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Patrizia51 Oggetto:   21 Feb, 2018 - 08:06  Profilo Rispondi citando   

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Un mare di parole

Io proprio non li capisco
quelli che si annoiano
quelli che si stancano dei sentimenti
quelli che si stancano in generale
della ripetizione

io dico:
ciò che è bello
sarà bello sempre
ciò che è brutto
sarà brutto per l'eternità

e se c'è da stancarmi
io mi stanco delle stronze
non di certo di amori stratosferici
e labbra dolci
e sguardi romantici
che ti sembra di essere dentro un film
con la musica
la neve che scende
il caminetto
e tutte quelle piccole cose
che ti ricordano
cavolo, che bella la vita

io proprio non li capisco
quelli che smettono
che smettono di amare
quelli che se ne vanno di casa
abbandonano moglie e figli
perché non possono resistere
perché c'è una che davvero
davvero
gli ha stravolto la vita

se proprio dovete
farvi stravolgere
fatevi stravolgere
da un amore vero
da un amore routinario
ripetitivo
continuo
coraggioso
costante

fatevi stravolgere
dalla felicità ineguagliabile
di avere sempre lo stesso amore
sempre la stessa bellezza
sempre gli stessi occhi
che vi guardano
e vi ripetono
prima silenziosi
poi urlando
e infine sussurrando:
ti amo...
ti amo...
ti amo.

Luigi Costantino, L'amore, la poesia, e tutto il resto.

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Patrizia51 Oggetto:   17 Feb, 2018 - 07:38  Profilo Rispondi citando   

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Un amore felice. È normale?
È serio? È utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?
Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.
Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano −
sembra un complotto contro l’umanità!
È difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?
Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.
Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

Wisława Szymborska

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Patrizia51 Oggetto: Valentino's day  13 Feb, 2018 - 22:12  Profilo Rispondi citando   

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E poi fate l’amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo i baci lenti sulla bocca,
sul collo, sulla pancia, sulla schiena,
i morsi sulle labbra, le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi, vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento era stata un po’ sbagliata.
Intendo dita sui corpi, creare costellazioni,
inalare profumi, cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano allo stesso ritmo,
e poi sorrisi,
sinceri dopo un po’ che non lo erano più.
Ecco, fate l’amore e non vergognatevene,
perché l’amore è arte, e voi i capolavori.

Alda Merini


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Patrizia51 Oggetto:   10 Feb, 2018 - 07:49  Profilo Rispondi citando   

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Mi piacciono le coppie
che si bastano, loro, e poche cose.
Sentono il lusso dei loro sguardi,
si concedono cene a lume di candela
di citronella o lavanda
sui prati,
coi loro cestini in vimini
e coperte con qualche buco,
da cui spuntano ciuffi d'erba
come fossero piantine bonsai.

Ascoltano la musica
con un auricolare a testa,
mentre la festa è nei loro occhi,
sfamando i loro desideri
più di quanto possa fare
un'intera domenica.

Si scambiano i piatti a cena,
per assaggiarsi un po' nei gusti
dell'altro e bevono vino,
da sentire il calore
che sale sulle guance
e scalda le loro labbra
e il ventre
e libera le voglie
accennato, lievemente,
da qualche piccolo morso
sul collo.

Poi tornano a casa,
clandestinamente,
sui pullman semivuoti,
parlando con un giovane venditore
di braccialetti e accendini
che imita l'accento di questa città.

Scesi,
passeggiano fino a casa,
scortati solo dai lampioni,
perché ormai è tardi ma non ancora
per far l'amore.

