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airOne Oggetto: La canzone milanese  16 Ott, 2011 - 17:46  Profilo Rispondi citando   

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soldatini Oggetto: ciau a tucc i amis  16 Ott, 2011 - 13:00  Profilo Rispondi citando   

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Ci provo per augurarvi una buona domenica


La pobbia de cà Colonetta (poesia giovanile ca.1909/1912)

L'è creppada la pobbia de cà
Colonetta: tè chì: la tormenta
in sto Luj se Dio voeur l'à incriccada
e crich crach, pataslonfeta-là

me l'à trada chì longa e tirenta,
dopo ben dusent ann che la gh'era!
L'è finida! eppur...bell'e inciodada
lì, la cascia ancamò, la voeur nò
morì, adess che gh'è chì Primavera...

andemm...nà...la fa sens...guardegh nò!


Il pioppo di casa Colonnetti

E' morto il pioppo di casa
Colonnetti: ecco l'uragano
di questo luglio de Dio vuole ce l'ha fatta
e cric crac, patapunfete-là

me lo ha scaraventato qui lungo e disteso,
dopo ben duecento anni che c'era!
E' finito! eppure...anche inchiodato
lì, germoglia ancora, non vuol
morire, adesso che viene Primavera...

andiamo...via...fa pena...non guardarlo

di Delio Tessa


Buon appetito



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Annamaria Soldatini
Vittoria Oggetto: Ricetta lombarda  15 Ott, 2011 - 20:28  Profilo Rispondi citando   

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Anelli di cipolla fritti

Ingredienti:

100 g di farina 00
sale
100 ml di acqua minerale naturale
50 ml di acqua gasata
2 cipolle rosse di Tropea
olio per friggere (di oliva o di semi di arachide)

Preparazione:

In una terrina setacciare la farina ed unire un pizzico di sale. Stemperarvi l’acqua piano piano, mescolando con la frusta manuale e lavorando bene affinché l’impasto fili a nastro.
Sbucciare le cipolle, affettarle nello spessore di mezzo centimetro circa, separare gli anelli e metterli a bagno in acqua fredda per una decina di minuti.
Scolare gli anelli di cipolla e tamponarli con carta da cucina. Tuffarli nella pastella affinchè ne vengano ben ricoperti.
Scaldare abbondante olio in padella, prendere gli anelli di cipolla uno per uno con una pinzetta e friggerli.
Quando si saranno uniformemente dorati, ritirarli ponendoli ad asciugare su carta da cucina.
Salare in superficie e servire immediatamente.
Per la preparazione di questa ricetta sono indispensabili cipolle molto carnose. In caso contrario tenderanno a seccarsi ed indurirsi.


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airOne Oggetto: liscio ambrosiano  14 Ott, 2011 - 19:52  Profilo Rispondi citando   

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airOne Oggetto:   12 Ott, 2011 - 16:13  Profilo Rispondi citando   

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Mediolan... Mittland... Mediolanum... Miragn ...
ma el sò nòmm pussee bèll l'è: mllàn



Su sto nomm, l'ha scrivuu tanta gent,
e, sul simbol ch'el gh'ha, anmò pussee.
Gh'è chi dis che el voeur dì, certament,
Majalonna tosada de drée...
Mezzalanna sbiottada in vergógna...
de storièll n'hann cuntaa firma tròpp,
ma mi pensi che i Etrusch, da Bologna,
sien rivàa firma a chi, al gran galòpp...
Federaa coi Città de Toscana,
on quej Càpp l'ha pensaa de fondà,
sul modell de la rocca Trojana,
on villagg che el podèss diventà
on esempi; ona gran capital
bonna de commercià e lavorà
mercanzij d'ogni sorta e metàll,
loeugh sicùr, per la gent e i soldaa.
Mediolanum gh'hann dii, ma i roman,
e Miràgn on quejvun l'ha ciamaa,
poeu Mittland on quaj crucch allemann;
poeu Myland, ma el so nomm el se sa:
l'è Milan, Milanin, Milanon,
semper prìmm, semper gràss, semper bèll
chi se intrippomm, coj tò buseccon
de cazzoeula, risòtt e vinèll,
de luganigh, salsizz, cotolètt,
de pan cald, moresin, savorii,
nun stèmm ben in sto loeugh benedètt
in cà nostra ne pias digerì.
Tucc i alter pajasc forestee
che maltratten el noster Comùn
farjen ben a sta foeura di pèe:
«Stèe a la larga dai noster fortuùnn...».
Oh, Milan, vegnuu grand in la grassa,
or e argent cont i gèmm t'hann faa scùd...
el diventa nissun chi te lassa:
chi te brascia l'è on scior in salùd!
Gh'è benèsser per tùcc i tò fioeu
basta avègh di brasc bon e cervèll...
come jer, se sa ben che, anca incoeu,
ne proteggen el Domm e el Castèll.
Progredì l'è el destìn che te gh'hee:
dal passaa al tò futur la toa man
la lavora e la cunta i danée.
Mesterasc... danerasc... nel baccàn...
In la nébbia, con ti, gh'hèmm ripòss.
Sèmm nassùu Meneghìn Ambrosian.
Te ringraziom de coeur per tuttcòss,
nobilissim, bellissim: Milàn!


