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airOne Oggetto: La canzone milanese  21 Mag, 2011 - 18:41  Profilo Rispondi citando   

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airOne Oggetto: La poesia milanese  21 Mag, 2011 - 18:07  Profilo Rispondi citando   

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Vecc chi moeur

Sont veggia l'è vera, ma domà de ann,
perchè la memoria l'è ancamò fresca,
gh'ho el coeur ch'el batt come a vint'ann,
anca se la pell l'è tutta crespa.

Gh'ho intelligenza e fantasia,
anca se scarsa l'è l'istruzion,
so scriv l'istess ona poesia,
senza pretes, ma con cognizion.

Per resta gioina, almen col cervell,
cerchi semper un queicoss d'imparà,
e frequenti propri per quell,
l'università della terza età.

L'è on'università giò alla bòna,
senza laurea e senza diploma,
ma fra tanti facoltà,
on poo de tutt se poo imparà.

Poesia, teater, pittura, scultura,
tedesch, spagnol, ingles, frances,
storia, diritto e letteratura,
canto, ball, e dialett milanes.

Sui banch de scòla se torna bagai,
se fà amicizia, se slarga el coeur,
se desmentiga a cà tucc i travai
e se po' dì verament, vecc l'è chi moeur.

Rina Cazzaniga

Vittoria Oggetto: Dolci lombardi  21 Mag, 2011 - 10:26  Profilo Rispondi citando   

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Bavarese lombarda

Ingredienti:

180 gr burro di buona qualità e ben fresco
180 gr zucchero a velo
150 gr savoiardi lunghi o pan di Spagna
6 rossi d'uovo assodati
rosolio, quanto occorre per intingere leggermente i savoiardi
alkermes
zucchero vanigliato, quanto basta per dargli l'odore
burro

Preparazione:

Fate bollire le uova per soli sette minuti, e levatine i rossi, stemperateli nel burro, poi passateli dal setaccio, indi aggiungete lo zucchero a velo e il vanigliato, e lavorate molto il composto col mestolo per mantecarlo.
Prendete uno stampo, possibilmente a costole, bagnatelo col rosolio, tagliate a metà, per il lungo, i savoiardi, intingeteli leggermente nel rosolio, oppure metà nel rosolio e metà nell'alkermes e con questi foderate lo stampo alternando i due colori. Poi versate nel mezzo il composto, copritelo con altri savoiardi intinti anche questi, lasciatelo per tre ore almeno nel ghiaccio e servitelo. La composizione, se tornasse comodo, può farsi un giorno per l'altro e questa quantità basta per otto persone. È un dolce molto fine.

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Vittoria Oggetto: Chiese di Milano  20 Mag, 2011 - 11:40  Profilo Rispondi citando   

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Chiesa di Santa Rita da Cascia Milano

