Vai a pagina              ...      
282
      ...             
  I Forum di Anziani.it  Parliamo di  Argomenti interessanti
Nuova discussione   Rispondi
liliana Oggetto: Un Moderatore  30 Ott, 2007 - 11:07  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4360
Attività utente
Attività utente

A volte quando scorro le pagine di argomenti intressanti, mi sorprendo a pensare ad una partita di calcio.tutti si affanno per centrare il pallone rappresentato dai nostri scritti.
Naturalmente la migliore parte è riservato agli spettatori ai quali mi unisco anche io in alcuni casi. Viene da chiedersi se alcuni interventi non c'entrano per niente, perchè gli articoli scritti, a volte giacciono più di qualche giornata,in attesa che qualcuno prenda parte per esprimere un parere o discutere come risposta , solo quando si è passato ad altro, qualcuno ripropone quello passato per rimetterlo in discussione.
Mi pare a volte come se qualcuno arrivi a metà di uno spettacolo,volendo sapere cosa hanno fatto i protagonisti in precedenza,ma che naturalmente,anche chi stà seguendo una trama, viene disturbato nell'attenzione dalla continuità che richiede lo spettacolo.
Sono sicura che tutto avviene casualmente,ma quando si sbaglia anche il topic per chiedere una spiegazione che in quello non c'entra nulla, mi sorge qualche perplessità,in ispecialmodo osservando la cultura , espressa in altri post abbastanza appropiati.
E' solamente un mio parere, che non vuole essere critico ma che forse propone un moderatore.

Liliana

_________________
__________________
Il senso della vita non sta in ciò che ci accade
ma in ciò che impariamo da quanto ci è accaduto.
Mirror

AntiRuggine Oggetto:   30 Ott, 2007 - 06:45  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1625
Attività utente
Attività utente

Il titolo del libro è CAPIRE IL DOLORE con sottotitolo Perché la sofferenza lasci spazio alla gioia. Editore Rizzoli.
La prima edizione: febbraio 2003.

"Ho parlato del dolore
per comprenderlo,
per accettarlo,
per condividerlo."

Ci sono 8 capitoli dedicati a:
- le maschere del dolore
- la condizione umana
- il dolore nelle fasi della vita
- il linguaggio del dolore
- il dolore e la speranza
- iluoghi del dolore
- il male
- la gioia.
" Credo che il dolore vada combattuto, anche se quello dell'esistere mi sembra ineliminabile"...pag.307.

Ciao


Ultima modifica di AntiRuggine il 30 Ott, 2007 - 13:16, modificato 1 volta in totale
Patrizia51 Oggetto:   29 Ott, 2007 - 22:22  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1419
Attività utente
Attività utente

Molto interessante, Antiruggine.
Mi puoi dire il titolo del libro di Vittorino Andreoli, per favore?

_________________
Preferisco le eccezioni - Wislawa Szymborska
AntiRuggine Oggetto: Re: la sofferenza  29 Ott, 2007 - 12:58  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1625
Attività utente
Attività utente

lionheart ha scritto:

Solidea mi da l’opportunità di un breve pensiero circa la sofferenza.

L'uomo sperimenta, nel dolore, l’annientamento di un bene (conoscendo direttamente il lato peggiore di una situazione) sebbene l'esperienza insegni che anche la distruzione sia, con la vita, il principio unico che governa la realtà. Questo non significa che siamo disposti accettare la sofferenza, ma neppure negarla. C’è chi afferma l’universalità del dolore: una malattia, una diversa abilità vengono sempre interpretati non univocamente: un buddista soffre diversamente da un ebreo e, quest’ultimo, differentemente da un ateo. Nel mondo classico greco la φύσις (physis) - la natura - è fonte sia di sofferenza che di felicità. Il divenire, in questa visione, rappresenta l’innocenza e la tragicità di un dolore ineluttabile: non può essere diverso da quello che è, cioè necessario, perché è oltre l'innocenza e l’azione contraria alla morale. Solo concependo un mondo che abbia in sé come virtù originaria il bene, si riesce interpretare la sofferenza come il risultato del rapporto esistente tra colpa e innocenza. In questo caso il dolore è il rapporto di un dato naturale quindi più o meno meritato. Se le cose stessero davvero in questo modo, ogni dolore innocente sarebbe esclusivamente un qualcosa che riguarderebbe più Dio che l'uomo stesso. Resta da chiedersi perché Dio permetta che un innocente soffra. Se si ipotizza la Sua presenza non avrebbe senso che fosse permesso. L’innocenza del dolore minaccia Dio?
Se una sofferenza fisica o morale può essere inflitta è dato, allora, anche uno strazio innocente. In tal caso la sofferenza è strettamente connessa con la colpa: il male non è solo causa di quel che si fa, ma anche di quello che si consente esista.





Una riflessione non filosofica del dolore è quella di Vittorino Andreoli.
Da decenni Vittorino Andreoli, per il suo lavoro di psichiatra, vive a stretto contatto con il mondo del dolore, nelle sue manifestazioni più estreme. Proprio questa vicinanza gli ha insegnato che il dolore è un elemento universale e imprescindibile in tutti i momenti della vita degli uomini, come singoli e come parte di una collettività. L'idea di sfuggire al dolore è una pericolosa illusione. Conviene piuttosto imparare ad affrontarlo, comprendendo che è parte integrante della condizione umana, e che proprio la consapevolezza del dolore è necessaria per cogliere in tutta la sua profondità l'esperienza benefica della gioia.

