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airOne Oggetto: Per "la solita etica"  28 Ago, 2011 - 18:45  Profilo Rispondi citando   

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Per la "solita etica" perchè non ti sei premurata di citare la fonte delle informazioni su Candiani? Le stesse informazioni io le ho trovate sulla copia in mio possesso dell'Antologia meneghina a cura di Ferdinando Fontana, stampata nel 1900 a Bellinzona..

In questo topic sono state pubblicate oltre 200 canzoni, circa 250 poesie, 27 mestieri d'altri tempi, più di 130 ricette, 320 curiosità, una 90.na di espressioni milanesi, 15 saggi sul dialetto (lettura consigliabile anche agli esperti) , 20 foto della Milano del '700 ed ancora pezzi vari, barzellette, proverbi, Milano nelle vecchie cartoline. Forse hai ragione tu, dovremmo pubblicare un saggio sull'etica, quella manca (secondo te).
angybel Oggetto: Fausto (Nino) Rossi  26 Ago, 2011 - 21:19  Profilo Rispondi citando   

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Hai proprio ragione...è stato soprattutto un grande poeta...ho letto infatti recentemente la stessa biografia su:
www.milanesiabella.it

Anzi, per la solita etica, saresti d'accordo di citare sempre la fonte quando la notizia la prendiamo da qualche Sito?
airOne Oggetto: Le canzoni di Milano  26 Ago, 2011 - 20:42  Profilo Rispondi citando   

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Fausto Rossi detto "Nino"



E' il maggior cantautore meneghino (definito da molti il successore di Giovanni D'Anzi, in quanto, come il maestro, ha la capacità di mettere in poesia qualsiasi tema e qualsiasi emozione). Figlio di un brumista, nasce il 23 aprile 1923 a Milano, città alla quale è stato sempre legato da un profondo amore e dove muore per un enfisema polmonare, lasciando la moglie Jolanda e due figli, il 30 aprile 1997. E' sepolto a Musocco.

Dice di lui Gianni Ferri: "I suoi passatempi preferiti erano il gioco della scopa, un buon bicchiere di vino e una bella cantatina. Spesso si incontrava con gli amici nelle caratteristiche osterie che facevano da cornice ai Navigli e fuori porta. Infatti l'ho conosciuto casualmente negli anni ''70 in una delle poche fucine del folklore meneghino: "La Briosca", tipica osteria che si affacciava sul Naviglio Pavese, gestita dal mitico "Pinza" e che grazie alla frequentazione di personaggi stravaganti, fantasiosi o genialoidi, è stata, unitamente al Praticello e al Moncucco, il trampolino di lancio della rinata canzone meneghina. Il suo humor era proverbiale. L'apice del suo successo data intorno al 1975; i suoi motivi cominciano ad affermarsi e la gente con entusiasmo genuino lo rincorre nelle osterie che lui frequenta per ascoltarlo dal vivo."

La sua ricca produzione poetico-musicale spazia dai ricordi storici, alla vita di tutti i giorni, ai luoghi e alla natura della sua città, ribadendo la fede nei valori consolidati della nostra tradizione. Il suo - come dice lui stesso - è "un dialetto parlato ai nostri giorni che non ha bisogno di vocabolario per essere scritto o capito".

Due volte vincitore del Premio Giovanni D'Anzi è stato per tre anni Meneghin con la sua Cecca, impersonata da Wilma De Angelis.

Nel 1978 il sindaco Carlo Tognoli gli conferisce l'Attestato di Benemerenza Civica intendendo così ricordare i meriti da lui acquisiti ed il contributo speso a favore dello sviluppo culturale e artistico della nostra città e nel 1980 il Comune di Milano gli conferisce l'Ambrogino d'oro.