L'origine del Santuario di Santa Rita di Milano (Via Santa Rita Da Cascia, 22)
non è legata ad apparizioni o fatti miracolosi, ma al grande desiderio degli eremitani di S.Agostino che prima delle soppressioni fatte dalla repubblica Cisalpina erano presenti in città col convento e la basilica di S.Marco; nel 1445 fondano il convento e la chiesa dell'Incoronata e nel 1500 prendono possesso della chiesa della Consolazione.
La soppressione del 1782 li terrà lontani da Milano per quasi due secoli. Rientrarono a Milano nel 1939 e iniziarono subito su un appezzamento di terreno (compreso tra la Barona e S.Cristoforo), donato da Giovanni Dondena, commerciante vinicolo, la costruzione del convento e del santuario. Nella primavera 1940 ebbero inizio i lavori di costruzione di un'ala del convento e nel 1941 fu aperta al culto una cappella nella quale si espose alla venerazione un quadro (ora collocato nella sacrestia) che riproduce la santa umbra in preghiera davanti al Crocefisso. La prima pietra fu benedetta nel '39 dal cardinale Schuster. Il lavoro fu interrottio con il sopraggiungere della seconda guerra mondiale, ma ripreso alacremente alla fine del conflitto . Nel 1948 lo stesso arcivescovo benediceva una parte dell'edificio, dalla facciata al transetto escluso, e nel '52 fu ripresa la costruzione dell'altra metà, dal transetto all'abside, con la vasta e alta sacrestia e la sala oggetti¿ricordo. Il santuario, progettato dall'ing.Giuseppe Invitti, è maestoso nella sua forma basilicale (l'area coperta del Santuario misura mq.1.800) pianta a croce latina articolata in tre navate che misurano complessivamente in larghezza m.28, e l'altezza massima della chiesa è di m 32 all'esterno e di m 25 all'interno. Le opere di decorazione e di arredo vennero condotte a termine in poco più di dieci anni. La facciata, completata nel '56, è caratterizzata da un grande arco centrale, rivestita in parte da ceppo bergamasco e in parte in mattone. Le lunette che sovrastano i portali d'ingresso sono abbellite da mosaici di G.B.Salerno., mentre il portone in bronzo (opera dello scultore agostiniano P.Stefano Pigini che l'ha intitolato "Il Portone della vita") raffigura la vita di S.Rita prima di entrare in Monastero: fidanzamento, matrimonio, vita familiare, lavori domestici. L'interno è arricchito da una grande profusione di mosaici , eseguiti dalla ditta S.Sgorlon su cartoni dell'agostiniano belga P.Leo Coppens tra (1960-65); illustrano scene evangeliche - Gesù Buon Pastore, le nozze di Cana, l'incontro di Emmaus, l'Annunciazione, fino alla vita di S.Rita illustrata in sei mosaici. Alla fine degli anni '70 è stata inaugurata la Cripta, piccolo gioiello, qui è esposta alla venerazione dei fedeli la Reliquia Insigne di S. Rita. Il 2 maggio 2000 è stato consacrato il nuovo altare e inaugurato il presbiterio. E' stato spostato il quadro di S.Rita e al suo posto troneggia un grande crocefisso di bronzo opera di Marco Melzi Rifatto su nuovo disegno, il pavimento in rosa del Portogallo ed eliminato il vecchio altare maggiore, sono state posate le scale di accesso al tabernacolo (di rame dorato) che poggia su un piedistallo ottagonale. (web)



Rita da Cascia la santa delle cose impossibili

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airOne Oggetto: A Milano si dice così  19 Mag, 2011 - 21:45  Profilo Rispondi citando   

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Vittoria Oggetto: per Solidea  19 Mag, 2011 - 13:02  Profilo Rispondi citando   

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Si cara Solidea, è un dono della classe 1937......... Baciooooooooo

solidea Oggetto: Vittttt hai notato la firma ?  19 Mag, 2011 - 12:33  Profilo Rispondi citando   

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Il «Padre nostro» in milanese - Nella chiesa di Gerusalemme costruita nel luogo dove Gesù, secondo la tradizione, insegnò ai suoi discepoli la preghiera del «Padre nostro», un lettore ha cercato il dialetto milanese tra le tante ceramiche che riportano la preghiera in tutte le lingue del mondo. Ci sono anche il furlan, il romagnolo, il piemontese e il sardo


airOne Oggetto: La poesia milanese  18 Mag, 2011 - 18:00  Profilo Rispondi citando   

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La mia povera nonna la gh’aveva

La mia povera nonna la gh’aveva
On vignoeu arent ai Pader Cappiscin:
el guardian ghe le benediseva:
i soeu fraa beveven mezz el vin.

La nonna in del morì la me diseva:
Te lassi sto vignoeu, el mè Frnzeschin;
s’el voeur bev el guardian lassa ch’el beva:
usellin tira a casa el porscellin.

Quand ecco tutt a on tratt Napoleon
El dà ona soppressada ai fratarij.
S’ciavo suo, sur vin, la protezion.

Credeva de fann pù nanch on boccaa:
inscambi mò hoo impienii tucc i vassij,
inscambi hoo bevuu anch quell che dava ai fraa.

Eppur in sti agn pasaa
Gh’avarev giugaa el coo che senza lor
No scusavem né nun né nost Signor!