La recensione di IBS
Un viaggio tra i molteplici aspetti del dolore umano: è questa l’ultima sfida di Vittorino Andreoli, autore di un libro coraggioso che non disdegna di affrontare un argomento difficile e a prima vista scoraggiante. Eppure sin prime righe è subito chiaro che il saggio dello psichiatra e scrittore veronese non vuole essere un elogio della sofferenza, né una mera trattazione clinica, bensì un concreto invito alla comprensione e un inno alla speranza. Il dolore, nascosto, dimenticato ed esorcizzato in tutti i modi nella società di oggi, diventa protagonista assoluto in queste pagine che ne rivendicano l’ineluttabile esistenza, negandone tuttavia con fermezza la necessità. In questo il pensiero di Andreoli è limpido e non dà adito a fraintendimenti: la sofferenza è parte integrante della vita ed è vano tentare di eluderla, ma non è certo il traguardo dell’esistenza umana. Proprio perché radicato nella nostra essenza, il dolore, solo se accolto e non evitato nevroticamente, può aiutarci a scoprire i fondamenti di noi stessi e a raggiungere un rinnovato amore per la vita. Comprenderlo, accettarlo e condividerlo con i nostri simili, sono dunque gli unici modi per combatterlo e per conquistare la serenità e la gioia, obiettivi ultimi della vita.
L’itinerario che Andreoli propone nel suo saggio si snoda nella multiforme e complicata realtà del dolore mentale o esistenziale, non senza dimenticare i profondi e inscindibili legami con quello fisico. È un viaggio costellato di riflessioni personali e professionali, ricordi privati, testimonianze ed esempi di vita tratti dalla cronaca e dalla sua ricca esperienza lavorativa. Con partecipazione e umiltà, l’autore si fa testimone della sofferenza, non per imprigionarla in aride teorie, ma per addentrarsi nella sua viva concretezza e coglierne le sue più autentiche e drammatiche manifestazioni. Racconta dunque il dolore così come si manifesta nelle varie fasi della vita e nei luoghi specifici designati ad accoglierlo, come gli ospedali, le prigioni, i manicomi, i cimiteri, ma soprattutto individua gli importanti legami con le altre, indispensabili facce della sua essenza: la gioia e la speranza.

_________________
Il cammino è lungo e tutto ancora da inventare.
Buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Tiziano Terzani.


liliana Oggetto: PROFUMO DI DIO  29 Ott, 2007 - 11:39  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4360
Attività utente
Attività utente

"Una lettera ad un Bambino mai nato "di :Oriana Fallaci,mi ha dato la possibilità di rispondere all'intressante articolo di Titti
Le riflessioni su questo tema ,rapportato alle nascite, alla vita da donare o da sopprimere sono davvero tante.
La nascita di un figlio,comporta emozioni diverse soggette a condizioni di vita o momenti abberranti che compromettono il proseguimento di qualcosa come dice titti:"Il Profumo di Dio".
Dopo che un bimbo viene alla luce,non è sempre detto che questo profumo di Dio venga accettato come tale,non si spiegherebbero tutti quei casi di neonati che finiscono nei cassonetti o addirittura dei bambini non nati.
La vita è complessa,in tutte le sue contraddizioni.
Ci sono condizioni che sconvolgono ,una donna che la portano a ricorrere in soluzioni estreme, non facile sempre da giudicare.
Facendo appello alla coscienza ,trovare la soluzione , non dipende tante volte da una singola persona ,ma deve essere sostenuta da un conforto che non lascia soli a decidere.ma comprende quella di un parter consenziente o da una famiglia d'origine che se ne assume e divide la responsabilità di un bimbo che non ha chiesto di nascere. Infierire con violenza prima che nasca è veramente deplorevole.
Pensiamo sicuramente ai coniugi che desiderano quel:Profumo di Dio,ma che sono privati da questo,senza forse un preciso perchè. Con disponibiltà accetterebbero qualsiasi creatura,venisse ad allietare la loro un'unione, ricorrendo all'adozione o anche ad un affidamento per non essere privati dal :"Profumo di Dio.
Gli argomenti e gli episodi riferiti a questo tema ,sono tanti,
Il pensiero porta a considerare quei bambini che sono esposti a violenze di genitori drogati,o ancora quelli che sono costretti a subirne d'altro genere.
Decidere di offrire una vita,comporta molto ragionamento, ricorrere a mezzi estremi coinvolge non solo la donna che diventa l'artefice di una volontà,ma tutta una società che deve dare risposte.

Liliana

_________________
__________________
Il senso della vita non sta in ciò che ci accade
ma in ciò che impariamo da quanto ci è accaduto.
Mirror

Cesare1° Oggetto: IL DOLORE  29 Ott, 2007 - 11:02  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 897
Attività utente
Attività utente

GRAZIE ! Titti hai fatto bene a pubblicare qualcosa sul DOLORE. Ancora GRAZIE!
cesare


_________________
eagle pp
TittiMendoza Oggetto: Il profumo di Dio  29 Ott, 2007 - 01:15  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4033
Attività utente
Attività utente

Cosa accade ai bambini che nascono prematuri, costretti per mesi in una sterile incubatrice e privati dell’essenziale contatto con la propria madre e delle sue carezze ?
Vi racconto questa toccante storia vera che svela un grande mistero divino.

Il profumo di Dio



9 Marzo, un freddo vento soffiava contro una finestra di un ospedale di Dallas, in quel momento entrava un dottore nella camera di Diana, che aveva subito un intervento chirurgico, a causa di parto prematuro.
Suo marito, David, le teneva stretta la mano mentre attendevano notizie. Il pomeriggio precedente, il 10 Marzo, delle complicazioni avevano costretta Diana ad un parto cesareo alla 24 settimana.



I neo genitori erano a conoscenza che la neonata pesando 708 g. e raggiungendo a stento 30 centimetri e mezzo di lunghezza, era ancora immatura, ma nonostante tutto speravano, ma le parole del dottore invece li li scoraggiarono profondamente.
"Non credo che la bambina abbia molte probabilità di sopravvivere," disse loro nel modo più delicato possibile.