Suoi sono anche l'ideazione dell'Arca Canora, organizzata con Radio Meneghina, il Festival della canzone milanese, la festa popolare annuale "El dì de la Montagnetta" ("on monton de terra...per nascond i orror de la guerra"










<iframe height="345" src="http://www.youtube.com/embed/QbDMW3pNtlI" frameborder="0" width="420" allowfullscreen=""></iframe>




Ultima modifica di airOne il 26 Ago, 2011 - 22:53, modificato 1 volta in totale
angybel Oggetto: La Divina in milanese...come le ciliegie..una tira lì'altra  26 Ago, 2011 - 13:24  Profilo Rispondi citando   

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Infatti ho fatto una nuova scoperta: certo Francesco Candiani di Busto
Arsizio (membro di un'illustre famiglia di cotonieri della Valle Olona) nel
1860 a spese del fratello Cristoforo fa stampare la prima? Divina
Commedia da lui tradotta in milanese e venduta a 3 lire per copia a titolo
di raccolta fondi per l'acquisto del milione di fucili proposto dal
Generale Garibaldi a cui l'opera stessa è dedicata. L'Inferno è tato
esposto al Museo Manzoniano in occasione di una mostra il 3 marzo di
quest'anno e ne sono state ristampate in forma anastatica solo 300
copie (della cosa ne hanno parlato i quotidiani: Il Giornale, il Corriere
della Sera...) In un primo momento è sembrato che il Candiani avesse
tradotto solo 33 canti dell'Inferno, ma poi grazie alle sue pronipoti Etta
ed Enrica, è stato rintracciato "El Purgatori de Dant" nell'archivio di
famiglia e l'informazione di dove trovare il terzo manoscritto relativo al
Paradiso. Ecco qualche stralcio di traduzione:

Incipit:
A mitaa del viagg, che a poch a poch
Femm tucc al mond de là, mi me sont pers
In d'on bosch inscì scur e spess de broch
Che de desvèrgem no trovavi el vers

Incontro con Caronte:
Lasciate ogni speranza, voi ch'intrate
Quell Demoni coi oeucc de foeugh

Quello con Minosse:
"che rogna e cricca i dent e fa paura"

e i dubbi del Poeta:
Sent on poo, Virgil car
Va ben vegnitt adree, ma saront bon
De tegnì dur al duu per duu?

Te par
Che gh'abbia i oss del stomegh fort assee
De no fa la figura a tornà indree?

E le famose parole "Amor, ch'a nullo amato amar perdona...":
Chi l'è quella per dia eh' avrav poduu
No corrispond a on amor de sta sort?
La gran passion n'ha rovinaa tutt duu
Compagn de vita e fin compagn in mort





angybel Oggetto:   24 Ago, 2011 - 09:02  Profilo Rispondi citando   

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Grazie e buona giornata Tiziana....ma che piacere!
tiziana Oggetto:   24 Ago, 2011 - 08:56  Profilo Rispondi citando   

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Complimenti angybel

leggo che sei informatissima sulla''lingua Milanese''

ti seguirò con vero interesse !

tiziana
angybel Oggetto: sempre su La Divina  23 Ago, 2011 - 16:05  Profilo Rispondi citando   

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Caro airOne, bentornato! tutto OK, nonostante la canicola? Io purtroppo non amo questo tipo di estate, l’ho si vede ereditato dal nostro Carlin (lo conosci il suo sonetto: Scimes, pures…)? Vedo che siamo passati al cara…caro...ma la cosa non è compromettente..io sono ormai una “candida” nonna vecchiettina anzichenò.
Dunque primo: precisa, precisa pure e sempre. E’ dalle precisazioni che si impara. Poi tu non conosci l’Avvocato Antonio Maria Antonini 1901-1987(nonostante che a suo tempo il Corriere della Sera l’abbia definito il “mostro sacro” della cultura meneghina ed io non conosco Giuseppe Monga. Forse perché tu hai seguito le cose meneghine da “ieri”, mentre io, pur essendo milanese, ho cominciato a seguirle solo da una quindicina d’anni sotto l’importante guida della coppia Beretta-Comoletti che mi mancano tanto. Poi volevo precisarti che quando parlo di dialetto, parlo solo di quello meneghino e non di quello lombardo di cui sono ancora meno all’altezza.
Noto che entrambe le Divine sono state edite da due grandi donne la Elena Gastaldi che ha stampato la Divina del Monga (oggi ristampata da Lampi di Stampa) e la Vanna Massarotti, - mancata di recente –della Viennepierre Editrice che ha stampato nel 2004 la Divina dell’Antonini (che ha impiegato 6 anni a completare quest’opera) e che anch’io posseggo grazie a Dio perché purtroppo non è già più in commercio. Posseggo anche I 4 Vangeli , il dizionario del Cherubini e fortunatamente sono riuscita ad accapparrarmi l’ultima copia della prima stampa del Pinocchio del Colombo milanese di Casatenovo con bellissimi disegni. Ho conosciuto recentemente il Colombo alla presentazione di una ristampa del “suo” Pinocchio.
Per fare un punto e non annoiare termino con le stesse quattro terzine da te riportate però quelle dell’Antonini…così possiamo confrontarle! Un saluto meneghino (che vuol dire di cuore) a chi avrà avuto la pazienza di leggere quanto sopra.