Carlo Porta

Traduzione:
La mia povera nonna aveva / un vigneto vicino ai padri cappuccini: / il guardiano glielo benediva / i suoi frati bevevano mezza quantità di vino.
La nonna morendo mi diceva: / Ti lascio questo vigneto Franceschino mio; / se il guardiano vuol bere, lascialo bere: / l'uccellino tira a casa il porcellino.
Quand'ecco tutto a un tratto Napoleone / sopprime le proprietà / ed estende sul vino la sua protezione.
Credevo di non produrne più nemmeno un boccale: / però ho riempito tutti i vasi / e ho bevuto anche quello che davo frati.
Eppure in questi anni passati / avrei scommesso la testa che senza loro / non ci sarebbero state scuse né per noi né nostro Signore.

airOne Oggetto:   18 Mag, 2011 - 17:55  Profilo Rispondi citando   

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ahahahahhahah che stremissi vitt.......
Vittoria Oggetto: Cicoria di praa  18 Mag, 2011 - 14:37  Profilo Rispondi citando   

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Cicoria di praa

Ingredienti:

600 gr di cicoria di prato
un cicchiaio di olio
un bicchiere di acqua
100 gr di pancetta tagliata a dadini
sale

Preparazione:

Lavare e tagliare la cicoria, farla friggere nell'olio, aggiungere un bicchiere d'acqua e qualche pizzico di sale.
Lasciar raffreddare il tutto condire il composto con la pancetta.


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Vittoria Oggetto: per Airone...  18 Mag, 2011 - 14:09  Profilo Rispondi citando   

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Chiudo gli occhi Airrrrrrrrr......

airOne Oggetto:   17 Mag, 2011 - 23:12  Profilo Rispondi citando   

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E se vedi uno con la foglia di fico vitt che faiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii?
cadice Oggetto:   17 Mag, 2011 - 19:02  Profilo Rispondi citando   

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Buonaseraaa!!!

Vittoria Oggetto:   17 Mag, 2011 - 18:20  Profilo Rispondi citando   

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Airooooo scusaaaa..........

Vittoria Oggetto: se mi affaccio e vedo un bel cavaliere....  17 Mag, 2011 - 18:17  Profilo Rispondi citando   

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gli offrirò una margherita........

airOne Oggetto: Poesia milanese  17 Mag, 2011 - 18:13  Profilo Rispondi citando   

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El balanzin

Cert!... Ghe pensi an'mò.
L'è vera o l'è staa on sogn?
... ... ...
Seri foeura de cà
e camminavi, quand...
on toppich!
«Voo in terra, borli giò!».
On sass o '1 marciapee,
cert, on quaicoss,
che me ingarbìa i pee.

Poeu, come in on sogn,
'na man la m'ha toccaa,
leggera, delicada,
'na benedetta man
che m'ha salvaa.

Me volti on poo confusa,
tenti de ringrazia,
ma LU
con bei maner,
tant rar al dì di'incoeu,
el me carezza el coo
el rid... e poeu,
vist che l'hoo conossuu,
el dis: «Settèmes giò,
parlom di tò magagn,
tant, chi, ne senten no».

E mi, hoo parlaa...

Prima, dasin, sottovós,
poeu, con pussee coragg,
hoo tiraa-sù la vòs e...
«Perchè propi sù mi
che seri on passarin?
E corr e rampegà,
evi mai faa on basell
senza saltall
e scavalcavi i foss
e dent e foeu di sces...
E adess?... Son chi.
Credi no de sbagliamm
se tutt l'è in man a Ti...».

E sbassi el eoo.

An'mò El sorid.
El torna a carezzamm,
dopo, col did,
El fa segn de voltamm
e vedi,
prima nebbiaa,
poeu, pussee ciar,
"on balanzin"
e infin... 'na vòs,
la Soa...

«Guarda sul piatt per ari,
l'è pien di tò magagn,
adess guarda quell bass
ch'el pò sta minga in pari.
Tocca come l'è grevi
Sora gh'è li tutt quell
che mi, de beli, t'hoo daa»...

An'mò el mè eoo sbassaa.

«Te gh'hee reson», gh'hoo dii.
«Scusom la vanitaa».
E l'hoo pù vist.
Sparii.

... ... ....

Coi man taccaa al mur
tornavi in cà. Dasin...
Grev, da ona part,
vedevi el balanzin.