"Esiste solo il 10 per cento di possibilità che la bambina possa sopravvivere alla notte, ed anche se ciò accadesse per miracolo, le probabilità che abbia complicazioni future è molto alta".
Paralizzati dalla paura i coniugi David i Diana ascoltavano le parole del dottore che descriveva loro tutti i problemi che avrebbe dovuto affrontare la neonata, come: non essere mai in grado di camminare, parlare, di vedere, ritardata mentalmente e molto altro ancora.
Diana con il marito David ed il loro figlioletto di 5 anni, speravano tanto che un giorno Dana avrebbe allietato la loro famiglia. Ed ora, nel giro di poche ore, vedevano tutti i loro sogni e desideri allontanarsi per sempre.

Ma i loro guai non erano finiti, il sistema nervoso della piccola non era ancora sviluppato. Quindi qualunque carezza, bacio o abbraccio era per Dana pericoloso, i famigliari sconsolati non potevano neanche trasmetterle il loro amore, dovevano evitare di avvicinarsi a lei. Tutto quello che potevano fare era di pregare il Signore che si prendesse cura della loro piccola, che la cullasse e la facesse sentire amata.


Non credettero alla loro fortuna, quando Dana invece cominciò a migliorare.
Passavano le settimane e la piccola continuava a prendere peso e diventare più forte.
Finalmente, quando Dana compì 2 mesi i suoi genitori poterono abbracciarla per la prima volta.
Due mesi dopo, mentre i dottori li avvertivano che avrebbe potuto peggiorare in qualunque momento, Dana uscì dall’ospedale e finalmente andò a casa con la sua famiglia.


Cinque anni dopo Dana, era diventata una bambina serena che guardava verso il futuro con fiducia e con tanta voglia di vivere.
Non c’erano segni di deficienza fisica o mentale, era una bambina normale che viveva la sua vita. Ma questa non è la fine della nostra storia.
Un caldo pomeriggio del1996 Dana era seduta in braccio alla mamma, erano in un parco non lontano da casa (Irving, Texas) dove suo fratello Dustin giocava a calcio con i suoi amici. Come sempre chiacchierava felice con la sua mamma, quando all’improvviso si zittì. Si abbracciò da sola e chiese alla mamma:
"Lo senti?"
Diana sentendo nell’aria l’avvicinarsi della pioggia rispose "Si, c’è profumo di pioggia"
Dana chiuse gli occhi e tornò a chiedere:
"Ma lo senti?"
Ancora una volta la mamma gli rispose:
"Mi sa che tra un pò saremo tutte bagnate, sta per piovere."
Allora Dana, alzò la testa e accarezzandosi le braccia esclamò:
"No, profuma come LUI, profuma come quando Dio ti abbraccia forte."
Diana cominciò a piangere calde lacrime mentre la bambina raggiungeva le sue amiche per giocare con loro.


Le parole della figlia avevano confermato ciò che sapeva in cuor suo, da tanto tempo ormai:
durante tutto il periodo in ospedale, mentre lottava per la sua vita, Dio si era preso cura della piccola abbracciandola, così spesso che il suo profumo era rimasto impresso nella memoria di Dana quando si sentiva sola.



_________________
Un animo che alloggia in una mente aperta potrà sempre respirare conoscenza.
TittiMendoza Oggetto: LA RAGIONE DEL DOLORE  27 Ott, 2007 - 10:08  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4033
Attività utente
Attività utente

Per rimanere in tema con quanto scritto da Solidea, Lionheart e Liliana e condividendo i loro punti di vista, mi permetto di rispondere, con le parole del Maestro Kempis, (che trovo più adeguate delle mie).
Ho riassunto al massimo l’integrale scritto di Kempis sul concetto del "dolore" e, nonostante ciò, lo scritto risulta un po’ lunghino…. specialmente per i pigri nella lettura.
Io posso solo consigliarvi di fare uno sforzo e leggerlo fino in fondo, per sapere qualcosa in più sulla ragioni del “dolore” e Kempis, lo fa egregiamente.

P.S. Se dovesse interessare leggero lo scritto integrale, da me tratto dal libro: “Per un Mondo migliore” vi dirò come recuperarlo anche nel Web.

La ragione del dolore


Affanno afflizione amarezza angustia ansietà angoscia, corruccio crepacuore, dispiacere duolo disperazione, inquietudine, malinconia macerazione mestizia, oppressione, patèma patimento pena pianto, rammarico rodimento, sofferenza spina squarcio schianto spasimo strazio supplizio, tristezza tribolazione travaglio tortura tormento: dolore.
Chi è quell'essere felice che può domandarsi: "Cos'è il dolore?".
No!, non è acqua quella che sostanzia gli oceani, i poli, e rende fertile la terra: sono lacrime versate dal dolore.

Il dolore, non è come il sole, che splende in egual misura sui giusti e sugli ingiusti; sembra accanirsi con i buoni, gli inermi, lasciando perciò in grande perplessità chi soffre e chi è spettatore della sofferenza, che in ciò vedono una ingiustizia.
Infatti il dolore, che sia sensazione fisica o sentimento appare assolutamente dannoso e tanto negativo che l'uomo ne fa la maledizione di Dio!
L'esistenza del dolore è, al tempo stesso, lacerante esperienza e, per gli esseri dotati di raziocinio, paurosa minaccia nonché causa di angosciosi interrogativi.
Generalmente l'uomo accetta più l'esistenza della morte che quella del dolore. Ed è giusto.

Ma il punto è: "la ragione del dolore".
Perché mai tanto dolore affligge ogni essere vivente? E fa dubitare i raziocinanti che la vita sia un dono; e fa pensare piuttosto che introduca in un luogo di pena dove, per qualche oscura. ragione, ognuno debba soffrire.