Claudio Grossi

airOne Oggetto: La Milano dei naifs  12 Ott, 2011 - 16:08  Profilo Rispondi citando   

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Enrico Fereoli - Basilica di san Lorenzo




Enrico Fereoli - Alzaia Naviglio grande


Enrico Fereoli- Castello sorzesco

airOne Oggetto: Preghem gent  10 Ott, 2011 - 22:00  Profilo Rispondi citando   

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Dopo la messa una prghiera di ringraziamento vale la pena farla.

Cassandra Oggetto:   10 Ott, 2011 - 21:43  Profilo Rispondi citando   

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Milano segreta

COSA CI FA UNA CHIESETTA IN MEZZO ALLE CORSIE DI VIA LORENTEGGIO?




La chiesetta di S.Protaso negli '40 e oggi


Se vi è capitato di passare da Via Lorenteggio, a sud-sud ovest della città, sono certa che anche voi vi sareti chiesti cosa ci faccia una chiesetta in mezzo alle corsie automobilistiche!
E' la "gesetta dei lusert": si tratta di una vecchia chiesetta di campagna frequentata dai contadini della zona per la Santa Messa.
Edificata tra il IX e XII secolo fuori le mura di Milano e quindi all'epoca, in aperta campagna! divenne fienile, deposito d'armi e si pensa anche ritrovo segreto per gli oppositori del dominio austriaco.
La leggenda narra che Federico Barbarossa si fermò qui a pregare prima di mettere la città a ferro e fuoco nell'aprile 1162!
Ma non è l'unica leggenda: gli anziani della zona si tramandano la storia che l'affresco della Madonna, intonacato per ben 3 volte, sia sempre riaffiorato dall'intonacatura.
La chiesa rischiò di scomparire negli anni '50 con l'espansione urbanistica della città. Quando costruirono la strada a due corsie inizialmente si voleva demolire la chiesa, ma le proteste degli abitanti furono tali da optare per un'altra soluzione: lasciare la chiesetta nello spartitraffico che divide le due corsie della strada.
Negli anni '80 l'Associazione Commercianti del Lorenteggio e del Lions Club Milano Host restaurarono la chiesa, ormai in pessime condizioni, e aggiunsero un sagrato di ciottoli e un cippo (risalente agli inizi del 1800) che indica il territorio dell'antico comune di Lorenteggio ed Uniti.
La prima domenica di maggio in occasione della "Festa di primavera" e l'ultima di novembre per " Il Natale di Lorenteggio" la chiesa viene aperta al pubblico ed è possibile ammirarne gli affreschi ricchi di storia.


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Val sempre la pena fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta - O.W.
Cassandra Oggetto: milano derby club  09 Ott, 2011 - 19:01  Profilo Rispondi citando   

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Milano Segreta
C'era una volta il Derby, la culla del cabaret
Nato grazie all'idea geniale di Gianni e Angela Bongiovanni, ha tenuto a battesimo tanti comici, da Bisio ad Abatantuono

C'era una volta, in una grande città, un giovane ristoratore di nome Gianni con il pallino del teatro. Gianni ci va molto spesso e finisce così con l'imparare a memoria la scaletta e il cast di tanti spettacoli. I genitori del ragazzo hanno da poco comprato un piccolo ristorante alla periferia della grande città. Gli affari, però, non vanno troppo bene, ma Gianni ha un'idea: farne un locale dove incontrarsi per ascoltare musica. Già, ma se l'idea è di Gianni, a comunicarla ai genitori è Angela, la sua amata. E' così che ha inizio la favola.


