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aldy Oggetto: Per Liliana  05 Set, 2008 - 12:10  Profilo Rispondi citando   

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Ok! Ricevuto!

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aldy Oggetto: Per Rossella49  05 Set, 2008 - 12:05  Profilo Rispondi citando   

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Il mio intento era quello di sentire le varie opinioni
Almeno io penso che quando ci si trova in una di queste situazioni,è come trovarsi difronte ad un bivio.
Quale strada scegliere?
In questi giorni stiamo assistendo al dramma del padre di Eluana, come possiamo vedere ci sono pareri contrastanti.
Io ho portato la storia di questo ragazzo però c'è anche la storia di.....ora nn mi viene il nome,
Sua moglie l'ha assistito ma poi ha deciso di assecondarlo nel permettergli la "dolce morte"
Io mi sono trovata in una situazione simile, per questo mi sento molto coinvolta.
Buonagiornata a tutto il Forum


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liliana Oggetto: Una riflessione  05 Set, 2008 - 11:54  Profilo Rispondi citando   

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Cara Aldy, non sò se la storia da te pubblicata possa appartenerti personalmente,in ogni caso parla di coraggio,di abnegazione e di successo ottenuto tramite fede e costanza nella riuscita.
La perplessità esiste solamente nel vedere dei post, che hanno collocazione differente, e alcuni ripresi per dare una risposta già superata.
Non appena si cambia l'oggetto, arriva qualcuno a riprenderlo,ma dopo molto tempo rimasto inevaso.
Così facendo, non c'è continuità sia per coloro che scrivono che per quanti leggono.
Non sò se mi sono spiegata, sarebbe opportuno credo, che quando si vuole introdurre un altro argomento, si debba dare un accenno a quello precedente, per sottolineare che si stà passando ad un altro nuovo.

Se scrivo tutto questo, è soprattutto per me stessa,per capirne un pò di più, lontanamente pensando di dare lezioni a qualcuno,anzi, colgo l'occaione per dire grazie a tutti coloro che arricchiscono queste pagine.


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Il senso della vita non sta in ciò che ci accade
ma in ciò che impariamo da quanto ci è accaduto.
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Rossella49 Oggetto: per Aldy  05 Set, 2008 - 11:17  Profilo Rispondi citando   

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Cara Aldy,
ho letto la tua storia tutta d'un fiato. Si commenta da sola. Cosa potrei dire, se non che sono rimasta stupita, sorpresa, incantata da tanta determinazione, da tanto coraggio e da tanto amore per la vita....Grazie.

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lacasadigiulia
aldy Oggetto: Come mai?  05 Set, 2008 - 08:21  Profilo Rispondi citando   

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Nessuno ha voglia di parlare di questo problema cosi' attuale?

BUONA GIORNATA!


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Cesare1° 1 Oggetto: O CIPPO A FORCELLA!  04 Set, 2008 - 14:48  Profilo Rispondi citando   

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Come al mio solito, spesso "vake sbarianne" , e........che bella lettura mi son fatta. Devo ringraziare RUGANTINO col suo intervento, titolato: o cippo a Forcella.
GRAZIE! Mi hai fatto "scisciare". E GRAZIE ANCORA!
uciuccie


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eagle pp
aldy Oggetto: RIFLESSIONI!  04 Set, 2008 - 12:11  Profilo Rispondi citando   