Terza terzina (perché le prime due le ho già riportate come Incipit)

E l’era mej creppà, cara i mè fioeu!
Avend però scopert quai coss de bon
Ve disaroo s’hann vist i mè popoeu.

A dì la verità, in conclusion,
Gh’avevi adoss ‘na dormia malarbetta
Che podi nò spiegà al mè att mincion!

..............
airOne Oggetto: Per Angybel  22 Ago, 2011 - 18:20  Profilo Rispondi citando   

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Cara Angybel non volermene a male, ma mi corre l'obbligo di faere alcune precisazioni che per questo topic sono importanti.
1) Non conosco A.M. Antonini, ma posso assicurarti che non è l'unico traduttore della Divina commedia in milanes. Non so nemmeno quando l'Antonini l'abbia pubblicata, so però che ne esiste un'altra (di cui dispongo copia) tradotta da Giuseppe Monga e pubblicata in versione integrale nel 1947 da Gastaldi editore.. Se segui questo link potrai avere maggiori notizie, comunque apparse in questo topic in data 20-12-2009.

Nel giugno del 1947 per i tipi di Gastaldi editore fu pubblicata la prima edizione de "La Divina commedia" in milanese. Opera che suscitò meraviglia e interesse soprattutto per la faticaccia dell'autore, Giuseppe Monga, nel tradurre il capolavoro dantesco in un linguaggio ostico soprattutto per la mancanza di regole codificate (del dialetto ne parleremo presto) e quindi con parole talvolta non facilmente comprensibili dallo stesso milanese. Qui di seguito vi propongo alcuni versi del 1° canto dell'Inferno.

Canto I
Dai trentacinq ai quarant'ann lì adree,
me son trôvaa in d'ona foresta scura,
per la quistion d'ave perdutu 'l sentee.

E a descrivela l'è 'n po' bruttura,
perchè l'era talment pericolósa,
che a tiram in ment g'ò 'nmò paura.

Gh'er poch dalla mort, tant l'er spaventósa!
Ma per tratta del ben c'ò poeu quistaa,
diroo: ch'ò vist roba meravigliosa.

El savriss nò dì a perdes m'abbia faa.
tant s'era pien de sogn in quel moment
che i strad e i scntee giust ò abbandonaa.


ecc.....

Oltre la Divina commedia sono stati tradotti in milanese i Quattro vangeli e, in dialetto brianzolo, Pinocchio.

In quanto alla grafia ed esatta pronuncia del dialetto, se avrai voglia leggi uno dei tanti pezzi pubblicati, sempre in questo topic, in proposito. Aggiungo solo che il dialetto milanese non possiede una grafia certificata, nonostante la buona volontà e il non indifferente sforzo di Cesare Comoletti e soci del Circolo filologico milanese di codificarne una. Differenze anche sostanziali ci sono state pure fra i maggiori poeti di varie epoche e lo stesso Cherubini ammise di aver appreso dell'esistenza del dialetto brianzolo solo con molto ritardo grazie al "collega" Maggi che passava l'estate nella villa di Lesmo. E a proposito di Brianza, un esperto ha registrato nella sola zona brianzola ben 12 grafie diverse. Tutto questo per dire che il dialetto lombardo è una lingua più viva che mai e che le sue mutazioni, sono costanti e notevoli e che sia la scrittura che la pronuncia sono spesso da interpretare.
Un cordiale saluto.
angybel Oggetto: La livella (grande Totò)  21 Ago, 2011 - 15:33  Profilo Rispondi citando   

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Grazie Cadice, è proprio questa del Broggi la traduzione milanese che utilizziamo quando andiamo in giro a leggere (più che altro però per far conoscere La livella ahahah! NdR). Naturalmente con qualche piccola correzione agli errori più grossolani, perchè il Broggi - io non lo conosco ma credo che più che milanese sia ticinese (correggimi se sbaglio). Mi risulta anche che faccia l'attore dialettale in qualche Compagnia amatoriale dove gli attori sono magari anche bravi, ma che non sempre hanno cura del dialetto...ma questo è forse dovuto alle nostre "mescolanze"
cadice Oggetto:   20 Ago, 2011 - 13:08  Profilo Rispondi citando   

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Riporto, tradotta in milanese non da me, 'A Livella di Totò.
La dedico alle amiche e amici di Milano ed a Angybel per ringraziarla della cordialità dimostrata.

