruendo la casa di qualcun altro
al poeta con la bocca sigillata per sempre al suo funerale
a coloro che fuggirono di notte
quando la lava seppellì la loro chiesa

ai vicini che tempo fa sotterrarono i loro figli
uno dopo l’altro come gli anni che passano
a quelli che hanno dovuto vendersi i figli
il sangue e il sesso
e a quelli che non hanno più niente da perdere

Dedico questa poesia ai contadini senzatetto
che occupano le terre del padrone
che scavano tunnel sotto le banche
che danno fuoco alla sgranatrice
che non lasciano ombra
e fanno saltare i ponti senza luna
ai tredicenni che vanno alla guerriglia
e conoscono la loro prima donna da fuorilegge

tra i vulcani

Per i due feriti
le ragazze pelate
per l’opossum di Olga

Ai cani bastardi battuti coi bastoni
a quelli nati in paesi
dove la verità è illegale
che hanno preso un altro nome
e da anni non vedono la loro famiglia
a coloro che non hanno mai dormito nello stesso letto
e una fossa comune condividono

Io dedico questa poesia alla madre che cerca suo figlio all’obitorio
fra altre poesie decapitate
che non sa dire quale il suo corpo sia
e dice a ognuno di loro addio con un abbraccio

Ambar Past


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Patrizia51 Oggetto:   01 Nov, 2019 - 21:59  Profilo Rispondi citando   

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Esattamente dieci anni fa, il primo novembre del 2009, il mondo restava orfano di una delle voci poetiche più ispirate del ‘900: Alda Merini. Da donna libera e profondamente fuori dagli schemi, Alda ha cantato gli ultimi, i diseredati e tutti coloro che il mondo chiama pazzi. Durante la sua vita ha conosciuto e scritto della triste esperienza del manicomio, descrivendo nei suoi versi il dolore più profondo, la solitudine e la malinconia che accomuna tutti gli esseri umani. In occasione di questa ricorrenza, Milano, sua città natale, le intitolerà un ponte sul Naviglio Grande, a pochi passi dalla sua abitazione in Ripa di Porta Ticinese angolo via Corsico.
La poesia di Alda Merini ci tocca sempre nel profondo, facendoci tremare le corde più sensibili del nostro cuore. L’erotismo e la sensualità sono degli elementi forti dei suoi versi d’amore, che appunto non raccontano questo nobile sentimento sul piano ideale e platonico, ma lo rendono concreto. Lo fanno vivere nella nostra vita quotidiana. Tutti noi conosciamo l’amore di cui parla Alda Merini. Le sue parole non sono astratte: non si parla spirito, ma di corpi. Si parla di noi.
La poesia “E poi fate l’amore” racconta proprio questo. Non c’è niente di più comune e di pragmatico dell’amore. L’arte dell’amore.

E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po’ sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po’
che non lo erano più.
Ecco,
fate l’amore e non vergognatevi,
perché l’amore è arte,
e voi i capolavori.

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Patrizia51 Oggetto:   27 Ott, 2019 - 19:08  Profilo Rispondi citando   

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" Nella moltitudine"

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

In fondo avrei potuto avere
altri antenati;
e così avrei preso il volo
da un altro nido;
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.

Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
di ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco,
sciame ronzante , una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione , o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso .

W. Szymborska

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Patrizia51 Oggetto:   23 Ott, 2019 - 18:51  Profilo Rispondi citando   

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All'amore non si resiste

All'amore non si resiste
perchè le mani
vogliono possedere la bellezza
e non lisciare tramortite
anni di silenzio.
Perchè l'amore è vivere duemila sogni
fino al bacio sublime

Alda Merini


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Patrizia51 Oggetto:   14 Ott, 2019 - 17:05  Profilo Rispondi citando   

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"Io vado, madre.
Se non torno,
sarò fiore di questa montagna,
frammento di terra per un mondo
più grande di questo.
Io vado, madre.
Se non torno,
il corpo esploderà là dove si tortura
e lo spirito flagellerà, come
l'uragano, tutte le porte.
Io vado ... Madre ...
Se non torno,
la mia anima sarà parola ...
per tutti i poeti".