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Il sole splendente nel cielo, pur nella fredda giornata di quel febbraio 96, osservava compiaciuto quel ragazzo che, impaziente a cavallo della sua moto, aspettava il via libera dal semaforo per correre al lavoro.
Il suo Papà nel salutarlo, all' uscita di casa, quasi a presagire qualcosa , gli aveva accarezzato teneramente il braccio.
Ma beffarda e sorniona la sorte lo aspettava alla prima curva per calare sul banco, nella partita della vita , il suo jolly col colore nero della morte.
Al segnale verde lanciò la sua moto mentre il destino si concretizzava in una congestione che gli causò uno svenimento e la relativa rovinosa caduta.
Samuel, quale uccello che cercava di sfuggire al suo destino, volò lontano dalla moto impazzita ma nella ricaduta l' impatto con l' asfalto, nonostante il casco di qualità, gli provocò delle devastanti lesioni al cervello.
Al Pronto Soccorso, Samuel, senza un graffio ne una goccia di sangue versata, sembrava dormire, ma la porta della vita si stava chiudendo alle sue spalle ed io , suo Padre, non volevo arrendermi; il mio Samuel non poteva finire così.
Solo la speranza, riposta nella Fede. mi consentiva di non darmi per vinto e non impazzire; in una scala della vita, scritta dalla scienza medica, che andava da zero per le Persone sane fino a 25 per le Persone morte, Samuel aveva salito questi gradini così di corsa che anche il 24,° raggiunto da ormai da diverse settimane, stava per essere abbandonato per tornare a ricongiungersi a Dio.
Solo Lui sapeva quanta sofferenza, quante preghiere e quanta volontà era servita per poterlo fermare ad un passo dalla morte.
La Morte, sorniona e ghignante, aspettava il momento propizio per rapire mio Figlio ma io fortissimamente non volevo e lottavo contro le diagnosi mediche che non lasciavano spazio neanche alla più tenue speranza.
Iniziò cosi,' per 45 giorni, il calvario della Rianimazione con Samuel che, in stato di coma vegetale, giaceva nel letto con due sonde impiantate nel cranio per misurare il residuo spazio rimanente per un possibile ritorno alla vita.
La situazione era impossibile e solo l' amore che nutrivo per Lui mi obbligava a ripetermi ossessivamente che non poteva assolutamente finire così.
Il ricovera a Mozzo (Bg) in un centro di riabilitazione non migliorò la situazione che precipitò addirittura dapprima con il subentro di una paresi irreversibile alla parte sx del corpo quindi piombo,' nel più cupo sconforto, quando la risposta dei Medici sanzionò che " Solo un miracolo poteva permettergli di uscire dal come vegetale".
Il sole splendente, che aveva assistito all' incidente di mio Figlio, s' era spento dal dolore e l' ECLISSE TOTALE DI SOLE che ne era seguita non era ancora terminata in quanto il nero, che è il colore della morte, dominava ancora sovrano.
Ma la Fede, la Speranza e la volontà di riaverlo mi obbligava a non credere alla ineluttabilità della morte, perché, solo se ci credi intensamente i miracoli, a volte, avvengono.
La lotta che intrapresi contro le sentenze dei Medici, che non lasciavano alcuno spazio, mi fortificava sempre di più.
Non volevo che venisse scritta la parola fine sulla sua esistenza.
Quando venne dimesso dall' Ospedale, perché non c' era altro da fare, non mi detti per sconfitto ma centuplicai la mia voglia di salvarLo.
La presenza asfissiante alimentata dall' amore, il continuo stimolo con tutti i mezzi possibili e la presenza degli Amici non gli permisero di salire l' ultimo gradino che ancora mancava per raggiungere l' infausta vetta.
La morte, come si fosse stancata di questa partita, allentò un poco la sua attenzione ed improvvisamente incominciò a ritornare la luce del sole.
Degli episodi che i Dottori dichiararono " inspiegabili " ma che io definivo " prodigi " incominciarono ad accadere.
Il 21 giugno alle 20.30 mi apparve un arcobaleno, dipinto in un cielo sereno,ed ebbi la sensazione che una voce mi dicesse che questo era un ponte che univa due isole distanti e che ridava loro la vita.
Alle 22.30 una telefonata mi confermò che due ore prima Samuel aveva aperto gli occhi e salutato i presenti ripiombando in seguito ancora in coma .
Questo mi confermò che il viaggio di ritorno era iniziato e ciò mi riempi di energia positiva. e di nuova determinazione.
C' era il suo amico del cuore Daimon, che io mandavo al posto mio in rianimazione nei 45 giorni che era rischio di vita, e solo Dio sa quanto ciò mi costasse convinto che la sua presenza gli desse uno stimolo diverso dal mio e, quasi a ringraziarmi di tutto questo, ,riusciva a raggiungerlo nel sonno del coma e quando parlava a Samuel, questi ancora in coma vigile, alzava il braccio destro e piangendo gli accarezzava il viso.
Il 6 agosto Daimon passò a salutarlo prima di partire per la Spagna, alla sera ci accorgemmo che voleva dirci qualcosa, dapprima mormorò qualcosa di incomprensibile poi, su nostra insistenza riuscì a farsi capire e pronunciò
" DOMANI SI PARTE, DOMANI SI PARTE ".
E dalla parole registrate emerge una voce lontana, quasi fosse appesa ad un filo del Destino .
"Domani si parte" segna l' inizio di una nuova sfida.
Samuel aveva dimostrato di voler tornare alla vita , di saper tenere ben salde le redini che lo richiamavano a questo mondo.
A quel punto accompagnai Samuel nei maggiori centri specializzati a Ferrara , Brescia a Fontanellato di Parma, ne seguii, giorno per giorno, i progressi e ogni volta fu come una nuova rinascita, l' entusiasmo mi offrì la carica per una nuova sfida .
Il futuro era un mistero, non potevo sapere come Samuel sarebbe tornato in vita quali sarebbero state le sue condizioni.
E' un recupero seppur lento, sostenuto a volte unicamente dalla Fede del Papà contro tutte le previsioni mediche e di semplice buon senso iniziò a concretizzarsi.
Samuel quando tornò a riaprire gli occhi sul mondo, senza alcuna spiegazione scientifica vide meglio di prima: ora gli mancano due diottrie, prima gliene mancavano quattro.
Nell' agosto 98, in un ristorante di Cesenatico, volle assolutamente sedersi su una sedia e, nonostante la diagnosi di paresi irreversibile e quasi 3 anni di carrozzina, si alzò in piedi e, a fatica, ma con determinazione, iniziò a camminare.
La carrozzella era già un ricordo quando a Brescia, Samuel affrontò l' operazione al braccio sinistro; si trattava di operare sull' osso del gomito e poi agire sui tendini, ritenuti atrofizzati dalla paralisi
L' intervento doveva durare più di tre ore, io ero nella cappella dell' Ospedale a pregare, una Suora mi rincuorò e mi invitò a ritornare in reparto nonostante mancassero ancora due ore alla durata prevista.
Rientrando in camera un Dottore mi informò che l' operazione era terminata e che i tendini non erano stati trattati in quanto, nonostante tre anni di paresi, essi non erano ancora atrofizzati.
Ormai, come un aquilone, mi libravo nell' aria orgoglioso della gioia che trasmettevo a quelli che vedevano questo miracolo anche se, ogni tanto, una tromba d' aria violenta ci trascinava a terra e dovevamo ricercare immediatamente una corrente ascensionale che ci riportasse in quota.
Drammatico fu il periodo che seguì al risveglio dal come vigile, quando, a causa della sua aggressività, arrivò addirittura a rompere con un calcio, il naso ad una signora che lo accudiva.
Per contenerlo e difenderci dalla sua violenza dovevamo mettere un guantone sulla mano e legare con lacci il braccio e la gamba destra.
Lo sconforto, la disperazione fu tremenda ma la voglia di vivere era tale che anche quella volta tornammo a veleggiare nel cielo illuminato dal sole che era tornato a risplendere.
Per poterlo seguire meglio mi licenziai dall' azienda presso cui lavoravo ed ora, ancora senza occupazione, posso dedicare tutto il mio tempo al recupero di Samuel.
Grazie a ciò sono riuscito a riportarlo ad una qualità di vita insperata, si è vero sono innamorato di Samuel, vivo per Lui, lavoro per Lui, respiro per Lui.
Non avrei mai pensato che si potesse voler bene ad una persona in modo così profondo.
E Lui, attaccato con la disperazione, a questo mondo, ricompare dal cono d' ombra dell' ECLISSE TOTALE DI SOLE che sta finendo.
Il suo sorriso e la sua voglia di vivere, risplendendo di luce propria, fanno ombra al sole stesso e, grazie all' aiuto di tutto e di tutti, cerca di ritornare ad un livello di vita che sia degno di tale nome.
Oggi, a 7 anni da quei giorni, Samuel sta ripercorrendo, seppur lentamente a ritroso quella scala che aveva scalato d' un balzo quel 16 febbraio del 1996.
Il gradino più basso di quella scala è ancora lontano, ma questo non è più così importante, quella guerra contro la morte l' abbiamo vinto ed ora possiamo tornare a cantare insieme la nostra canzone che diceva:
" Conto su di Te che hai la vita davanti,ma Io sento che l'importante è nel cuore per amare conta su di Me come Io conto su di Te!

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Saralaporta Oggetto:   04 Set, 2008 - 08:09  Profilo Rispondi citando   

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E passato molto tempo dai miei corsi ma se non ricordo male la posizione delle
mani nella foto di Liliana era chiamata "pontificare" e la collega che parlava
tenendo le mani in quella posizione aveva insegnato per un certo periodo di
tempo ... quanto mi piaceva quel corso!

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liliana Oggetto: L'energia delle mani  03 Set, 2008 - 22:37  Profilo Rispondi citando   

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Leggendo quanto scritto da Titti, sulle mani,trovando veramente interessante e originale l'articolo, mi è venuta in mente la gestualità delle mani .
Ancor prima di imparare a parlare, l’uomo primitivo imparò a gesticolare.
La sua influenza sulla comunicazione umana ha generato perfino gestualità specifiche anche all’interno di categorie professionali.
Il mondo religioso, ad esempio, ha conservato intatta molta della sua gestualità antica.
Andando un pò più lontano, ricordiamo l'uomo di Neanderthal, esso preferiva usare la mano destra al posto della sinistra, anche l’Homo Sapiens, preferiva usare la mano destra anziché la sinistra.
La comunicazione umana per ogni popolo ha sviluppato una gestualità tipica e unica ,
A guardare intensamente il palmo della propria mano sembra possibile intravedere una somiglianza con il cielo stellato, forse perché ad ogni intersecarsi di linee, pieghe e rughe si forma una stella.
L’energia di cui abbiamo bisogno è tutta nelle nostre mani.
Quanto affascina veramente, è la conoscenza dei mudra Ogni mudra è portatore di un movimento estetico, di un movimento energetico e di un movimento simbolico.
Il movimento estetico genera un simbolo, e il simbolo mette in circolo dell’energia.
Proprio dagli indù e dalla loro antica lingua sanscrita deriva il termine che meglio identifica la gestualità sacra: mudra (gesto). Mudra sono gesti delle mani le cui origini si perdono nella notte dei tempi, servono per riequilibrare importanti sistemi energetici nel corpo umano oltre che a rafforzare la chiarezza del pensiero .
L'energia che si sprigiona dalle mani, ha un significato sacro, come se l’uomo potesse inserirsi con un specifico gesto nel disegno divino. Molti artisti nelle loro opere pittoriche hanno dipinto le mani,quei dipinti appaiono la trasmissione potente di quanto il cielo ha voluto donare.





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TittiMendoza Oggetto: Dimmi che dita hai... e ti dirò chi sei !  03 Set, 2008 - 16:23  Profilo Rispondi citando   

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Dimmi che dita hai e...ti dirò chi sei !