La livella
di Antonio de Curtis
Ogni ann, el dù de Novembre gh’è l’usanza
Per j noster mort de andàa al Cimiter,
tucc gh’hann de fa stà osservanza,
tucc tegnen sto penser.
Ogni ann, puntualment hinn stò dì,
per stà triste e mesta ricorrenza,
vuu anca mì, e j fior metti lì
sul mònument a mia zia Enza.
St’ann m’è capita un’avventura,
dopò che alla tomba hòo fa omagg,
mamma mia se ghe pensi che paura,
ma pòo me sènt fa coragg.
El fatto l’è quest, stimm a sentìi,
l’hera quasi l’ora de chiusura,
e mì pian pianin s’heri ‘drée andà via de lì
intant che d’oeuggiavi qualche sepoltura.
QUI DORME IN PACE IL NOBILE MARCHESE
SIGNORE DI ROVIGO E DI BELLUNO
ARDIMENTOSO EROE DI MILLE IMPRESE
MORTO L’UNDICI MAGGIO DEL ‘31.
El blason cont la curona sura a tutt,
sotta ona cros fada cont’j lampadin,
trìi mazz de ross e ona lista a lutt,
candell candelòtt e ses lumin.
Pròpri visin alla tomba de stò grand sciòr,
ghe n’hera on’altra piscinina,
abbandonada e senza nanca on fior,
per segn domà ona crosina.
Sura la cros appena se leggeva:
BRAMBILLA AMBROGIO SPAZZIN,
nel guardala che pena la me faceva,
stò pover mort senza nanca on lumin.
Varda la vita, la testa l’ha pensava
chì el gh’ha avùu tanto e chì nient,
e nanca lùu el se aspettava,
che pur nell’alter mond l’hera on pezzent.
Menter fantasticavi hinn stì me penser
s’hera fa quasi mezzanott,
che sònt restàa li serasù e prigionier
mort de paura davanti aj candelott.
Tutt d’on tratt che vedi da lontann,
dòo sagom che s’avvicinaven vers part mia,
pensavi mah! stò fatt a mì el me par on pòo stran
son svegli, dormi o l’è fantasia?
Alter che fantasia, l’hera el Marches,
cont hinn còo el cappel el monoccol e el pastran
quel visin a lù on brutt arnes
tutt sporc spuzzolent e con ona scoa hinn man.
Ch’el lì de sicur l’è el spazzin,
el mort stapelàa, me vegnù de pensa
vedendol al ciar dej lumin,
hinn mort e varda se l’è l’ora de tornàa.
Me heren arriva squasi a lum de nas,
quand el Marches el se ferma de bott,
e svelt come on razz,
el ghe diss all’Ambroeus Giovanotto!
Da Voi vorrei saper, vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellire per mia vergogna,
accanto a me che sono un Blasonato!
La casta è casta e va sì rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura,
la Vostra salma andava sì inumata;
ma seppellita nella spazzatura!
Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d’uopo, quindi, che cerchiate un fosso
tra i Vostri pari tra la Vostra gente!
Scior Marches, lè nò colpa mia,
mìi maj gh’havria fa stò tort,
l’è stada la mia mièe a fa sta fesseria,
mì che podevi fa se s’heri mort?
Se fussi anmò viv ve faria content,
ciaperia la mia cassa e j me quatter oss,
e propi adess hinn stò moment,
me ne andaria hinn on alter foss.
E cosa aspetti, oh turpe malcreato,
che l’ira mia raggiunga l’eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
Avrei già dato piglio alla violenza!
Famm vedee ciapa sta volenza,
la verità Marches l’è che adess te supporti pu,
e se perdi la pazienza,
hinn bott, cont tanti pesciadd hinn del cù.
Ma tì on Padreterno te credete de vess?
Chì denter te voeurett capil che semm tucc istess.
Mort te se tì e mort sont anca mì,
Ogun come lè nasù l’è tal e qual denter chì.
Lurido porco! come ti permetti
paragonarti a me ch’ebbi natali,
illustri, nobilissimi e perfetti,
da far invidia a Principi Reali?
Tì chì Natal, Pasqua e Epifania,
te voeurett mettetel hinn del còo hinn della cervella
che te stèe malà anmò de fantasia?
La mort t’el se cosa l’è? l’e ona livella.
On Re, on magistràa, on grand omm,
denter hinn stò cancell l’è pu nient
chì el perd tucc-coss, sia la vita che el nomm,
ma te voeuret mettel hin della ment?!
Donca damm-atràa, fà nò el fin,
tegnom visin a tì come fussi anca mi on LORD,
stì pajasciadd ij fann domà j viv,
nun semm seri, nun.....semm mort.