DA GO-GO A DERBY - Intorno alla palazzina liberty di via Monte Rosa 84 c'è un gran via vai di gente: gli architetti chiamati a raccolta da Gianni e Angela Bongiovanni ancora non sanno che quello che stanno arredando diventerà presto il tempio del cabaret milanese. Al primo piano sono i tavoli apparecchiati della zona ristorante ad accogliere i clienti, mentre nei quarantacinque metri quadrati che costituiscono lo scantinato, spuntano divanetti e puff neri. In fondo alla sala, una pedana sorregge un pianoforte e una batteria. La vicinanza dell'ippodromo di San Siro attira giornalisti sportivi e scommettitori incalliti: nella piccola cantina l'odore di sigari e whisky si confonde con il sapore amaro delle sconfitte, mentre pochi fortunati ridono e bevono sulle note malinconiche del jazz. Il vecchio Gi-Go, poi Whisky a gogò, viene ribattezzato Derby.

COLTRANE E QUINCY JONES - Una sera, a quel pianoforte nero, si siede uno che la musica la conosce bene: si chiama Gianfranco Intra ed è uno dei maggiori jazzisti italiani. E' il 1962 e il Derby diventa Intra Derby Club, un nome all'americana che richiama nel locale «pezzi grossi» come Charles Aznavour, John Coltrane e Quincy Jones, solo per citarne alcuni. Il ristorantino del «Bongio» (è questo il soprannome affibbiato al nostro Gianni), comincia a riscuotere un certo successo. Sono gli anni del boom economico e la gente vuole svagarsi, ecco perché quando il chitarrista Franco Cerri si mette a raccontare qualcuna delle sue storielle, il pubblico del Derby applaude divertito. Nella cantina di via Monte Rosa bazzica anche un giovane dottore di Milano, che canta di un cane con i capelli e dell'ombrello di suo fratello. E' qui che Enzo Jannacci conosce Dario Fo e improvvisa numeri con il duo Cochi e Renato e con «La pattuglia azzurra» di Massimo Boldi e Teo Teocoli.

LA PRIMA VOLTA DI BOLDI - A poco a poco la musica lascia il posto alle gag di comici alle prime armi, ignari che quel palcoscenico li avrebbe lanciati nel mondo della televisione e del cinema. Nasce così, quasi per caso, il Derby Club Cabaret. Cinque numeri a sera, di mezz'ora l'uno, con Angela dietro il bancone a controllare che tutto vada bene e che il debuttante di turno faccia ridere. La prima volta che Massimo Boldi sale da solo sul palco è un fiasco incredibile, ma il Bongio è lì a dirgli di non scoraggiarsi, consolandolo con una delle sue tipiche frasi: «Prova a pensare… bon! Sei avanti vent'anni».

SALVI NELLA SPAZZATURA - Sono tanti i nomi che si alternano su quella pedana: da Lino Toffolo a Felice Andreasi (entrambi di Torino), da Tony Santagata all'avvocato occhialuto Walter Valdi, da Bruno Lauzi a Paolo Villaggio, dai veronesi I Gatti di Vicolo Miracoli (Jerry Calà, Franco Oppini, Nini Salerno, Umberto Smaila, Mallaby Spray), a Mauro Di Francesco, Claudio Bisio, Antonio Catania, Giorgio Faletti, Enzo Iacchetti, Paolo Rossi. C'è chi, come Enrico Beruschi, viene al Derby tutte le sere a raccontare barzellette ai comici, finché qualcuno non lo spinge sul palco ed è un successo; o chi, come Francesco Salvi, debutta con indosso un sacco della spazzatura; il pubblico non ride e lui corre per strada vestito così, con il Bongio che lo insegue!
Tutti ricordano almeno un po' di tremolio alle gambe, prima di scendere quei fatidici trenta gradini. E tutti ricordano Rosa, sorella di Angela, addetta al guardaroba. Viso dolce, sorriso gentile, Rosa ha una parola d'incoraggiamento per ognuno di quei ragazzi.