Il 27 agosto, sul secondo canale della TSI televisione svizzera italiana hanno trasmesso un documentario dal titolo:
“Dal Bacio al Bebè”
clicca
Un programma di ricerche scientifiche nel quale si dimostra come, il bebè nasca ancor prima dell’atto sessuale, da un precedente istinto procreatore tra i due sessi. Questo processo comincia dal cervello e si manifesta sotto vari aspetti: dal suono della voce della persona, al dilatarsi delle pupille quando si è attratti da qualcuno, dall’odore sprigionato da un abito indossato da una donna, ai ferormoni emessi dall’uomo e tanti, tanti altri interessanti particolari. Il tutto è stato studiato e sperimentato su un campione di persone le quali si sono sottoposte a vari test, anche molto impegnativi, come l’effetto del bacio e il profilo intimo dell’atto procreativo.

Dalla conquista dell’ovulo dell’unico spermatozoi, a tutto il procedimento dello sviluppo del feto, oggi può essere osservato tridimensionalmente. Attimo per attimo il miracolo della Vita viene mostrato nei minimi particolari da speciali macchinari di risonanza magnetica supermoderni.


Il miracolo della Vita

E’ una grande e commovente emozione poter ammirare l’opera del Creatore nel dono della vita all’essere umano; vedere come in una corsa ad ostacoli, un solo spermatozoi su un numero altissimo - una cifra media che si aggira sui 200 milioni e anche di più – si lanci alla carica per penetrare l’ovulo. Purtroppo in gran parte i più deboli i malati i malformati, vengono distrutti in vagina, dove c'è un ambiente acido che li attacca; un'altra gran parte si perde nell'utero o infila la tuba sbagliata; un'altra parte si perde nelle pieghe della tuba. Solo pochi, una decina una quindicina, arrivano vicino all'ovulo.
"Ma chi ha ancora la forza di penetrare la corona radiata?"
"Il più forte... Il campione naturalmente, è la selezione del migliore... medaglia d’oro alle Olimpiadi della Vita… ognuno di noi, da spermatozoi ha vissuto questo trionfale momento, siamo tutti potenziali campioni !



E poi un pensiero triste mi assale e mi chiedo: “Ma poverini, che fine faranno gli altri 199 miliardi ? è uno vero e proprio sterminio ! per ogni nascita ci sarebbero 199 miliardi di funerali da celebrare…. Questo ci dimostra che la vita è sempre una lotta, a cominciare da quando eravamo spermatozoi e poi man mano …. sempre più

Ma veniamo alla curiosità del dito anulare.
Come sapete, prima che si formino le dita, il feto ha la mano a forma palmata, poi lo sviluppo delle dita segue questo ordine: anulare, mignolo, medio, indice e, infine, pollice. L' anulare, è il dito più debole della mano in quanto il suo muscolo flessore è collegato anche al dito mignolo e al dito medio ed è il primo a formarsi nel feto.
La formazione dell’anulare nel feto, va di pari passo con lo sviluppo del cuore, forse per questo sin dall’antichità il quarto dito della mano veniva scelto per portare l’anello. Infatti la storia dice che la parola anulare dal latino “anŭlus”, anello, derivi proprio dal termine anello. Questa tradizione ha due origini: la prima risale agli antichi Egizi che usavano porre una vera all'anulare della sposa perché si riteneva che per quel dito passasse una vena che andava direttamente al cuore; la seconda, fa invece riferimento alla cerimonia cristiana del matrimonio.


Ora osservate il vostro dito anulare

Nel documentario svizzero dicevano che se il dito anulare della donna è abbastanza lungo, la donna tenderà a cercare un partner dalle forti caratteristiche maschili, mentre se corto, preferirà piuttosto un uomo dalla sensibilità femminile.
Però, siccome non hanno detto se tale misurazione avesse avuto un simile riscontro anche per l’uomo, ho fatto una indagine sul web per controllare la veridicità di tali affermazioni ed ho trovato ulteriori interessanti notizie che condivido con piacere.

In questo articolo asseriscono che a differenti lunghezze delle dita equivalgono diverse personalità umane: è questa la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori Peter Hurd e Allison Bailey, che hanno anche sottolineato come "la lunghezza delle dita sia direttamente collegata all'esposizione del feto al testosterone nel grembo materno".
Ora sono sicura che tutti starete li a contemplare la forma delle dita delle vostre mani, magari misurandole con un centimetro… per vedere, in base alla forma e alla lunghezza, a quale categoria appartenete…..



Allora sappiate che dall'analisi della misurazione delle dita di circa 300 studenti universitari, gli studiosi hanno evidenziato come:
“gli uomini che hanno il dito anulare più lungo dell'indice sono più aggressivi e rissosi”.
Poi l'articolo prosegue affermando che:
se nelle donne il dito indice e l'anulare tendono ad avere sempre la stessa lunghezza, ciò invece non avviene per gli uomini, dove l'anulare è spesso caratterizzato da una lunghezza maggiore rispetto all'indice. Proprio la caratteristica di un dito anulare più lungo dell'indice, sarebbe quindi riconducibile ad un elevato livello di aggressività negli uomini. L’articolo procede dicendo che, non si tratta però del primo studio legato alle mani e alle possibili relazioni di queste con altri aspetti dell'individuo. Alcune ricerche, precedenti a quella effettuata dall'Università dell'Alberta, hanno infatti evidenziato come la simmetria delle due mani e il dito anulare più lungo siano riconducibili, nell'uomo, ad un maggior tasso di fertilità, mentre l'indice più lungo dell'anulare si associa ad una maggiore fertilità nella donna.

Un ulteriore studio aveva poi rivelato come, sempre nell'uomo, l'anulare più corto dell'indice è spesso associato ad una maggiore predisposizione ad attacchi cardiaci, una relazione che si manifesta soprattutto nei primi anni dell'età adulta. Ad ogni modo, in tutti i casi presi in esame sarebbero proprio i livelli di testosterone ad incidere sulla casistica, mentre alle mani spetterebbe il ruolo di semplice "rivelatore" dell'ormone.
Tornando allo studio di Peter Hurd e Allison Bailey, gli scienziati stanno ora provando "sul campo" la loro scoperta, è infatti in corso una ricerca per determinare se esista una relazione tra la lunghezza delle dita ed il numero di ammonizioni ricevute dai giocatori di hockey…..

Da ora in poi, dopo tutte queste informazioni, quando incontrerete una donna o un uomo, saprete anche dove guardare per conoscere alcune peculiarità del loro carattere…





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geronimo 9 Oggetto: E chi li frega?  31 Ago, 2008 - 19:23  Profilo Rispondi citando   

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Sbagliato, Rugantino! Trarrò le mie osservazioni dalle cronache quotidiane ma non è assolutamente vero che provo astio, sia latente che palese, nei loro confronti.
Ho amici e conoscenti napoletani con i quali mi trovo perfettamente a mio agio e loro con me; ed anche qui, in "Anziani", mi confronto in tutta tranquillità con loro senza alcuna pregiudiziale.
Il mio commento era una risposta un po' lunga su quanto asserisci sulla responsabilità dei politici sulla città dove, a mio parere, hanno responsabilità anche i cittadini.
Certo, se sei a Napoli, forestiero, senza la fortuna di conoscerne qualcuno - come a Saralaporta -, ebbeh...meglio fare moooolta attenzione perchè se te la vogliono fare ci riescono, con la smisurata fantasia che si ritrovano.
E per fartene un esempio ti racconto un fatto realmente accaduto, a Napoli, qualche decennio fa.