Il credente, di fronte allo spettacolo del dolore, conosce il dubbio. Chi soffre perde la fede. Nei momenti di grande dolore anche la più ferrea delle convinzioni spirituali, vacilla. «Padre, perché mi hai abbandonato? » si chiese lo stesso Cristo all'acme della sofferenza.
Il dubbio che il dolore suscita nel credente si chiama "timore di aver offeso la Maestà divina", ed è intendere il dolore quale castigo.

Ma non in tutti i credenti il dolore evoca sensi di colpa; a molti fa pensare d'essere vittime di ingiustizia ed allora, spesso, diventa ribellione. “Guai a ribellarsi nel dolore! “ dicono i padri spirituali.
lo, senza avere la pretesa d'esservi guida, vi dico: "ribellatevi pure!"
Il dolore non è una cosa piacevole. È ufficio di ogni uomo essere forte, ed è ufficio dell'uomo forte resistere al dolore. Ma non sentitevi in colpa se vi manca la rassegnazione, se non sapete accettarlo come se fosse un piacere. No!, non tento di mettere d'accordo Dio e il dolore dicendovi che è l'uomo l'artefice della propria sofferenza.


È un Dio di crudeltà quello che toglie il figlio alla madre, che lungamente lascia le Sue creature nei tormenti tanto da far loro invocare la morte? È un Dio spietato quello che fa arrancare i Suoi figli, trascinare fra mille patimenti, e rimane muto alle loro invocazioni disperate? Il peggiore degli uomini talvolta sarebbe più pietoso.

È un Dio impotente quello che, invocato, implorato, non dà le poche ore di
sollievo che una semplice, insensibile pillola può dare? Perché Dio, nella Sua incommensurabile perfezione, ha creato il dolore? E se non lo ha voluto o lo vuole Lui, perché lo permette?
“Perché mi è successo questo? Perché devo soffrire?”, si domanda il sofferente. Tutti vorrebbero conoscere il perché del loro dolore. Esistono tante risposte quanti sono quelli che patiscono.
Ma sarebbe un Dio estremamente crudele quello che condannasse al dolore altri, restandosene ben a di fuori, nella beatitudine del Suo Olimpo, a guardare chi soffre...

Attenti a quello che ho detto.
Il dolore fa parte di una dualità della quale, saremmo tentati di dire se non temessimo di essere retorici - Dio stesso ne soffre e ne gioisce. Certo è che nulla di ciò che esiste, in senso lato, anche soggettivo, a cominciare dalle sensazioni per finire al sentire divino, esisterebbe se non fosse in Dio, pur essendo Dio tutt'altro dal particolare.
Ma una domanda ricorre in chi riflette sul dolore e cioè se Dio avrebbe potuto evitare di creare la sofferenza, per dirlo in termini di creazione. Una tale domanda rientra nel quesito più ampio e generale, cioè: se le cose tutte avrebbero potuto essere diverse da come sono congegnate. Ed io rispondo di no Vi rispondo con una asserzione che può essere accettata solo per fede. D'altra parte sarebbe impossibile constatare la spiegazione con la sola mente umana.

A voi che non potete tanto, quando soffrite dico:
"Non ringraziate Dio per la sofferenza, né maleditelo. Quando soffrite pensate che non è tanto Dio a mandarvi quelle pene, quanto Dio a trasformare quel dolore in un balsamo per il vostro essere, il vostro esistere. Dio che non condanna né si vendica, Dio che con quel mezzo, senza alternative, vi riscatta da una vita senza coscienza, vi richiama a partecipare alla Sua vera natura.
Nel momento che richiamate su di voi il dolore e poi soffrite, sappiate che altro mezzo non v'era per condurvi innanzi d'un passo".

Forse il dolore perde il suo sapore di maledizione ed appare meno crudele, se visto in una luce diversa che libera chi soffre dall'idea di patire una punizione divina, che non lo fa sentire in colpa se non riesce ad accettare la sofferenza e che, soprattutto, fa del dolore uno strumento dell'amore divino, un mezzo per farci partecipi dell'esistenza di Dio.
Sono consapevole che quanto dico può essere recepito più da chi è spettatore della sofferenza che da chi soffre. Chi patisce non intende ragioni, se non quella che può dare termine al suo soffrire. Ed è giusto che sia cosi. Ma nell'ora della disperazione, quando senti di non farcela con le tue sole forze e ti volgi attorno, forse senza speranza, quanta gioia e sollievo ti dà la mano di chi ti aiuta!



Ebbene, se ti sembra bello e giusto avere trovato soccorso, perché tu pure non soccorri? E se non soffri, ma il dolore per te rappresenta una paurosa minaccia che ti paralizza e speri di non trovarlo, ti dico: "Vana è la tua speranza, prima o poi ti toccherà di patire ". Perciò non sprecare le tue energie a sperare che non ti tocchi, ma impiegale a capire chi soffre. Se poi puoi capire, senza averle provate, quanto gravose e dolorose, siano le vicissitudini dei più, perché non ti adoperi per alleviare, anche in minima parte il peso di quelle? Se puoi capire che sia giusto e bello che ogni uomo non viva solo per se stesso, ma concepisca e viva la sua vita nella solidarietà con i propri simili, pronto a sostenere la parte più umile nella scala sociale, pronto a dare anche se non ha ricevuto, come facente parte di una sola, grande famiglia, allora perché pensi solo a te stesso ed aspiri a posizioni di preminenza e, prima di dare, se dai, fai il bilancio di cosa hai avuto e frapponi mille condizioni al tuo dare, finanche esigere che chi ha bisogno risponda al tuo ideale di bisognoso o addirittura ti sia simpatico?