Caterina Sangalli

Cassandra Oggetto: per chi andrà da Vittoria......  17 Mag, 2011 - 14:08  Profilo Rispondi citando   

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..............la castellana, abita qui, finestra in alto centrale con balconcino e se farete una standing ovation...si mostrerà


_________________
Val sempre la pena fare una domanda, ma non sempre di darle una risposta - O.W.
Vittoria 10 Oggetto: ciao Lore, bele' fai cul crusce'!  17 Mag, 2011 - 11:27  Profilo Rispondi citando   

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lore14 Oggetto: ciaooo Vitti!  17 Mag, 2011 - 10:38  Profilo Rispondi citando   

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Oggi, andiamo tutti a trovare Vittoria...

Il fascino della Lombardia di una volta: una giornata ad Abbiategrasso


Una tranquilla cittadina ricca di monumenti storici, dove si ha l’impressione che circolino più biciclette che auto, dove la gente si ferma a chiacchierare sotto i portici che richiamano lo stile delle città liguri, e il cui nome sembra un augurio di prosperità: ecco Abbiategrasso. Eppure, questo angolo di pace è a due passi, più precisamente a circa venti chilometri dalla frenesia del capoluogo lombardo. Costeggiata dal Naviglio Grande, lungo il quale sono in molti a passeggiare o a fare sport anche nei weekend invernali, Abbiategrasso unisce i pregi dei piccoli centri a quelli che derivano dalla sua vicinanza alla metropoli.




La nostra passeggiata è iniziata proprio dal monumento simbolo della città, che più di ogni altro testimonia il ruolo strategico che Abbiategrasso ebbe in passato: il Castello Visconteo. Eretto probabilmente nel 1382 da Gian Galeazzo Visconti, il Castello si trova in asse con il Naviglio Grande e con la strada che collega Milano con Vigevano.





Dal 1865 appartiene al Comune ed è sede di diverse associazioni. Al suo interno abbiamo ammirato degli affreschi risalenti a varie epoche, notando anche la scritta “A bon droit”, il motto visconteo. Una sala nell’ala Est dell’edificio, all’ultimo piano, è forse l’angolo più misterioso del Castello.
Secoli fa era un carcere e sui muri si vedono tuttora i graffiti dei prigionieri. In questo castello nacque Gian Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano, che però non era particolarmente portato a rivestire quel ruolo importante. Infatti, dopo il suo matrimonio con Isabella d’Aragona, preferì dedicarsi agli svaghi della vita ducale, trascurando il resto e lasciando che degli incarichi si occupasse sempre di più suo zio Ludovico Sforza, detto Il Moro.




Oltre che al duca, Abbiategrasso ha dato i natali a diversi personaggi famosi anche in epoca recente, tra cui lo stilista Franco Moschino, il calciatore Giovanni Invernizzi a cui è dedicato lo stadio, il ciclista Marco Villa, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del 2000, mentre è nata a Palermo, ma è cresciuta qui la cantante Giusy Ferreri.





Visitando i monumenti religiosi più importanti della città, ci ha colpito in modo particolare la bellezza della Basilica di Santa Maria Nuova, e del suo chiostro, anche perché a differenza di diversi splendidi chiostri di chiese importanti di altre città, questo è aperto a chiunque desideri visitarlo o fermarsi per un po’ per meditare o riflettere.





Quando eravamo lì, abbiamo condiviso questo spazio di intimità spirituale con un sacerdote che diceva il rosario camminando sotto i portici del chiostro. La Basilica fu edificata nel 1388 in occasione della nascita del figlio di Gian Galeazzo Visconti, e subì diverse modifiche e ristrutturazioni.
Esiste anche la chiesa di Santa Maria Vecchia, l’antica chiesa di Abbiategrasso, dove un tempo c’era un convento di monache benedettine, ma è sconsacrata sin dalla fine del secolo XVIII, e ci hanno detto che è sede di una scuola di danza.

(dal web, ViaconmeBlog di Francesca Bertha)

Qui sotto, un link per saperne di più di questo antico convento :

Il Convento benedettino di Santa Maria della Rosa
http://www.itineranet.it/aironi/mp3/04-Il%20convento%20di%20Santa%20Maria.mp3

Vittoria Oggetto: Canzone milanese  16 Mag, 2011 - 11:40  Profilo Rispondi citando   

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