Le Ferrovie dello Stato fornivano su richiesta dei ferrovieri, per espletare le loro mansioni, a pagamento sia pur agevolato (le Ferrovie non regalavano niente e se ne poteva chiedere solo una singola fornitura ), degli ottimi orologi da polso o da taschino della marca "Perseo" con un ottimo meccanismo e con ricarica a molla.
Quello da taschino era particolarmente gradevole nell'aspetto, ed essendo fuori commercio, delle ditte concorrenti ne producevano delle copie perfettamente uguali, con tanto di logo FS, che vendevano a prezzi stracciati: l'unica differenza dagli originali era il meccanismo scadente e la mancanza del numero di matricola impresso nella parte posteriore della cassa.
Fatta questa doverosa premessa, è capitato che sia stata rubata, allora, una partita di questi orologi dai magazzini delle FS di Napoli.
Dopo varie e lunghe ricerche si è riusciti a recuperare il malloppo in modo anonimo e senza trovare i colpevoli del furto e la cosa finì lì...al momento...infatti dopo qualche tempo, a seguito di reclami da parte di ferrovieri sul funzionamento degli orologi, si è scoperto che ad essi erano stati cambiati i meccanismi.

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Saralaporta Oggetto:   31 Ago, 2008 - 09:45  Profilo Rispondi citando   

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Cara Titti
“… per mettere alla prova le famose “Grandi Verità”. …Godiamoci l’attimo fuggente….”
io non sono tanto sicura di voler conoscere le “Grandi Verità”, non credo che
potrebbero migliorare la mia vita, anzi … forse vigliaccamente preferisco un
mio piccolo limbo che conosco e che per questo mi fa sentire sicura.

Caro Rugantina/o (leggendo le tue parole ho avuto la sensazione che fossi un
Rugantino) parli della statua di “un vecchio barbuto e seminudo disteso su un
sasso
“ è possibile vedere qualche foto, o sapresti indicarmi il nome preciso
così le cerco?
Parlavi di Castellammare di Stabia ed io sono tornata indietro nel tempo, nel
maggio del 1970 quando un nostro amico frate, padre Ferdinando economo
della Campania, ci ha invitati a passare qualche giorno da lui ai Camaldoli …
accoglienza eccezionale da parte di tutta la sua famiglia … la camera
migliore, il cibo migliore … tutto il meglio era per noi … dalle nostre parti
quasi inimmaginabile!
Avevamo l’auto nuova e lui ha detto a mio marito: “mettila all’interno del
cancello”
“perché, pensi che me la freghino?” “No! Magari la prendono
in prestito e poi si dimenticano di restituirtela. Comunque qualsiasi cosa
ti succeda dimmelo, e sistemo tutto io”
… abbiamo avuto la netta sensazione
di trovarci in un altro mondo, in un posto completamente diverso da quello
a cui eravamo abituati … sbagliare strada perché i ragazzini avevano girato
i cartelli … comperare un anello in oro con testa scolpita nella madreperla a
prezzo irrisorio perché la signora aveva riconosciuto nel nostro amico il
Cappellano dell’Ospedale di Castellammare dove suo marito era stato
ricoverato … una riverenza davvero incredibile! Oppure un grossa buca al
centro della piazza, nel centro di Napoli, larga 50 cm e profonda forse 20,
che era li da tempo e tutti passavano di lato, bus compreso … mio marito gli
diceva “Ferdinando, l’Italia è proprio un grande Paese, troppo grande perché
tutti gli italiani si sentano uguali gli uni agli altri pur nelle loro diversità, già
tra me e te c’è un abisso, se andassi in Sicilia chissà cosa troverei
” .
Questo non toglie che dalle nostre parti siamo un po musoni e meno solari, in
compenso però siamo un po più ligi ai doveri, un po più rispettosi delle regole,
siamo un Paese troppo grande, e l’abitante di Bolzano ha poco da spartire con
l’abitante di Palermo, sono due persone completamente diverse ma è bella
anche la loro diversità, guai se fossimo tutti uguali!



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rugantina Oggetto:   31 Ago, 2008 - 07:45  Profilo Rispondi citando   

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Geronimo
Si è vero ciò che dici,giuste osservazioni
le tue, scaturite da letture di cronache e
da un astio latente verso i napoletani tutti.
Ma se analizziamo in profondità questo che
x te è un "modus vivendi" dei napoletani
nn è così,è nella norma di tutte le altre città
del mondo forse la differenza è nel modo
diverso x come applicano la fantasia.
Rugantino

geronimo Oggetto: Ne siamo proprio sicuri?  31 Ago, 2008 - 00:50  Profilo Rispondi citando   

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rugantina ha scritto:
<div class="myquote" style="WIDTH: 69.61%; HEIGHT: 138px">

Sono realizzazioni napoletane molte durante
il regno delle due sicilie .
ciò x rammentare a qualcuno che Napoli ed i
napoletani nn sono mai stati secondi a nessuno
e credo che l'oscurantismo attuale sia dovuto
esclusivamente agli attuali politici.
Rugantino






Le realizzazioni napoletane, se non sbaglio, sono tutt'ora esistenti ed operanti ma grazie a pochi ed eletti personaggi dell'epoca.
La "grandezza" di una città si misura con il senso civico della sua cittadinanza, per il quale Napoli è carente.

Se la legge impone di indossare il casco, viaggiando sulle due ruote, perchè la quasi totalità, per di più impunita, non lo indossa? e così per le cinture di sicurezza, quasi completamente ignorate.
Perchè mio figlio col motorino deve continuamente correre il rischio di essere rapinato del mezzo, in pieno giorno e in pieno centro? e se fa resistenza, perchè deve correre il rischio di perdere la vita per una coltellata affibbiatole da un suo coetaneo?

E' vero, i napoletani non sono stati e non sono secondi a nessuno soprattutto nel vivere d'espedienti nel raggirare con fertili ma fastidiose furbizie ( più o meno gravi) i malcapitati che sono presi di mira ( e lo riconosce Rugantino con "...anche se con le dovute attenzioni")
Il fatto è che a Napoli si vive la cultura del più furbo senza alcun rispetto per i propri simili.

Il detto "Il pesce puzza dalla testa", molto usato a Napoli, non si riferisce solo ai governanti, attuali o passati, che forse, tutto sommato, si adeguano a quella cultura (anche perchè sarebbe una battaglia persa in partenza), ma anche in quelle micro società, rappresentate da famiglie e comunità, dove ai figli si insegna ad ottenere quello che si vuole con la prevaricazione e prepotenza a dispetto della civile convivenza.

Paragonare, quindi, i napoletani del Regno delle Due Sicilie con i loro contemporanei è come voler identificare gli attuali egiziani con gli egizi: tutt'altra cultura.

Geronimo

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AntiRuggine Oggetto:   30 Ago, 2008 - 21:45  Profilo Rispondi citando   

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Un locale antico come 'o cippo a Forcella, ma sempre attuale per la delizia che ci offre. E buon appetito.

Rugantino, se veniamo a Napoli ci consigli di mangiare a 'o cippo a Forcella?

Salutissimi.



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Il cammino è lungo e tutto ancora da inventare.
Buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Tiziano Terzani.


rugantina Oggetto: O CIPPO A FORCELLA  30 Ago, 2008 - 21:05  Profilo Rispondi citando   

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'O Cippo a Forcella.