- Piero Gurrieri -

Scritta per le donne di Kobane

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Patrizia51 Oggetto:   11 Ott, 2019 - 17:01  Profilo Rispondi citando   

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Ho il cuore grande,
ma con poche stanze
e pochi ospiti,
preferisco così.
Chi ci entra
non si sente soffocare,
si sente comodo,
si sente a casa.

Edvania Paes


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Patrizia51 Oggetto:   05 Ott, 2019 - 19:16  Profilo Rispondi citando   

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A volte mi chiedo:
come ha fatto la nostra generazione
a sopravvivere ai cibi
contenenti lattosio?
Come siamo potuti crescere
senza omogenizzati, integratori,
ormoni e multivitaminici?
Come siamo vissuti
senza Coca zero, Red Bull,
aperitivi e long drink,
se aspettavamo la domenica
per bere l’acqua gasata
con polverine disciolte?
Come abbiamo superato
gli inverni rigidi
col panino nella cartella,
senza le merendine, la nutella
e gli immunostimolanti?
Come ci siamo accontentati
della merenda del pomeriggio
fatta di pane, burro e zucchero,
senza ricorrere ai centrifugati
di frutta e verdura?
Come abbiamo superato
le sere d’estate
con una fetta di anguria per strada,
senza la baldoria degli happy hour?
Come abbiamo sopportato
la punizione di un professore,
e abbracciato incontrandolo
dopo tanti anni,
senza aggredirlo
con l’approvazione dei genitori?
Come abbiamo potuto
corteggiare la compagna di banco
senza epilazione sul petto,
e un fisico da bodybuilding?
Come abbiamo potuto
fare a meno del personal trainer,
avendo giocato solo a calcetto
sui terreni sterrati,
mentre il compagno più sfigato
faceva da arbitro?
Come siamo sopravvissuti
alle ginocchia sbucciate
e disinfettate con la sola saliva,
senza ricorrere ad antibiotici
antisettici e medicazioni?
Come siamo riusciti
ad incontrarci con la ragazza
se non esisteva il cellulare
e gli unici sms
erano un bigliettino nel diario
e un bacio rischiato?
Come accettava di uscire con noi,
se andavamo a prenderla a piedi
sapendo che volevamo
regalarle le ali?
Come abbiamo potuto
scrivere poesie
e comporre canzoni
senza l’uso del computer?
Come siamo riusciti
ad aspettare un tempo infinito
per dare il primo bacio,
se ora è l’ultimo ad arrivare
dopo un amplesso?
Eppure,
la nostra generazione
che non faceva l’alba,
ha saputo sognare.
Perché il cibo più sano
che l’ha nutrita,
era la speranza.

Gianni Miniello




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Patrizia51 Oggetto:   30 Set, 2019 - 10:48  Profilo Rispondi citando   

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Patrizia51 Oggetto:   23 Set, 2019 - 10:10  Profilo Rispondi citando   

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Benvenuto autunno!

SEI UN MARE…

Sei un mare d’autunno delicato.
Su la tua riva il cuore può sopirsi
quasi, e a cigli socchiusi s’indovina
che tanta tua dolcezza silenziosa
presso l’uomo velato
continua il suo silenzio e suggerisce
una limpida morte.

Come treman le foglie
d’una selva sgomenta,
sempre tremano i sogni in questo cuore.
Fermali nel tuo sguardo grigio e azzurro,
falli autunno e sopore.

ALDO CAPASSO
(da Il passo del cigno, Buratti, 1931)





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Patrizia51 Oggetto:   18 Set, 2019 - 10:43  Profilo Rispondi citando   

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Se potessi
nascere di nuovo
aspetterei
di saper per certo
che certi ceffi
con muso a sorriso
e le mani dentro l'altro
siano spariti e
più non si riproducano
che il vento e le nuvole
il grano e i papaveri
le oche e i passeri
ci siano ancora
che la polvere spessa
e il puzzo di marcio
siano stati spazzati
da una giovane tramontana
e che i bambini
giochino in strada
o in piane di luce
colorati di sangue
rosso nero giallo e verde
e che la luna e e stelle
mi guardino di nuovo
d'amore materno
indicando la via..
Non più occhi
senza domani
o sguardo cupo di
belva
via dolore assurdo
d'impotenza.

Ritorno di fantasia
contro il nulla.