Simone Carta


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Patrizia51 Oggetto:   07 Feb, 2018 - 08:05  Profilo Rispondi citando   

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Che belli quando si stringono nei cappotti e camminano veloci,
quando si toccano la barba, spariti nei pensieri,
quando la barba se la fanno e storcono la bocca, arricciano il naso, si tagliano ed imprecano allo specchio.
Che bello quando riparano qualcosa e non ci riescono e ci devono riuscire,
quando ostentano ostinazione, quando ci guardano di nascosto,
quando ci guardano e moltiplicano gli occhi dappertutto, quando ridono fortissimo,
quando cucinano due uova e usano diciotto pentole,
quando ti fanno un regalo e sono imbarazzati,
quando mentono e si vede e quando sono sinceri e non si vede,
quando non li capiamo e pensavano che fosse facile,
quando hanno fame e tutto il resto può aspettare,
quando sono sensibili agli alberi e alle foglie,
quando tengono in braccio un neonato come dolci uova,
quando giocano,
quando guardano un'altra donna e poi dicono: "ma va'",
quando sono riservati e noi pensiamo siano timidi,
quando sono sfacciati e noi pensiamo che non lo siano e invece lo sono,
quando ti dicono "ti amo" e abbassano la voce,
quando sono eccitati e fanno finta di ascoltare e ti sorridono lontanissimi,
quando perdono la pazienza e la ritrovano come nuova.
Che belli quando sanno di fieno, talco e tabacco,
che belli quando dormono scomposti
che sembra siano caduti dal ventesimo piano,
quando cantano,
quando hanno silenzi circondati da filo spinato,
quando indovinano,
quando ci sorprendono.
Che belli quando ti guardano e capisci che stanno per baciarti.
Che belli gli uomini coi loro gesti e il loro camminare.

Cecilia Resio

(ma quanto ci piacciono gli uomini così..... )

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Patrizia51 Oggetto:   04 Feb, 2018 - 08:16  Profilo Rispondi citando   

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Una donna rivoluzionaria
è in grado di sentire nel profondo,
qualsiasi ingiustizia
commessa contro chiunque,
ovunque nel mondo.
Una donna rivoluzionaria
s'indigna più spesso
concepisce domande ogni giorno,
grida più forte,
piange più in alto,
desidera con più intensità,
vuole con più determinazione,
sente più profondamente.
Una donna rivoluzionaria è capace di guardare oltre
l'estetica preconcetta
delle riviste di moda
e concorsi di merce femminili,
perché è più femminile dei mandati del mercato.
Una donna rivoluzionaria
esce a partorire le giornate
con i suoi stivali da combattimento,
e il Secondo Sesso sulle spalle,
la libertà sulle labbra,
le ragioni sotto i capelli.
Una donna rivoluzionaria
è più bella
di una bambola di plastica,
più attraente rispetto ai lampi di fugaci riflettori
più sensuale che i capricci delle tendenze del momento.
Una donna rivoluzionaria
profuma di polvere da sparo,
gas lacrimogeni,
terra
montagna
fiume,
fiori di campo,
soli di inverni
echi di giardini,
frutti caraibici.
Una donna rivoluzionaria
si sente di più e spende meno,
sorride dalle ossa,
bacia fino al delirio,
si consegna senza bagaglio a mano,
né riserve di divani di pelle.
Una donna rivoluzionaria
fa l'amore con il cuore
posto a lato sinistro del letto
e l'anima appesa al baldacchino.
Una donna rivoluzionaria
è l'anello doppiamente più alto
della specie umana,
e non c'è assenza
ma molte ragioni
per amarla
fino alla follia,
fino al cosmo,
fino alla morte,
fino a un milione di volte
oltre l'infinito.

Adal Hernández


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Patrizia51 Oggetto:   02 Feb, 2018 - 08:30  Profilo Rispondi citando   

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Patrizia51 Oggetto:   29 Gen, 2018 - 10:06  Profilo Rispondi citando   

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Squarci di passione

Ostinato pensiero
il desiderio di poterti cogliere
come un fiore raro,
ora che sei qui,
nel deserto della mia vita.
E già sento il tuo profumo,
che i sensi prima assopiti
ora m’inebria
e desti si perdono
nel tuo fatale abbraccio.
Ogni tuo ardire mi confonde
e sotto la mia pelle
l’impeto della passione scatena,
mentre il tuo viso offri
a un dolce riflesso nei miei occhi,
e quel sorriso galeotto poi si fa spazio
perdendosi follemente
tra le mie labbra.
In questa dolce perdizione
fremono le carezze sui nostri corpi,
al par di battiti d’ali
tra i fili d’erba
nel lieve vento di ponente.
Finché poi, come un vulcano,
per troppo tempo spento,
con squarci
di improvvisa e tenera passione,
tra le tue dolci colline
mi fai bruciare
e tu lentamente ti sciogli
come neve al sole di primavera.