A Napoli, quando conversando si vuole fare riferimento a qualcosa di vecchio, lo si accosta al più che usato modo di dire "Cippo a Forcella". Vediamo di capirci meglio. Se qualcuno fà una battuta e questa viene ritenuta già conosciuta dai presenti, si sentirà rispondere: - E' vecchia, s'arricorda 'o cippo a Forcella -. Oppure, se qualcuno indossa un abito o un capo d'abbigliamento ritenuto superato, si sentirà osservare: - Nun se porta cchiù, s'arricorda 'o cippo a Forcella -. E così via.
Ovviamente, come tutte le cose che si dicono solo per il loro continuo uso nel dialetto locale o per accostamenti che per abitudine vengono fatti, in pochi poi conoscono effettivamente il motivo in ragione del quale quell'intercalare diventa così logico, così naturale adottarlo in talune circostanze.
Ma andiamo per ordine.
A Napoli c'è una strada che da sola identifica un quartiere intero. Il nome di questa strada ha fatto il giro del mondo per alcune caratteristiche non sempre esaltanti collegate alla nostra città. Nonostante ciò, questa piccola ma importante arteria, vivacissima, coloratissima e piena di vita è comunque considerata un sito da visitare, anche se con le dovute attenzioni, da parte di molti turisti: sto parlando di Forcella.
Il nome non è ancora chiaro da dove provenga; alcuni lo accostano al fatto che la Via Forcella, ad un certo punto, si dirama e forma un bivio che somiglia proprio ad una forcella, lo strumento a forma di "U" usato nei lavori di uncinetto. Ma anche qui, ci sono diverse scuole di pensiero ragion per cui, ci fermiamo alla prima e andiamo oltre.
Forcella, dicevamo, è una strada del centro storico napoletano situata in una zona centrale della città, a ridosso di Via Duomo, tra uno dei famosi Decumani (Spaccanapoli) e il Corso Umberto I. Forcella è famosa, purtroppo, anche per avvenimenti e fatti accaduti anche in un recente passato, che l'hanno fatta assurgere agli onori della cronaca ma di cui avrebbe fatto volentieri a meno e mi rierisco, in particolare, ad una sparatoria che provocò la morte di una ragazza colpevole solo di trovarsi a passare di là in quel momento, Annalisa Durante, una dolce ragazza che non verrà mai dimenticata. Fu, infatti, in questa zona che, alcuni anni fa, la camorra insediò una delle sue basi logistiche più potenti, il clan Giuliano, il cui boss Luigi era appunto di questo quartiere.
In questi ultimi anni, ha contribuito a lanciare un urlo forte contro la camorra un giovane prete napoletano, don Luigi Merola, della vicina chiesa di San Giorgio Maggiore. Con grande coraggio e diplomazia, ha dato dimostrazione di come si deve e si può combattere la delinquenza, incitando i giovani a cercare di vivere per un proprio ideale, sano e costruttivo e a non arrendersi di fronte alle inevitabili difficoltà che la vita presenta.
Ma Forcella non è solo questo, anzi: molti la ricorderanno come lo scenario del primo episodio di "Ieri, oggi e domani", in cui Angelina, bellissima popolana napoletana impersonata da una splendida Sophia Loren, per evitare la prigione per spaccio di sigarette di contrabbando, continua a farsi mettere incinta dal marito, ruolo interpretato dall'indimenticabile Marcello Mastroianni.
Inoltre, a Forcella, sono anche situati il teatro Trianon e la omonima pizzeria, uno più famoso dell'altra. Oggi, il teatro funziona benissimo grazie all'ottima direzione di un insospettabilmente bravo Nino D'Angelo e la pizzeria si conferma come uno dei locali più frequentati da napoletani e turisti per la fama che lo vuole come, se non il primo, uno dei primi dove si serviva la famosa pizza Margherita.
Ma eccoci al punto di partenza di questo post. Siamo infatti partiti dal "cippo a Forcella" e ci siamo ritrovati al Trianon. Proprio davanti al teatro fa mostra di sé un alto cancello circolare che cinge una parte della carreggiata anch'essa circolare. Dando un'occhiata a quanto viene circoscritto dal cancello, ci si accorge che il contenuto è tutt'altro che irrisorio: si tratta di un gruppo di pietre facenti parte, un tempo, della cinta muraria di epoca greca appartenenti molto probabilmente alle mura che delimitavano una delle porte della antica Neapolis.
Le pietre sono tutte piazzate disordinatamente e, purtroppo, spesso umiliate da cartacce e altri generi di rifiuti. Ebbene, questa delimitazione circolare in Piazza Calenda, contiene la testimonianza antichissima di come si sviluppava la Napoli greca e, proprio perché datate, queste pietre, impropriamente denominate "cippo", hanno spinto i napoletani ad accostarle, per antonomasia, a qualsiasi cosa si voglia descrivere che abbia le sembianze di antico o di vecchio o, semplicemente, di superato, fuori uso.
Beh, dopo aver guardato le pietre, credo sia il caso di attraversare la strada e fermarsi in pizzeria ad assaggiare la altrettanto famosa "rota 'e carretta", la pizza margherita enorme che ti servono in quel locale al Trianon. Un locale antico come 'o cippo a Forcella, ma sempre attuale per la delizia che ci offre. E buon appetito.
La statua del dio Nilo.