Se puoi capire che sia giusto e bello che la società non sia un meccanismo senza calore umano in cui le istituzioni hanno perduto di vista il fine, lo scopo per cui sono state create, che è quello di aiutare gli uomini, perché nulla fai di ciò che tu i puoi fare per riscaldare i rapporti con i tuoi simili, anche semplicemente cercandoli, intrattenendoti con loro senza un tuo scopo egoistico? Perché invece fuggi chi non ti è in qualche modo utile e fai di tutto per liberarti della sua compagnia come se fosse una calamità?

Certo l'ideale sarebbe che fossi tu ad avere l'iniziativa, tu ad opèrare una siffatta società! Ma già tanto sarebbe che tu considerassi chi ti avvicina così come vorresti essere considerato.
Questo è quello che il dolore ti indirizza a farti comprendere, ad insegnarti; ma non già come un fatto di conoscenza, un patrimonio della mente, bensì come un'intima trasformazione: un essere nuovo che in tal modo sente e perciò opera, ancorché perdesse o perda il ricordo dell'esperienza avuta.

Oh dolore, primo alimento della paura! Che cosa non si fa per sottrarsi al tuo abbraccio! Sei tu che rendi sgradite certe esperienze, tu che muovi gli esseri viventi per un verso anziché per l'altro,
Sarebbe forse temuta la fame se non fosse dolorosa? E chi intraprenderebbe l'odissea che comporta allo sfamarsi se il digiuno fosse piacevole? Dunque tu, dolore, condizioni le esperienze degli esseri viventi e al tempo stesso li muovi da un venefico, mortale ristagno.
Ebbene, se nelle cose che posso spiegare, tu, dolore, mi appari utile, la stessa utilità deve esserci laddove non arrivo ad afferrare la ragione della tua esistenza. In effetti tu sei il termine di una primordiale dualità, senza la quale nulla vi sarebbe di ciò che è; tu, per la tua stessa natura inviso e rifuggito da coloro che non esisterebbero e cesserebbero di esistere se non ti avessero conosciuto e non continuassero a conoscerti; tu, motore primo del divenire!

Ma dunque, se allora il tuo esistere è vitale, rifuggirti, ribellarsi alla tua opprimente presenza è un errore?
Se quale termine di una dualità che dà vita ed evoluzione, tu, dolore, sei provvidenziale, perché mai ribellarsi al tuo straziante dominio? Giusto parrebbe invece supinamente subirti.
SI, è vero: il dolore è una macerazione insostituibile, ma la sua funzione è anche quella di far reagire, imprecare, rompere le situazioni spiritualmente cristallizzate, indurre a ricercare, a chiedersi: "Perché?", a diventare strumenti di speranza e di gioia!

L'esistenza del dolore poggia su precise ragioni, quanto meno su quella di spingere gli uomini a serrarsi, a collaborare, a lavorare uniti per cancellarlo dalla terra. Realizzandosi ciò, l'importante tappa raggiunta non sarebbe tanto l'assenza di dolore, quanto l'unione fraterna degli esseri.
Guai a chi passivamente subisse il dolore! Lo svuoterebbe di gran parte del suo significato. Perciò, fratelli che soffrite, imprecate, maledite, cercate, chiedetevi perché. Cosi facendo fate quello che il dolore deve farvi fare! Ma non identificatevi con il vostro dolore. Voi siete molto di più. Non lasciate che il dolore occupi tutti voi stessi e la vostra vita, divenga l'unico scopo di essa e vi paralizzi. Pensate che non vi è mandato per mettervi alla prova o che so io, ma che voi stessi l'avete richiamato, anche se al momento non ricordate e non capite perché.
Forse, se pensate che voi stessi siete la ragione del vostro soffrire, vi sarà più facile reagire e ritrovare la serenità.


KEMPIS















_________________
Un animo che alloggia in una mente aperta potrà sempre respirare conoscenza.
liliana Oggetto:   26 Ott, 2007 - 17:08  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4360
Attività utente
Attività utente

Una madre:Piera Maggi a distanza di tre anni grida ancora il suo dolore ,invoca una legge dello stato che intervenga in materia di sequestro.Mi chiedo quale legge può intervenire a dare giustizia a questa madre?Piera ha intrapreso la protesta del digiuno, si è incatenata nella piazza del Quirinale,perchè fosse ascoltata. La piccola Denise,manca da tre lunghissimi anni a questa madre,una donna coraggiosa che non manca mai di farsi sentire,di protestare di gridare il suo dolore.Viene da chiedersi se tutti l'indrottinamenti religiosi,riescono a rispondere ad un dolore simile
Se la morte, ha una ragione d'essere, nella rassegnazione l'uomo trova la risposta rispettando questa volontà superiore come può essere accettata la cattiveria di uomini, che privano un proprio simile di un affetto cosi grande,di quale reato si macchia di fronte agli altri uomini e verso DIO ?
In questa lotta, con lo scopo da perseguire anche a favore d' altri , impengnandosi a ritrovare la piccola Denise,Piera Maggi ha trovato la forza di vivere e dimostrare il suo coraggio Mi unisco al suo appello ,come madre,come donna come
cittadina:"Che i politici stabiliscano una legge per questi reati ,che ci sia quella valida per mettare fine a queste iniquità."

Liliana


_________________
__________________
Il senso della vita non sta in ciò che ci accade
ma in ciò che impariamo da quanto ci è accaduto.
Mirror

lionheart Oggetto: la sofferenza  26 Ott, 2007 - 17:06  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 244
Attività utente
Attività utente

Solidea mi da l’opportunità di un breve pensiero circa la sofferenza.