Angelo Valenzano




... e quel sorriso galeotto poi si fa spazio ...


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Patrizia51 Oggetto: 27 gennaio - Giorno della memoria  27 Gen, 2018 - 17:07  Profilo Rispondi citando   

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Ogni anno lo riproporrò...
perchè non dimentico...
(Ezio Bosso)



Io ne ho memoria.

in quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i "disabili" o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano.

Ho memoria del rosso per i comunisti, gli anarchici e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti.
Del giallo per gli ebrei.
Del viola per testimoni di Geova.
Ho memoria del marrone degli zingari
e del blu per i tedeschi antifascisti.
Ho memoria del rosa degli omosessuali.

Erano triangoli.

Erano i miei fratelli e le mie sorelle.

A volte facevano la musica come me.

E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori.

Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla.

Perché sono tutti quei triangoli.
Lo siamo tutti.

E quindi avrò memoria.
Oggi come ieri, come domani.

Ezio Bosso


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Patrizia51 Oggetto:   26 Gen, 2018 - 09:13  Profilo Rispondi citando   

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Cademmo nell’abbraccio,
ci separammo dal mondo
non sapevamo se eravamo due corpi
o due anime
o un corpo e un’anima
o se semplicemente
non eravamo
perché era amore solamente
e poi solamente fu
la marea d’argento del nulla.

Wislawa Szymborska



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Patrizia51 Oggetto:   22 Gen, 2018 - 12:26  Profilo Rispondi citando   

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Quanto tempo a rincorrersi.
Basterebbe fermarsi, guardarsi negli occhi, dirsi tutto.
Per non perdersi.
Che il mondo è pieno di emozioni perdute,
di abbracci mancati,
di parole taciute.

Angelo De Pascalis


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Patrizia51 Oggetto:   19 Gen, 2018 - 10:10  Profilo Rispondi citando   

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Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.
In fondo avrei potuto avere
altri antenati;
e così avrei preso il volo
da un altro nido;
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.
Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi:
di ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.
Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.
Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.
Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.
Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.
Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.
E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?
Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?
La sorte, finora,
mi è stata benigna.
Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.
Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.
Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

Wislawa Szymborska

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Patrizia51 Oggetto:   16 Gen, 2018 - 16:52  Profilo Rispondi citando   

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“Le chiamano “carnali”…
Quelle persone,
che emotivamente ti danno tutto:
Anima, cuore, cervello.
Quelle che una volta entrate nella nostra vita,
ci sconvolgono il tutto,
quelle che le senti oltre la pelle…
fin dentro nelle ossa,
quelle che della passionalità
ne fanno ragione di vita …
quelle che se te ne innamori…
Beh, bisogna prima trovarne!
Solo poi mi capirai.”

Fernando Pessoa


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Patrizia51 Oggetto:   13 Gen, 2018 - 12:21  Profilo Rispondi citando   

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Umoremetico

Capita
di chiudermi all'improvviso
Lampo di cerniera che sale
Ghigliottina che scende
umore da mantello di pietra
Tirato addosso di scatto
Bavero alzato
Come ponte levatoio
Sguardo da vetri scuri
Scusa se non ti lascio entrare
Ora
Tanto non c'è nessuno.
Quando dentro piove
il primo a restare fuori di me
al riparo
sono io.
Ma tornerò.

(Andrea Ivaz Melis)

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Patrizia51 Oggetto:   10 Gen, 2018 - 15:31  Profilo Rispondi citando   

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*La presenza,
le emozioni,
gioie e dolori, e
comunque vita, in
qualche modo,
quello strano connubio,
e fusione al tempo
stesso, della stessa
compostezza,
dell'esistenza
dell'essere...
Importante, ogni cosa,
finché c'è respiro,
finché c'è vita,
in questo strano
involucro,
che ci portiamo dietro, o,
che dietro,
porta lui noi,
fatto di pelle,
di ossa,
e di sangue pulsante.
Archittetura perfetta,
solida,
e liquida,
e pure qualcos'altro...
Anima e Spirito,
finché c'è ossigeno,
esistiamo,
in ogni senso,
con tutte le emozioni che
possiamo,
e lasciamoci possedere
dalla stessa bellezza,
che è la vita stessa!...
Un vero straordinario
disegno divino,
un vero spettacolare
e unico miracolo!!!...*