Traduzione di Carlo Biaggi




cadice Oggetto:   18 Ago, 2011 - 21:10  Profilo Rispondi citando   

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Ciao Angybel.

Perdonata? E di che.

Di aver sopportato che io, essendo nella precedente occasione di incontro sul frettoloso, ho rasentato forse di essere persino sgarbato?
Nemmeno io ho un buon rapporto con la rima. A me piace di più raccontare che è cosa diversa dal saper esprimere in versi le proprie emozioni. Invidio chi ci riesce.
Io sono di origini campane e chi mi conosce o mi ha conosciuto leggendomi sa che amo la mia terra e tutto quanto le appartiene o la riguarda. Mi pare di capire che uguale sentimento provi tu per la tua terra. E’ questo è ammirevole, credo, per entrambi.

angybel Oggetto: Ammore (Francesco Siano)  18 Ago, 2011 - 15:32  Profilo Rispondi citando   

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Ti sono grata per i preziosissimi suggerimenti di cui farò tesoro...purtroppo io non sono poetessa, mentre tu probabilmente lo sei e certe sfumature, pur captandole, non sono in grado di renderle traducendo. Infatti io, relativamente al mio dialetto, mi preoccupo più che altro che venga scritto con la giusta grafia classica evitando che venga martoriato e reso ridicolo.
Sono perdonata?
cadice Oggetto: Re: per Cadice...allora liggite accà  17 Ago, 2011 - 16:55  Profilo Rispondi citando   

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angybel ha scritto:
Ammore (Francesco Siano)
Vuie ce credite?
L'ammore
è 'nu penziero malandrino,
'nu piccio 'e giuventù.
E' cumme 'a 'na criatura
che quanno s'è 'mpuntata
nun ce sta niente 'a fà...
E allucca, strepetea,
s'ammuina, nun reposa...
e, quanno po' se calma,
forse, nun ce sta cchiù.

(voltà in milanes)
Vialter ghe credii?
l'amor
l'è on penser balòss,
on lament de gioventù.
L'è al pari de 'na creatura
che quand l'è intestardida
gh'è nient de fa...
La vosa, la strepita,
la se scalmana, la gh'ha minga de pas..
e quand poeu la s'è calmada,
poeu vess che'l ghe sia pù.


Ciao Angy. Vedo che hai poi deciso di mettere lingua. Ne sono lieto. Ho letto con vivo interesse la tua voltata in milanese della poesia di Francesco Siano. Si avverte che ancora non riesci a penetrare quello che caratterizza la nostra parlata che, con espressione molto felice una mia amica di vecchia data definisce”essere sottile”
Faccio un esempio. L’ammore di cui parla Siano, scritto con una sola M perde la sua grandiosità. La doppia mm dell’ammore estende, allarga, tende,amplifica a dismisura l’ampiezza della espressione. L’amor tuo lo riduce, lo fa apparire quasi non il protagonista della vicenda,
Il verso “’nu piccio ‘e gioventù non può essere tradotto, come tu fai, “on lamente de gioventù”. ‘O piccio è il pianto d’0 piccerille ‘nzeriuse. Ancora: che quanne s’’è ‘mpuntata non può essere tradotto “ che quand l’’è intestardita. Devi invece vederci la rappresentazione di uno che ha puntato i piedi e, sordo ad ogni sollecitazione, nun se smove.
Alla prossima

angybel Oggetto: la DIVINA COMMEDIA voltada in milanes da A.M. Antonini  16 Ago, 2011 - 13:03  Profilo Rispondi citando   