L'uomo sperimenta, nel dolore, l’annientamento di un bene (conoscendo direttamente il lato peggiore di una situazione) sebbene l'esperienza insegni che anche la distruzione sia, con la vita, il principio unico che governa la realtà. Questo non significa che siamo disposti accettare la sofferenza, ma neppure negarla. C’è chi afferma l’universalità del dolore: una malattia, una diversa abilità vengono sempre interpretati non univocamente: un buddista soffre diversamente da un ebreo e, quest’ultimo, differentemente da un ateo. Nel mondo classico greco la φύσις (physis) - la natura - è fonte sia di sofferenza che di felicità. Il divenire, in questa visione, rappresenta l’innocenza e la tragicità di un dolore ineluttabile: non può essere diverso da quello che è, cioè necessario, perché è oltre l'innocenza e l’azione contraria alla morale. Solo concependo un mondo che abbia in sé come virtù originaria il bene, si riesce interpretare la sofferenza come il risultato del rapporto esistente tra colpa e innocenza. In questo caso il dolore è il rapporto di un dato naturale quindi più o meno meritato. Se le cose stessero davvero in questo modo, ogni dolore innocente sarebbe esclusivamente un qualcosa che riguarderebbe più Dio che l'uomo stesso. Resta da chiedersi perché Dio permetta che un innocente soffra. Se si ipotizza la Sua presenza non avrebbe senso che fosse permesso. L’innocenza del dolore minaccia Dio?
Se una sofferenza fisica o morale può essere inflitta è dato, allora, anche uno strazio innocente. In tal caso la sofferenza è strettamente connessa con la colpa: il male non è solo causa di quel che si fa, ma anche di quello che si consente esista.




_________________
Soffiate, o venti, fino a farvi lacerar le gote! Infuriate! Soffiate!
E voi, o cataratte e uragani, rovesciatevi… "
(Re Lear, Shakespeare)
solidea Oggetto:   25 Ott, 2007 - 14:44  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 2668
Attività utente
Attività utente

Un ago chip per iniettare i farmaci

La divisione medica della Hp, azienda produttrice di pc e informatica, ha messo a punto un chip che sfruttando la tecnologia della stampante ad aghi inietterà o meglio " stamperà " i farmaci sulla pelle nello strato più superficiale tale da non attivare i recettori del dolore. La novità è allo studio , si tratta infatti di un piccolo strumento rettangolare composto da tanti mini -aghi utile, ad esempio, alle persone diabetiche o asmatiche. Il nuovo sistema potrà sostituire anche le iniezioni di insulina e gli inalatori di farmaci contro la malattia respiratoria.
Secondo gli esperti che lo stanno sperimentando, basta appoggiarlo sulla pelle per qualche attimo e la puntura sarà fatta: la giusta quantità di medicinale, iniettato e dosato da uno speciale microchip limita il classico e antipatico dolore da puntura.

Ely Oggetto: Copioincollo  25 Ott, 2007 - 12:31  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 225
Attività utente
Attività utente