Altrimenti non torno
neanche sotto forma
di lucciola.

Tinti Baldini


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Patrizia51 Oggetto:   14 Set, 2019 - 08:52  Profilo Rispondi citando   

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Dove sei felicità?
- Sono qui...!
Nella tazza di caffè che stai bevendo stamattina.
Nell'aria fresca delle sei.
Nel sole e nel profumo dell'aria.
Nella voce del tuo amore.
Nell'abbraccio dei tuoi genitori.
Nelle coperte in cui ti addormenti.
Nel tramonto che affoga nel mare.
Sono qui.
Nelle cose semplici.
Nelle cose complesse o materiali non cercarmi.
È tempo perso.
Io sono già qui.
Mentre guardi e sorridi all'immensità di ogni giorno,
in ogni istante...

Buongiorno

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Patrizia51 Oggetto:   11 Set, 2019 - 17:25  Profilo Rispondi citando   

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11 settembre 2001

Saltarono dai piani in fiamme, giù
…uno, due, altri ancora
più in alto, più in basso.
Una fotografia li ha colti mentre erano vivi
e ora li preserva
sopra il suolo, diretti verso il suolo.
Ognuno di loro ancora intero
con il proprio volto
e il sangue ben nascosto.
C’è ancora tempo,
perché i loro capelli siano scompigliati,
e perché chiavi e spiccioli
cadano dalle loro tasche.
Essi si trovano ancora nel reame dell’aria,
entro i luoghi
che hanno appena aperto.
Ci sono soltanto due cose che posso fare per loro
…descrivere questo volo
e non aggiungere una parola finale.

Wisława Szymborska





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Patrizia51 Oggetto:   07 Set, 2019 - 17:08  Profilo Rispondi citando   

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IL FIUME E L'OCEANO

Dicono che prima di entrare in mare
Il fiume trema di paura.
A guardare indietro
tutto il cammino che ha percorso,
i vertici, le montagne,
il lungo e tortuoso cammino
che ha aperto attraverso giungle e villaggi.
E vede di fronte a sé un oceano così grande
che a entrare in lui può solo
sparire per sempre.
Ma non c’è altro modo.
Il fiume non può tornare indietro.
Nessuno può tornare indietro.
Tornare indietro è impossibile nell’esistenza.
Il fiume deve accettare la sua natura
e entrare nell’oceano.
Solo entrando nell’oceano
la paura diminuirà,
perché solo allora il fiume saprà
che non si tratta di scomparire nell’oceano
ma di diventare oceano.

(Khalil Gibran)


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Patrizia51 Oggetto:   31 Ago, 2019 - 19:00  Profilo Rispondi citando   

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'O CULORE D'E PPAROLE

Quant’è bello ‘o culore d’e pparole
e che festa addiventa nu foglietto,
nu piezzo ‘e carta
nu’ importa si è stracciato
e po’ azzeccato
e si è tutto ngialluto
p’ ‘a vecchiaia,
che fa?
che te ne mporta?
Addeventa na festa
si ‘e pparole
ca porta scritte
so’ state scigliute
a ssicond’ ‘o culore d’ ‘e pparole.
Tu liegge
e vide ‘o blù
vide ‘o cceleste
vide ‘o russagno
‘o vverde
‘o ppavunazzo,
te vene sotto all’uocchie ll’amaranto
si chillo c’ha scigliuto
canusceva
‘a faccia
‘a voce
e ll’uocchie ‘e nu tramonto.
Chillo ca sceglie,
si nun sceglie buono,
se mmescano ‘e culore d’ ‘e pparole.
E che succede?
Na mmescanfresca
‘e migliar’ ‘e parole,
tutte eguale
e d’ ‘o stesso culore:
grigio scuro.
Nun siente ‘o mare,
e ‘o mare parla,
dice.
Nun parla ‘o cielo,
e ‘o cielo è pparlatore.
‘A funtana nun mena.
‘O viento more.
Si sbatte nu balcone,
nun ‘o siente.
‘O friddo se cunfonne c’ ‘o calore
e ‘a gente parla cumme fosse muta.
E chisto è ‘o punto:
manco nu pittore
po’ scegliere ‘o culore d’ ‘e pparole.