Ricordo che da bambino, sempre accompagnato da quel grande appassionato di Napoli che era mio padre, mi recavo spesso nel centro antico della città e lì iniziava la mia passeggiata.
Era una passeggiata ricca di cose belle da vedere che non apparivano mai vecchie seppur già viste, che non annoiavano e che avevano la capacità di regalarmi sempre emozioni nuove, in qualche particolare, in qualche dettaglio non scorto durante le precedenti visite.
I Decumani erano e sono un mondo fantastico dove ogni vicolo rappresenta un mondo di notizie e fatti storici, ogni chiesa è una collezione di opere d'arte. e poi gli obelischi, i campanili, le piazzette.
Appena dopo piazza San Domenico Maggiore, proseguendo verso Piazzetta Nilo, vi è il Largo Corpo di Napoli. La toponomastica sta a ricordare la nutrita colonia alessandrina che aveva abitato quei luoghi ai tempi dell’impero romano. Questi commercianti egiziani avevano finanche dedicato una statua al fiume ritenuto da loro un dio, il Nilo, una statua eretta da egiziani, per il dio Nilo, nel cuore della Napoli dei Decumani.
La statua, vicino alla quale spesso mi fermavo incuriosito, oggi rappresenta il Corpo di Napoli: qui si racconta che ci sia il centro esatto della nostra città e che siano racchiusi tutti i suoi segreti.
Piazzetta Nilo è una delle tante piazzette di Napoli situate all'interno delle mura della vecchia cinta per la precisione a Spaccanapoli.
E' proprio grazie agli Alessandrini, quindi, che anche la piazza si chiama così. La statua da essi eretta con le sembianze di un vecchio barbuto e seminudo disteso su un sasso, con a destra una cornucopia e con i piedi appoggiati sulla testa di un coccodrillo, all'epoca, voleva rappresentare il grande fiume egiziano cui tanto dovevano e devono gli egiziani. La scultura non è mai stata spostata da quel punto.
Nel medioevo, per un motivo mai accertato, la statua rimase senza testa fino al XVII secolo. Poi, l'amministrazione cittadina provvide alla realizzazione di un'altra testa; per un altro periodo la statua sparì dalla sua classica ubicazione senza che nessuno fosse in grado di dare le notizie precise alla sua collocazione. Secondo gli scritti di Bartolomeo Capasso ricomparve nel 1476 quando le monache del monastero di Donnaromita vendettero il loro vecchio monastero per far posto al Sedile del Nido (da notare la corruzione che il tempo ha apportato alla parola).
Si presume che durante l'erezione del monastero, la statua, fu inglobata nella fabbrica e che successivamente alle demolizione del monastero fu ritrovata.
Oggi è ancora lì, misteriosa come sempre e, in chi si sofferma ad ammirarla, evoca delle strane sensazioni frammiste di ammirazione e di fascino ma anche di curiosità. C'è una leggenda, che spesso viene raccontata, che vuole che un tesoro non meglio identificato sia ancora conservato a Napoli da qualche parte e che, lo sguardo della statua del Nilo, indichi la direzione di dove sarebbe il nascondiglio.
Anche queste piccole, deliziose storie hanno contribuito a farmi amare questa città. Una città, dove anche una semplice statua può alimentare la più sfrenata e ricca fantasia.
Le Due Sicilie: il regno dei records.
Siamo vicini all'inizio delle Olimpiadi e, di conseguenza, i nostri pensieri si spostano alla manifestazione sportiva più importante a livello planetario, ai records che verranno sfidati e alla speranza che questi primati possano essere battuti, soprattutto da qualche nostro atleta.
Fà inevitabilmente parte delle ambizioni dell'essere umano la naturale tentazione di confrontarsi con se stesso, di cercare ogni volta di misurarsi e, se possibile, superarsi. E' così nello sport ma, è così anche in altri settori per i quali l'umanità ha sempre cercato l'allungo del passo, la fuga vincente, la chiave di volta per risolvere problemi collegati alle guerre o a qualche malattia da debellare, la scoperta o l'invenzione che ha permesso di facilitare il lavoro e la vita a milioni di individui.
Ma nell'ex Regno delle Due Sicilie quanti e quali sono stati i records e i primati? Napoli e il suo Regno hanno mai contribuito a regalare all'umanità qualche nuova speranza, nella scienza come nella finanza, nella ricerca come nella tecnologia, nello sport come nell'economia?
Ho provato a fare una ricerca a 360 gradi e mi sono ritrovato di fronte a notizie che già conoscevo ma anche di fronte a clamorose sorprese. Proviamo a ricapitolarle e a leggerle insieme, credo che anche voi ne rimarrete stupiti.
Cominciamo con il 1735: viene assegnata a Napoli, per la prima volta in Italia, la Cattedra di Astronomia. Il titolare diventa il matematico Pietro De Martino.
Nel 1754 è la volta del salernitano Antonio Genovesi cui viene affidata, per la prima volta nel mondo, la cattedra di Economia dell'ateneo napoletano.
Antonio Genovesi
Nel 1781, il Regno adotta il Primo Codice Marittimo nel mondo, opera di Michele Jorio; un anno dopo, nel 1782 ci fu il primo intervento in Italia di Profilassi Anti-tubercolare e nel 1789 la prima assegnazione di "Case Popolari" in Italia, per la precisione a San Leucio presso Caserta dove fu anche istituita per la prima volta l'assistenza sanitaria gratuita.
Arriviamo così al 1801 e, proprio in quell'anno venne istituito a Napoli il Primo Museo Mineralogico del mondo che attualmente ha sede nella prestigiosa Biblioteca settecentesca del Collegio Massimo dei Gesuiti in Via Mezzocannone.
E' invece del 1813 l'istituzione del Primo Ospedale Psichiatrico italiano con il Reale Morotrofio edificato ad Aversa.
Poi arrivarono i problemi collegati alle rivoluzioni e ai moti e, successivamente, ci fu la restaurazione e nel Regno - che intanto assunse definitivamente la denominazione "delle Due Sicilie" - ci furono altri momenti importanti.
Nel 1818 fu varata la prima nave a vapore nel mediterraneo, la "Ferdinando I". Un anno dopo nel 1819 fu fondato il Primo Osservatorio Astronomico in Europa a Capodimonte che, ancora oggi, risulta l’unica "struttura di ricerca" permanente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica che insiste sul territorio peninsulare del nostro Paese a sud di Roma.
Come tutti sanno, i confini del Regno includevano territori che, con l'istituzione delle Province e delle Regioni, sono stati sottratti ad alcune di esse ed assegnate ad altre. E' il caso del basso Lazio. Quelle località, da Cassino a Gaeta, da Minturno ad Aquino, da Itri a Sora alle isole Ponziane, sono sempre appartenute al Regno di Napoli ed oggi sono nel Lazio suddivise fra le province di Frosinone e Latina.
A mio avviso, chi - a suo tempo - ha istituito le province e le regioni, ha tenuto conto molto flebilmente della storia di queste località ed ha commesso un errore a non lasciarle al loro naturale collegamento storico con le altre località, con le quali hanno condiviso eventi e fatti per secoli. Oggi, infatti, il confine fra la Campania e il Lazio è segnato dal corso del fiume Garigliano che, invece, anch'esso apparteneva del tutto al Regno. E fu proprio su questo fiume, nel 1832, che fu costruito il primo ponte sospeso in ferro in Europa continentale, il Ponte "Real Ferdinando".
E', invece, del 1836 l'istituzione della prima Compagnia di Navigazione a vapore nel Mediterraneo mentre, dopo soli tre anni, nel 1839, arriva il capolavoro di quei tempi: la prima Ferrovia italiana, tratto Napoli-Portici, poi prolungata fino a Salerno e a Caserta e Capua.
Intanto, sulla scia di quanto accadeva in altre parti d'Europa, soprattutto in Inghilterra, nel 1840 venne creata la prima Fabbrica Metalmeccanica d'Italia per numero di operai (1050), esattamente a Pietrarsa presso Napoli.
Ma intanto, la vicinanza di un vulcano come il Vesuvio e la presenza di ben altri tre vulcani attivi presenti sul territorio nazionale, spingeva il Regno verso un'altra importante scelta: l'istituzione nel 1841 del primo Centro Vulcanologico nel mondo, proprio presso il Vesuvio.
La Marina Militare non stava a guardare e, nel 1843 fu varata a Castellammare di Stabia la prima Nave da guerra a vapore d'Italia, la pirofregata "Ercole" e nel 1845 a Pietrarsa fu costruita la prima locomotiva a vapore.
E' dello stesso anno l'istituzione del primo Osservatorio Meteorologico italiano, proprio alle falde del Vesuvio.
Il 31 luglio 1852, invece, è il giorno dell'inaugurazione del primo Telegrafo Elettrico in Italia e, nello stesso anno fu inaugurato anche il primo Bacino di Carenaggio in muratura in Italia nel porto di Napoli.
L'anno dopo, nel 1853 per la prima volta dal Mediterraneo parte un piroscafo per l'America; si tratta del "Sicilia" della Società Sicula Transatlantica di Salvatore De Pace. Il suo viaggio durerà 26 giorni prima di approdare dall'altra parte dell'Atlantico.
Nel 1860, quella del Regno diventa la Prima Flotta Mercantile d'Italia (seconda flotta mercantile d'Europa) e prima Flotta Militare (terza flotta militare d'Europa).
Intanto, l'Industria Navale di Castellammare di Stabia diventa la più grande d'Italia per numero di operai impiegati, ben 2000.
In quell'anno, il Regno delle Due Sicilie, diventa il primo tra gli Stati italiani per numero di Orfanotrofi, Ospizi, Collegi, Conservatori e strutture di Assistenza e Formazione.
Il collegio militare "Nunziatella", istituito nel 1787, il più antico Istituto di Formazione Militare d'Italia ed uno dei più antichi del mondo, diventa un collegio di prestigio riconosciuto a livello europeo.
P.S.
Sono realizzazioni napoletane molte durante
il regno delle due sicilie .
ciò x rammentare a qualcuno che Napoli ed i
napoletani nn sono mai stati secondi a nessuno
e credo che l'oscurantismo attuale sia dovuto
esclusivamente agli attuali politici.
Rugantino