IL «TERRUNCIELLO» DIEGO - Anche suo figlio lavora lì: di giorno frequenta (non troppo assiduamente) l'Istituto tecnico industriale e la sera si occupa delle luci. Quando sale sul palco parla come uno dei tanti immigrati pugliesi che frequentano i bar di Milano, dando vita al personaggio del «terrunciello». Mamma Rosa è in imbarazzo e, quando Renzo Arbore le si avvicina durante una serata, chiedendole chi sia quel ragazzo, non dice che è suo figlio. Suo figlio Diego. Diego Abatantuono.

IL «CONFESSIONALE» DI CRAXI - Tra i clienti del Derby c'è la «Milano bene»: schiere di avvocati, industriali, politici e sportivi siedono l'uno accanto all'altro. Spiccano i nomi di Charlie Krupp, delle omonime acciaierie, del miliardario Rocky Agusta, di Gianni Rivera e di Bettino Craxi, prima in veste di «semplice» politico, poi di Presidente del Consiglio, unica differenza la scorta. Al noto socialista, Gianni riserva un piccolo privilegio, quello del «confessionale», ovvero un armadio dove custodisce le bottiglie lasciate a metà, con tanto di etichetta che ne segna il livello, per evitare che i ragazzi ne approfittino! Le bottiglie vengono così servite la volta successiva.




BELLEZZE E BANDITI - Dal Bongio sono di casa anche Mina e Alberto Lupo, Renato Rascel e Walter Chiari, Mastroianni e le Kessler, Giorgio Strehler, Paolo Grassi e gli attori del Piccolo, e ancora Enzo Tortora e Mike Bongiorno, Johnny Dorelli e Augusto Martelli, Ricky Gianco e Beppe Recchia, Mennea e Vandelli. Anche qualche malavitoso cena nella cantina di via Monterosa, ma nessuno ci fa caso, nemmeno quando a pagare il conto è il bandito Francis Turatello. Come dimenticare poi il «Bistecca», così soprannominato, perché in cambio di qualche bella battuta, che i comici ripropongono subito al pubblico, si fa offrire, per l'appunto, una gustosa bistecca!

SEDIE ANCHE SUL PALCO - I numeri di dilettanti allo sbaraglio si alternano a veri e propri spettacoli, con tanto di cartellone, come quelli messi in scena da Jannacci («La tappezzeria»), o da Sandro Massimini («Più crudele di Venere»). A volte i centocinquanta posti a sedere del Derby non sono sufficienti ad accogliere il pubblico, allora si aggiungono sedie persino sul palcoscenico. Dietro le quinte ci sono loro, i «pistolati», i fortunati artisti che si sono guadagnati la benedizione del Bongio. Tra di loro gli scherzi sono la norma; di certo, però, non scherza l'infuriato Giorgio Faletti quando dice di voler strangolare Paolo Rossi, perché pensa che gli abbia rubato una battuta!


UNA NUOVA AVVENTURA? - Procede tutto bene fino al 1981, anno in cui Gianni si ammala. E' ricoverato all'ospedale Sacco, e la sua stanza è tutta tappezzata delle vecchie locandine che hanno scandito il tempo del tanto amato Derby. Dopo la sua morte, Angela manda avanti il locale con l'aiuto del cognato. Le cose, però, sono cambiate: oltre all'aumento dell'affitto e ai diritti da pagare alla Siae, teatro e televisione si stanno appropriando del cabaret come genere e il Derby inizia il suo lento declino, per poi chiudere definitivamente nell'86. Oggi, nella vecchia palazzina liberty, che ha ospitato tanti giovani talenti, ci sono i ragazzi del centro sociale Cantiere. Il Derby Club Cabaret ha passato il testimone allo Zelig di Gino e Michele, ma la signora Angela non nasconde il desiderio di lanciarsi in una nuova avventura. La favola non è ancora finita.

articolo del Corriere della Sera : le informazioni sono tratte dal libro «Il Derby Club Cabaret», a cura di Margherita Boretti e Angela Bongiovanni









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Val sempre la pena fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta - O.W.
solidea Oggetto:   09 Ott, 2011 - 12:56  Profilo Rispondi citando   

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buona domenica a tutti gli amici milanesi

aviatore Oggetto: a Air One  09 Ott, 2011 - 11:48  Profilo Rispondi citando   

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Complimenti Airone ! Un spassosissima messa, per chi comprende il milanese. Mi ha ricordato il nonno che ( quanti anni fa? ) mi cantava qualcosa di simile, dove tra l'altro mi si affaccia alla memoria :"tirela sù che la pend in giò, l'oca pro nobis..." . Esortazione del parroco ad un chierichetto perchè, da sotto il camicione bianco spunvano le zampe di un oca appena ghermita.
Se non sbaglio, il Porta qualcosa ha scritto a tal proposito.
Un cordiale saluto.
av.