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(se non appare...vedi nel mio albom foto)

ttp://www.anziani.it/modules/pnGallery2/gallery2/main.php?g2_view=core.DownloadItem&g2_itemId=41858&g2_serialNumber=4&g2_POSTNUKESID=8e80afb5c54572a7cb656a54196ead2f

l'unica che sia mai stata tradotta INTEGRALMENTE e con le celeberrime terzine dantesche che riecheggiano con lo stesso ritmo inconfondibile dell'endecasillabo.

L'Incipit:

E proppi giust' in pont a la metaa
De la strada che mèna a l'alter mond,
Me son trovaa de colp mezz imbogaa

E infesciaa in d'on bosch tanto profond
Che per colpa del scagg ancamò incoeu,
Domà a pensagh me senti anmò a confond!


Vittoria 6 Oggetto: Da Cassandra e Vittoria...  15 Ago, 2011 - 11:15  Profilo Rispondi citando   

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marina38 Oggetto:   14 Ago, 2011 - 12:15  Profilo Rispondi citando   

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BUON FERRAGOSTO A TUTTE LE AMICHE/I DI MILAN TE VOEURI BEN.MARINE'.



_________________
Marinè
_______
angybel Oggetto: Re: per Cadice...allora liggite accà  13 Ago, 2011 - 00:17  Profilo Rispondi citando   

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Ammore (Francesco Siano)
Vuie ce credite?
L'ammore
è 'nu penziero malandrino,
'nu piccio 'e giuventù.
E' cumme 'a 'na criatura
che quanno s'è 'mpuntata
nun ce sta niente 'a fà...
E allucca, strepetea,
s'ammuina, nun reposa...
e, quanno po' se calma,
forse, nun ce sta cchiù.

(voltà in milanes)
Vialter ghe credii?
l'amor
l'è on penser balòss,
on lament de gioventù.
L'è al pari de 'na creatura
che quand l'è intestardida
gh'è nient de fa...
La vosa, la strepita,
la se scalmana, la gh'ha minga de pas..
e quand poeu la s'è calmada,
poeu vess che'l ghe sia pù.
solidea Oggetto: al sito amici anziani  12 Ago, 2011 - 22:39  Profilo Rispondi citando   

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... il gruppo dei ragazzi milanesi augura a tutti buone vacanze !


Airone mi ha pregato di appendere questo cartello fino al suo ritorno e agli amici che passano di quà invia un saluto caloroso.

solidea Oggetto: per Cadice  12 Ago, 2011 - 00:23  Profilo Rispondi citando   

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Cadiceeeee, senza il mio intervento ci sei riuscito benissimo.. ( attento al naso ) sei proprio un
bravo alunno, un vero
polidialettologo.

Devo darti la mia votazione " un meritato 110 con allodole " e per finire un riconoscimento
con i fiocchi , un " premio honoris causa " per il gemellaggio scolettina Napoli /Milan te voeuri ben

cadice Oggetto:   11 Ago, 2011 - 16:43  Profilo Rispondi citando   

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Solidea ti credevo una amica. Mi sarei aspettato qualche frase piccola da poter interpretare e tradurre con facilità. Ed invece………Provo




ahahahah Cadice sei fantastico. ...... senti questa


Tel lì... A 'l savevi che l' Airo a l va cercass vedue vestì de negher ma anca incö a l' a
Eccolo lì. Tu ‘o sapive che l’Airo se và a cercà vedove vestite ‘e nire ma pure inco? Ha perdute ‘o tiempe suoie………..
perdü el so temp...Airoooo te racumandi !

Airo t’arraccumanne !

A l'è cumpagna de tucc 'le vedue, anca lee l'è propi velenosa... fidess no, daghe a trà
E’ comme a tutte ‘e vedove, pure essa è proprie velenosa…Statte accorte, nun te fidà. Daie a trà? a Solidea che sape ‘o fatte suoie.
a la Solidea ch' a l' è savia.

Ossignor por fiulett........l'è ancamo borlà giò !!

Ma tu vide ‘nu poco, povero figliulille, l’è ancamo borlà giò?











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