*Delia Meduri.*
*Lady Soul Rocker Grunge.*
*25.12.2017*

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Patrizia51 Oggetto:   07 Gen, 2018 - 10:00  Profilo Rispondi citando   

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Come farti capire che c'è sempre tempo?
Che uno deve solo cercarlo e darselo,
Che non è proibito amare,
Che le ferite si rimarginano,
Che le porte non devono chiudersi,
Che la maggiore porta è l'affetto,
Che gli affetti ci definiscono,
Che cercare un equilibrio non implica essere tiepido,
Che trovarsi è molto bello,
Che non c'è nulla di meglio che ringraziare,
Che nessuno vuole essere solo,
Che per non essere solo devi dare,
Che aiutare è potere incoraggiare ed appoggiare,
Che adulare non è aiutare,
Che quando non c'è piacere nelle cose non si sta vivendo,
Che si sente col corpo e la mente,
Che si ascolta con le orecchie,
Che costa essere sensibile e non ferirsi,
Che ferirsi non è dissanguarsi,
Che chi semina muri non raccoglie niente,
Che sarebbe meglio costruire ponti,
Che su di essi si va all'altro lato e si torna anche,
Che ritornare non implica retrocedere,
Che retrocedere può essere anche avanzare,
Come farti sapere che nessuno stabilisce norme salvo la vita?
Come farti sapere che c'è sempre tempo?

Mario Benedetti


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Patrizia51 Oggetto:   04 Gen, 2018 - 17:13  Profilo Rispondi citando   

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C’è chi ti legge come un libro aperto,
chi ti chiude come un libro letto,
chi ti scrive come un libro bianco,
chi ha perso il segnalibro,
chi voleva leggerti ma le emozioni non erano in saldo,
chi ti ha sfogliato e riposto sullo scaffale,
chi ti ha portato a casa e messo in libreria.
Forse un giorno qualcuno ti legge sul serio,
dalla copertina all’ ultima pagina,
e ti porta con sé come il dono piu’ prezioso...

(F. P. Ettari)

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Patrizia51 Oggetto:   02 Gen, 2018 - 16:12  Profilo Rispondi citando   

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Ogni tanto dovrei fare la cosa sbagliata.
Dovrei dare i numeri, ad esempio.
Uscire con le ciabatte quando piove.
O darmela a gambe.
Mettere i calzini in frigo.
La frutta nei cassetti delle mie figlie.
Lasciare i vestiti sulle sedie finchè non diventano montagne.
Prendere e partire senza lasciare un biglietto.
Non fare regali, nemmeno uno. Ora che arriva Natale.
Dovrei girare con i sacchetti della spesa e sedermi su un gradino della mia città e vedere che succede. Se gli altri si dimenticano di me e io di loro.
Guardare le vetrine. Entrare. Infilarmi un vestito che mi piace e portarmelo via. Io che non ho mai rubato neppure una gomma.
Ma ho fatto il bagno nuda per la prima volta a 43 anni. E mi è piaciuto un sacco.
Sentire che c’ero.
Dovrei mandare affanculo la prevaricazione. Invece a volte la vedo, la sento e faccio come niente fosse.
Dovrei fare la cosa sbagliata.
Stupire me stessa.
Vedere che succede.
Una mattina svegliarmi e fare la cosa sbagliata.
Non fare i letti.
Non stendere.
Non preparare la cena.
Mettermi un paio di ballerine rosse e muovermi a passo di danza mentre gli altri si aspettano delle cose.
Tipo che io ci sia.
Presente.
Puntuale.
Ogni giorno uguale a me stessa.
E dire: guardate sono io. Sono qui.
Oggi voglio ballare finchè le gambe mi reggeranno.
Dovrei saltare la fila alla posta.
Spingere.
Far inciampare chi non conosce la gentilezza.
Non scendere dal marciapiede per prima.
Attaccare la gomma da masticare sul naso di qualche collega.
Dare di matto.
Battere i piedi.
Fare i capricci come fanno i bambini. Finchè non cado stremata sul pavimento.
Posteggiare in mezzo alla strada. Scendere e iniziare a correre. I clacson dietro di me.
Dovrei prendere la moto a Natale e andare finchè il vento non mi congela.
Dimenticarmi i devo all’autogrill.
Dovrei.
Stringermi a lui.
Non ho mai fatto cose folli.
Selvagge.
Di quelle che ricordi.
Mai.
Ho sbottato qualche volta.
La cosa giusta.
Sempre.
Come una brava figlia.
La scuola.
Un ragazzo delizioso.
Il matrimonio che segue.
Come la scia di lumaca.
Una volta sola nella vita ho fatto davvero la cosa sbagliata. Quella che non si fa. Per cui ci si vergogna e ci si dice: possibile che questa sia io?
Come ho potuto arrivare a tanto?
Come ho osato?
Con due figlie, poi.
Ho aspettato tragedie.
Alla fine il mondo non è crollato.
Io sono rimasta in piedi.
Pensavo di morire.
Invece mi sono salvata.
Quando la cosa giusta ti fa soffrire.
Fai la cosa sbagliata.
È sicuramente quella giusta per te.