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B.D.
Vittoria Oggetto: Ricetta lombarda  09 Ott, 2011 - 10:56  Profilo Rispondi citando   

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Risotto allo Zafferano con Salsiccia e Fagioli borlotti

Ingredienti per 4 persone:

Brodo vegetale
350 gr. di Riso per Risotti
400 gr. di Salsiccia
2 Scatole di Fagioli Borlotti già lessati
1 Cipolla Rossa di Tropea piccola
Olio extravergine d'oliva
1/2 bicchiere di Vino Bianco secco
Sale q.b.
Pepe q.b.
2 Bustine di Zafferano
50 gr. di Burro per mantecare
Parmigiano grattugiato

Preparazione:

Prima incominciare a preparare un buon brodo vegetale da tenere sempre bollente.
Allora prendere una pentola capiente versare un po' d'olio extravergine d'oliva, tagliare la cipolla e soffriggerla.
Nel frattempo togliere la salsiccia dal budello e tagliarla a tocchetti, metterla nella pentola e frantumarla man mano che prende colore, aggiungere il vino bianco e farlo sfumare a fiamma dolce.
Quindi mettere i fagioli borlotti già lessati, (prima fate attenzione di eliminare l'acqua dalle scatole) e fateli rapprendere per un paio di minuti.
A questo punto versare il riso e fargli rilasciare l'amido, poi aggiungete man mano il brodo vegetale precedentemente preparato e lasciate cuocere il riso.
Aggiustate di sale e di pepe, mettete lo zafferano e fatelo sciogliere senza far formare i grumi.
Appena finita la cottura, mettete il burro e mescolate finche non sarà sciolto completamente e lasciate riposare per 5-7 minuti. Una volta riposato mettere nei piatti da portata il risotto con parmigiano grattugiato.

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airOne Oggetto:   08 Ott, 2011 - 17:30  Profilo Rispondi citando   

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solidea Oggetto:   08 Ott, 2011 - 17:05  Profilo Rispondi citando   

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.......la me piaseva e l'ho postada ........allegria fioeu e tusanett !



in milanese antico è presente "sont " che ci connette intrinsecamente al latino ed al francese.

La parziale somiglianza col francese tuttavia è stata qualche volta esasperata, creando qualche equivoco. Significativa a proposito una vecchia filastrocca riguardante un ortolán che aveva delle noci in esposizione, e un turista francese, che sarebbero stati capaci di comprendersi, all'interno di una serie di continui e sconclusionati qui pro quo:



Turista: "Comment s'appellent-ils?" (Come si chiamano?)

Fruttivendolo: "Se pelen no, se schiscen." (Non si pelano, si schiacciano.)

Turista: "Comment?" (Come?)

Fruttivendolo: "Coi man, coi pé, 'me te voeuret!" (Con le mani, coi piedi, come ti pare!)

Turista: "Je ne comprend pas..." (Non capisco...)

Fruttivendolo "Se te voeuret minga comprài, lassa pur stà!" (Se non vuoi comprare, lascia stare!)




(tutto copiato dal web )



soldatini Oggetto: per Airone e Vittoria  08 Ott, 2011 - 16:05  Profilo Rispondi citando   

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Sono una semplice allieva, maestro Airone e sono felice di essere presente in questo topic anche se saltuariamente. Ho trovato questa poesia di Manzoni, sono gli unici versi del milanesissimo Alessandro Manzoni, che sono conosciuti, dedicati all'amico Carlo Porta.
Se e' stata gia' postata, be' pazienza
On badee che voeur fà el sapienton
el se toeu subet via per on badee;
ma on omm de coo che voeur paré mincion,
el se mett anca lu in un bell cuntee

oo
Lo sciocco che vuol fare il sapientone
si vede subito che è uno sciocco;
ma l’uomo di ingegno che vuol apparire incapace
si mette anche lui in un bell’impiccio