Proprio a fine 2002, dopo 45 anni, si ritorna a parlare di Laika la cagnolina lanciata nello spazio nel 1957 da una base segreta Russa. Vengono portate alla luce nuove rivelazioni che contrastano con i comunicati ufficiali rilasciati all'epoca dalle autorità sovietiche, in relazione all'accaduto all'interno della capsula. Torniamo indietro nel tempo, a quegli anni dove la corsa alla "conquista dello spazio" tra U.R.S.S. e U.S.A. era ormai diventato un simbolo tecnologico di ambizioni continentali e potere. Il 12 Ottobre 1957, il presidente Krusciov, annunciò che un secondo satellite, lo Sputnik 2 sarebbe stato mandato in orbita entro un mese dal lancio dello Sputnik 1. Quest'ultimo fu il primo satellite artificiale costruito dall'uomo ad essere lanciato nello spazio. Il veicolo era conico,alto 396 cm ed avente un diametro alla base di 213 cm. Era diviso in tre parti: una superiore dove c'era la strumentazione scientifica, una intermedia dalla forma sferica dove erano alloggiati i trasmettitori radio e l'ultima inferiore dove era posta la cabina per Laika con tutti i sistemi di supporto vitale: il ventilatore, unità di assorbimento dell'anidride carbonica, generatore di ossigeno, unità per evitare troppo ossigeno causasse effetti negativi sul cane, ed infine un dispositivo automatico per l'alimentazione dell'animale. Nella cabina pressurizzata lo spazio era appena sufficiente per far stare Laika in piedi oppure sdraiata con le zampe stese, costretta da un'imbracatura ed una catena a non poter far altri movimenti. Un sistema di controllo termico avrebbe mantenuto la temperatura sui 15 °C. Il suo alimento era previsto con una sostanza sotto forma di gelatina che le avrebbe dato sostanze nutrienti adeguate e fluidi per il corpo. Al cane fu indossata una tuta dove erano posizionati elettrodi per monitorare le sue funzioni vitali (elettrocardiogramma, pressione arteriosa massima, ritmo respiratorio). Inoltre una telecamera avrebbe ripreso l'animale nel suo alloggiamento. Laika era una bastardina femmina di circa 2 anni di età, fu presa dagli accalappiacani di Mosca, nei vicoli della città, fu arruolata ed addestrata, insieme ad altre due cagnoline Muska e Albina, per diventare il primo essere vivente lanciato nello spazio. Per un mese i tre cani subirono l'addestramento per l'imminente lancio, furono sottoposte a vari test come la centrifuga della "Città delle Stelle" che spingeva i loro cuori fino a tre volte il ritmo cardiaco normale. Già in quegli esperimenti Laika dimostrò di soffrire particolarmente il panico, infatti il suo cuore impiegava il triplo del tempo, rispetto alle sue compagne, per tornare a livelli di pulsazioni normali. Furono rinchiuse in contenitori sempre più piccoli e stretti da catene sempre più corte, per abituarle alla dimensione dell'abitacolo del satellite. Infine scelsero di sparare in orbita Laika, rispetto alle altre due cagnoline perché quella di più facile adattamento e più docile, nonostante tutte e tre fossero di piccole dimensioni. Laika Venne messa nella capsula di contenimento 4 giorni prima del lancio, e ne tenevano sotto controllo tutte le funzioni vitali, ma nonostante tutte le considerazioni fatte, test di prova e calcoli matematici, non fu mai programmato il rientro di Laika, solo 2 anni e mezzo più tardi venne presa in considerazione anche questa "particolarità" dell'esperimento. Gli unici cani lanciati e recuperati in buone condizioni il giorno successivo al lancio, furono Belka e Strelka, che vennero sparati con la capsula Korabl Sputnik2, insieme a 40 topi e 2 ratti, il 19 Agosto 1960. Questo dimostra che il destino di Laika era comunque segnato a priori dell'esperimento, anche se fosse riuscito alla perfezione, perché l'impianto di rigenerazione dell'aria funzionava grazie alle batterie chimiche di bordo, ed erano programmate per la durata di sette giorni. Quest'anno al 53° "World Space Congress" tenutosi a Houston (U.S.A.) dal 10 al 19 ottobre 2002 lo scienziato russo Dimitri Malashenkov, dell'"Institute for Biological Problems" di Mosca e membro effettivo di quel programma spaziale, rivela che Laika morì poche ore dopo al lancio per lo shock e per il surriscaldamento dell'abitacolo dove era adagiata la cagnolina, e non dopo diversi giorni di orbita, come invece era stato dichiarato. Spiega come Muska e Albina furono rilevanti per l'esperimento, nonostante non furono le prescelte. Mushka, era servita per collaudare i rudimentali strumenti di bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare l'abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi; Albina era stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con paracadute dell'ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Al momento del lancio l'elettrocardiografia che veniva seguita via radio segnò un aumento pazzesco delle pulsazioni quando i motori s'accesero e il missile cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola, qualcosa che la cagnetta non aveva mai provato nell'addestramento al programma. Raggiunta la velocità orbitale, il ventilatore, non funzionò e la temperatura della capsula cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi. Nelle ore che seguirono il battito cardiaco si mantenne sempre irregolare, fino al suo arresto durante la terza orbita, dove i segnali trasmessi alla base dai sensori posti su Laika, erano diventati piatti. La causa del decesso è stata imputata agli sbalzi termici o all'umidità creatasi dal continuo ansimare, o la troppa anidride carbonica creatasi; ma sicuramente le 5 ore in orbita in uno spazio ristretto, in condizioni di paura e solitudine estreme, furono intollerabili per un cuore già troppo sensibile, come aveva dimostrato essere già nell'esercitazioni. La navicella si disintegrò, al rientro nell'atmosfera, l' 8 Aprile 1958, dopo 2570 orbite. Laika diventò l'emblema mondiale di quanto in nome della scienza l'uomo possa decidere su il futuro di un essere vivente, sollevando critiche e disapprovazioni dal pubblico. Lo stesso Oleg Gazenko, direttore del programma sovietico per la spedizione di animali nello spazio, quattro anni fa dichiarò in un intervista alla stampa che l'esito dello stesso programma spaziale dello Sputnik2 non poté giustificare la morte di quella cagnolina di nome Laika, bastava aspettare ancora qualche anno per arrivare almeno alla progettazione del rientro.
Scugnizzo Oggetto:   25 Ott, 2007 - 10:22  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 788
Attività utente
Attività utente

Tempo fà diedi del logorroico ad una
persona del veneto,rossa e brutta
(nn dico altra x nn farla identificare)
ora mi accorgo che mai dire mai ci
son cascato anch'io, logico che x me
troverò delle attenuanti mica sò fesso.(?)
leggetevi questo:
motivi di questa accelerata improvvisa da parte del Cavaliere (e dunque di Mastella) sono principalmente due. Innanzitutto la paura di Berlusconi di non riuscire ad andare alle urne nella primavera del 2008, cosa che comporterebbe per lui la perdita dell'ultimo treno utile (per ragioni anagrafiche) per tornare – per la terza volta – a Palazzo Chigi. Non è un mistero, infatti, che qualcuno all'interno della Cdl preferisca tenere in vita Prodi per votare nel 2009. Fini, ad esempio, che tra due anni sarebbe il leader della Cdl e Casini che farebbe di tutto pur di non dover prendere ordini dal Cavaliere. Solo che il numero uno dell'Udc non può di certo fare da stampella al governo Prodi (visto che ha sempre assicurato il contrario) e punta al massimo ad un governo istituzionale anche se, con la Lega che dice di “no” ad oltranza ad una riforma elettorale basata sul modello tedesco, a Casini non rimane altra scelta che rientrare nei ranghi della Cdl.
P. S.
Jamm nn valeva la pena leggere questo trafiletto?
Sempre + certo e convinto che il guaio è solo
NOSTRO cmq vada.

Scugnizzo



Cassandra Oggetto:   24 Ott, 2007 - 20:50  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 812
Attività utente
Attività utente


AntiRuggine la scoperta ti ha sconvolto?! La Danuccia non ne ha fatto mistero,ha scritto di avere cercato in "Google quella tiritera"...su su, coraggio, fatti forza



_________________
Val sempre la pena fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta - O.W.
AntiRuggine Oggetto:   24 Ott, 2007 - 20:08  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1625
Attività utente
Attività utente

Danette ha scritto:

Il principale obiettivo consiste infatti nella messa in luce, fondata su un approccio critico e problematizzante più che semplicemente agiografico, della complessa e multiforme articolazione del pensiero filosofico , che affonda le sue radici in una molteplicità di stimoli teorici differenti, originalmente rielaborati, e si ramifica a sua volta in una pluralità di campi di studio diversi – pur mantenendo sempre al centro, come motivo portante e unificante dell'intera riflessione, il problema della costruzione di un «razionalismo nuovo» capace di comporre tra loro le istanze provenienti dalla tradizione trascendentale e formale di matrice banfiana da un lato, e quelle derivanti dall'empirismo logico e dal pragmatismo dall'altro; una composizione che deriva dall'esigenza di coniugare l'ideale della scientificità del sapere con il pulsante e variegato mondo della Lebenswelt che esso porta a significazione e comunicabilità, ciò che avviene mediante l' originale interpretazione del principio di verificazione, saldato alla nozione husserliana di Erfüllung allo scopo di render conto anche delle esperienze ultime vitali, così da presentarsi quale punto d'incontro tra empirismo, pragmatismo e fenomenologia.