AntiRuggine Oggetto:   30 Ago, 2008 - 20:11  Profilo Rispondi citando   

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Saralaporta ha scritto:
Luciano De Crescenzo è proprio fantastico! Mi è sempre piaciuto!
Il Tempo!
E' tutto molto interessante quello che ho letto anche se alcune cose sono
rimaste solo parole perchè difficili da concretizzare ...
Quante volte mi sono soffermata a pensare proprio al passato, presente e
futuro un po come detto anche da De Crescenzo, ma poi, più cercavo di
approfondire la cosa e più mi si complicava ed alla fine cambiavo tipo di
pensiero.
Analogamente l'ho fatto anche per cercare di "capire" l'infinito ... alla fine
avevo l'impressione che mi girasse la testa ...
Noi poveri comuni mortali vediamo il tempo come qualcosa che quando
eravamo piccoli non passava mai e che ora invece corre a gambe levate!
Una volta, quando la gente doveva accendere il camino per fare il caffé la
mattina ... andare al lavatoio per lavare i panni o a prendere l'acqua alla
fontana, aveva anche il tempo di fermarsi a chiacchierare seduta sul muretto
fuori casa o ricamare splendidi corredi, nel tiepido calore delle stalle, alla
luce di poche candele ... e ora?
Abbiamo la macchinetta del caffé che ci da la sveglia, il microonde, la
lavatrice, l'asciugatrice, la lavapiatti, il forno, il computer ecc. ecc. quindi
dovremmo avere tanto tempo a disposizione invece non ne abbiamo più ...
Che cosa è successo? I minuti si sono accorciati, in accordo con le ore ed il
sorgere del sole? Perfino i miei nipotini hanno il senso del tempo che passa
in fretta ... a me non era mai successo!
Il concetto di tempo per persone "normali" è assolutamente relativo in
funzione di quello che noi facciamo in questo tempo ... se ci annoiamo non
passa mai mentre se ci divertiamo sfuma in un attimo ...
Tutta la nostra vita è "relativa"?


Sara, le macchine " labour saving" ci aiutano ad aumentare il tempo da dedicare all'Ozio Creativo.La vita di ognuno di noi è sempre unica,irripetibile ed irriducibile e qunindi assoluta.
Relative sono le idee che ci facciamo per rappresentare la realtà.




_________________
Il cammino è lungo e tutto ancora da inventare.
Buon viaggio! Sia fuori che dentro.”

Tiziano Terzani.


TittiMendoza Oggetto: L'attimo fuggente...  30 Ago, 2008 - 20:02  Profilo Rispondi citando   

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L'attimo fuggente.....



Purtroppo è vero, uscire dai propri schemi mentali dal modo in cui osserviamo ed interpretiamo le cose, a volte induce caos nella mente. Questo perchè lei ha ormai assunto le sue abitudini, vuoi per tradizioni, anche religiose, che per educazione ricevuta fin dalla nascita.
Superare queste barriere, è quello che penso dovremmo augurarci, al fine di uscire da modelli e stili di vita preconcetti e cristallizzati e poter così vedere ed esplorare altri orizzonti di conoscenza.

Quello che ho riportato nel mio scritto, sono soltanto miseri frammenti di consapevolezza, a paragone di ciò che volendo, potremmo sapere; basterebbe sentirsi spronati dalla curiosità, ma anche e soprattutto dal dubbio costruttivo, per mettere alla prova le famose “Grandi Verità”.

La realtà è quella che tu dici Sara: malgrado il progresso ci abbia favorito in tante cose per farci guadagnare tempo, il tempo non ci basta mai…..ma è pur vero che esso è lento quando ci annoiamo e veloce quando siamo in buona compagnia o facciamo qualcosa che ci piace; questo dovrebbe bastare a farci meditare sulla sua relatività e sulla sua reale esistenza.
Insomma: il passato l’abbiamo vissuto, il presente lo stiamo sperimentando, rimane il futuro, ma siccome:
“del doman non v'è certezza, chi vuol esser lieto sia”
Godiamoci l’attimo fuggente…. Illustrato da De Crescenzo nel filmato.
Buona serata, Titti


_________________
Un animo che alloggia in una mente aperta potrà sempre respirare conoscenza.


Ultima modifica di TittiMendoza il 30 Ago, 2008 - 20:33, modificato 2 volte in totale
Saralaporta Oggetto:   30 Ago, 2008 - 10:42  Profilo Rispondi citando   

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Luciano De Crescenzo è proprio fantastico! Mi è sempre piaciuto!
Il Tempo!
E' tutto molto interessante quello che ho letto anche se alcune cose sono
rimaste solo parole perchè difficili da concretizzare ...
Quante volte mi sono soffermata a pensare proprio al passato, presente e
futuro un po come detto anche da De Crescenzo, ma poi, più cercavo di
approfondire la cosa e più mi si complicava ed alla fine cambiavo tipo di
pensiero.
Analogamente l'ho fatto anche per cercare di "capire" l'infinito ... alla fine
avevo l'impressione che mi girasse la testa ...
Noi poveri comuni mortali vediamo il tempo come qualcosa che quando
eravamo piccoli non passava mai e che ora invece corre a gambe levate!
Una volta, quando la gente doveva accendere il camino per fare il caffé la
mattina ... andare al lavatoio per lavare i panni o a prendere l'acqua alla
fontana, aveva anche il tempo di fermarsi a chiacchierare seduta sul muretto
fuori casa o ricamare splendidi corredi, nel tiepido calore delle stalle, alla
luce di poche candele ... e ora?
Abbiamo la macchinetta del caffé che ci da la sveglia, il microonde, la
lavatrice, l'asciugatrice, la lavapiatti, il forno, il computer ecc. ecc. quindi
dovremmo avere tanto tempo a disposizione invece non ne abbiamo più ...
Che cosa è successo? I minuti si sono accorciati, in accordo con le ore ed il
sorgere del sole? Perfino i miei nipotini hanno il senso del tempo che passa
in fretta ... a me non era mai successo!
Il concetto di tempo per persone "normali" è assolutamente relativo in
funzione di quello che noi facciamo in questo tempo ... se ci annoiamo non
passa mai mentre se ci divertiamo sfuma in un attimo ...
Tutta la nostra vita è "relativa"?


_________________
Trova tu la giusta guarigione, cercala nella tua anima
TittiMendoza Oggetto: Se avete tempo, vi parlo del Tempo  29 Ago, 2008 - 16:43  Profilo Rispondi citando   

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"Se avete tempo,
vi parlo del “Tempo”

Non meteorologico, ovviamente, ma di quel tiranno che c’imprigiona in tempi… da gestire. Si sente spesso dire: “Non ho tempo” “Il tempo è volato” oppure “Il tempo non passa mai ” ma in sostanza cosa è il “Tempo?” E’ qualcosa che gestiamo a nostro piacimento o qualcosa che ci viene imposto, al fine scandire le nostre esistenze nello “Spazio” in cui viviamo ?
Se vi va di filosofare e avete tempo…. Mi farebbe piacere condividere con voi alcune informazioni, anche se so in partenza, che l’argomento è arduo….

"Il Tempo"


Il dizionario dice che: il Tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Tutti gli eventi possono essere descritti in un tempo che può essere passato, presente o futuro e che la complessità del concetto è da sempre oggetto di studi e riflessioni filosofiche e scientifiche da parte dell'uomo.