Penny

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Patrizia51 Oggetto:   31 Dic, 2017 - 10:33  Profilo Rispondi citando   

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Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

Erri De Luca


TANTI AUGURI A TUTTI PER UN NUOVO ANNO DI SALUTE E SERENITA'

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assodipicche Oggetto: In ricordo di Sognatore  29 Dic, 2017 - 18:43  Profilo Rispondi citando   

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Sognatore era un cultore del latino e della poesia. Quale miglior modo allora di ricordarlo se non con un'ode di Orazio?

La fuga degli anni
Eheu fugaces, Postume, Postume,
labuntur anni nec pietas moram
rugis et instanti senectae
adferet indomitaeque morti,
non si trecenis quotquot eunt dies,
amice, places inlacrimabilem
Plutona tauris, qui ter amplum
Geryonen Tityonque tristi
conpescit unda, scilicet omnibus,
quicumque terrae munere vescimur,
enaviganda, sive reges
sive inopes erimus coloni.
Frustra cruento Marte carebimus
fractisque rauci fluctibus Hadriae,
frustra per autumnos nocentem
corporibus metuemus Austrum:
visendus ater flumine languido
Cocytos errans et Danai genus
infame damnatusque longi
Sisyphus Aeolides laboris,
linquenda tellus et domus et placens
uxor, nequeharum quas colis arborum
te praeter invjsas cupressos
ulla brevem dominum sequetur.
Absumet heres Caecuba dignior
servata centum clavibus et mero
tinguet pavimentum superbo,
pontificum potiore cenis.
<><><><><><><><><><>
Ahimè fugaci,Postumo, Postumo,
scorrono gli anni,
né la devozione agli dèi
ritarderà le rughe e l’incalzante
vecchiezza, e l’indomàta morte:
neppur se con trecento tori, quanti
vanno via i giorni,
tu tenterai, amico, di placare
l'illacrimabile Plutone . Il tricorpore
Gerione e Tizio egli rinserra
con l’onda trista che tutti
dovremo navigando attraversare,
quanti dei frutti della terra
ci nutriamo, sia che saremo re,
sia che saremo miseri coloni.
Invano dal cruento Marte
ci terremo lontani, e dai rotti
flutti dell’Adriatico roco.
Invano, negli autunni, temeremo
lo scirocco che fa male alle ossa.
Dobbiam vederlo il nero fiume languido
Cocìto errante, e di Danao la stirpe
infame e Sisifo, figlio di Eolo,
condannato alla lunga fatica.
Dobbiamo lasciare la terra e la casa
e la piacente sposa! E di questi alberi
che tu coltivi, nessuno
fuor che gli invisi cipressi
seguirà te fuggevole padrone.
Un erede più degno godrà delle anfore
sotto chiave invecchiate, e il pavimento
tingerà con un vino superbo
migliore che alle cene dei pontefici.



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