Danette ha fatto copia-incolla...




_________________
Il cammino è lungo e tutto ancora da inventare.
Buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Tiziano Terzani.


liliana Oggetto: Grazie del salvataggio  24 Ott, 2007 - 19:21  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4360
Attività utente
Attività utente

Grazie del salvataggio:sono ancora in argomenti interessanti.
E' tornato il buon umore!


_________________
__________________
Il senso della vita non sta in ciò che ci accade
ma in ciò che impariamo da quanto ci è accaduto.
Mirror

TittiMendoza Oggetto: Sentiti complimenti  24 Ott, 2007 - 18:47  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4033
Attività utente
Attività utente


Ritengo sia giusto: "Dare a Cesare quel che è di Cesare" e pertanto mi rivolgo alla sagacia della cara Danette con le seguenti immagini:









_________________
Un animo che alloggia in una mente aperta potrà sempre respirare conoscenza.
Cassandra Oggetto:   24 Ott, 2007 - 14:13  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 812
Attività utente
Attività utente


ohmadonaaaaaaaaaaaaaaaaaaa danettinaaaaaaaaaaaa, sei un pozzo di sce..nza





_________________
Val sempre la pena fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta - O.W.
AntiRuggine Oggetto: Re: Meravigliosa sintesi di argomenti  24 Ott, 2007 - 12:46  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 1625
Attività utente
Attività utente

Scugnizzo ha scritto:

econdo il pragmatismo se due tipi di conoscenza diversi producono di fatto lo stesso tipo di azione conseguente la diversità originaria è solo apparenza, viceversa, se lo stesso tipo di conoscenza porta nei fatti a due azioni diverse, l'identità è apparente. E' questo un modo per quantificare certamente il valore di un dato, vincolandolo quindi alle sue vicende empiriche ed evitando quindi l'indecidibilità che sorge attorno alle questioni metafisiche (si veda il principio di verificazione dell'empirismo logico, per analogia).

James nota come il metodo pragmatico sia una radicalizzazione dell'empirismo inglese settecentesco, i cui esponenti, pur applicando il pragmatismo in molta parte del loro pensiero, non lo applicarono in modo sistematico a tutte le loro teorie. Ebbene, secondo James il pragmatismo è il destino del mondo: "Solo ai nostri giorni il Pragmatismo si è generalizzato, ha preso coscienza della missione universale che gli spetta e aspira a un destino di conquistatore..." (W. James, Aspetti essenziali del Pragmatismo).

La forza del pragmatismo, che bene si adatta alla forma della scienza contemporanea, è la forza dell'azione pratica: ciò che è bene conoscere è ciò che può venire utile all'uomo. Il metodo dovrebbe essere esteso non solo alla filosofia in generale, ma anche alla metafisica: una metafisica dovrebbe essere giudicata dagli effetti che essa produce nel mondo reale, solo giudicandone i suoi effetti pratici si può giudicare la bontà di una verità.

Dunque, per il pragmatismo, un concetto è giudicabile solo in ragione degli effetti che è in grado di esprimere praticamente. Se, praticamente, un concetto non produce alcuna conseguenza, alcuna azione, allora questo concetto non può essere oggetto di giudizio attorno ad una sua eventuale veridicità.

Inoltre per l'atteggiamento pragmatico anche le parole devono essere considerate solamente in ragione del valore che possono avere nel senso comune, in ragione dell'utilità che rivestono nel linguaggio (forti analogie con il secondo Wittgenstein). La conoscenza, in generale, non deve essere "soluzione immutabile di un enigma" (come lo è stato nel caso per le metafisiche passate), ma strumento di ricerca aperto alle possibilità del reale.
"Con il Pragmatismo dunque, le teorie diventano strumento di ricerca, invece di essere la risposta a un enigma e la fine di ogni ricerca. Esse non ci servono per riposare, ma per andare innanzi; e, se occorre, ci consentono di ricostruire il mondo. Le nostre teorie erano tutte cristallizzate: il Pragmatismo ha dato loro un'elasticità che non avrebbero mai avuto e le ha messe in movimento." (W. James, Aspetti essenziali del Pragmatismo).
P. S.
Chiaro?
certo che lo è altrimenti se qualcuno di voi,noi,
essi,loro si permette di dire che nn a capito nulla
sarà relegato in fondo al forum ed esposto al
pubblico ..................pertanto facciamo finta di
aver capito e se nel caso lo commentiamo
A Napoli dicono "Simm tutt purtuall"
Scugnizzo




Scugni spesso usi questa espressione ...simm' tutt' purtuall'..meglio tradurla per chi non è delle nostre parti ("siamo tutti delle arance" - laddove le arance venivano dette "portogalli" > perchè importate dal Portogallo).
Vuol dire che siamo tutti uguali? meno male.



_________________
Il cammino è lungo e tutto ancora da inventare.
Buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Tiziano Terzani.


TittiMendoza Oggetto: La voce del sangue.....  24 Ott, 2007 - 12:25  Profilo Rispondi citando   

Messaggi: 4033
Attività utente
Attività utente

Liliana, come potrei ignorare la tua invocazione d'aiuto per tornare in Forum ?



E' un naturale richiamo del sangue !

Nuova discussione   Rispondi Vai a pagina              ...      
282
      ...