In effetti, se poniamo attenzione, ci accorgiamo che ogni livello ha il “suo tempo”. Ad esempio: nel piano fisico per prendere un oggetto occorre un tempo, occorre che la mano si sposti e questo spostamento occupa un tempo.
Nel piano astrale invece questo cambia molto: il concetto di tempo non esiste più perché, non occorre eseguire una serie di movimenti o avere un moto per trovare una persona, ma basta un semplice desiderio, rivolto alla persona e quindi l'idea del tempo cambia.
Nel piano mentale poi, cambia ancora rispetto sia al piano astrale che al piano fisico, perché basta un pensiero per avere il contatto immediato con l'oggetto di questo pensiero, parlandogli telefonandogli.
Si dice che il tempo non esista laddove è “l'Eterno Presente”, cioè “in Dio”.Ma allora tutto è “presente”, ogni vita è presente, ogni istante è come fotografato in Lui.
Di certo la vita è composta da innumerevoli attimi; ognuno dei quali è in Lui, contemporaneamente e separatamente.




Ad esempio: l'illusione del movimento di una proiezione cinematografica è data dal susseguirsi dei fotogrammi della pellicola e dalla persistenza delle immagini sulla retina dell'occhio; questo insegna la nostra scienza. In realtà, la visione di un film è un lavoro mentale perché è un fenomeno che avviene nel veicolo mentale dell'individuo.
Se qualcuno dicesse che tutto quanto quello che vediamo nella vita è simile all'illusione del filmato appena accennata, prendereste quel qualcuno per un pazzo eppure, considerate che se nella vita ci fermiamo solo ad una visione relativa delle cose, cioè se no ci sforziamo di vedere e valutare anche il resto che ci circonda, sarebbe come entrare e vivere la storia del film, senza riflettere che siamo in una sala cinematografica con altra gente e che quello che guardiamo è solo uno schermo, in altre parole, siamo chiusi e schematizzati in un'unica osservazione dell’oggetto, che poi è proprio simile all'illusione del movimento della proiezione cinematografica. In realtà, esiste solo l'Eterno Presente e l'Infinita Presenza.

Nel piano fisico noi abbiamo cognizione dello spazio perché, chiusi in una forma, (quella del corpo fisico) per raggiungerne un'altra forma, una delle due deve spostarsi per colmare lo spazio che le separa.
Nell'astrale invece è il desiderio o la volontà che possono renderci presenti là dove desideriamo andare col pensiero. Ad esempio tornare con la mente al luogo dove si è trascorsi le vacanze, oppure a casa dei nipotini.
Nel mentale, al contrario, è il pensiero che dà l'immediata sensazione di un reale contatto fra noi e l'oggetto della nostra considerazione.
Nello spirituale infine, al di fuori di ogni limitazione, si ha coscienza dell'Eterno Presente e dell'infinita presenza di ognuno e di ogni cosa.



Un oceano si può considerare un insieme di gocce: pure ciascuna goccia esiste, solo nell'attimo in cui viene prelevata dalla massa dell'oceano e solo allora si può dire che ne sia vicina o lontana.
Allo stesso modo, se si risale alla radice del nostro essere, si comprende di essere “Uno nel Tutto”, proprio come la goccia nell’oceano e che lo “Spazio”, è nel piano della materia, perché solo li si ha l'illusione che esso esista.

Come il movimento è una successione di punti, di frammenti di fotogrammi, come nella proiezione cinematografica, il Tempo invece ne è una di attimi, in ciascuno dei quali vi è una particolare disposizione dell’insieme delle cose. La nostra mente, passando da un attimo all'altro, secondo una successione ovvia, fa sì che il ricordo crei l'illusione del movimento, del cambiamento, del Tempo.
Oltre i ritmici cicli di manifestazioni cosmiche e terrene, oltre l'immenso quadro di evoluzione, oltre l'eterno divenire degli universi, sta il “Supremo Perché” di tutto questo, sta l'Eterno, l'Infinito, l'Immortale, il Perfetto, l'Assoluto ... oltre ... oltre. Ma quello immagino che lo vedremo e lo capiremo solo quando saremo liberi dalla prigione terrena: “del Tempo e dello Spazio”.



In conclusione, come la ciliegina sulla torta…. mi piace prendere in considerazione gl’insegnamenti sul "Tempo", espressi da Sant’Agostino e ve li propongo introdotti dal famoso filosofo Luciano De Crescenzo che, in questo filmato, espone in modo divertente la teoria del “Tempo secondo Socrate”.





Vi converrà leggere lo scritto con calma e magari,
se necessario rileggerlo in quanto ne vale la pena.

"IL PROBLEMA DEL TEMPO"

Nell' undicesimo libro delle confessioni Agostino analizza il problema del tempo: Agostino diceva "Io so che cosa é il tempo, ma quando me lo chiedono non so spiegarlo".
Con la creazione delle cose, dice Agostino, Dio crea anche il tempo, quindi non esiste tempo prima della creazione. Ma che cosa é il tempo ? Parrebbe ovvio considerare il tempo come la somma di passato, presente e futuro: ma il passato non é più e il futuro non é ancora. Parrebbe dunque che soltanto del presente si possa dire che é.
E allora che cosa significa che é? Se il presente fosse sempre attuale, sarebbe l'eternità. In realtà esso esiste come presente solo a condizione di tramutarsi in passato e di non essere ancora futuro.
Ma se il presente é un intervallo,si divide in qualcosa di passato e in qualcosa di futuro: il presente non ha estensione; si dà allora soltanto il continuo tradursi del futuro nel passato. Per cogliere la vera realtà del tempo occorre guardare nell'interiorità .

Se il passato é oggetto di ricordo, e questo ricordo é vero, chi lo ricorda deve vederlo e quindi in qualche modo il tempo deve essere. Parlando del passato noi non esponiamo le cose che sono passate, ma usiamo parole formate secondo le immagini impresse nel nostro animo delle cose nel loro accadere. La memoria ha la facoltà di trattenerle; essa però,é qualcosa che si possiede al presente.




La memoria,allora, non é altro che “Presente del Passato”. Un discorso analogo vale anche per le altre due dimensioni del tempo: il “Futuro” non é altro che attesa presente di ciò che sarà e il presente,attenzione presente a ciò che é . Le dimensioni del tempo sono dunque tre e sono presenti nella nostra anima: eventi passati, presenti e futuri esistono dunque in quanto sono presenti nella nostra anima . Solitamente per misurare il tempo che trascorre, si assumono come termine di riferimento i moti degli astri,ma Agostino capovolge la prospettiva: non sono questi moti a determinare l'unità di misura del tempo . E' piuttosto il tempo ad essere il fondamento della determinazione della durata di questi stessi moti;un moto astronomico,infatti, potrebbe mutare.
Il tempo invece é " distensio animi ", un distendersi dell'anima.

E' questo a darci la misura del tempo. Ciò che viene misurato dall'anima non sono quindi,le cose nel loro trascorrere,ma l’affezione che esse lasciano e che permane nella nostra anima anche quando esse sono trascorse.
Le tre dimensioni del tempo non sono altro che tre articolazioni del distendersi dell'anima:il ricordo,il prestare attenzione a qualcosa,”l'attesa”. L'anima consente di connettere le tre dimensioni temporali in un'Unità. La conseguenza é che,se non ci fosse l'anima,non ci sarebbe il tempo. L'Unità Divina,invece, comprende nel presente stabile della sua eternità,tutto ciò che é stato,é e sarà. In tal modo,l'Unità Divina é la garanzia che il “Tempo” che é traccia della nostra lacerazione e lontananza da essa,non trascini tutto verso il “non essere” .



Se il tutto non è stato chiaro abbastanza,diamo Tempo al Tempo….
e forse un giorno lo comprenderemo !





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Un animo che alloggia in una mente aperta potrà sempre respirare conoscenza.
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