Buon fine settimana



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Annamaria Soldatini
airOne Oggetto:   08 Ott, 2011 - 11:17  Profilo Rispondi citando   

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Ma con quale presunzione si vuole addebitare l'intenzione di un dispetto fatto a Milano e al poeta? La chiarezza di Lore è impeccabile. In questo sito sono state pubblicate circa 280 poesie, 230 canzoni,, 150 ricette, oltre 350 curiosità, un centinaio di proverbi, 16 contributi sul dialetto ed altro ancora. Ci sono altri modi per voler bene a Milano? Certamente. Ma ognuno ama COME VUOLE E COME SA FARE (se gli altri glielo consentono in santa pace). Questo topic non è un'accademia, ma un punto di ritrovo per quanti vogliono mantenere un legame con la grande Milano. Nessuno e tutti possono insegnare qualcosa, a patto che lo si faccia con umiltà e, come ben dice Lore, con lo spirito di chi vuole semplicemente passare un po' del suo tempo leggendo una poesia, ascoltando una canzone, scoprire una curiosità o più semplicemente leggersi una barzelletta o (talvolta) un irriverente modo di dire tipico del milanese.

Ci siamo riusciti per quasi due anni (il 15 dicembre 2011 ricorre il secondo compleanno) e abbiamo intenzione di proseguire. Non cerchiamo insegnanti, ma solo amici che hanno interessi in comune e in comune trascorrono un poco del loro tempo senza sopraffazioni. e senza addebiti di pensieri e parole che non corrispondono alla realtà. Se si commettono errori (ed è comprensibile) non si devono necessariamente considerarli voluti e tanto meno con intenti dispettosi, quindi ben venga una precisazione, ma nei dovuti modi e col dovuto garbo.



air0ne
lore14 Oggetto:   08 Ott, 2011 - 10:14  Profilo Rispondi citando   

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Allora, Angy, vediamo di riassumere questa inutile polemica e di chiudere un caso che non esiste.
Ho commesso l' errore di prendere per buono, senza controllare, il nomignolo Can, invece dell' intero cognome Candiani, messo in calce ad una poesia di questo autore che mi era piaciuta, da quelli di S'cienafregia. Avevo istintivamente supposto che fosse un vezzo dello stesso autore firmarsi così. Non c' era, quindi, alcuna volontà offensiva né alcuna ombra di volgarità nelle mie intenzioni. Avresti potuto scrivermi ed avvertirmi dello svarione : l' avrei corretto e tutto sarebbe finito lì. Di solito, io mi comporto così.
Ma non è questa la cosa importante. Quello che è importante è, invece, lo spirito che, sempre secondo me, dovrebbe animare questo sito. Se ogni tanto trascrivo qualcosa in questo topic, non lo faccio per la salvaguardia di un dialetto o per dimostrare qualcosa, lo faccio, semplicemente, perché provo amicizia e affetto verso le persone che questo topic hanno aperto. E' il mio modo di dire loro « Son qua, siete nei miei pensieri ». Ed è lo stesso spirito che mi spinge ad essere presente da tanti anni nella scuola napoletana e nel topic di Querido. Alla mia non più verde età, non ho più molto da dimostrare : una battuta, invece, scambiata in amicizia, rende la mia giornata più serena e persino la solitudine diventa più leggera.
Chiudo qui, e senza polemiche : e, se dai un' occhiata, l' errore ora è stato corretto.
angybel Oggetto:   08 Ott, 2011 - 07:44  Profilo Rispondi citando   

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MILAN TE VOEURI BEN...Sì...ma come?!?

Il DISPETTO non è stato fatto a me, ma a Candiani e a Milano che non sono nè gretti nè volgari
soldatini Oggetto: Forte Airo'  07 Ott, 2011 - 21:21  Profilo Rispondi citando   

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anche se non conosco il milanese , il senso l'ho capito. Carina anche quella che hai messo nella scuola napoletana, Buona serata

Gif di Vittoria



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Annamaria Soldatini
solidea Oggetto:   07 Ott, 2011 - 19:11  Profilo Rispondi citando   

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ahahahahahah Airoooo che risate mi hai fatto fare....è bellissimo ...sei grande !! ciao vado a risentirla
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