IL COLORE DELLE PAROLE

Quant’è bello il colore delle parole,
e che festa diventa un foglietto,
un pezzo di carta –
non importa se è stracciato
e poi riattaccato –
e se è tutto ingiallito
per la vecchiaia,
che fa?
che te ne importa?
Diventa una festa,
se le parole
che porta scritte
sono state scelte
secondo il colore delle parole.
Tu leggi
E vedi il blu
Vedi il celeste
Vedi il rossiccio
Il verde
Il paonazzo,
ti viene sotto gli occhi l’amaranto
se chi ha scelto
conosceva
la faccia
la voce
e gli occhi di un tramonto.
Se chi sceglie,
non sceglie bene,
si mischiano i colori delle parole.
E che succede?
Una confusione
di migliaia di parole,
tutte uguali
e dello stesso colore:
grigio scuro.
Non senti il mare,
eppure il mare parla,
dice.
Non parla il cielo,
eppure il cielo è parlatore.
La fontana inaridisce.
Il vento muore.
Se sbatte un balcone,
non lo senti.
Il freddo si confonde con il calore
e la gente parla come fosse muta.
E questo è il problema:
nemmeno un pittore
può scegliere il colore delle parole.

Eduardo De Filippo


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Patrizia51 Oggetto:   25 Ago, 2019 - 23:54  Profilo Rispondi citando   

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Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po'
sulle rotte dell'oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

(Jacques Brel)


.... e tu, che barca sei?

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Patrizia51 Oggetto:   08 Ago, 2019 - 23:49  Profilo Rispondi citando   

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Fate altro
Se non siete sicuri
Fate altro
Perché poi cambia tutto
E non serve a niente
convincersi che
"lo volevamo tutti e due "

"ci siamo detti che è solo voglia di star bene"
Quest'ultima frase qua
leggetela con molta attenzione
perché sembra qualcosa di bello
mentre invece non significa un cazzo
"Vogliamo prenderla con leggerezza "
Ricordatevi che la leggerezza è sempre un traguardo
E mai una scusa
Si possono fare cose meravigliose
Anche senza toccarsi
Mangiare, ridere
Prendersi in giro, guardare un film.
Se non siete sicuri
Sfogatevi altrove.
Si può stare da Dio senza farlo.
Si può persino dormire
Abbracciandosi forte.
Emozionarsi, piangere.

Ma l'amore è diverso
L'amore si fa, nella speranza che il tempo si fermi
Non per avere paura d'incontrarsi di nuovo.
Il giorno dopo. E quello dopo ancora.
L'amore si fa, per avere qualcosa da raccontare.
Per avere qualcosa da ricordare.
Fare l'amore non è il passatempo di una sera.......
L'amore è spogliarsi di baci
Strappandosi l'aria di dosso.
Fate altro se non siete sicuri
Perché poi cambia tutto.
Pensateci bene.
L'amore non si fa per scappare
L'amore si cerca per rimanere
Ricordate, la pelle non dimentica mai
La pelle è una promessa da onorare
Che quando si sceglie di fare
Bisogna saper mantenere.

A.Faber


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Patrizia51 Oggetto:   01 Ago, 2019 - 11:05  Profilo Rispondi citando   

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Questo è il momento di parlare con gentilezza a noi stessi.
Quando il passare del tempo e le cose superficiali
cominciano a deprimerci,
non è una cattiva idea starsene un po' da soli.
E non c'è niente di male nello stare da soli.
Chi può essere una compagnia migliore di noi stessi?
Chi è più importante per il nostro benessere?
Non dite mai che non vale la pena di festeggiare da soli.
Quando siamo buoni amici di noi stessi,
siamo buoni amici anche degli altri.
Questo è il momento di incartare due regali.
Dedicate tempo a sceglierli,
ma anche a scegliere la carta e il nastro.
Quindi date uno dei due regali a qualcuno
che molto probabilmente non ne riceverà
e mettete da parte l'altro, per aprirlo più tardi.
I Cherokee sono una Nazione molto unita,
ma ogni persona sa che è importante
godersi un po' di tempo a festeggiare
in perfetta solitudine.
Abbiamo bisogno di sapere che,
quando ci riuniremo tutti quanti,
avremo qualcosa da offrire:
noi stessi.
---------------------
Citazione Nativi Americani

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